sigbrando:
> secondo voi qual è il futuro della grafia "chattiana" che sostituisce le C
> dure con le K, i per con i x, i più con i +, ecc.
> per intendersi quella che usa Darik.
Ammetto di non aver letto tutte le numerose risposte a questa domanda, quondi mi
scuso se ripeterò qualcosa di già scritto da altri.
Innanzitutto questo linguaggio "contratto" esisteva già molto prima che
mascessero telefonini e PC. Da ragazzini lo inventavamo ed usavamo per
divertimento: quasi una specie di "crittografia" alle medie.
Chi oggi scrive gli SMS in questo linguaggio contratto per risparmiare battute
significa che ha ancora uno di quei vecchi telefonini che non avevano il T9. Per
usare le contrazioni occorre disabilitare il T9 e disabilitandolo si batte molto
di più (circa il doppio) di quel che si risparmia (un quarto o anche meno).
Danneggia un po' l'immagine di quelli che vorrebbero apparire sempre
aggiornatissimi, con l'ultima meraviglia tecnologica in mano.
Nel caso della scrittura al PC il risparmio è avvertibile solo per quelli che
digitano con un solo dito, non certo per chi usa due mani. Questi ci mettono di
più a pensare alle contrazioni che a battere la parola intera. Sono quelli che
per mettere una maiuscola cancellano e riscrivono l'intera parola, tanto il
gesto è automatico.
Esiste una terza possibilità: i ragazzini che lo fanno per divertimento.
Per rispondere alla domanda originale, il futuro di questa "grafia" è uguale al
suo passato: continuerà ad esistere perché continueranno ad esistere i
ragazzini.
Riassumendo, se mi trovo a leggere un testo contratto cerco di classificare il
mittente tra: poveraccio con un vecchio telefonino, handicappato nell'uso della
tastiera, ragazzino fiero di dimostrarlo. Potrei sbagliarmi alla grande, magari
mi sta scrivendo uno stimatissimo scienziato o poeta, ma tipicamente ci azzecco.
Infine, sulla serietà dell'uso di "k" per il suono duro (ovvero che risolve i
casi /chi e /che) potrei anche essere d'accordo in linea di principio se fosse
accompaganta da anaolga situazione per /ghi e /ghe. Insomma per una scrittura
che rappresenti ancor più accuratamente la pronuncia. Anni fa, discutendo
appunto di scrittura fonetica, scoprii alcuni siti di movimenti che,
apparentemente con ragioni da vendere, propongono una completa rivoluzione della
scrittura inglese nella direzione di scriverlo foneticamente. Poiché mi pare
che, seppur ragionevole, l'auspicata riforma non prenderà mai piede, a maggior
ragione una riforma della scrittura dell'italiano è destinata a fallire. A
maggior ragione perché non c'è dietro un progetto serio e non c'è quel gran
vantaggio che invece si può osservare per la scrittura inglese, ormai ben
lontana dalla pronuncia.
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Giancarlo Pillan - Ivrea - Italy
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