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il massacro di rechnitz

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Redfiddler

unread,
Oct 19, 2007, 1:59:52 PM10/19/07
to

marco.setti

unread,
Nov 1, 2007, 10:39:50 AM11/1/07
to

"Redfiddler" ha scritto ...


Grazie per i link, Red.

Ora, dopo una segnalazione di Wlodek Goldkorn il 18 ottobre (
http://goldkorn.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/10/18/i-veri-benevolenti/ )
, è stato ripreso da l'Espresso oggi, 1° novembre.


La notte dei Thyssen
di Wlodek Goldkorn


Un castello in Austria. Una contessa. Ospiti nazisti. Prigionieri ebrei. Poi
la strage. Ecco perché dopo 52 anni un giornalista inglese svela la storia
nascosta di una grande famiglia

"Le fosse erano in pendenza; il grasso umano prodotto dai corpi che
bruciavano colava lungo il fondo fino a un angolo, dove era stata scavata
una specie di conca per raccoglierlo. Quando il fuoco minacciava di
spegnersi, gli uomini prendevano un po' di grasso dalla conca e lo versavano
sui corpi per ravvivare la fiamma". Shlomo Venezia ha 84 anni portati
splendidamente. ...
È tutto vero. Il massacro c'è stato. È accaduto durante la festa che la
contessa Margit von Thyssen Bornemisza ha dato per i suoi ospiti al castello
di Rechnitz il 24 marzo 1945. Presumo, dagli indizi piuttosto forti, che lei
era lì, mentre si sparava ai prigionieri, ma non ho le prove materiali, i
testimoni oculari non sono più tra i vivi...

David R. L. Litchfield nel passato si è occupato di riviste glamour. Assieme
al celebre fotografo David Bailey pubblicava a Londra il patinatissimo
'Ritz'. Poi, all'improvviso gli è capitata tra le mani una delle più
raccapriccianti storie del secolo scorso. La storia, che sembra scritta
apposta per illustrare che cosa è il male metafisico, un male assoluto,
senza alcuna ragione né razionalità, è quella di una festa danzante in un
castello al confine tra l'Austria e l'Ungheria, dove vengono uccisi quasi
200 ebrei, ammazzati per divertire la castellana e i suoi amanti. La Seconda
guerra mondiale ha tramandato molte vicende di assassini di massa, compiuti
per eseguire ordini malvagi. E basti pensare ad Auschwitz, dove uomini e
donne delle SS mandavano ogni giorno persone alle camere a gas e poi la sera
e nel weekend andavano a divertirsi nella baita sulla riva del fiume Sola. È
accaduto qualcosa di simile anche con gli uomini del Battaglione 101 che
massacravano gli ebrei in Polonia (descritti nel libro di Christopher
Browning, 'Uomini comuni'). Qui la storia è diversa: il massacro è il
culmine estetico di una festa dei dannati che dopo ore di balli, bevute,
seduzioni, si danno al piacere di uccidere per uccidere, e poi tornano a
ballare, bere e sedurre.

Questa storia di 52 anni fa era nota, ma ha scosso le coscienze e ha
provocato una vera discussione solo in questi giorni, perché se ne è parlato
sulla 'Frankfurter Allgemeine Zeitung
'. Dice a 'L'espresso' Litchfield, che assieme alla moglie Caroline Schmitz
(che lo ha aiutato nelle ricerche) abita nell'Isola di Wight: "Ho cominciato
questo lavoro nel 1992 per ragioni commerciali. La famiglia von Thyssen mi
ha commissionato un libro che avrebbe celebrato la loro dinastia. Poi ho
fatto le mie scoperte". È nato così 'The Thyssen Art Macabre', pubblicato a
febbraio scorso a Londra, e dedicato appunto alla famiglia Thyssen, gotha
del jet set e giganti dell'acciaio, e che ha posseduto la più grande
collezione privata dell'arte del mondo, ceduta allo Stato spagnolo dal
barone Heini von Thyssen Bornemisza, negli anni Novanta.

Ma torniamo a quella notte. Lo scenario è quello di 'Götterdämmerung', il
crepuscolo degli dei. Mancano poco più di sei settimane alla resa del Terzo
Reich. L'Armata rossa si sta avvicinando ai confini dell'Austria, a
Rechnitz. Nella follia dei capi del nazismo, decine di migliaia di ebrei
ungheresi vengono portati, in una 'marcia della morte' verso Ovest, verso
l'Austria, per costruire la 'Ostwall', il vallo orientale: Hitler pensa di
poter fermare l'avanzata dei sovietici. Molti di quegli ebrei muoiono strada
facendo, alcune centinaia, finiscono a Rechnitz. Secondo Litchfield, 600 di
loro sono alloggiati "in condizioni disumane nei sotterranei del castello".
Il castello, a sua volta, è abitato da Margit von Thyssen Bornemisza,
sposata con il conte Ivan Batthyány. "Margit", racconta Litchfield, "era una
donna sessualmente molto attiva, e poi le piaceva moltissimo andare a
caccia". Sono due caratteristiche che hanno a che fare, spiega, con ciò che
è successo quella notte. Al castello Margit non è sola. La dimora è
requisita dalle SS, "ma la famiglia Thyssen, dalla Svizzera, dove vive il
padre Heinrich e il fratello piccolo di Margit, Heini, contribuisce al suo
mantenimento". E a Rechnitz ospite fisso è Joachim Oldenburg, iscritto al
partito nazista e funzionario della Thyssengas, azienda di famiglia e una
specie di curatore di Margit. "In realtà è il suo compagno di caccia e di
letto", precisa Litchfield. L'altro personaggio chiave è il locale boss
della Gestapo, Franz Podezin. Anche Podezin è compagno di letto
dell'irrequieta contessa.

La notte del 24 si dà dunque una grande festa. Passata la mezzanotte, una
quindicina tra gli invitati va in una stalla vicina, fa spogliare i circa
180 prigionieri "inadatti al lavoro" e spara. Al termine della carneficina,
si torna a ballare, a bere, forse a fare sesso, "ma le donne presenti erano
solo quattro, e se mi chiede se è stata un'orgia, le rispondo: è stata
un'orgia di violenza", precisa Litchfield. Come è potuto accadere? E cosa è
successo dopo? E come mai una storia così terribile viene lanciata nei media
solo oggi, e da un giornalista che candidamente ammette di non essere uno
storico (accusa fattagli da Wolfgang Benz, autore di importanti libri
sull'antisemitismo, alla radio di Stato tedesca)?

Intanto, passata la sbronza, uccisi altri prigionieri (testimoni del
massacro), la bella gente di Rechnitz dà fuoco al castello. "È uno scenario
da fine del mondo", dichiara Peter Wagner, scrittore, regista, autore di una
pièce teatrale intitolata 'März. Der 24': "Le fiamme si potevano vedere fino
in Ungheria". E poi? "Poi arrivarono i russi", spiegano Litchfield e Wagner.
E la giustizia fu fatta? La risposta a questa domanda la dà il professor
Josef Hotwagner. Hotwagner ha 70 anni, è un ex insegnante del locale liceo:
"Di mestiere sono storico, so di cosa parlo", precisa a 'L'espresso', e poi
fa una premessa: "Nel Paese si diceva che la contessa assisteva, anche prima
del 24 marzo, ad atti di crudeltà verso i prigionieri. Ne traeva una specie
di godimento". E poi prosegue: "Dopo, c'era tanta paura". Spiega Litchfield:
"Due testimoni, Karl Muhr e un ebreo ungherese sono stati trovati morti nel
1947. Il testimone ebreo morì in un 'incidente d'auto', Muhr perse la vita
nel 1946". Precisa Hotwagner: "Nel 1945 è stato Muhr a distribuire le armi
agli assassini. Nel 1946, gli hanno sparato nel bosco. Il suo corpo era
mezzo bruciato. Il suo cane è stato pure ucciso. E anche la casa venne
incendiata. L'ispettore Sirowatka (morto nel 2002) cominciò un'indagine, ma
fu rimosso. Fu detto che era per proteggerlo dai russi".

Come è successo che una storia che sembra tratta da un romanzo di forte
impronta nichilistica (altro che 'Le benevolenti' di Jonathan Littell) sia
finita in mano a un giornalista glamour? Risponde Litchfield: "Quando facevo
la rivista 'Ritz', a cavallo tra gli anni '70 e '80, frequentavo Francesca
von Thyssen. Era giovane. Era interessata alla fotografia". Nel frattempo
Francesca ha sposato Karl von Habsburg, si è impegnata nelle vicende della
ex Jugoslavia, promuove cause umanitarie e buone. "No, non penso che
Francesca abbia mai avuto dei rimorsi di coscienza per il passato della
famiglia", dice Litchfield, "in ogni caso mi ha fatto conoscere suo padre
Heini", ossia il barone Hans Heinrich Thyssen Bornemisza de Kaszón, nato nel
1921 in Olanda, morto nel 2002 in Spagna, e fratello di Margit, la
castellana. Heini era un grande collezionista d'arte. Nella sua Villa la
Favorita a Lugano c'erano opere di ogni genere ed epoca: da Ghirlandaio a
Pollock. Era anche un viveur, ha avuto cinque mogli, l'ultima, Carmen
Cervera detta Tita, ex miss Spagna. "Mi piaceva Heini", racconta Litchfield,
"il barone cercava qualcuno che scrivesse la storia della dinastia, aveva un
candidato spagnolo, con cui litigò. E siccome pagava bene, mi sono offerto
io. Credevo di dover occuparmi della storia dell'arte".

Litchfield racconta invece di aver scoperto degli scheletri nell'armadio e
tanti silenzi: "Mi ha colpito il fatto che con la mia attuale moglie
Caroline, lui non voleva parlare in tedesco. Era per una specie di senso di
colpa?", si chiede. E poi racconta: "C'erano bugie: non ultima, la versione
per cui Margit sarebbe stata scostante, poco sociale, e che il castello
sarebbe stato fatto saltare in aria dai sovietici". E indagando sulla
famiglia, Litchfield scopre due cose. La prima: i Thyssen "sono sempre stati
degli arrampicatori sociali". Ad esempio Heinrich, padre di Heini, sposò la
baronessa Bornemisza de Kaszón e si fece adottare dai suoceri per acquistare
il titolo nobiliare. Comunque, Heinrich sapeva amministrare i suoi beni.
Dopo la Prima guerra mondiale va a vivere in Olanda. Successivamente si
trasferisce a Lugano. Dice di essere in fuga dai nazisti. In realtà, secondo
Litchfield, la famiglia traffica con Hitler, vende armi, trasferisce soldi.
Altro che bel mondo dorato e patinato. Litchfield si appassiona alla
ricerca, lavora al libro per 14 anni. "Da bravo professionista volevo
onorare il contratto. Così ho consegnato a Tita, vedova di Heini (che nel
2006 ha fatto scalpore adottando in California, all'età di 63 anni, due
gemelle) un libro agiografico come richiesto, mentre con l'editore Quartet
ho pubblicato la storia come l'ho conosciuta davvero".

A Rechnitz nel frattempo tutti sapevano. Dice Hotwagner: "La storia è stata
pubblicata nel 1985 sulla 'Oberwarter Zeitung'. Ed è stato costruito un
monumento alle vittime". Accade spesso in Europa centrale che si parli degli
orrori della Shoah, storie successe in piccoli centri, senza che nessuno
disturbi colui che racconta, ma senza neanche che qualcuno si degni di
ascoltarlo. È successo, ad esempio in Polonia, dove nel 1941 nel paese di
Jedwabne la popolazione cattolica uccise quasi tutti gli ebrei vicini di
casa. La vicenda era nota, ma nel 2001, con la pubblicazione del libro dello
storico Jan Tomasz Gross ('Gli assassini della porta accanto'), di
quell'evento si cominciò a parlare come se fosse inedito. Così, sulla
vicenda di Rechnitz è stato girato (nel 1994) un documentario,
'Totschweigen' (star zitti fino alla morte).

Riassume la vicenda il regista teatrale Wagner, originario di quelle parti:
"Nel mio dramma faccio parlare i testimoni della strage: i cuochi, i
servitori, faccio apparire Margit sul luogo della strage, anche se con nome
cambiato. Nessuno mi ha mosso una critica, nessuno mi ha denunciato o
querelato. Silenzio". E spiega: "Siamo in Austria. Quando arrivarono i
sovietici preferirono accreditare la versione di un paese vittima di Hitler,
o forse non volevano inimicarsi la gente. E poi Rechnitz è una piccola
cittadina, dove vige la regola che i panni sporchi si lavano in famiglia".
Finché non arrivò un giornalista glamour con il proposito di guadagnare un
po' di soldi esaltando una famiglia potente, per poi raccontare una storia
che supera ogni immaginazione.
(01 novembre 2007)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/La-notte-dei-Thyssen/1853227&ref=hpsp

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Redfiddler

unread,
Nov 6, 2007, 1:53:33 PM11/6/07
to

"marco.setti" <marco...@quipo.it> ha scritto nel messaggio
news:BBlWi.4576$Ng7...@tornado.fastwebnet.it...

prego, grazie a te
queste cose sembrano non suscitare piů scalpore.
mah...
triste epoca
A

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