Gatsu
unread,Mar 11, 2013, 11:14:13 AM3/11/13You do not have permission to delete messages in this group
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Mettere la firma su una scoperta come questa è il sogno di ogni scienziato.
Perché qui si tratta di avere individuato, misurato e descritto nei minimi
dettagli uno degli oggetti più inseguiti ed elusivi della ricerca, sfuggito
finora a ogni osservazione di laboratorio, pur avendo fornito innumerevoli
prove della sua esistenza. Non parliamo del bosone di Higgs, miraggio dei
fisici, ma di un suo equivalente nel campo della ginecologia e della
sessuologia: il punto G, la leggendaria zona erogena femminile che si è
convinti esista davvero senza sapere né dove si trovi, né come sia fatta.
Ora, infatti, Adam Ostrzenzki, chirurgo plastico dell’Istituto di
Ginecologia dell' Università di St. Petersburg in Florida, è convinto di
avere risolto l’annoso dilemma. E sul Journal of Sexual Medicine pubblica il
risultato delle sue ricerche: il punto G esiste veramente ed è una struttura
a forma di sacchetto, con qualche striatura blu, costituita da tre parti
(testa, centro e coda) che misura 8,1 mm di lunghezza, da 3,6 a 1,5 mm di
larghezza e 0,4 di spessore. Le pareti sembrano fatte di tessuto
fibroconnettivo che, una volta rimosso dalla sede originale, sembra essere
estendibile fino a oltre 30 millimetri. Già nel 2008, uno studio pubblicato
sempre su Journal of Sexual Medicine e condotto da Emmanuele Jannini -
docente di sessuologia medica presso L'Università dell'Aquila - su alcune
donne sottoposte a ecografia transvaginale aveva mostrato la possibile
esistenza del punto G: un ispessimento della parete tra vagina e uretra
Ostrzenzki avrebbe addirittura svelato le coordinate per ritrovarlo: si
troverebbe tra apparato genitale e urinario. Più precisamente sulla membrana
dorsale perineale, a 16,5 millimetri di distanza dalla parte superiore dallo
sbocco esterno dell’uretra, con un’angolazione di 35° rispetto al margine
laterale esterno dell’uretra. A rendere ancora più incredibile la scoperta
di Ostrzenzki è il fatto che il ricercatore abbia trovato l’ organo del
piacere femminile, semplicemente grazie alla utilissima, ma difficilmente
raccontabile, procedura che fa da pilastro agli studi anatomici: la
dissezione di un cadavere. Quello di anziana signora di 83 anni.
Difficile credere che finora nessuno avesse mai eseguito la stessa
operazione ottenendo un risultato simile. Per oltre un secolo, dal 1900 ad
oggi, gli scienziati hanno tentato di realizzare una mappa dei luoghi che
custodiscono il piacere sessuale femminile basandosi sulle vaghe indicazioni
delle dirette testimoni (un’area approssimativa sulla parete vaginale
anteriore) e su campioni anatomici o istologici. Ma nessuno di loro si era
mai imbattuto in quella “ struttura uniforme, facile da osservare e ben
delineata” che ha descritto Ostrzenzki sul Journal of Sexual Medicine.
Qualcuno si era avvicinato alla meta ma era rimasto troppo in superficie,
(parliamo sempre di indagini condotte nei Dipartimenti di Medicina Forense,
sia chiaro…), qualcun altro, a detta di Ostrzenzki, aveva invece
interpretato male ciò che aveva trovato: quelle due “ piccole masse a forma
di palloncini posizionate su entrambi i lati dell’uretra”, considerate da
uno studio del 2009 come sicuri punti erogeni erano piuttosto le ghiandole
di Skene.
In attesa di conferme di quanto descritto da Ostrzenzki, il chirurgo
statunitense si sente in diritto di autoproclamarsi come “ il primo ad avere
descritto nella letteratura scientifica clinica, la collocazione, le misure
e le caratteristiche del punto G”. Ma, ci tiene a dirlo, la sua carriera non
può terminare qui: “ Intanto bisogna capire se questo ispessimento si trovi
sul corpo di tutto le donne e nella medesima posizione. Poi ci sono ancora
molte parti sconosciute dell’organo genitale femminile da trovare e
studiare”. La prossima sfida potrebbe giocarsi sull’esistenza della
struttura anatomica della cosiddetta prostata femminile, che, come spiega il
ricercatore, aspetta ancora di essere individuata.