Bisogna dire che la velocità è un fenomeno che dovrebbe dipendere non
soltanto da una decisione dell'autore. Esse dovrebbe variare, almeno un
minimo, tenendo conto del contesto acustico nel quale si esegue tale
opera, e dovrebbe (potrebbe) variare anche in base alla sensibilità
dell'interprete: in questo caso del direttore: nella misura in cui la
comprensione della musica scritta e quindi l'elaborazione del contenuto
che si intende trasmettere si esprimano al meglio.
Va detto, comunque, che un buon interprete, come dicevo sopra,
stabilisce la velocità in base a quello che comprende del testo, e
ammesso che possano esistere più chiavi di lettura di un brano ci
potranno essere altrettante velocità di esecuzione.
In alcune musiche non ci sono molti piani di lettura, e la scrittura si
mostra, evidentemente, per quello che è, e velocità molto al di fuori
dal senso comune possono essere frutto o dell'intuizione geniale di un
interprete grandissimo, o delle provocazioni di una prima donna
isteriche. Il fatto che poi le due cose spesso coincidano genera non
poca confusione in chi ascolta.
Nella specificità della musica “antica” o di cui comunque non si hanno
indicazioni di tempo chiare e non si hanno scritti dettagliati del
compositore sulla prassi esecutiva, né supporti audio, né documenti
importanti sulla tecnica dei vari strumenti che sono chiamati in causa
nell'esecuzione, ecco in quei casi entra in gioco o lo studio della
prassi esecutiva con un approccio il più possibile filologico, e allora
in quel caso, suonando su strumenti originali, con corde originali, fori
e pistoncini originali, mutande originali, ecc ci si potrà avvicinare,
supportati da un direttore che sappia cosa, musicalmente, gli stia
passando sotto mano, ad una lettura il più fedele possibile a quella del
tempo. [ Mi spiego: i tempi di un'orchestra che si avvale di strumenti
con corde di budello, tanto per fare un esempio attuale, possono essere
molto diversi da un'orchestra con strumenti “normali” anche solo per la
diversità di strumenti impiegati. Figuriamoci quindi se a questo si
unisci un approccio differente anche nella lettura dell'opera. ]
Oppure nel caso in cui si suoni con un'orchestra moderna, o con uno
strumento moderno che dir si voglia, ci si avvale di giustificazioni di
carattere puramente e squisitamente musicale (se si è intelligenti) o
del frutto dello studio della prassi esecutiva, mal digerita, riproposta
in maniera pedante senza contestualizzare un bel niente: e questo è il
prodotto di non poche esecuzioni di cui spesso, e inconsapevolmente, ci
troviamo ad essere vittime.
Mi spiego: che senso ha proporre (non dico comprendere, a quello
dovremmo essere obbligati. No, io dico proporre, o meglio, visto il
caso: propinare!) il tempo “perfetto” (stabilito attraverso lo studio di
manuali sulla costruzione della molla del metronomo del figlio del
compositore di una tale musica, mettiamo per clavicembalo) se poi lo
andiamo ad eseguire su di un pianoforte grande, grandissima, coda? È
questo aspetto “misto” che mi ha sempre affascinato.
Mi spiego ancora un po' (ripetendomi): Se si suona su di uno strumento
moderno e lo si fa, con giustificazioni più o meno naturali (e ci sono
compositori per i quali se ne sentono delle belle [cfr. Bach]) ecco se
supportati dal fatto che una certa musica sia svincolata (da chi poi non
si capisce mai bene) dallo strumento per cui è stata scritta perché
affannarsi nel rendere, perfettamente e didascalicamente e pedantemente,
come il secchione - non intelligente che ripete una pagina di storia a
memoria, ecco dicevo: che senso ha riproporre (sempre che sia possibile
stabilirlo) l'esatto metronomo? L'esatto metronomo, il metronomo ideale
non ci restituirà comunque l'idea né dell'architettura della
composizione, né del suono, né del diomadonna di niente. Allora, di
nuovo: che senso per un'orchestra che non si avvale né di strumenti
originali, né di un approccio filologico proporre un tempo che
suonerebbe malissimo?
Ecco, sono andato fuori tema, non ho riletto (non sono così idiota da
sorbirmi tutte le puttanate che io stesso ho scritto per chissà quale
preciso motivo) e ho anche appena finito la lettura di Perturbamento di
Bernhard.
> Grazie
Prego.
>mille e auguri
Non ci penso e minimamente.
P.S. Per luziferson: ti anticipo dicendoti - quando non hai niente da
dire non riesci a limitarti, semplicemente, a non dirlo?