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Jelly Roll Morton

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Ago

unread,
Dec 3, 2009, 4:34:15 AM12/3/09
to
Su consiglio di alcuni di voi ho acquistato le incisioni di questo musicista
ed ho iniziato ad ascoltare i suoi brani, anche grazie alla "guida
all'ascolto" fornitami dal libro di Schuller.
Mi piacerebbe avere anche la vostra opinione. Cosa ha fatto grande Jelly
Roll? Qual � stato il suo contributo all'evoluzione del jazz?
Grazie
Angelo


facchi.jazz

unread,
Dec 8, 2009, 4:41:22 AM12/8/09
to
On 3 Dic, 10:34, "Ago" <nonval...@nonvalido.com> wrote:
> Su consiglio di alcuni di voi ho acquistato le incisioni di questo musicista
> ed ho iniziato ad ascoltare i suoi brani, anche grazie alla "guida
> all'ascolto" fornitami dal libro di Schuller.
> Mi piacerebbe avere anche la vostra opinione. Cosa ha fatto grande Jelly
> Roll? Qual è stato il suo contributo all'evoluzione del jazz?
> Grazie
> Angelo


Il libro di Schuller già dice molto, ma basterebbe l'ultima parte del
recente 'interevento di Gualberto su Joplin/Johnson e Morton appunto
per avere, in sintesi, una risposta al tuo quesito.
Per quel che mi riguarda Morton è il primo vero compositore di jazz,
nel senso completo del termine,anzi lui si vendeva pure per
"l'inventore del jazz" e secondo me non ci è andato tanto distante,
nonostante l'apparente presunzione.e l'opinione diversa di
Ellington...
f.

Ago

unread,
Dec 8, 2009, 6:42:15 AM12/8/09
to

"facchi.jazz" <facch...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:657fc768-8317-4429...@m38g2000yqd.googlegroups.com...

On 3 Dic, 10:34, "Ago" <nonval...@nonvalido.com> wrote:

Il libro di Schuller gi� dice molto, ma basterebbe l'ultima parte del


recente 'interevento di Gualberto su Joplin/Johnson e Morton appunto
per avere, in sintesi, una risposta al tuo quesito.

Per quel che mi riguarda Morton � il primo vero compositore di jazz,


nel senso completo del termine,anzi lui si vendeva pure per

"l'inventore del jazz" e secondo me non ci � andato tanto distante,


nonostante l'apparente presunzione.e l'opinione diversa di
Ellington...

*** che, per�, pare avesse particolare antipatia dovuta al carattere poco
conciliante di Morton ;)))

Ho letto e riletto attentamente il capitolo su Morton scritto da Schuller,
anche ascoltando anche i brani da lui incisi, utilizzando la chiave di
lettura fornita da Schuller.
Mi piace, per�, confrontarmi comunque con voi anche per avere la vostra
opinione, anche per "verificare" quanto siano condivisi i pensieri di
Schuller.
Proprio stamattina ho riletto le critiche di Schuller alle incisioni
mortoniane del 1929. Ascoltando, per�, "New Orleans Bump"
(http://www.youtube.com/watch?v=6pjFHj-Mluw) mi � parso che tali critiche
siano eccessive ed ingenerose.
In alcuni parti del brano (specie quando suonano trombe con sordina o
tromboni con suoni striduli), mi pare che Morton anticipi atmosfere
ellingtoniane.
Che ne pensate?

Grazie sempre
Angelo


Niccolo' Carli

unread,
Dec 8, 2009, 6:56:49 AM12/8/09
to
Ago ha scritto:

> Mi piace, perᅵ, confrontarmi comunque con voi anche per avere la vostra

> opinione, anche per "verificare" quanto siano condivisi i pensieri di
> Schuller.

Quelle pagine non le ho lette. Posso dirti che JRM mi ha stregato dal
primo momento che l'ho sentito, e dire che avevo paura che mi potesse
suonare vecchio... Mi ha preso subito per la grandissima vivacita' e
vitalita' della sua musica, che si manifesta sia dal lato delle
esecuzioni (tanto perfette quanto vivide, esplosive ancora oggi) sia dal
lato dell'ingegnosita' delle composizioni, cosi' dense, capaci di
condensare una miriade di eventi sonori (temi multipli, improvvisi
sbalzi di dinamica, assoli splendidi, poliritmi, blues e rag disciolti
in qualcos'altro) in capolavori di tre minuti perfettamente orchestrati
ed eseguiti, oltre che profondamente originali. E' vero che certe parti
sembrano anticipare Ellington, come dici. Mi spingo piu' in la': lo
stile "miniatura superdensa" si dev'essere radicato nella prassi
musicale americana anche grazie all'opera di Morton, e dico questo
tenendo a mente musicisti come Zappa o Zorn o Stalling per es. Qualcuno
(GMG?) puo' confermare/smentire?
Niccolo'.

facchi.jazz

unread,
Dec 10, 2009, 9:47:29 AM12/10/09
to
On 8 Dic, 12:42, "Ago" <nonval...@nonvalido.com> wrote:
> "facchi.jazz" <facchi.j...@libero.it> ha scritto nel messaggionews:657fc768-8317-4429...@m38g2000yqd.googlegroups.com...

> On 3 Dic, 10:34, "Ago" <nonval...@nonvalido.com> wrote:
>
> Il libro di Schuller già dice molto, ma basterebbe l'ultima parte del

> recente 'interevento di Gualberto su Joplin/Johnson e Morton appunto
> per avere, in sintesi, una risposta al tuo quesito.
> Per quel che mi riguarda Morton è il primo vero compositore di jazz,

> nel senso completo del termine,anzi lui si vendeva pure per
> "l'inventore del jazz" e secondo me non ci è andato tanto distante,

> nonostante l'apparente presunzione.e l'opinione diversa di
> Ellington...
>
> *** che, però, pare avesse particolare antipatia dovuta al carattere poco

> conciliante di Morton ;)))
>
> Ho letto e riletto attentamente il capitolo su Morton scritto da Schuller,
> anche ascoltando anche i brani da lui incisi, utilizzando la chiave di
> lettura fornita da Schuller.
> Mi piace, però, confrontarmi comunque con voi anche per avere la vostra

> opinione, anche per "verificare" quanto siano condivisi i pensieri di
> Schuller.
> Proprio stamattina ho riletto le critiche di Schuller alle incisioni
> mortoniane del 1929. Ascoltando, però, "New Orleans Bump"
> (http://www.youtube.com/watch?v=6pjFHj-Mluw)  mi è parso che tali critiche

> siano eccessive ed ingenerose.
> In alcuni parti del brano (specie quando suonano trombe con sordina o
> tromboni con suoni striduli), mi pare che Morton anticipi atmosfere
> ellingtoniane.
> Che ne pensate?
>
> Grazie sempre
> Angelo

Non ho in particolare stima lo Schuller musicista che trovo avere idee
sostanzialmente errate intorno al jazz (dal mio punto di vista,
ovviamente) ancor meno come jazzista, che trovo pressoché pesantissimo
ritmicamente, compositore pretenzioso e direttore orchestrale pomposo.
Trovo la sua versione di Epitaph di Mingus di valore inversamente
proporzionale a quanto lui lo ami e lo abbia studiato e per certi
versi lo vedo come l'incarnazione di: "tutto quello che non vorrei
fosse il jazz" e che ha fatto cattivi proseliti e da riferimento
anche a tanti ns pallosissimi "gezzisti" nostrani con analoghe
velleità compositive in ambito di jazz e dintorni, però bisogna
ammettere che è uno studioso notevole e che ha contribuito un bel po'
verso la divulgazione e la chiarezza in materia. Certo, a suo modo.
Molti suoi giudizi, hai ragione, sono filtrati, forse
inconsapevolmente, da quel suo personale punto di vista. ora non
ricordo cosa dice su Morton perché è parecchio che non lo rileggo, ma
non mi occorre. So solo che Morton è un genio TERRIFICANTE del jazz,
molto più che semplicemente un pioniere del jazz, soprattutto come
compositore, mel senso scritto sinteticamente da Gualberto. Le sue
composizioni ancora oggi, specie sul piano formale sono originali ed
avanzatissime e devi andare proprio a Mingus per trovare qualcosa di
più avanzato in tal senso.
Effettivamente la qualità sonora delle sue incisioni qualcosa toglie,
visto anche che recentemente mio fratello ha provato a ripulire
personamente gli LP originali in ns possesso con i software oggi a
disposizione facendo un ottimo lavoro ed è venuto fuori un risultato
di musica, timbri, colori, ritmi, energia musicale e quant'altro
veramente di una potenza sbalorditiva e sorprendente. Tra l'altro a
mio avviso è anche stato un grandissimo cantante, almeno per quel poco
che ci è stato dato ascoltare. Ha uno swing e un drive pazzesco nel
cantare, ma quel che davvero conta è che sembra l'impersonificazione
di quel sincretismo musicale di cui tanto si ciancia oggi e che lui
già prefigurava e direi applicava in pratica già nei primi decenni del
Novecento. Di certo non ha dovuto aspettare Richard Galliano e
accoliti (con tutto il rispetto per galliano che apprezzo) per
riuscire a fondere Jazz e Tango, o meglio l'Habanera, e altri ritmi e
danze, che puoi trovare per esempio in brani come "Mamanita". Mi viene
da ridere quando sento parlare di profumo latin nel jazz di oggi. Lui
lo faceva già allora e con risultati assai brillanti. Morton era un
creolo e in un certo senso rappresentò al meglio quell'unico e
irripetibile crogiuolo di culture che si venne a creare nella zona
geografica di sua pertinenza e che diede origine al jazz. Quindi in un
certo senso non aveva tutti i torti a dichiararsi Mr Jazz..
Assolutamente uno dei miei preferiti ancora oggi e davvero non capisco
che difficoltà vi siano ad apprezzarlo, o meglio, capisco che chi ha
un'idea deformata del jazz non lo apprezzi...
ciao
f..

Ago

unread,
Dec 11, 2009, 6:08:44 AM12/11/09
to

"facchi.jazz" <facch...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:b79059f6-b9b0-4269...@j14g2000yqm.googlegroups.com...

On 8 Dic, 12:42, "Ago" <nonval...@nonvalido.com> wrote:

**********bisogna
ammettere che � uno studioso notevole e che ha contribuito un bel po'


verso la divulgazione e la chiarezza in materia. Certo, a suo modo.
Molti suoi giudizi, hai ragione, sono filtrati, forse
inconsapevolmente, da quel suo personale punto di vista. ora non

ricordo cosa dice su Morton perch� � parecchio che non lo rileggo, ma
non mi occorre. So solo che Morton � un genio TERRIFICANTE del jazz,
molto pi� che semplicemente un pioniere del jazz, soprattutto come


compositore, mel senso scritto sinteticamente da Gualberto.

****** in estrema sintesi, dice che Morton � un grandissimo compositore che,
per�, ha avuto alcuni momenti di "appannamento". In particolare, parla
malissimo di tutte le sue incisioni del 1929, che definisce di bassissimo
profilo.
Io ho ascotlato queste incisioni e, in effetti, mi sono apparse meno
pregevoli di altri brani incisi negli anni precedenti, per� ho trovato che
il giudizio di Schuller sul 1929 mortoniano sia eccessivo ed ingeneroso.
Un vecchio filosofo (Agostino da Ippona) diceva che occorre diffidare di
coloro che hanno imparato leggendo un solo libro. Non ho altri libri su
Morton e, per questo, mi confronto con voi.
Del resto mi pare che questi siano interessanti temi di discussione e
possano servire a scuotere un NG troppo preso dal "tepore natalizio" ;))))))

****************Le sue


composizioni ancora oggi, specie sul piano formale sono originali ed
avanzatissime e devi andare proprio a Mingus per trovare qualcosa di

pi� avanzato in tal senso.

Questa opinione mi interessa molto. Che intendi per avanzato? E coma mai
Ellingon (che a me piace molto) lo ritieni meno avanzato?

**********Effettivamente la qualit� sonora delle sue incisioni qualcosa

toglie,
visto anche che recentemente mio fratello ha provato a ripulire
personamente gli LP originali in ns possesso con i software oggi a

disposizione facendo un ottimo lavoro ed � venuto fuori un risultato


di musica, timbri, colori, ritmi, energia musicale e quant'altro
veramente di una potenza sbalorditiva e sorprendente.

I cd che ho io restituiscono una musica vivace e dei suoni abbastanza
fedeli. Credo che lo stesso lavoro che ha fatto tuo fratello, sia stato
anceh svolto dai fonici che hanno provveduto alla commercializzazione dei cd
che ho comperato (su tuo consiglio ;)).


*********Tra l'altro a
mio avviso � anche stato un grandissimo cantante, almeno per quel poco
che ci � stato dato ascoltare. Ha uno swing e un drive pazzesco nel
cantare, ma quel che davvero conta � che sembra l'impersonificazione


di quel sincretismo musicale di cui tanto si ciancia oggi e che lui

gi� prefigurava e direi applicava in pratica gi� nei primi decenni del


Novecento. Di certo non ha dovuto aspettare Richard Galliano e
accoliti (con tutto il rispetto per galliano che apprezzo) per
riuscire a fondere Jazz e Tango, o meglio l'Habanera, e altri ritmi e
danze, che puoi trovare per esempio in brani come "Mamanita". Mi viene
da ridere quando sento parlare di profumo latin nel jazz di oggi. Lui

lo faceva gi� allora e con risultati assai brillanti. Morton era un
creolo e in un certo senso rappresent� al meglio quell'unico e


irripetibile crogiuolo di culture che si venne a creare nella zona
geografica di sua pertinenza e che diede origine al jazz. Quindi in un
certo senso non aveva tutti i torti a dichiararsi Mr Jazz..
Assolutamente uno dei miei preferiti ancora oggi e davvero non capisco

che difficolt� vi siano ad apprezzarlo, o meglio, capisco che chi ha


un'idea deformata del jazz non lo apprezzi...

********** oggi concordo con queste parole. Ma per riuscire ad apprezzare
Morton (non solo sotto il profilo storico, ma anche musicale) ho dovuto
ascoltarlo parecchio: � stato necessario abituarmi ad un musica che sembra
datata, prima di riuscire ad apprezzarla.

Un caro saluto,
Angelo


/%/%/

unread,
Dec 11, 2009, 6:26:59 AM12/11/09
to
Il 10 Dic 2009, 15:47, "facchi.jazz" <facch...@libero.it> ha scritto:
> On 8 Dic, 12:42, "Ago" <nonval...@nonvalido.com> wrote:
> > "facchi.jazz" <facchi.j...@libero.it> ha scritto nel
messaggionews:657fc768-8317-4429...@m38g2000yqd.googlegroups.com...
> > On 3 Dic, 10:34, "Ago" <nonval...@nonvalido.com> wrote:
> >
Ha uno swing e un drive pazzesco nel
> cantare, ma quel che davvero conta � che sembra l'impersonificazione

> di quel sincretismo musicale di cui tanto si ciancia oggi e che lui
> gi� prefigurava e direi applicava in pratica gi� nei primi decenni del

> Novecento. Di certo non ha dovuto aspettare Richard Galliano e
> accoliti (con tutto il rispetto per galliano che apprezzo) per
> riuscire a fondere Jazz e Tango, o meglio l'Habanera, e altri ritmi e
> danze, che puoi trovare per esempio in brani come "Mamanita". Mi viene
> da ridere quando sento parlare di profumo latin nel jazz di oggi. Lui
> lo faceva gi� allora e con risultati assai brillanti. Morton era un
> creolo e in un certo senso rappresent� al meglio quell'unico e

> irripetibile crogiuolo di culture che si venne a creare nella zona
> geografica di sua pertinenza e che diede origine al jazz. Quindi in un
> certo senso non aveva tutti i torti a dichiararsi Mr Jazz..
> Assolutamente uno dei miei preferiti ancora oggi e davvero non capisco
> che difficolt� vi siano ad apprezzarlo, o meglio, capisco che chi ha

> un'idea deformata del jazz non lo apprezzi...


Il problema è che in molti studi sul jazz vi è una ipersemplificazione,
come scrive Christopher Washburne: le armonie del jazz deriverebbero dalla
tradizione europea, i ritmi provverrebbero dalle culture africane. Il jazz
sgorga da una serie di processi culturali ben più complessi, soprattutto
tenendo conto del contesto urbano peculiare di New Orleans dalla metà del
diciannovesimo secolo. E' innegabile, infatti, l'esistenza nel jazz di
materiali ritmici che provengono, come ricorda Washburne, dalla tradizione
cubana, come il son clave, il cinquillo, il tresillo, materiali
riscontrabili anche in altre tradizioni caraibiche e che in seguito
affiorano con chiarezza anche nelle marching band di New Orleans alla fine
del diciannovesimo secolo. In poche parole, le radici del jazz sono
afro-latine-americane. New Orleans, durante tutto l'Ottocento, esibisce un
contesto culturale in cui si sovrappongono e stratificano molteplici
tradizioni culturali: francese (la Francia governa la zona in due distinti
periodi, dal 1718 al 1764, poi dal 1800 al 1803), africana, nativa
americana, spagnola (la Spagna domina New Orleans dal 1764 al 1800),
inglese, caraibica, per non parlare dell'influenza esercitata dai moti
rivoluzionari haitiani, tant'è che a New Orleans vi era una tolleranza nei
confronti delle attività collettive, religiose e culturali, degli schiavi
africani che era essenzialmente sconosciuta alla tradizione religiosa e
sociale d'estrazione britannica. Il jazz comincia a "formarsi" in un ambito
culturale in cui si incrociano influenze francofone, spagnolo, ispaniche,
tedesche, italiane, messicane, africane, creole. I creoli, per lungo tempo
considerati un'etnia in qualche modo a sé stante, con il passaggio della
Louisiana agli Stati Uniti, vengono legalmente assimilati agli
africani-americani e, dunque, sottoposti al regime di segregazione. I creoli
(che, notoriamente, tendevano a volersi, per lingua, costumi, cultura,
distinguere dagli africani-americani) vengono così spinti ad interagire
culturalmente soprattutto, se non esclusivamente, con gli
africani-americani. Peraltro, lungo tutto l'Ottocento, New Orleans, che era
oltretutto un porto di importanza capitale, accoglie e recpisce la
tradizione culturale eminentemente rappresentata da Cuba e da Haiti. Che i
creoli apportassero una tradizione in cui era ben presente la tradizione
culturale francese è indiscutibile. Con il loro progressivo avvicinamento
alla tradizione affricana-americana si fa sempre più forte, nella "nascita"
del jazz, la personalità afro-latina. Le bande d'ottoni, d'origine militare
turco-europea, abbandonano progressivamente le concezioni originarie per
adattarsi ad una realtà sempre più mista, in cui la danza e
l'intrattenimento di variegatissima estrazione acquisiscono importanza
sempre più spiccata. Alcuni studiosi hanno sottolineato l'impronta africana
di certi materiali, altri, invece, ne hanno altresì sottolineato
l'"africanità", però mediata dalle culture caraibiche. In un contesto
così misto, individuare "paternità" sicure non è certo facile.
Jelly Roll Morton, come talvolta capita, più ancora della famiglia Tio (che
somministrò l'insegnamento musicale ad alcuni fra i principali pionieri
musicali di New Orleans), si trovò ad essere l'uomo giusto al momento
giusto, in grado di coagulare nel proprio mondo musicale, e in modo
completamente personale e originale, una somma di contributi. Come Scott
Joplin in altro ambito, Morton non è semplicemente un interprete, per
quanto abilissimo, è un compositore, che dà perciò vita ad un complesso
mondo interiore. Egli media e raccorda all'interno di un crogiuolo che,
però, più ancora che in Jopin (in cui l'elemento latino è pure presente,
basti pensare, per usare un materiali conosciutissimo, a "Solace" o, se
vogliamo, all'interpretazione, fortemente latineggiante, che Morton offre di
"Maple Leaf Rag"), si fa sempre più afro-latino e che estenderà
progressivamente la propria influenza, nel jazz, fino ai nostri giorni (è
persino inutile ricordare, ad esempio, i rapporti fra i boppers e il mondo
caraibico, a partire da Dizzy Gillespie. A tal proposito, poiché Chano
Pozo, il celebrato percussionista cubano, non parlava inglese, così come
Gillespie non conosceva lo spagnolo, a chi si chiedeva come i musicisti
potessero comunicare fra di loro, Pozo commentava: "Deehee no peek pani, me
no peek Angli, bo peek African" (Dizzy non parla spagnolo, io non parlo
inglese, ambedue parliamo africano).
Affrontare questa matassa è impresa ardua, che qui non può trovare
adeguato spazio. Dire che Morton è stato un genio può sembrare
pleonastico, ma è necessario ricordarlo. Molti dei suoi lavori sono di
straordinaria modernità, egli è il primo, autentico e ben conscio (tant'è
che si attribuiva persino l'"invenzione" del jazz) creatore, interprete e
"sublimatore" di un meta-linguaggio, che ha saputo rappresentare le
aspirazioni, la quotidianità, la creatività degli eredi degli schiavi
africani. Certo, è indispensabile, per chi voglia veramente conoscere e
capire approfonditamente il jazz, esplorare compiutamente l'opera di Morton,
tantopiù in un contesto di tradizione orale, in cui il passato si ricollega
incessantemente al presente. E' altresì ovvio che vi siano coloro che si
limitano ad apprezzare un linguaggio senza volerne conoscere tutte le
radici. In fin dei conti, tutti parliamo l'italiano ma non sono molti quelli
che hanno esplorato Ciullo d'Alcamo, San Francesco, Dante o Guido
Guinizelli. Man mano che il jazz si evolve, immagino si farà sempre più
labile, per alcuni, il collegamento con il suo passato meno recente:
d'altronde, quanti, fra coloro che amano Bach, conoscono Buxtehude a
menadito? Certi "passaggi" tendono a perdersi, soprattutto in un contesto di
ascolto molteplice e indifferenziato. Oggi recepiamo la creatività di
tradizioni musicali complesse senza conoscerne esattamente le vicende
identitarie. Fra apprezzamento e conoscenza il "gap" è estremamente ampio.
Ci stiamo avviando verso una sommatoria di sincretismi la cui matassa si
farà sempre più difficile da dipanare e sarà sempre più oggetto di studi
specialistici.
Quanto a Morton, la sua genialità emerge nettissima al solo confronto con i
suoi pur straordinari coevi.
Qualcuno accennava anche alla capacità di "condensare" un'intera opera
musicale nei pochi minuti di una facciata di un 78 giri. Il che ha molto a
che fare con lo stretto rapporto fra jazz e fonografia, un argomento che è
stato dilettevolmente affrontato, in modo estremamente chiaro e accessibile,
da Evan Eisenberg (The Recording Angel", in italiano "L'angelo con il
fonografo", se non vado errato). Concordo grandemente, peraltro, con quanto
ha scritto Facchi.

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/

facchi.jazz

unread,
Dec 11, 2009, 7:09:33 AM12/11/09
to
On 11 Dic, 12:08, "Ago" <nonval...@nonvalido.com> wrote:

> Questa opinione mi interessa molto. Che intendi per avanzato? E coma mai
> Ellingon (che a me piace molto) lo ritieni meno avanzato?

Non ho detto o sottinteso questo, anzi, Ellington è in assoluto il mio
preferito, ma il suo modo di comporre è diverso da quello di Morton e
si è occupate di molteplici forme compositive anche a largo respiro.
Anche il background culturale di riferimento è abbastanza diverso.
Intendevo dire che, specie sul piano della struttura formale elle
composizioni Morton ha lavorato in una maniera che poi puoi ritrovare
anche in Mingus (che però ha assorbito tantissimo Ellington) che è
stato un campione di conposizione in tal senso, specie nell'equilibrio
tra scritto e inprovvisato, ma ci poteva stare anche Ellington nella
citazione.
Secondo me loro tre sono i pilastri portanti di un modo di fare jazz
legato all'approfondimento delle forme compositive jazzistiche che non
ha avuto ancora l'esplorazione che merita, a mio avviso, e di cui
hanno (giustamente) goduto per esempio il jazz di Monk, di Parker o di
Coltrane per altri versi e parlando di altri grandissimi geni, ma temo
che dipenda da una particolare forma di genio, quello compositivo e
strutturale nel jazz, che secondo me è particolarmente raro.

Ellington poi per me è fuori e oltre le categorie musicali. Non potrei
fare a meno della sua musica, della sua profonda spiritualità, che per
esempio io colgo tantissimo nel suo modo di suonare al pianoforte le
sue composizioni, quando è solo o in trio. Quando voglio emozionarmi
profondamente, oltre ai gospel di Mahalia Jackson o di Aretha
Franklin, ascolto qualche sua versione pianistica di "New World a
Comin'" o di "Reflections in D" o di "Melancholia". Brividi...
ciao
f.

Ago

unread,
Dec 11, 2009, 7:39:28 AM12/11/09
to

"facchi.jazz" <facch...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:6f9ac102-4b36-4826...@l13g2000yqb.googlegroups.com...

On 11 Dic, 12:08, "Ago" <nonval...@nonvalido.com> wrote:

> Questa opinione mi interessa molto. Che intendi per avanzato? E coma mai
> Ellingon (che a me piace molto) lo ritieni meno avanzato?

Non ho detto o sottinteso questo,

Ora mi � tutto pi� chiaro. Approfitto per chiedervi di Ellington se esistono
cofanetti che contengano tutte le sue prime incisioni.
Su play.com non ne ho trovati
grazie


Niccolo' Carli

unread,
Dec 11, 2009, 9:09:09 AM12/11/09
to
Ago ha scritto:

> Ora mi ᅵ tutto piᅵ chiaro. Approfitto per chiedervi di Ellington se esistono

> cofanetti che contengano tutte le sue prime incisioni.
> Su play.com non ne ho trovati

Vai su Amazon e piglia "The Okeh Ellington", che comprende tutte le
incisioni per la Okeh della seconda meta' degli anni '20:
http://snipurl.com/tney3

Altre incisioni importantissime su Complete Brunswick Recordings:
http://snipurl.com/tneyv

Ci trovi inevitabili ridondanze, ok... Tra l'altro la Naxos ha
pubblicato tutta una serie cronologica in 14 cd economici che dovrebbe
coprire ogni cosa dal '26 al '49 o giu' di li'.


Un'ottima raccolta poi e' "Masterpieces By Ellington" della Proper, che
da dal '26 fino all'era Blanton/Webster e oltre: http://snipurl.com/tnf02

Niccolo'.

Ago

unread,
Dec 11, 2009, 12:32:20 PM12/11/09
to

"Niccolo' Carli" <carl...@VIVIBHONOJHHBGUBVUIIUHOUHOUHOUHOgmail.com> ha
scritto nel messaggio news:4b225288$0$645$4faf...@reader4.news.tin.it...
> Ago ha scritto:

> Niccolo'.

Grazie


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