La morte di don Andrea Gallo ci coglie di sorpresa,
nonostante fossimo in attesa che accadesse.
La verità è che non volevamo che morisse perché ci teneva
sulle sue ginocchia e ci consolava, ci coccolava.
In un tempo di papi e di gerarchie fissati su un’idea
di Dio astratta, don Andrea ci fa vedere un Dio
con le mani sporche di umanità, ansioso di sporcarsi
e stare con la gente, fuori del tempio isolato
da un muro d’incenso e d’ipocrisia.
Lo scorso anno a Palazzo Ducale di Genova,
alla presentazione del mio romanzo «Habemus papam»,
in cui preconizzavo la necessità di un papa di nome Francesco,
si entusiasmò e, prendendomi da parte, mi disse:
«Sarebbe ora, mi piacerebbe esserci».
Ora sono contento che ha visto l’arrivo di papa Francesco
e ha fatto appena in tempo a pubblicare l’ultimo suo libro
«In cammino con Francesco», quasi assaporando
il cambio di marcia tanto desiderato.
Don Andrea Gallo, nella mia esperienza di amicizia
e di affetto, è un uomo e un profeta di Dio,
nato e cresciuto «strabico» per natura e per vocazione.
Sì, era strabico come Mosè nell’esperienza del Sinai.
Ebbe sempre una doppia stella polare:
un occhio volto sempre al popolo e uno a Dio, mai separati.
Strabico, ma non scisso.
Per lui Dio e il suo popolo di poveri, di beati,
di umili, di emarginati, «gli ultimi» sono la stessa cosa
e se, per caso, non lo erano, in lui si fondevano e si identificavano.
Don Andrea Gallo, ha costruito ponti,
nella chiarezza dei fondamenti della Costituzione italiana
che, nell’era del vergognoso berlusconismo,
ha difeso con ardore e passione da Partigiano,
e nella linearità ideale del Vangelo che ha vissuto
«sine glossa» perché il Vangelo è vita donata e ricevuta
senza avere in cambio nulla. Non ha una vita sua e tanto meno privata:
uomo di tutti, uomo sempre accogliente e disponibile.
Per questo don Gallo è un prete a 360° senza pizzi e merletti,
ma vestito dell’umanità malata e carica di voglia di esserci.
Quando incontra una persona, la guarda con quegli occhi profondi
e gli trasmette il messaggio che lei e solo lei è importante
e vale la pena «perdere tempo» per lei.
Ora don Andrea Gallo è morto.
Ora don Gallo vive perché, se da un lato ci lascia più soli,
dall’altro lascia a noi un impegno e un compito:
essere coerenti come ci ha insegnato in vita e in morte.
Per me, che lui chiamava affabilmente «il mio teologo preferito»,
inizia un cammino di solitudine ecclesiale ancora più intensa
perché quando c’era lui, bastava un incontro, una telefonata
per rincuorarci a vicenda e confidarci cose da preti.
Ora resto solo, ma con la certezza che averlo conosciuto,
amato, difeso, condiviso è uno dei regali più grandi che Dio
mi ha fatto e di cui sono grato.
Non piango la morte di don Gallo, piango per la gioia
di essere stato considerato degno di averlo avuto come amico e padre.
Ciao, Partigiano, aiutami a essere sempre più vero
e sempre più coerente come mi hai insegnato con il tuo esempio
e la tua dedizione di prete da marciapiede.
Ti vedo in cielo attorniato dai poveri e dalle prostitute,
sì quelle che ci precedono nel Regno di Dio.
di Paolo Farinella | 22 maggio 2013
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/22/don-andrea-gallo-e-morto-don-gallo-andrea-vive/602882/
È morto Don Gallo, il prete partigiano
...L’ultima sfida?
Il corteo contro l’inaugurazione di una sala giochi a Pegli, un mese
fa.
Tra i gesti eclatanti, l’abbandono polemico della Mondadori...
alessandra pieracci
Su La Stampa
http://tinyurl.com/pw67xag
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VOI CHE ABORRITE IL NANO
E GIOITE PER IL TRIONFO DI NAPOLITANO
ALLA PROSSIMA NANESCA NEFANDEZZA
SPUTATEVI IN UN OCCHIO CON DESTREZZA.