cecyl taylor non sono mai riuscito a digerirlo. MaCoy decisamente si :)
� uno dei miei pianisti preferiti, ha uno stile energico e prolisso, ma
praticamente lo conosco solo come sideman di coltrane con jimmy garrison ed
elvin jones, in cui si esprime con emozionalit� e liricismo. mi riferisco ad
album storici tipo love supreme, dear old stockolm, ballads, crescent,
impressions, africa brass, my favourite things.
poi c'� il suo celebre album con joe henderson, ron carter ed elvin jones,
"the real mccoy", etichetta blue note.
per ora comincerei con questi dischi.
cecil taylor non lo conosco abbastanza per darti suggerimenti.
**** i dischi con Trane li ho gi� ascoltati tutti. L'altro consigliatomi,
non l'ho ancora a disposizione, ma me lo procurer�. Volevo anche sapere che
ne pensate sul suo pianismo. Insomma, come mai ha acquisito quel posto di
rilievo nella storia del jazz? Cosa lo caratterizza in particolare?
grazie
Ha declinato meglio di chiunque altro il pianismo bop (Bud Powell) in chiave
modale.
I suoi dischi in trio per la Impulse (Reaching Fourth ad esempio) sono la
bibbia di moltissimi pianisti.
Ha praticamente influenzato tutti o quasi a cominciare da Chick Corea.
Meglio ancora, chiunque suoni modale non pu� prescindere da McCoy,
Siccome quasi tutti suonano anche modale o soprattutto modale ne deriva che
� imprescindibile.
sv
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
grazie
ago
M.G.M.
"Ago" <nonv...@nonvalido.com> ha scritto nel messaggio
news:4a2245e4$0$47540$4faf...@reader1.news.tin.it...
Ciao.
Placebo987
McCoy Tyner non � importante solo per il lavoro fatto con Coltrane.
I suoi dischi in trio per la Impulse .- fra cui il fondamentale Reaching
Fourth che come ben spiega il titolo � una compiuta esplorazione
dell'armonia modale e degli intervalli di quarta che la caratterizzano,
pressoch� definitiva -
che sono dei primi anni 60 e quindi contemporanei al quartetto di Coltrane
estrapolano il modalismo del quartetto e lo immergono nella dimensione del
trio in cui il pianista non � la spalla di nessuno ma deve riempire tutti
gli spazi musicali. McCoy fa tutto questo con maestria somma. Meglio di
chiunque altro. Differenziandosi nettamente dal contemporaneo Bill Evans e
ponendosi come il continuatore di Bud Powell, il fondatore del piano jazz
moderno la cui influenza non � seconda a nessuno incluso Charlie Parker e
Dizzy Gillespie.
Ma McCoy � importantissimo anche per i suoi lavori come ledaer e sideman in
molte session Blue Note.
Si ascolti ad esempio il fondamentale "The Real McCoy" con Joe Henderson in
cui l'armonia modale viene declinata altrettanto estesamente nella
dimensione del quartetto. Non � il trio di McCoy pi� sax ma � proprio una
concezione altrettanto originale e diversa da quella del quartetto di
Coltrane che � tipica di McCoy e di altre session Blue Note che fanno capo a
Hancock, Hutcherson, Kenny Dorham, McLean, etc. . In esse viene assorbita
anche la lezione del free che viene inserito in un ambito che prevede il
lavoro su forme e strutture definite ma con ampia libert� d'interpretazione
sia del solita che della ritmica chen l'accompagna.
C'� da dire che il contributo di Joe Henderson in The Real McCoy �
assolutamente fondamentale perch� sassofonisticamente e stilisticamente si
muove su linee del tutto autonome da quelle di Coltrane e altrettanto
rilevanti. Secondo alcuni, e io sono fra questi, Joe Henderson � quello che
pi� di chiunque altro ha rappresentato una alternativa radicale al tenorismo
di Coltrane poich� � stato uno dei primi a suonare contemporaneamente
dentro e fuori gli accordi (IIn'nOut come dice il titolo di un suo LP
altrettanto importante) con una logica e una sofisticazione armonica che lo
stesso Coltrane non possedeva. mentre Coltrane sembrava smarrirsi in una
ricerca inesausta e senza fine a me sembra che Henderson sapesse benissimo
dove andare a cercare e cosa prendere. Del resto � noto che uno dei pi�
grandi estimatori do Henderson era proprio Coltrane.
Ci sarebbe comunque da discutere moltissimo su questo. Non � possibile
ridurre tutto a una sola o a poche persona perch� nel crogiuolo culturale
dell'epoca, che continua a riverberarsi fino ad oggi, ci sono stati
contributi molto rilevanti provenienti da pi� parti.
Ad esempio c'� il disco di Kenny Dorham dal titolo UNa Mas, in cui guarda
caso al tenore c'� proprio Joe Henderson e al piano Herbie Hancock, che in
qualche modo sembra anticipare The Real McCoy pur essendo diversissimo.
E McCoy sicuramente conosceva questo lavoro.
alla prossima.
> McCoy Tyner non � importante solo per il lavoro fatto con Coltrane.
> I suoi dischi in trio per la Impulse .- fra cui il fondamentale Reaching
> Fourth che come ben spiega il titolo � una compiuta esplorazione
> dell'armonia modale e degli intervalli di quarta che la caratterizzano,
> pressoch� definitiva -
> che sono dei primi anni 60 e quindi contemporanei al quartetto di Coltrane
> estrapolano il modalismo del quartetto e lo immergono nella dimensione del
> trio in cui il pianista non � la spalla di nessuno ma deve riempire tutti
> gli spazi musicali. McCoy fa tutto questo con maestria somma. Meglio di
> chiunque altro. Differenziandosi nettamente dal contemporaneo Bill Evans e
> ponendosi come il continuatore di Bud Powell, il fondatore del piano jazz
> moderno la cui influenza non � seconda a nessuno incluso Charlie Parker e
> Dizzy Gillespie.
> Ma McCoy � importantissimo anche per i suoi lavori come ledaer e sideman
in
> molte session Blue Note.
Ta Bill Evans (1929) e Tyner (1938) ci sono 9 anni di differenza ho i miei
dubbi che si possano considerare contemporanei o coevi. Nove anni di
differenza di et� in quegli anni nel jazz volevano dire parecchio.
Con tutto il rispetto per Tyner che � uno dei pianisti cardine della storia
del jazz, il pianismo a quarte e certo modalismo hanno fatto il loro tempo e
sono stati ampiamente metabolizzati e superati (nel senso di andare oltre,
non che sono obsoleti, chiarisco) dagli sviluppi pianistici successivi .
Siamo nel 2009 non negli anni '60, sono passati 50 anni e Tyner fa parte,
anche se non sembra te ne renda conto, ormai della classicit� jazzistica. Il
pianismo odierno non considera esclusivamente Tyner e il modalismo come
riferimento, anzi direi che tende ad affrancarsi abbastanza decisamente dal
modello tyneriano e da un bel po' di tempo, anche se rimane uno dei modelli
didatticamente imprescindibili del pianismo odierno.
Tyner, inoltre, mi pare che con il free abbia avuto poco o nulla a che fare,
anzi direi che il suo � il tipico pianismo da modern mainstream, tanto �
vero che nel periodo free di Coltrane si trov� a disagio e abbandon� il suo
leader sostanzialmente perch�, almeno credo, non riusciva a seguirlo su
quella strada. Direi che il Free lo ha toccato solo marginalmente ma
sostanzialmente non ha mai condiviso quell'estetica. Molto di pi� di lui
allora l'ha condivisa Chick Corea che � del 1941 e per certi versi gli � pi�
contemporaneo di Bill Evans, oltre che prossimo come concezione pianistica e
in qualche modo un suo contnuatore (anche se non in modo esclusivo perch� in
Corea ci sono altre influenze)
dfini> C'� da dire che il contributo di Joe Henderson in The Real McCoy �
> assolutamente fondamentale perch� sassofonisticamente e stilisticamente si
> muove su linee del tutto autonome da quelle di Coltrane e altrettanto
> rilevanti. Secondo alcuni, e io sono fra questi, Joe Henderson � quello
che
> pi� di chiunque altro ha rappresentato una alternativa radicale al
tenorismo
> di Coltrane poich� � stato uno dei primi a suonare contemporaneamente
> dentro e fuori gli accordi (IIn'nOut come dice il titolo di un suo LP
> altrettanto importante) con una logica e una sofisticazione armonica che
lo
> stesso Coltrane non possedeva. mentre Coltrane sembrava smarrirsi in una
> ricerca inesausta e senza fine a me sembra che Henderson sapesse benissimo
> dove andare a cercare e cosa prendere. Del resto � noto che uno dei pi�
> grandi estimatori do Henderson era proprio Coltrane.
>
> Ci sarebbe comunque da discutere moltissimo su questo. Non � possibile
> ridurre tutto a una sola o a poche persona perch� nel crogiuolo culturale
> dell'epoca, che continua a riverberarsi fino ad oggi, ci sono stati
> contributi molto rilevanti provenienti da pi� parti.
> Ad esempio c'� il disco di Kenny Dorham dal titolo UNa Mas, in cui guarda
> caso al tenore c'� proprio Joe Henderson e al piano Herbie Hancock, che in
> qualche modo sembra anticipare The Real McCoy pur essendo diversissimo.
Ci sarebbe da discutere su un mucchio di altre cose e di altri musicisti
invece qui sostanzialmente non si pu� pi� fare e si vede periodicamente
scrivere la solita litania sui soliti quattro concetti e i soliti quattro
musicisti icona iterati ad libitum. Cambia disco che � ora.
f.
> Ta Bill Evans (1929) e Tyner (1938) ci sono 9 anni di differenza ho i miei
> dubbi che si possano considerare contemporanei o coevi. Nove anni di
> differenza di et� in quegli anni nel jazz volevano dire parecchio.
Non ne sarei tanto sicuro !!
> Con tutto il rispetto per Tyner che � uno dei pianisti cardine della
storia
> del jazz,
e su questo siamo d'accordo !!
il pianismo a quarte e certo modalismo hanno fatto il loro tempo e
> sono stati ampiamente metabolizzati e superati (nel senso di andare oltre,
> non che sono obsoleti, chiarisco) dagli sviluppi pianistici successivi .
Sviluppi pianistici significativi non ne vedo molti. Tranne Cedar Walton che
ha un personale
sistema in cui modale e tonale convivono e stilisticamente � molto
personale, anche come compositore.
> Siamo nel 2009 non negli anni '60, sono passati 50 anni e Tyner fa parte,
> anche se non sembra te ne renda conto, ormai della classicit� jazzistica.
Me ne rendo conto benissimo e lo so da un pezzo.
Il
> pianismo odierno non considera esclusivamente Tyner e il modalismo come
> riferimento, anzi direi che tende ad affrancarsi abbastanza decisamente
dal
> modello tyneriano e da un bel po' di tempo,
A me sembra che oggi domnini l'eclettismo. Cio� pianisti che suonano
prressoch� tutto e in tutti gli stili, pi� o meno, magari anche benissimo ma
senza aggiungere molto a quanto � gi� stato fatto e con l'aria del gi�
sentito.
anche se rimane uno dei modelli
> didatticamente imprescindibili del pianismo odierno.
Non mi sembra d'aver detto qualcosa di diverso.
Confermi quanto gi� da me affermato.
> Tyner, inoltre, mi pare che con il free abbia avuto poco o nulla a che
fare,
> anzi direi che il suo � il tipico pianismo da modern mainstream, tanto �
> vero che nel periodo free di Coltrane si trov� a disagio e abbandon� il
suo
> leader sostanzialmente perch�, almeno credo, non riusciva a seguirlo su
> quella strada.
Infatti non mi sembra che su quella strada Coltrane abbia raggiunto
risultato altrettanto significativi di quelli del quartetto. Coltrane si �
cacciato in vicolo cieco che a me sembra non l'abbia portato da nessuna
parte.
Proprio in questi giorni ho risentito "The last Recording" quello con
Pharaoh Sanders e Rashid Ali e mi sembra che Coltrane annaspi cercando delle
cose che, a mio parere, non trova. Quella musica alle mie orecchie suona
datata. Non posso dire altrettanto per altri suoi capolavori come Ol�,
Coltrane Plays the blues, etc. etc. etc. e sono davvero tanti.
> Direi che il Free lo ha toccato solo marginalmente ma
> sostanzialmente non ha mai condiviso quell'estetica.
Infatti appartiene a quella schiera di musicisti che del free hanno preso
quello che c'era da prendere: una maggiore libert� sulle strutture e sugli
accordi. Mi piace molto Ornette che � prima di tutto un grande
dell'improvvisazione melodica, un bopper e un bluesman inossidabile con una
vena folkish. Il free in quanto tale alla lunga si � rivelato una bufala. E'
una opinione che si pu� anche non condividere ma � sicuramente un'opinione
alquanto diffusa fra i musicisti di livello che faccio mia.
Molto di pi� di lui
> allora l'ha condivisa Chick Corea che � del 1941 e per certi versi gli �
pi�
> contemporaneo di Bill Evans, oltre che prossimo come concezione pianistica
e
> in qualche modo un suo contnuatore (anche se non in modo esclusivo perch�
in
> Corea ci sono altre influenze)
ChikCore � sicuramente una personalit� di rielevo del piano jazz moderno con
una personalit� del tutto autonoma e delle evidenti influenze: Bud Powell
agli inizi e Tyner successivamente.
> Ci sarebbe da discutere su un mucchio di altre cose e di altri musicisti
> invece qui sostanzialmente non si pu� pi� fare e si vede periodicamente
> scrivere la solita litania sui soliti quattro concetti e i soliti quattro
> musicisti icona iterati ad libitum. Cambia disco che � ora.
> f.
A me sembra che alcuni chiedano opinioni e suggerimenti proprio su questi.
Ed ho postato il mio modesto contributo.
Se non ti sta bene proponi tu musicisti su cui a tuo parere valga la pena di
discutere.
Eppoi perch� qu� non si pu� pi� discutere ?
Non � quello che stiamo facendo ??
Certo se stiamo ad aspettare quello "che se ne fotte".
sv
> Sviluppi pianistici significativi non ne vedo molti. Tranne Cedar Walton
che
> ha un personale
> sistema in cui modale e tonale convivono e stilisticamente � molto
> personale, anche come compositore.
Beh, facendo una battuta, anche un asino con la brea agli occhi non vede
molto...
Diciamo che ognuno vede quel che pu� o vuol vedere...
>
> Eppoi perch� qu� non si pu� pi� discutere ?
Perch� � stata fatta terra bruciata da tempo. Non te ne sei accorto?
f.
Visto che tu asino non ti consideri "illuminaci" e dicci cosa c'� di
particolarmente significativo.
Io qualche idea ce l'avrei in proposito. Ma certo non vedo niente di cos�
significativo come Tyner, Evans,
Hancock, Corea Jarrett, etcc... quest'ultimi suonao benissimo ma a mio
parere le innovazioni sono altra cosa ....
Credo che oggi sia pressoch� impossibile aspettarsi cose nuove. Ma
certemente ci sono dei musicisti che hanno molto da dire e da esprimere
giovani e anche molto meno giovani.
Cables ad esempio e soprattutto dal vivo pi� che su disco e il discorso
potrebbe continuare
>
> > Eppoi perch� qu� non si pu� pi� discutere ?
>
> Perch� � stata fatta terra bruciata da tempo. Non te ne sei accorto?
> f.
A parte qualcuno, a corto d'argomenti e con il quale � impossibile
convivere, mi sembra che il desiderio di scambiarsi opinioni permanga.
Ci facciamo intimidire da uno "che se ne fotte" ???
Basta mandarlo a farsi fottere !!!
sv
>
> McCoy Tyner non ᅵ importante solo per il lavoro fatto con Coltrane.
> I suoi dischi in trio per la Impulse .- fra cui il fondamentale Reaching
> Fourth che come ben spiega il titolo ᅵ una compiuta esplorazione
> dell'armonia modale e degli intervalli di quarta che la caratterizzano,
> pressochᅵ definitiva -
> che sono dei primi anni 60 e quindi contemporanei al quartetto di Coltrane
> estrapolano il modalismo del quartetto e lo immergono nella dimensione del
> trio in cui il pianista non ᅵ la spalla di nessuno ma deve riempire tutti
> gli spazi musicali.
(CUT)
Personalmente apprezzo davvero moltissimo i suoi dischi degli anni '70 e
oltre, con formazioni anche estese - Expansions, Sahara, Song For My
Lady, Horizon, 13th House, Enlightment... veramente bellissimi.
Niccolo'.
Sono assolutamente d'accordo con te.
Sono belli e importanti.
Quindi non c'� solo il Tyner che suona con Coltrane, quello dei dischi in
trio
per la Impulse. quello che suona come sideman Blue Note e come Leader. ma ci
sono per lo meno anche i primi Milestones.
E sono tutti periodi diversi e importanti che sono diventati riferimento per
tanti altri musicisti.
Non credo si possa dire lo stesso per altri pianisti e molti altri
musicisti.
Credo che se la critica procedesse ad una disanima dell'opera omnia di Tyner
ne verrebebro fuori di cose molto interessanti
NOTA: Nel primo disco di T. a suo nome, "Inception" (trio), ricorre uno
standard, 'Speak Low' che era presente nel primo disco di Bill Evans, "New
Jazz Conception"; e sempre l� un tono evansiano mi sembra particolarmente
percepibile in 'Sunset'.
Verso il 1961-62 si pu� forse dire che i due fossero i pianisti pi� in
vista, e Tyner si stava avviando a essere anche uno dei pi� influenti; per
Corea ci sarebbe voluto pi� tempo, visto che esord� su disco come leader
solo nel 1966 (mi pare: �Tones for Joan's Bones�) in una temperie musicale
e storica gi� diversissima.
Insomma, io credo, per forzare un po', che Evans e Tyner, diversissimi, si
siano trovati accomunati in un certo momento storico del jazz, assai pi�
di quanto a Tyner non sia successo con Corea o con Hancock.
Tyner � stato sicuramente, dopo Evans, il pianista pi� influente del jazz
dagli anni Sessanta in poi, ma l'influenza del primo � stata (a mio
parere) pi� sottile e dunque pi� pervasiva, ugualmente estesa a musicisti
neri e bianchi e relativa a parametri pi� latamente musicali che
strettamente pianistici; l'influenza di Tyner ha pi� spesso preso nei suoi
seguaci le forme dell'imitazione - ma non certo in Corea, che � un grande
in his own right.
Considero McCoy Tyner un maestro ma ammetto di non riuscire ad ascoltare
molte delle sue prove da leader (proprio quelle indicate da Niccol�! :-<)
con piacere fino in fondo. Mentre la sua musicalit� e valent�a pianistica
sono indubbie, mi pare che la sua "retorica" (non nel senso di prosopopea:
intendo le sue strategie espressive) sia un po� monocorde e, alle mie
orecchie, datata.
Infine:
> > Eppoi perch� qu� non si pu� pi� discutere ?
>
> Perch� � stata fatta terra bruciata da tempo. Non te ne sei accorto?
Non trovo, n� ho mai trovato, nulla che mi impedisca di scrivere qua le
mie quattro fesserie e continuer� finch� ci sar� una sola persona con cui
conversare, se ne avr� voglia. Non mi sento forzato n� in un senso n�
nell'altro e non vedo perch� qualcun altro dovrebbe. Come forse ricordi,
caro Facchi (a proposito: che piacere tornare a leggerti! Stai bene?), le
ipotesi di un complotto per stroncare questo NG non sono mai riuscito a
prenderle sul serio neanche un po'.
Ciao
Jarvis Tyner, fratello minore di McCoy, � vicepresidente del
Partito Comunista degli Stati Uniti.
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
sv
sv
>> rifacendosi anche a Scriabin (secondo la tesi non personale ma di un
>> pianista che credo sappia quel che dice)
Credo sia lo stesso a cui penso io: Glenn Gould definiva Evans "lo
Scriabin del jazz".
>> Sono due voci insostituibili del piano jazz. la cui influenza continua a
>> riverberarsi ancora oggi.
Di fatto, fra i pianisti delle generazioni successive solo Hancock ha
avuto forse un'influenza stilistica vagamente paragonabile a quella dei
due, ma non altrettanto profonda.
>> Dopo la sua creativit�, su disco almeno, ma anche in qualche concerto
>> a cui
>> mi � capitato di assitere sembra essersi in qualche modo esaurita.
� anche la mia idea: non la sua energia n� la sua capacit� comunicativa,
ma proprio le idee musicali.
Ciao
Glenn Gould fu anche quello che scrisse che l'Appassionata di Beethoven
faceva schifo... L'armonia di Scriabin era gi� patrimonio della musica
occidentale a fine Ottocento, cos� come quella di Chopin prima e poi di
Debussy. Poich� il jazz fa uso pressoch� esclusivo dell'armonia occidentale,
soprattutto fino agli anni Cinquanta e, in parte, Sessanta, nessuna
meraviglia che in determinati musicisti affiorassero determinati materiali
(con largo ritardo storico: Evans stesso, di cui molti evidenziavano invece
l'armonia chopiniana, dalla quale in parte deriva quell scriabiniana, ha
realizzato alcune fra le pi� comlpesse digitazioni della storia della musica
improvvisata, ma non era, per gli anni in cui operava, un avanguardista
dell'armonia, almeno in un contesto generale. Certo, se ci si riferisce solo
al jazz, il discorso si fa diverso). Per il resto, rifarsi a Scriabin,
dunque, non ha un senso particolare: l'armonia scriabiniana � ben presente
in tutta la musica americana degli anni Trenta e Quaranta, ivi compresa la
cosiddetta musica leggera, che faceva uso anche di quella debussiana da
tempo (basti ascoltare Joe Venuti con Eddie Lang...) anche nell'ambito di
Broadway. Un autore brasiliano "leggero" (si fa per dire) come Ernesto
Nazareth, nei suoi tanghi fa uso dell'armonia di Scriabin, e lo stesso si
potrebbe dire di Georges Boulanger. Non direi che sia l� l'innovativo in
Evans (direi che sotto tale profilo Tyner risulta pi� consistente ed
efficace), quanto nella diversa temperie poetica che egli sapeva costruire
all'interno del vocabolario boppistico, senza necessariamente scivolare
nell'effimero e che era una temperie assente dall'estetica jazzistica,
soprattutto in ambito africano-americano (dove, ad esempio, l'impressionismo
apportato da artisti come Bix Beiderbecke non aveva suscitato particolari
consensi), in cui l'impronta di un espressionismo marcato permaneva. In
realt�, non direi neanche che la vena creativa di Evans fosse svanita,
semplicemente aveva trovato la sua realizzazione (il darwinismo nell'arte
lascia il tempo che trova) e, comunque, la sua impronta � evidente in un
artista come Hancock, la cui influenza �, invece, tutt'altro che minore.
>
>
> >> Sono due voci insostituibili del piano jazz. la cui influenza continua
a
> >> riverberarsi ancora oggi.
>
>
> Di fatto, fra i pianisti delle generazioni successive solo Hancock ha
> avuto forse un'influenza stilistica vagamente paragonabile a quella dei
> due, ma non altrettanto profonda.
>
>
> >> Dopo la sua creativit�, su disco almeno, ma anche in qualche concerto
> >> a cui
> >> mi � capitato di assitere sembra essersi in qualche modo esaurita.
>
> � anche la mia idea: non la sua energia n� la sua capacit� comunicativa,
> ma proprio le idee musicali.
>
> Ciao
>
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Tutto sommato sono pochi i grandi musicisti di jazz che hanno saputo
rinnovarsi fino alla fine
e continuamente. Se si esamina il percorso di Tyner mi sembra di poter dire
che � stato uno di quelli che
pi� ha saputo farlo. Se si considera anche l'iterazione arte/societ� e
indubbio che dagli anni 70 in poi
dalla societ� provenivano input abbastanza mediocri e molto commercialmente
orientati.
Tyner ha saputo mantenere una sua integrit�, come Evans fra alti e bassi.
Evans una volta trovata la sua "via" � rimasto dentro quella ripetendosi ad
alto livello.
Non credo possa dirsi per molti altri.
E' indubbio che i jazzisti abbiano saccheggiato l'armonia europea ma l'hanno
fatto in un altro contesto ritmico ed espressivo. Quella del jazz e della
musica afroamericana in genere mi sembra proprio un'altra civilt� musicale,
un modo di produzione e fruizione del tutto diverso da quello della musica
colta europea.
Evans non ha solo usato l'armonia di Scriabin, Debussy, Ravel e altri ma ne
ha fatto un universo musicale prorpio e autonomo che � diventato riferimento
anche per molti altri.
Credo che sia qu� la sua grandezza e quella di Tyner per altri versi che ha
guardato molto anche e soprattutto altrove.
L'Africa ad esempio e anche da altre parti e sempre in modo originale e
creativo.
Niente in contrario. Rispondevo alla sottolineatura dell'uso di armonie
scriabiniane, fatta in altro post. Certamente il Canone africano-americano
fa uso dell'armonia occidentale in un contesto radicalmente diverso dalla
cultura accademica occidentale, questo � evidente e risaputo. Direi per� che
il grande apporto del jazz alla musica del Novecento sta, oltre che nella
formazione di un sincretismo di eccezionale valenza estetica,
nell'elaborazione del ritmo come valore fondante (la supremazia dell'armonia
sul ritmo �, nella tradizione occidentale, dato che risale al Concilio di
Trento), con tutto ci� che esso comporta, dal trionfo del meticciato alla
riappropriazione del corpo in tutta la sua fisicit� alla rivalutazione delle
culture d'origine africana nel contesto della tradizione occidentale.
Quanto a Bill Evans, direi che, salvo il caso di Herbie Hancock (artista di
cultura onnivora), il suo esempio sia valso essenzialmente pi� in un ambito
"bianco", pi� facilmente incline ad assorbire materiali occidentali senza
gli "stravolgimenti" loro abitualmente imposti nel contesto
africano-americano. Lo stesso Chick Corea guarda anche a Evans, non solo a
Tyner o a Monk (che, percerti versi, con la sua astrazione geometrica,
rimane esempio di modernit� perenne), cos� come, per certi versi, ha fatto
Paul Bley (la cui influenza su molto del pianismo bianco contemporaneo non �
da sottovalutare).
Ma io l'accostamento con Corea l'ho fatto riferito al free; Corea un periodo
free-avanguardistico l'ha avuto (con Braxton e Holland) Tyner no.
>
>
> NOTA: Nel primo disco di T. a suo nome, "Inception" (trio), ricorre uno
> standard, 'Speak Low' che era presente nel primo disco di Bill Evans, "New
> Jazz Conception"; e sempre l� un tono evansiano mi sembra particolarmente
> percepibile in 'Sunset'.
Beh questo confermerebbe che � partito da Evans, non agendo quindi in
parallelo o in dualit� come afferma Veschi.
La prima incisione a suo nome di Evans � del 1956, quella di Tyner che citi
� del 1962. Ci sono sei anni di differenza. La fama Evans la conquist�
suonando con Davis nel 1958, Tyner con Coltrane nel 1960
>
>
> Verso il 1961-62 si pu� forse dire che i due fossero i pianisti pi� in
> vista, e Tyner si stava avviando a essere anche uno dei pi� influenti; per
> Corea ci sarebbe voluto pi� tempo, visto che esord� su disco come leader
> solo nel 1966 (mi pare: �Tones for Joan's Bones�) in una temperie musicale
> e storica gi� diversissima.
Non ti seguo molto, o meglio, non capisco bene l'argomentazione per arrivare
alla tesi.
Corea � del '41 e ha esordito con Dave Pike e Blue Mitchell intorno al
'64-65, se non erro. Quindi tra il suo primo disco da leader e l'esordio pi�
o meno ci sono gli stessi tempi degli altri.
Il disco che lo port� alla ribalta del pianismo in trio � "Now he sings now
he sobs" che � del 1968, cio� circa 3-4 anni dopo l'esordio a certi livelli,
pi� o meno come gli altri per arrivare al primo disco importante.
Corea ha agganci forti con Tyner, fanche se � ritmicamente pi� "leggero" di
Tyner (per quella componente latino-americana che in Tyner � molto meno
marcata) forse molto di pi� di quelli di Tyner con Evans, che al pi�
riguarda proprio quel periodo, perch� poi Evans esplor� pi� il pianismo
tonale pi� che quello modale. Quindi ad un certo punto le strade tra i due
divaricano nettamente.. Anzi direi che sostanzialmente Evans � da
considerarsi pi� un pianista tonale, ma pu� essere che mi sbagli.
Non mi ricordo chi, mi pare Luca Conti, tempo fa disse che Corea sarebbe
stato a suo avviso l'unico pianista in grado di sostituire Tyner nel
quartetto di Coltrane, o qualcosa del genere e io sono abbastanza d'accordo
con lui.
>
> Insomma, io credo, per forzare un po', che Evans e Tyner, diversissimi, si
> siano trovati accomunati in un certo momento storico del jazz, assai pi�
> di quanto a Tyner non sia successo con Corea o con Hancock.
Discutibile. Nel senso che gli agganci tra i due riguardano pi� il primo
periodo, perch� Evans esplor� sempre pi� il pianismo tonale pi� che quello
modale. Quindi ad un certo punto le strade tra i due divaricano pi�
nettamente. Anzi direi che sostanzialmente Evans � da considerarsi pi� un
pianista tonale, ma pu� essere che mi sbagli.
Non mi ricordo chi, mi pare Luca Conti, tempo fa disse che Corea sarebbe
stato a suo avviso l'unico pianista in grado di sostituire Tyner nel
quartetto di Coltrane, o qualcosa del genere e io sono abbastanza d'accordo
con lui. Evans non credo ci sarebbe stato bene.
.
>
> Considero McCoy Tyner un maestro ma ammetto di non riuscire ad ascoltare
> molte delle sue prove da leader (proprio quelle indicate da Niccol�! :-<)
> con piacere fino in fondo. Mentre la sua musicalit� e valent�a pianistica
> sono indubbie, mi pare che la sua "retorica" (non nel senso di prosopopea:
> intendo le sue strategie espressive) sia un po� monocorde e, alle mie
> orecchie, datata.
Sono abbastanza d'accordo qui, anche se Tyner come accompagnatore in
quintetto o quartetto � un maestro raggiungibile o superabile solo da
Hancock. I suoi dischi Milestone da leader sono per� affascinanti e rocciosi
come pochi, anche se suonano oggi molto anni '70...
Secondo me chi ha fatto invecchiare Tyner e il modalismo sono stai i
quartetti di Jarrett, ma � un'opinione strettamente personale.
>
> Infine:
>> Non trovo, n� ho mai trovato, nulla che mi impedisca di scrivere qua le
> mie quattro fesserie e continuer� finch� ci sar� una sola persona con cui
> conversare, se ne avr� voglia. Non mi sento forzato n� in un senso n�
> nell'altro e non vedo perch� qualcun altro dovrebbe. Come forse ricordi,
> caro Facchi (a proposito: che piacere tornare a leggerti! Stai bene?), le
> ipotesi di un complotto per stroncare questo NG non sono mai riuscito a
> prenderle sul serio neanche un po'.
Non � un problema di complotto � che quando girano come sono girate a un
certo punto troppe teste di cazzo il cui solo scopo era distruggere e non
animare la discussione con attacchi mirati personali allora cascano gli
zebedei anche ad un toro...
> Ciao
>
contraccambio i calorosi saluti, stammi bene
scusate la ripetizione, ogni tanto con il copia incolla si fa casino e ci si
dimentica di eliminare l'originale...
> Credo che se la critica procedesse ad una disanima dell'opera omnia di
Tyner
> ne verrebebro fuori di cose molto interessanti
>
ma chi se ne fotte della attuale critica... per fortuna che non badavi a
quello che dicono o che scrivono.
La critica riesce a parlare bene anche di questo trombettista inguardabile
senti un po'. qui...
http://www.youtube.com/watch?v=FLLAfSVDUV4
f.
> La critica riesce a parlare bene anche di questo trombettista inguardabile
> senti un po'. qui...
>
> http://www.youtube.com/watch?v=FLLAfSVDUV4
La solita caata (immaginate un forte accento viareggino).
Piuttosto, in questi ultimi tempi ho sentito opere prime o giu' di li'
di musicisti parecchio interessanti, come Walter Smith III (tenore),
Ambrose Akinismure (tromba), Etienne Charles (pure), Logan Richardson
(alto). Potremmo affiancare i gemelli Strickland (sax uno, batteria
l'altro) e Robert Glasper per es. e avremmo gia' un bel nugolo di
talenti, a mio vedere, di cui non si parla per niente - io li ho
scoperti su internet e ho comprato volentieri i loro album, che devo
ancora metabolizzare bene. Per me, il talento in giro c'e'. Sono le
condizioni del mondo musicale stesso a essere cambiate, e se anche
uscisse (o e' uscito) il nuovo "My Favorite Things" o la nuova "West
End Blues", credo che il problema sia nel fatto che non sono piu' in
grado di impattare allo stesso modo il mondo della musica. Pero'
possono dare l'avvio a qualcosa che, picchia e mena, dara' frutti in
futuro. E intanto lo possiamo godere per quel che e'. Mi pare che
nessuno abbia mai parlato di "9 Levels" di Osby, album per me
strepitoso... non so che risonanza avra', ma ad un certo punto me ne
frego.
Niccolo'.
Penso che Evans possa, nella concezione globale della sua arte
improvvisativa, essere definito un pianista "tonale", per quanto il
modalismo non gli fosse certo estraneo (pensiamo a Nardis, Time Remembered o
Peace Piece). Essenzialmente egli � stato un grande discendente del be bop
(linguaggio in cui eccelleva), linguaggio cui � rimasto indissolubilmente
legato. E' l'equilibro raggiunto nella formazione in trio a costituire la
sua pi� grande eredit�. In ambito pi� strettamente modale, Tyner ha
sicuramente elaborato un linguaggio pi� consistente, di dimensioni
orchestrali. Keith Jarrett ha filtrato molte influenze (da Wynton Kelly ad
Ahmad Jamal, da Paul Bley a Dave Brubeck o Bill Evans), operando una sintesi
certamente molto originale le cui radici sono essenzialmente legate al be
bop: anch'egli, in trio, ha raggiunto un equilibrio formale la cui
classicit� � indiscutibile. Come tutti gli artisti che hanno raggiunto, per
l'appunto, una "classicit�", � difficile che possa andare oltre. Non direi
che i suoi quartetti abbiano mandato in soffitta Tyner, che aveva raggiunto
il picco della sua arte quando Jarrett ancora doveva affermarsi appieno.
> Penso che Evans possa, nella concezione globale della sua arte
> improvvisativa, essere definito un pianista "tonale", per quanto il
> modalismo non gli fosse certo estraneo (pensiamo a Nardis, Time Remembered
o
> Peace Piece). Essenzialmente egli � stato un grande discendente del be bop
> (linguaggio in cui eccelleva), linguaggio cui � rimasto indissolubilmente
> legato. E' l'equilibro raggiunto nella formazione in trio a costituire la
> sua pi� grande eredit�. In ambito pi� strettamente modale, Tyner ha
> sicuramente elaborato un linguaggio pi� consistente, di dimensioni
> orchestrali. Keith Jarrett ha filtrato molte influenze (da Wynton Kelly ad
> Ahmad Jamal, da Paul Bley a Dave Brubeck o Bill Evans), operando una
sintesi
> certamente molto originale le cui radici sono essenzialmente legate al be
> bop: anch'egli, in trio, ha raggiunto un equilibrio formale la cui
> classicit� � indiscutibile. Come tutti gli artisti che hanno raggiunto,
per
> l'appunto, una "classicit�", � difficile che possa andare oltre.
sono d'accordo
Non direi
> che i suoi quartetti abbiano mandato in soffitta Tyner, che aveva
raggiunto
> il picco della sua arte quando Jarrett ancora doveva affermarsi appieno.
No, in soffitta � sicuramente eccessivo ed inappropriato e non � quello che
volevo dire con il termine "superato"
Quel che intendevo dire � che negli anni '70 Jarrett ha proposto un modello
di quartetto con sax che, pur partendo dal concetto coltraniano via Charles
Lloyd, ha sviluppato un modo di fare musica e una interrelazione tra piano e
sax diversa e "nuova" rispetto a quelle proposte da Tyner/Coltrane che
sembravano in quegli anni inderogabili e imprescindibili per qualsiasi altro
pianista che affrontasse un sax in quartetto, ma , ripeto, questa � una
riflessione del tutto personale che meriterebbe certamente maggiori
riscontri e un'analisi della scena jazz anni'70 pi� approfondita di quella
sommaria che sto facendo.
ciao
f.
>> Eppoi perch� qu� non si pu� pi� discutere ?
>
> Perch� � stata fatta terra bruciata da tempo. Non te ne sei accorto?
ho letto con grande interesse le vostre opinioni. un tempo su questo ng
c'erano molti post interessanti.
mi auguro che vogliate continuare a scrivere ancora.
grazie
ago
Se per questo della critica attuale non si pu� che strafottersene.
Italiana e straniera compresa. In particolare francese.
E sono anni che lo dico e lo ribadisco.
su questo non accetto n� rimproveri n� lezioni
Mai come oggi si sente la mancanza di una critica autorevole e capace.
La "critica" la stiamo facendo qu� nel senso che un dibattito con apporti
pi� o meno condivisibili ma comunque stimolanti e di questo livello � tutto
sommato cosa rara nel mondo del jazz italiano e non solo.
sv
Ne consegue che:
-Bill Evans � un pianista essenzialmente tonale che ha modellato una sua
concezione del trio
(e del ritmo) molto personale di derivazione strettamente boppistica.
Non si pu� che essere d'accordo e suggerirei nell'ascolto di Evans di
ricordarsi anche le sue
prime registrazioni per la Riverside in cui la matrice boppistica, cos� come
il tocco "gentile", �
non solo molto boppish ma anche cool (nel senso di Tristano).
-Tyner deriva da Bud Powell, come Evans, e da bravo afroamericano � molto
pi� legato al ritmo e ad una concezione pianocentrica del trio. Il suo
contributo � pi� vasto di quello di Evans perch� copre sia il ruolo
del'accompagnatore ai massimi livelli, Coltrane; del sideman extralusso in
molte e importanti session Blue Note che hanno fatto storia; del leader di
proprie formazioni in trio quartetto, quintetto e pi� allargate; ha
sviluppato un linguaggio armonico che � diventato la base di molti altri
musicisti sia per il trio, per l'accompagnamento che per fomazioni pi�
allargate.
-Bill Evans sapeva fare, e molto bene, tutto questo ma la sua personalit�
musicale lo ha portato a concentrarsi
nel suo mondo interiore e nella sua particolare concezione musicale.
Due grandi !! Tyner � a pi� ampio spettro ed entra in quasi tutti gli
aspetti della storia del jazz moderno e del suo linguaggio.
Il confronto fra Tyner � Jarrett a me sembra francamente improponibile sia
sul piano del trio che del quartetto che su altri piani. Fermo restando che
Jarrett � un grandissimo pianista e il suo trio � pi� che importante.
sv
E' esattamente il motivo per cui prediligo il jazz rispetto ad altre
musiche.
Come pi� volte ho affermato. Ed � esattamente il motivo per cui prediligo
i musicisti di jazz che ritmicamente sono pi� agguerriti.
(la supremazia dell'armonia
> sul ritmo �, nella tradizione occidentale, dato che risale al Concilio di
> Trento), con tutto ci� che esso comporta, dal trionfo del meticciato alla
> riappropriazione del corpo in tutta la sua fisicit� alla rivalutazione
delle
> culture d'origine africana nel contesto della tradizione occidentale.
> Quanto a Bill Evans, direi che, salvo il caso di Herbie Hancock (artista
di
> cultura onnivora), il suo esempio sia valso essenzialmente pi� in un
ambito
> "bianco", pi� facilmente incline ad assorbire materiali occidentali senza
> gli "stravolgimenti" loro abitualmente imposti nel contesto
> africano-americano. Lo stesso Chick Corea guarda anche a Evans, non solo a
> Tyner o a Monk (che, percerti versi, con la sua astrazione geometrica,
> rimane esempio di modernit� perenne), cos� come, per certi versi, ha fatto
> Paul Bley (la cui influenza su molto del pianismo bianco contemporaneo non
�
> da sottovalutare).
Tutto giusto. Tutto vero.
Ma � anche vero che personalmente prediligo l'aspetto afroamericano a quello
eurocentrico.
Questo non � un giudizio di valore ma di preferenze personali, ovviamente.
sv
> Tutto giusto. Tutto vero.
> Ma � anche vero che personalmente prediligo l'aspetto afroamericano a
quello
> eurocentrico.
Anch'io. Ci mancherebbe.
E' dai tempi del mefitico librettino di Philippe Carles e Jean-Louis
Comolli, "Free Jazz / Black Power" (un'accozzaglia di banalit� servite con
la pomposit� di un Ducasse, se non fosse che quest'ultimo cucina bene) che
la critica francese elabora teorie incolte travestite da chiss� quale
misteriosa sapienza, da Alain Gerber ad Alex Dutilh. Aria fritta e un
pizzico di nazionalismo, conditi con una finta prosa � la Roland Barthes:
tutto molto popolare fra i nostri finti intellettuali del jazz, piombati
nelle redazioni di pubblicazioni un tempo pi� accettabili (Musica Jazz �
stata da poco venduta a un noto tagliatore di teste). Gente come Daniel
Soutif � stata cialtronescamente rovinosa anche da noi, con il loro fare da
Barnum di provincia.
> Il confronto fra Tyner � Jarrett a me sembra francamente improponibile sia
> sul piano del trio che del quartetto che su altri piani. Fermo restando
che
> Jarrett � un grandissimo pianista e il suo trio � pi� che importante.
>
> sv
cos'�? Hai attaccato il solito disco o stai snocciolando il tuo personale
rosario quotidiano?
sempre i soliti confronti, sempre le stesse cose, sempre le stesse sterili
decennali discussioni , che noia...
f.
> E' dai tempi del mefitico librettino di Philippe Carles e Jean-Louis
> Comolli, "Free Jazz / Black Power" (un'accozzaglia di banalit� servite con
> la pomposit� di un Ducasse, se non fosse che quest'ultimo cucina bene) che
> la critica francese elabora teorie incolte travestite da chiss� quale
> misteriosa sapienza, da Alain Gerber ad Alex Dutilh.
Guarda, hai ragione da vendere. Anche quell'ultimo Dizioario del Jazz che
la Mondadori (mi pare) ha di recente tradotto dal francese � una boiata.
> (Musica Jazz �
> stata da poco venduta a un noto tagliatore di teste)
AH! mi dispiacerebbe molto se dovessero scapitarne redattori e grafici, ma
molto meno se ne andasse della testa del loro attuale direttore, dico la
verit�.
> sempre i soliti confronti, sempre le stesse cose, sempre le stesse sterili
> decennali discussioni , che noia...
Siamo del resto anche noi sempre i soliti quattro o cinque bacucchi :-).
Io mi accontento del primo thread musicale di un qualche significato da
mesi, qui sopra. Be thankful for little mercies...
Ho seri dubbi che in questo momento e in particolare in Italia si possa fare
ed avere una critica autorevole e non � un problema tanto di trovare
competenze, che magari ci sono anche, quanto del fatto che in realt� non
interessa veramente a nessuno e nessuno viene pagato per farla (in assoluta
buonafede intendo e basata sulle esclusive competenze ed esperienze), come
ho seri dubbi che in questo momento si possa fare, p� in generale, del
libero giornalismo e della libera opinione su argomenti, personaggi,
musicisti e quant'altro volete.
Non mi pare, in particolare che nel ns paese, qualcuno sia interessato
veramente ad avere strumenti critici obiettivi e di un certo livello di
competenza e valenza. Altrimenti, ad esempio, ascoltando il video che ho
linkato non si avrebbe difficolt� alcuna a riconoscere e a dire che il
trombettista che vi suona non conosce il brano che suona e non lo sa
assolutamente suonare e fa un assolo penoso.
Anzi secondo me serve esattamente il contrario, ossia qualcuno in grado di
condizionare i gusti, le opinioni, gli acquisti e quant'altro possa essere
di interesse, dicendo sempre che quel trombettista � uno dei pi� grandi in
circolazione...ed � quello che infatti avviene.
Forse sono eccessivamente pessimista ma a me sembra funzionare un po' tutto
cos� e non mi riferisco solo al ristrettissimo ns ambito di riferimento qui
preso in esame che � in realt� un microcosmo.
saluti
f,
Il problema � proprio lo stipendio del direttore (sui diecimila euro
mensili, fra una cosa e l'altra), nonch� la sua liquidazione, che pare sia
non indifferente. Chiunque volesse comprarsi Musica Jazz per motivi
legittimi, si trovava incastrato in una serie di conti che sono forche
caudine. Risultato: dopo avere provato a sbolognarla ad acquirenti
interessati, quelli di Hachette, visto oltretutto il tracollo delle vendite
(un'emorragia che s'� andata ampliando gi� dalla scomparsa di Polillo),
l'hanno affibbiato ad un signore pi� che altro noto per le "dismissioni".
Insomma, uno in grado di chiudere con calma, senza fretta, ma con una
mission ben chiara...
Quanto al Dizionario del Jazz, � un testo che ha dello sconcio, tanto � poco
professionale.
>
> Il problema � proprio lo stipendio del direttore (sui diecimila euro
> mensili, fra una cosa e l'altra), nonch� la sua liquidazione, che pare sia
> non indifferente. Chiunque volesse comprarsi Musica Jazz per motivi
> legittimi, si trovava incastrato in una serie di conti che sono forche
> caudine. Risultato: dopo avere provato a sbolognarla ad acquirenti
> interessati, quelli di Hachette, visto oltretutto il tracollo delle
vendite
> (un'emorragia che s'� andata ampliando gi� dalla scomparsa di Polillo),
> l'hanno affibbiato ad un signore pi� che altro noto per le "dismissioni".
> Insomma, uno in grado di chiudere con calma, senza fretta, ma con una
> mission ben chiara...
> Quanto al Dizionario del Jazz, � un testo che ha dello sconcio, tanto �
poco
> professionale.
Non sapevo...
Sono anni che non compro pi� MJ e per tante ragioni e quindi non conosco
l'impostazione attuale, ma credo che una rivista del genere in tempi di
internet andava riveduta e corretta in modo quasi radicale, altrimenti
sarebbe stata destinata a morire comunque. Per esempio, riguardo
all'attualit� concertistica, non so se ci sono ancora le recensioni dei
concerti e dei festival fatte dopo mesi e mesi dall'accaduto, spero di no,
ma che senso ha oggi, nell'epoca di internet leggerle con due o tre mesi di
ritardo come succedeva quando la compravo? Un assurdo.
Polillo oggi risulterebbe quasi un dilettante come critico, ma era un
appassionato autentico che ha fatto a suo modo una sincera divulgazione (da
non confondersi con condizionamento...) nel ns paese, con tutti i difetti
del caso. Non so se si possa dire altrettanto di quelli che lo hanno via via
succeduto.
f
s�, forse non hai nemmeno tutti i torti e sono stato poco generoso.
Considerando il periodo storico hai ragione tu e comunque io lo dovrei bene
o male ringraziare perch� sono anch'io figlio della sua divulgazione
grazie
ciao
f.
> Polillo oggi risulterebbe quasi un dilettante come critico,
Qui non sono proprio d'accordo. Non era, n� ambiva a essere, un
musicologo, ma critico lo era coi fiocchi, come oggi, nell'ambito del
jazz, non ce n'� Italia, che invece ha dei musicologi ma non pi� dei veri
critici.
Come critico era anche metodologicamente bene attrezzato per gli anni in
cui scriveva; era un uomo di letture ampie e diversificate, con una
cultura letteraria, artistica e storica di cui un critico d'arte non
dovrebbe fare a meno; ed era uno scrittore capace e anche raffinato.
> ha fatto a suo modo una sincera divulgazione
Anche di pi�, direi; fatta la tara agli anni passati, la sua storia del
Musica Jazz � crollata perch� Polillo, per quanto uomo di forte personalit�,
non aveva un ego debordante e sapeva circondarsi di collaboratori
all'altezza o, quanto meno, bene utilizzati. Dopo la sua scomparsa, ogni
direttore � stato peggio del precedente, in un'orgia di ignoranza e di
"ego-trip". Il livello dei collaboratori � sceso in picchiata, mentre altri,
gi� esistenti, si sono adeguati con facilit�, lasciando emergere la verit�
nuda e cruda: che di giornalismo musicale ormai si trattava, e neanche del
migliore. Di recente, l'attuale direttore di Musica Jazz ha raccolto in un
volume gli editoriali da lui redatti per la pubblicazione: lasciando perdere
l'impudenza ab ovo e l'autoreferenzialit� cretina, il riultato � francamente
sconcertante per presunzione, pochezza culturale, miopia dilettantesca.
Leggere Musica Jazz � oggi un esercizio fallace e inutile: una sfilza di
testi inani, scritti male e ideati peggio, da cui risulta, a partire dalla
redazione, un'ignoranza che a volte � persino sorprendente, per quanto uno
se l'aspetti.
Polillo era un uomo di vasta cultura, un "grande borghese" nel senso
migliore del termine. La sua cultura andava oltre il jazz e per questo era
in grado di situarlo nel suo contesto naturale pi� ampio. Non era un
"analista" nel senso, che so, di Foucault, ma aveva discrete conoscenze di
linguistica: esercitava con grande intelligenza e raffinatezza il mestiere
di "critico musicale" (era, d'altronde, un estimatore di Andrea Della Corte,
esperto musicale italiano non proveniene da studi conservatoriali), in
un'epoca in cui erano attivi, nel campo della musica accademica, personalit�
come Giulio Confalonieri o Guido Pannain. La su "Storia del Jazz" � un testo
pregevole, a livello europeo. Polillo era un critico, non un musicologo. Ma
la musicologia afroamericana � assente in Italia, fatta salva la figura di
Vincenzo Caporaletti. E non � che quella europea (con le dovute eccezioni,
soprattutto in Inghilterra e in Germania) brilli un granch�. Tutto il resto,
dalle varie pubblicazioni, nazionali e europeee, comprese alcune americane,
� giornalismo musicale, spesso straccione. E' uno fra i pi� grandi limiti
del jazz.
Su Polillo sono pi� che d'accordo co Squash.
Sul resto un po meno.
Ma chi se ne fotte !!!!
(una volta tanto)
sv
Mi sembra che si esageri un po' nell'attribuire a Tyner e per estensione a
certo jazz (si intendeva jazz tout court?) una supremazia ritmica che
probabilmente non possiede, o almeno non ne determina ipso facto il valore.
Se osserviamo ad esempio questo
http://www.youtube.com/watch?v=PukuQPUKfyU
tutto possiamo dire tranne che vi siano novit� ritmiche.
Un esercizio abbastanza stucchevole di poderosit� pianistica un po'
pasticciona, un 260 di metronomo piuttosto inutile, probabilmente un bis.
Niente che non possa essere considerato una brutta, bruttissima copia di un
Bartok o di un Prokofiev, ma anche di un Kodaly e persino di un Liszt.
Fermandoci qui, l'esperienza ritmica di Tyner sarebbe poca cosa.
Armonicamente? Nulla.
Molte ottave, percussivit� (che altrove Tyner ha saputo declinare in maniera
assai pi� densa), molto peso e la solita buona scioltezza, che tuttavia �
prerogativa di tutti i pianisti sopra il quintale.
Coglieva nel segno chi sottolineava la pochezza dell'ennesimo buon pianista
da line up che crolla miseramente alle prese con le proprie idee narrative.
Mi permetto allora di fare una domanda profanissima (visto che non
suono il piano e le mie nozioni di teoria musicale sono abbastanza
vicine al minimo).
Personalmente conosco Tyner praticamente solo come sideman di Coltrane
e lo trovo apprezzabile, ancorché un po' ripetitivo. Però è ben noto
che Miles disse di Tyner "è una brava persona, ma non sa suonare un
cazzo" . Aveva detto la stessa cosa anche di svariati altri (Archie
Shepp for one): ma in quei casi la motivazione era più chiara (ad
esempio non stupisce che Cecil Taylor non gli piacesse).
E' chiaro che non si può fare l'analisi delle intenzioni (di un morto
per di più) ma mi sono sempre chiesto quale caratteristica di Tyner
desse sui nervi a Miles - a meno che non si trattasse di qualcosa di
completamente extramusicale.
C'è qualcuno che voglia azzardare un'ipotesi?
alf
Oh, io sono il giovincello della combriccola e faccio ancora i rutti.
Niccolo'.
Francamente, certi paralleli mi paiono un po' azzardati. Lasciando perdere
il ritmo in Liszt (se poi si va a guardare l'ultimo Liszt...) e tralasciando
il fatto che i compositori citati (tutti novecenteschi, cio� di un secolo
che � stato costretto a riscoprire il ritmo, che sia quello
dell'industrializzazione sovietica o quello delle fonti d'estrazione
popolare), il jazz agisce in un contesto di sincretismo, che ha regole e
parametri che nulla hanno a che vedere con la musica accademica occidentale
(che non si capisce perch� vada assunta come totem qualitativo, come
parametrio di riferimento per un ecumene di cui la maggior parte non conosce
la musica accademica europea e vive benissimo senza di essa), la cui
influenza su di esso � semplicemente parziale e si colloca alla pari con
molti altri materiali, peraltro tutti riletti alla luce del Canone
africano-americano. Paragonare Tyner a Prokof''ev o Kod�ly non ha pi� senso
che paragonare Kod�ly e Prokof'ev a Tyner: trattasi di operazioni un po'
scivolose, prive di un substrato culturalmente logico. Avrebbe senso
paragonare Mozart a Feroz Khan?
Essendo un sincretismo, nato da tradizioni spesso opposte in termini di
sviluppo (da un lato tradizioni scritte, dall'altro tradizioni orali) e con
una complessit� che lo hanno immediatamente distinto dal "folklore", il jazz
ha una storia propria, peculiare, che fa riferimento al suo contesto e che
non avverte la necessit� di misurarsi con i parametri altrui. Non v'� dubbio
che armonicamente il jazz pu� apparire irrisorio, rispetto non solo alla
musica accademica del Novecento, ma persino agli ultimi quartetti di
Beethoven: questo, naturalmente, se lo vogliamo giudicare con i parametri
della musica accademica occidentale, gli stessi che, figli di un
imperialismo -economico, e perci� culturale, sociale e via discorrendo-
durato secoli (ed i cui effetti tardano a svanire), hanno bollato con il
marchio infamante dell'"esotismo" (come se si trattasse di chicaglieria)
tutto ci� che essi non erano in grado di capire e che apparteneva
all'alterit�. L'uso dell'armonia nel jazz (e derivati) � certamente in
ritardo: si faceva uso dell'armonia ottocentesca, debussiana, ancora nel
pieno degli anni Trenta e oltre, mentre in Europa la dissoluzione del
linguaggio tonale aveva gi� portato a ben altri risultati. Il caso Gershwin
� emblematico: per l'accademia europea, ancora oggi, egli rimane un "mistero
buffo". Non v'� dubbio che autori come Copland o Ruggles o Ives potessero
vantare un linguaggio armonico di gran lunga pi� sofisticato di quello
jazzistico. E allora? Un sincretismo � una somma di parti, parcellizzarlo
non ha senso.
Questo spazio non permette di dilungarsi pi� di tanto ma il ritmo, ad
esempio, ha nelle tradizioni africane un valore spirituale, collegato al
linguaggio del corpo (in quanto contenitore divino e della Natura), che lo
rende radicalmente diverso e pi� complesso (anche nelle sue manifestazioni
pi� semplici) rispetto alla rigidit� (seppur estremamente complessa) della
concezione ritmica accademica occidentale. Nel jazz si incrociano molteplici
tendenze (non l'ultima la volont� dello story-telling, della fabulazione
narrativa, della volont� di comunicare, di essere "popolare", di essere vaso
di una tradizione che vive costantemente, che non viene mai superata) e,
comunque, basta la concezione dello "swing" per rendere improponibile ogni e
qualsiasi parallelo con la concezione ritmica accademica (la stessa musica
accademica americana, vissuta a contatto con il jazz e molto altro, vanta
-in taluni casi- aspetti peculiari, frutto non solo del jazz ma di varie
contaminazioni fra diverse tradizioni etniche). L'"universalit�" di una
cultura potr� anche basarsi su valori "assoluti", che sono, come dire?,
"spirituali", certamente non "tecnici", perch� nulla pu� essere disgiunto
dal proprio contesto d'origine.
La discussione potrebbe essere lunga, difficile imporla qui.
Te la dico senza tanti giri di parole e tante analisi dettagliate che lascio
fare ad altri: a Miles non sono mai piaciuti pianisti che "riempivano"
troppo lo spazio musicale e che percuotevano troppo lo strumento (forse con
l'eccezione di Silver). Se vai ad analizzare i pianisti che ha avuto da Red
Garland in avanti la storia mi pare stare cos�. Tutti pianisti molto
raffinati e sofisticati. Miles, semplificando al massimo il discorso, si �
mosso dal bop sino alla fase elettrica per sottrazione e svuotamento, non
per progressivo riempimento e credo che per lui pianisti come Tyner
suonassero seplicemente "troppo". Non a caso non sopportava anche Oscar
Peterson, un altro che non scherza a riempire, ma non prenderei come modello
n� il suo pensiero n� quello di altri musicisti anche geniali perch� hanno
una idea ed una estetica musicale cos� precisa in testa da non fargli
apprezzare nulla o quasi al di fuori (con le dovute eccezioni)
ciao
f.
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
sv
> Te la dico senza tanti giri di parole e tante analisi dettagliate che lascio
> fare ad altri: a Miles non sono mai piaciuti pianisti che "riempivano"
> troppo lo spazio musicale e che percuotevano troppo lo strumento (forse con
> l'eccezione di Silver).
E anche li', facci caso: Silver quando suona con Davis riempie meno di
quando fa il leader nei suoi gruppi. E anche di quando suonava con Art
Blakey. Anche se in quel periodo Davis voleva un pianista funky ed
energico, e non a caso prese Silver, veniva sempre fuori musica
"aperta", per quanto molti ritmata e swingante.
Niccolo'.
Certamente, ma mi riferivo pi� alla percussivit� sullo strumento che al
riempire per quanto riguarda Silver, se noti dove ho messo la parentesi.
ciao
f
allora prova ad andare qu�:
http://www.youtube.com/watch?v=PukuQPUKfyU
Questo brano ha tutti i pregi e tutti i difetti del modalismo spinto.
Pu� apparire fermo e ripetitivo ma il vamp e il feeling che emana �
sublime, imho.
Non � certo l'unico modo di fare del jazz d'alto livello. Ma certo non si
pu� ignorare.
Nessun compositore classico avrebbe potutto scrivere o immaginare una musica
di questo genere.
E questa musica � improvvista al 90% e forse anche di pi�.
E il timing � sorprendente. L'armonia � povera ?? Non mi sembra un problema
!!!
e certamente non determina n� la riuscita n� il fascino di questa musica.
Prova ad immaginarti l'assolo di McCoy in Giant Steps con accompagnamento di
basso e batteria .
L'armonia di per se non produce buona musica e tantomeno arte.
Tetragon di Joe Henderson viene insegnata alla Berkeley come esempio
mirabile di progressione armonica,
Non direi che il tema di Tetragon sia una cosa memorabile ne una delle cose
pi� belle che Joe abbia scritto.
E dico questo io che ho una grande stima di lui a tutti i livelli.
http://www.youtube.com/watch?v=ryOzXQkFO5Q&feature=related
> Certamente, ma mi riferivo più alla percussività sullo strumento che al
> riempire per quanto riguarda Silver, se noti dove ho messo la parentesi.
Vero. E' la congiunzione che ti frega! :)
Niccolo'.
L'armonia � povera ?? Non mi sembra un problema
> !!!
> e certamente non determina n� la riuscita n� il fascino di questa musica.
Concordo.
Nel jazz l'aspetto preponderante � quello ritmico, non armonico. E� l� dove
si fa la differenza.
Per la mia esperienza di dialogo sul jazz in tanti anni o sempre osservato
che molti di coloro che si concentrano sugli aspetti armonici del jazz lo
fanno semplicemente perch� hanno capito poco quelli ritmici peculiari del
jazz, o forse semplicemente hanno sentito poco, o poco compreso Louis
Armstrong...
f.
hai ragione, l'avevo notato dopo che ti ho risposto e ho riletto quanto
avevo scritto :)
ammazza, non ti scappa niente...
ciao
f.
http://www.youtube.com/watch?v=cYwxd1h66BA&feature=related
e te pareva...non ti par vero di parlare dei tuoi santini...
piuttosto, ho avuto modo di impossessarmi del doppio recente di George
Cables "You don't know me". Molto buono, specie il primo CD con sue
composizioni. Poi ho ascoltato un po' di roba di Eric Alexander che � un bel
tenorsassofonista anche se non fa niente di nuovo.
Poi per darti anche qualche dispiacere, mi sono piaciuti anche i recenti CD
di Dave Douglas, tra cui quello dal vivo doppio con Donny McCaslin al
tenore, formazione che avevo ammirato ad Aperitivo qualche anno fa e un
disco di Kenny Werner (altro sottovalutato) con Chris Potter e altri dal
titolo "Lawn Chair Society" e roba interessante a livello orchestrale di
Maria Schneider con sempre Mc Caslin dal titolo "Sky blue". Poi altra roba
orchestrale valida dell'ultimo Bob Florence che � davvero un arrangiatore
straordinario e straordinaiamente poco conosciuto e altro ancora di Rob Mc
Connell etc. etc. ci si pu� anche schiodare ogni tanto dai soliti santini...
f.
Bobby Hutcherson uno dei miei santini ??
Veramente a me sembra un santone del jazz moderno !!!!
e, a giudicare dai commenti ai video, non mi sembra d'essere il solo a
pensarla
in questo modo.
Un vero genio. E non sono il solo a pensarla cos�.
> piuttosto, ho avuto modo di impossessarmi del doppio recente di George
> Cables "You don't know me". Molto buono, specie il primo CD con sue
> composizioni.
George Cables l'ho ascoltato molte volte dal vivo dove, a mio parere,
da il meglio di se. A Bollate Jazz Meeeting, qualche hanno fa, ha fatto
delle cose
memorabili. Anche tu potresti schiodare il culo dalla sedia � andare a
sentire
qualcosa che non si sente di solito e nei soliti posti.
Poi ho ascoltato un po' di roba di Eric Alexander che � un bel
> tenorsassofonista anche se non fa niente di nuovo.
Averne di gente come Eric Alexander !!!
Non fa niente di nuovo ???
E chi se ne fotte !!!
> Poi per darti anche qualche dispiacere, mi sono piaciuti anche i recenti
CD
> di Dave Douglas, tra cui quello dal vivo doppio con Donny McCaslin al
> tenore, formazione che avevo ammirato ad Aperitivo qualche anno fa e un
> disco di Kenny Werner (altro sottovalutato) con Chris Potter e altri dal
Kenny Werner lo conosco benissimo. Meriterebbe un'esposizione molto pi�
ampia.
Gli altri li ho sentito dal vivo e non mi fanno impazzire.
> titolo "Lawn Chair Society" e roba interessante a livello orchestrale di
> Maria Schneider con sempre Mc Caslin dal titolo "Sky blue". Poi altra roba
> orchestrale valida dell'ultimo Bob Florence che � davvero un arrangiatore
> straordinario e straordinaiamente poco conosciuto e altro ancora di Rob Mc
> Connell etc. etc. ci si pu� anche schiodare ogni tanto dai soliti
santini...
Non conosco Bob Florence.
Quello che ho sentito di Maria Schneider non mi convince.
E' indiscutibilmente brava armonicamente, interessane come compositrice.
Insomma tutto quello che vuoi ..... ma non � il mio feeling.
Il che non significa che possa interessare e molto ad altri.
Preferisco Aziza Mustafa Zadeh, che forse sar� anche un po ripetitiva, non
dirige un'orchestra ma fa con piano e voce delle cose strabilianti che io
non ho mai sentito e che mi piacciono molto.
E non � il solito jass....
Invito tutti a sentirla a questo indirizzo:
http://www.youtube.com/watch?v=s97cBXb9uI8
Ho visto nel sito di Aziza che in novembre suona ad Arezzo.
Se sono libero doi impegni credo proprio che andr� a sentirla
sv
> Bobby Hutcherson uno dei miei santini ??
> Veramente a me sembra un santone del jazz moderno !!!!
ah,ah, sei proprio un pagano...
> e, a giudicare dai commenti ai video, non mi sembra d'essere il solo a
> pensarla
> in questo modo.
> Un vero genio. E non sono il solo a pensarla cos�.
insomma, ti serve il comunismo anche nel jazz. o perlomeno il jazz a
maggioranza...
>
Anche tu potresti schiodare il culo dalla sedia � andare a
> sentire
> qualcosa che non si sente di solito e nei soliti posti.
ah,ah...ti sei incazzato con la storia dei santini?
prima bisogna togliersi il cerume dalle orecchie che � molto meglio di
schiodare il culo dalla sedia.
>
> Averne di gente come Eric Alexander !!!
> Non fa niente di nuovo ???
> E chi se ne fotte !!!
ah,ah...s� � bravo....
>
> Non conosco Bob Florence.
> Quello che ho sentito di Maria Schneider non mi convince.
> E' indiscutibilmente brava armonicamente, interessane come compositrice.
> Insomma tutto quello che vuoi ..... ma non � il mio feeling.
> Il che non significa che possa interessare e molto ad altri.
a beh, tu si che sei un vero democratico, grazie....
e non incazzarti,,,
ciao
f.
Veramente no !!! e penso d'averlo dimostrato pi� volte.
Ci vuole del fegato a sottovalutare Hutcherson.
Fino a quando ci sar� della gente che osa sottovalutare Hutch.....
mi sento in dovere di parlare di lui perch� � un grande del jazz.
E' un grande NON perch� lo dico io sia chiaro.
Farlo conoscere e apprezzare � un OBBLIGO per quelli che amano e conoscono
il jazz.
> ah,ah...ti sei incazzato con la storia dei santini?
> prima bisogna togliersi il cerume dalle orecchie che � molto meglio di
> schiodare il culo dalla sedia.
Incazzarmi per cos� poco. . . .
Vedo che ti prendi molto sul serio. Io molto meno....e non solo te.
Le mie orecchie funzionano benissimo musicalmente parlando.
Se c'� qualcuno che dovrebbe ampliare i propri orizzonti sei proprio tu.
fare dell'ironia su Hutch . . . . � una bella dimostrazione di ignoranza e
prosopopea.
> > Averne di gente come Eric Alexander !!!
> > Non fa niente di nuovo ???
> > E chi se ne fotte !!!
>
> ah,ah...s� � bravo....
Bravo e anche molto.
Ricordo d'averne parlato su questo NG anni fa parlando di una sua esibizione
a Umbria Jazz (winter mi pare
con Hilton Ruiz)
> > Non conosco Bob Florence.
> > Quello che ho sentito di Maria Schneider non mi convince.
> > E' indiscutibilmente brava armonicamente, interessane come compositrice.
> > Insomma tutto quello che vuoi ..... ma non � il mio feeling.
> > Il che non significa che possa interessare e molto ad altri.
>
> a beh, tu si che sei un vero democratico, grazie....
> e non incazzarti,,,
> ciao
> f.
Incazzarmi IO....ma fa parte del civile sfott�......per� non ricominciamo
con le solite menate .....parliamo di jazz !!!!!
Hai sentito Aziza ???
Cosa ne dici ?? Cosa ne dicono gli altri ????
Qualcuno avr� pure delle opinioni.
Non ho alcun interesse in materia all'infuori della mia passione per il jazz
(Border Line in questo caso)
e della mia curiosit�.
sv.
p.s: ho gi� trovato un paio di persone disposte a venire a sentirla ad
Arezzo il prosismo novembre.