On 16 Mag, 23:41, The Squash Delivery Boy <
deliverysqu...@gmail.com>
wrote:
Mi sembri già offeso. Rispondi per ripicca ("bontà tua", "non montarti
la testa", "polemica un po' eccessiva", "i tuoi pronunciamenti di
verità"; addirittura: "arrogante e superficiale" per un mio giudizio
personale chiaramente motivato) tralasciando i punti più importanti
del mio intervento (è lecita una traduzione poco scorrevole di un
testo originale scorrevole? a che serve veramente la perfetta
conoscenza della lingua in cui si traduce?).
Sulla scorrevolezza del frammento di traduzione Bocchiola in
questione: ti segnalo che non sono stato io ad aprire la discussione
lamentandomi della traduzione. Ho poi contato le parole solo per
dimostrare che si può tradurre fedelmente in italiano senza bisogno di
verbosità (questo per rispondere anche alla battuta di Gretel sui
Bignami, simpatica ma fuori luogo). Non intendevo certo ridurre la
traduzione letteraria ad a un "conteggio meccanico di parole", come
dici tu.
Quanto al concetto di scorrevolezza, non credo sia poi così opinabile.
Dipende dai due termini di paragone. Ammetto che a volte può essere
arduo giudicare quale sia il più scorrevole fra due (o più) testi
simili. Non mi sembra proprio il caso qui, fra la traduzione Bocchiola
e la mia, di questo frammento. Già la traduzione proposta da Bruno
Campanini suona più scorrevole al mio orecchio, di quella di
Bocchiola. Ma conta soprattutto il fatto che l'originale inglese è più
scorrevole della traduzione di Bocchiola. È lì che la traduzione si
mostra poco fedele, secondo me. E solo per la smania di tradurre alla
lettera (o l'incapacità di tradurre altrimenti).
Il tuo contro-esempio ("Ero venuto a Est perché a Ovest raccontavano
che mi ero sposato") non regge. Io non avevo riassunto come hai fatto
tu. Non avevo omesso i due concetti essenziali: "gossip" e "ONE OF the
reasons". Mentre invece "banns" non è essenziale in questa frase. Il
buon traduttore distingue.
I "sovrasensi" e "connotazioni" dell'originale di cui parli, poi, sono
pure quelli soggettivi; per tua stessa ammissione, in quanto hai
approvato l'intervento di Yoda, che dice proprio così ("quando
leggiamo un romanzo tradotto non ci vengono trasmessi i messaggi
dell'autore... ma... come /lui traduttore/ ha ricevuto, interpretato,
capito i precedenti"). Quel che hai risposto a Bruno Campanini
riguardo la personificazione del pettegolezzo (grazie per averlo
riportato, continuo a non vedere quella risposta su Google Groups,
come mai? Sono l'unico?), è affascinante ma soggettivo. Personalmente
trovo la traduzione proposta da Bruno Campanini del tutto accettabile
anche da questo punto di vista.
Bruno Campanini aveva aggiunto: "bisogna ben conoscere la lingua nella
quale si traduce; poi con la lingua da cui tradurre ci si può anche
aiutare con le mani e coi piedi". Tu hai risposto: "una visione
semplicistica della traduzione letteraria...", ecc. Secondo me l'hai
frainteso. Io l'ho interpretato come un modo un po' rozzo di dire che
la perfetta conoscenza della lingua in cui si traduce (qui,
l'italiano) conta PIÙ di quella della lingua da cui si traduce (qui,
l'inglese). Non credo lui volesse suggerire che non occorre conoscere
bene anche l'inglese; ma solo che a far la differenza, è la padronanza
assoluta dell'italiano. E sono d'accordo on lui.