> Secondo voi, data la mia età, quale sarebbe l'approccio piu' produttivo
> per raggiungere il mio scopo?
[...]
sicuramente quello raccontato da Schliemann (lo scopritore di Troia) nel
suo libro autobiografico che l'applicò al greco, ma lo stesso metodo è
valido per tutte le lingue:
"Della grammatica greca imparai soltanto le declinazioni e i verbi
regolari e irregolari; ma non persi neppure un minuto del mio tempo
prezioso nello studio delle regole grammaticali. Infatti, vedendo che dei
ragazzi che per otto anni e spesso anche di piú sono afflitti e
tormentati nei ginnasi con le noiose regole grammaticali, nessuno piú
tardi è capace di scrivere una lettera in greco senza metterci centinaia
di errori grossolani, dovetti ben ammettere che il metodo seguito nelle
scuole era assolutamente sbagliato; a mio giudizio si può acquistare una
conoscenza approfondita della grammatica greca soltanto con la pratica,
cioè con la lettura attenta di prosa classica, imparandone a memoria
alcuni campioni. Seguendo questo metodo quanto mai semplice io imparai il
greco antico come una lingua viva. Lo scrivo anche in maniera affatto
corrente e mi esprimo in esso su qualsiasi argomento, senza mai
dimenticare la lingua. Ho una familiarità perfetta con tutte le regole
della grammatica, pur non sapendo se si trovano o no registrate nelle
grammatiche. E se accade che qualcuno,vuole scoprire errori nei miei
scritti greci io posso dimostrargli ogni volta che la mia espressione è
giusta recitandogli i passi dei classici in cui compaiono le locuzioni da
me usate”
prenditi qualche grammatica di scorta ma soprattutto manda a memoria brani
di prosa e in seguito poesia, poi cercati le ormai introvabili edizioni in
più lingue (ad esempio la bibbia esapla) e farai più studi in uno.
l'Alfieri, come ben saprai, imparò il greco in età adulta(e più che bene
dato che scrisse versi addirittura in quella lingua) ma prima ancora,
reimparò il latino che aveva dimenticato. un giorno, il precettore che
avevo preso, si accorse che stentava anche sui passi più semplici e,
toltogli un Fedro dalle mani, gli diede un Orazio, dicendogli: /dal
difficile si perviene al facile/ e aveva ragione.
c'è una profonda verità sotto ed è quella per cui, un adulto che studi
da solo, deve provare interesse e per l'oggetto dei suoi
studi e, andando l'interesse di pari passo con la concentrazione ecco che
un testo difficile, richiedendo più concentrazione, cattura meglio
l'attenzione, mentre, probabilmente, se cominciassi subito a declinare
rosa, rosae o a fare le frasette della prima declinazione, ti scocceresti
dopo non mlto ch'avrai iniziato
> sicuramente quello raccontato da Schliemann (lo scopritore di Troia) nel
> suo libro autobiografico che l'applicò al greco, ma lo stesso metodo è
> valido per tutte le lingue:
Quanto simili le osservazioni di Luigi Miraglia (pur senza citare
Schliemann) nella guida ad *Athenaze*:
www.vivariumnovum.it/guida_athenaze.htm
Proponiamo allora il metodo Ørberg: www.vivariumnovum.it/Latino.htm
(anche per autodidatti: www.vivariumnovum.it/guida_athenaze.htm)
Per inciso, perché la "Lingua latina per se illustrata" ha così poco
successo nella scuola italiana?
--
Catalepton
> Ti consiglio due buone grammatiche di liceo
A me? ;)
--
Catalepton
http://catalepton.altervista.org
Grazie dei consigli, se ne avete altri li leggero' con piacere :-)
Catalepton ha scritto:
Semplice: perché la scuola italiana è popolata (non oso dire
"infestata" per non offendere qualcuno) da babbioni e babbione, vecchi
e giovani, i quali usano stancamente e pedissequamente i manuali e i
dizionari (vedi il Rocci) su cui essi stessi hanno studiato, tutt'al
più con le copertine cambiate e il doppio colore nel testo. Del resto,
se adottassero metodi più efficaci, come potrebbe prosperare il
business delle ripetizioni e lezioni private, alimentato appunto dai
numerosissimi debiti (e immagino in ascesa ora che Fioroni ha
ripristinato i cosiddetti esami di riparazione) da costoro appioppati
a studenti che imparano poco, in gran parte per cattiva volontà, ma in
parte non trascurabile anche a causa del fallimento dei metodi invalsi
nella scuola italiana?
Teo Orlando
> Semplice: perché la scuola italiana è popolata (non oso dire
> "infestata" per non offendere qualcuno) da babbioni e babbione, vecchi
> e giovani,
[con quel che segue]
Conoscendo l'efficacia e il successo del metodo Ørberg in altri paesi,
la mia domanda era un po' retorica e onestamente cercava di provocare
proprio questa risposta, che non mi sono dato da solo per non parere
troppo, sempre polemico; ma la tua sintesi del problema è magistrale.
Avrei qualche riserva, forse, sulla "cattiva volontà" - che nella mia
esperienza dipende in buona parte dalla scarsa capacità degli insegnanti
di *motivare* allo studio delle lingue classiche (ad esempio, perché
insistere per due anni sulla grammatica senza nessun, dico nessun
approccio ai testi e alla civiltà greca e latina, benché gli stessi
programmi ministeriali vecchi e nuovi ne facciano un punto fermo già nel
biennio?).
--
Catalepton
http://catalepton.altervista.org
> vecchi e giovani, i quali usano stancamente e pedissequamente i manuali e i
> dizionari (vedi il Rocci)
[...]
sul Rocci vorrei spendere due parole. è un lavoro più che notevole per
essere l'opera di un solo uomo, ma, di tanto in tanto mi accorgo di certe
strane mancanze, d'altra parte, ho da tempo rinunciato a dare l'ultima
parola al vocabolario per cercarmi il giusto significato di un termine
sconosciuto, col confronto del contesto nei passi di autori *autorevoli*
(ricordo che una volta trovai la esatta resa di un termine greco in uno
scritto latino di Lorenzo Valla)
Ma ne facessero almeno un'edizione tutta da capo invece che ristampare
sempre la stessa copia anastatica! (già di suo non propriamente perfetta)
così non si perderebbero le diottrie per cercar di capire quello spirito
s'è dolce o aspro e così via
sono d'altronde convinto che nei nuovi dizionari non c'è tutto l'amore
dei vecchi e non è detto che solo perché contengono più parole siano
più autorevoli
in realtà, per insegnare bene le lingue classiche è proprio all'antico
che bisogna tornare e insegnarle sempre insieme, non con quella cosa
obbrobriosa di separare nei licei scientifici lo studio del latino da
quello del greco, perché si sostengono a vicenda e più di capisce l'una
lingua, più si comprende anche l'altra. anche gli *scienziati*
trarrebbero giovamento dallo studio del greco, potendone trarre una gran
messe di termini (giusta la teoria del Leopardi) per i loro studi e
scoperte
> Avrei qualche riserva, forse, sulla "cattiva volontà" - che nella mia
> esperienza dipende in buona parte dalla scarsa capacità degli insegnanti
> di *motivare* allo studio delle lingue classiche
Hai qualche consiglio/esperienza su come insegnare in modo meno direttivo,
meno noiosamente frontale e più motivante?
Sia la grammatica che la letteratura...
Ovviamente la richiesta è rivolta a tutti :)
> Hai qualche consiglio/esperienza su come insegnare in modo meno direttivo,
> meno noiosamente frontale e più motivante?
> Sia la grammatica che la letteratura...
> Ovviamente la richiesta è rivolta a tutti :)
C'è chi meglio di me può darti risposta; ma inizio a raccogliere le
idee: http://catalepton.altervista.org/2008/03/15/villula-catonis
--
Catalepton
Mia figlia ha 13 e quest'anno ha iniziato a fare latino. A scuola studiano
anche l'inglese e il francese (beati loro, quando ero piccolo io era già
molto se ci insegnavano l'inglese alle medie). Beh, mi ha confermato la
stessa impressione che ebbi io quando iniziai a studiare latino: il problema
secondo lei (e io concordo) e che non ti insegnano una lingua, ma una serie
di nozioni e regole che devi solo imparare a memoria. Le professoresse di
inglese e francese in aula parlano solo in inglese e francese, quella di
latino parla in italiano. Le prime cose che impari delle altre lingue è "che
ore sono", "come ti chiami", "quanti anni hai", mentre del latino si
studiano le declinazioni. Ora, studiarle è giusto, ma una lingua si impara
parlandola. Non so quanti degli antichi romani, soprattutto del popolo,
avessero una pallida idea di cos'era una declinazione. Magari le sbagliavano
pure, ma comunicavano in latino.
A mio avviso, l'UNICO modo di parlare una lingua è parlarla. Il fatto che
sia una lingua morta (che poi per il latino non è del tutto vero), non
conta. Varrebbe per il sanscrito o l'antico egizio se sapessimo come
parlarle (almeno per quello che riguarda la seconda). Mi è piaciuto molto il
fatto che la Passione di Cristo di Mel Brooks fosse tutta in latino e
aramaico. In Italia un film così non lo avrebbe fatto nessuno (noi doppiamo
tutti i film). Lui ha avuto il coraggio di fare un film in due lingue
praticamente estinte. È stato impressionante sentir parlar latino per dire
cose semplici, invece di declamare orazioni funebri. Ho riscoperto una
lingua che avrebbe dovuto essere mia, essermi familiare, e invece la trovavo
strana, perché in fondo non l'avevo mai sentita usare così, per DIRE, per
COMUNICARE!
Imparare il latino? Ci vorrebbero i DVD con le scenette di uno che chiede a
un altro, "mi scusi, dov'è il colosseo?" "Oh, in fondo a destra, dopo il
mercato del pesce." :-)
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Dr. Dario de Judicibus - Italy (EU)
Site: http://www.dejudicibus.it
Blog: http://lindipendente.splinder.com
Book: http://www.lalamanera.it
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
formosus es... sebastiane di derek jarman e' del 1976. quando vidi i
manifesti, senza molte spiegazioni, cercavo di pronunciarmi il nome in
inglese. invece era un vocativo.
grande film
http://jclarkmedia.com/jarman/jarman01sebastiane.html
ciao, a.
Bonus est, Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum esse!
Lupus uluillic, castellum uluillac!
> A mio avviso, l'UNICO modo di parlare una lingua è parlarla. Il fatto che sia
> una lingua morta (che poi per il latino non è del tutto vero), non conta.
Be' con l'inglese e il francese, se viaggi o vai a vivere all'estero,
puoi comunicare, per lavoro o per diletto.Essendo il latino lingua
morta, sarebbe "parlata" solo tra "iniziati".Secondo me l'utilita'
(grandissima!) del latino sta altrove: farci imparare a ragionare.Ho
fatto il classico e lo rifarei cento volte, ora che vivo fuori e lavoro
in inglese e spagnolo, mi rendo conto che tuttora avere studiato "le
declinazioni" mi serve e mi da' un valore aggiunto rispetto a tutti,
madrelingua compresi.
> Varrebbe per il sanscrito o l'antico egizio se sapessimo come parlarle
> (almeno per quello che riguarda la seconda). Mi è piaciuto molto il fatto che
> la Passione di Cristo di Mel Brooks
Mel Gibson magari...Mel Brooks e' un comico ;)
> fosse tutta in latino e aramaico.
Anche a me ha fatto piacere e impressionato.
> e invece la trovavo strana, perché in fondo
> non l'avevo mai sentita usare così, per DIRE, per COMUNICARE!
Gia'!
> Imparare il latino? Ci vorrebbero i DVD con le scenette di uno che chiede a
> un altro, "mi scusi, dov'è il colosseo?" "Oh, in fondo a destra, dopo il
> mercato del pesce." :-)
Nojo vulevuam savua' ;)
> inizio a raccogliere le idee
Continuo a raccogliere le idee:
http://catalepton.altervista.org/2008/06/29/russicum-est-non-legitur
--
Catalepton