Repost - iap 12 Febbraio 2003
Diseredata piazza di basalto
e di panchine incise
a cuore (parole d'amore),
devastata nelle palme
sfogliate come verza.
Quante volte sono
restato ad ascoltar la luna
nel pozzo dei metri risonanti;
quanti crepuscoli,
tramonti o aurore, ho contemplato
mentre s'illuminava
l'ultimo lampione o
si spegneva e gli echi.
Povera piazza mia angolare
pietra di miglia ripercorse
e mari, ali, unguenti
per lenire, mali. Piazza
viandata di puttane
spammate d'adescamento;
quando e' il momento,
transito di barrocci,
ciucci, cocci.
Io ci ritorno, disadorno
trovo il viale, funerale
di pie donne, danni,
inganni. Ma tuttavia
non muore, che' di basalto
forte, contrafforte senza tempo
al vento, al mutamento vano, insano
e punt'e accapo. Al fondo
basta poco, un lume fioco,
un attimo di stelle, il riso
delle ancelle, e se ne va
questo montar di balle.
Qualcuno se la gode, pensa,
posto che pensi, saran finiti
quei momenti intensi,
di gusto un po' melo', il senso
del retro' e mamma mia!
tutta la prosodia, prosopopea
di qualche malcreato. Sbagliato!
che' questa piazza qui
non muore ancora, ne morira'
giammai, magari s'imputtana,
forse si fa squallore,
per qualche verso ancora
e finche' dura, ma questa piazza
amo frequentare, pure
se m'eccepisco che' a volte
non capisco. Ricordo
le nottate, e l'albe,
le ubriacate, il sole
nella luna, la duna
oltre la cruna, gli astri
ed i poetastri, fanciulli
e i criminali, i meriggiar, le troie
le fiamme delle risse, le colonne,
il lupanare, tracce d'uomini,
veri, vere, le donne.
Potrei continuare
solo che non ho tempo
d'elencare cosi' ripasso,
osservo senza contemplare.
E rido amaro perch�
qualche mio amico caro e
senz'affetto, per suo
super diletto, super -
ficiale mente, cosi' me l'ha
ridotta, questa piazza:
rotta d'ossa e di...
speculo, troppo, adesso.
Cesso.
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