Dalle "Lezioni di San Giovanni d'Acri" [Akkà]
città della Palestina nella quale risiedeva
Abdu'l-Bahà. Quest'ultimo risponde a domande di
pellegrini cristiani che lo andarono a visitare
e spiega alcuni elementi della fede bahà'ì.
I colloqui si svolsero attorno al 1906.
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GIUSTO METODO DI TRATTARE I CRIMINALI
Domanda:
Un criminale dovrebbe essere punito, perdonato,
o disprezzato?
Risposta:
Vi sono due specie di punizioni retributive.
L'una è la vendetta, l'altra l'umiliazione.
L'uomo non ha il diritto di vendicarsi, ma la comunità
ha il diritto di punire il criminale; e questa punizione
ha valore di avvertimento e di prevenzione, affinché
nessun altro osi commettere un delitto analogo.
Questa punizione vale a proteggere i diritti dell'uomo,
ma non costituisce una vendetta ; la vendetta calma
l'ira del cuore opponendo un male a un altro male.
Ciò non è lecito ; l'uomo non ha il diritto di vendicarsi.
Ma se i criminali venissero sempre totalmente
perdonati, l'ordine del mondo finirebbe con l'essere
completamente sconvolto. Perciò la punizione è una
delle esigenze fondamentali per la sicurezza delle
comunità, mentre il singolo oppresso non ha diritto
di vendicarsi ; egli dovrebbe, al contrario, perdonare
e condonare, perché solo questo atteggiamento è
degno di lui.
Le comunità debbono invece punire l'oppressore,
l'assassino, il malfattore, per avvertire e trattenere
gli uomini dal commettere delitti. Ma l'essenziale è
che il popolo venga educato in modo tale che non
siano commessi delitti, dato che è possibile educare
le masse in modo tale che esse evitino e rifuggano
dal commettere delitti, in quanto il delitto apparirà
loro come il più grande castigo, la più grave delle
condanne e il maggiore dei tormenti.
Per queste ragioni nessun crimine che comporti
un castigo verrà più commesso.
Dobbiamo considerare le cose che possono essere
attuate in questo mondo. Esistono molte teorie e
grandi idee in proposito, ma esse non sono realizzabili;
dobbiamo quindi parlare soltanto di cose fattibili.
Ad esempio, se taluno opprime, o danneggia altri, e
l'offeso fa altrettanto, questa è vendetta, azione
- quindi - censurabile. Se il figlio di 'Amru uccide il
figlio di Zaid, Zaid non ha il diritto di uccidere il figlio
di 'Amru ; se lo fa, agisce per vendetta.
Se 'Amru disonora Zaid, quest'ultimo non ha il diritto
di disonorare 'Amru ; se lo fa, compie una vendetta,
atto condannabile. No, l'offeso deve rendere bene per
male, e non solo perdonare, ma anche, se possibile,
venire in aiuto al suo oppressore. Questa linea di
condotta è degna di un uomo ; quale vantaggio
trarrà egli invece dalla vendetta? Offesa e vendetta si
equivalgono ; se l'offesa è condannabile, entrambe
lo sono. Unica differenza è che l'una venne commessa
prima, e l'altra dopo.
Ma la comunità ha un suo diritto di autodifesa, tanto
più che non nutre odio né animosità per l'assassino ;
essa lo imprigiona e lo punisce unicamente per
garantire la protezione e la sicurezza degli altri suoi
membri. Lo scopo ultimo non sta nel vendicarsi
dell'assassino, ma nell'infliggere una punizione che
servirà da protezione alla comunità. Se i discendenti
dell'ucciso e la comunità stessa perdonassero e
rendessero bene per male, il malvagio seguiterebbe
a colpire e i delitti continuerebbero. Coloro che sono
simili ai lupi, distruggerebbero gli agnelli di Dio.
La comunità non prova risentimento né rancore
nell'infliggere la pena, e non desidera placare la sua
ira; suo scopo è soltanto di proteggere altri, aflinché
nessuna azione malvagia sia più commessa.
Così, quando Cristo disse: « A chiunque ti colpisce
sulla guancia destra, offri la sinistra », Egli lo fece
per insegnare agli uomini a non trarre una vendetta
personale. Cristo non intendeva dire con ciò che, se
un lupo piomba sopra un gregge di pecore per
distruggerlo, il lupo debba essere incoraggiato!
No, se Cristo avesse saputo che un lupo era entrato
nell'ovile e stava per distruggere le Sue pecore, è
certissimo che lo avrebbe impedito.
Poiché, se il perdono è uno degli attributi del
Misericordioso, anche la giustizia è uno degli attributi
del Signore. La tenda dell'esistenza è sorretta dal
sostegno della giustizia e non da quello della clemenza.
Il perpetuarsi dell'umanità dipende dalla giustizia,
non dalla clemenza. Se ora la legge del perdono
venisse attuata in tutti i paesi, in breve tempo il
mondo verrebbe disorganizzato, e le fondamenta
della vita umana si sgretolerebbero. Ad esempio,
se i governi di Europa non avessero resistito al
vittorioso Attila, egli non avrebbe lasciato vivo un
solo uomo. Alcuni popoli sono veramente simili a
lupi assetati di sangue ; se non ternessero punizione
alcuna, ucciderebbero per puro piacere e diversivo.
Così uno dei tiranni della Persia uccise il suo tutore
unicamente per divertimento e per « sport ».
Così pure il celebre Mutavakkil, l' Abbaside, avendo
convocato i ministri consiglieri e funzionari, liberò
nella sala gli scorpioni che riempivano una scatola
e proibì ai presenti di muoversi. Quando gli scorpioni
punsero i dignitari, egli scoppiò in selvagge risate.
Ricapitolando ; la organizzazione delle comunità
dipende dalla giustizia, non dalla clemenza.
Pertanto ciò che Cristo intendeva per « perdono »
non doveva essere attuato rispetto a popoli che
attaccano, bruciano le case e saccheggiano i beni,
aggrediscono donne, bambini e famigliari del vinto ;
se i nemici violano il vostro onore, voi non dovete
essere sottomessi a questi tirannici avversari, né
permettere loro di sfogare la loro crudeltà e
oppressione. Le parole di Cristo si riferiscono alla
linea di condotta di due individui l'uno verso l'altro;
se una persona assale l'altra, la persona offesa
dovrebbe perdonare. Le comunità - invece - devono
proteggere i diritti dell'uomo. Così, se taluno mi
assale, mi offende, mi opprime, mi ferisce, io non
dovrò fargli resistenza, e - soprattutto - debbo
perdonarlo. Ma se una persona vuole assalire Sayyid
Manshádí (1), certamente glielo impedirò.
Sebbene, per il malfattore, la non interferenza sia
un atto di apparente bontà, per Manshádí
costituirebbe un'oppressione. Se, in questo
momento, un arabo selvaggio entrasse in questa
sala. con una spada sguainata, per assalirvi, ferirvi
o uccidervi, certamente voi cerchereste di impedirglielo.
Se io vi abbandonassi alla sua mercè, non farei
opera di giustizia, ma di ingiustizia. Ma se lo stesso
facesse male alla mia persona, gli perdonerei.
Rimane da notare una cosa ancora, e cioè che le
comunità sono occupate giorno e notte nel
promulgare leggi penali e nel preparare e organizzare
strumenti e mezzi di punizione. Esse costruiscono
prigioni, sistemano catene e ceppi, preparano luoghi
di esilio e confino, e varie specie di pene e torture,
credendo, con quei sistemi, di correggere i criminali ;
in realtà, così facendo, distruggono la morale e
provocano la perversione dei caratteri. All'opposto,
le comunità dovrebbero lottare e impegnarsi col
massimo zelo per attuare l'educazione degli uomini,
farli progredire quotidianamente e accrescere la loro
scienza e conoscenza, allo scopo di acquistare le virtù,
di vivere moralmente e di evitare i vizi, in modo che
i delitti non avvengano. Attualmente, si osserva il
contrario; la comunità crede sempre di rafforzare le
leggi penali, di preparare mezzi di punizione, strumenti
di morte e di umiliazione, luoghi di cattività e di esilio ;
in realtà ci « Si aspetta » che i delitti vengano perpetrati.
Il che ha un effetto demoralizzante.
Ma, se la comunità si sforzasse di educare le masse,
giorno per giorno la conoscenza delle scienze
aumenterebbe, la comprensione diventerebbe più
ampia, la sensibilità si svilupperebbe, i costumi
migliorerebbero, così come la morale normale ;
in una parola, in tutte queste classi di perfezioni, vi
sarebbe progresso, e il numero dei delitti diminuirebbe.
È accertato che, fra i popoli civilizzati, il delitto è
meno frequente che non fra quelli non civilizzati;
intendiamo fra quelli che hanno acquistato la vera
civiltà che è civiltà « divina », civiltà di coloro che
sanno fondere le perfezioni spirituali e materiali.
Come l'ignoranza è causa di crimini, l'aumentata
conoscenza e la scienza, li fanno diminuire.
Considerate quanto spesso avvengono delitti fra i
popoli barbari dell'Africa ; essi si uccidono perfino
l'un l'altro per mangiare la carne e bere il sangue del
nemico ! Perché ciò non accade in Svizzera ? La ragione
è evidente; perché l'educazione e le virtù acquisite lo
impediscono a quel popolo.
Le comunità debbono quindi pensare a prevenire i
delitti, piuttosto che a punirli con rigore.
(1) Un Bahá'í seduto a tavola fra i presenti.