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Arrualare i charedim? In Israele è uno scontro tra organi costituzionali

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Giovanni

unread,
Jun 3, 2012, 4:07:35 AM6/3/12
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Su HaKeillah trovo questo interessante articolo.

E' un dibattito molto complicato, su diversi livelli.


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Arruolare i Charedim?

di Osnat Safrai



In febbraio, la Corte Suprema ha abrogato la “legge Tal” che si occupava
del rinvio dell’arruolamento nell’esercito degli studenti delle
yeshivot. La legge toccava tre argomenti chiave dello stato d’Israele:
1) l’integrazione dei charedim (ultraortodossi) nella società 2)
l’obbligo di prestare il servizio militare 3) il rapporto tra il potere
legislativo e quello giudiziario.

L’abrogazione di una legge emanata dalla Knesset da parte della Corte
Suprema è un atto raro, e quello in oggetto è uno degli argomenti più
controversi e discussi nello Stato d’Israele e solleva un duro dibattito
riguardo il diritto della Corte Suprema di abrogare una legge.

L’abrogazione della legge arriva inoltre in un periodo non facile nei
rapporti tra la Knesset e la Corte Suprema, dal momento che sono stati
presentati alla Corte Suprema una serie di ricorsi contro leggi ritenute
dure, emanate dalla Knesset e, d’altro lato, sono state portate avanti
una serie di proposte di legge tese a modificare le prerogative della
Corte Suprema, limitando la sua possibilità di intromettersi ed
influenzare il processo legislativo.

Non è questa la prima volta che la richiesta di arruolamento degli
studenti delle yeshivot è stata analizzata e discussa alla Corte
Suprema, ma fino ad oggi questa si era limitata ad inviare richiami ed
indicazioni non vincolanti. Alla Knesset, i richiami erano capiti, ma
fintanto che il verdetto della Corte Suprema non è stato unilaterale, i
due poteri più forti esistenti nello stato di Israele hanno condotto un
duello nel quale ognuno voleva dimostrare all’altro di avere l’ultima
parola.



Un po’ di background

La questione dell’arruolamento degli studenti delle yeshivot è iniziata
molto prima della fondazione dello stato d’Israele. L’yishuv ebraico
combatteva per la propria esistenza ed aveva estrema necessità di ogni
combattente. Nonostante il bisogno di arruolare, i capi delle yeshivot
espressero ai dirigenti politici il timore che l’arruolamento degli
studenti rabbinici avrebbe portato ad una interruzione generale dello
studio della Torah. Nel periodo successivo alla Shoah nel quale l’intero
mondo dello studio della Torah è stato distrutto, questa preoccupazione
non era certo una questione da non considerare o da disprezzare. Nel
1949 David Ben Gurion, Ministro della difesa, annunciò che acconsentiva
al posticipo dell’arruolamento nell’esercito di quegli studenti che
studiavano professionalmente la Torah; cioè, chi nei fatti studiava
Torah nelle yeshivot sarebbe stato esentato dal servizio militare per
tutto il tempo degli studi. Il numero degli studenti che ricevettero
questa esenzione ammontava a circa 400. Tale numero è cresciuto negli
anni e nel 2008 il numero di studenti delle yeshivot che non sono stati
arruolati ammontava a circa 61.000.

Da allora fino ad oggi, la questione dell’arruolamento degli studenti è
stata riproposta più volte, ma in sostanza è non è mai cambiata nei sui
termini. Fino ad oggi questa legge, chiamata “Legge Tal” definisce che
chi studia in yeshiva in modo regolare e strutturato e non si impegna in
altri lavori avrà il diritto di posticipare il servizio militare. Una
volta all’anno ogni studente deve presentarsi e ricevere
l’autorizzazione a rimandare l’arruolamento, fino al momento in cui
riceve l’esenzione definitiva dal servizio. Il periodo durante il quale
è vietato agli studenti delle yeshivot di svolgere altri lavori ha
creato loro una situazione di povertà e di difficoltà ad integrarsi nel
mondo del lavoro e nella società israeliana in generale. Questo contesto
ha causato fenomeni negativi come la crescita del lavoro nero o il fatto
che frequentemente studenti giunti a trent’anni cercano di entrare nel
mondo del lavoro per la prima volta, incontrando estreme difficoltà.

Al fine di incentivare l’arruolamento nell’esercito o il volontariato
nel “servizio civile” la Legge Tal prevede che, una volta passati
quattro anni, all’età di 22-23 anni, gli studenti delle yeshivot possano
interrompere i loro studi per un anno, definito “anno di decisione”, al
termine del quale potranno scegliere se tornare alla yeshiva oppure
arruolarsi nell’esercito o optare per il servizio civile. L’“anno di
decisione” è stato un tentativo di trovare un compromesso tra opinioni
molto diverse, allo scopo di far passare la legge, ma fin dal principio
non fornisce indicazioni chiare per distinguere chi veramente ha diritto
all’esenzione e chi invece non gode di tale diritto. A dieci anni dalla
stesura della legge, sembra che non abbia raggiunto l’obiettivo, come
richiesto, di aumentare la quantità degli arruolati. Nel settore dei
charedim, il numero di coloro che si sono arruolati o partecipano al
servizio civile è rimasto particolarmente basso. La legge aveva una
validità limitata nel tempo; sarà infatti in vigore fino all’agosto
2012. La Corte Suprema, negli ultimi giorni, ha stabilito che non è
possibile prolungare ulteriormente la validità della legge.



La discussione nella società

L’abrogazione della legge ha avuto una grande risonanza. Da un lato, i
cittadini dello stato d’Israele che sopportano il peso del servizio
militare non possono accettare che un così grande gruppo sia esentato da
questo giogo. L’opinione principale è quella secondo la quale anche se è
importante l’incremento di “Grandi della Torah”, si deve trattare di un
gruppo limitato di specialisti e non di tutte quelle decine di migliaia
di studenti che si trattengono nelle yeshivot e non si arruolano.
L’aumento di coloro che riescono ad evitare l’arruolamento, dichiarando
di studiare in yeshiva e sfruttando la situazione, infastidisce
enormemente coloro che invece servono l’esercito e lo Stato.

Dall’altro lato, i religiosi vedono nello studio della Torah una sorta
di “arruolamento nell’esercito di D-o” ed una offerta per il popolo
d’Israele, la cui importanza bilancia l’arruolamento nell’esercito.
Secondo la loro visione, lo studio della Torah ha protetto e mantenuto
il popolo di Israele nel corso delle generazioni e pertanto si deve
permettere a chi può e lo desidera di continuare a studiare Torah.

In questo complesso contesto, si trova la Zavà. L’esercito di Israele è
percepito come un “esercito popolare” all’interno del quale trovano
posto tutti i settori della società. L’esercito non si occupa solo di
guerra e combattimenti, ma anche di attività educative civili nella
convinzione e con l’idea che l’esercito sia una parte inseparabile dalla
società israeliana. In seguito all’abrogazione della Legge Tal, il capo
di Stato Maggiore, Benny Ganz, ha dichiarato che l’esercito è pronto ad
integrare tutti coloro che saranno arruolati. Tutto ciò è certo bello e
buono, solo che l’ampio arruolamento dei charedim nelle file
dell’esercito non è affatto una cosa semplice. Proprio in questi giorni
in cui l’argomento dell’emarginazione delle donne conquista le cronache
di tutti i giornali in Israele, è necessario soffermarsi ad analizzare
attentamente come l’integrazione dei charedim nell’esercito possa
influenzare l’emarginazione delle donne. Ultimamente è scoppiata
nell’esercito una dura polemica circa il diritto dei soldati maschi di
uscire dalla sala in cui si svolge uno spettacolo o un evento nel
momento in cui le soldatesse cantano. L’ampio arruolamento dei charedim
nell’esercito porterà valori e punti di vista che gli stessi charedim
vogliono che siano rispettati e questa situazione imporrà ad un acuto
contrasto sociale tra due mondi che non sempre riescono ad andare d’accordo.



Lo scontro tra la Corte Suprema e la Knesset

La questione dell’arruolamento dei charedim nell’Esercito di Difesa di
Israele, è un ottimo esempio del complesso sistema di rapporti esistente
tra la Corte Suprema e la Knesset. Un sistema di rapporti nel quale
entrambe le parti coinvolte, comprendono molto bene e rispettano le
regole del gioco, ma nello stesso tempo combattono per avere il diritto
di dire l’ultima parola. Attraverso l’esempio della discussione
sull’arruolamento dei charedim, proviamo a descrivere come funziona il
sistema dei rapporti tra Knesset e Corte Suprema.

Primo tempo:

Nel primo tempo si sono susseguiti una serie di ricorsi rivolti alla
Corte Suprema riguardo l’uguaglianza dei cittadini e la parità dei
doveri di fronte l’arruolamento. La Corte Suprema ha respinto
sistematicamente tutti i ricorsi adducendo ogni volta un motivo tecnico
diverso. La Corte Suprema ha sostenuto un approccio meno “attivista” e
soprattutto, ha ritenuto che il suo incarico non sia di occuparsi di
questioni politiche ma esclusivamente giuridiche. Pertanto tutte le
petizioni sono state respinte senza rispondere alla domanda specifica se
l’esenzione dall’arruolamento garantisca l’uguaglianza di tutti oppure
colpisca i diritti di coloro che invece si arruolano. La Corte Suprema
ha stabilito che fintanto che la decisone (circa il rinvio
dell’arruolamento) è ragionevole non ha autorità per intromettersi.

Secondo tempo:

�€" Corte Suprema

Fino al 1997, l’autorità di rinviare l’arruolamento degli studenti delle
yeshivot era una prerogativa del Ministro della difesa. In seguito, è
stato presentato un nuovo ricorso che sosteneva una visione alternativa:
l’esenzione dal servizio militare deve essere regolata da una legge
approvata dalla Knesset e non dal Ministro della Difesa. Questo è stato
il primo ricorso su questo argomento ad essere accettato; anche se la
Corte Suprema non ha né deciso che l’esenzione colpisce l’uguaglianza
dei cittadini né ha inteso affermare nessun principio generale.
Nonostante ciò, la decisone è stata un passo drammatico attraverso il
quale la Corte Suprema in pratica ha obbligato la Knesset ad iniziare
l’iter per una nuova legge.

�€" Knesset

La necessità di arrivare alla stesura di una legge ha portato alla
creazione della Commissione Tal, sotto la presidenza del giudice Zvi
Tal, il cui scopo era di fornire indirizzi e consigli sull’arruolamento
degli studenti delle yeshivot che potessero successivamente trasformarsi
in legge. In base alle raccomandazioni di questa commissione, è stata
emanata una nuova legge valida per cinque anni. L’auspicio della Corte
Suprema era che l’indicazione di stabilire attraverso una legge regole
precise sull’esenzione dall’arruolamento avrebbe portato all’emanazione
di una legge più equa e rispettosa di tutti i cittadini. Queste
aspettative però non erano state esplicitate chiaramente e la nuova
legge non ha portato a cambiamenti significativi.

Terzo tempo:

�€" Corte Suprema

Dal momento che la legge emanata non ha risposto alla necessità di
diminuire il numero degli esentati dal servizio, fu presentato un nuovo
ricorso alla Corte Suprema, che rispose esprimendo una critica più
decisa senza però ancora giungere all’abrogazione della legge. Tra i
giudici furono espresse opinioni diverse; alcuni sostenevano l’idea che
la Corte Suprema non si può intromettere in un argomento chiaramente
ideologico e politico. Ma la maggioranza dei giudici ebbe una posizione
diversa e pertanto la Corte Suprema sentenziò in modo preciso e chiaro
che la legge contrastava la parità dei diritti e l’uguaglianza dei
cittadini. In questo contesto, dato che la validità della legge era
limitata nel tempo, stava per terminare e doveva comunque essere rivista
dalla Knesset, non c’era motivo per cui la Corte Suprema si dovesse
intromettere ulteriormente.

Questa volta il messaggio inviato dalla Corte Suprema alla Knesset era
molto chiaro: la legge non ha superato l’esame e non ha fornito
soluzioni efficaci ai problemi indicati.

�€" Knesset

La Knesset ha recepito quanto espresso dalla Corte Suprema, ma le
cautele utilizzate dalla Corte Suprema stessa e la decisione di non
abrogare la legge le hanno permesso in pratica di prolungare la validità
della legge di altri cinque anni. Lo spirito della sentenza della Corte
Suprema era chiaro: l’accordo definito dalla legge non era valido e,
comunque, non raggiungeva gli obbiettivi indicati. Attraverso il
prolungamento della validità della legge, è stata la Knesset, questa
volta, ad inviare alla Corte Suprema un suo messaggio: è la Knesset che
emana le leggi e non la Corte Suprema.

Quarto ed ultimo tempo (per il momento)

�€" Corte Suprema

In seguito al prolungamento della validità della legge, è stato
presentato un nuovo ricorso. La sentenza della Corte Suprema è stata
pubblicata il 22 febbraio 2012 e stabilisce, questa volta in modo
inequivocabile, che gli strumenti inseriti nella legge al fine di
bilanciare la parità di diritti e doveri non funzionano e non sono
efficaci; pertanto la legge colpisce l’uguaglianza tra i cittadini e
quindi non è “costituzionale”; di conseguenza, almeno nella forma
attuale, non potrà essere ulteriormente prolungata.

La delibera della Corte Suprema è un duro colpo per la Knesset. Dal
punto di vista della Corte Suprema questa sentenza giunge dopo diversi
tentativi di dare alla Knesset la possibilità di correggere la legge
senza ricorrere ad un ordine preciso della Corte. Dal punto di vista
della Knesset, o più precisamente, per alcuni membri di essa, si tratta
invece di una rozza ed illegale intromissione della Corte Suprema nel
processo legislativo.

Come detto, l’ultimo periodo è stato caratterizzato da rapporti
particolarmente tesi tra la Knesset e la Corte Suprema. Alcuni membri
della Knesset, dotati di forte potere politico, hanno tentato di
modificare il carattere e lo spirito della Corte Suprema attraverso
l’uso di diversi strumenti legislativi come la modifica delle
commissioni incaricate di nominare i giudici, la richiesta che ogni
candidato giudice sia sottoposto ad interviste preventive e, infine, la
modifica delle caratteristiche richieste per la nomina di giudice. Tutto
questo è finalizzato a permettere di nominare solo quei giudici che
sostengono la concezione più tradizionalista secondo la quale è
impossibile intromettersi nel processo legislativo. Tale opinione è
solitamente attribuita ai rappresentanti più conservatori del sistema
politico. Questi membri, inoltre, che costituiscono una maggioranza
politica forte, promuovono leggi molto discusse dal punto di vista sia
politico sia democratico. Contro queste leggi sono stati presentati alla
Corte Suprema molti ricorsi; in questo modo, si crea una delicata
situazione in base alla quale la Knesset e la Corte Suprema si criticano
frequentemente l’un l’altra e si ostacolano a vicenda. La presidente
della Corte Suprema, Dorit Beinish, conosciuta per essere una
sostenitrice dell’idea della legittimità dell’intromissione nel processo
legislativo, posizione che solitamente viene attribuita ai
rappresentanti della sinistra (anche se su questa opinione si può
certamente discutere), è prossima al pensionamento e questo è per lei
quello che si può definire “l’accordo finale”.

La validità della Legge Tal termina ad agosto e la Corte Suprema, in
pratica, ha dato tempo sei mesi alla Knesset per trovare un accordo
nuovo e più rispettoso della uguaglianza dei cittadini e dei diritti. La
sentenza della Corte Suprema scompiglia le carte e da questo momento le
discussioni devono iniziare da un nuovo punto di vista, dal momento che
non è più concessa la possibilità di prolungare ulteriormente l’attuale
accordo, che prevede l’esenzione di decine di migliaia di studenti delle
yeshivot dal servizio militare. L’apertura di una rinnovata discussione
sulla Legge Tal è materiale politico esplosivo e, insieme all’inizio
della discussione sul preventivo di bilancio, ha la forza di portare
alla rottura della coalizione ed alla caduta del governo.

Una cosa è certa: il mese di agosto sarà un mese molto interessante per
la politica israeliana.

Osnat Safrai

Marzo 2012



L’autrice di questo articolo è una giovane israeliana laureata in legge;
è nata ed è vissuta fino a circa due anni fa nel kibbutz Yavne (kibbutz
religioso); è quindi uscita dal kibbutz per stabilirsi a Gerusalemme
dove ha appena terminato uno stage come consulente legale alla Knesset.

Traduzione a cura di Edoardo Segre

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>Giovanni
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Per il manifesto, le FAQ ed un'interfaccia Web visita http://www.e-brei.net/
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