"father mckenzie" ha scritto
> fdb scrisse
> io
> credo
> che
> andare
> a
> capo
> spesso
> NON
> sia
> scrivere
> una
> poesia
non
ci
piove
Aggiungo una breve riflessione del poeta Veniero Scarselli
"E tu, sei poetico o prosastico?
Confesso � e forse sono in buona compagnia � che le mie notti sono
tormentate da questo dubbio: che differenza c�� fra poeticit� e
discorsivit�, ovvero prosasticit�? Da quando infatti ho abiurato la fede
giovanile di poeta ermetico (s�, confesso, a quei tempi lo ero anch�io: ah,
i giovani, che birichini!) per dedicarmi a una scrittura chiara e
trasparente, pi� matura, qualche sapientone mi ha tacciato d�esser poco
poetico e molto prosastico; in altri termini, discorsivo, recitativo,
pedestre, terra-terra, insomma da buttare; e insieme a me naturalmente tutti
i confratelli nella colpa, clandestini della poesia chiara e trasparente (ma
non per questo insulsa) costretti da grandi editori, grandi premi letterari,
grandi poeti di moda e grandi critici dei giornali quotidiani, a vivere e
morire in oscure catacombe, pagando per giunta di tasca propria anche il
proprio oscuro funerale. Secondo quei sapienti una scrittura piana,
trasparente e senza trabocchetti, una scrittura che quando dice �pane� �
davvero pane, e quando dice �vino� � davvero vino, sarebbe da classificare
come prosa, e quelli che la praticano sarebbero solo scrittori prosastici
senza un briciolo di fantasia; in tal modo viene contrabbandata l�idea che
la fantasia sia esclusiva peculiarit� del linguaggio oscuro, cio� della
poesia ermetica. A nulla vale chiedere agli stessi sapienti dove
collocherebbero la cosiddetta �prosa poetica�: risponderebbero che non � la
versificazione a distinguere la poesia dalla prosa e che anche la prosa
poetica �... poetica quando costringe lo sfortunato lettore a penetrare col
sesto senso nell�oscurit� delle parole e a indovinare il �non-detto� (cio�
quando non ci capisce nulla, n.d.r.), mentre, quando si capisce tutto alla
perfezione, � piatta prosa... prosastica. Quei signori non si rendono
neanche conto che la prosa poetica si chiama appunto �poetica� solo perch� �
fatta da una sequenza di versi veri, con ritmi musicali veri, messi in fila
in una sequenza continua dove i versi non si vedono ma si �sentono�.
Il bello � che, se si guarda bene, la maggior parte dei poeti di oggi sono
senza saperlo cultori di prosa poetica, anche se fanno finta di scrivere in
versi; infatti per ideologia, o incapacit�, o mancanza d�orecchio, la
maggior parte ha in grande disdegno la metrica, oltre che la grammatica, e
spezza i versi andando a capo quando gli pare e piace senza alcuna ricerca
di ritmo musicale, cos� che i cosiddetti �versi� si potrebbero mettere in
fila appunto come nella prosa poetica senza che cambi niente: cambiando l�ordine
degli addendi infatti il risultato non cambia. Qualcuno se ne vanta, qualcun
altro fa solo la pecora nel gran gregge dei senza-metrica. Tuttavia tutti,
sentendo confusamente nel fondo della loro coscienza che una versificazione
senza metrica non sarebbe altro che ignobile prosa poetica, pensano di poter
venire ancora classificati nel pi� nobile genere della poesia �salvando� i
loro versacci con un po� di oscurit�.
Non si pu� dunque ignorare che ancora oggi i sapienti del momento continuano
a stabilire una ferrea corrispondenza fra �oscurit�� e poeticit�, e per
converso fra �chiarezza� e prosasticit�. Non tutti hanno il coraggio di
ammetterlo, e allora si nascondono malamente dietro metafore o eufemismi
affermando che la poesia � il regno del �non-detto�, e la prosa il regno del
�detto�; al massimo concedono che un po' di oscurit� fa bene alla poesia, e
fanno cos� passare la panzana che in tal modo si stimola la fantasia del
lettore. Hanno addirittura l�impudenza di invocare a sostegno una frase
ambigua di Leopardi nello Zibaldone interpretandola a modo loro. Ebbene,
davanti alla sapienza fideistica di cos� autorevoli critici e grandi poeti,
cosa pu� fare una minoranza, se non sentirsi vergognosamente sprovveduta, e
infine inchinarsi? Io stesso devo confessare che la mia auto-liberazione �
avvenuta attraverso molti dubbi tormentosi; ancora oggi, per ogni verso che
scrivo, mi capita inconsciamente mio malgrado di chiedermi se esso contenga
almeno una briciola di oscurit�, in modo da potere far vibrare un po� anche
i cuori sofisticati degli ermetici. Meno male che subito prevale l�eroica
consapevolezza di non vendersi al nemico, confortata anche dalla
rassicurante protezione di un Dante e dello stesso Leopardi � tanto per
prendere una bella bracciata di storia letteraria � ai quali non si � certo
mai rinfacciata la chiarezza e la trasparenza; anzi, mi risulta che quando a
quei poverini era scappata qualche oscurit�, eserciti di professori di liceo
spiegavano agli alunni che in quel punto la poesia aveva avuto un momento di
debolezza, una specie di mancamento, e quindi si poteva tranquillamente
saltare quel brano a pi� pari. Insomma, nessuno ha mai rinfacciato a quei
Grandi che la loro poesia fosse discorsiva o prosastica perch� diceva le
cose chiare e tonde e usava correttamente la lingua, dimenticando fra l�altro
che la lingua italiana l�hanno fatta proprio loro. Perch� dunque proprio
oggi si dovrebbe invertire la tradizione e dire �oscurit� uguale poesia�?
Forse perch� anche la poesia dovrebbe seguire il progresso tecnologico?
Ma se ai nostri Grandi l�oscurit� di linguaggio nemmeno passava per l�anticamera
del cervello, allora quando � nata questa benedetta-maledetta idea che la
poesia sia... �poesia� solo quando prevale il �non-detto�? Io ho una teoria
molto maligna, che dice che la ricerca sfrenata dell�indicibile, o del
�non-detto�, sia nata non a caso in questo nostro secolo di neo-medioevo, in
cui, vuoi per il frastornamento causato dal relativismo e permissivismo
imperanti, vuoi perch� si crede che anche la poesia debba a tutti i costi
partecipare a quest�orgia di progresso consumistico-tecnologico, vuoi perch�
si pensa che gli antichi avrebbero gi� detto tutto ci� che si poteva dire,
accade che oggi non si sappia pi� che cosa inventare di �nuovo�. Crisi di
contenuti, dunque, e non di stile poich� lo stile e la metrica son sempre
quelle; la verit� � che chi, poveretto, di contenuti non ne ha si nasconde
nello scrivere il �non detto�, credendo che stando nel gregge di chi si
autodefinisce �avanguardia� egli possa mantenersi l�ambita patente di poeta;
perfino i pochi che scriverebbero pi� volentieri chiaro e tondo si
arrabattano a inventarsi le pi� improprie associazioni di parole o, bont�
loro, analisi egocentriche dei propri intimi sentimenti come se questi
fossero la cosa pi� interessante del mondo; oppure si dedicano a parlare di
ovviet� quali prati in fiore, mamme o farfalle, pensando di fare almeno un�onesta
poesia cristiana, edificante e rasserenante, mentre invece � solo insulsa e
banale. Ben pochi sono quelli che perseguono un�articolata riflessione
esistenziale o metafisica che tocchi i temi terribili dell�umanit� e della
spiritualit� o quelli vietatissimi che riguardano i misteri della
corporeit�; pochi sono quelli che credono che la poesia debba recuperare la
sua antica funzione di insegnare qualcosa attraverso una rilettura del mondo
per arricchire la nostra consapevolezza.
Ma per chiudere con un filo di speranza, diciamo pure che se ci� non avviene
oggi, perch� disperare che avvenga nel millennio appena cominciato, che
forse ci far� risorgere dal medioevo? Quindi, poeti chiari e trasparenti di
tutto il mondo unitevi! e facciamogliela vedere!"
Veniero Scarselli
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Mi trovo molto in accordo con le cose suddette dallo Scarselli.
Da tempo sto cercando di fare un "lavoro" che elimini le ambiguit� e
recuperi le parole anche di uso quotidiano, con tanti "bassi" e finora
nessun "alto" neppure sfiorato . Devo riconoscere di essere un poco scarso
con la metrica e quindi spesso il ritmo � sincopato, spezzato se non peggio.
Le andate a capo spesso sono "indifferenti" nel senso che
non cambiano il significato del testo.
Devo decisamente rimettermi a studiare.
Tempo fa ho letto un libro di critica poetica che invece sposava le tesi
opposte. Le conclusioni erano che se non si conosce il poeta e il perch�
delle sue "immagini" non si pu� capirne il testo. Per assurdo si arrivava ad
affermare che ogni lettore "fa la sua poesia" partendo dallo stesso testo
dello stesso autore e quindi � in parte autore e poeta egli stesso in quanto
lettore con sensibilit� ed esperienza diverse dagli altri.
Inoltre si affermava che in poesia ormai si � detto tutto e quindi non �
rimasto spazio se non per le sensibilit� del singolo.
Ditemi che ne pensate
Ciao
PS : Scusate per la lunghezza del testo