Grazie.
Clara
"Clara" <bonf...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:utai7.13500$%a4.5...@news.infostrada.it...
Semplicissimo.
*capodanno*
*capodanni*
--
lu.
*L'anima sarà semplice com'era;
e a te verrà, quando vorrai, leggera,
come vien l'acqua al cavo della mano.*
G. D'Annunzio
http://web.tiscali.it/LucianaGrazioli
> Semplicissimo.
> *capodanno*
> *capodanni*
> --
La regola che alcune grammatiche indicano direbbe, credo, "capidanno"
(capo di anno -> capi di anno -> capidanno). Però è inusuale, almeno in
italiano.
A me suona non tanto strano: in siciliano può capitare di sentire le
espressioni "capu d'annu", "capu di misi", "capu di simana" (=lunedì) e
i corrispondenti plurali "capi di simana" e, meno frequenti, gli altri
capi.
Tornando all'italiano: ormai per lo più la parola "capodanno" non è
percepita come composta, quindi: "capodanni".
Ruggero Volpes
In realtà la parola è come "pomodoro" e ha quindi tre plurali possibili (in
ordine d'accettabilità e frequenza):
capodanni;
capidanno;
capidanni.
così come "pomodoro" ha tre plurali:
pomodori;
pomidoro;
pomidori.
Il terzo caso (plurale ripetuto) è pleonastico e decisamente sconsigliabile.
La lingua nazionale, mi pare, ha già scelto "capodanni" e "pomodori".
Ciao
Paolo
Non è l'unica eccezione a quella regola. Se la parola è d'uso comune, e
soprattutto se viene percepita non più come nome composto, ma come un
tutt'uno, spesso si fa il plurale normalmente: a partire da
caporioni, capoluoghi e capodogli... per arrivare ai comunissimi
pomodori. :)
--
Bye.
Lem
'CLOCK is what you make of it: partecipa ad un progetto diffuso'
Distributed computing: http://www.aspenleaf.com/distributed/
> [...]
> In realtŕ la parola č come "pomodoro" e ha quindi tre plurali possibili (in
> ordine d'accettabilitŕ e frequenza):
> capodanni;
> capidanno;
> capidanni.
Benché sui ... "sacri testi" :)) vadano per la maggiore le prime due,
io trovo accettabile anche la terza.
>
> cosě come "pomodoro" ha tre plurali:
> pomodori;
> pomidoro;
> pomidori.
Qui, invece, mi perplime parecchio la terza: non ci trovo senso
logico. Opinione personale, ovviamente e come sempre.
--
Ciao,
MariucciaŽ
Beh, il senso logico è lo stesso di "capidanni", no?
Ciao,
Paolo
>
> Mariuccia Ruta:
> > > pomodori;
> > > pomidoro;
> > > pomidori.
> >
> > Qui, invece, mi perplime parecchio la terza: non ci trovo senso
> > logico. Opinione personale, ovviamente e come sempre.
>
> Beh, il senso logico è lo stesso di "capidanni", no?
Non direi: "anni" è sostantivo, al pari di "capi"; "d'oro" è locuzione
prepositiva e non capisco a che si deve quel plurale "dori o d'ori".
>
> Ciao,
> Paolo
--
Ciao,
Mariuccia®
> [...]; "d'oro" è locuzione prepositiva e non capisco [...]
Eppure, benché locuzione, non son convinta che si tratti di locuzione
*prepositiva*.
Che cos'è, dunque?
--
Grazie e ciao,
Mariuccia®
Credo che la si possa definire 'locuzione aggettivale', essendo fra
l'altro teoricamente sostituibile dall'aggettivo 'aureo', soprattutto
perché costituisce ormai un 'modo di dire' consolidato, a prescindere
dal senso letterale: un ragazzo d'oro è sempre di carne ed ossa, ed il
pomodoro è certamente commestibile, ma vengon detti, appunto, /d'oro.
Questo per puntualizzare che, ovviamente, se dico 'un pezzo di stoffa',
'di stoffa' non è locuzione. ;)
Altri esempi: di bell'aspetto, di buone maniere, di notevole spessore,
senza tante pretese, di valore, di poche parole...
Esempi di locuzioni prepositive, invece, sarebbero: per mezzo di, in
mezzo a, al di là del, di là dal, insieme con, in luogo di, invece
di...
Un altro tipo di locuzione è quella nominale: ferro da stiro, macchina
da cucire, ferro da calza, botte di ferro...
Poi le comunissime locuzioni congiuntive: sino a che, senza che, fino
a che... ma non finché, che è una sola parola, e che definirei
congiunzione composta.
E ancora quelle verbali (aver luogo, farsi vivi...), esclamative (oh
mio Dio! porca miseria!...), avverbiali (adagio adagio, senza dubbio,
alla buona...) e via loquendo. ;)
Tornando a /pomo_d'oro, e considerandolo ora nel suo complesso, direi
che, scritto così, sarebbe una locuzione nominale. Essendo diventata
una sola parola, però, ha raggiunto il grado agognato di nome composto.
Di più: il suo plurale 'canonico' l'innalza fra quei pochi eletti, che
son stati capaci di conquistarsi un'encomiabile unitezza. Onore al
merito. ;))
Sono d'accordo con te, /pomidori non ha molto senso. Il /pomodoro č un
un /pomo_d'oro, un /pomo_aureo. /Pomodori č il plurale 'standard', se
vogliamo cosě dire, /pomidoro č il plurale 'logico', /pomidori non ha
senso. A quanto ne so, esiste solo perché alcuni dicono /pomidoro al
singolare (altrettanto assurdo, ma tant'č).
> Mariuccia Ruta wrote:
> >> [...];
> >Eppure, benché locuzione, non son convinta che si tratti di locuzione
> >*prepositiva*.
> >Che cos'è, dunque?
>
> Credo che la si possa definire 'locuzione aggettivale',
E credo che credi giusto ;))
> [...]
Necessariamente taglio, ma davvero mi hai fatto un immenso favore,
Lem. Grazie di cuore.
>
> Tornando a /pomo_d'oro, e considerandolo ora nel suo complesso, direi
> che, scritto così, sarebbe una locuzione nominale.
Ed era a questa che pensavo anch'io quando mi resi conto che non
poteva trattarsi di locuzione prepositiva; ma anche questa la scartai
proprio perché si stava parlando del termine in qualità di vocabolo
unico, che ha ormai perso (o quasi) le sembianze di nome composto.
> Onore al merito. ;))
Quello tuo! :))
> --
> Bye.
> Lem
Muy agradecita, Señor :))
--
Ciao,
Mariuccia®
> Tornando a /pomo_d'oro, e considerandolo ora nel suo complesso, direi
> che, scritto cosě, sarebbe una locuzione nominale. Essendo diventata
> una sola parola, perň, ha raggiunto il grado agognato di nome composto.
> Di piů: il suo plurale 'canonico' l'innalza fra quei pochi eletti, che
> son stati capaci di conquistarsi un'encomiabile unitezza. Onore al
> merito. ;))
Aggiungo commosso: onore pure agli spaghetti e al basilico!
Ruggero Volpes
Il tuo ragionamento non fa una grinza. Bravo!
/Pomodori č il plurale 'standard', se
> vogliamo cosě dire, /pomidoro č il plurale 'logico', /pomidori non ha
> senso. A quanto ne so, esiste solo perché alcuni dicono /pomidoro al
> singolare (altrettanto assurdo, ma tant'č).
Spesso non si tratta d'assurditŕ ma di corruzione fonetica regionale,
trasportata indebitamente all'italiano.
Nel mio vernacolo si dice "pumidoro" (sing.) e "pumidori" (pl.). Qualcuno,
passando all'italiano, potrebbe dire "pomidori" al plurale a causa della
forma vernacola. Ovviamente tutto ciň č immotivato.
Ciao,
Paolo
E io mi incanto su quella "macchina da cucire", immaginandomela magari in
pannolenci soffice soffice...
Lo so, lo so, lo so! Si dice e si scrive. Lo scrivo perfino io, anche per
evitare di essere guatata nella migliore delle ipotesi come una bestia rara
e nella maggioranza dei casi come una bestia e basta.
Quando stacco il tassametro, perň, mi riapproprio di una lingua che mi piace
di piů: anche se adesso uso il piccě, la mia č sempre e comunque una
macchina per scrivere. L'altra macchina non la uso, ma se la usassi lo farei
per cucire...
Ditemi: sono proprio sola?
--
Ciao
sandrella
P.s. Qui nel chiuso nella stanzetta di Icli, confesso l'inconfessabile: se
ritengo che l'interlocutore lo consenta, dico anche biglietto di visita!
--
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>P.s. Qui nel chiuso nella stanzetta di Icli, confesso l'inconfessabile: se
>ritengo che l'interlocutore lo consenta, dico anche biglietto di visita!
>
Pussa via, strega!
--
Bye
Vitt
>Qui nel chiuso nella stanzetta di Icli, confesso l'inconfessabile: se
>ritengo che l'interlocutore lo consenta, dico anche biglietto di visita!
Anch'io. Ma diciamolo piano. E anche macchina per cucire.
Gian Carlo
Sola, certamente no: molti condividono il tuo disappunto, davanti a
queste espressioni. Io no, e te ne spiego il motivo.
E' ben vero che 'da', seguito da un infinito attivo, spesso conferisce
alla frase senso passivo: una cosa da fare č da far(si), anzi da
far(la), quindi va fatta; una strada da percorrere va percorsa.
Si tratta della 'traduzione' italiana della perifrastica passiva
latina, solo che qui si usa l'infinito attivo.
A conferma di ciň, non ci sono casi in cui /da sia seguito
dall'infinito d'un verbo intransitivo, mi pare.
Il nostro 'da' non puň essere questo 'da'. O meglio: se lo č, hai
ragione tu.
Puň essere un altro 'da'? IMHO sě. Ora vediamo.
>P.s. Qui nel chiuso nella stanzetta di Icli, confesso l'inconfessabile: se
>ritengo che l'interlocutore lo consenta, dico anche biglietto di visita!
Le cose cambiano. Coerentemente, dovresti rifiutare anche: automobile
da corsa, spilla da balia, camicia da donna, tenuta da lavoro, giacca
da uomo, (qualcosa) da sballo, pezza da piedi, mezzo da sbarco, canna
da pesca, cane da caccia, orologio da tavolo, camera da letto, vasca da
bagno, stallone da monta... penso che basti.
In tutti questi casi, e sono modi di dire consolidati, che credo tu
ammetta, la preposizione 'da' ha il senso di 'adatto a', 'fatto per'.
Quella calza č adatta ad una donna. La canna č adatta alla pesca,
ovvero č fatta per pescar(ci). L'automobile č fatta per correr(ci),
non per essere corsa. Lo stallone č fatto per montare, e non per...
beh, insomma, poveretto. Ci siam capiti. ;)
Nessun problema con questo 'da', seguito da un nome, direi quindi.[*]
Capita che *questo* 'da' sia usato, molto raramente e solo in certe
locuzioni, coi verbi: ecco appunto la macchina da cucire: non *deve*
esser cucita, ma č fatta per cucire; non da cucir(la), ma da cucir(ci).
Comunque, usando la logica, in questi casi č veramente impossibile
travisare. Certo che, se dicessi 'č un abito da cucire', volendo
intendere che l'indosso mentre cucio, sarebbe inaccettabile.
Insomma: sono eccezioni, sě. Ma il senso di questo 'da' (adatto a,
fatto per) lo ritroviamo in moltissime locuzioni lecite, ossia
quando al posto del verbo c'č un sostantivo, sia che il sostantivo
richiami un verbo (tenuta da lavoro), sia che no (camicia da uomo).
Non faccio alcuna fatica ad accettarlo anche altrove.
Perché non si dice semplicemente macchina da cucito, allora? Perché
non si dice macchina da scrittura? Ottime domande. Che vuoi che ne
sappia io? ;)
[*] Nessun problema col biglietto da visita, utile alla visita: io ti
do il biglietto, con su scritto chi sono, dove abito, quando ricevo;
tu vieni, lo consegni alla servitů (da ciň si capisce che mi conosci
e che hai motivo di essere lě), ti fai annunciare; io faccio
rispondere che non ci so... pardon, ti ricevo con gioia... ;)))
In altri frangenti, č vero, si usa 'di'. Piano di cottura, per
esempio. Forse, mentre il biglietto da visita č anzitutto un biglietto,
incidentalmente utile alla visita, il piano di cottura č qualcosa che
riguarda la cottura, incidentalmente piano. Ma non sono certo di
questa differenza, dovrei pensarci su.
> Lem Novantotto wrote:
> > Tornando a /pomo_d'oro, [...]. Onore al merito. ;))
>
> Aggiungo commosso: onore pure agli spaghetti e al basilico!
Ed io rilancio con: Evviva la pommarola, anco detta: 'a pummaròla ;))
--
Ciao,
Mariuccia®
A Empoli: "la pomaròla", in questo periodo pure bella fresca, coi bei
pomodori maturi che crescono nel mio orto :-) .
Ciao,
Paolo
> Mariuccia Ruta:
> > Ed io rilancio con: Evviva la pommarola, anco detta: 'a pummaròla ;))
>
> A Empoli: "la pomaròla",
Hai ragione: m'è scappata una _m_ di troppo: intendevo proprio la
pomarola come si dice aanche a Grosseto. E la associavo alla pummarola
meridionale, almeno sícula e campana :))
> in questo periodo pure bella fresca, coi bei
> pomodori maturi che crescono nel mio orto :-)
Ti par questo il modo di far soffrire una povera emigrata?
> > > Ed io rilancio con: Evviva la pommarola, anco detta: 'a pummaròla ;))
> >
> > A Empoli: "la pomaròla",
>
> Hai ragione: m'è scappata una _m_ di troppo: intendevo proprio la
> pomarola come si dice aanche a Grosseto. E la associavo alla pummarola
> meridionale, almeno sícula e campana :))
>
> > in questo periodo pure bella fresca, coi bei
> > pomodori maturi che crescono nel mio orto :-)
>
> Ti par questo il modo di far soffrire una povera emigrata?
Ti chiedo umilmente scusa ;-)
Ma davvero i pomodori non crescono in Venezuela? Una ragazza dell'Ecuador mi
disse che nel suo Paese cresceva anche la vite...
Prova a piantar qualche pianta di pomodoro ("Lycopersicon esculentum")! non
si sa mai, le piante s'adattano al clima... quaggiù c'è chi ha piantato la
palma delle Canarie ("Phoenix canariensis") e il papiro ("Cyperus
papyrus")...
Ciao,
Paolo
PS: sei in Venezuela temporaneamente? O è da molto tempo che risiedi laggiù
e torni in Italia solo ogni tanto?
> Prova a piantar qualche pianta di pomodoro ("Lycopersicon esculentum")!
non
> si sa mai, le piante s'adattano al clima.
Erny:
-------
(OT) Laddove osano le piante
-----------------------------------------
Scusate l'OT; ma la capacità di adattamento delle piante è un argomento che
mi affascina, e mia moglie è stufa di sentirne parlare. Perciò ora tocca a
voi che leggete... sopportarmi.
- Avete mai notato nelle cave abbandonate della pianura padana cosa sono
capaci di fare le rubinie? Riescono a crescere rigogliose nelle strutture di
cemento armato, quelle che facevano da supporto per i macchinari di
estrazione della ghiaia. Ho visto rubinie di 20 cm. di diametro crescere in
quei posti assordi.
- Tempo fa, nel paese dove vivo ( in Piemonte) ho visto un alberello di
oltre un metro, nato a 30 m. di altezza sul contrappeso in cemento di una
gru.
- E il fico? Il fico è uno scandalo! Cresce spontaneo nei posti più
impensati, con predilezione per le pietre dei muri delle scarpate
ferroviarie. A Roma, in via Margutta ho visto un fico enorme nato, senza un
briciolo di terra intorno, tra un muro e la strada.
- I Kiwi? Ah, i kiwi! Frutto esotico, giusto? Però mia sorella, che viva in
un paese a 1800 m. di altitudine vicino al confine svizzero ha un pergolato
che dà frutti eccellenti.
- Gramigna e funghi di varie specie? E' normale vederli crescere nelle
strade poco trafficate dalle auto; non *lungo la strada* ma proprio
*nell'asfalto*. Roba da far venire un'ulcera per la rabbia anche a chi ha il
pollice verde.
- Il cappero? Ah, il cappero! Sarebbe capace di nascere tra le unghie di
qualcuno che non si lava da tre giorni. I capperi di Pantelleria sono i
migliori! Beh, certo il clima è quello giusto. Però se qualcuno abita vicino
al lago Maggiore, provi andare alla Rocca di Angera, nel muro di sostegno
della terrazza del ristorante potrà vedere delle bellissime piante di
cappero. Che sia il risultato del lancio di una pizza alla napoletana fatta
da un cliente insoddisfatto?
- Le cipolle? Fanno piangere, lo sanno tutti. A me però fanno piangere due
volte: quando le affetto e quando le coltivo; perché quelle che *fioriscono*
nel frigo sono sempre più rigogliose di quelle del mio orto.
E adesso, come punizione per avervi tediato con questo argomento, vado a
suicidarmi*.
Addio,
Erny
* mi sto facendo un infuso con le foglie di cicuta... di una piantina nata
l'altro ieri tra la *A* e la *S* della mia tastiera.
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
> Scusate l'OT; ma la capacità di adattamento delle piante è un argomento che
> mi affascina, e mia moglie è stufa di sentirne parlare. Perciò ora tocca a
> voi che leggete... sopportarmi.
E che dire della capacità del grano saraceno di crescere su dirupi rocciosi?
P.
> > Prova a piantar qualche pianta di pomodoro ("Lycopersicon esculentum")!
> non
> > si sa mai, le piante s'adattano al clima.
>
>
> Erny:
> -------
>
> (OT) Laddove osano le piante
> -----------------------------------------
>
> Scusate l'OT; ma la capacità di adattamento delle piante è un argomento
che
> mi affascina, e mia moglie è stufa di sentirne parlare.
Che dire della Toscana? Abeti rossi ("Picea abies") alti come palazzi e
stracarichi di pigne in primavera, betulle di 15 m ("Betula alba") che
vivono anche in Siberia... fino alla palma delle Canarie ("Phoenix
canariensis") e all'agave del Messico ("Agave americana") e agli agrumi (nei
posti dove non gela).
Per la serie: quaggiù ci cresce di tutto! Oddio, la palma da cocco ("Cocos
nucifera")ancora non l'ho vista, ma dopo gl'inverni miti che abbiamo
passato...
Ciao,
Paolo
La terza mi lascia decisamente perplesso. "Pomodoro" è per me "pomo + d' +
oro", quindi "pomi d'oro", o perdendosi la conspevolezza della composizione,
"pomodori".
"Pomi-dori" presupporrebbe l'esistenza d'un aggettivo "doro", che non mi
pare possibile in italiano standard.
(E` frequente questo tipo d'aggettivo, lo chiamerei "aggettivo verbale", in
ambiti dialettali: p.es. bresciano "ön nígol dór" (una nube dorata), "öna
candéla mpísa" (una candela accesa): si tratta sempre si forme derivate da
temi verbali. Qui tuttavia si stava parlando dell'italiano standard, e
quindi l'aggettivo verbale non entra in causa).
Composti con "capo-":
un dubbio m'assale confrontando "capodanno", "capostazione", "caposala":
l'uso piú comune mi par essere (almeno dalle mie parti — o almeno: quello
che mi viene spontaneo) "i capodanni", "i capistazione", "le caposala":
fatico a trovarci una logica.
G.Pontoglio
>Scusate l'OT; ma la capacità di adattamento delle piante è un argomento che
>mi affascina, e mia moglie è stufa di sentirne parlare. Perciò ora tocca a
>voi che leggete... sopportarmi.
Come mai non citi l'ailanto, ormai divenuta pianta infestante e
vincente la concorrenza con la robinia?
E per rientrare IT, robinia e acacia in cosa differiscono?
--
Bye
Vitt
> E per rientrare IT, robinia e acacia in cosa differiscono?
> Bye
Erny:
--------
Che io sappia ( ma non ho controllato ), la robinia ( o rubinia?) č una
delle tante acacie ( cosě come lo č la mimosa).
Ciao
Erny
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
> Che io sappia ( ma non ho controllato ), la robinia ( o rubinia?)
Robinia: si chiama così dal botanico francese F. Robin.
> è una
> delle tante acacie ( così come lo è la mimosa).
La robinia ("Robinia pseudoacacia") è chiamata popolarmente "acacia"
(vernacolo toscano: "cascia" ['kaSSa]), ma nella nomenclatura scientifica
"Acacia" indica un genere ben diverso, cui appartengono "A. dealbata"
(mimosa), "A. karoo" (acacia spinosa), "A. farnesiana" (gaggìa), "A.
cyanophylla" (acacia blu) &c.
Curiosamente esiste anche un genere "Mimosa" che NON comprende quella che è
chiamata popolarmante "mimosa": è la "Mimosa pudica" detta popolarmente
sensitiva. Il nome "mimosa" (lat. "mimus", "attore") fu dato originariamente
a questa pianta per i movimenti con cui le foglie reagiscono a qualsiasi
contatto (e così si spiegano anche i nomi "sensitiva" e "pudica"). Solo in
un secondo momento, nel linguaggio popolare, il nome "mimosa" fu
(arbitrariamente) assegnato ad "Acacia dealbata".
I generi "Acacia" e "Mimosa" fanno parte della famiglia delle "Mimosaceae",
ordine "Fabales" (leguminose).
Ciao,
Paolo
> La robinia ("Robinia pseudoacacia") è chiamata popolarmente "acacia"
Sapevo vagamente questa storia della "pseudoacacia" ma qui in
Lombardia la robinia (che pur essendo diffusissima e' in realta' una
pianta infestante di provenienza americana piuttosto recente) e'
chiamata solo "robinia" ... e il termine "acacia" suona come un
desueto termine letterario a cui dubito che qualcuno sappia associare
di primo acchito una pianta o un fiore (io no di certo)...
> "Acacia" indica un genere ben diverso, cui appartengono "A. dealbata"
> (mimosa), "A. karoo" (acacia spinosa), "A. farnesiana" (gaggìa), ...
e la "mimosa" e' chiamata solo "mimosa"
> Curiosamente esiste anche un genere "Mimosa" che NON comprende quella che è
> chiamata popolarmante "mimosa": è la "Mimosa pudica" detta popolarmente
> sensitiva.
> I generi "Acacia" e "Mimosa" fanno parte della famiglia delle "Mimosaceae",
Di fatto almeno come foglie la "mimosa" e la "sensitiva" si
assomigliano (i fiori non so perche' non ho mai visto una "sensitiva"
fiorita - in ogni caso e' curioso che siano Leguminose, i fiori non
hanno l'aspetto papilionaceo), tant'e' che ogni tanto tocco delle
"mimose" per accertarmi che non siano "sensitive".
I fiori della robinia invece sono ottimi fritti in pastella.
Certo che tra fiori, pesci e cucurbitacee ... :-)
--
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Giovanni Drogo wrote:
> I fiori della robinia invece sono ottimi fritti in pastella.
Mi hanno detto che sono ottimi anche i fiori di sambuco.
Karla
Celebre (almeno per noi bresciani) è il fico che cresce sul campanile della
chiesa si Pilzone, sul lago d'Iseo.
G.Pontoglio
>Robinia: si chiama cosě dal botanico francese F. Robin.>> -------
Nell'area bresciana la si sente popolarmente chiamare "rubino", calco del
dialetto (rübí1 = rubino (pietra preziosa), rübí2 = robinia).
Quindi se sentite dire da un bresciano che un suo terreno č infestati da
rubini, non pensate di fare l'affare del decennio cercando di farvelo
vendere.
Ciao
G.Pontoglio
> > I fiori della robinia invece sono ottimi fritti in pastella.
>
> Mi hanno detto che sono ottimi anche i fiori di sambuco.
Si' (io personalmente li metto nella frittata o nell'uovo sbattuto) ma
hanno un gusto fortemente aromatico (mentre le robinie sono dolci). Sono
buoni anche i petali di magnolia passati nell'uovo e nella farina, se a
uno piace il gusto amarognolo.
¬ Mariuccia Ruta:
¬ > Hai ragione: m'è scappata una _m_ di troppo: intendevo proprio la
¬ > pomarola come si dice aanche a Grosseto. E la associavo alla pummarola
¬ > meridionale, almeno sícula e campana :))
¬ >
¬ > > in questo periodo pure bella fresca, coi bei
¬ > > pomodori maturi che crescono nel mio orto :-)
¬ >
¬ > Ti par questo il modo di far soffrire una povera emigrata?
¬
¬ Ti chiedo umilmente scusa ;-)
Ti scuso solo se mi mandi una cassetta dei tuoi pomodori ;)))
¬
¬ Ma davvero i pomodori non crescono in Venezuela?
Crescono crescono. E sarebbero pure buoni, se non li stipassero ancora
verdi nelle cave frigorifere facendoceli "maturare" ... :((
¬ Una ragazza dell'Ecuador mi
¬ disse che nel suo Paese cresceva anche la vite...
E ti ha detto bene. La vite è ormai coltivata anche qui in Venezuela e
con successo. Ma il vero sapore dell'uva lo trovo solo quando mi
capita di trovarla importata dall'Italia.
¬
¬ Prova a piantar qualche pianta di pomodoro ("Lycopersicon esculentum")! non
¬ si sa mai, le piante s'adattano al clima... quaggiù c'è chi ha piantato la
¬ palma delle Canarie ("Phoenix canariensis") e il papiro ("Cyperus
¬ papyrus")...
A Palermo è da tanto che c'è il papiro, all'Orto Botanico. Sergioooo!!
¬
¬ PS: sei in Venezuela temporaneamente? O è da molto tempo che risiedi laggiù
La seconda che hai detto: son qui da trent'anni e i miei figli son
tutti e tre venezolani. Oltre che italiani, s'intende :))
¬ e torni in Italia solo ogni tanto?
Ogni volta che il lavoro mi consente di ... "staccare la spina"
per...diciamo almeno sei mesi ;)))
¬
¬ Ciao,
¬ Paolo
--
Ciao,
Mariuccia®
¬ [...]
¬ Composti con "capo-":
¬ un dubbio m'assale confrontando "capodanno", "capostazione", "caposala":
¬ l'uso piú comune mi par essere (almeno dalle mie parti — o almeno: quello
¬ che mi viene spontaneo) "i capodanni", "i capistazione", "le caposala":
¬ fatico a trovarci una logica.
Non c'è nessuna logica, infatti :))
E non c'è accordo neppure fra i grammatici, mi pare :(
--
Ciao,
Mariuccia®
E potresti trovare i gusti giusti.
Dal Barbera allo Zibibbo, passando per l'Anzonico...
a bagnare le viti, occorre anche il sangue giusto...
--
_______ _______
(-_-<_ \ / _>-_-)
-_-<_ \ / _>-_-
GioVanni- Caluri
Ź Mariuccia Ruta wrote:
Ź > [...]. Ma il vero sapore dell'uva lo trovo solo quando mi
Ź > capita di trovarla importata dall'Italia.
Ź Eh, Mariů, per ritrovare il sapore giusto, basterebbe
Basterebbe solo una cosa, Giova': essere in Italia ;))
Ź E potresti trovare i gusti giusti.
Ź Dal Barbera allo Zibibbo, passando per l'Anzonico...
Mi contenterei anche del piú modesto Cannonau di Alghero, se č per
questo :((
Ź _______ _______
Ź (-_-<_ \ / _>-_-)
Ź -_-<_ \ / _>-_-
Ź GioVanni- Caluri
--
Ciao,
MariucciaŽche oggi le girano un po'...
E vero che il Cannonau è prodotto in tutta la Sardegna, ma non mi risulta
che ad Alghero sia speciale: ti consiglio piuttosto quello di Oliena.
Ad Alghero invece, passando dai rossi ai bianchi, è ottimo il Vermentino.
cin cin :-)
paolo
Vero è che son nata a Santulussurgiu, ma la mia mamma era di ... de sa
provvinz' 'e Ttàttari, mmí ... ;)))
¬ ti consiglio piuttosto quello di Oliena.
Hai un bel consigliare, tu...:((
¬ Ad Alghero invece, passando dai rossi ai bianchi, è ottimo il Vermentino.
E quello di Oristano? Ho uno zio, lí. Poliziotto ... :)) E lí non c'è
solo la vernaccia :))
¬
¬ cin cin :-)
Prosit :))
¬ paolo
--
Ciao,
Mariuccia®
> Vero è che son nata a Santulussurgiu,
E allora, da buoni lussurgesi, mettiamoci d'accordo con un bicchierino di
abb'ardente
(mia nonna diceva abb'ardente, non fil'e ferru, e la produceva anche, di
contrabbando)
:-)
> ¬ cin cin :-)
>
> Prosit :))
> --
> Ciao,
> Mariuccia®
ciao
paolo
> (mia nonna diceva abb'ardente, non fil'e ferru, e la produceva anche, di
> contrabbando)
Curiosa questa cosa, che talvolta accade anche a me, di usare l'espressione
"di contrabbando" in una accezione che credo non sia esatta.
Che vuol dire esattamente "contrabbando"?
Il non pagare il dazio nell'esportazione di merci verso un Paese straniero?
O semplicemente il non pagare tasse, tributi e balzelli sulla produzione di
beni?
E che significa "contrabbando"? "Contro [un] bando" dell'Amministrazione?
Quindi, in senso lato, "che va contro la Legge"?
Attendo lumoni dagli egregioni.
Grazie. Prego.
P.
>Che vuol dire esattamente "contrabbando"?
>Il non pagare il dazio nell'esportazione di merci verso un Paese straniero?
>O semplicemente il non pagare tasse, tributi e balzelli sulla produzione di
>beni?
>E che significa "contrabbando"? "Contro [un] bando" dell'Amministrazione?
>Quindi, in senso lato, "che va contro la Legge"?
Egregissimo,
Il bando, dal latino medioevale bandus, originariamente, è
l'invito pubblico ad un imputato a costituirsi nel processo.
Successivamente, sempre in epoca medioevale, il bando passa
ad indicare anche la sanzione pecuniaria irrogata a chi
avesse violato gli ordini di un'autorità.
Anche in questo caso, il soggetto sanzionato viene avvisato,
per pubblici proclami, da coloro che vengono chiamati
banditori.
Ben presto, il bando passa ad indicare tutti quei
provvedimenti che vengono portati alla pubblica conoscenza
dai banditori, quali gli inviti a presentarsi nel processo,
le sentenze di condanna per una serie di fatti (dall'eresia,
alla truffa, al furto, al maleficio et similia) e,
ovviamente, gli editti, i decreti e tutti gli ordini
dell'autorità.
Ciò che si verifica, insomma, è l'individuazione di un tipo
di provvedimento autoritativo (l'editto o la sentenza)
attraverso il mezzo di pubblicità (il bando).
E quindi, il contrabbando diventa la violazione di una
legge, e particolarmente di una legge fiscale.
>Grazie. Prego.
Ma via, per così poco...
Salutoni
Antonella
¬ "Mariuccia Ruta" ha scritto
¬ > Vero è che son nata a Santulussurgiu,
¬ E allora, da buoni lussurgesi, mettiamoci d'accordo con un bicchierino di
¬ abb'ardente
Naaa! :)) Alcol puro! Io mi accontento solo di mezza coppetta di vino
durante i pasti.
Insisto sul Cannonau :)) Son di poche pretese, sono io, mmí! :))
¬ (mia nonna diceva abb'ardente, non fil'e ferru, e la produceva anche, di
¬ contrabbando)
E non era la sola, mi sa mmi sa... ;))
¬ ciao
¬ paolo
--
Ciao,
Mariuccia®
>Curiosa questa cosa, che talvolta accade anche a me, di usare l'espressione
>"di contrabbando" in una accezione che credo non sia esatta.
>Che vuol dire esattamente "contrabbando"?
>Il non pagare il dazio nell'esportazione di merci verso un Paese straniero?
>O semplicemente il non pagare tasse, tributi e balzelli sulla produzione di
>beni?
>E che significa "contrabbando"? "Contro [un] bando" dell'Amministrazione?
Tutto esatto, anche si ci sono altre accezioni.
>Quindi, in senso lato, "che va contro la Legge"?
Piu' che in senso lato, in senso figurato: di nascosto, illegamente,
contro i divieti.
--
Ciao.
SergioŽ
Trascrivo dal libro "La grammatica della lingua italiana", di Marcello
Sensini, pag.122:
"[...] i composti che, in qualche modo, sono ormai sentiti come dei
nomi semplici
formano il plurale come dei normali nomi semplici, cioè modificando
solo la desinenza finale:
il capolavoro/i capolavori
il capodanno/i capodanni
il capogiro/i capogiri [...]"
Ciò si riferisce ai nomi composti del tipo capo + nome, che rientrano
nella categoria generale dei nomi composti nome + nome, i quali
seguono
norme diverse dai nomi composti nome + preposizione + nome (vedi
pomodoro).
Effettivamente anche il termine "capodanno" può essere visto come
"capo dell'anno",
ma qui penso che la regola dominante sia quella che si basa sul fatto
che "capodanno"
è un composto che ha come primo termine "capo".
Saluti,
Stefano.