Malena
unread,May 23, 2013, 5:41:05 AM5/23/13You do not have permission to delete messages in this group
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Studio da Discorsi: di Anna Nappi
Le varie critiche della ragione, che si succedono nella storia del pensiero
occidentale a partire dal dopo Parmenide, sono altrettanti progetti di
soluzioni di crisi esplose all'interno di determinate scienze o nei loro
rapporti tra scienze e mondi storico-sociali.
Posto comunque che, della ragione non si pu� parlare genericamente se non in
termini di modelli storicamente determinati
Per un migliore sviluppo della discussione che si intende iniziare, penso
sia opportuno, accennare alcuni casi di connessione tra crisi delle scienze
e critica della ragione che si sono storicamente avute.
Il primo caso � la situazione che si costituisce subito dopo Parmenide, con
la storica societ� che rafforza e consolida le divisioni in classi.
Scrive G.Thomson: Mentre i filosofi primordiali avevano pensato all'uomo
come parte della natura e quindi necessitato dalle sue (della natura) leggi,
Protagora da all'uomo un posto esclusivo mettendo in crisi la ragione
filosofica Pamenidea, pensa all'uomo come la misura di tutte le cose e
padrone assoluto di ogni esperienza, questa ? una rozza affermazione del
trascendentale e del giudizio morale fino a Platone che pensa alla ragione
come ordine della comunit� ideale.
Ancora..con la scoperta di nuove culture si va all'incertezza e il dubbio su
ogni cosa ( relativismo) e da modo ai detentori del potere superstizioso di
inventarsi l'esistenza di un "cattivo genio" che si industria ad ingannare
la
gente e tenerla in balia
*de le false opinioni*
Poi Cartesio col suo Cogito: *Il pensiero � un attributo che m'appartiene;
esso solo non pu� essere distaccato da me. Io sono, io esisto: questo �
certo...ma per quanto tempo? Invero, per quanto tempo per quanto penso* Col
Cogito, l'incerto diventa certo, la insicurezza si trasforma ancora in
sicurezza.
Arriva qui Heidegger che commenta: *L'ego cogito, per Cartesio, � in tutte
le cogitationes il gi� rappresentato prodotto, ci� che � presente e non
problematico, ci� che � indubitabile e gi� sempre incluso nel sapere,
l'autenticamente certo, stabilito prima di ogni altra conoscenza, come
quello che pone tutto in relazione a s� e in tal modo oppone e mette in
relazione le cose tra loro*
E' Derriba che sottolinea come il Cogito sia, nell'esperienza pi� immediata,
il luogo *dove ragione e follia non si sono ancora separate
Il cielo stellato � sopra di me...la legge morale � dentro di me ( Kant)
Arriviamo quindi a Hume e Kant con la sua critica della ragion pura.
Hume parte con l'atteggiamento di dubbio :*Principi dogmatici imposti
culturalmente e accettati ciecamente, conseguenze mal dedotte dai principi,
mancanza di coerenza tra le parti e di evidenza nell'insieme: ecco quello
che si incontra dapperttutto nei sistemi di quelli ritenuti i pi? eminenti
filosofi dei nostri tempi e che ha fatto cadere in discredito la stessa
filosofia, il tutto portato avanti con accanimento come se tutto fosse
certo*
Dalla condizione di crisi Hume pensa si debba uscire con l'appello al *dove*
la filosofia ha radici. Questo DOVE �... la natura umana...
Kant:
*L'uomo quale io penso *uno e identico* forma a priori della natura umana
non condizionata.*
Kant, con la sua critica, torna ad un grado di maggior sicurezza,
riappoggiando il conoscere su qualcosa di stabile e di pre-garantito dal suo
stesso apriorismo.
Il senso del domandare kantiano:
a quale sapere ci possiamo affidare con la certezza che saremo liberi dalla
illusione del falso sapere posto sopra di noi?
La critica kantiana della ragione � la risposta alla crisi scoppiata dal
dopo Parmenide.