Rafminimi
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MATRIMONIO, SACRAMENTO, EUCARESTIA (PRIMA PARTE)
10 aprile 2013
Reduce da una estenuante chiacchierata - l'ennesima - con una cara ragazza
separata senza figli che ha da tempo una relazione con un uomo separato con
figli, ragazza insiste nel dire che lei ha diritto all'Eucaristia perch� va
sempre a Messa e che se anche il prete dell'ultima Confessione le ha negato
l'assoluzione lei la Comunione la fa lo stesso perch� la volta prima un
altro prete l'assoluzione gliel'aveva data, sento il bisogno di riordinare
le idee a beneficio in primis di me stesso.
Per prima cosa, sgombriamo il campo dall'equivoco - chiamiamolo cos� - per
cui il matrimonio sarebbe una invenzione della Chiesa ed i Vangeli non ne
parlerebbero, quantomeno non in termini di indissolubilit�. Ora, Cristo in
persona ha sancito l'indissolubilit� del matrimonio: Marco 10, 2-9; Matteo
19, 6; Luca 16, 18. Quindi, non dico un cattolico ma almeno un cristiano non
pu� asserire liberamente che "� stata la Chiesa ad imporre il matrimonio
indissolubile". E' stato Cristo, pigliatevela con Lui. Se poi volete andare
d'accordo con Dio facendo a meno di Cristo, il problema � su un altro piano.
Ma restiamo nella premessa: spiegare ad un cattolico perch� un divorziato
risposato o riaccompagnato, o un separato riaccompagnato, non possono
accostarsi all'Eucarestia.
Ges� stesso, come dai passi che ho riportato, ci dice che il matrimonio �
indissolubile, perch� gli sposi "saranno una sola carne": il Sacramento del
matrimonio imprime alle loro anime - e non solo alle loro storie - un
sigillo ed un suggello, dopo i quali nulla sar� pi� come prima. Quod factum
est infectum fieri nequit. Seppur gli sposi iniziassero a comportarsi da
separati o, peggio, da non sposati (come dopo il divorzio), ebbene il
Sacramento resterebbe e resta comunque esistente e valido, li lega per
sempre. Gli sposi possono solo offendere il Sacramento, disprezzandolo ed
ignorandolo, ma non possono cancellare quell'unione che esso ha determinato.
Quindi il divorzio non cancella il matrimonio, bens� lo offende. E l'offesa
del Sacramento � peccato, che investe tutti coloro che, ad ogni titolo, vi
abbiano cooperato (capito, Colleghi divorzisti?).
Certo va fatta una precisazione: poich� nel nostro ordinamento - come in
tutti gli altri - si pu� sciogliere il matrimonio civile praticamente ad
libitum, anche ove il coniuge si opponga, pu� accadere e sovente accade che
uno dei due sposi il divorzio lo subisca. E' chiaro che chi subisce il
divorzio e non ha concorso all'allontanamento del coniuge non ha alcuna
responsabilit� morale (ci mancherebbe!) e pu� accedere all'Eucaristia,
sempre per� che non si accompagni ad altri.
Dunque, determinare lo scioglimento del matrimonio civile � male, perch�
offende il Sacramento.
Ora, posto che offendere il Sacramento del matrimonio � contravvenire al
Bene che Cristo ha scelto per noi, � parimenti male comportarsi come se il
matrimonio, che � ancora in piedi e lo resta anche dopo il divorzio, non
esistesse pi�. A questi effetti, separato o divorziato pari sono: il coniuge
che si accompagna ad un'altra persona commette peccato, perch� il suo sposo
resta un altro, non quello col quale ora si frequenta e magari va a letto.
Perci� si offende il Sacramento non solo determinando il divorzio o la
separazione, ma anche se si ha un nuovo partner in costanza di separazione o
dopo il divorzio, sia che divorzio o separazione siano stati cagionati, sia
che li si sia subiti.
Va da s� che � in peccato anche la persona, mai sposata, che si accompagna
ad un divorziato o separato: se il matrimonio � indissolubile, questa
persona non fa altro che violare ed oltraggiare un legame che esiste, ed
esiste davanti a Dio per tutta questa vita terrena.
Tutte queste cose non le dico io: le dicono il Magistero, il Catechismo ed
anche buon senso e logica, se si parte dalla premessa storica e documentale
che Ges� Cristo in persona ha sancito l'indissolubilit� del matrimonio.
Ora, mi pare evidente che in queste condizioni non si possa accedere alla
Comunione, almeno per due gravi ragioni: 1) si � in peccato, e nel peccato
non si pu� ricevere l'Eucaristia; 2) l'Eucaristia � un Sacramento, ed �
quantomeno contraddittorio ambire ad un Sacramento mentre se ne offende un
altro.
A queste gravi condizioni si accompagna il moto di ribellione che anima chi
pretende l'assoluzione in tali condizioni: "la morale cattolica me la faccio
io, non me la fa il Magistero, perci� se con mia moglie non ci stavo pi�
bene o se lei mi ha piantato o mi ha tradito, perch� sono condannato a star
da solo? Perch� non posso prendere la Comunione?", fino alle derive di
massima confusivit� tipo "ho pregato tanto ed ho sentito che Dio mi appoggia
e che questo nuovo compagno me l'ha donato Lui". E questa spinta sovversiva
� patrimonio proprio di ogni condizione di peccato e di ogni peccatore
impenitente.
Se abbiamo a cuore la nostra anima, ma anche le anime di coloro che,
guardando alla nostra condotta, possono esserne traviati, dobbiamo
rimediare. E come si rimedia? Come ad ogni peccato: se ci pentiamo, Dio ci
perdona. Se torniamo da Lui, ci accoglie sempre. Chiaramente, il pentimento
vero � accompagnato dalla desistenza dalla condotta di cui ci si pente. Non
si pu� sostenere di essersi pentiti di aver offeso il matrimonio e
simultaneamente continuare a oltraggiarlo. Quindi, se si tratta di un
divorziato riaccompagnato, il primo passo � che egli lasci, pur con ogni
umana cautela, il nuovo partner; il secondo �, se possibile, che si
riavvicini al precedente, o che viva la condizione di separato o divorziato
senza avere nuove relazioni. Se invece si tratta di un coniuge che abbia
determinato il divorzio, la via � tentare comunque la riconciliazione con lo
sposo lasciato, sempre ove ci� sia ancora possibile. Chi si accompagna ad un
divorziato o ad un separato, lo lasci e si trovi una persona libera. Si
tratta, insomma, di porre fine ad una condizione e ad un comportamento che
Ges� stesso ci ha indicati come malvagi, e di limitarne o ripararne le
conseguenze. [continua...]
Massimo Micaletti
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