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La fragola

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stalker

unread,
Oct 24, 2006, 2:32:46 PM10/24/06
to
Ecco i motivi che mi conducono ad affermare di essere buddhista.

Un giorno un uomo inseguito da una tigre cadde in un
dirupo. Si salvò aggrappandosi ad un ramo e, guardando in
basso per trovare una via di fuga, si accorse che un'altra tigre
lo attendeva in fondo al baratro. Strinse ancora di più il
rametto cercando di resistere, ma ben presto si accorse che le
sottili radici venivano rosicchiate da due topi... Ad un tratto vide accanto
a se
una bellissima fragola matura. Allungò il braccio, la colse e
la mangiò. Com'era buona...

E' la metafora della nostra esistenza.

Sprigionati, senza averlo richiesto, in un mondo maestoso ma terribile, ci
tiene in vita il desiderio.

Il mondo in cui noi viviamo è davvero maestoso, è davvero terribile.

La bellezza e la dolcezza del canto di un usignolo è il grido feroce e di
guerra per un lombrico.

Tutta la maestosità della vita si regge, da sempre, su vita che inghiottisce
vita altrui, annientandola. Non c'è essere vivente che può sfuggire a questa
legge.

Grazie alla scienza e alla tecnologia noi umani ci salviamo il più delle
volte dal subire questa legge. Riusciamo a soddisfare con abbastanza
tranquillità i cosiddetti bisogni primari: fame, sete, sonno, etc.

Comunque ci penserà prima o poi un virus o un cancro, aiutati da qualche
radicale libero, a regolare i conti che abbiamo rinviato.

Nel frattempo con il ventre sufficientemente tranquillo siamo ora alla
ricerca di una nuova fragola che ci tenga in vita, che dia senso alla scena
del dirupo in cui prima o poi cadremo senza più risollevarci. Che ci faccia
dimenticare il più a lungo possibile tigri, topi e il fragile ramo a cui
siamo appesi.

Denaro, potere, filosofia dell'apparire, problemi quotidiani, legami
affettivi, sesso, droga, rock 'n roll etc.etc., e loro sostituti sono le
fragole che spicchiamo con voluttà di volta in volta, ma il loro sapore non
è mai bastevole per dare dignità al modo scomposto con cui ci dimeniamo
appesi al ramo. E questo lo sappiamo tutti. Lo sanno tutti.

Anche i ricchi e i potenti sono soli, anche le modelle sono depresse. Certo
possono morire di overdose da droga o per anoressia piuttosto che di fame.
Oppure permettersi la più prelibata cocaina, gli psicoanalisti di grido, il
viaggio in prima classe per l'India per ascoltare Sai Baba, partecipare alle
raccolte filantropiche, occupare la Polonia, scatenare un'altra guerra,
etc.etc.

Più leggo con attenzione le biografie di uomini e donne di successo, più
colleziono umani insuccessi.

Ecco che altri umani considerano i cosiddetti 'desideri mondani' come
fragole senza sufficiente gusto.

Gesù, Francesco e Buddha (a titolo di esempio) hanno abbandonato la casa
paterna per la povertà e la riflessione. Per 'cercare' un'altra fragola che
dia un vero 'senso' al dimenarsi appesi al ramo.

Si sono dati e hanno dato risposte diverse a problemi comuni. E hanno
insegnato queste risposte a discepoli per diffonderle e tramandarle.

Ho scelto la risposta del Buddha perché essa mi costringe a trovare 'qui'
questa risposta. In questo corpo e in questa vita. Non mi dice che solo dopo
la caduta in bocca alla tigre comprenderò veramente il senso di tutto
questo. Ma ora mentre sono appeso posso trovarla.

La buona fragola.

Non so se riuscirò a gustare questa fragola. Ma so che la sua ricerca
renderà tutto più serio. J

saluti,

stalker


amalric

unread,
Oct 24, 2006, 2:41:44 PM10/24/06
to
In article <453e5c56$0$7627$4faf...@reader1.news.tin.it>,
"stalker" <sta...@chihi.it> wrote:

> Ecco i motivi che mi conducono ad affermare di essere buddhista.
>
>
>
> Un giorno un uomo inseguito da una tigre cadde in un
> dirupo. Si salvò aggrappandosi ad un ramo e, guardando in
> basso per trovare una via di fuga, si accorse che un'altra tigre
> lo attendeva in fondo al baratro. Strinse ancora di più il
> rametto cercando di resistere, ma ben presto si accorse che le
> sottili radici venivano rosicchiate da due topi... Ad un tratto vide accanto
> a se
> una bellissima fragola matura. Allungò il braccio, la colse e
> la mangiò. Com'era buona...

E della Madonna di Fatima e delle pastorelle che ci racconti? E di
Cappucetto Rosso?

Am.
--
>Dozzine di morti e almeno 100 feriti negli scontri in Irak...
SdC: Quelle sono *CHIACCHERE* fino a quando non saranno sostanziate da
qualcosa.
>non bastano per definire "violento" uno scontro? :-|
SdC:No. Ci sono stati piu' feriti (e potevano esserci piu' morti) nel
tamponamento alla metropolitana di Roma.

Zardoz

unread,
Oct 24, 2006, 2:50:22 PM10/24/06
to

"stalker" <sta...@chihi.it> ha scritto nel messaggio


Uh, bel post, e poi mi piace l'umiltà di fondo che anche in questo ng manca
troppo spesso :)
Vorrà dire quando farò il Bodhisattva ti darò una mano, tu sarai ancora
intento a perderti dietro i libri, ihih, vorrà dire che te li straccerò
tutti ;)

Ciauz.


Message has been deleted

stalker

unread,
Oct 24, 2006, 3:28:06 PM10/24/06
to

"Zardoz" <dharm...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:ehln9j$qhb$1...@news.task.gda.pl...

> Vorrà dire quando farò il Bodhisattva ti darò una mano, tu sarai ancora
> intento a perderti dietro i libri, ihih, vorrà dire che te li straccerò
> tutti ;)

Ho appena finito di leggere un resoconto Xuangzang. Il monaco cinese che nel
VII secolo ha attraversato l'Asia in mille peripezie per riportare i libri
in Cina.
La sua disperazione quando una barca, si rovesciò facendogli perdere parte
della sua opera... E tu li vuoi stracciare :'( ...

"Cosa fai? cosa dici?"

Te la ricordi la storiella Zen che finisce con questo battibecco tra i due
maestri? Beh per me avevano ragione tutti e due.

A proposito Xuangzang la sua descrizione dell'università di Nalanda è
commovente così come quella del buddhismo indiano di quel prezioso periodo.


ciao

stalker

Cosa è ciauz?


stalker

unread,
Oct 24, 2006, 3:33:27 PM10/24/06
to

"La sventurata specializzanda in proctologia barbaramente utilizzata dai
colleghi per un'esercitazione pratica"
<cor.bonukFANCULOSPAM@libero_NOMAIL_.it> ha scritto nel messaggio
news:453e6100$0$3205$4faf...@reader2.news.tin.it...

> Io spero di finire in eterno (magari eh... so che non si può)
> nel regno del senza forma nella sezione "né percezione né
> non-percezione" e spaccherò una bottiglia in testa al primo che
> tenta di tirarmici fuori :)


Ma poi siete andati a mangiare insieme o no?


Message has been deleted

Zardoz

unread,
Oct 24, 2006, 4:01:15 PM10/24/06
to
> "Cosa fai? cosa dici?"

Ah beh, i libri son belli, ma la possibilità che quello che c'è scritto
aumenti il livello di discriminazione, di per sé già notevole in un essere
umano, e si sostituisca ad una reale comprensione è elevato..
Spero che tu non possa correre questo rischio.

> Cosa è ciauz?

Una maniera stupidina e carina di dire ciao..

Ciauz :)


stalker

unread,
Oct 25, 2006, 2:57:19 AM10/25/06
to
Ecco un brano di Cioran che potrebbe fare al caso tuo...

"Tutti parlano di teorie, di dottrine, di religioni, insomma di
astrazioni; nessuno di qualcosa di vivo, di vissuto di diretto. La
filosofia e il resto sono attività derivate, astratte nel peggior senso
della parola. Qui tutto è esangue. Il tempo si converte in temporalità,
ecc. Un ammasso di sottoprodotti. D’altro canto gli uomini non cercano più
il senso della vita partendo dalle loro esperienze, ma muovendo dai dati
della storia o di qualche religione. Se in me non c’è niente che mi spinga
a parlare del dolore o del nulla, perché perdere tempo a studiare il
buddhismo? Bisogna cercare tutto in se stessi, e se non si trova ciò che
si cerca, ebbene, si deve lasciar perdere. Quello che mi interessa è la
mia vita. Per quanti libri sfogli, non trovo niente di diretto, di
assoluto, di insostituibile. Dappertutto è il solito vaniloquio
filosofico."

Il tema è se usare i libri come mattoni di una costruzione concettuale
oppure come strumenti per una mappa di un viaggio che trasforma la vita.

ciao,

stalker

--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it


Zardoz

unread,
Oct 25, 2006, 6:03:33 AM10/25/06
to
"stalker" <sta...@chihi.it> ha scritto nel messaggio


Davvero bel testo non c'è che dire.. ma è di Emil Cioran?
Il fatto che si sia suicidato getta un ombra inquietante sulle sue opere,
a quanto pare il suo sapere non è stato sufficiente a cambiarlo per davvero.
Una vera saggezza imho non può portare al suicidio.. cosa ne pensate?


Ciao.


Salvatore Uras

unread,
Oct 25, 2006, 7:23:55 AM10/25/06
to
La sventurata specializzanda in proctologia barbaramente utilizzata dai
colleghi per un'esercitazione pratica ha scritto:

> spaccherò una bottiglia in testa al primo che
> tenta di tirarmici fuori :)

Perbacco, birra anche lì? ;-) Sal

Salvatore Uras

unread,
Oct 25, 2006, 7:30:20 AM10/25/06
to
Zardoz ha scritto:
Io penso che un suicidio, l'ammissione cioè di un dolore intollerabile,
possa indicare maggior consapevolezza rispetto a chi vive una vita
intera senza mai prendere coscienza dello stesso dolore, per ignavia o
per mancanza di strumenti. Certo, non indica l'imperturbabilità di un
illuminato, ma nemmeno lo stato del giovane Buddha protetto ed ignorante
nel palazzo reale... Sal

stalker

unread,
Oct 26, 2006, 4:20:14 AM10/26/06
to
Zardoz ha scritto:


A me non risulta che Emil Cioran si sia suicidato.
Il tema del suicidio è stato uno di quelli al centro della sua opera, ma
non mi sembra si sia suicidato. Hai notizie in merito?

Zardoz

unread,
Oct 26, 2006, 5:57:30 AM10/26/06
to
> A me non risulta che Emil Cioran si sia suicidato.
> Il tema del suicidio è stato uno di quelli al centro della sua opera, ma
> non mi sembra si sia suicidato. Hai notizie in merito?

Ooops, ho controllato ed è vero quello che dici.
Devo avere fatto qualche strana associazione mentale riguardo lui ed il
suicidio.
Purtroppo non lo conosco per bene.
Morto ad 84 anni per cause naturali, si suppone.

Ciao.


Aikyo

unread,
Oct 27, 2006, 12:44:46 PM10/27/06
to

"stalker" ha scritto nel messaggio

>
> Ho scelto la risposta del Buddha perché essa mi costringe a trovare 'qui'
> questa risposta. In questo corpo e in questa vita. Non mi dice che solo
> dopo > la caduta in bocca alla tigre comprenderò veramente il senso di
> tutto questo. Ma ora mentre sono appeso posso trovarla.

> La buona fragola.

> Non so se riuscirò a gustare questa fragola. Ma so che la sua ricerca
> renderà tutto più serio. J
>

La fragola forse costituiva l'ultima prova. Se avesse rifiutato
la fragola il Tizio dell'aneddoto si sarebbe illuminato? Chissa'!


stalker

unread,
Oct 27, 2006, 1:32:14 PM10/27/06
to
Aikyo ha scritto:

> La fragola forse costituiva l'ultima prova. Se avesse rifiutato
> la fragola il Tizio dell'aneddoto si sarebbe illuminato? Chissa'!

a dire il vero non lo so nemmeno io. ma cosě, a naso, non credo che
l'illuminazione dipenda dall'accettare o meno la fragola.

endogenesi

unread,
Oct 27, 2006, 4:19:58 PM10/27/06
to
Il giorno Fri, 27 Oct 2006 19:32:14 +0200, sta...@chihi.it (stalker)
ha scritto sul newsgroup it.cultura.religioni.buddhismo:

>Aikyo ha scritto:
>
>> La fragola forse costituiva l'ultima prova. Se avesse rifiutato
>> la fragola il Tizio dell'aneddoto si sarebbe illuminato? Chissa'!
>

>a dire il vero non lo so nemmeno io. ma così, a naso, non credo che


>l'illuminazione dipenda dall'accettare o meno la fragola.

Beh..., ad onor del vero questo è un famosissimo aneddoto del
Buddhismo Zen che circola molto fra gli zenisti praticanti le arti
marziali giapponesi; l'aneddoto non termina proprio esattamente come
l'hai raccontato tu:

> .................................................................................Allungò il braccio, la colse e


>la mangiò. Com'era buona.

ma termina dicendo:
"...allungò il braccio, la colse, la mangiò ed in quell'attimo in cui
con tutto se stesso ne stava assaporando interamente la fragranza,
ebbe il satori."

Coloro che praticano le arti marziali giapponesi hanno molto a cuore
questo breve e semplice aneddoto del Buddhismo Zen, poichè nella sua
concisione e brevità si riassumono in modo estremamente efficace,
trasparente e facilmente comprensibile, una pluralità di condizioni
che debbono tutte appartenere al samurai giapponese che abbia
raggiunto un saldo spirito Zen e si sia quindi elevato dalla
condizione di abile "guerriero mercenario" al servizio del proprio
"shogun", a quella di "monaco guerriero", che mette la propria vita
solamente più al servizio della "Via".

In sintesi, questa pluralità di condizioni espresse in forma implicita
nell'aneddoto Zen in oggetto e che debbono essere contemporaneamente
presenti, sviluppate ed applicate dal samurai giapponese con "mente
Zen" sono le seguenti:

1. il "Qui ed Ora": vissuto dal samurai giapponese con "mente Zen"
nell'istante dell'applicazione della tecnica durante un
combattimento per la vita o per la morte.
2. il simbolismo del distacco dalla "sete di esistere" che deve avere
il samurai giapponese con una "mente Zen": è il medesimo distacco
espresso in modo esattamente equivalente anche dal simbolismo del
"sakura", il fiore di ciliegio che si stacca dalla pianta e muore
proprio al momento culminante del massimo fulgore dello splendore
della sua fioritura.
3. il simbolismo della "mente Zen" del samurai giapponese: simbolismo
formalizzato anche nell'ultimo motto del "Bushido" che afferma
che la spada del samurai è la sua "mente Zen" stessa, ferma e
lucida, che non si appanna e non si increspa neppure in
situazioni come quella descritta nell'aneddoto.
4. il simbolismo dell'azione risolutiva del "satori": che sublima la
preoccupazione del samurai con "mente Zen" per la propria vita e
per la propria morte e fa svanire d'incanto tale pur umanissima
preoccupazione, come se questa in lui non fosse neppure mai
esistita.
5. il simbolismo del "Ken Zen Ichinyo": altro fondamentale motto del
samurai giapponese con "mente Zen". Questo motto significa che
"La Via dello Zen e la Via della spada sono una cosa sola" ed
esprime quale debba essere la retta "visione dell'essere", il
retto "guardare nel proprio essere" ("ken-sho"ed anche "ken-sei")
del samurai giapponese con mente Zen.
>
>ciao,
>stalker

Ciao.

Claudio Pipitone

__________________________
Autore di *Endogenesi*
http://www.endogenesi.it/

stalker

unread,
Oct 27, 2006, 6:00:19 PM10/27/06
to
endogenesi ha scritto:

> Beh..., ad onor del vero questo č un famosissimo aneddoto del


> Buddhismo Zen che circola molto fra gli zenisti praticanti le arti
> marziali giapponesi; l'aneddoto non termina proprio esattamente come
> l'hai raccontato tu:

Dovrebbe essere molto antico come aneddoto. Se non erro dovrebbe risalire
al Mahabharata... So che č riportato in ambito Zen e cosě lo fa terminare
Senzaki. Ma credo sia indiano e risalente al Mahabharata e se non erro,
vado a lontana memoria ma non vorrei confondermi, e uno dei racconti fatti
da Bhisma sul letto di frecce prima di morire.

Qualcuno ne sa di piů?

saluti,

Aikyo

unread,
Oct 28, 2006, 3:08:05 AM10/28/06
to

"endogenesi" ha scritto nel messaggio

> Beh..., ad onor del vero questo è un famosissimo aneddoto del
> Buddhismo Zen che circola molto fra gli zenisti praticanti le arti
> marziali giapponesi; l'aneddoto non termina proprio esattamente come
> l'hai raccontato tu:
>
> ma termina dicendo:
> "...allungò il braccio, la colse, la mangiò ed in quell'attimo in cui
> con tutto se stesso ne stava assaporando interamente la fragranza,
> ebbe il satori."
>
> Coloro che praticano le arti marziali giapponesi hanno molto a cuore
> questo breve e semplice aneddoto del Buddhismo Zen, poichè nella sua
> concisione e brevità si riassumono in modo estremamente efficace,
> trasparente e facilmente comprensibile, una pluralità di condizioni
> che debbono tutte appartenere al samurai giapponese che abbia
> raggiunto un saldo spirito Zen ...

-------omissis-------

> 2. il simbolismo del distacco dalla "sete di esistere" che deve avere
> il samurai giapponese con una "mente Zen": è il medesimo distacco
> espresso in modo esattamente equivalente anche dal simbolismo del
> "sakura", il fiore di ciliegio che si stacca dalla pianta e muore
> proprio al momento culminante del massimo fulgore dello splendore
> della sua fioritura.

Visto cosi' l'aneddoto comincia ad avere un significato. La
fragola rappresenta la sete di esistere, l'ultima forma di
desiderio-attaccamento alla vita. Il raccogliere la fragola non e' piu' un
cedimento passivo alla brama, che condiziona la vita degli esseri, ma
l'ultimo atto di colui che oramai ha trasceso il mondo del divenire ed il
suo piccolo io, come il fiore di "sakura" pronto ad andarsene, appena
fiorito, al primo soffio di vento.


stalker

unread,
Oct 28, 2006, 5:38:23 AM10/28/06
to
Aikyo ha scritto:

> "endogenesi" ha scritto nel messaggio

> > 2. il simbolismo del distacco dalla "sete di esistere" che deve avere
> > il samurai giapponese con una "mente Zen": è il medesimo distacco
> > espresso in modo esattamente equivalente anche dal simbolismo del
> > "sakura", il fiore di ciliegio che si stacca dalla pianta e muore
> > proprio al momento culminante del massimo fulgore dello splendore
> > della sua fioritura.

> Visto cosi' l'aneddoto comincia ad avere un significato. La
> fragola rappresenta la sete di esistere, l'ultima forma di
> desiderio-attaccamento alla vita. Il raccogliere la fragola non e' piu' un
> cedimento passivo alla brama, che condiziona la vita degli esseri, ma
> l'ultimo atto di colui che oramai ha trasceso il mondo del divenire ed il
> suo piccolo io, come il fiore di "sakura" pronto ad andarsene, appena
> fiorito, al primo soffio di vento.


Hai ragione, endogenesi dà un singificato molto più preciso del mio.

Tuttavia, a mio modesto avviso, questo significato nella forma meglio
ancora precisata da te, è un significato Hinayana non Mahayana.

Mi spiego meglio, certamente in tutte le Vie buddhiste occorre superare la
brama verso le cose, è nelle precondizioni avere un atteggiamento di
presenza mentale e di superamento dei desideri mondani per indirizzarsi
verso quelli spirituali.

Nell'Hinayana bisogna arrivare a distaccarsi dalla brama di esistere,
superare il samsara e entrare nel nirvana. Questo è lo stato di arhat.

Il Mahayana non la vede così. Samsara e nirvana sono la stessa cosa. I
desideri sono illuminazione perché sono i desideri a tenere in vita. I
desideri sono luogo di sofferenza ma anche di cambiamento. Il nirvana
degli arhat e dei pratyekabuddha è illusione.

Il nirvana del Mahayana è 'non dimorante': l'Apratishtitanirvana. Quello è
il luogo dei Buddha.

Zardoz

unread,
Oct 28, 2006, 9:23:33 AM10/28/06
to
> Dovrebbe essere molto antico come aneddoto. Se non erro dovrebbe risalire
> al Mahabharata... So che č riportato in ambito Zen e cosě lo fa terminare
> Senzaki. Ma credo sia indiano e risalente al Mahabharata e se non erro,
> vado a lontana memoria ma non vorrei confondermi, e uno dei racconti fatti
> da Bhisma sul letto di frecce prima di morire.

Beh nello spettacolo teatrale del Mahabharata l'annedoto č esattamente cosě
come dici ed č raccontato nella forma che hai scritto te.
Io ne ho le videocassette, e le amo assai, ma credo che ben pochi abbiano
resistito alla visione delle 9 ore e passa di spettacolo, classificabile
credo all'ultimo grado nella scala "Corazzata Potiomkin", Fantozzi docet :)

Ciao.


Aikyo

unread,
Oct 28, 2006, 9:23:10 AM10/28/06
to

"stalker" ha scritto nel messaggio


>


> Tuttavia, a mio modesto avviso, questo significato nella forma meglio
> ancora precisata da te, è un significato Hinayana non Mahayana.
>
> Mi spiego meglio, certamente in tutte le Vie buddhiste occorre superare la
> brama verso le cose, è nelle precondizioni avere un atteggiamento di
> presenza mentale e di superamento dei desideri mondani per indirizzarsi
> verso quelli spirituali.
>
> Nell'Hinayana bisogna arrivare a distaccarsi dalla brama di esistere,
> superare il samsara e entrare nel nirvana. Questo è lo stato di arhat.
>
> Il Mahayana non la vede così. Samsara e nirvana sono la stessa cosa. I
> desideri sono illuminazione perché sono i desideri a tenere in vita. I
> desideri sono luogo di sofferenza ma anche di cambiamento. Il nirvana
> degli arhat e dei pratyekabuddha è illusione.
>
> Il nirvana del Mahayana è 'non dimorante': l'Apratishtitanirvana. Quello è
> il luogo dei Buddha.
>
> ciao,
> stalker

D'accordo. Infatti chi segue il Mahayana la fragola
non la rifiuta ma se la mangia. Come il pavone che, vista un'erba velenosa,
anziche' estirparla, la ingoia tutta intera, e le sue piume divengono piu'
belle di prima.
Per il pavone-vajrayana i tre veleni - desiderio, avversione, ignoranza -
non sono piu' un pericolo ma solo perche' puo' farne perfettamente a meno.
Per il pavone samsara e nirvana sono manifestazioni della consapevolezza,
egli e' andato oltre all'idea di nirvana come meta da realizzare e di
samsara come qualcosa da sfuggire; ambedue non sono che pensieri senza
importanza per chi ha riconosciuta la vera natura della mente.
Almeno cosi' mi pare.
Ciao
Aikyo


endogenesi

unread,
Oct 28, 2006, 2:43:41 PM10/28/06
to
Il giorno Sat, 28 Oct 2006 00:00:19 +0200, sta...@chihi.it (stalker)

ha scritto sul newsgroup it.cultura.religioni.buddhismo:

>endogenesi ha scritto:
>
>> Beh..., ad onor del vero questo è un famosissimo aneddoto del


>> Buddhismo Zen che circola molto fra gli zenisti praticanti le arti
>> marziali giapponesi; l'aneddoto non termina proprio esattamente come
>> l'hai raccontato tu:
>
>Dovrebbe essere molto antico come aneddoto. Se non erro dovrebbe risalire

>al Mahabharata... So che è riportato in ambito Zen e così lo fa terminare


>Senzaki. Ma credo sia indiano e risalente al Mahabharata e se non erro,
>vado a lontana memoria ma non vorrei confondermi, e uno dei racconti fatti
>da Bhisma sul letto di frecce prima di morire.

A volte questo tipo di aneddoti molto pregnanti per significati non
del tutto esplicitati, vengono tramandati nelle differenti tradizioni
con sfumature leggermente differenti, mi spingerei quasi a dire "ad
usum delphini" a seconda della vocazione e delle sfumature di intenti
di ciascuna scuola.

Quel "Com'era buona..." non è stato affatto eliminato nella versione
da me conosciuta, ma è stato solamente sublimato dal piano del mero
apprezzamento degustativo a quello di un paradossale trascendere
proprio in quel preciso "Qui ed Ora" ad un livello di coscienza e di
consapevolezza superiore.

Come si potrebbe infatti estraniarsi in modo completo e totale
nell'intensa e totale degustazione della fragola in un simile mortale
frangente, se in quel momento *qualcosa* di estremamente profondo e
totalizzante dal punto di vista spirituale non fosse scattato ad
elevare la coscienza e consapevolezza della persona dell'aneddoto, in
modo tale da consentirgli quel sovvertimento dei valori che l'aneddoto
lascia implicitamente intendere come "morale della favola" quasi
l'aneddoto a quel punto diventasse invece in vero e proprio "koan"?

A mio parere l'interpretazione che viene data nel mondo delle arti
marziali esplicitando quel *qualcosa* che l'aneddoto lascia
implicitamente intendere possa essere accaduto, come l'effettivo
presentarsi improvviso del *satori*, è molto verosimile nel contesto
dell'aneddoto e potrebbe essere questa una versione interpretativa "di
parte" effettuata dal mondo particolare delle arti marziali
giapponesi, che sicuramente vive il Buddhismo Zen in una sua specifica
accezione secondo la sua particolare vocazione guerriera.

Tutto sommato non mi pare neppure una versione diversa da quella di
Senzaki, poichè resta pienamente intatto quel "Com'era buona...",
così pregnante di implicito significato, ma nella versione tramandata
nel mondo delle arti marziali giapponesi vi è solamente una piccola
aggiunta recante una indicazione di parte, "ad usum delphini" dome già
detto, secondo la vocazione e le sfumature di intenti di questa
particolare scuola in cui il Buddhismo Zen è vissuto e sentito in una
sua specifica accezione.

endogenesi

unread,
Oct 28, 2006, 2:57:47 PM10/28/06
to
Il giorno Sat, 28 Oct 2006 09:08:05 +0200, "Aikyo"
<aikyo.m...@togliGmail.com> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.religioni.buddhismo:

---------omissis--------

>..............................................................Il raccogliere la fragola non e' piu' un


>cedimento passivo alla brama, che condiziona la vita degli esseri, ma
>l'ultimo atto di colui che oramai ha trasceso il mondo del divenire ed il
>suo piccolo io, come il fiore di "sakura" pronto ad andarsene, appena
>fiorito, al primo soffio di vento.

Sě, č questo il significato che viene normalmente attribuito nelle
arti marziali tradizionali giapponesi.

Con il senso pratico che contraddistingue i guerrieri, la tradizione
Zen dei Samurai preferě forse togliere a questo racconto la sua
caratteristica di koan dal paradossale implicito significato, per
conferirgliene una piů funzionale alla loro vocazione ed ai loro
intenti: quella di indicazione esplicita, utile ad un recepimento
dell'aneddoto allineato agli specifici ammaestramenti e valori
spirituali che quella scuola Zen si riproponeva di trasmettere.

cnd

unread,
Nov 18, 2006, 2:59:15 PM11/18/06
to
stalker scriveva il 24/10/2006 :

> Non so se riuscirò a gustare questa fragola. Ma so che la sua ricerca renderà
> tutto più serio. J

La fragola, quella vera, inizialmente ha un gusto molto amaro.
Per rimanere nell'ambito delle espressioni zen, è come 'inghiottire una
palla di ferro'. Simile a una morte che rinnova.
Pare sia questa la via della liberazione dalla sofferenza
e da tutte le false fragole che dànno i pruriti dell'orticaria :-)


cnd

unread,
Nov 19, 2006, 2:09:23 AM11/19/06
to
Aikyo scriveva il 28/10/2006 :

> D'accordo. Infatti chi segue il Mahayana la fragola
> non la rifiuta ma se la mangia. Come il pavone che, vista un'erba velenosa,
> anziche' estirparla, la ingoia tutta intera, e le sue piume divengono piu'
> belle di prima.
> Per il pavone-vajrayana i tre veleni - desiderio, avversione, ignoranza - non
> sono piu' un pericolo ma solo perche' puo' farne perfettamente a meno.
> Per il pavone samsara e nirvana sono manifestazioni della consapevolezza,
> egli e' andato oltre all'idea di nirvana come meta da realizzare e di samsara
> come qualcosa da sfuggire; ambedue non sono che pensieri senza importanza per
> chi ha riconosciuta la vera natura della mente.

mi hai fatto venire in mente il pavone tanto amato da Ramana Maharshi,
regalatogli da un sultano e immortalato dal grande fotografo
buddhista Henry Cartier-Bresson, che era presente nell'ashram
il giorno in cui il maestro lasciò il corpo

> Almeno cosi' mi pare.
> Ciao
> Aikyo

ciao


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