. Nella filosofia di Spinoza qual è la natura specifica della politica e che
rapporto lega la politica all'etica?
Innanzitutto per Spinoza anche la politica ha una sua specificità e un suo
statuto di autonomia, ma il problema fondamentale, a mio giudizio, per
quanto concerne la comprensione della "topologia" del sistema spinoziano, è
quello di capire come l'etica e la politica, nonostante l'irriducibilità
dell'una all'altra, si stringano in un rapporto ben definito. L'etica
spinoziana, nella mia interpretazione, si presenta come "una teoria della
concatenazione sincronica dei modi di vita", dei modi di pensiero, delle
possibilità di realizzazione, immanenti alla natura umana, al di fuori di
ogni prospettiva teologica. Spinoza analizza il possibile "percorso"
dell'uomo che si autodetermina in senso etico. Da questo punto di vista, è
evidente che proprio in conseguenza delle differenti condizioni umane -
ognuno nasce in un paese, in un luogo determinato, è erede di una certa
storia, è sottoposto a certi sistemi di relazioni che solo in alcuni casi
gli consentono di realizzare le proprie capacità - non può esservi, nello
stesso tempo, una liberazione etica di tutti. Di conseguenza, questo
processo agisce nella singolarità di una esistenza individuale.
L'etica offre una possibilità all'umanità intera; ma non dà alcuna certezza
del fatto che questa possibilità si realizzi per la totalità degli uomini.
Anche da questo punto di vista, Spinoza si trova al di fuori delle
prospettive tradizionali. Nella antica concezione etico-politica il saggio
poteva trovare la salvezza a prescindere dalle condizioni della vita
pubblica. Qualsiasi fosse lo stato della città, questi poteva trovare il
modo di sviluppare le sue capacità e la moltitudine, con le sue passioni,
rimaneva una figura negativa. Per Spinoza la realtà della situazione umana è
quella della concreta vita nella comunità. La politica designa il luogo
concreto del confronto, dell'associazione dei desideri umani. Essa ha quindi
un'autonomia poiché, se c'è liberazione etica, non potrà essere la
liberazione dalla politica, l'uscire al di fuori della politica. Potrà aver
luogo invece soltanto in una situazione politica di coesistenza del saggio e
del popolo, di colui che si suppone abbia acquisito il controllo razionale
di se stesso e della natura, e di coloro che non l'hanno raggiunto.
Da questo punto di vista, la politica assume un'importanza straordinaria
poiché, anche se non è mediante questa che si compie la totalità del
processo etico, rimane comunque il cuore, la condizione di tale processo.
Quindi, il saggio non può neanche pensare di uscire dalla dimensione della
politica; ogni uomo libero deve vivere nella città. Spinoza è distante da
Aristotele, il quale ritiene possibile contemplare la struttura del mondo e
dell'esistenza umana, al di fuori del "tumulto degli affari umani". Il
complesso dei rapporti sociali, politici, è la realtà stessa dell'esistenza
umana. La politica assume quindi in Spinoza una notevole importanza,
testimoniata anche dal fatto che la sua ultima opera, rimasta incompiuta a
causa della sua morte, è un trattato politico. Il luogo del concreto
sviluppo dell'esistenza umana è quello in cui gli uomini sono associati
naturalmente, e quindi proprio quello della prassi politica, elemento
fondamentale anche per la costruzione del mondo etico.
Gli uomini, soggetti alle passioni, cercano la propria utilità e vedono
ciascuno nell'altro un concorrente; questi però per Spinoza possono anche
capire come, al di là del rapporto di opposizione all'altro, vi sia anche la
possibilità d'un rapporto di collaborazione. La politica per Spinoza, di
conseguenza, è strutturata sulla base di due principi contraddittori: uno
per il quale gli uomini cercano di trasferire l'utile agli altri, di
garantire loro la sicurezza e la proprietà; l'altro per il quale gli uomini,
nella loro egoistica ricerca dell'utile, si affrontano ed entrano in
conflitto. Da questo punto di vista, Spinoza non è un pensatore del
liberalismo, è un pensatore critico del liberalismo, per il quale il
principio d'"associazione", secondo cui è possibile formulare l'idea di un
bene e di un interesse comuni, contrasta con il principio
dell'"appropriazione esclusiva".