MATRIMONIO, SACRAMENTO, EUCARISTIA (SECONDA E ULTIMA
PARTE)
12 aprile 2013
Sembra impossibile? No, � "solo" molto difficile. Ma nessuno ci ha mai detto
che la via per la Vita Eterna sarebbe stata una passeggiata di salute.
E troppo spesso non dicono cosa sia in realt� il matrimonio neppure a noi
cattolici. In una dimensione come quella dell'unione sponsale, nella quale
la componente affettiva � fortissima e coessenziale, � molto alto il rischio
che l'affettivit� scada nel sentimentalismo o nell'emotivo, e che si arrivi
alle nozze su una spinta poco meditata o sulla base di considerazioni
meramente materiali ("abbiamo i soldi? abbiamo la casa? il lavoro �
avviato?"), pure importanti ma non costruttive dell'unit� familiare. Sullo
sfondo, viene lasciato il momento religioso che viene vissuto come passaggio
necessario, per una sorta di inerzia sociale. Cos� pu� accadere che il
famoso corso prematrimoniale divenga una sorta di cartellino da timbrare,
nel quale possono determinarsi due situazioni patologiche: da un lato i
partecipanti non prestano troppa attenzione a quel che viene loro proposto,
o lo ritengono il vaneggiamento di un sognatore; dall'altro il catechista ha
paura di calcare la mano perch� pensa che su molti punti sarebbe una
battaglia persa. Del resto, quante coppie fanno la preparazione al
matrimonio pur essendo gi� da tempo conviventi? Per non parlare poi di quei
"gruppi famiglia" che accolgono, assieme alle coppie sposate, coppie di
conviventi con matrimoni alle spalle: la "pastorale per i divorziati" � una
sfida che la Chiesa ha raccolto, nel suo continuo inseguire le pecorelle
smarrite fino alle porte dell'inferno, ma � uno strumento delicato che va
adoperato con ogni accortezza. Il rischio infatti � che ci si ritrovi nella
difficile ed ambigua situazione in cui all'accoglienza paia affiancarsi una
sorta di connivenza: ci� disorienta pure quei coniugi che vanno al "gruppo
famiglie" pensando di trovarvi solo. famiglie e che vedono legittimate come
tali delle convivenze che invece famiglia non sono e che anzi la famiglia
offendono gravemente. Disastroso poi il caso in cui al divorziato convivente
sia affidato il compito di catechista: purtroppo accade anche questo, magari
con la giustificazione di una buona preparazione (teorica) o di una efficace
comunicativit�. Ecco: se le premesse in punto di formazione sono queste, se
ab origine ci sono nel gregge l'indifferenza ed il distacco e nei pastori la
reticenza, � chiaro che il percorso � molto pi� in salita di quel che gi�
sarebbe di suo.
A ci� si aggiunge la catechesi familiare, che spesso � latitante o
incoerente. Non parlo solo dei divorzi "di seconda generazione" (ossia dei
divorziati figli di divorziati o separati) ma di sposi cresciuti in famiglie
cristiane, famiglie che per�, al dunque della prova cui i figli sposati sono
sottoposti, non fanno scudo alla coppia in difficolt�, ma si chiudono in una
posizione di ottuso rifiuto o di compassionevole condiscendenza, e si
riprendono in casa "il ragazzo che quella cretina non si meritava". Taccio
il caso ripugnante (e diffuso) in cui siano gli stessi genitori a "remare
contro" sin dall'inizio. Chiaramente, � presente e comprensibile il dolore
dei genitori nel vedere che la famiglia del figlio va in pezzi, specie se
sotto le macerie capitano i nipoti; � pure presente e comprensibile, per�,
la drammatica carenza di strumenti che le famiglie d'origine hanno per
vivere queste situazioni, per portare un soccorso vero ed effettivo ad una
situazione di difficolt� che con le adeguate cautele spirituali ed umane
potrebbe essere superata.
Certo questo stato di cose non aiuta ad una scelta che sia consapevole anche
in ordine alle conseguenze sul piano sovrannaturale. Un matrimonio
tormentato viene cos� visto e vissuto "solo" (occhio alle virgolette) come
un fallimento umano, come un dramma umano, come un errore umano, ma si
ignorano o non si comprendono o non si accettano le ulteriori gravissime
conseguenze sul piano sovrannaturale, in termini di peccato e della nostra
vita spirituale. Per questo poi risulta per alcuni incomprensibile il
diniego dell'Ostia.
Ma in questo mio minimo discorso manca (quantomeno) un pezzo, e vedo di
aggiungerlo.
In definitiva - chiediamoci - perch� un divorziato o separato riaccompagnato
vuole l'Eucaristia? Per provocazione? Solo per ribellione? Solo per
l'incompleta
conoscenza della morale cattolica sulla famiglia? Siamo franchi. A volte
si tratta delle solite strumentalizzazioni dei soliti nemici della Chiesa
che dovremo tenerci fino alla fine dei tempi; ma pi� spesso chi cerca la
Comunione vuole. la comunione! Vuole essere riammesso in un gruppo che
permea la vita sociale e dal quale soffre ad essere escluso, un gruppo dal
quale proveniva ed al quale sente tuttavia di appartenere. Pi� ancora, il
divorziato risposato si sente escluso dall'Amore di Dio e questo Amore vuol
prendersi a forza, appropriandosi dei suoi segni esteriori, come appunto la
Particola. Quanta pena c'� in questo desiderio! Quante volte ascoltiamo il
travaglio di persone che vivono questi drammi, ed abbiamo la precisa viva
consapevolezza che il "rimedio" - ossia il nuovo compagno - sia peggiore del
male! Quante volte i loro attacchi, le provocazioni sono in realt� un
cercare una via per stare nella Chiesa.
Queste persone, per�, dovrebbero comprendere che non � la Chiesa che gli
nega qualcosa, ma sono loro stessi che si pongono nella condizione di
precludersi il Sacramento, perch� non si pentono, non corrono incontro al
Signore. Quando si sono sposati, si sono promessi l'un l'altro per
l'eternit�,
oltre i peccati, le colpe ed i limiti di ciascuno, e si sono impegnati a
vivere la famiglia secondo la morale cattolica, che � retta dal Magistero,
il quale appoggia sul Vangelo, sui Santi, sui Papi, sui Martiri: non
dimentichiamo che per difendere l'indissolubilit� del matrimonio la Chiesa
non ha temuto d'affrontare uno scisma anche sanguinoso.
Dunque non � vero che la Chiesa li caccia, non � vero che la Chiesa non li
vuole, tantomeno � vero che chi li illumina sulla loro condizione � uno che
si diverte a giudicare gli altri ed a staccare biglietti per l'inferno o il
Paradiso. Nulla di tutto questo. La Chiesa cerca, chiama ed accoglie tutti
coloro che decidono di vivere come Ges� ci ha chiesto, indipendentemente
dalla loro storia. Non � facile far quel che ci chiede Ges�: Egli stesso ha
detto a chi voglia la vita eterna "rinneghi se stesso, prenda la sua Croce e
mi segua". Dio sa quale sia la Croce per ognuno di noi, certo � per� che
essa c'�; certo � che saremo perseguitati, che saremo diversi dal mondo, che
il mondo non ci capir�, ci offender�, mentir� contro di noi, si far� beffe
delle nostre "fissazioni" o le riterr� disumane. Il mondo dir� che la Chiesa
sbaglia, e non c'� giorno che non lo dica a proposito della indissolubilit�
del matrimonio.
La Chiesa � corpo mistico di Cristo, quindi non sbaglia; ma certo gli uomini
di Chiesa possono aver sbagliato, talvolta. "Non osi dividere l'uomo ci� che
Dio ha unito", per�, l'ha detto Cristo: e Cristo non sbaglia. Ecco perch�
offendere il matrimonio � offendere Ges�, ecco perch� la Comunione non si
pu� fare.
Questo � il difficile, in questi tempi: accogliere le persone ma nella
Verit�, che � la prima forma di Carit�. Con pazienza ma con costanza, con
fermezza ma con amore, indicare costantemente che la via � quella, non ce
n'�
un'altra. Lo dobbiamo soprattutto a loro, a quelli che vivono la distruzione
di una famiglia. Perch� al dolore, all'errore, alla solitudine, alla
ribellione, al peccato non s'aggiunga un sorridente, accogliente, generoso
inganno.
Massimo Micaletti
Post scriptum. Non ho citato altro che il Vangelo, negli appunti di cui
sopra: ma il Magistero sull'indissolubilit� del matrimonio � sterminato e
grave.
Per chi voglia approfondire e per chi cerchi argomenti segnalo, tra i
moltissimi:
Enciclica Arcanum divinae, Leone XIII, 10.2.1880, su
http://www.vatican.va/holy_father/leo_xiii/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_10021880_arcanum_it.html
Enciclica Casti Connubii, Pio XI, 31.12.1930, su
http://www.vatican.va/holy_father/pius_xi/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19301231_casti-connubii_it.html
Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, Giovanni Paolo II, 22.11.1981,
su
http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_19811122_familiaris-consortio_it.html
Sono sufficienti i riferimenti contenuti in questi tre documenti per avere
chiaro come i Pontefici ed i Padri della Chiesa (Sant'Agostino e San Tommaso
in testa) abbiano chiaro che il matrimonio non � solo un atto della volont�
ma pure una promessa dinanzi a Dio che non pu� essere revocata.
Ce ne sarebbero ancora tantissimi, ma non posso omettere il Catechismo
vigente, nei punti da 1601 a 1666, in particolare i punti 1614, 1643, 1649 e
1664 (suhttp://
www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm). Infine,
esemplare per chiarezza ilCatechismo di San Pio X, punto 144 dell'Essenziale
e punti 830 ed 833 del Maggiore
(suhttp://
www.corsiadeiservi.it/public/pages/home/CatechismoMaggioreSPX.pdf).
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