Requiem per Eyquem
unread,May 9, 2013, 10:21:38 PM5/9/13You do not have permission to delete messages in this group
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"Ed egli contemplava attorno a sè gli uomini, la loro volontà di
vivere a ogni costo, i loro volti felici o infelici. Tutti quegli
uomini, tutte quelle donne che prendevano sul serio ciò che ogni
giorno recava loro. Lui non poteva. Non riusciva mai ad essere nè
molto triste nè molto lieto. E di nuovo si ripeteva che non era come
gli altri, ch'era anormale, e che ciò che la vita gli dava avrebbe
accontentato i più esigenti. Ma che ci guadagnava a dirsi queste cose,
dato che non riusciva ad essere felice? V'eran quelli che amavano il
loro mestiere, altri le loro mogli o quelle degli altri, e quelli che
amavano i loro figli. Tutti quelli che avevano un vizio, una passione
esclusiva. Egli ne scrutava i volti quando erano ebbri di oppio o di
alcool, o di idee, o tesi verso una roulette a giocare. Avevano uno
scopo o diversi: il denaro, l'oppio, le donne, la loro posizione
sociale, l'avvenire dei figli. Lui, non riusciva a scoprirsene. Certi
giorni, dinanzi a tale impotenza, avrebbe urlato di rabbia. E tutti
prendevano sul serio la loro esistenza. Quelli di oggi e di un tempo.
(...) Tutti coloro che ch'egli aveva conosciuto, ammirevoli o
ridicoli. E poi, quindici giorni fa, quella ragazza: My-Diem."
Garzanti, 1964, pp. 141-2
"«Era sposato in quel momento?»
«Sì. Con una vietnamita: quella che hai visto iersera. Eppure, se
c'è uno ch'era fatto per morire celibe, era proprio Ronsac. E si va a
far accalappiare da una piccola annamita! (...) Quelle ragazze, da
qualunque parte le prendi, sei per forza imbrogliato. Ti vuotano il
conto in banca, fanno fuggire i tuoi amici, e quando ti hanno pompato
per bene, addio! Senza contare che, mentre vivono con te, non pensano
che a cornificarti con il primo 'macaco' venuto...»" Ibidem, p. 189
"Due piccole lagrime brillanti s'ingrandirono sull'angolo delle sue
ciglia. Ella chiuse gli occhi e le due piccole lagrime le scesero per
le gote, lasciando una traccia più chiara. Non tentava di negare.
L'imbarazzo di Lastin si accrebbe. Sempre quel bisogno di andare al
fondo delle cose, di rifiutare le apparenze. Quel violare l'anima
degli altri, ch'era divenuta la sua legge, perchè aveva deciso di
respingere i pretesti. Anche quelli che aiutano a vivere, e somigliano
a una specie d'istinto di conservazione, tanto sono irriflessivi e
segnati d'innocenza da questa irriflessione. Ma era inutile e pensava
soltanto: 'L'ho fatta soffrire', con nelle mani, in tutto il corpo un
prepotente desiderio di prenderla fra le braccia." Ibidem, pp. 206-7
"Egli aveva fame del suo corpo, della sua pelle, della sua carne
elastica e trasalente. La vide ignuda, offerta contro il proprio
ventre, e scosse con gesto rabbioso i capelli. Sgualdrinella. Sapeva
rifiutarsi così bene. E anche così bene offrirsi. Il che, poi, era un
po' la stessa cosa. Una ragazza conturbante e pura insieme. Infantile
e vecchia come l'Asia. Con menzogne e sfoghi di sincerità che gliela
offrivano ansimante, con improvvise crisi di lagrime e occhi stretti
dall'odio." Ibidem, p. 253
"Le accarezzò la nuca rotonda. Fin dove andavano a mettere la
preoccupazione di salvare la faccia? Le sgualdrinelle a cento piastre
che qualche sera egli portava con sè si preoccupavano anch'esse e gli
parlavano a lungo della loro dignità. Quelli sbarcati da poco lo
chiamavano 'il pudore delle donne asiatiche'." Ibidem, p. 260
"In quel momento era sincera, ma egli avrebbe giurato che, in altri
istanti, e neppur tanto lontani, ella sapeva esigere quel denaro di
cui aveva bisogno. Riconosceva in questo l'avidità che mettevano nella
vita e lo straordinario disinteresse di molte donne asiatiche, capaci
di ridursi a vivere mendicando, salvo poi a gettarsi sulla vita con
forsennata violenza per trarne il massimo piacere. Conosceva troppo
bene la loro forza d'odio e d'amore che si univa nelle migliori con il
più sordido interesse per meravigliarsi di una illogicità che pareva
fosse la loro legge." Ibidem, p. 292
"E quando una nuova crisi di rimorso la respingeva lontano da lui,
quando ella affermava che avrebbe voluto non averlo incontrato mai,
egli sapeva ora consolarla come una bimba, certo che sarebbe tornata a
lui. Ella provava il bisogno di pentirsi e di vendicarsi su se stessa
del piacere che prendevano insieme. Un intero popolo di dei esigenti,
di antichi terrori che allungavano le loro radici fino al più profondo
di un'infanzia terrorizzata, e follemente credula, si impadroniva
allora di My-Diem. Ella diceva: «Quelle che tradiranno il loro sposo
andranno nel quarto inferno dove...» e i suoi occhi spalancati su un
impero di feroci leggende vedevano davvero quel quarto inferno
buddista dove le ossa della donna adultera venivano spezzate ad una ad
una, e la sua carne lentamente fatta a brani attraverso i secoli.
Egli non poteva lottare contro quella paura con le parole di un
occidentale. Era un mondo inaccessibile, retto da leggi mostruose."
Ibidem, p. 359