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Teorie astronomiche e scientifiche oggi obsolete nella fs passata

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Multivac85

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Apr 14, 2013, 6:07:44 PM4/14/13
to
Quando si rileggono testi anche classici della fs di molti decenni fa
(specialmente il periodo prima degli anni '60 del XX secolo, che
precede il lancio dei primi satelliti nello spazio e delle prime sonde
verso i vari pianeti) forse bisognerebbe in un certo senso
procurarsi alcuni testi di storia della scienza o, ancora meglio,
direttamente i manuali di astronomia e scienze di quegli anni.
Infatti, se è buona cosa apprezzare la buona fantascienza quando
realizza l'obiettivo di creare un'efficace invenzione narrativa
sull'impatto delle possibili novità nel campo della scienza e della
tecnica sugli esseri umani, bisogna comunque sempre tener conto del
contesto storico in cui il testo è stato scritto (la cosa, ovviamente
è superflua se il testo è stato scritto nel presente) in modo da
evitare di dare un giudizio troppo negativo all'opera
fantascientifica, notando teorie oggi clamorosamente confutate dalla
realtà dei fatti, mentre in realtà la "colpa" non è da dare allo
scrittore ma semmai agli scienziati del tempo, che ritenevano che tale
teoria fosse, se non qualcosa di provato al di là di ogni "ragionevole
dubbio" almeno un'ipotesi plausibile più o meno alla pari di tutte le
altre alternative che circolavano a quel tempo. Propongo di darne un
piccolo elenco:

1) Marte attraversato da canali come segni di civilizzazione aliena:
teoria proposta per la prima volta nel 1877 dalle osservazioni di
Giovanni Schiaparelli (che però non si pronunciò se la loro origine
fosse naturale o artificiale) e poi da quelle di Percival Lowell dal
1895, attribuendo esplicitamente i canali a una civilizzazione
intelligente, che lottava contro il clima sempre più arido e privo
d'acqua e che in tal modo convogliasse con costruzioni artificiali
l'acqua rimasta nei due poli. L'ipotesi venne confutata
definitivamente come risultante da illusioni ottiche dall'arrivo sul
pianeta rosso della sonda Mariner 4 nel 1965, sebbene già in
precedenza si dubitava parecchio nel mondo accademico di tale teoria
(l'analisi spettroscopica aveva già confutato la presenza di acqua
nell'atmosfera marziana). E' Impossibile elencare tutti i romanzi e
racconti basati su questa visione di Marte, basti solo citare il
Bradbury di "Cronache marziane", per fare un titolo ancora oggi
perfettamente godibile.

2) Venere come pianeta dal clima umido e ricco d'acqua: fin dalle sue
prime osservazioni telescopiche si notò che Venere, oltre ad avere
dimensioni quasi uguali a quelle terrestri, aveva una atmosfera
coperta da nubi molto spesse (che rendevano peraltro difficile
misurare la sua rotazione) e ciò aveva portato molti anche del mondo
scientifico, a ritenere che avesse una atmosfera simile a quella della
Terra e magari un clima caldo umido molto ricco d'acqua dovuto alla
maggiore vicinanza con il sole e all'effetto serra delle nubi (da
ricordare che a quel tempo le teorie sull'origine del sistema solare
affermavano che i pianeti più vecchi erano quelli più lontani per cui
si poteva immaginare magari che Venere era equivalente ad esempio alla
Terra del periodo paleozoico mentre Marte era equivalente a una Terra
futura con una civiltà più avanzata e decadente). L'ipotesi venne
confutata definitivamente dalla sonda Mariner 2 arrivata su quel
pianeta nel 1962 mostrando l'inferno che era in realtà (anche se già
nel 1956 gli astronomi, studiando le microonde dell'atmosfera
venusiana, già raccolsero dati che facevano concludere che la sua
temperatura superava quella dell'ebollizione dell'acqua). Anche qui
sarebbe troppo lungo elencare romanzi e racconti su questa vecchia
visione del pianeta della dea dell'amore, ricordo solo che essa è
presente in vari racconti della "Storia futura" di Heinlein nonché del
mai abbastanza conosciuto "Infinito" di Stapledon, senza dimenticare
che anche uno scienziato di professione come Asimov descrisse così il
pianeta nell'episodio di Lucky Starr dal titolo appunto "Lucky Starr e
gli oceani di Venere", come a voler dire che quell'ipotesi non era
certo da disprezzare neppure dagli "addetti ai lavori" che più erano
esperti del valore di plausibilità da dare ad esse.

3) Mercurio come pianeta caratterizzato da "rotazione sincrona" ovvero
da un periodo di rotazione uguale al periodo di rivoluzione (per la
precisione, 88 giorni): anche qui il primo a formulare questa ipotesi
è stato Schiaparelli, intorno al 1880, e di conseguenza si doveva
pensare a una metà di Mercurio perennemente al sole e quindi
estremamente calda, e l'altra metà perennemente al buio e perciò
estremamente gelida. Una visione del pianeta davvero affascinante, e
su cui ci si poteva sbizzarire in vario modo, ad esempio chiedendosi
come poteva essere la "fascia di transizione" tra i due emisferi.
Anche questa ipotesi venne smentita nel 1962, dopo la misura mediante
microonde, della temperatura dell'emisfero che sembrava sempre in
ombra: in realtà Mercurio è soggetto a tre rotazioni ogni due
rivoluzioni che esso compie attorno al sole. La vecchia visione di
Mercurio era diffusa in precedenza in vari racconti e romanzi, e anche
qui Asimov la accolse nel suo "Lucky Starr e il grande sole di
Mercurio".

4) Il pianeta X: le irregolarità che presentavano le orbite di Urano
e Nettuno avevano suggerito più volte la presenza di un altro pianeta
che li disturbava e la scoperta di Plutone nel 1930 sembrava la
soluzione al problema, ma ben presto, pochi anni dopo ci si accorse
che Plutone era un pianeta molto più piccolo non solo della nostra
Terra, ma anche degli altri pianeti interni del sistema solare, dunque
troppo piccolo per un'influenza così grande delle orbite di Urano e
Nettuno, perciò si ipotizzo molte volte da parte degli scienziati un
pianeta oltre-plutoniano molto più grande della Terra, perciò inizio
questa ricerca del pianeta X (con il doppio significato di pianeta
"sconosciuto" e di pianeta "decimo"), ma fu solo nei primi anni '90
che l'arcano fu risolto quando la sonda Voyager 2 scoprì che era stata
mal misurata la massa di Nettuno e quindi i conti tornarono senza
alcun bisogno di pianeti supplementari. Oggi, come noi sappiamo,
Plutone non viene neppure più considerato un pianeta e gli altri
oggetti trans-nettuniani (Eris, Sedna...) sono tutti di dimensioni
molto più inferiori degli otto pianeti veri e propri. Anche qui si
sprecano i romanzi e racconti dedicato a questo fantomatico pianeta:
da citare solo "Incontro con Rama" di Clarke, dove gli viene dato
anche il nome di Persefone.

Altre teorie astronomiche e scientifiche oggi sorpassate da ricordare
sono il pianeta Vulcano come pianeta più vicino al sole, ancora più di
Mercurio, proposto da Le Verrier nel 1843 per spiegare le irregolarità
dell'orbita di Mercurio, irregolarità a cui si diede una risposta
soddisfacente solo nel 1915 grazie alla teoria della relatività di
Einstein, immagino che Vulcano di sicuro era presente in molti
racconti della proto-fantascienza ottocentesca e del primo Novecento.
Un altra ipotesi scientifica effimera ma alquanto affascinante era
quella di una seconda luna della Terra, proposta dall'astronomo Petit
nel 1846, e che molto probabilmente ispirò Jules Verne nel descrivere
la scoperta di una seconda Luna in "Dalla Terra alla Luna".

Fin qui mi sono limitato alle ipotesi astronomiche, ma penso che si
potrebbe allargare questo discorso anche alle ipotesi fisiche, qui
però bisogna dire che sono teorie che nella narrazione
fantascientifica si fanno "lasciar correre" più facilmente, cioè anche
se si confutasse definitivamente (allo stesso modo con il quale è
confutato il moto perpetuo) che la possibilità di viaggi nel tempo e
di viaggi interstellari fattibili da parte degli esseri umani,
comunque quei testi si potrebbero leggere pensando a una
verosimiglianza del tipo "esisteranno in futuro scoperte scientifiche
che ci faranno trovare "scappatoie" scientifiche per arrivare a
"tecnologie indistinguibili dalla magia", mentre se oggi sappiamo che
sulla superficie di Marte non c'è un segno di civilizzazione
intelligente, non c'è possibilità di sognare nuove future scoperte che
ci possa far cambiare idea (forse al massimo, si può pensare che sotto
il sottosuolo di Marte ci sono civilizzazioni intelligenti, anche se è
un po' tirata per i capelli come ipotesi...).

Secondo voi, quali sono le altre "teorie e ipotesi" scientifiche
presenti nella fantascienza pre-anni '60 e ormai definitivamente
sorpassate ma plausibili a quel tempo? Ricordo che non mi riferisco a
mancanza di previsioni di progressi tecnologici (del tipo "si
immaginava ancora un futuro con i computer grandi come stanze e che
funzionano a schede perforate..."). Mi riferisco proprio a teorie che
mostrano teorie scientifiche ormai obsolete ma che fanno capire quanto
ciò che abbiamo imparato di corretto dei fenomeni fisici e scientifici
del mondo di oggi è dovuto anche alla confutazione delle ipotesi
errate di ieri e che non c'è da preoccuparsi che alcuni racconti che
si basano sulle possibilità formulate dalla scienza alla fine si
rivelino non facente parte delle reali possibilità di questo universo,
tuttavia potremo sempre goderli come racconti ambientati in un altro
mondo possibile, un mondo con differenti leggi fisiche o visioni
astronomiche, potremmo dire "ucronie" dovute non alle scelte degli
uomini, ma a quelle del caso, che ha fatto sì che la natura abbia
certe leggi e che questo sistema solare abbia certe caratteristiche e
non altre. Insomma, si può dire che i testi di fantascienza buona
potranno essere sempre apprezzati, anche se ciò che al tempo della
loro pubblicazione era scientifico o perlomeno plausibile poi si
rivela errato. Poi naturalmente, occorre anche che lo scrittore non
scriva strafalcioni del tipo dire che Titano è una luna di Giove e non
di Saturno, ma questo mi pare pacifico.

Ciao.

G

unread,
Apr 15, 2013, 6:23:51 AM4/15/13
to
Multivac85 <multi...@gmail.com> wrote:

Molto interassante, al momento non ho altre aggiunte se non un particolare

[....]

> 1) Marte attraversato da canali come segni di civilizzazione aliena:
> teoria proposta per la prima volta nel 1877 dalle osservazioni di
> Giovanni Schiaparelli (che per� non si pronunci� se la loro origine
> fosse naturale o artificiale) e poi da quelle di Percival Lowell dal
> 1895, attribuendo esplicitamente i canali a una civilizzazione
> intelligente,
[....]

A quanto pare il tutto e' dovuto ad un errore di traduzione!
L'italiano "canali" che e' generico fu tradotto nell' inglese "canals"
che si riferisce di solito a canali artificiali invece che "channels"
e da qui le idee seguenti.

G

Multivac85

unread,
Apr 15, 2013, 7:33:40 AM4/15/13
to
On 15 Apr, 12:23, G <g...@nowhere.invalid> wrote:
> Multivac85 <multiva...@gmail.com> wrote:
>
> Molto interassante, al momento non ho altre aggiunte se non un particolare
>
> [....]
>
> > 1) Marte attraversato da canali come segni di civilizzazione aliena:
> > teoria proposta per la prima volta nel 1877 dalle osservazioni di
> > Giovanni Schiaparelli (che però non si pronunciò se la loro origine
> > fosse naturale o artificiale) e poi da quelle di Percival Lowell dal
> > 1895, attribuendo esplicitamente i canali a una civilizzazione
> > intelligente,
>
> [....]
>
> A quanto pare il tutto e' dovuto ad un errore di traduzione!
> L'italiano "canali" che e' generico fu tradotto nell' inglese "canals"
> che si riferisce di solito a canali artificiali invece che "channels"
> e da qui le idee seguenti.
>
> G

Esatto, mi ero scordato di aggiungerlo. Per chi volesse approfondire
questa visione di Marte, consiglio la lettura diretta dello studio
dello stesso Lowell "Mars and its canals" del 1906 (con tanto di
disegni e mappe), consultabile in forma integrale qui:

http://archive.org/stream/marsanditscanals033323mbp#page/n5/mode/2up

Adesso che ci penso altre teorie usate in passato nella fantascienza
(ad esempio Jules Verne in "Viaggio al centro della Terra" nel 1864)
ma oggi obsolete in campo scientifico, questa volta non in campo
astronomico, ma in campo geologico, sono quelle che ipotizzavano
enormi zone cave all'interno della terra, l'ultimo scienziato di
professione esperto del campo che propose una teoria del genere è
stato John Leslie nel 1829, ma mi risulta che già a quel tempo l'idea
di grandi strutture cave nella Terra (teorizzate peraltro anche da
scienziati molto importanti come Halley nel 1692) era stata ormai
quasi abbandonata (nel 1798 Cavendish aveva già "pesato" la Terra e
quindi, anche postulando zone interne della Terra estremamente pesanti
che controbilanciavano le ipotetiche zone cave i conti difficilmente
potevano tornare). Insomma si può dire che il romanzo del 1864 di
Verne già a quel tempo conteneva ipotesi scientifiche ormai ritenute
da abbandonare definitivamente nell'ambiente scientifico accademico.
Poi certo, Verne d'altra parte era un buon scrittore d'avventura e
questo aiuta molto a lasciare in secondo piano queste sue effettive
mancanze scientifiche a favore di quelle dell'abilità di raccontare
una storia.

Ciao.

Multivac85

unread,
Apr 16, 2013, 9:26:02 AM4/16/13
to
Aggiungo un'altra ipotesi scientifica che era molto diffusa in passato
e che mi risulta influenzò varie opere fantascientifiche del tempo: la
teoria della fascia degli asteroidi tra Marte e Giove originata dalla
distruzione di un pianeta, detto Fetonte, per cause non chiare, (di
solito si riteneva fosse dovuta all'impatto con una cometa). E' stata
una teoria formulata per prima dall'astronomo Olbers che, dopo la
scoperta da parte di Piazzi di Cerere, scoprì anche un secondo corpo
celeste tra Marte e Giove, che chiamò Pallade. La teoria era
avvalorata dal fatto che a quel tempo la scoperta di Urano confermava
un'altra ipotesi: la cosiddetta legge di Titus-Bode che affermava che
la sequenza delle distanze dei vari pianeti dal sole doveva seguire
una particolare regolarità aritmetica. Comunque la scoperta di
Nettuno, la cui orbita non seguiva questa legge, già fece cadere in
discredito questa legge e la teoria di Fetonte già negli anni '50 del
XX secolo andò lentamente in decadenza dato che sorsero teorie più
aggiornate e convincenti sulla formazione del sistema solare basate
sui dischi di accrescimento e in cui la fascia degli asteroidi veniva
spiegata come un insieme di materiali che non era riuscito a far
formare un nuovo pianeta. Il primo esempio di testo fantascientifico
in cui compare questa teoria che ricordo è "Straniero in terra
straniera" di Heinlein.

Insomma un altro esempio di teoria scientifica divenuta obsoleta che
comunque non toglie valore alle opere fantascientifiche che la hanno
usata, peraltro è una teoria che fa sorgere un che di "effetto
Atlantide" ovvero il fascino di un'intero mondo che magari possedeva
autentiche meraviglie e che oggi non esiste più...

Ciao.
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