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Allevi, Einaudi e i loro critici

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alf

unread,
Mar 8, 2008, 6:37:21 AM3/8/08
to
Saluti.

Negli ultimi tempi ho più volte incontrato discussioni su musicisti
'commerciali' che hanno un discreto successo di pubblico e sembrano
invece totalmente invisi al pubblico dei cosiddetti specialisti
(molti dei quali bazzicanti questi ng.). Ho fatto tra me e me alcune
considerazioni che sottopongo qui sotto senza alcuna pretesa visto
che sono farina integrale del mio sacco, e quindi molto poco
documentate - opinioni, appunto.

Nei dibattiti (anche su youtube etc.) si vedono commenti entusiasti
su Allevi, Einaudi, o perfino Clayderman, KennyG e musicisti 'soft'
in genere, contrapposti a commenti violentemente denigratori, in
genere da parte di ascoltatori più tecnici dei primi: questi ultimi
sono poi rintuzzati da reazioni molto veementi e offese dei
primi. (Molti dei commentatori sono anche dei ragazzini e questo
spiega molte cose, ma - specie sui ng - ce ne sono molti che per età
dovrebbero essere più riflessivi)

La reazione degli entusiasti non mi sorprende: penso che la musica
parli (se parla) soprattutto di noi stessi e chi denigra o critica
il brano che ha suscitato un'emozione denigra e critica nello stesso
tempo la nostra emozione e, quindi, noi stessi.

Mi sorprende invece il fatto che gli autori delle opinioni negative
non abbiano evidentemente coscienza nè di questo (per me elementare)
fattore emotivo dell'ascolto, nè di altre componenti, che mi
sembrano
altrettanto fondamentali, dell'ascolto della musica.

Esiste senz'altro una componente di malafede e rivalsa invidiosa,
non so quanto importante, che obbliga alcuni a criticare
malignamente chiunque abbia un qualche successo commerciale. Ed
esiste una componente istintiva di elitismo stupido che porta allo
stesso atteggiamento automatico. Nessuna delle due - che mi sembrano
prevalenti nel caso di di musicisti come Bollanie forse Biondi- in
quanto provocate da atteggiamenti irriflessivi, è particolarmente
interessante, mentre mi sembra lo sia di più la componente di
sincera incomprensione di certe dimensioni dell'ascolto - nei non
addetti ai lavori - che ispira gran parte dei critici.

Bassa intenzionalità: per molte persone l'esperienza dell'ascolto
intenzionale di musica è raro in confronto all'ascolto funzionale
(per il ballo, come sottofondo ad altre attività eccetera). Quindi
confrontarsi con un brano d'ascolto (ancorché soft) è per molti una
cosa nuova e - data la relativa rarità di questo tipo di musica sui
media più frequentati - inaspettata

Importanza del primo ascolto (o dell'orecchiabilità). I 'tecnici'
sembrano aver dimenticato 'il gusto della madeleine che mangiavano
da bambini' (à la Proust). Una sintassi musicale semplice (o anche
elementaree perfino banale) massimizza l'esperienza del primo
ascolto e colpisce soprattutto chi non ha l'orecchio allenato (o
anche logorato) da una lunga esperienza di ascolto intenzionale. Da
bambino/adolescent mi piaceva da matti Bach come lo fanno gli
Swingle
Singers e il Concerto n.1 per pianoforte fatto dal coro di Ray
Conniff. Oggi li trovo inascoltabili, ma non mi sentirei di
sbeffeggiare chi se ne entusiata sentendoli per la prima volta.

Pare che ci sia il riflesso condizionato di privilegiare l'aspetto
intellettuale
dell'ascolto musicale rispetto a quello emotivo (che è massimamente
collegato all'esperienza del primo ascolto), senza considerare che
la comprensione intellettuale di un brano musicale può arrivare solo
dopo lunghe reiterazioni dell'ascolto (che è possibile solo da pochi
decenni) o per chi può suonare o studiare il brano stesso sugli
spartiti. (E' forse anche per questo che la musica antica è
relativamente assai più orecchiabile di quella moderna)

Fra l'altro gli stessi estensori dei negativissimi giudizi di cui
sopra normalmente non li estendono ad altri esempi che, pur tratti
dal panorama della musica "colta". Esempio: molte componenti del
pianismo di Einaudi e Allevi si ritrovano pari pari nel Keith
Jarrett solista (penso ad esempio a Koeln parte prima), ma nessuno
si straccia le vesti per Jarrett: per Allevi invece sì. E' ben vero
che si suppone che Jarrett abbia improvvisato Koeln e questo fa una
certa differenza. Ma è anche vero che la musica improvvisata non
nasce dal niente: anche nel jazz molte improvvisazioni vengono
ripetute moltissime volte dai solisti con piccole variazioni (es.:
Solo di Miles Davis su Walkin' (MD All Stars) e i due take di
Bags'Groove sull'omonimo - così come varie incisioni di Straight, No
Chaser in quintetto e sestetto. Alcuni solo nascono così perfetti
che il sospetto che siano stati - se non scritti- lungamente
pianificati nasce spontaneo: e.g. ancora Miles Davis in "So what" su
Kind of Blue, Gerry Mulligan in 'Festive Minor' su 'Best Of
G. Mulligan e C. Baker', Paul Desmond in 'Take Five' su 'Time Out').

Resta in questi casi la giustificazione che associata all'effetto
'impromptu' di musica destinata a essere recepita al primo ascolto,
ma questo è esattamente l'aspetto a cui si rivolgono i vari Einaudi
e
Allevi: a loro però questa giustificazione viene negata.

Non è assolutamente detto che gli ammiratori della musica soft
abbiano un'esperienza musicale 'inferiore' ai loro detrattori - è
anzi possibile che si godano la musica assai di più, chi non
vorrebbe poter risentire i sapori del cibo come li sentiva da
bambino?

Non è quindi chiaro perché un interprete/compositore che cerca di
soddisfare questa sfera emotiva (o anche questa sfera emotiva) debba
essere automaticamente giudicato negativamente.

Quanto sopra IMHO, ovviamente.
Cheers,
alf


P.S: flames > /dev/null

cinghio

unread,
Mar 8, 2008, 7:37:44 AM3/8/08
to
Il Sat, 08 Mar 2008 03:37:21 -0800, alf ha scritto:

> Saluti.
>
> Negli ultimi tempi ho più volte incontrato discussioni su musicisti
> 'commerciali' che hanno un discreto successo di pubblico e sembrano
> invece totalmente invisi al pubblico dei cosiddetti specialisti (molti
> dei quali bazzicanti questi ng.). Ho fatto tra me e me alcune
> considerazioni che sottopongo qui sotto senza alcuna pretesa visto che
> sono farina integrale del mio sacco, e quindi molto poco documentate -
> opinioni, appunto.
>
> Nei dibattiti (anche su youtube etc.) si vedono commenti entusiasti su
> Allevi, Einaudi, o perfino Clayderman, KennyG e musicisti 'soft' in
> genere, contrapposti a commenti violentemente denigratori, in genere
> da parte di ascoltatori più tecnici dei primi: questi ultimi sono poi
> rintuzzati da reazioni molto veementi e offese dei primi. (Molti dei
> commentatori sono anche dei ragazzini e questo spiega molte cose, ma -
> specie sui ng - ce ne sono molti che per età dovrebbero essere più
> riflessivi)
>
> La reazione degli entusiasti non mi sorprende: penso che la musica
> parli (se parla) soprattutto di noi stessi e chi denigra o critica il
> brano che ha suscitato un'emozione denigra e critica nello stesso
> tempo la nostra emozione e, quindi, noi stessi.

[CUT]

Personalmente trovo più costruttivo cercare di argomentare e far
comprendere le ragioni dell'apprezzamento verso qualcosa che mi
entusiasmi, anzichè esercitare largamente il diritto (comunque
ineludibile) di critica nei riguardi di quanto mi dispiaccia o
addirittura mi disgusti, anche se comprendo come una stroncatura sia più
facile da scrivere e più divertente da leggere (a volte) che una critica
costruttiva o persino entusiasta.
In questo caso mi trovo nella inconsueta posizione di giustificare il
leggero fastidio che provo all'ascolto della musica di Allevi.
Per quel che mi riguarda è eccessivo parlare di critica verso *la musica*
di Allevi, trovo che essa sia come il vino in tetrapack: priva di
caratteristiche organolettiche particolari, deludente quando non
sgradevole da gustare in un bel bicchiere abbinato ad un piatto curato ma
buono (nei casi migliori) per l'arrosto o bevuto d'un fiato per togliersi
la sete davanti al forno a legna mentre cuoci le pizze per gli amici (e
non è poco, quando non c'è di meglio), ma quello che penso ha un valore
prossimo allo zero. Non mi indigna il successo di musica del genere, non
giudico gli ascoltatori dei deficienti, non nego la "completezza"
soggettiva (e in un certo senso oggettiva) di emozioni procurate
dall'ascolto di brani di Allevi Einaudi & co, trovo che parlare di
"danno" procurato alla musica "seria" dal diffondersi della loro musica
sia essenzialmente non sapere di ciò che si parla. Una cosa però mi
infastidisce molto e non è tra quelle da te ritenute salienti per
comprendere le ragioni di un rifiuto: il continuo atteggiarsi a profeti
di una ritrovata comprensibilità nella musica "colta", l'orgoglioso
quanto non richiesto rivendicare parentele illustri nei confronti delle
quali operare, vivaddio, una salutare retromarcia verso *la gente*.
Scrivino pure la musica che vogliono, vendano, buon per loro, milioni di
dischi (un disco di Allevi venduto in più non è certo un disco di Boulez
venduto di meno, e neanche di Bach o Vivaldi), scrivano libri, facciano
assolutamente quello che ritengano meglio, non mi irrita e non li
considero certo dei truffatori, ma allora perchè questo bisogno di porsi
in alternativa a qualcosa che a loro evidentemente non interessa e non li
danneggia? Non è la musica di Allevi che mi irrita, è lui che pretende di
costituire la vera alternativa alla musica "colta" occidentale che
avrebbe allontanato (?) *la gente* che mi disturba. Non trovo necessario
fornire "giustificazioni" alla musica di Allevi o di Einaudi, chi se ne
frega delle mie giustificazioni! Ma neanche loro si rifugino dietro
all'Idea di una Missione di salvataggio della musica occidentale, che non
ha bisogno certo del loro aiuto. Tutto qui.

c

--
I cinghiali non li caga mai nessuno, lontani dalla polenta........

Orfanello

unread,
Mar 8, 2008, 8:07:32 AM3/8/08
to
alf ha scritto:

> > Negli ultimi tempi ho più volte incontrato discussioni su musicisti
> 'commerciali' che hanno un discreto successo di pubblico e sembrano
> invece totalmente invisi al pubblico dei cosiddetti specialisti

> (molti dei quali bazzicanti questi ng.)...

Sono d'accordo con te quasi su tutto e personalmente, escluso forse il
rap, ascolto ogni genere di musica volentieri, pur avendo com'è naturale
delle nette preferenze. Certamente devo ammettere che la musica di Allevi
e soci suona un pò "paraculetta" come si dice qui a Roma, ma forse è
meglio una composizione mirata e d'effetto ben composta ed eseguita
piuttosto che delle ciofeghe pseudo-intellettualoidi che paiono ben
accette soltanto perchè composte da qualche compositore, specie
contemporaneo, ben affermato.

--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it


armando....@fastwebnet.it

unread,
Mar 8, 2008, 9:48:10 AM3/8/08
to
alf ha scritto:

> Saluti.

>
> Quanto sopra IMHO, ovviamente.
> Cheers,
> alf
>
>
> P.S: flames > /dev/null


Credo che l'irritazione nasca dal fatto che l'ascolto di Allevi quasi
mai crea
la voglia di espandere le proprie esperienze fino a includere autori
come
Bach, Beethoven, Chopin, ecc.
Da qui la sensazione che i vari Allevi, Einaudi, ecc. facciano più
male che
bene
Certo, critiche saccenti o insultanti sono certamente controproducenti
oltre che non giustificate sul piano morale e della buona educazione.
Credo che sia il retaggio di una civiltà e di un'educazione
sostanzialmente
autoritarie, di cui il permissivismo altro non è che il rovescio.
Quando c'è qualcosa che non va riesce più facile criticare che
suggerire
con calma e, perché no, con passione, delle vie alternative.
Mi ricordo, anni fa, una trasmissione sui libri condotta sulla Rai da
Fruttero e Lucentini. Straordinari. Erano semplicemente sé stessi,
portavano esclusivamente la loro genuina passione per i libri.
Beh, mi ricordo che non potevo fare a meno di seguirli e mi hanno
fatto
scoprire diversi autori che non conoscevo.
Poi la Rai preferì puntare su Augias. La morte civile. Facevano prima
a
bambordare le ultime librerie rimaste.

alf

unread,
Mar 8, 2008, 11:54:53 AM3/8/08
to

On Mar 8, 1:37 pm, cinghio <ata...@fdp.it> wrote:
> Una cosa però mi
> infastidisce molto e non è tra quelle da te ritenute salienti per
> comprendere le ragioni di un rifiuto: il continuo atteggiarsi a profeti
> di una ritrovata comprensibilità nella musica "colta", l'orgoglioso
> quanto non richiesto rivendicare parentele illustri nei confronti delle
> quali operare, vivaddio, una salutare retromarcia verso *la gente*.
> Scrivino pure la musica che vogliono, vendano, buon per loro, milioni di
> dischi (un disco di Allevi venduto in più non è certo un disco di Boulez
> venduto di meno, e neanche di Bach o Vivaldi), scrivano libri, facciano
> assolutamente quello che ritengano meglio, non mi irrita e non li
> considero certo dei truffatori, ma allora perchè questo bisogno di porsi
> in alternativa a qualcosa che a loro evidentemente non interessa e non li
> danneggia? Non è la musica di Allevi che mi irrita, è lui che pretende di
> costituire la vera alternativa alla musica "colta" occidentale che
> avrebbe allontanato (?) *la gente* che mi disturba. Non trovo necessario
> fornire "giustificazioni" alla musica di Allevi o di Einaudi, chi se ne
> frega delle mie giustificazioni! Ma neanche loro si rifugino dietro
> all'Idea di una Missione di salvataggio della musica occidentale, che non
> ha bisogno certo del loro aiuto. Tutto qui.

Caro Cinghio, concordo con molto di quello che hai scritto. Incluso il
fatto che sicuramente lo spessore della musica di cui si parla sia
abbastanza limitato (a me fa più venire in mente un Lambrusco, che
abbinato bene qualche soddisfazione la dà). Paracula, come dice
Orfanello più sotto.

Il tuo passo che ho citato mi ha ricordato due cose. La prima è che,
nei vari forum che ho letto, non c'è nulla che faccia imbufalire
l'addetto ai lavori di turno come chiamare la musica di cui si parla
"musica classica moderna".

La seconda è strettamente collegata e si raccorda anche a quello di
cui parla Armando sulla supposta "sterilità" dell'ascolto di Allevi
&c. Io non conosco la posizione teorica (se c'è) degli autori di cui
si parla, e quindi non so se è improntata alla supponenza che tu
lamenti. Però con la loro stessa presenza e il loro elevato gradimento
questi autori indicano un problema che viene abbastanza
ignorato. Esemplifico con la sintesi di uno scambio letto su Youtube:

"Allevi non è un autore classico moderno, ce ne sono ben altri"

"Beh, fai qualche nome allora"

"Ad esempio Schoenberg, Webern, Varése, Ligeti"

Traduco: si prende un pubblico di persone che sono - per loro stessa
ammissione - rapite dalle emozioni provate all'ascolto di un brano
ipermelodico e stracantabile come quelli di cui si parla, cui sarebbe
già un azzardo micidiale consigliare il primo Stravinsky, e li si
punta dritti nella direzione del serialismo novecentesco, cioè il
fenomeno musicale che da quasi ottant'anni riesce a far piazza pulita
dei forzati degli abbonamenti, la musica che (prendendo a prestito da
Elio, che lo disse del jazz) "sono più quelli che la suonano che
quelli che l'ascoltano".

Lungi da me il voler sollevare un dibattito su tonalismo/serialismo
(serialismo che personalmente - full disclosure - cerco di evitare
come la peste).

Però sul mero piano fattuale, è chiaro che affidare a Webern o a
Boulez qualcuno che si avvicina alla musica di ascolto (diciamo così)
guidato dal proprio coinvolgimento emotivo è un atto di sadismo
gratuito. I malcapitati che hanno seguito il consiglio di cui sopra
sono stati probabilmente alienati per sempre alla musica classica,
moderna o altrimenti.

E quindi, che risposta si può dare a chi ascolta l'Einaudi di turno, e
comunque a chi non ritenga - legittimamente, secondo me - che
l'esperienza musicale debba essere dominata dall'intelletto, per non
scoraggiarlo del tutto? Lo si manda da Nyman, forse, ma poi bisognerà
spiegargli perchè "The Piano" va bene e "Le nuvole" no.

Dovrebbe essere chiaro che io non ho risposte, ma se le mie nonne
(entrambe sarte) sapevano la Butterfly a memoria mentre non conosco
nessuno che sappia anche solo quattro misure del Wozzeck, un motivo ci
sarà, e dubito che sia tutta una congiura di MTV e della RCA.

Cheers,
alf

cinghio

unread,
Mar 8, 2008, 12:52:37 PM3/8/08
to
Il Sat, 08 Mar 2008 08:54:53 -0800, alf ha scritto:

> Il tuo passo che ho citato mi ha ricordato due cose. La prima è che, nei
> vari forum che ho letto, non c'è nulla che faccia imbufalire l'addetto
> ai lavori di turno come chiamare la musica di cui si parla "musica
> classica moderna".
>
> La seconda è strettamente collegata e si raccorda anche a quello di cui
> parla Armando sulla supposta "sterilità" dell'ascolto di Allevi &c. Io
> non conosco la posizione teorica (se c'è) degli autori di cui si parla,
> e quindi non so se è improntata alla supponenza che tu lamenti. Però con
> la loro stessa presenza e il loro elevato gradimento questi autori
> indicano un problema che viene abbastanza ignorato. Esemplifico con la
> sintesi di uno scambio letto su Youtube:
>
> "Allevi non è un autore classico moderno, ce ne sono ben altri"
>
> "Beh, fai qualche nome allora"
>
> "Ad esempio Schoenberg, Webern, Varése, Ligeti"
>
> Traduco: si prende un pubblico di persone che sono - per loro stessa
> ammissione - rapite dalle emozioni provate all'ascolto di un brano
> ipermelodico e stracantabile come quelli di cui si parla, cui sarebbe
> già un azzardo micidiale consigliare il primo Stravinsky, e li si punta
> dritti nella direzione del serialismo novecentesco, cioè il fenomeno
> musicale che da quasi ottant'anni riesce a far piazza pulita dei forzati
> degli abbonamenti, la musica che (prendendo a prestito da Elio, che lo
> disse del jazz) "sono più quelli che la suonano che quelli che
> l'ascoltano".

Io penso che sia una forzatura porre le cose dal punto di vista di una
auspicabile "educazione" del pubblico, o almeno questo non è il mio punto
di vista. Non sento il bisogno di consigliare ascolti alternativi al
presunto pubblico bue, proprio perché non considero demoniaco, o anche
solo "diseducativo", l'ascolto di musica più "leggera" di quella da me
eventualmente ascoltata (che posso avere ragione o meno di considerare
"migliore"). Perché mai si dovrebbe a tutti i costi "indirizzare" e
"guidare"? Nessuno, ma proprio nessuno, è costretto all'ascolto forzato
di nulla, e tutti hanno i mezzi per soddisfare il desiderio di conoscenza
che eventualmente potrebbe sorgere, oggi più che mai. Da questo punto di
vista le lamentele sulla scarsità di offerta musicale da parte dei
servizi tele/radiofonici pubblici hanno un rilievo essenzialmente etico,
ma non prefigurano necessariamente l'asservimento di un popolo di "uomini
cane" tenuti in stato sub-umano dalla quotidiana somministrazione di
Allevi ed Einaudi. Se si vuole parlare del valore che un certo tipo di
musica avrebbe nei confronti di altra si può fare tranquillamente,
pacatamente e con i mezzi culturali e personali di ciascuno, e cercando
di porre delle coordinate che possano circoscrivere una discussione dai
contorni potenzialmente indefiniti. Allora alcuni fatti potrebbero essere
messi in luce e chi vuole potrebbe o meno esserne influenzato, ma non è
questo il punto che mi interessa.
Quello che trovo fastidioso è, e mi scuso se mi ripeto, il ricatto morale
insito nella proposta di qualcosa che dovrebbe in qualche modo compensare
il "pubblico" dalle sevizie imposte dalla musica "contemporanea", egemone
grazie alla piaggeria di pochi intellettuali in mala fede (che sempre
esistono anche nelle migliori e più meritevoli famiglie). Quasi si
ipotizzi la necessità del "colto" a tutti i costi da parte del pubblico.
E' un po' come godersi l'ultima puntata di "Buffy" ma sentire il bisogno
di qualcuno che ti rassicuri sul fatto che, in fondo, Scorsese non è
tanto meglio. E' proprio necessario un mondo di bellezza sublime, con
pure l'Allevi di turno osannato come il novello Mozart? Ma uno non si può
godere Allevi in santa pace senza che per questo io (retorico) mi debba
sentire uno psicopatico perché amo Boulez? Ma è così insicuro il
"pubblico"?
Ad alimentare questo ricatto sono gli stessi compositori che ammiccano
alla contrapposizione tra la loro musica e la pallosissima musica
"moderna", i loro epigoni (soprattutto radio/televisivi) che stuzzicano
le velleità culturali di un pubblico altrimenti assai più avveduto e
realista, gli stessi musicisti e musicofili, pronti a ragionare in
termini di in e out o incapaci di illuminare i propri paradisi senza
riempire di merda quelli degli altri.

cinghio

unread,
Mar 8, 2008, 12:59:22 PM3/8/08
to
Il Sat, 08 Mar 2008 08:54:53 -0800, alf ha scritto:

> (a me fa più venire in mente un Lambrusco, che abbinato bene qualche
> soddisfazione la dà).

P.S. Una bottiglia di lambrusco di Foieta d'Emilia, con pesto di cavallo
e ravioli alle erbette, lo considero degno, almeno, di Rossini.

Hans Rott

unread,
Mar 8, 2008, 2:00:03 PM3/8/08
to
On 8 Mar, 18:59, cinghio <ata...@fdp.it> wrote:

> P.S. Una bottiglia di lambrusco di Foieta d'Emilia, con pesto di cavallo
> e ravioli alle erbette, lo considero degno, almeno, di Rossini.

Ma non di noi erbivori.

P.

cinghio

unread,
Mar 8, 2008, 2:29:50 PM3/8/08
to

Allora con un piatto di "prebugiun" con patate quarantine (una delizia) e
focaccine, e una porzione di pansoti fatti col medesimo (una rarità) o
con altri vegetali consoni conditi con olio extra a a crudo, il tutto
degno di buxtehude (anche se allora andrei su un vinello della val
polcevera, per rimanere sui vini poveri).
Ti va bene così?

Giovanni Lavena

unread,
Mar 8, 2008, 4:41:11 PM3/8/08
to
alf ha scritto:

> Negli ultimi tempi ho più volte incontrato discussioni su musicisti
> 'commerciali' che hanno un discreto successo di pubblico e sembrano
> invece totalmente invisi al pubblico dei cosiddetti specialisti
> (molti dei quali bazzicanti questi ng.). Ho fatto tra me e me alcune

> considerazioni (...)

> Quanto sopra IMHO, ovviamente.

Trovo le tue considerazioni molto interessanti e nel complesso le condivido,
fatta eccezione per i riferimenti al mondo del jazz, a me abbastanza
indigesto e perciò poco frequentato.
Aggiungerei un'altra osservazione, credo complementare alle tue. In un
contesto come quello italiano, culturalmente assai povero sul piano musicale
(mi riferisco alla cultura e alla pratica musicale di base), ritengo che sia
comunque positiva l'emersione di musicisti capaci di dimostrare che si può
andare oltre la banale canzonetta o il tunz tunz da discoteca pur restando
in un alveo di consolatoria piacevolezza. Non voglio sostenere il "meglio di
niente", ma semplicemente riconoscere che si tratta di un approccio che può
stimolare l'attenzione del pubblico su aspetti nemmeno sfiorati
nell'esperienza "basic" che purtroppo moltissima gente ha dela musica.

Giovanni

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/

Giovanni Lavena

unread,
Mar 8, 2008, 5:17:51 PM3/8/08
to
alf ha scritto:

> Esemplifico con la sintesi di uno scambio letto su Youtube:
>
> "Allevi non è un autore classico moderno, ce ne sono ben altri"
>
> "Beh, fai qualche nome allora"
>
> "Ad esempio Schoenberg, Webern, Varése, Ligeti"
>
> Traduco: si prende un pubblico di persone che sono - per loro stessa
> ammissione - rapite dalle emozioni provate all'ascolto di un brano
> ipermelodico e stracantabile come quelli di cui si parla, cui sarebbe
> già un azzardo micidiale consigliare il primo Stravinsky, e li si
> punta dritti nella direzione del serialismo novecentesco, cioè il
> fenomeno musicale che da quasi ottant'anni riesce a far piazza pulita
> dei forzati degli abbonamenti, la musica che (prendendo a prestito da
> Elio, che lo disse del jazz) "sono più quelli che la suonano che
> quelli che l'ascoltano".

Qui forse prendi qualche scorciatoia di troppo. Se mi si chiede di dire
sinceramente quali sono gli autori "classici moderni", io *devo* indicare
quelli (e anche altri, ovviamente). Dico "devo" per non far torto alla
verità storica, per svelare a chi non lo sa quali autori hanno segnato in
modo indelebile il percorso musicale degli ultimi cento anni. Ma questa
indicazione non necessariamente equivale a una proposta, a un suggerimento
di ascolto immediato. A volte può diventarlo, per esempio quando si ha a che
fare con persone culturalmente curiose, voraci e pronte alla scoperta. Un
mio amico ha fatto un percorso curioso: appassionato di musica folk e di
cantanti melodici, un bel giorno ha visto "2001: odissea nello spazio" e si
è incuriosito per il Lux aeterna di Ligeti. Gli ho fatto ascoltare il
concerto da camera di costui e se ne è innamorato. Da lì è andato a ritroso
fino a scoprire Mozart, Beethoven & c. Altre volte certi ascolti non sono
immediatamente proponibili e abbisognano di un training progressivo. Allora
la risposta può essere completata: sono classici moderni Schoenberg, Webern,
Varèse, Ligeti, ma lo sono anche Gershwin, Sciostakovich, Adams e tanti
altri che, a una innegabile modernità, abbinano una maggiore facilità di
approccio e possono anche fare da ponte verso autori più radicali.

> Però sul mero piano fattuale, è chiaro che affidare a Webern o a
> Boulez qualcuno che si avvicina alla musica di ascolto (diciamo così)
> guidato dal proprio coinvolgimento emotivo è un atto di sadismo
> gratuito. I malcapitati che hanno seguito il consiglio di cui sopra
> sono stati probabilmente alienati per sempre alla musica classica,
> moderna o altrimenti.

Come ho già detto sopra, non sempre è così.

> E quindi, che risposta si può dare a chi ascolta l'Einaudi di turno, e
> comunque a chi non ritenga - legittimamente, secondo me - che
> l'esperienza musicale debba essere dominata dall'intelletto, per non
> scoraggiarlo del tutto? Lo si manda da Nyman, forse, ma poi bisognerà
> spiegargli perchè "The Piano" va bene e "Le nuvole" no.

Perché spiegarglielo? Se ha le orecchie, può rendersi conto delle differenze
e capire persino che c'è qualcosa di meglio rispetto a Nyman.

Danny Rose

unread,
Mar 8, 2008, 7:11:45 PM3/8/08
to

"alf" <alessandro...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:ab0aec11-e1f0-4948...@34g2000hsz.googlegroups.com...

> La reazione degli entusiasti non mi sorprende: penso che la musica
> parli (se parla) soprattutto di noi stessi e chi denigra o critica
> il brano che ha suscitato un'emozione denigra e critica nello stesso
> tempo la nostra emozione e, quindi, noi stessi.

Evidentemente per molti è così. Resta da vedere se debba necessariamente
essere così, e io non credo. Fermo restando che emozioni e sentimenti vanno
rispettati (almeno in generale), è abbastanza singolare pretendere che il
senso di un testo consista esclusivamente in ciò che ci ispira a questo
livello, e nel momento stesso in cui si ribadisce il carattere
inevitabilmente, insopprimibilmente soggettivo di queste inclinazioni.
Succede soprattutto con la musica, assai meno con le altre arti. Non mi pare
che ci siano in giro molti lettori pronti ad affermare che il senso delle
opere di Kafka o Proust stia esclusivamente nelle emozioni immediate e
spontanee sorte leggendoli, le quali potrebbero anche dipendere, che so, da
un insegnante antipatico, una fiera avversione per biscotti e infusi di
tiglio, una repulsione insormontabile per gli scarafaggi e da molte altre
cose, non ultima la visione di un brutto film ispirato alle opere medesime,
magari con Ornella Muti nella parte di Odette de Crécy. Le emozioni non sono
ispirate esclusivamente dalle opere d'arte. Può benissimo darsi che
costituiscano un elemento importante nella percezione estetica della realtà.
Tuttavia il fatto di percepire esteticamente una nuvola o una montagna,
magari pure di emozionarmi davanti a tali realtà, non ne fa in ogni caso
opere d'arte; non tutto ciò che è estetico è necessariamente artistico. E le
stesse emozioni prodotte da opere d'arte (indubbiamente succede) cambiano
nel corso del tempo, possono differire anche radicalmente a distanza di
pochi giorni o settimane. Forse un po' tutto il discorso è assai complesso,
più di quanto siamo disposti ad ammettere. Forse (opinione mia) l'emozione
sorta dalla fruizione di un testo artistico dipende da un insieme di cose,
non ultima la comprensione intellettuale che ne abbiamo; chi l'ha detto, chi
ha mai dimostrato che le due cose vadano separate, anzi, che si tratti di
due fattori soltanto? Proprio per questo la mozione affettiva non
costituisce un indicatore affidabile del valore o del senso del testo
medesimo. Senza che per questo la si debba censurare.


>Mi sorprende invece il fatto che gli autori delle opinioni negative
> non abbiano evidentemente coscienza nè di questo (per me elementare)
> fattore emotivo dell'ascolto, nè di altre componenti, che mi
>sembrano
> altrettanto fondamentali, dell'ascolto della musica.

Questa è un'assunzione forte. Chi ti dice che *tutti* i detrattori di Allevi
non ne abbiano coscienza? Non ne hanno coscienza semplicemente perché
assegnano a questi fattori un valore differente?
E le *altre* componenti fondamentali, quali sarebbero? Se ne parli non me ne
sono accorto.

> prevalenti nel caso di di musicisti come Bollanie forse Biondi- in

Calma. Vorrei sapere chi ha messo Bollani sullo stesso piano di Allevi. Non
mi pare di averlo letto, di sicuro non lo penso io. Bollani è un pianista,
anche bravo a parer mio. Allevi no, è un signore che suona il pianoforte.
Bollani fa jazz. Allevi non direi (a qualcuno la mia sicumera in materia di
generi e linguaggi non piacerà, ma chiedo cortesemente di tener d'occhio il
discorso generale). Bollani non ha il successo commerciale di Allevi.
Bollani piace anche a gente che con la musica ha un rapporto diciamo
intellettuale, e, per dirla tutta, non ha bisogno di fare lunghi discorsi
approssimativi per promuovere la sua musica. Bollani è in grado di suonare
un pezzo classico, se vuole. Allevi lo vedrei in difficoltà, in questo
senso. Devo continuare? Il libro di Allevi ha momenti francamente
incresciosi. Come il passo (spero di aver frainteso) in cui sostiene che
lui, come europeo, affronta il pubblico americano con il sostegno della
tradizione di Liszt e Rachmaninov (niente meno). Certo, i barbari yankees
non sanno neppure chi siano, questi due signori. L'ha mai sentito Peterson?
E Art Tatum? E Bill Evans? Gente che non aveva nulla a che fare con Liszt e
Rachmaninov? Per non parlare della miriade di pianisti classici
d'oltreoceano...

>sembrano aver dimenticato 'il gusto della madeleine che mangiavano
>da bambini' (à la Proust).

Hai citato proprio lo scrittore per il quale l'emozione è, per eccellenza,
il tramite d'altro. Se ben ricordo il gusto del biscotto assaggiato da
bambini è perso per sempre, in quanto tale. Quel che conta è il ricordo
involontario, che svela il carattere assolutamente artificioso della memoria
cosciente e volontaria. Fuor di metafora, per il discorso che ci interessa:
non vedo come si possa pretendere di eliminare l'emozione dall'esperienza
della musica. Ma di qui a farne il senso e la realtà ultima, ce ne passa.
L'emozione può avvertirmi che succede qualcosa, che sto facendo
un'esperienza particolare e inedita, un po' come l'intermittenza del cuore.
Ma non è l'esperienza stessa,*tutta* l'esperienza. Certo, se mi accontento
di gustare l'esperienza, di delibarla in quanto tale, nulla di male.
Capirla, però, è un altro discorso. Se la Recherche non fosse altro che il
resoconto di una serie di degustazioni emotive, che ricerca (vocabolo
squisitamente intellettuale, direi) sarebbe? Potrebbe estendersi del doppio
o ridursi a un decimo di quel che è. Invece non c'è una parola di troppo.
Sbaglierò, ma mi pare che né Proust né Marcel (il narratore) siano dei
"dilettanti di sensazioni", per abusare della bella definizione che Gargiulo
coniò per D'Annunzio.

> Pare che ci sia il riflesso condizionato

Può darsi che sia una scelta, anche meditata e sofferta. E' rispettabile
anche il percorso di chi può avere imparato lentamente e con fatica a
conoscere la musica. E che si sente irritato nel sentirsi dire che tanto
sforzo tutto sommato è una fisima inutile, perché quel che piace piace e non
c'è argomento che possa contestare il primato vergine dell'emozione. Un
accidente, mi sono fatto un paiolo tanto per apprezzare Schoenberg o
Josquin...


> di privilegiare l'aspetto intellettuale
> dell'ascolto musicale rispetto a quello emotivo (che è massimamente
> collegato all'esperienza del primo ascolto),

Ecco, appunto. Direi che non è mai uguale a se stesso, l'aspetto emotivo.
Direi anche che forse sarebbe il caso di approfondire il significato del
termine "emotivo", ma non vorrei mettere troppa carne al fuoco.

>senza considerare che
> la comprensione intellettuale di un brano musicale può arrivare solo
> dopo lunghe reiterazioni dell'ascolto (che è possibile solo da pochi
> decenni)

Come dire che prima la musica non la capiva nessuno? Mah. Bisogna tener
presente tutti i fattori di una data realtà. Com'era la realtà sonora nei
secoli in cui non esisteva riproduzione sonora?
Quale l'atteggiamento nei confronti dell'ascolto? Siamo così sicuri che il
pubblico, indubbiamente più ristretto, non conoscesse la musica proposta in
concerto? Già che facciamo della storia "di lunga durata", facciamola a
tutto campo.

>o per chi può suonare o studiare il brano stesso sugli
> spartiti.

Che, a questo punto, pare quasi una perversione. Se non si capisse sto
facendo dell'ironia. Perché se la musica si scrive, almeno in Occidente, ci
sarà pure un motivo. Forse bisogna eliminare anche la letteratura scritta.


> Non è assolutamente detto che gli ammiratori della musica soft
> abbiano un'esperienza musicale 'inferiore' ai loro detrattori - è
> anzi possibile che si godano la musica assai di più, chi non
> vorrebbe poter risentire i sapori del cibo come li sentiva da
> bambino?

Sicuro che sia possibile? Risentire i sapori, intendo. Perché il soggetto
che percepisce fa l'esperienza almeno quanto l'oggetto percepito. Quanto al
godere più o meno, sinceramente...mi ricorda il mito di Tiresia, che era
stato anche donna. E non mi pare il punto. Non si tratta di godere e basta.
Bisogna proprio intendersi su quale sia, l'oggetto del godimento. Perché se
l'esistenza (l'eloquenza, d'accordo, diciamo pure la...petulanza) di chi non
apprezza Allevi ti turba nel godimento, forse l'oggetto vero e proprio del
medesimo non è la musica di Allevi, e basta.

Mai sentito parlare dei Barbari di Baricco? Guarda un po' che mi tocca
citare...:-))

dR

ArcoJazz

unread,
Mar 8, 2008, 7:51:56 PM3/8/08
to
"alf" <alessandro...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:ab0aec11-e1f0-4948...@34g2000hsz.googlegroups.com...
Saluti.

Un bel post il tuo. Finalmente uno spunto per parlare di jazz, musica e
snobismo in stile "Tutti da Fulvia". Quando leggo post come quello di
�*-*�":

>""In questi giorni ho preso a studiare l'evoluzione artistica di Jacob
>Lawrence , a partire The Migration of the Negro , la lunga epopea che mi
>ha dato il la. >Parallelamente , per gusto e personale fiducia nella
>maggiore comprensione del fatto artistico tout court da parte di strumenti
>critici offerti da una prospettiva >d'ampio respiro interdisciplinare, mi
>sono avvicinata non a caso alla musica di John Carter"

mi chiedo, ma davvero � questo il modo di approcciare la musica Jazz?
Abbiamo memoria da cosa il Jazz abbia tratto origine, spunto? Grandi del
Jazz, spesso poco acculturati, resterebbero basiti dalle "seghe mentali" che
spesso gli vengono appiccicate come "ermeneutica" delle loro composizioni.
Si parla della partecipazione di Bosso e Di Battista a Sanremo come di una
cosa "che un jazzista non dovrebbe fare". Ma chi lo ha detto? Armstrong �
stato a Sanremo. Non credo che questo sia stata una diminutio anzi..... e
poi meglio un assolo di Armstrong o di Bosso che quello di uno
dell'orchestra di Sanremo (Catalano docet). Frequentando l'NG ho notato la
veemenza di alcuni "falchi" versus i jazzisti italiani.Mi piacerebbe capire
se c'� qualcuno meritevole d'attenzione o sono tutti figli di una
"vergognosa propaganda pluto-giudaico-massonica" e per questo hanno successo
anche al di fuori dei confini italioti.???..... Rava, Fresu, Bollani (tanto
per citare i pi� invisi) fanno cos� schifo?
Sarebbe piacevole che si facessero dei nomi in positivo, di jazzisti
indigeni che ci piacciono.
Inizio, io, a fare il nome di un jazzista che mi piace. Premesso che non �
di colore, non � 'mericano, non ha una vita "sregolatissima", a mio avviso
Fabrizio Bosso, seppur pi� produttivo di una gallina ovaiola, � un grande
talento, uno dei migliori trombettisti sulla scena del jazz internazionale.
Ad maiora


Leo

unread,
Mar 8, 2008, 9:12:13 PM3/8/08
to
On Sat, 8 Mar 2008 03:37:21 -0800 (PST), alf
<alessandro...@gmail.com> wrote:

-cut-

vedi, purtroppo l'elite musicale colta ha sviluppato un approccio
all'arte secondo il quale, per godere, bisogna un po' soffrire.
Disdegna quindi tutte quelle forme di piacere che non comportano un
simbolico passaggio intellettuale su carboni ardenti, a meno che non
si tratti di arte del passato, per la quale è disposta a fare
eccezioni. Ma piuttosto che sentire un'ora di musica di Einaudi o
Allevi, questa elite preferirebbe sentire -per usare un delicato
francesismo- un' ora di flauto suonato col culo. Lo sforzo necessario
a tentare di capirne il significato gli attribuirebbe di per sé già un
valore. Questo tipo di approccio è del tutto nuovo: quello che un
tempo era proprio di Mozart, Rossini e del pubblico dell'epoca, oggi è
in mano alla musica leggera, sia come atteggiamento commerciale di chi
crea e diffonde l'arte, sia come atteggiamento di consumo e continua
esigenza di novità (e piacere) del pubblico cui essa è rivolta. La
musica colta ha cambiato rotta e si è avvicinata -direi- alla ricerca
scientifica, orientata a trovare nuovi suoni da un lato, e nuovi modi
di disporli dall'altro. L'aspetto comunicativo o sociale di tutto ciò
è secondario.. Il fatto che Ramanujan sia stato un grande matematico
lo sanno in pochi. E ancora in meno sanno capire cosa ha fatto di
preciso. Con l'arte colta contemporanea è un po' la stessa cosa: essa
ormai è linguaggio d'elite, più oggetto di studio e di speculazione
filosofica (spesso del tutto inutile) che opera per il vasto pubblico.
Questo è un processo iniziato nei primi del '900, e ormai completato
verso i primi anni '60. Se un compositore provasse a cambiare rotta e
atteggiamento, immediatamente verrebbe guardato con sospetto. Vedi per
esempio gli ultimi Penderecki e Stockhausen: bene quello che hanno
fatto all'inizio, male l'eccessivo strizzare l'occhio fatto al
pubblico negli ultimi tempi. Bisogna soffrire di più. Così non basta.
Ciao, Leo

alf

unread,
Mar 8, 2008, 10:05:34 PM3/8/08
to
Saluti.

On Mar 9, 1:11 am, "Danny Rose" <colv...@alice.it> wrote:
> "alf" <alessandro.forghi...@gmail.com> ha scritto nel messaggionews:ab0aec11-e1f0-4948...@34g2000hsz.googlegroups.com...


>
> > La reazione degli entusiasti non mi sorprende: penso che la musica
> > parli (se parla) soprattutto di noi stessi e chi denigra o critica
> > il brano che ha suscitato un'emozione denigra e critica nello stesso
> > tempo la nostra emozione e, quindi, noi stessi.
>
> Evidentemente per molti è così. Resta da vedere se debba necessariamente
> essere così, e io non credo.

[...]


> è abbastanza singolare pretendere che il
> senso di un testo consista esclusivamente in ciò che ci ispira a questo
> livello,

[...]

Parlando della mia frase - che hai citato - devo precisare che non
equivale assolutamente a "pretendere che il senso di un testo consita
esclusivamente etc...". La definizione di "senso" include moltissime
cose che (come spieghi) prescindono e completano il godimento estetico
del fatto musicale. E neanche voglio negare che un certo livello di
comprensione (escludo volutamente l'aggettivo intelettuale) sia
indispensabile perché la percezione estetica si attivi.

Ma per dire che qualcosa "mi piace" - ovvero perché assuma un
significato personale - deve passare la prova del budino. In musica,
il famoso calcio nello stomaco, o pelle d'oca, o lacrime agli occhi.

Esistono autori e interpreti che non mi piacciono per niente o quasi
(e.g. Ornette Coleman) che sono indubbiamente artisti importanti, di
cui posso apprezzare la funzione storica e comprendere le
motivazioni. Posso ascoltarli per documentarmi: se ascolto per me
stesso però metto "Mingus Ah-Hum".


> >Mi sorprende invece il fatto che gli autori delle opinioni negative
> > non abbiano evidentemente coscienza nè di questo (per me elementare)
> > fattore emotivo dell'ascolto, nè di altre componenti, che mi
> >sembrano
> > altrettanto fondamentali, dell'ascolto della musica.
>
> Questa è un'assunzione forte. Chi ti dice che *tutti* i detrattori di Allevi
> non ne abbiano coscienza? Non ne hanno coscienza semplicemente perché
> assegnano a questi fattori un valore differente?

Non mi riferivo a tutti i detrattori - che non potrei conoscere - ma a
quelli che ho potuto leggere. Avrei potuto dire "sottovalutano
radicalmente" o "disprezzano" e sarei stato forse più accurato.

> E le *altre* componenti fondamentali, quali sarebbero? Se ne parli non me ne
> sono accorto.
>

Il basso livello dell'"intenzionalità" (parola orrenda, ma non me ne
viene una migliore) dell'ascolto della maggior parte degli ascoltatori
e l'importanza che ha per moltissimi l'impatto del primo ascolto di un
brano musicale.


> Calma. Vorrei sapere chi ha messo Bollani sullo stesso piano di
> Allevi. Non mi pare di averlo letto, di sicuro non lo penso io.

Avrei dovuto elaborare un po' di più, ma andava per le
lunghe. Allevi/Einaudi e Bollani/Biondi (e altri) finiscono nella
stessa categoria perchè vengono con una certa regolarità gratificati
degli stessi attributi: prodotti commerciali, "crowd pleasers",
creature della società massmediatica dei consumi (che ricorda un po'
la società imperialistica delle multinazionali) e via dicendo.

Siccome fino a qualche giorno fa non conoscevo Allevi (ma conoscevo
Bollani) pensavo che per le critiche mosse ad entrambi valesse la mia
classificazione del riflesso Pavloviano di tipo elitista: "si fa
ascoltare da molti, ergo, è un venduto". Poi mi sono ascoltato Allevi
(e ho visto che sulla stampa viene alternativamente definito pianista
jazz e classico, e c'è veramente da rattristarsi), e mi sono reso
conto che nel suo caso si tratta d'altro - e infatti l'ho anche detto,
se pur affrettatamente.

>Bollani è un pianista,
> anche bravo a parer mio.

[...]
> Devo continuare?

No, no, fin qui siamo d'accordo :)

[...]


> Fuor di metafora, per il discorso che ci interessa:
> non vedo come si possa pretendere di eliminare l'emozione dall'esperienza
> della musica.

Bien.

> Ma di qui a farne il senso e la realtà ultima, ce ne passa.

Ok. Sta di fatto che se vai a leggerti i forum di cui parlavo nel mio
primo post, vedrai che la situazione sta più o meno così:

o) Esiste una moltitudine di fan che si estasiano davanti ad Allevi
che (parole loro) gli ha comunicato emozioni mai avvertite prima -
che spesso cercano anche di descrivere (e forse sarebbe meglio se non
lo facessero, dico un po' cinicamente io).

o) contrastato da un agguerrito ma sparuto gruppo di "tecnici" che gli
fa ruvidamente osservare che solo un minus habens totale può detenere
opinioni simili. Con l'ovvio risultato di essere prontamente mandati a
quel paese dagli altri partecipanti al forum e di gettare nel
discredito più totale qualunque discorso su realtà musicali ulteriori
che parrebbe stargli a cuore.

Io capisco - e per uso personale condivido - la posizione espressa più
sopra dal
cinghiale, che mi permetto di citare:

<< Non sento il bisogno di consigliare ascolti alternativi al presunto
pubblico bue, proprio perché non considero demoniaco, o anche solo
"diseducativo", l'ascolto di musica più "leggera" di quella da me
eventualmente ascoltata (che posso avere ragione o meno di considerare
"migliore"). >>

Trovo ciononostante molto interessante che molti di quelli che questo
compito educativo vorrebbero assumerlo sembrino detenere un concetto
dell'esperienza musicale che è sideralmente distante da quello dei
supposti
"educandi".


[...]
> > Pare che ci sia il riflesso condizionato di privilegiare l'aspetto


> > intellettuale dell'ascolto musicale rispetto a quello emotivo

>
> Può darsi che sia una scelta, anche meditata e sofferta. E' rispettabile
> anche il percorso di chi può avere imparato lentamente e con fatica a
> conoscere la musica. E che si sente irritato nel sentirsi dire che tanto
> sforzo tutto sommato è una fisima inutile, perché quel che piace piace e non
> c'è argomento che possa contestare il primato vergine dell'emozione. Un
> accidente, mi sono fatto un paiolo tanto per apprezzare Schoenberg o
> Josquin...
>

Come dici anche tu più sopra "non vedo come si possa pretendere di
eliminare l'emozione dall'esperienza della musica". L'impatto emotivo
è quello che mette in moto tutto il resto e quindi è preminente: il
resto è appunto conseguente. Ciò non toglie che la parte intellettuale
della fruizione musicale sia enormemente interessante (che se non mi
interessasse, non starei certo a menarmela con questi discorsi) e
importante. Per raggiungere certi obiettivi - in genere compositivi -
può anche essere fondamentale. Ma mi sembra arduo sostenere che faccia
parte delle fondamenta, o il blues l'avrebbe inventato un europeo.

In altre parole, se la musica non suonasse, allora sarebbe un ben
povero concorrente per l'algebra differenziale (o almeno lo sarebbe
per me).


> Ecco, appunto. Direi che non è mai uguale a se stesso, l'aspetto emotivo.

Sono d'accordo, ma non lo ritengo un fatto negativo. Anzi è proprio
quello che (in alcuni) attiva la necessità della conoscenza
intellettuale: perché quel pezzo che al primo ascolto mi è sembrato
stupendo, al quattordicesimo mi lascia indifferente, mentre
quell'altro mi è piaciuto sempre di più, un altro continua a piacermi
come la prima volta, e ce n'è uno che so già che non mi piacerà mai?

[...]


> >senza considerare che
> > la comprensione intellettuale di un brano musicale può arrivare solo
> > dopo lunghe reiterazioni dell'ascolto (che è possibile solo da pochi
> > decenni)
>
> Come dire che prima la musica non la capiva nessuno? Mah. Bisogna tener
> presente tutti i fattori di una data realtà. Com'era la realtà sonora nei
> secoli in cui non esisteva riproduzione sonora?
> Quale l'atteggiamento nei confronti dell'ascolto? Siamo così sicuri che il
> pubblico, indubbiamente più ristretto, non conoscesse la musica proposta in
> concerto?

Forse non se ne sa abbastanza. Ma mi sembra abbastanza ragionevole
presumere che molti di quelli che oggi vengono oggi considerati
capolavori fossero ascolti quasi unici per i loro contemporanei - e
non penso ovviamente al codice gregoriano - non fosse per il fatto
lapalissiano che erano appena stati composti e il processo di
diffusione musicale era incomparabilmente più lento e meno capillare a
quello a cui siamo abituati.

[...]


> >o per chi può suonare o studiare il brano stesso sugli
> > spartiti.
>
> Che, a questo punto, pare quasi una perversione. Se non si capisse sto
> facendo dell'ironia. Perché se la musica si scrive, almeno in Occidente, ci
> sarà pure un motivo. Forse bisogna eliminare anche la letteratura scritta.

Moltissimi, e come sai (almeno all'inizio) abbastanza svincolati dalla
pratica dell'analisi musicale. Fra l'altro il paragone con la
letteratura mi pare un po' tirato per i capelli, perchè tra la nota
scritta e la nota suonata c'è un mondo di differenza (anche da un
punto di vista meramente tecnico). Per la letteratura la differenza è
assai meno marcata. Non credo sia un caso che la notazione musicale
sia tanto tarda rispetto alla scrittura tout court.

Non penso assolutamente che studiare un brano sugli spartiti sia una
perversione - vorrei essere capace di farlo, e invece mi tocca provare
con fatica a suonarli. Mi sembra invece un po' perverso lasciare che
la parte analitica si prenda la parte del leone. Si finisce - ad
esempio - per criticare un brano perchè ha una struttura armonica
banale e poi arriva un rompicoglioni a ricordare che "So what" e tutti
i blues (ancestrali) di accordi ne usano in totale due.

> Bisogna proprio intendersi su quale sia, l'oggetto del godimento. Perché se
> l'esistenza (l'eloquenza, d'accordo, diciamo pure la...petulanza) di chi non
> apprezza Allevi ti turba nel godimento, forse l'oggetto vero e proprio del
> medesimo non è la musica di Allevi, e basta.
>

A me pare che chi non apprezza Allevi e - punto cruciale - ci tiene a
persuadere gli altri che si può anche fare di meglio potrebbe - anzi
dovrebbe - saper argomentare meglio il suo punto di vista, che
dovrebbe prendere le mosse dalla comprensione delle ragioni del suo
interlocutore. Anche se queste si presentano come prerazionali, o se
vuoi come "le ragioni del cuore". Anche questo, in fondo, è un
processo
intellettuale.

> Mai sentito parlare dei Barbari di Baricco? Guarda un po' che mi
> tocca citare...:-)) dR

Sì, all'epoca me li sono anche letti. Ma non sono sicuro che siano
pertinenti, in questo caso.

Cheers,
alf

cinghio

unread,
Mar 9, 2008, 4:52:30 AM3/9/08
to
Il Sat, 08 Mar 2008 19:05:34 -0800, alf ha scritto:

> Moltissimi, e come sai (almeno all'inizio) abbastanza svincolati dalla
> pratica dell'analisi musicale. Fra l'altro il paragone con la
> letteratura mi pare un po' tirato per i capelli, perchè tra la nota
> scritta e la nota suonata c'è un mondo di differenza (anche da un punto
> di vista meramente tecnico). Per la letteratura la differenza è assai
> meno marcata. Non credo sia un caso che la notazione musicale sia tanto
> tarda rispetto alla scrittura tout court.
>
> Non penso assolutamente che studiare un brano sugli spartiti sia una
> perversione - vorrei essere capace di farlo, e invece mi tocca provare
> con fatica a suonarli. Mi sembra invece un po' perverso lasciare che la
> parte analitica si prenda la parte del leone. Si finisce - ad esempio -
> per criticare un brano perchè ha una struttura armonica banale e poi
> arriva un rompicoglioni a ricordare che "So what" e tutti i blues
> (ancestrali) di accordi ne usano in totale due

Un discorso sulla scrittura musicale ci porterebbe lontano e in luoghi
importanti. Sottolineo come Allevi medesimo ci tenga a rassicurare il suo
pubblico che "tutte le note sono scritte", come se il sospetto che
qualcosa di quello che suona possa essere improvvisato fosse una
intollerabile crepa nella rispettabilità del proprio fare. La scrittura
non credo sia solo un mezzo per tramandare un testo ai posteri, ma la
dimensione propria di certa musica, a prescindere dalla conoscenza
tecnologica del fruitore. Come dire: puoi non conoscere una nota, ma la
partitura, nel momento in cui ascolti una sonata di Mozart, riguarda te
quasi quanto l'interprete. In questo senso tra nota scritta, nota suonata
e nota udita la relazione è fortissima, per tutti, e questo non significa
privilegiare la parte analitica della conoscenza musicale.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 9, 2008, 6:23:18 AM3/9/08
to
On Mar 8, 12:37 pm, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
> Saluti.

>
>   La reazione degli entusiasti non mi sorprende: penso che la musica
>   parli (se parla) soprattutto di noi stessi e chi denigra o critica
>   il brano che ha suscitato un'emozione denigra e critica nello stesso
>   tempo la nostra emozione e, quindi, noi stessi.

Non sono d'accordo. La musica semmai "parla" del compositore e degli
interpreti. La reazione che suscita in me dice qualcosa di me - il
che é profondamente diverso. Ma la reazione che la musica induce in
me non é identificabile con la musica stessa. E non é necessariamente
una proprietà della musica in questione.

Mi annovero, e con orgoglio, tra coloro che considerano la musica di
Einaudi una espressione non artistica, ma meramente commerciale. Non
so se di Einaudi stesso o di furboni del mondo del business musicale
che sfruttano il povero strimpellatore privo di cultura musicale
(Einaudi, per sua stessa ammissione, tra l'altro, non conosce Wagner,
ad esempio), ma il fatto che Einaudi dal suo lavoro ci lucri
(giustamente) mi fa sospettare che tanto sprovveduto non sia.

Ora, io non condanno, non "disprezzo" la musica commerciale. Non mi
interessa. Semmai mi interessa la confusione che viene generata.
Siccome é musica soft, senza bum bum, eseguita al piano, ed
evidentemente non é il pop più mainstream, ALLORA viene accorpata alla
classica. Ma siccome é musica, per definizione, contemporanea, ecco
che viene affiancata alla musica colta contemporanea, e siccome
"piace", allora ci deve essere qualcosa di sbagliato nella musica
colta definita, talvolta con un accento non poco dispregiativo,
"accademica". Qualcuno ci marcia, ma stiamo attenti: non é colta
contemporanea. È new age, e Einaudi stesso non lo nasconde - in questo
é onesto. Il negoziante che mette i dischi di Einaudi tra la
contemporanea nel settore classica é semplicemente ignorante, o si
adatta all'ignoranza del pubblico.

Ed ora siamo arrivati al problema pubblico. Se uno non sa distinguere
Einaudi dalla classica, ha un problema, e profondo.

Sta di fatto che la maggior parte della gente che ascolta classica la
ascolta solo perché "soft" e non ha i "bum bum" e ricorda un mitico
passato dove le cose erano migliori, non c'erano i teppisti, l'iraq,
la seconda guerra mondiale, le assicurazioni sanitarie, la microsoft e
al posto dell'acqua inquinata nei letti dei fiumi scorrevano latte e
miele. Balle. Chi riesce ad ascoltare solo musica del passato (+
Einaudi, Sollima, Allevi e compagnia bella) non ascolta la musica:
cerca di fuggire dal presente. Che, in realtà, peggio del passato non
è, tant'è che in molti paesi viviamo più a lungo, le donne godono dei
diritti fondamentali, e non mi risulta che la chiesa ci inciti a
organizzare pogrom. Forse non viviamo, a conti fatti, in una epoca
migliore, ma peggiore non mi pare. Ma di questo fondamentale equivoco
dell'ascolto (non si ascolta la musica, ma ciò che il nostro
subconscio ci dice di essere QUANDO la ascolta) me ne rendo conto ai
concerti, o parlando con chi in Germania ha imparato a suonare uno
strumento (sono tanti), ma parlano della musica come se fossero i
cartoni animati (mi piace, non mi piace, la musica é morta con
Beethoven/con Wagner/con Strauss - e si fermano li, senza capire, con
la vivacità intellettuale, la voglia di ardire di un lobotomizzato).

Non ce l'ho con Einaudi. La sua musica non mi piace perchè é
spaventosamente banale. Chiunque abbia un minimo di comprensione se ne
ernde conto. Ma se uno se la vuole ascoltare, lo faccia pure - ah chi
sono io per fermarli. Non sono certo invidioso dei soldi che fa. Non
credo lo siano Sciarrino, Gervasoni, Boulez - per lo stesso motivo per
cui non credo che invidino i Paris Combo (che a me piacciono). Ma non
confondiamola con una espressione artistica - al limite con arte
funzionale - o rconosciamola per il prodotto commerciale che é - come
le canzonette che fanno da colonna sonora al supermercato.

growl
A.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 9, 2008, 6:26:13 AM3/9/08
to
On Mar 8, 5:54 pm, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
> On Mar 8, 1:37 pm, cinghio <ata...@fdp.it> wrote:
>
> ignorato. Esemplifico con la sintesi di uno scambio letto su Youtube:
>
> "Allevi non è un autore classico moderno, ce ne sono ben altri"
>
> "Beh, fai qualche nome allora"
>
> "Ad esempio Schoenberg, Webern, Varése, Ligeti"
>
> Traduco: si prende un pubblico di persone che sono - per loro stessa
> ammissione - rapite dalle emozioni provate all'ascolto di un brano
> ipermelodico e stracantabile come quelli di cui si parla, cui sarebbe

Tra l'altro, non solo li si va a dare in pasto ai leoni ;-) ma c'é un
equivoco
fondamentale anche in chi risponde. Schoenberg e Webern sono '900
storico. Personalmente, faccio fatica a considerarli moderni.

Per rendersi conto di come i giudizi vengano dati a vuoto, senza
nemmeno
sapere di che si sta parlando, basta vedere come é vuota la sala
quando
si danno i Gurrelieder di Schönberg. Basta il nome...

growl
A.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 9, 2008, 6:34:57 AM3/9/08
to
On Mar 8, 6:52 pm, cinghio <ata...@fdp.it> wrote:
>
> E' proprio necessario un mondo di bellezza sublime, con
> pure l'Allevi di turno osannato come il novello Mozart? Ma uno non si può
> godere Allevi in santa pace senza che per questo io (retorico) mi debba
> sentire uno psicopatico perché amo Boulez? Ma è così insicuro il
> "pubblico"?

Bellissima la domanda con cui concludo la sezione del tuo posto che
ho
quotato. Forse si. Forse é proprio così insicuro. Spesso chi va ad
ascoltare
un concerto di classica o di jazz ha una cultura superiore alla
media.

Ora, che l'iscritto medio della coldiretti, o la famiglia del bulletto
di scuola
che si sente figo perché ha pestato il secchione della classe credano
che
ci sia una congiura dei "professori" per dominare o torturara i
"poveri
cristiani" é anche comprensibile. Io gli toglierei il voto, a chi ha
il QI sotto
una certa soglia, figurati. Infatti sono un professore ;-) ovvio che
devo
pensare così, no?!?

Ma, ad una persona con una certa curiosità, il pensiero che in tutte
le
discipline (scientifiche ed umanistiche) ci sia una imperfetta, ma
sostanzialmente funzionante selezione, ma che nelle arti si vada per
forza a scegliere e sostenere chi vuole il brutto e odia il pubblico,
beh,
non può non suonare forzato. É dura ammettere di avere delle lacune,
di non conoscere abbastanza, ma non é difficile rendersi conto che
tutti hanno (abbiamo - ho) lacune - e una sensibilità incompleta.

Si sente sicuro solo chi ascolta solo il pop più becero. Il ragazzino
che
in metropolitana si spara zump zump zump a 120 Db direttamente nel
condotto auricolare. Un po' di dubbio, un po' di insicurezza, a chi
ha un
minimo di cultura non può non venire. Ma rispondere a questo dubbio
marciandoci sopra con "contemporanea ascoltabile" di bassa lega é
una azione fatta in profonda malafede.

growl
A.


The Squash Delivery Boy

unread,
Mar 9, 2008, 7:07:51 AM3/9/08
to
ArcoJazz wrote:


> mi chiedo, ma davvero è questo il modo di approcciare la musica Jazz?

> Abbiamo memoria da cosa il Jazz abbia tratto origine, spunto?

"Bordelli e locali fumosi", oh yeah!!!

ArcoJazz

unread,
Mar 9, 2008, 8:06:37 AM3/9/08
to
"The Squash Delivery Boy" <squ...@zucca.it> ha scritto nel messaggio
news:squash-0903...@192.168.1.3...

Buttarla nel ridicolo è operazione sciocca e improduttiva. Sai a cosa mi
riferivo nel mio post, ma ti lascio trastullare con il tuo stolido "oh
yeah!!!"
Ad maiora (sarà facilissimo, considerata la partenza)


ง*-*ง

unread,
Mar 9, 2008, 8:21:10 AM3/9/08
to

"ArcoJazz" <rosso...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:47d334ad$0$16035$5fc...@news.tiscali.it...

Trovo questo passaggio di una bellezza e chiarezza estreme, nel delineare
l'esperienza psichica nella tradizione orale e spirituale Africano -
Americana , da intendere come interconnessione vitalmente necessaria
all'atto creativo :

- ' Nam' is 'man' spelt backwards, man in disguise,man who has to reverse
his consciousness as the capsule reverse its direction in order to enter in
to the new world in a disguised or altered state of consciousness. 'Nam'
also suggest 'root' or beginning ,because of 'yam', the African 'yam',
'nyam', to eat, and the whole culture contained in it. It is then able to
expand itself back from 'nam' to 'name', which is another form of 'name' :
the name that you once had has lost its 'e', that fragile part of itself,
eaten by Prospero, eaten by the conquistadores, but preserving its
essentialness, its alpha, its 'a' protected by those two intransigent
consonants, 'n' and 'm'.
The vibration 'nmnmnm' are what you get before the beginning of the world.
And that 'nam' can return to 'name' and the god 'Nyame'.
And so it is possible to conceive of our history not only being capsuled and
contracted, but finally expanding once more outwards.-
(Brathwaite : History, The Caribbean Writer and X/Self)

E ancora , con le parole di Sun Ra, "My Music Is Words", dal primo numero di
The Cricket :

- My words are the music and my music are the words because it is of
equation is synonym of the Living Being -

Stessa fonte, Milford Graves traccia in modo epigrammatico una linea di
demarcazione con la cosi' detta cultura dominante, defininendo il punto di
congiuntura tra individuo e la sua comunita', esperienza personale e momento
di condivisione collettiva :

- Black music is a living and experienced music and not one to be studied
from any western intellectual source (textbooks, schools ), that the only
source is through actual spontaneous - improvised participation among our
fellow black brothers to positively assemble and direct our feeling-visions
that we have experienced in life -

Certo, idee non facilmente assimilabili nella languente provincia del mondo
che e' l'italietta degli Arbore et similia , che da decenni rappresentano il
non plus ultra della divulgazione jazzistica e del potere
mediatico/economico.

Saluti
Rosanna


alf

unread,
Mar 9, 2008, 2:02:28 PM3/9/08
to
Saluti.
Saluti.

On Mar 9, 11:34 am, Antenore La Bestia <roberto.ava...@gmail.com>
wrote:


> On Mar 8, 6:52 pm, cinghio <ata...@fdp.it> wrote:
>

[...]


> É dura ammettere di avere delle lacune,
> di non conoscere abbastanza, ma non é difficile rendersi conto che
> tutti hanno (abbiamo - ho) lacune - e una sensibilità incompleta.

Quello che è veramente duro (e lungo) da acquisire è il coraggio di
Fantozzi ("La corazzata Potemkin è una boiata pazzesca!"). E si
passano interminabili pomeriggi nel salotto di un amico ad annuire con
aria compunta ai dischi di Giovanna Marini che vengono suonati mentre
ci si chiede in silenzio "Perchè mi fanno un effetto simile a quello
di un gatto aggrappato ai maroni, ma un po' peggio?".

Io avevo già perso alcuni denti del giudizio quando decisi
pubblicamente che a un concerto di, ad esempio, Cecil Taylor, non mi
ci avrebbero beccato più.


>
> Si sente sicuro solo chi ascolta solo il pop più becero. Il ragazzino
> che
> in metropolitana si spara zump zump zump a 120 Db direttamente nel
> condotto auricolare. Un po' di dubbio, un po' di insicurezza, a chi
> ha un
> minimo di cultura non può non venire. Ma rispondere a questo dubbio
> marciandoci sopra con "contemporanea ascoltabile" di bassa lega é
> una azione fatta in profonda malafede.

Tesi ragionevole ma contraddetta dai fatti. I forum di cui dicevo sono
pieni di post del tipo "Io sono un punk..." "Io ascolto solo rock
metal..." etc. "... ma queta musica mi piace da morire, non avevo mai
sentito niente di così". Non credo che dirgli "Ma studia, 'gnurant"
sia l'incentivo che ci vuole.

Non esiste la congiura dell'accademia per sostenere il brutto, ne sono
abbastanza certo. Ma che ci sia una cultura accademica che ha da gran
tempo deciso che del pubblico e dei suoi gusti ci se ne può
tranquillamente impipare, ecco, su questo ho un forte sospetto. Si
dissiperebbe se sentissi più spesso qualcuno che prende le distanze da
Adorno.

Cheers,
Alf

Cheers,
alf

gade...@gmail.com

unread,
Mar 9, 2008, 3:53:30 PM3/9/08
to
On 9 Mar, 19:02, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
>
> Non esiste la congiura dell'accademia per sostenere il brutto, ne sono
> abbastanza certo. Ma che ci sia una cultura accademica che ha da gran
> tempo deciso che del pubblico e dei suoi gusti ci se ne può
> tranquillamente impipare,

Questa solfa ha rotto i coglioni. Per il resto, non ho ancora ben
capito quale sia la tua posizione critica su Allevi & friends.

g

alf

unread,
Mar 9, 2008, 6:54:31 PM3/9/08
to
Saluti.

On Mar 9, 8:53 pm, gade25...@gmail.com wrote:
> On 9 Mar, 19:02, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:

[...]


> Questa solfa ha rotto i coglioni. Per il resto, non ho ancora ben
> capito quale sia la tua posizione critica su Allevi & friends.
>
> g

Non ho capito a che solfa ti riferisci. Se si tratta del thread, un
modo sicuro per risanarti i testicoli affaticati è non leggerla, salvo
tu abbia di fianco qualcuno che ti obbliga, il che mi affliggerebbe a
dismisura.

La mia posizione su Allevi e EInaudi è che sono orecchiabili, innocui,
leggeri-issimi - anche gradevoli come musica da sottofondo, o come
dice una mia amica, "musica da estetisti". Ma l'avevo detto più sopra.

Cheers,
alf

ง*-*ง

unread,
Mar 9, 2008, 11:58:57 PM3/9/08
to

"ArcoJazz" <rosso...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:47d3d2cd$0$16021$5fc...@news.tiscali.it...

> "The Squash Delivery Boy" <squ...@zucca.it> ha scritto nel messaggio
> news:squash-0903...@192.168.1.3...
>> ArcoJazz wrote:
>>
>>
>>> mi chiedo, ma davvero è questo il modo di approcciare la musica Jazz?
>>> Abbiamo memoria da cosa il Jazz abbia tratto origine, spunto?
>>
>> "Bordelli e locali fumosi", oh yeah!!!
>
Peccato siano stati rimossi un paio di video su YouTube in cui Arbore si
prodigava nel dare l'ennesima, raffazzonata, ideologicamente fallace,
macchiettistica interpretazione di storia del jazz che piace alle masse e
crea consenso. Roba su cui piangere di desolazione (tant'e' che qualcuno ne
avra' consigliato l'eleminazione , proprio per la raffica di fandonie e
impresentabilita' del materiale ).
C'e' dunque da stupirsi se , in una societa' inamovibile e allo sbando
com'e' la nostra , sopravvivano strutture mentali ed archetipi obsoleti che
non ci riparano dalla reiterata attualita' del feroce, lucido ritratto
stigmatizzato nel 1963 da Pasolini nella Ricotta ?
- L'Italia ha il popolo piu' analfabeta e la borghesia piu' ignorante
d'Europa -

E il profetico :

- Lei non ha capito niente perche' lei e' un uomo medio : un uomo medio e'
un mostro, un pericoloso delinquente , conformista , razzista, schiavista,
qualunquista. Lei non esiste...Il capitale non considera esistente la
manodopera se non quando serve la produzione ...e il produttore del mio film
e' anche il padrone del suo giornale...Addio -

Ricordo un interessante produzione dei Giardini Pensili, Italia Anno Zero,
il concerto scenico di Olga Neuwirth e Roberto Paci Dalo' con testi di
Leopardi, Gramsci e Pasolini , imperniato sulla riflessione di una
condizione genetica nazionale , una predisposizione di pensiero che ci ha
reso inclini al fascismo ma le cui seduzioni non diserta e ripropone.

A questo proposito segnalo un lungo e brillante intervento su La Frustra di
Alfio Squillaci di cui consiglio vivamente la lettura :

http://lafrusta.homestead.com/riv_diario_italiano.html

Il problema a mio avviso non sono tanto i nomi contenuti in questo thread o
l'ennesima, inquietante dimostrazione dell'arretratezza arrogante e faziosa
che circola negli ambienti jazzistici di casa nostra .
Al contrario e' l'incancrenirsi del tessuto produttivo nelle mani di pochi e
voraci ; lo sfaldamento di prerequisiti di professionalita' nei luoghi del
potere economico e culturale, soggetti all'arrembaggio di ambiziosi parvenue
piu' inclini a perseguire il proprio utile che a rivitalizzare la palude
della vita culturale nazionale.
E se tradizionalmente in passato la sinistra aveva assolto a questo ruolo
educativo e di emancipazione sociale , oggigiorno applica lo stesso criterio
di livellamento verso il basso riscontrabile in area opposta.
Perche' dunque dovrei stupirmi di un Arbore se parla di jazz italiano da
esportare all'estero con la bramosia di un piazzista che ti voglia rifilare
una tonnellata di formaggio DOP ?

Saluti
Rosanna


Francesco Lo Cascio

unread,
Mar 10, 2008, 6:34:09 AM3/10/08
to
On 9 Mar, 11:23, Antenore La Bestia <roberto.ava...@gmail.com> wrote:

> Chi riesce ad ascoltare solo musica del passato (+
> Einaudi, Sollima, Allevi e compagnia bella) non ascolta la musica:
> cerca di fuggire dal presente.

Bellissima definizione... mi sono praticamente commosso a leggerla.
Per quello che mi riguarda la discussione potrebbe anche finire qui!
Non ricordo, mi pare la definizione fosse di Rattalino, ma qualcuno
parlò di Neo-biedermeier a proposito della musica di Einaudi (e quella
di Allevi, aggiungo io). Stessa necessità, stesso pubblico... credo
però che, ogni tanto, non ci sia nulla di male nel fuggire dal
presente.

> Non ce l'ho con Einaudi.  La sua musica non mi piace perchè é
> spaventosamente banale.

Concordo perfettamente. C'è da chiedersi perché persone con un certo
percorso d'ascolto giungano alla stessa conclusione. Quando ho
ascoltato la prima volta Einaudi, non sapevo nulla di lui... nemmeno
che avesse avuto un tale spaventoso successo. Mi allietò moderatamente
I giorni, e trovai una pizza mortale tutto il resto... riascoltandola
oggi mi rendo conto che c'è molto più artigianato di quanto
sospettassi allora ma continuo a trovarla noiosa...

un saluto,
Edward Elric

davidino

unread,
Mar 10, 2008, 6:39:47 AM3/10/08
to
On 10 Mar, 11:34, Francesco Lo Cascio <EdwardElri...@hotmail.com>
wrote:

> On 9 Mar, 11:23, Antenore La Bestia <roberto.ava...@gmail.com> wrote:
>
> > Chi riesce ad ascoltare solo musica del passato (+
> > Einaudi, Sollima, Allevi e compagnia bella) non ascolta la musica:
> > cerca di fuggire dal presente.
>
> Bellissima definizione... mi sono praticamente commosso a leggerla.
> Per quello che mi riguarda la discussione potrebbe anche finire qui!
> Non ricordo, mi pare la definizione fosse di Rattalino, ma qualcuno
> parlò di Neo-biedermeier a proposito della musica di Einaudi (e quella
> di Allevi, aggiungo io). Stessa necessità, stesso pubblico... credo
> però che, ogni tanto, non ci sia nulla di male nel fuggire dal
> presente.

Neo-biedermeier è strepitoso!

Ciao Fra!!!!

d

MASTIKASTAMINKIA

unread,
Mar 10, 2008, 6:55:20 AM3/10/08
to
davidino schrieb:

> Neo-biedermeier è strepitoso!

invece neo-bidetmeier fa un po' senso


Antenore La Bestia

unread,
Mar 10, 2008, 7:25:50 AM3/10/08
to
On Mar 9, 3:12 am, Leo <nom...@nomail.com> wrote:
> On Sat, 8 Mar 2008 03:37:21 -0800 (PST), alf
>
> <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
>
> -cut-
>
> vedi, purtroppo l'elite musicale colta ha sviluppato un approccio
> all'arte secondo il quale, per godere, bisogna un po' soffrire.

Siccome di questa elite musicale colta ne faccio parte, ti posso
assicurare che questa é una tua invenzione.

> Disdegna quindi tutte quelle forme di piacere che non comportano un
> simbolico passaggio intellettuale su carboni ardenti, a meno che non
> si tratti di arte del passato, per la quale è disposta a fare
> eccezioni.

Allora la musica di Grisey non é musica colta? Un'analisi
superficiale la potrebbe benissimo definire ricerca esasperata del
suono _bello_.

> Ma piuttosto che sentire un'ora di musica di Einaudi o
> Allevi, questa elite preferirebbe sentire -per usare un delicato
> francesismo-  un' ora di flauto suonato col culo.

Onestamente, troverei più allettante un' ora di flauto suonato col
culo
che un'ora di Einaudi o Allevi. C'e' quantomeno il rischio che,
nell'ora
di flauto suonato col culo, qualcosa di interessante ci scappi.

> Lo sforzo necessario
> a tentare di capirne il significato gli attribuirebbe di per sé già un
> valore.

No, non parlo di significato. Parlo solo di fenomeni musicali.

> Questo tipo di approccio è del tutto nuovo: quello che un
> tempo era proprio di Mozart, Rossini e del pubblico dell'epoca, oggi è
> in mano alla musica leggera, sia come atteggiamento commerciale di chi

Scusa, sai, ma hai così poca conoscenza di Mozart e Rossini che
faresti meglio a stare zitto.

> crea e diffonde l'arte, sia come atteggiamento di consumo e continua
> esigenza di novità (e piacere) del pubblico cui essa è rivolta.

La musica leggera di oggi risponderebbe ad una continua esigenza di
novità (e piacere) del pubblico cui essa è rivolta? Osantocielo, ma
allora neppure di musica leggera hai cognizione.

> La musica colta ha cambiato rotta e si è avvicinata -direi- alla ricerca
> scientifica, orientata a trovare nuovi suoni da un lato, e nuovi modi
> di disporli dall'altro.

L'aspetto di ricerca c'é SEMPRE stato nella musica colta. Le ardite
modulazioni di Schubert sono un esempio forse fin troppo
fraintendibile, così come il cromatismo esasperato dell'ultimo Wagner,
o le ricerche formali di Beethoven. Ma se andiamo indietro fino
all'Ars Nova, troviamo un livello di ricerca anche matematica (la
combinatoria é matematica) che fa impallidire la "scientificità"
dell'approccio di un Berio - o di un Romitelli.

> L'aspetto comunicativo o sociale di tutto ciò
> è secondario..

Non é assolutamente vero, anzi. Evidentemente tu non hai la più
pallida idea di cosa l'"elite musicale colta" pensi. In altre parole,
parli di cose che non comprendi: cosa é accaduto negli ultimi 1000
anni di musica colta.

> Il fatto che Ramanujan sia stato un grande matematico
> lo sanno in pochi. E ancora in meno sanno capire cosa ha fatto di
> preciso. Con l'arte colta contemporanea è un po' la stessa cosa: essa
> ormai è linguaggio d'elite, più oggetto di studio e di speculazione
> filosofica (spesso del tutto inutile) che opera per il vasto pubblico.
> Questo è un processo iniziato nei primi del '900, e ormai completato
> verso i primi anni '60.

Il processo é iniziato con la musica stessa.

> Se un compositore provasse a cambiare rotta e
> atteggiamento, immediatamente verrebbe guardato con sospetto. Vedi per
> esempio gli ultimi Penderecki e Stockhausen: bene quello che hanno
> fatto all'inizio, male l'eccessivo strizzare l'occhio fatto al
> pubblico negli ultimi tempi. Bisogna soffrire di più. Così non basta.

Si, si, bravo, bravo, parli come Veltroni o come un critico musicale
al soldo de "La Destra"...


growl
A.

Gaetano

unread,
Mar 10, 2008, 7:44:31 AM3/10/08
to
Senza quotare nulla, dico che comprendo le tue argomentazioni e ti rispondo:

"Io ho la mia casa, nella mia casa ci abito io.
Invito chi mi pare, invito solo quelli alti e con
le dita piccole.
Chi è basso e piace a te non puo' entrare, di solito
possono entrare solo quelli che non sono amici tuoi
perchè sono alti e hanno le dita piccole.
Io non sono nè alto nè ho le dita piccole, ma la casa è
mia e tu non puoi entrare".

Vero che le critiche sono facili, ma sono anche inutili.
Io preferisco fottermene, nemmeno le leggo. Pereferisco
starmene a casa mia.

--
______________________
Gaetano
"Nel coltellino svizzero di Chuck Norris c'è McGyver"


Message has been deleted

gade...@gmail.com

unread,
Mar 10, 2008, 7:58:40 AM3/10/08
to
On 9 Mar, 23:54, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
>
> Non ho capito a che solfa ti riferisci.


Non hai capito perché non stai attento: facevo riferimento a quanto
quotato dal tuo ultimo messaggio, e solo a quello. Ma lasciamo andare
che ormai il particolare è di secondaria importanza, essendo appunto
una "stronzata". L'ultima volta che ho letto una simile affermazione
era a firma di Piero Rattalino su "Musica" (ben inteso, l'esperto in
pianoforte rimane).

E' peraltro evidente che questo thread sia stato aperto come
"risposta" ad alcune critiche mosse all'Allevi, o forse allo stile/
forma con cui sono state formulate, e apparse in quest'altro topic
(peraltro lì si voleva parlare di libri, ma va bene lo stesso, poiché
inevitabilmente si è andati alla radice del problema):
http://groups.google.com/group/it.arti.musica.classica/browse_thread/thread/059c2d09dfc3c2bc/de1c794237663e7c#de1c794237663e7c

Mi sta bene il presente topic. Benissimo direi. Non chiedo di meglio.
Anzi, quasi quasi ne apro un altro ancora più specifico! Approfondire
sull'Allevi, infatti, significa entrare in contatto con la struttura
delle sue opere, con il materiale generante (mi piacciono i film
horror perché sono interessanti dal punto di vista psicoanalitico).
Fare un'analisi delle partiture intendo. A quel punto la veridicità
delle tesi sociologiche ed estetiche, che per ora sono l'unico aspetto
fondante della stroncatura ormai dilagante, troverebbe corrispondenza
sicura nei materiali. Ripeto, il ragazzo, ha "conoscenza" ma non ha
"coscienza" (e con il giochino rimando al citato SunRa). In altre
parole, non sa quel che fa. La sua musica è potenzialmente dannosa per
il processo evolutivo dell'uomo, così come lo è il consumismo becero,
l'editoria che insegue le cazzate, la tv squallida, il chiacchiericcio
provinciale di troppi "intellettuali" che dal "tubo" vengono
riciclati. Un'immensa cloaca di stronzate atta a rincretinire l'essere
umano.

Ho detto qualcosa di simile (ehm, limitandomi alla questione "danno"),
un annetto fa, ad un Convegno all'Università di Torino (vedi sotto*),
inserendomi di forza con un intervento critico: devo dire che è
successo un mezzo casino (quasi mi facevano la pelle...); il tema era
la NewAge (non l'Allevi, ok?) e l'analisi di materiali musicali di
provenienza varia. Per farla breve col "bla-bla-bla", il punto che
sostengo a spada tratta è che l'uomo contemporaneo, intendo quello di
quest'inizio secolo, è molto simile allo struzzo che ficca la testa
sotto la sabbia. Quel che mi fa orrore, non sono i fans di Allevi o di
Jovanotti (altro tema del convegno citato), bensì gli studiosi e gli
intellettuali. Ho citato il Giorello come sostenitore dell'Allevi, e
qualcuno ha detto che forse è solo una questione di "non comprensione"
della materia musicale. Appunto per dio! Passi il fan di Jovanotti, ma
che all'interno dell'Università si debba constatare l'incapacità di
entrare nel merito dei valori etici ed estetici, per paura di
"colpire" l'artista che vende aria fritta, o peggio ancora, per
incapacità di analisi dei materiali, questo per dio non sono disposto
ad accettarlo. Per cui protesto, sbraito e sguaino lo spadone stile
Percival.

* http://www.dams.unito.it/streaming/as_popular_music.htm

Au revoir
Gaudenzio Temporelli
(quando cito mi cito)

alf

unread,
Mar 10, 2008, 8:16:30 AM3/10/08
to
On Mar 9, 11:23 am, Antenore La Bestia <roberto.ava...@gmail.com>
wrote:
Saluti.

> Sta di fatto che la maggior parte della gente che ascolta classica la

> ascolta solo perche' "soft" e non ha i "bum bum" e ricorda un mitico


> passato dove le cose erano migliori, non c'erano i teppisti, l'iraq,
> la seconda guerra mondiale, le assicurazioni sanitarie, la microsoft e
> al posto dell'acqua inquinata nei letti dei fiumi scorrevano latte e
> miele. Balle. Chi riesce ad ascoltare solo musica del passato (+
> Einaudi, Sollima, Allevi e compagnia bella) non ascolta la musica:
> cerca di fuggire dal presente.

"Sta di fatto" non va tanto d'accordo con quello che segue. Non vedo
in che modo si possa affermare, o smentire, la tua ipotesi sulle
motivazioni d'ascolto della maggior parte della gente. A meno che non
sia dedotta a priori: "La gente che non vuole fuggire dal
presente ascolta gli autori x,y, e z, ergo quelli che non lo fanno
vogliono sfuggire." Ma naturalmente questo sposta la
verifica sulla prima parte del sillogismo, che e' altrettanto
problematica.

[...]


> Ma di questo fondamentale equivoco dell'ascolto (non si
> ascolta la musica, ma ciò che il nostro subconscio ci dice di essere
> QUANDO la ascolta) me ne rendo conto ai concerti, o parlando con chi
> in Germania ha imparato a suonare uno strumento (sono tanti), ma
> parlano della musica come se fossero i cartoni animati (mi piace,

> non mi piace, la musica e' morta con Beethoven/con Wagner/con Strauss
> - e si fermano li, senza capire, con la vivacita' intellettuale, la


> voglia di ardire di un lobotomizzato).


Da quello che scrivi quindi mi sembra di capire che tu ritieni esista
un modo migliore di ascoltare la musica (quello che ci permette di
prescindere dal nostro subconbscio, appunto). E (sempre se non ti
fraintendo) mi sembra anche di capire che tu lo identifichi con una
forte intellettualizzazione del processo, che sterilizzi, per quanto
possibile tutta la parte collegata alla fruizione estetica, perche' e'
individuale e irripetibile, e quindi (ipoteticamente) scollegata
dall'oggetto che si suppone l'abbia provocata.

Liberi dal "mi piace/non mi piace", possiamo allora metterci sugli
spartiti (perche' a questo punto mi viene tra i piedi anche
l'interprete, con il suo corredo di espressivita' non richiesta e
soggettiva: se proprio dobbiamo suonarla, 'sta musica, un campionatore
e un corredo software adeguato fanno piu' e meglio dei Berliner), e
vedere che qua c'e' un canone, la' c'e' una fuga, qui una serie
perfetta
in forma retrograda inversa, qui il gruppo E12 delle simmetrie
sferiche e finalmente oggettivizzare una buon parte del processo
estetico. E se quando l'ho poi sentita mi ha fatto l'effetto delle
unghie sulla lavagna, pazienza, quello e' un epifenomeno, educherò
l'orecchio.

Ora io un'opinione del genere - senza farla mia - la capisco (e scusa
se piu' sopra sono stato un po' ironico: mi e' scappato). Soprattutto
se
la detiene un compositore.

Solo che lo trovo un approccio atrocemente riduttivo, e in questa
forma anche non molto interessante. Una fruizione del genere posso
averla anche se mi studio la teoria quantistica dello stato solido -
forse con maggior soddisfazione.

Si tatta di una posizione che marginalizza proprio i due aspetti che
piu' mi interessano della musica, cioe' quello che traduce un brano
musicale in emozione estetica e quello che si riferisce alla funzione
creativa dell' interprete (per cui mi interessa di piu' il jazz della
musica classica).

Certo riconosco che si tratta anche di una posizione che esonera quasi
automaticamente dal tener conto dei gusti del pubblico: in questo
caso, la questione che ho sollevato deve sembrarti quasi irrilevante.

Cheers,
alf

Antenore La Bestia

unread,
Mar 10, 2008, 9:47:04 AM3/10/08
to
On Mar 9, 7:02 pm, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
> Saluti.
> Saluti.

Saluti!

> On Mar 9, 11:34 am, Antenore La Bestia <roberto.ava...@gmail.com>
> wrote:
>
> > On Mar 8, 6:52 pm, cinghio <ata...@fdp.it> wrote:
>
> [...]
> > É dura ammettere di avere delle lacune,
> > di non conoscere abbastanza, ma non é difficile rendersi conto che
> > tutti hanno (abbiamo - ho) lacune - e una sensibilità incompleta.
>
> Quello che è veramente duro (e lungo) da acquisire è il coraggio di

> Fantozzi ("La corazzata Potemkin è una boiata pazzesca!").[...]


> Io avevo già perso alcuni denti del giudizio quando decisi
> pubblicamente che a un concerto di, ad esempio, Cecil Taylor, non mi
> ci avrebbero beccato più.

Beh, io non ho mai avuto timore a dire "questa é una cagata". E molte
volte ho cambiato idea. Ad esempio su Ligeti. Su Lachenmann. E
nessuno mi ha convinto che "brutto é buono, bello é cattivo", ma
neppure che "brutto é cattivo, bello é buono". Semplicemente, il
brutto e il bello sono categorie molto difficili da valutare, e certo
non con il semplice metro per cui una pippa può essere piacevole ma il
sesso orale ancora di più. Altrimenti dovremmo dire che certi
crocifissi in legno NON sono arte, perché la figura martoriata é
"brutta".


> > Si sente sicuro solo chi ascolta solo il pop più becero. Il ragazzino
> > che
> > in metropolitana si spara zump zump zump a 120 Db direttamente nel
> > condotto auricolare. Un po' di dubbio, un po' di insicurezza, a chi
> > ha un
> > minimo di cultura non può non venire. Ma rispondere a questo dubbio
> > marciandoci sopra con "contemporanea ascoltabile" di bassa lega é
> > una azione fatta in profonda malafede.
>
> Tesi ragionevole ma contraddetta dai fatti. I forum di cui dicevo sono
> pieni di post del tipo "Io sono un punk..." "Io ascolto solo rock
> metal..." etc. "... ma queta musica mi piace da morire, non avevo mai
> sentito niente di così". Non credo che dirgli "Ma studia, 'gnurant"
> sia l'incentivo che ci vuole.

No, ma senza incentivare ad una educazione all'ascolto, poco si
ottiene.


> Non esiste la congiura dell'accademia per sostenere il brutto, ne sono
> abbastanza certo. Ma che ci sia una cultura accademica che ha da gran
> tempo deciso che del pubblico e dei suoi gusti ci se ne può
> tranquillamente impipare, ecco, su questo ho un forte sospetto. Si
> dissiperebbe se sentissi più spesso qualcuno che prende le distanze da
> Adorno.

Il problema di fondo secondo - la "separazione" tra pubblico e
compositori - me ha una duplice causa.
L'esistenza del disco, e il maggior benessere, stanno magari non
proprio uccidendo l'arte, ma le stanno facendo male.

Una volta chi fruiva di arte "colta" erano persone soprattutto con una
certa esperienza musicale propria. O che appartenevano a ceti
privilegiati, con una cultura maggiore, anche se, la genetica non
scherzando, magari il principe o l'arcivescovo di turno non erano
necessariamente delle cime solo perché erano nati nelle famiglie
giuste. Per il volgo non c'era una vera scelta: o la musica era
quella di musicanti del villaggio, o se eri fortunato in chiesa c'era
un bravo Kantor.

Il disco fornisce a tutti la possibilità di scegliere, L'istruzione
pubblica da a tutti la possibilità di imparare qualcosa, anche se non
basta quasi mai a fornire un giudizio. Ma in una era democratica (e
qui si potrebbe discutere quando la democrazia nel nostro occidente
sia reale) si "vota" per tutto, anche sulla "qualità" di una
manifestazione artistica. La conseguenza é che si può fuggire dalla
sfida intellettuale prestata da qualcosa di diverso. Ecco che il
pubblico si impigrisce.
E non parlo del fatto che poca gente ascolta classica. Basta leggere
it.arti.musica.classica per rendersi conto di quali pregiudizi ci
siano su Schoenberg o sui tanti altri compositori del XX (e XXI)
secolo - quasi sempre basati sul NON ascolto (Marco Marcelli che
esordisce con uno dei suoi "signature" GULP quando in rete trova pezzi
del Pierrot Lunaire é solo un esempio).

Un pizzico di umiltà ci dovrebbe insegnare che se un pianista
eccellente come Maurizio Pollini difende Nono e Stockhausen, se un
direttore come Esa-Pekka Salonen propone Ligeti e Lindberg, FORSE
queste persone più preparate di noi capiscono qualcosa che ci sfugge.
Nessuno dubita che Rubbia ne sappia più della media di fisica. O no?
Eppure non vedo gente in giro attaccare i fisici perché cercano di
"comprimere il vuoto", no? Eppure, l'espressione "comprimere il vuoto"
non é ridicola? Ma dico io, comprimere il vuoto? Questi fisici
moderni, non sanno più cosa inventarsi...

L'arte però ci colpisce direttamente. Riteniamo di poterla capire
sempre e comunque. Prima l'equivoco che la musica sarebbe un
linguaggio, quindi con un valore semantico (attenzione, non tutti i
linguaggi sono semantici...). Poi che sarebbe un linguaggio universale
(ok, allora andate ad ascoltarci una bella performance di Dan no Ura,
magari quella di Kinshi Tsurita, che la si trova tra e tracce bonus
dell'avantgardeproject, e ditemi quanto universale la trovate). E
quindi che se non la capiamo subito ci sia qualcosa di sbagliato nella
musica -- diamo prima una definizione "capire la musica", please -
tutti i neonati o quasi "capiscono" il capezzolo, ma non é detto che
debba essere la stessa cosa...

A questo punto il compositore si chiede: cosa devo fare? Assecondare
le orecchie di una massa di trogloditi (culturalmente parlando, anche
se hanno il telefonino, 1000 dischi, l'auto e un lavoro fisso) o
scrivere quello che mi sento di scrivere?

Non é facile per un artista ritrovarsi con un pubblico più ristretto
di quanto si auspicherebbe. Ma non creda nessuno che il compositore
ci si crogioli, ci goda, alla fine - magari godendo del dolore, non
solo quello del pubblico, ma del proprio.

growl
A.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 10, 2008, 9:48:59 AM3/10/08
to
On Mar 10, 11:55 am, MASTIKASTAMINKIA <stefi.maa...@hotmail.com>
wrote:

> davidino  schrieb:
>
> > Neo-biedermeier è strepitoso!
>
> invece neo-bidetmeier fa un po' senso

Applicato ad Einaudi invece "macht doch Sinn" (lett: "fa proprio
senso" - vuol dire "ha proprio senso").

growl
A.

alf

unread,
Mar 10, 2008, 10:46:21 AM3/10/08
to
Saluti.

On Mar 10, 12:58 pm, gade25...@gmail.com wrote:
> On 9 Mar, 23:54, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
>
> > Non ho capito a che solfa ti riferisci.
>
> Non hai capito perché non stai attento: facevo riferimento a quanto
> quotato dal tuo ultimo messaggio, e solo a quello. Ma lasciamo andare
> che ormai il particolare è di secondaria importanza, essendo appunto
> una "stronzata".

Finemente argomentato. Complimenti vivissimi.

>
> E' peraltro evidente che questo thread sia stato aperto come
> "risposta" ad alcune critiche mosse all'Allevi, o forse allo stile/
> forma con cui sono state formulate, e apparse in quest'altro topic

> (peraltro là si voleva parlare di libri, ma va bene lo stesso, poiché


> inevitabilmente si è andati alla radice del problema)

Veramente il tuo intervento e' stato un punto di partenza: non
conoscevo Allevi, e sentendo(ti) dire che e' considerevolmente peggio,
e piu' dannoso, della morte termica dell'universo, sono andato su
youtube, dove sono presenti molti dei suoi video li ho vistie
ascoltati, e mi sono letto le due fazioni l'una contro l'altra armata,
del mio primo post. Per
associazione di idee mi e' venuto in mente Einaudi (di cui avevo
sentito qualche brano) vado a vedere e trovo la stessa
situazione. KennyG, Clayderman, Schlaks - stessa situazione... e mi
sono fermato li', anche per questioni di salute mentale (per chiarire,
trovo che Einaudi e Allevi siano di livello superiore a KennyG et al.:
se i primi sono "musica da estetista", gli altri sono definitivamente
nusica da ascensore).

[...]


> Fare un'analisi delle partiture

intendo. A quel punto la veridicitÃ


> delle tesi sociologiche ed estetiche, che per ora sono l'unico aspetto
> fondante della stroncatura ormai dilagante, troverebbe corrispondenza
> sicura nei materiali. Ripeto, il ragazzo, ha "conoscenza" ma non ha
> "coscienza"

Vabbè, magari e' così. Ma spiega(te)mi una cosa. Glenn Gould era
famoso, tra l'altro, per il suo ben pubblicizzato disdegno per
Mozart. In un'intervista (che mi è capitato di leggere ne "L'ala del
turbine intelligente") corrobora il suo giudizio con alcune
argomentazioni tecniche (riassunto draconiano: "non mi piacciono i
bassi albertini"). A me piacerebbe tantissimo sapere se Glenn Gould:

1) mentiva a fini autopromozionali (che dato il narcisismo del
personaggio, è una distinta possibilta');

2) aveva ragione, e tutti gli altri analizzatori di Mozart fino a lui
avevano preso un abbaglio colossale;

3) trovava veramente Mozart poco sopportabile, godeva un mondo nel
farlo sapere al suo attonito pubblico, e usava argomenti analitici
plausibili come "smoke & mirrors".

Al punto: se ci mettiamo con gli spartiti di Allevi e stiamo lì una
mezza giornata o forse meno a spuntare i ii-V-I et similia, siamo
sicuri poi di aver capito come mai ammalia (relativamente) tante
persone? A me sa che capiremmo al più come mai fa rizzare i capelli
sulla testa a molti tecnici del ramo, e non è detto: "So what" usa
due
accordi e due frasi (in realta' una sola) di 12 note e gli danno del
capolavoro (e io concordo, ma non c'entra). E questo non per negare
che l'analisi tecnica musicale non abbia fondamento, ma per dare voce
al mio dubbio - ignorante, per carità - sul suo effettivo potere di
spiegare la componente estetica del fatto musicale.

> Per farla breve col "bla-bla-bla", il punto che

> sostengo a spada tratta è che l'uomo contemporaneo, intendo quello di
> quest'inizio secolo, è molto simile allo struzzo che ficca la testa
> sotto la sabbia.

Ok, la mia domanda originale era: gli struzzi Allevi-apprezzanti,
intervistati, spiegano, con parole loro, quali siano le esigenze
'spirituali' che trovano risposta nella musica del pianista Chieti(?).

Dato per assodato che le porfondita' musicali del suddetto non sono
abissali, chi/cosa gli si addita (ammesso che glielo si voglia
additare, cinghio docet) in alternativa? Oppure bisogna dirgli (come
in effetti viene fatto) che le loro esigenze sono illegittime e
cretine, dandogli così agio di mandare correttamente a scopare il
mare
l'interlocutore col suo considerevole bagaglio musicologico.

[...]


> Quel che mi fa orrore, non sono i fans di Allevi o di

> Jovanotti (altro tema del convegno citato), bensì gli studiosi e gli
> intellettuali.
[...]

Quelli, si sa sono capaci di tutto. :)

>
> * http://www.dams.unito.it/streaming/as_popular_music.htm

Sono certo che è interessante, ma questi sono 2GB di DL e circa 16
ore
di convegno... almeno dicci in che segmento cercare.

Cheers,
alf
(Alessandro Forghieri, per ricambiare)

gade...@gmail.com

unread,
Mar 10, 2008, 11:55:34 AM3/10/08
to
On 10 Mar, 15:46, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
>
>
> > *  http://www.dams.unito.it/streaming/as_popular_music.htm
>
> Sono certo che è interessante, ma questi sono 2GB di DL e circa 16
> ore
> di convegno... almeno dicci in che segmento cercare.
>


Cacchio! non avevo visto che c'erano i filessss!!!!!! mica me
l'avevano detto. L'avevo segnalato come indicazione di massima del
programma, facendo una rapida ricerchina su google. Grazie per la
contro-segnalazione. A più tardi.

g

ps
mi rifiuto di parlare di Go(u)ld in un thread su Allevi e Einaudi.

Leo

unread,
Mar 10, 2008, 1:03:28 PM3/10/08
to
On Mon, 10 Mar 2008 04:25:50 -0700 (PDT), Antenore La Bestia
<roberto...@gmail.com> wrote:

>Siccome di questa elite musicale colta ne faccio parte, ti posso
>assicurare che questa é una tua invenzione.

va bene, ne prendo atto (anche se di questa elite, bene o male, faccio
parte pure io, ma facciamo finta che abbia ragione tu)

>Onestamente, troverei più allettante un' ora di flauto suonato col
>culo
>che un'ora di Einaudi o Allevi. C'e' quantomeno il rischio che,
>nell'ora
>di flauto suonato col culo, qualcosa di interessante ci scappi.

ah, era una mia invenzione quindi....LOL

la differenza tra me e te è che, se sento suonare un flauto col culo,
io mi accorgo, sento e percepisco che si tratta di qualcosa di
musicalmente banale e semplice. A te invece sembra arte almeno
interessante, solo perché sei affascinato dalla novità sonora che ne
risulta. La quale sì che -molto più di quanto possa fare la povera
tonalità tirata in causa in altra sede- sa mascherare bene la miseria
di fondo che spesso esiste.

tralascio il resto, tanto abbiamo percezioni troppo diverse di questo,
per poterci anche solo capire. Per cui, andare oltre è perdere solo
tempo per entrambi.

Saluti, Leo


Matteo Scala

unread,
Mar 10, 2008, 1:15:55 PM3/10/08
to
Il 09 Mar 2008, 19:02, alf <alessandro...@gmail.com> ha scritto:
>
> Quello che è veramente duro (e lungo) da acquisire è il coraggio di
> Fantozzi ("La corazzata Potemkin è una boiata pazzesca!").

Affermare che quel film sia una cagata pazzesca vuol dire semplicemente non
capire un cazzo di cinema.

Punto.

Ciao.

P.S. chi mi conosce sa che di solito non sono volgare, ma quando ci vuole ci
vuole...

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/

alf

unread,
Mar 10, 2008, 1:36:00 PM3/10/08
to
Saluti.

On Mar 10, 6:15 pm, scalamattNOS...@libero.it (Matteo Scala) wrote:


> Il 09 Mar 2008, 19:02, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> ha scritto:
>
>
>
> > Quello che è veramente duro (e lungo) da acquisire è il coraggio di
> > Fantozzi ("La corazzata Potemkin è una boiata pazzesca!").
>
> Affermare che quel film sia una cagata pazzesca vuol dire semplicemente non
> capire un cazzo di cinema.


Può ben darsi, ma non di questo si parlava. Deduco che:

o) O non hai visto "il secondo tragico Fantozzi" (improbabile)

o) Pensi veramente che la scena cui mi riferisco sia una critica al
film di Eisenstein (anche improbabile)

o) In ogni caso che hai voglia di parlar male di Villaggio, bene di
Eisenstein e in generale di cinema (legittimo, ma unpo' OT)

Oppure ci sarebbe anche una vecchia storia di dita e di luna.

Cheers,
alf

alf

unread,
Mar 10, 2008, 2:09:28 PM3/10/08
to
On Mar 10, 2:47 pm, Antenore La Bestia <roberto.ava...@gmail.com>
wrote:
Saluti.
Il tuoè un post lungo e complesso - se posso dirò la mia a puntate.

> Una volta chi fruiva di arte "colta" erano persone soprattutto con una
> certa esperienza musicale propria. O che appartenevano a ceti
> privilegiati, con una cultura maggiore, anche se, la genetica non
> scherzando, magari il principe o l'arcivescovo di turno non erano

> necessariamente delle cime solo perché erano nati nelle famiglie


> giuste. Per il volgo non c'era una vera scelta: o la musica era
> quella di musicanti del villaggio, o se eri fortunato in chiesa c'era
> un bravo Kantor.

Mmh...ora sei tu che ti abbandoni alla laudatio temporis acti. Ma sei
sicuro che il principe e l'arcivescovo di turno fossero un pubblico
così accomodante?

Musico di corte: "Maestà , nella cantata per celebrare questo Venerì
delle
Ceneri, e a Vostra maggiore gloria, ho deciso di
fare a meno della tonalità ."

Re: "Tagliategli la testa"

Musico: "Ayeeeeeee"

Re: "Rimandate a chiamare quel Monteverdi, e assicuratevi
che entrando veda la testa del collega."

Anche il volgo tendeva a essere poco tollerante delle avanguardie: mio
nonno (classe 1911) si ricordava che quando a Modena era annunciata
una rappresentazione di F.T. Marinetti, la gente c'era chi cominciava
a fare incetta degli scarti del mercato della frutta e verdura una
settimana prima per avere abbastanza proiettili (e all'epoca c'era il
Fascismo e Marinetti ne era praticamente il teatrante di corte). Quasi
nessuno degli incettanti aveva il giradischi e nessuno la TV, ma di
scelte ne facevano.

E poi il popolo,è (musicalmente) bove? Nel delta del Mississipi,
c'e' stata una mutazione genetica che è durata solo per il tempo che
serviva a Lomax ed altri per fare le sue registrazioni? Perche' fra
gli scarriolanti dell'argine, i vescovi erano pochi, eppure si vuole
che facessero musica straordinaria che ha cambiato il corso di tutta
la vita musicale occidentale moderna (e fin qui mi sembra non ci
piova). E Buddy Bolden, che studi avrà fatto? Di Armstrong (Louis) si
sa che ha consumato pochi banchi di scuola.

In altre parole: qualcuno mi spiega come mai da questi discorsi (e ne
ho letti diversi, ormai) si elimina sempre, e dal principio, tutta la
tradizione popolare e soprattutto la radice moderna non
europea-occidentale (e sto parlando del blues e del jazz, tanto per
limitarmi alla parte "colta" dell'equazione)?

Come se ci fossero fra le due grandi pareti insonorizzate che gli
impediscono di mescolarsi quanto meno nella testa di chi ascolta
entrambe.

Così si parla di (poniamo) Ravel come se non fosse contemporaneo di
Duke Ellington e quello che si applica all'uno non sfiori nemmeno
l'altro. (E si finisce con l'ignorare, forse convenientemente, che la
musica pop moderna discende, attraverso mille copule bastarde, dalla
tradizione blues e jazz).

Alla prossima punatata,

Cheers,
Alf

Leo

unread,
Mar 10, 2008, 2:44:03 PM3/10/08
to
On Mon, 10 Mar 2008 06:47:04 -0700 (PDT), Antenore La Bestia
<roberto...@gmail.com> wrote:

>Una volta chi fruiva di arte "colta" erano persone soprattutto con una
>certa esperienza musicale propria. O che appartenevano a ceti
>privilegiati, con una cultura maggiore,

fantasie oniriche non supportate dalla storia. A teatro andavano anche
gli analfabeti e normali borghesi. E non solo per quello musicale.
Anche per Shakespeare.

Se poi alcuni ceti avevano una cultura superiore alla media, comunque
non era una cultura superiore a quella che chiunque può acquisire
oggi, ammesso che lo voglia. Non è vero che avevano anche una cultura
musicale maggiore. Al limite sapevano suonare uno strumento, ma non
venire per favore a dire che questa è cultura musicale. In taluni casi
avevano qualche nozione di composizione (questi poi si contavano sulle
dita di una mano), come in taluni casi hanno oggi persone che magari
per diletto suonano uno strumento, e sono tantissime. Di certo oggi
l'accesso allo studio della musica è molto più agevole e facile per
chiunque.

La tua è una bella storpiatura della storia. Quando si dice che
Mozart, Rossini, Verdi e Wagner erano sulla bocca di tutti, vuol dire
proprio di tutti, e non solo di un gruppo di nobili colti e preparati.
Stavano cioè ai loro contemporanei come oggi Ramazzotti e Baglioni
stanno ai loro. Tu vuoi credere diversamente, perché ti devi inventare
una giustificazione a questo odierno stato di cose. Ma è una
giustificazione che non sta in piedi, benché a te faccia comodo
pensarla così. Trovane un'altra.

Oggi in giro ci sono tante persone, laureate in ingegneria o lettere o
matematica ecc., con una cultura generale e specifica anche superiore
alla maggior parte dei nobili di allora, spesso con il diletto della
musica (tastiere, chitarre, ecc.) che però non ascolta né ama ciò che
ami tu, ma magari heavy metal e pop. Basta guardare i numeri per
capire che la maggior parte dei laureati e di persone con cultura
superiore ascolta prevalentemente altri generi. E' vero tuttavia che
persone che sono più orientate a conoscere possono più facilmente
avvicinarsi alla musica colta o andare a museo (o viaggiare e fare
mille altre cose), ma da qui a giustificare con simili spiegazioni
l'impatto quasi nullo che la musica colta contemporanea ha nella
nostra società, ne passa....Saluti, leo

Danny Rose

unread,
Mar 10, 2008, 2:48:49 PM3/10/08
to

"Matteo Scala" <scalama...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:147Z163Z21Z240Y...@usenet.libero.it...

> Affermare che quel film sia una cagata pazzesca vuol dire semplicemente
> non
> capire un cazzo di cinema.

Questo è poco ma sicuro.

Fra l'altro sono tutti convinti che duri tantissimo, proprio perché lo
conoscono attraverso il filtro (diciamo così) di Fantozzi...

Non volevo complicare inutilmente le cose, ma se estendessimo il discorso al
cinema e alla letteratura ne verrebbero davvero fuori di belle. Leggendo
Antenore pensavo che il pendant sul lato letterario dell'atteggiamento degli
estimatori di Allevi è la scarsa considerazione per gli autori del passato,
e la sopravvalutazione di ciò che è percepito come contemporaneo (e non
sempre lo è, fra l'altro). Effetto uguale e contrario. :-)

dR

Danny Rose

unread,
Mar 10, 2008, 2:49:49 PM3/10/08
to

"alf" <alessandro...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:81a9889f-c4c5-4fc0...@q78g2000hsh.googlegroups.com...

>Oppure ci sarebbe anche una vecchia storia di dita e di luna.

Puň darsi, ma Fantozzi ha veramente rotto le scatole. Ai cinefili almeno.
Con immutata simpatia, eh. :-)

dR

Hans Rott

unread,
Mar 10, 2008, 3:03:20 PM3/10/08
to
On 10 Mar, 19:09, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:

> E poi il popolo,è (musicalmente) bove? Nel delta del Mississipi,
> c'e' stata una mutazione genetica che è durata solo per il tempo che
> serviva a Lomax ed altri per fare le sue registrazioni? Perche' fra
> gli scarriolanti dell'argine, i vescovi erano pochi, eppure si vuole
> che facessero musica straordinaria che ha cambiato il corso di tutta
> la vita musicale occidentale moderna (e fin qui mi sembra non ci
> piova). E Buddy Bolden, che studi avrà fatto? Di Armstrong (Louis) si
> sa che ha consumato pochi banchi di scuola.


Lomax conosceva la musica "colta". In una seduta di registrazione
domanda a J.R.Morton se conosceva Debussy, lo stesso Morton diceva di
conoscere "Il trovatore". Ma altre strade a preso quella musica.
Certamente a quei tempi c' era una cultura piu' "generalizzata" la
gente del delta cosceva la crema della musica colta, cioe' la piu'
semplice, quella che ascoltavano sui "rulli" e da qualche "padella",
qualche fortunato andava a teatro. Secondo me la cultura del blues e'
un'altra cosa dalla musica "colta" che si fa passare il testimone per
scoprire qualcosa di nuovo, sfere diverse che ogni tanto si toccano.

P.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 10, 2008, 3:13:22 PM3/10/08
to
On Mar 10, 1:16 pm, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
> On Mar 9, 11:23 am, Antenore La Bestia <roberto.ava...@gmail.com>
> wrote:
> Saluti.
>
> > Sta di fatto che la maggior parte della gente che ascolta classica la
> > ascolta solo perche' "soft" e non ha i "bum bum" e ricorda un mitico
> > passato dove le cose erano migliori, non c'erano i teppisti, l'iraq,
> > la seconda guerra mondiale, le assicurazioni sanitarie, la microsoft e
> > al posto dell'acqua inquinata nei letti dei fiumi scorrevano latte e
> > miele.  Balle.  Chi riesce ad ascoltare solo musica del passato (+
> > Einaudi, Sollima, Allevi e compagnia bella) non ascolta la musica:
> > cerca di fuggire dal presente.
>
> "Sta di fatto" non va tanto d'accordo con quello che segue. Non vedo
> in che modo si possa affermare, o smentire, la tua ipotesi sulle
> motivazioni d'ascolto della maggior parte della gente. A meno che non
> sia dedotta a priori: "La gente che non vuole fuggire dal
> presente ascolta gli autori x,y, e z, ergo quelli che non lo fanno
> vogliono sfuggire." Ma naturalmente questo sposta la
> verifica sulla prima parte del sillogismo, che e' altrettanto
> problematica.

É una mia ipotesi, suffragata (sperimentalmente) da altre discussioni
sulla società fatte con persone che hanno un certo atteggiamento nei
confronti della contemporanea. Una correlazione statistica su un
campione esiguo, certamente, ma sufficientemente a persuadermi della
plausibilità di quello che dico.

> > Ma di questo fondamentale equivoco dell'ascolto (non si
> > ascolta la musica, ma ciò che il nostro subconscio ci dice di essere
> > QUANDO la ascolta) me ne rendo conto ai concerti, o parlando con chi
> > in Germania ha imparato a suonare uno strumento (sono tanti), ma
> > parlano della musica come se fossero i cartoni animati (mi piace,
> > non mi piace, la musica e' morta con Beethoven/con Wagner/con Strauss
> > - e si fermano li, senza capire, con la vivacita' intellettuale, la
> > voglia di ardire di un lobotomizzato).
>
> Da quello che scrivi quindi mi sembra di capire che tu ritieni esista
> un modo migliore di ascoltare la musica (quello che ci permette di
> prescindere dal nostro subconbscio, appunto).

Non ho detto questo. L'ascolto della musica non può prescindere dal
nostro stesso subconscio. Ma va ascoltata la musica e non la vocina
interna che ci ripete ciò che crediamo di essere solo perché facciamo
parte di un certo pubblico.

> E (sempre se non ti
> fraintendo) mi sembra anche di capire che tu lo identifichi con una
> forte intellettualizzazione del processo, che sterilizzi, per quanto
> possibile tutta la parte collegata alla fruizione estetica,

Assolutamente no. Qui mi fraintendi. La fruizione estetica é
importante, ma bisogna discutere (i) su cosa si fonda la nostra rete
di sistemi di riferimento per definire una fruizione estetica o (ii)
quando a fondo si va nell'ascolto potendone ancora trarre piacere (o
disgusto). Per me non esiste un accordo bello o uno brutto. Ma sai
quante volte ho chiesto ad amici di dirmi se una triade maggiore é
bella o meno, e poi ho suonato una settima maggiore aperta, facendo la
stessa domanda? E prevedibilmente il primo suono era bello il secondo
brutto. A me piace invece di più il secondo, ma andiamo oltre: non
considero necessariamente brutto un pezzo NON costruito attorno a
settime maggiori, mentre un pezzo fatto esclusivamente di settime
maggiori non necessariamente mi piace. L'ascolto che si ferma davanti
alla "piacevolezza" di un singolo suono, di un singolo accordo, e così
via, pur essendo lecito, non é un ascolto che un compositore si
auspica - e che neppure si é mai auspicato. Uno é liberissimo di dirmi
"la musica per sassofono non mi piace, perché non mi piace il
sassofono" (un mio amico lo ha detto) ma non é un ascolto maturo. Non
nego neppure che l'ascolto intellettuale non abbia la sua dignità - ci
sono dei pezzi che considero "interessanti" e basta. Ma non riduco (se
di riduzione si tratta) l'ascolto ad una "sterile" (se sterile é -
permettimi comunque di dubitarne) intellettualità.

> perche' e'
> individuale e irripetibile, e quindi (ipoteticamente) scollegata
> dall'oggetto che si suppone l'abbia provocata.

Non é scollegabile da una storia di ascolto - e dalla una curiosità.
Chi é privo di curiosità non ascolta in un modo che é interessante per
un compositore - per lo meno per i compositori che interessano a me.

> Liberi dal "mi piace/non mi piace", possiamo allora metterci sugli
> spartiti (perche' a questo punto mi viene tra i piedi anche
> l'interprete, con il suo corredo di espressivita' non richiesta e
> soggettiva: se proprio dobbiamo suonarla, 'sta musica, un campionatore
> e un corredo software adeguato fanno piu' e meglio dei Berliner), e
> vedere che qua c'e' un canone, la' c'e' una fuga, qui una serie

No. La mia critica al "mi piace/non mi piace" é rivolta ad un ascolto
che si ferma ad un riconoscimento di certe sonorità già acquisite e le
identifica con il piacere, mentre il nuovo é brutto. Già i bambini
attorno all'undicesimo mese abbandonano il feedback positivo
(sorridono se fanno o vedono fare gli stessi gesti). La maggior parte
degli ascoltatori é però intellettualmente ferma ad una fase anteriore
all'undicesimo mese di vita. Come quella donna che ho sentito a Graz
prima del Golgotha di Martin "é del XX secolo?! speriamo che non sia
troppo atonale!". Io mi chiedo "chissà cosa fa, e se é bello, o
interessante...". L'ascolto non dovrebbe limitare a priori, e se per
caso non funziona dal punti di vista puramente estetico, un brano può
essere sempre interessante.

A volte un brano "semplicemente" interessante può diventare, alle mie
orecchie, bello. Perché ci riconosco quella modulazione (di tonalità
o di spettri che sia), o quella variazione nei ritmi, che con il tempo
comincio a vedere come geniale - e alla fine arriva il piacere
all'ascolto. L'ascolto deve essere aperto.

> perfetta
> in forma retrograda inversa, qui il gruppo E12 delle simmetrie
> sferiche e finalmente oggettivizzare una buon parte del processo
> estetico. E se quando l'ho poi sentita mi ha fatto l'effetto delle
> unghie sulla lavagna, pazienza, quello e' un epifenomeno, educherò
> l'orecchio.
>
> Ora io un'opinione del genere - senza farla mia - la capisco (e scusa
> se piu' sopra sono stato un po' ironico: mi e' scappato). Soprattutto
> se la detiene un compositore.

No problem.

> Solo che lo trovo un approccio atrocemente riduttivo, e in questa
> forma anche non molto interessante. Una fruizione del genere posso
> averla anche se mi studio la teoria quantistica dello stato solido -
> forse con maggior soddisfazione.

Beh, come spero di averti spiegato, ne l'ascolto puramente legato ad
un piacere immediato del suono, ne quello che fa l'analisi delle
permutazioni della serie, sono ascolti nei quali mi identifico. Sono
entrambi riduttivi, e il secondo (ora ti sorprendo) mi pare
addirittura più povero. Un pezzo non devo analizzarlo, perché mi debba
piacere!

> Si tatta di una posizione che marginalizza proprio i due aspetti che
> piu' mi interessano della musica, cioe' quello che traduce un brano
> musicale in emozione estetica e quello che si riferisce alla funzione
> creativa dell' interprete (per cui mi interessa di piu' il jazz della
> musica classica).

Beh, nella musica classica l'interprete ha un ruolo molto importante.
Non mi esprimo sul jazz che é fenomeno che purtroppo conosco
relativamente poco - anche se mi piace ascoltare concerti jazz, anche
se mi piace Thelonious Monk (padre), non ho una preparazione
specifica. Che in questo caso non vuole dire teorica - semplicemente
mi manca una adeguata esperienza di ascolto.

> Certo riconosco che si tratta anche di una posizione che esonera quasi
> automaticamente dal tener conto dei gusti del pubblico: in questo
> caso, la questione che ho sollevato deve sembrarti quasi irrilevante.

I gusti del pubblico sono importanti - anche se prima bisogna
chiedersi di QUALE pubblico. Ma non credere che i compositori di oggi
non considerino la questione. Non hanno però altra risposta possibile
che scrivere quello che si sentono di scrivere. Ci terresti davvero
che ascoltassero e "capissero" cose che componi ma nelle quali non
credi? Al limite se e solo se si tratta di un modo di fare soldi.
Ecco la ragione della musica come mero prodotto commerciale. Riesci ad
avere rispetto per una persona che ascolta solo bugie? Io no.

Fortunatamente la classica, e nel mondo della classica, la
contemporanea, il suo pubblico lo ha. Piccolo, non per questo
migliore o peggiore, ma esiste. Non che rispetto al numero delle
persone che sono munite di orecchie, la classica abbia un grande
pubblico...

growl
A.

ArtBurt

unread,
Mar 10, 2008, 4:25:57 PM3/10/08
to

"Danny Rose" <col...@alice.it> ha scritto nel messaggio
news:47d582a6$0$10619$4faf...@reader2.news.tin.it...

>
> "Matteo Scala" <scalama...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:147Z163Z21Z240Y...@usenet.libero.it...
>
>> Affermare che quel film sia una cagata pazzesca vuol dire semplicemente
>> non
>> capire un cazzo di cinema.
>
> Questo č poco ma sicuro.

>
> Fra l'altro sono tutti convinti che duri tantissimo, proprio perché lo
> conoscono attraverso il filtro (diciamo cosě) di Fantozzi...

Mi sembra perň che in Fantozzi, anche se l'allusione al lavoro di Eisenstein
č evidente, il film si intitoli diversamente.

Art

gade...@gmail.com

unread,
Mar 10, 2008, 5:27:50 PM3/10/08
to
On 10 Mar, 16:55, gade25...@gmail.com wrote:
> On 10 Mar, 15:46, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:

>
> > > *  http://www.dams.unito.it/streaming/as_popular_music.htm
>
> > Sono certo che è interessante, ma questi sono 2GB di DL e circa 16
> > ore
> > di convegno... almeno dicci in che segmento cercare.
>


Pardon, pensavo fossero scaricabili. Ho dato un'occhiata veloce, ora
sono a 56kbps quindi vado a memoria. Un passo interessante, che può
tornare utile per il discorso sulle critiche alla vacuità della musica
di Allevi, è quando il musicologo Ernesto Napolitano parla di
"sospensione del giudizio" all'interno di un'analisi. Detto così
sembra non c'entri un cazzo, lo so. Occorre ragionarci sopra
parecchio. Ora però vado di fretta. Comunque il passo sta, più o meno,
alla fine della seconda relazione, quella che analizza il video di
Jovanotti (alla fine della prima sessione).

g


Message has been deleted

Antenore La Bestia

unread,
Mar 10, 2008, 7:05:43 PM3/10/08
to
On Mar 10, 6:03 pm, Leo <nom...@nomail.com> wrote:
> On Mon, 10 Mar 2008 04:25:50 -0700 (PDT), Antenore La Bestia
>
> <roberto.ava...@gmail.com> wrote:
> > Siccome di questa elite musicale colta ne faccio parte, ti posso
> > assicurare che questa é una tua invenzione.
>
> va bene, ne prendo atto (anche se di questa elite, bene o male, faccio
> parte pure io, ma facciamo finta che abbia ragione tu)

Ok, allora dimmi i nomi di qualche compositore che scrive
intenzionalmente per fare del male al pubblico. E, posto che ne
trovi, vedi se ne sai le ragioni.

> > Onestamente, troverei più allettante un' ora di flauto suonato col
> > culo che un'ora di Einaudi o Allevi.
> > C'e' quantomeno il rischio che, nell'ora
> > di flauto suonato col culo, qualcosa di interessante ci scappi.
>
> ah, era una mia invenzione quindi....LOL

Ridi pure. Nota che ho detto interessante, non bello (attenzione!).
E nota anche che la frase che tu deridi dice, ovviamente, di più su
compositori
concreti, come Einaudi o Allevi, e non sull'ipotetico suonatore di
flauto con il culo.

> la differenza tra me e te è che, se sento suonare un flauto col culo,
> io mi accorgo, sento e percepisco che si tratta di qualcosa di
> musicalmente banale e semplice.

Guarda, secondo me uno può anche scrivere della musica interessante da
suonare con il culo.
Il problema é sviluppare una tecnica che garantisca un regolare
apporto di aria allo strumento.
Ma si tratterebbe comunque di un tipo di performance riconducibile a
certe provocazioni che hanno fatto il loro tempo, e quindi non direbbe
molto di nuovo. Fatto oggi, non avrebbe praticamente senso.

> A te invece sembra arte almeno
> interessante, solo perché sei affascinato dalla novità sonora che ne
> risulta. La quale sì che -molto più di quanto possa fare la povera
> tonalità tirata in causa in altra sede- sa mascherare bene la miseria
> di fondo che spesso esiste.

Sai, affermazioni come le tue rivelano molto invece su una certa
povertà della percezione. Come se la musica, o una performance, o una
installazione sonora, dovessero necessariamente dire qualcosa di più
di quanto non _consistano_ da un punto di vista fenomenologico. Il
flauto suonato con il culo dice: flauto suonato con il culo. Visto
che ti piace l'esempio, uso quello. Non dice: bomba atomica (forse
l'odore della performance... ma dopo l'ovetto fritto in sala da
concerto di John Cage anche questo si é già visto, o meglio,
annusato), o "miseria della società", o, "sciopero dei macchinisti dei
treni in germania", o che altro. Visto che Fluxus ormai appartiene al
nostro passato, vorrei pensare che certi concetti siano stati
finalmente acquisiti - ed archiviati, in questo caso. Beh, nel caso
del flauto suonato con il culo, posto che sia fattibile, forse c'é un
interesse legato alla novità sonora! Certo non lo troverei in
Einaudi. Dici poco.

> tralascio il resto, tanto abbiamo percezioni troppo diverse di questo,
> per poterci anche solo capire. Per cui, andare oltre è perdere solo
> tempo per entrambi.

Anche secondo me.

growl
A.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 10, 2008, 7:09:52 PM3/10/08
to
On Mar 10, 7:09 pm, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
> On Mar 10, 2:47 pm, Antenore La Bestia <roberto.ava...@gmail.com>
> wrote:
> Saluti.
> Il tuoè un post lungo e complesso - se posso dirò la mia a puntate.
>
> > Una volta chi fruiva di arte "colta" erano persone soprattutto con una
> > certa esperienza musicale propria. O che appartenevano a ceti
> > privilegiati, con una cultura maggiore, anche se, la genetica non
> > scherzando, magari il principe o l'arcivescovo di turno non erano
> > necessariamente delle cime solo perché erano nati nelle famiglie
> > giuste.  Per il volgo non c'era una vera scelta: o la musica era
> > quella di musicanti del villaggio, o se eri fortunato in chiesa c'era
> > un bravo Kantor.
>
> Mmh...ora sei tu che ti abbandoni alla laudatio temporis acti.

Non elogio, e non sono "nostalgico" (?) di quei tempi.

> Ma sei
> sicuro che il principe e l'arcivescovo di turno fossero un pubblico
> così accomodante?

Non lo ho detto.

> Musico di corte: "Maestà , nella cantata per celebrare questo Venerì
> delle
>                   Ceneri, e a Vostra maggiore gloria, ho deciso di
>                   fare a meno della tonalità ."
>
> Re:              "Tagliategli la testa"
>
> Musico:          "Ayeeeeeee"
>
> Re:              "Rimandate a chiamare quel Monteverdi, e assicuratevi
>                  che entrando veda la testa del collega."

Battute a parte "Signor Mozart, troppe note" oppure, dopo la Messa
Solenne: "Signor Beethoven, ma che ha combinato?".
Chopin definito "algebra astratta". E così via.

> Anche il volgo tendeva a essere poco tollerante delle avanguardie: mio
> nonno (classe 1911) si ricordava che quando a Modena era annunciata
> una rappresentazione di F.T. Marinetti, la gente c'era chi cominciava
> a fare incetta degli scarti del mercato della frutta e verdura una
> settimana prima per avere abbastanza proiettili (e all'epoca c'era il
> Fascismo e Marinetti ne era praticamente il teatrante di corte).

Allora forse c'era un legame... politico?

> Quasi
> nessuno degli incettanti aveva il giradischi e nessuno la TV, ma di
> scelte ne facevano.
>
> E poi il popolo,è (musicalmente) bove? Nel delta del Mississipi,
> c'e' stata una mutazione genetica che è durata solo per il tempo che
> serviva a Lomax ed altri per fare le sue registrazioni? Perche' fra

Su Lomax ti ha risposto Hans Rott.

> In altre parole: qualcuno mi spiega come mai da questi discorsi (e ne
> ho letti diversi, ormai) si elimina sempre, e dal principio, tutta la
> tradizione popolare e soprattutto la radice moderna non
> europea-occidentale (e sto parlando del blues e del jazz, tanto per
> limitarmi alla parte "colta" dell'equazione)?

Non io. La musica popolare é sempre (e lo é ancora) un fondamentale
elemento di ispirazione per la musica colta.

> Come se ci fossero fra le due grandi pareti insonorizzate che gli
> impediscono di mescolarsi quanto meno nella testa di chi ascolta
> entrambe.

Mai sostenuto questo.

> l'altro. (E si finisce con l'ignorare, forse convenientemente, che la
> musica pop moderna discende, attraverso mille copule bastarde, dalla
> tradizione blues e jazz).

Attraverso mille copule bastarde. Se é per questo, discende anche
dalla classica, volendo. Tonale é. Ma cosa vuol dire?


growl
A.

Leo

unread,
Mar 10, 2008, 7:37:05 PM3/10/08
to
On Mon, 10 Mar 2008 15:54:59 -0700 (PDT), Antenore La Bestia
<roberto...@gmail.com> wrote:

megacut

>Prima di dare la colpa ai compositori, che non fanno altro quello che
>non possono fare a meno di fare, ossia di scrivere la musica che a
>loro interessa scrivere, metti il naso fuori dal tuo loculo e osserva
>in che mondo viviamo.

mai dato la colpa ai compositori. Loro fanno quello che possono, è
vero. Ad alcuni piace credersi artisti, solo perché scrivono segni
musicali sul foglio o perché spargono colore su una tela più o meno a
caso coi piedi, ma questo è un altro discorso. A quel punto, per me è
più artista Allevi, e ciò che fa non mi sembra più banale di quanto
appena detto; solo che il linguaggio che adopera lo rende più banale,
perché più ovvio e immediato, per cui ne cogli meglio e subito la
semplicità ed eventualmente la banalità. Mentre nell'altro caso sei
attirato dalla novità della distribuzione degli eventi e dall'effetto
che producono, per cui ti sembra meno banale di quanto spesso,
profondamente, sia. Ma è solo un'illusione, un errore della
percezione.

Ma a dir il vero non è di questo che parlavo. Questo me l'hai tirato
fuori tu, ora. Invece parlavo del rapporto tra pubblico e arte nelle
varie epoche, e del modo in cui l'elite musicale oggi concepisce
l'ascolto di musica. Ma i compositori che c'entrano? quelli stanno a
monte, vengono prima di quel che ho detto.

>Questo mondo i compositori tanto cattivoni che
>vogliono fare tanto male al povero pubblico indifeso

aridaje

>lo vedono. Tu,
>no.

il fatto è che c'è un oggetto. Io lo vedo rosso, tu lo vedi verde. Ora
che ci siamo detti di che colore lo vediamo, siamo a posto. Al mondo
ci sono altri (pochi) che lo vedono come te, e altri (un po' di più)
che lo vedono come me. Comunque è dura per tutti. Saluti, Leo

Leo

unread,
Mar 10, 2008, 7:38:03 PM3/10/08
to
On Mon, 10 Mar 2008 16:05:43 -0700 (PDT), Antenore La Bestia
<roberto...@gmail.com> wrote:

>Ok, allora dimmi i nomi di qualche compositore che scrive
>intenzionalmente per fare del male al pubblico.

non l'ho messa in questi termini. Prova a rileggere il mio primo
commento. Tutto sommato, ripensandoci, non è tanto diverso da quanto
dice Baricco ne "I Barbari", si sia d'accordo o meno.

Leo

Leo

unread,
Mar 10, 2008, 7:38:15 PM3/10/08
to
On Mon, 10 Mar 2008 19:44:03 +0100, Leo <nom...@nomail.com> wrote:

>Oggi in giro ci sono tante persone, laureate in ingegneria o lettere o
>matematica ecc., con una cultura generale e specifica anche superiore
>alla maggior parte dei nobili di allora, spesso con il diletto della

>musica (tastiere, chitarre, ecc.) che perň non ascolta né ama ciň che


>ami tu, ma magari heavy metal e pop.

oppure ascoltano anche classica, ma solo fino a una certa epoca.
Ci sono quelli che si dedicano solo al barocco, quelli che arrivano
fino a classicismo e romanticismo, altri che arrivano fino al primo
novecento. Poi si fermano. Un gruppo di superstiti supera lo scoglio
del dopoguerra. Pochissimi. E la maggior parte di loro va comunque
conteggiata per il minimalismo.

Moosbrugger

unread,
Mar 10, 2008, 7:52:28 PM3/10/08
to
Leo ha scritto:


> mai dato la colpa ai compositori. Loro fanno quello che possono, �
> vero. Ad alcuni piace credersi artisti, solo perch� scrivono segni
> musicali sul foglio o perch� spargono colore su una tela pi� o meno a
> caso coi piedi, ma questo � un altro discorso. A quel punto, per me �
> pi� artista Allevi, e ci� che fa non mi sembra pi� banale di quanto
> appena detto; solo che il linguaggio che adopera lo rende pi� banale,
> perch� pi� ovvio e immediato, per cui ne cogli meglio e subito la
> semplicit� ed eventualmente la banalit�. Mentre nell'altro caso sei
> attirato dalla novit� della distribuzione degli eventi e dall'effetto
> che producono


E ti pare poco ? :-)

M.

Mario Martinoli

unread,
Mar 10, 2008, 8:13:22 PM3/10/08
to

"Antenore La Bestia" <roberto...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:0e2c7bdb-e954-434f...@d62g2000hsf.googlegroups.com...

[...]

> No. La mia critica al "mi piace/non mi piace" é rivolta ad un ascolto
> che si ferma ad un riconoscimento di certe sonorità già acquisite e le
> identifica con il piacere, mentre il nuovo é brutto. Già i bambini
> attorno all'undicesimo mese abbandonano il feedback positivo
> (sorridono se fanno o vedono fare gli stessi gesti). La maggior parte
> degli ascoltatori é però intellettualmente ferma ad una fase anteriore
> all'undicesimo mese di vita. Come quella donna che ho sentito a Graz
> prima del Golgotha di Martin "é del XX secolo?! speriamo che non sia
> troppo atonale!".

E' esattemente quello che si chiedeva timorosa l'opulenta platea della Scala
mercoledì scorso prima del Wozzeck. Avresti dovuto vederli alla fine: se ne
andavano dal teatro bianchi in volto e col capo chino, visibilmente turbati.
E non perchè si trattava di un'astrusa opera dodecafonica, ma perchè erano
tutti entrati, dalla testa ai piedi, nel dramma della follia del
protagonista dell'opera. Viva Berg.

L'educazione del pubblico è un falso problema. Il pubblico è già educato,
molto più di quanto noi musicisti vogliamo credere. Il punto sta nel cosa
gli si offre. E' vero, se si va avanti a furia Mozart, Beethoven e Schubert
il gusto si rinsecchisce e l'ascolto diventa routine. Ma se offri musica
"diversamente composta" devi stare bene attento a quello che fai, perchè la
solenne porcheria, soprattutto nella musica d'oggi, è dietro l'angolo.

Tu stesso, da Graz, ne sei stato testimone e portavoce: se al pubblico si
propina il Golgotha di Martin, come puoi pretendere che l'ascoltatore meno
informato non voglia rifugiarsi al più presto nei quartetti di Haydn?
oppure, se ti propongono un interminabile oratorio di Haas, come non
struggersi pensando ai Brandeburghesi? :-)

Ciao

Mario


ranapo

unread,
Mar 11, 2008, 3:57:03 AM3/11/08
to
Antenore La Bestia ha scritto:

Il
> flauto suonato con il culo dice: flauto suonato con il culo. Visto

> che ti piace l'esempio, uso quello. ....

... quando poi uno dice, eh? ...quel sottile limite in questo NG
praticato spessissimo e in modo "trasversale", fra "scatologia" ed
"escatologia"

...davvero interessante!

ranapo

P.S. C'č chi č piů fine e invece di esprimersi a base di ...culo, parla
di "strazio", ...ma il risultato...non cambia!

ranapo

unread,
Mar 11, 2008, 6:55:30 AM3/11/08
to
Mario Martinoli ha scritto:

Avresti dovuto vederli alla fine: se ne
> andavano dal teatro bianchi in volto e col capo chino, visibilmente turbati.
> E non perchè si trattava di un'astrusa opera dodecafonica, ma perchè erano
> tutti entrati, dalla testa ai piedi, nel dramma della follia del
> protagonista dell'opera. Viva Berg.

E' questa sicumera nel valutare che è stupefacente! Lo dico con
simpatia. Qui sempre il gioco , me compreso, è quello di trovare
rilevamenti statistici che consentano di avallare una tesi.
Ma come fai, santo iddio, a sapere cosa passava per la testa del pubblico?
Intendo....di tutto il pubblico.


> L'educazione del pubblico è un falso problema. Il pubblico è già educato,
> molto più di quanto noi musicisti vogliamo credere.

Anche questa dall'alto di quale esperienza "didattica" e di quali
frequentazioni di "statistiche" , dati alla mano , per affermare ciò che
affermi?

No scusa, è importante, altrimenti come sempre si vogliono
contrabbandare "auspici" assolutamente individuali, per sentito collettivo.

Per parlare di sentito collettivo ci sono molte strade.
Tu a quale fai riferimento?
Io continuo a lasciarmi guidare "attivamente" dalle sollecitazioni di
Celibidache chiedendomi quali siano gli effetti del suono sulla
coscienza umana.

Tu?

ciao
Raffaele

Antenore La Bestia

unread,
Mar 11, 2008, 11:20:32 AM3/11/08
to
On Mar 11, 1:13 am, "Mario Martinoli" <magam...@FORZAGENOAlibero.it>
wrote:
> "Antenore La Bestia" <roberto.ava...@gmail.com> ha scritto nel messaggionews:0e2c7bdb-e954-434f...@d62g2000hsf.googlegroups.com...
>
> [...]

>
> > La maggior parte
> > degli ascoltatori é però intellettualmente ferma ad una fase anteriore
> > all'undicesimo mese di vita.  Come quella donna che ho sentito a Graz
> > prima del Golgotha di Martin "é del XX secolo?! speriamo che non sia
> > troppo atonale!".
>
> E' esattemente quello che si chiedeva timorosa l'opulenta platea della Scala
> mercoledì scorso prima del Wozzeck.[...]

>
> L'educazione del pubblico è un falso problema. Il pubblico è già educato,
> molto più di quanto noi musicisti vogliamo credere. Il punto sta nel cosa
> gli si offre. E' vero, se si va avanti a furia Mozart, Beethoven e Schubert
> il gusto si rinsecchisce e l'ascolto diventa routine. Ma se offri musica
> "diversamente composta" devi stare bene attento a quello che fai, perchè la
> solenne porcheria, soprattutto nella musica d'oggi, è dietro l'angolo.

Non mi ritrovo nelle tue parole. Il problema dell'ascolto oggi é
bruciante, e fondamentalmente NON si ascolta. Hai ragione a dire che
se si offrono sempre le stesse tre cose il gusto si rinsecchisce. Ma
é anche vero che un chiaro impigrimento lo si nota. La gran parte del
pubblico va a concerto per ascoltare cose che si conoscono già - o che
ci assomigliano. Il nuovo, la novità, non interessano.

Solenne porcheria ce ne é, in abbondanza. Ovvio. Non necessariamente
siamo ancora in grado di discernere il buono dal cattivo, siamo
tentati di mettere Luciano Berio, Gyorgy Ligeti, Gerard Grisey nel
buono. Io metterei Hans-Joachim Hespos e Georg Friedrich Haas tra la
monnezza, ma magari mi sbaglio. Nel frattempo, non mi vergogno di
dire buuuh. Trovo Heiner Goebbels debole e, spesso, addirittura mal
scritto - ma GMG su questo gruppo lo aveva elogiato e si era detto non
stupito che non mi garbasse. Chi avrà ragione?

Ma, soprattutto, a chi interessa, oggi, chi avrà avuto ragione su
Luciano Berio, Gyorgy Ligeti, Gerard Grisey, Hans-Joachim Hespos,
Georg Friedrich Haas, Heiner Goebbels, Salvatore Sciarrino, Michael
van der Aa e compagnia componente? Sarò morto quando vedremo chi avrà
una voce lunga nell'edizione del Grover del 2100 e chi sarà solo una
nota a pie di pagina. E magari quell'edizione del Grover dedicherà 3
paragrafi a Wolfgang Amadé Mozart e 3 pagine a Olga Neuwirth - diciamo
che piuttosto di ritrovarmi qualcosa del genere tra le mani preferirei
essere già cremato ;)

La contemporaneità stessa della musica dovrebbe farci capire che
dobbiamo avvicinarci con curiosità.
Ma il pubblico é catatonico, non é curioso - qui ha ragione Leonardo
Bignami, quando descrive il pubblico in questo modo.

Io preferisco rischiare di ascoltare anche della porcheria piuttosto
che perdermi l'occasione di sentire qualcosa di nuovo, di
interessante, e, perché no? - parola proibita - bello.

> Tu stesso, da Graz, ne sei stato testimone e portavoce: se al pubblico si
> propina il Golgotha di Martin, come puoi pretendere che l'ascoltatore meno
> informato non voglia rifugiarsi al più presto nei quartetti di Haydn?

Salvo poi tediarlo a morte se il quartetto é "Le sette ultime parole
di Cristo in croce", che con i suoi 70 minuti può benissimo
stroncarlo...

> oppure, se ti propongono un interminabile oratorio di Haas, come non
> struggersi pensando ai Brandeburghesi? :-)

A me hanno proposto un pezzo di 70 minuti di Haas. Una scala cromatica
di 70 minuti. Prima rallentata fino a far durare gli eventi singoli,
costruiti su una sola altezza, quasi 40 secondi, e poi accelerata fino
a raggiungere la velocità iniziale, di circa 5 suoni della scala al
secondo. Il tutto decorato con covoni di armonici, e uso abbondante
di illusioni di Shepard. Ripeto, per 70 minuti con in fondo un solo
accordo, trasposto 13,000 volte, e con una orchestrazione noiosa,
monocroma, debole. Solo che non ho pensato ai Brandeburghesi. O,
meglio, non solo. Appena a casa mi sono riascoltato Les Espaces
Acoustiques.

growl
A.

Mario Martinoli

unread,
Mar 11, 2008, 12:10:00 PM3/11/08
to

"Antenore La Bestia" <roberto...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:c525c7cc-8a96-4e13...@13g2000hsb.googlegroups.com...

[...]

> La contemporaneità stessa della musica dovrebbe farci capire che
> dobbiamo avvicinarci con curiosità.
> Ma il pubblico é catatonico, non é curioso - qui ha ragione Leonardo
> Bignami, quando descrive il pubblico in questo modo.

E' esattamente quello che intendevo dire con il fatto che il pubblico non si
educa perchè è già educato. O diseducato, dipende dai punti di vista. La
curiosità verso l'arte e, più in generale, verso ciò che è nuovo, IMO sta
scritta già nel nostro DNA. Non si acquisisce. La vera scommessa sta nel
convogliare i "curiosi", magari ancora inconsapevoli, verso le nuove forme
di fruizione e comprensione dell'arte. A patto di non propinargli il
concerto per pianoforte e orchestra di Manzoni.

Ciao

Mario

Leo

unread,
Mar 11, 2008, 12:22:26 PM3/11/08
to
On Tue, 11 Mar 2008 08:20:32 -0700 (PDT), Antenore La Bestia
<roberto...@gmail.com> wrote:

>Ma, soprattutto, a chi interessa, oggi, chi avrà avuto ragione su
>Luciano Berio, Gyorgy Ligeti, Gerard Grisey, Hans-Joachim Hespos,
>Georg Friedrich Haas, Heiner Goebbels, Salvatore Sciarrino, Michael
>van der Aa e compagnia componente? Sarò morto quando vedremo chi avrà
>una voce lunga nell'edizione del Grover del 2100 e chi sarà solo una
>nota a pie di pagina.

qualsiasi pagina può essere cambiata mille volte. Magari Boulez avrà
10 pagine nel Grove del 2100, ma solo 3 righe in quello del 2800.
Quale delle due edizioni dobbiamo prendere come riferimento, per
determinare chi oggi ha ragione?

E' una riflessione che già feci. Perché deve essere così importante
ciò che si penserà tra un secolo, rispetto a ciò che forse si penserà
tra 1000 anni? Che ci sarà nel Grove del 25700 o del 248650? Anzi, ci
sarà ancora un Grove? Ipotizzando un'umanità in evoluzione, tenderei a
dare più credito alla percezione del 25000 rispetto a quella del 2100,
tuttavia non sono in grado neppure di immaginare come sarà, per ora.
L'unica cosa che credo di intuire è che il livello sarà tale, da non
percepire neppure alcuna differenza tra Sciarrino, Boulez, Allevi e
Lucio Dalla. Saranno percepiti tutti come manifestazioni simili del
nostro attuale livello evolutivo ed intellettivo. Esattamente come noi
facciamo fatica a distinguere il livello intellettivo o spirituale di
una mosca da quello di un calabrone.

Se dilatiamo i tempi, e ragioniamo sulla nostra evoluzione in una
prospettiva allargata, una voce nel Grove si perde nel nulla, così
come la nostra piccola terra nelle profondità dello spazio. E' solo
l'attenzione al microcosmo e all'ego che attribuisce tanta importanza
agli eventi che viviamo. Bearsi di essere nel Grove ha in fondo poca
importanza, come l'ha sputacchiare in un flauto.

Alla fine ciò che dovrebbe contare -secondo me- è quello che riusciamo
a dare come entità spirituali finché siamo in vita, (e magari pure
dopo, ma questo è un altro discorso ancora), quanto possiamo contare
per gli altri, e quanto siamo in grado di superare i nostro limiti.
Da questo punto di vista la vita di Sciarrino ha tanto senso quanto
quella di Francesco Totti.
Quindi vederla nei termini "vedremo chi di noi avrà ragione e chi sarà
nel Grove del 2100" corrisponde secondo me ad una visione infantile
dell'esistenza, propria di una specie narcisista, che ancora si bea
del vedersi appuntare medagliette al petto. Ciao, Leo

Sightreading

unread,
Mar 11, 2008, 12:34:16 PM3/11/08
to
Antenore La Bestia wrote:

> uso abbondante di illusioni di Shepard.

http://www.metacafe.com/fplayer/859124/amazing_audio_illusion.swf

gade...@gmail.com

unread,
Mar 11, 2008, 12:53:21 PM3/11/08
to

Antenore La Bestia

unread,
Mar 11, 2008, 2:03:09 PM3/11/08
to
On Mar 11, 5:22 pm, Leo <nom...@nomail.com> wrote:
> On Tue, 11 Mar 2008 08:20:32 -0700 (PDT), Antenore La Bestia
>
> <roberto.ava...@gmail.com> wrote:
> > Ma, soprattutto, a chi interessa, oggi, chi avrà avuto ragione su
> > Luciano Berio, Gyorgy Ligeti, Gerard Grisey, Hans-Joachim Hespos,
> > Georg Friedrich Haas, Heiner Goebbels, Salvatore Sciarrino, Michael
> > van der Aa e compagnia componente? Sarò morto quando vedremo chi avrà
> > una voce lunga nell'edizione del Grover del 2100 e chi sarà solo una
> > nota a pie di pagina.  
>
> qualsiasi pagina può essere cambiata mille volte. Magari Boulez avrà
> 10 pagine nel Grove del 2100, ma solo 3 righe in quello del 2800.
> Quale delle due edizioni dobbiamo prendere come riferimento, per
> determinare chi oggi ha ragione?
>
> E' una riflessione che già feci. Perché deve essere così importante
> ciò che si penserà tra un secolo, rispetto a ciò che forse si penserà
> tra 1000 anni?

Beh, é inutile, se non altro. Per questo ho sempre considerato una
sciocchezza l'affermazione di Bussotti secondo cui la sua musica tra
100 anni sarà popolare. Magari sarà così, magari no. Nel caso
specifico di Bussotti, personalmente lo ritengo un compositore
interessante che ha scoperto/esplorato direzioni, che persone
artisticamente più talentuose potranno sfruttare.

> L'unica cosa che credo di intuire è che il livello sarà tale, da non
> percepire neppure alcuna differenza tra Sciarrino, Boulez, Allevi e
> Lucio Dalla. Saranno percepiti tutti come manifestazioni simili del
> nostro attuale livello evolutivo ed intellettivo.

Non lo so. Non sono sicuro che, ormai che possiamo controllare il
nostro ambiente, l'Homo Sapiens possa evolversi. Di fatto stiamo
inseguendo politiche, ad esempio gli aiuti alle famiglie con tanti
figli (mentre le persone più intelligenti in media di figli ne fanno
di meno) che si riveleranno, secondo me, una eugenetica
all'incontrario, e porteranno ad un istupidimento dell'uomo.

> Se dilatiamo i tempi, e ragioniamo sulla nostra evoluzione in una
> prospettiva allargata, una voce nel Grove si perde nel nulla, così
> come la nostra piccola terra nelle profondità dello spazio. E' solo
> l'attenzione al microcosmo e all'ego che attribuisce tanta importanza
> agli eventi che viviamo. Bearsi di essere nel Grove ha in fondo poca
> importanza, come l'ha sputacchiare in un flauto.
>
> Alla fine ciò che dovrebbe contare -secondo me- è quello che riusciamo
> a dare come entità spirituali finché siamo in vita, (e magari pure
> dopo, ma questo è un altro discorso ancora), quanto possiamo contare
> per gli altri, e quanto siamo in grado di superare i nostro limiti.

Qui sono perfettamente d'accordo con te.

> Da questo punto di vista la vita di Sciarrino ha tanto senso quanto
> quella di Francesco Totti.

Non vedo la sequitur logica, ma tant'é´... non dico neppure che non
sia vero -- sono di più i ragazzini che si sentono "spiritualmente
elevati" (leggi: esultano) quando Totti segna delle persone che godono
ascoltando l'"Omaggio a Burri" - io sono tra i secondi e ne vado
fiero, ma da qui a dare valutazioni sulla qualità dell'umanità altrui,
ne passa...

growl
A.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 11, 2008, 2:22:50 PM3/11/08
to
On Mar 10, 12:58 pm, gade25...@gmail.com wrote:
>
> [...] Approfondire
> sull'Allevi, infatti, significa entrare in contatto con la struttura
> delle sue opere, con il materiale generante (mi piacciono i film
> horror perché sono interessanti dal punto di vista psicoanalitico).
> Fare un'analisi delle partiture intendo. A quel punto la veridicità
> delle tesi sociologiche ed estetiche, che per ora sono l'unico aspetto
> fondante della stroncatura ormai dilagante, troverebbe corrispondenza
> sicura nei materiali. Ripeto, il ragazzo, ha "conoscenza" ma non ha
> "coscienza" (e con il giochino rimando al citato SunRa). In altre
> parole, non sa quel che fa. La sua musica è potenzialmente dannosa per
> il processo evolutivo dell'uomo, così come lo è il consumismo becero,
> l'editoria che insegue le cazzate, la tv squallida, il chiacchiericcio
> provinciale di troppi "intellettuali" che dal "tubo" vengono
> riciclati. Un'immensa cloaca di stronzate atta a rincretinire l'essere
> umano.

Eppure, persino Einaudi e Allevi sono quasi dei genii se confrontati
con questo compositore qui
http://www.davidpluess.ch/
e purtroppo, mi tocca osservare con le lacrime agli occhi la sua
crescente popolarità nel mondo delle chiese evangeliche. Arridateci i
corali luterani. Invece qui in Germania ormai si cantano delle oscene
melodie da Oktoberfest (de)"composte" da gente del rango di Jörg
Swoboda o Albert Frey (non li conoscete? meglio - e la musica é
nonostante tutto meglio dei testi siamo ai livelli di "Gott ist
spitze" ossia "Dio é fico").

> Ho detto qualcosa di simile (ehm, limitandomi alla questione "danno"),
> un annetto fa, ad un Convegno all'Università di Torino (vedi sotto*),
> inserendomi di forza con un intervento critico: devo dire che è
> successo un mezzo casino (quasi mi facevano la pelle...); il tema era
> la NewAge (non l'Allevi, ok?) e l'analisi di materiali musicali di
> provenienza varia. Per farla breve col "bla-bla-bla", il punto che
> sostengo a spada tratta è che l'uomo contemporaneo, intendo quello di
> quest'inizio secolo, è molto simile allo struzzo che ficca la testa
> sotto la sabbia.

Una sabbia sotto la quale c'é il passato (che ha dato cose buone,
quindi fin qui basta che non ci si rinchiuda in un museo) e purtroppo
anche i sottoprodotti di una cattiva digestione di ciò che il passato
ci ha lasciato.

> Quel che mi fa orrore, non sono i fans di Allevi o di
> Jovanotti (altro tema del convegno citato), bensì gli studiosi e gli
> intellettuali. Ho citato il Giorello come sostenitore dell'Allevi, e
> qualcuno ha detto che forse è solo una questione di "non comprensione"
> della materia musicale. Appunto per dio! Passi il fan di Jovanotti, ma
> che all'interno dell'Università si debba constatare l'incapacità di
> entrare nel merito dei valori etici ed estetici, per paura di
> "colpire" l'artista che vende aria fritta, o peggio ancora, per
> incapacità di analisi dei materiali, questo per dio non sono disposto
> ad accettarlo. Per cui protesto, sbraito e sguaino lo spadone stile
> Percival.

Sottolineo.


growl
A.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 11, 2008, 4:03:07 PM3/11/08
to
On Mar 10, 6:03 pm, Leo <nom...@nomail.com> wrote:
>
> la differenza tra me e te è che, se sento suonare un flauto col culo,
> io mi accorgo, sento e percepisco che si tratta di qualcosa di
> musicalmente banale e semplice.

Con questa frase invece ti mostri prigioniero di pregiudizi e pretendi
di valutare cose che non comprendi.

Ovviamente un flauto suonato con il culo sarebbe una provocazione, e a
prescindere dal risultato musicale (che può essere interessante, ma
più per sbaglio che per intenzione) il suo significato si esaurirebbe
li. Sentire e percepire che si tratterebbe di qualcosa di musicalmente
banale e semplice probabilmente sarebbero in grado molti. Andare
oltre, magari sorridere per la provocazione (che, dopo Flexus, sarebbe
trita e ritrita), e poi scrollare le spalle - ma non avere voglia di
sentirlo un'altra volta (é una performance!) - questo é forse per
pochi.

Il compositore, tra il pubblico, probabilmente vi potrebbe trovare uno
o due suoni interessanti. Non necessariamente riutilizzabili. Ma
siccome la composizione richiede anche artigianato, conosce una
"sillaba" (magari spernacchiata) musicale in più non può fare male -
fosse anche per evitarla.

growl
A.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 11, 2008, 4:04:42 PM3/11/08
to
On Mar 11, 12:38 am, Leo <nom...@nomail.com> wrote:
> On Mon, 10 Mar 2008 16:05:43 -0700 (PDT), Antenore La Bestia
>
> <roberto.ava...@gmail.com> wrote:
> >Ok, allora dimmi i nomi di qualche compositore che scrive
> >intenzionalmente per fare del male al pubblico.  
>
> non l'ho messa in questi termini. Prova a rileggere il mio primo
> commento. Tutto sommato, ripensandoci, non è tanto diverso da quanto
> dice Baricco ne "I Barbari", si sia d'accordo o meno.

Con Baricco -- quanto di più vicino ci sia ad un (non)"pensatore" in
malafede -- non sono praticamente mai d'accordo.

growl
A.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 11, 2008, 4:08:01 PM3/11/08
to
On Mar 11, 5:10 pm, "Mario Martinoli" <magam...@FORZAGENOAlibero.it>
wrote:
> "Antenore La Bestia" <roberto.ava...@gmail.com> ha scritto nel messaggionews:c525c7cc-8a96-4e13...@13g2000hsb.googlegroups.com...

>
> [...]
>
> > La contemporaneità stessa della musica dovrebbe farci capire che
> > dobbiamo avvicinarci con curiosità.
> > Ma il pubblico é catatonico, non é curioso - qui ha ragione Leonardo
> > Bignami, quando descrive il pubblico in questo modo.
>
> E' esattamente quello che intendevo dire con il fatto che il pubblico non si
> educa perchè è già educato. O diseducato, dipende dai punti di vista. La
> curiosità verso l'arte e, più in generale, verso ciò che è nuovo, IMO sta
> scritta già nel nostro DNA.

Vero - ma ci sono ereditarietà ed ambiente.

> Non si acquisisce. La vera scommessa sta nel
> convogliare i "curiosi", magari ancora inconsapevoli, verso le nuove forme
> di fruizione e comprensione dell'arte. A patto di non propinargli il
> concerto per pianoforte e orchestra di Manzoni.

La cosa triste é che "andiamo al cinema, danno un film nuovo" lo si
sente dire, ma "andiamo al concerto, fanno musica nuova" mai.

E c'é peggio di Manzoni, dai. Ti devo passare dell'Hespos.

growl
A.

PS: Allevi ha sortito un effetto grandioso - mi ha costretto a
rifugiarmi nel passato. Dopo aver (ri)ascoltato i suoi collage di
plagi, artatamente scritti per sortire un effetto ben preciso, ho
dovuto doparmi con la sonata "Primavera" per vl e pf di Beethoven -
seguito dall'op 96.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 11, 2008, 4:57:49 PM3/11/08
to
alf wrote:
>
> Fra l'altro gli stessi estensori dei negativissimi giudizi di cui
> sopra normalmente non li estendono ad altri esempi che, pur tratti
> dal panorama della musica "colta". Esempio: molte componenti del
> pianismo di Einaudi e Allevi si ritrovano pari pari nel Keith
> Jarrett solista (penso ad esempio a Koeln parte prima), ma nessuno
> si straccia le vesti per Jarrett: per Allevi invece s�. E' ben vero
> che si suppone che Jarrett abbia improvvisato Koeln e questo fa una
> certa differenza. Ma � anche vero che la musica improvvisata non
> nasce dal niente: anche nel jazz molte improvvisazioni vengono
[...]

Qui il re é nudo. Un conto é l'originale, altro conto é la copia (che
in musica si chiama plagio).

Se io prendo la quinta di Beethoven e la fotocopio, non sono bravo
come il cupo Ludovico.

growl
A.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 11, 2008, 5:28:55 PM3/11/08
to
On Mar 11, 12:38 am, Leo <nom...@nomail.com> wrote:
> On Mon, 10 Mar 2008 19:44:03 +0100, Leo <nom...@nomail.com> wrote:
> > Oggi in giro ci sono tante persone, laureate in ingegneria o lettere o
> > matematica ecc., con una cultura generale e specifica anche superiore
> > alla maggior parte dei nobili di allora, spesso con il diletto della
> > musica (tastiere, chitarre, ecc.) che però non ascolta né ama ciò che

> > ami tu, ma magari heavy metal e pop.
>
> oppure ascoltano anche classica, ma solo fino a una certa epoca.
> Ci sono quelli che si dedicano solo al barocco, quelli che arrivano
> fino a classicismo e romanticismo, altri che arrivano fino al primo
> novecento. Poi si fermano. Un gruppo di superstiti supera lo scoglio
> del dopoguerra. Pochissimi. E la maggior parte di loro va comunque
> conteggiata per il minimalismo.

Una delle mie prime esperienze di 900 é stato Einstein on the Beach.
Poi sono cresciuto. Ogni tanto però mi capita ancora di canticchiata
"one two three four five six se-ven eight nine ten eeee-leee-vennn"

growl
A.


Leo

unread,
Mar 11, 2008, 5:35:52 PM3/11/08
to
On Tue, 11 Mar 2008 11:03:09 -0700 (PDT), Antenore La Bestia
<roberto...@gmail.com> wrote:

>Non lo so. Non sono sicuro che, ormai che possiamo controllare il
>nostro ambiente, l'Homo Sapiens possa evolversi. Di fatto stiamo
>inseguendo politiche, ad esempio gli aiuti alle famiglie con tanti
>figli (mentre le persone più intelligenti in media di figli ne fanno
>di meno) che si riveleranno, secondo me, una eugenetica
>all'incontrario, e porteranno ad un istupidimento dell'uomo.

premesso che è sempre questione di punti di vista differenti,
personalmente credo nel cammino evolutivo dell'uomo sia come singola
entità spirituale, sia come insieme di individui. Certo è difficile
avere una percezione della sua evoluzione, mentre questa avviene, ma
in tempi molto lunghi le differenze si notano. Naturalmente, in un
sistema che tende all'infinito, tempi molto lunghi non sono 3-4 mila
anni di storia.

>> Da questo punto di vista la vita di Sciarrino ha tanto senso quanto
>> quella di Francesco Totti.
>
>Non vedo la sequitur logica,

anche in questo caso ciò che ho detto riflette chiaramente il mio
pensiero. Sarebbe troppo lungo entrare nei dettagli, anche perché poi
alcuni inizierebbero a chiedermi quali sono le ragioni che mi hanno
spinto a pensarla così, se per caso ho mangiato troppa cioccolata
quando avevo tre anni o sono caduto dal cavallino a 4. Comunque la
logica della affermazione citata poco sopra è semplice: dal mio punto
di vista ogni vita offre delle possibilità di crescita e sviluppo
dell'individuo (e quindi, nella mia ottica, dello spirito), a
prescidere da cosa egli faccia in particolare. Questo vale quindi
tanto per Totti quanto per Sciarrino o per chiunque altro. Anche per
Lagnese, benché lui non se ne accorga. La separazione tra queste
entità è solo apparente. Lo è nelle manifestazioni più superficiali
dell'esistenza, non necessariamente (ma per me è meglio dire "non
affatto) nei suoi aspetti più profondi, molti dei quali, secondo me,
funzionano addirittura con principi meccanicistici.

>ma tant'é´... non dico neppure che non
>sia vero -- sono di più i ragazzini che si sentono "spiritualmente
>elevati" (leggi: esultano) quando Totti segna delle persone che godono
>ascoltando l'"Omaggio a Burri"

non è in questi termini che la intendevo. A parte questo, rientrando
un attimo a discorsi più frivoli, proprio l'altro giorno mi sono
riascoltato l'omaggio a Burri. La percezione che ne ho non muta negli
anni: "un iceberg". O forse dovrei dire "un cubetto di ghiaccio". Mi
sforzo e sforzo, ma non vi trovo dentro una traccia di amore, di
dolcezza, come di nessun altro sentimento che sia riconducibile
all'essere umano. Sembra musica fatta da un automa. Anzi, in taluni
casi un automa potrebbe anche emozionarmi di più. E' vero: ci sono
alcune sonorità interessanti. A me però non basta. Per quelle mi basta
invece un buon software synth, e tiro fuori "cose turche", col
vantaggio che me le gestisco pure come pare a me.
Da un certo punto di vista sono d'accordo con te: Allevi non
rappresenta la prosecuzione ideale di Mozart e Beethoven. Ma io non me
l'ascolto in quei termini. Per questo può anche piacermi. Ma se
accosto l'omaggio a Burri anche solo (si fa per dire) all'adagio
dell'op 106 del renano, non ne ricavo una sensazione migliore,
anzi...il nulla del nulla, un ghiacciolo da 40 centesimi di euro,
accostato a tutta la dolcezza e la sensibilità, direi quasi divina, di
cui un essere umano può essere capace. Ora, puoi dirmi che non capisco
niente, che se non capisco l'omaggio a Burri in realtà non capisco
neppure Beethoven. Pensa quello che vuoi, ma è praticamente
impossibile smuovermi da una percezione così spontanea e palese, tanto
più che, incidentalmente e guarda caso, almeno il mio percorso di
studi e di esperienze musicali non è quello del tipico spettatore che
"teme di trovarsi fronte musica troppo atonale", come ricordavi in
altro post. Tutto ciò non per dire che, quindi, ho ragione io, ma solo
per ribadire ancora una volta, come dissi in altro post, come sia un
errore credere che se il pubblico non capisce sia sempre colpa di una
mancanza di basi culturali specifiche. Perché questa mancata
comprensione -ammesso e non concesso che anche io ne sia coinvolto con
l'omaggio a Burri- può esistere a vari livelli. Anche in diplomati in
composizione, in pianoforte, in direzione d'orchestra, ecc. A parte
me, ne ho conosciuti tanti altri. Anche se ne esistesse solo uno,
ammesso che non sia completamente interdetto, varrebbe come prova che
la transizione "non ti piace ---> non la capisci ----> sei ignorante"
è del tutto velleitaria. Ciao, leo

Leo

unread,
Mar 11, 2008, 5:39:21 PM3/11/08
to
On Tue, 11 Mar 2008 00:52:28 +0100, Moosbrugger
<bass_des...@yahoo.it> wrote:

>E ti pare poco ? :-)

a me sě. Ciao, Leo

Marco Marcelli

unread,
Mar 11, 2008, 6:09:16 PM3/11/08
to
Antenore La Bestia ha scritto:

> Ogni tanto però mi capita ancora di canticchiata


> "one two three four five six se-ven eight nine ten eeee-leee-vennn"


Sono parole di grande originalita'.

--
========================
Marco Marcelli - Genova
========================

Antenore La Bestia

unread,
Mar 11, 2008, 6:10:09 PM3/11/08
to
On Mar 11, 10:35 pm, Leo <nom...@nomail.com> wrote:
> On Tue, 11 Mar 2008 11:03:09 -0700 (PDT), Antenore La Bestia
>
> <roberto.ava...@gmail.com> wrote:
> >Non lo so. Non sono sicuro che, ormai che possiamo controllare il
> >nostro ambiente, l'Homo Sapiens possa evolversi.  Di fatto stiamo
> >inseguendo politiche, ad esempio gli aiuti alle famiglie con tanti
> >figli (mentre le persone più intelligenti in media di figli ne fanno
> >di meno) che si riveleranno, secondo me, una eugenetica
> >all'incontrario, e porteranno ad un istupidimento dell'uomo.
>
> premesso che è sempre questione di punti di vista differenti,
> personalmente credo nel cammino evolutivo dell'uomo sia come singola
> entità spirituale, sia come insieme di individui. Certo è difficile

Ok, capito il tuo pensiero (che io pensi in modo simile o meno, é
irrilevante).

> avere una percezione della sua evoluzione, mentre questa avviene, ma
> in tempi molto lunghi le differenze si notano. Naturalmente, in un
> sistema che tende all'infinito, tempi molto lunghi non sono 3-4 mila
> anni di storia.
>
> >> Da questo punto di vista la vita di Sciarrino ha tanto senso quanto
> >> quella di Francesco Totti.
>
> >Non vedo la sequitur logica,
>
> anche in questo caso ciò che ho detto riflette chiaramente il mio
> pensiero. Sarebbe troppo lungo entrare nei dettagli, anche perché poi

[...]

Alla luce di quanto hai detto sopra, penso, ora, di avere compreso.

> non è in questi termini che la intendevo. A parte questo, rientrando
> un attimo a discorsi più frivoli, proprio l'altro giorno mi sono
> riascoltato l'omaggio a Burri. La percezione che ne ho non muta negli
> anni: "un iceberg". O forse dovrei dire "un cubetto di ghiaccio". Mi
> sforzo e sforzo, ma non vi trovo dentro una traccia di amore, di
> dolcezza, come di nessun altro sentimento che sia riconducibile
> all'essere umano. Sembra musica fatta da un automa. Anzi, in taluni
> casi un automa potrebbe anche emozionarmi di più. E' vero: ci sono
> alcune sonorità interessanti. A me però non basta. Per quelle mi basta
> invece un buon software synth, e tiro fuori "cose turche", col
> vantaggio che me le gestisco pure come pare a me.

Invece, l'Omaggio a Burri mi spiazza. La sua sonorità, il suo ritmo,
il suo procedere, mi conquistano, mi avvolgono.

> Da un certo punto di vista sono d'accordo con te: Allevi non
> rappresenta la prosecuzione ideale di Mozart e Beethoven. Ma io non me
> l'ascolto in quei termini. Per questo può anche piacermi.

Vedi, quello che da fastidio in Allevi é la malafede - e il suo
spacciarsi per musicista colto contemporaneo mentre fa
fondamentalmente leggera - con una discreta manualità compositiva,
anche se intenzionalmente mancano sviluppi delle idee, e tutto ciò che
potrebbe risultare appena appena troppo "complesso" per il suo target
di ragazzini con disfunzioni ormonali (ossia, tutti gli adolescenti).
Mi trovo fondamentalmente in sintonia con i commenti su
http://www.malvestite.net/2007/09/27/malvageddon-20-giovanni-allevi/
certo esasperati, volutamente parossistici, ma, insomma, insomma,
azzerccati. Un commissario del conservatorio doveva essere proprio
lobotomizzato per dire "o questa fuga é copiata o qui abbiamo Brahms
redivivo". Come é noto, Brahms, un grande compositore di fughe, eh. E
la storiella del suonare il pianoforte per 5 anni di nascosto dai
genitori (ok. l'assenza totale dei genitori può spiegare certe
disfunzioni comportamentali), per carità. E parecchie altre storielle
che sono sapienti bugie ("il pezzo che sto per suonare non lo ho
suonato da 5 anni" - e questo sarebbe un professionista serio? se dice
la verità non é un musicista serio, se mente, é una frode). Inoltre,
basta aprire un suo spartito (insomma,
"no concept" in pdf si trova tra ruscelli e torrenti, mica bisogna per
forza sborsare) per riconoscere di quanti furti a man bassa si é reso
responsabile. Va detto che é bravo, a fornire un prodotto
confezionato in modo perfetto per ottenere un certo risultato
commerciale - ma le sue note sono menzogne dalla prima all'ultima.
Dopo aver letto No Concept, ho dovuto rifarmi gli occhi con la
partitura del Lohengrin di Sciarrino.

> cui un essere umano può essere capace. Ora, puoi dirmi che non capisco
> niente, che se non capisco l'omaggio a Burri in realtà non capisco
> neppure Beethoven.

Non dico questo. Dico che il rifiuto in toto della contemporaneità é
indice di un problema dell'ascolto - e che quindi forse anche
Beethoven, di fatto, non viene ascoltato. Non che non capire Sciarrino
implichi una non comprensione di Beethoven. É un po' diverso.

growl
A.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 11, 2008, 6:11:44 PM3/11/08
to
On Mar 11, 11:09 pm, Marco Marcelli <marco_marce...@libero.it> wrote:
> Antenore La Bestia ha scritto:
>
> > Ogni tanto però mi capita ancora di canticchiare

> > "one two three four five six se-ven eight nine ten eeee-leee-vennn"
>
> Sono parole di grande originalita'.

Tesoro bello, ma sai che testo é? In che contesto?

growl
A.

Marco Marcelli

unread,
Mar 11, 2008, 6:25:02 PM3/11/08
to
Antenore La Bestia ha scritto:

> Tesoro bello, ma sai che testo é? In che contesto?

No: lo hai spiegato? Sono tenuto a saperlo
per contratto?
Ho solo letto il tuo post.
E hai citato di un'originalita' che mette
i brividi.

Brrr...

Moosbrugger

unread,
Mar 11, 2008, 6:33:38 PM3/11/08
to
Antenore La Bestia ha scritto:

> Vedi, quello che da fastidio in Allevi é la malafede - e il suo


E il bello è che queste bufale pubblicitarie in
serie funzionano. L'altro giorno parlavo di Allevi
con una collega violista (...vabbè...), che mi
diceva "ma sai, l'hanno invitato come solista i
Berliner !" Io casco dal pero, mi pare assurdo.
Poi si scopre che ci si riferisce ad alcuni
concerti con *un ensemble* dei Berliner, in cui
venivano eseguiti degli arrangiamenti di musiche
sue. Ah, beh...Però intanto Allevi è stato
invitato a suonare come solista con i Berliner,
capisci ?

M.

Moosbrugger

unread,
Mar 11, 2008, 6:39:03 PM3/11/08
to
Marco Marcelli ha scritto:

> Antenore La Bestia ha scritto:
>
>> Tesoro bello, ma sai che testo é? In che contesto?
>
> No: lo hai spiegato? Sono tenuto a saperlo per contratto?
> Ho solo letto il tuo post.
> E hai citato di un'originalita' che mette i brividi.
>
> Brrr...


Eddai Marco, sei di un prevenuto da togliere il
fiato. Se io ti dicessi che ogni tanto mi ritrovo
a canticchiare "Pa pa pa Pa Pa pa pa Pa Pa" mi
contesteresti l'originalità del testo ?

M.

Leo

unread,
Mar 11, 2008, 7:38:41 PM3/11/08
to
On Tue, 11 Mar 2008 15:10:09 -0700 (PDT), Antenore La Bestia
<roberto...@gmail.com> wrote:

>Invece, l'Omaggio a Burri mi spiazza. La sua sonorità, il suo ritmo,
>il suo procedere, mi conquistano, mi avvolgono.

a testimoniare ulteriormente quanto siamo tutti diversi.

>Vedi, quello che da fastidio in Allevi é la malafede - e il suo
>spacciarsi per musicista colto contemporaneo mentre fa
>fondamentalmente leggera - con una discreta manualità compositiva,

su questo sono d'accordo con te. Ma ci sono altri meno sospetti, che
sembrano a tutti gli effetti musicisti colti contemporanei, mentre
fondamentalmente anche loro fanno musica leggera. Solo che vedi un'
ancia che suona senza oboe e un violino suonato dietro al ponticello,
un fluttertongue di un sax mentre produce un soffio intonato ecc.ecc.
con varie indicazioni del tipo eseguire il gruppo il più velocemente
possibile, non sincronia tra esecutori, ecc. ecc. Tutto insieme, con
una buona gestione delle dinamiche, può sembrare più pensato di quanto
in realtà e profondamente sia. Solo che questo pensiero resta spesso
solo in superficie, a volte anche molto, perché -per dirla in termini
informatici- è un pensiero orientato agli oggetti, più che alla parte
più profonda di sé, e dunque costa molta meno fatica. Difficile anche
da spiegare. Però potrei dimostrarlo, volendo. Potrei cioè sedermi al
tavolo, in pubblico, e comporre. Non mi serve neppure il piano, perché
sono abituato a farne a meno. Non sarebbe neppure un comporre del
tutto a caso, perché dovrei pensare comunque agli strumenti e a ciò
che possono fare, ed un minimo a dove sto andando a parare. Potrei
anche dare una logica al tutto, senza troppi sforzi, e nonostante ciò
non aver tirato fuori nulla di particolarmente profondo, né aver
prodotto alcun minimo sforzo interiore. Sarebbe un lavoro di
artigianato, che magari ad alcuni piacerebbe pure, ma non sarebbe
ancora arte. Non per me, almeno. Infatti sto cercando di chiarirti il
mio punto di vista. Però, te lo garantisco, suonarebbe come tanti
altri pezzi di musica colta contemporanea (ripeto: se vuoi sono
disponibile a provare), che paiono almeno interessanti e sicuramente
"colti", al di là dell'essere o meno capolavori. Invece per me non
sarebbe neppure arte, non più di quanto potrebbe esserla quella
ottenuta con sistemi automatici. Certo non più di quella di Allevi o
Einaudi, men che meno di Pärt. Anche la mente umana può funzionare
così, come un PC. Ma le si fa un torto, se la si usa solo così,
perché la si priva delle sue peculiarità più intime e -oserei dire-
divine. Con ciò non voglio dire che si può comporre in questo modo e
creare capolavori dell'arte contemporanea (in arte figurativa qualcuno
però ci riesce), ma solo che è possibile lavorare in questo modo per
fare musica che di fatto è leggera, forse neppure arte, ma a molti (e
credo anche a te, senza offesa) sembrerebbe colta.
In conclusione, esistono tanti modi per essere banali, solo che alcuni
sono meno evidenti di altri.

>Mi trovo fondamentalmente in sintonia con i commenti su
>http://www.malvestite.net/2007/09/27/malvageddon-20-giovanni-allevi/
>certo esasperati, volutamente parossistici, ma, insomma, insomma,
>azzerccati. Un commissario del conservatorio doveva essere proprio
>lobotomizzato per dire "o questa fuga é copiata o qui abbiamo Brahms
>redivivo". Come é noto, Brahms, un grande compositore di fughe, eh.

veramente in conservatorio ci si può aspettare di sentire questo ed
altro.;-) Per cui la storia non è inverosimile.

>Non dico questo. Dico che il rifiuto in toto della contemporaneità é
>indice di un problema dell'ascolto - e che quindi forse anche
>Beethoven, di fatto, non viene ascoltato. Non che non capire Sciarrino
>implichi una non comprensione di Beethoven. É un po' diverso.

forse alcuni rifiutano in toto la contemporaneità. Non io, comunque,
nel caso avessi dubbi. Infatti ora mi metto su Allevi e vado a nanna.
^^ Notte, Leo

Antenore La Bestia

unread,
Mar 12, 2008, 4:00:04 AM3/12/08
to
On Mar 11, 11:25 pm, Marco Marcelli <marco_marce...@libero.it> wrote:
> Antenore La Bestia ha scritto:
>
> > Tesoro bello, ma sai che testo é?  In che contesto?
>
> No: lo hai spiegato? Sono tenuto a saperlo
> per contratto?
> Ho solo letto il tuo post.

Beh, questo mi lusinga.

> E hai citato di un'originalita' che mette i brividi.

Dal "Knee play 1" di Einstein on the Beach, opera di Glass e lavoro
fondamentale nella storia del minimalismo, il coro canta
"One. Two. Three. Four.
One. Two. Three. Four. Five. Six.
One. Two. Three. Four. Five. Six. Seven. Eight."
e poi comincia a variare (ad esempio, saltando dei numeri).

Ovvio che non sei tenuto a saperlo. Ma se fossi rimasto per un secondo
un pochino perplesso, avresti cercato "one two three einstein on the
beach" in rete e trovato subito di che stavo parlando.

Che poi il testo debba avere originalità, beh, come testo _é_
originale. La sua funzione dipende ovviamente dal contesto. Preso
fuori dal contesto anche

Weia! Waga! Woge, du Welle, walle zur Wiege! Wagalaweia! Wallala,
weiala weia!

può lasciare perplessi. Ah già, dimenticavo che a te Wagner non piace
"quando cominciano a cantarci sopra" (parole tue).

growl
A.

Antenore La Bestia

unread,
Mar 12, 2008, 4:44:17 AM3/12/08
to
On Mar 12, 12:38 am, Leo <nom...@nomail.com> wrote:
> On Tue, 11 Mar 2008 15:10:09 -0700 (PDT), Antenore La Bestia
>
> >Vedi, quello che da fastidio in Allevi é la malafede - e il suo
> >spacciarsi per musicista colto contemporaneo mentre fa
> >fondamentalmente leggera - con una discreta manualità compositiva,
>
> su questo sono d'accordo con te. Ma ci sono altri meno sospetti, che
> sembrano a tutti gli effetti musicisti colti contemporanei, mentre
> fondamentalmente anche loro fanno musica leggera.

Vero. Per il "grande pubblico" (come se fosse grande necessariamente
secondo criteri altri che quelli meramente numerici) se c'é il
pianoforte solo é già classica.

> Solo che vedi un'
> ancia che suona senza oboe e un violino suonato dietro al ponticello,
> un fluttertongue di un sax mentre produce un soffio intonato ecc.ecc.

Ho anche visto cose del genere in concerti di jazz avantgardistico di
gruppetti abbastanza giovani. La cosa triste era quando passaggi del
genere erano puramente estemporanei (improvvisati, ok, ma senza una
idea di base - il che contraddice in effetti lo spirito del jazz) ed
erano alternati a del jazz abbastanza banalotto.

> con varie indicazioni del tipo eseguire il gruppo il più velocemente
> possibile, non sincronia tra esecutori, ecc. ecc. Tutto insieme, con
> una buona gestione delle dinamiche, può sembrare più pensato di quanto
> in realtà e profondamente sia.

Beh, non faccio mistero che secondo me, in particolare negli anni
50-70 é stata fatta molta sperimentazione nel senso letterale del
termine: facciamo questo e vediamo che salta fuori. Ma é una fase
conclusa (anche se qualcuno che sperimenta e basta probabilmente c'é
ancora). Visto che ci sono delle mode (e ci arriviamo più in basso in
questa discussione) - oggi va di moda vituperare o "ridimensionare" la
sperimentazione di quegli anni.

> Potrei cioè sedermi al tavolo, in pubblico, e comporre. Non mi serve

> neppure il piano, [...] Sarebbe un lavoro di


> artigianato, che magari ad alcuni piacerebbe pure, ma non sarebbe
> ancora arte. Non per me, almeno.
> Infatti sto cercando di chiarirti il
> mio punto di vista. Però, te lo garantisco, suonarebbe come tanti
> altri pezzi di musica colta contemporanea (ripeto: se vuoi sono
> disponibile a provare), che paiono almeno interessanti e sicuramente
> "colti", al di là dell'essere o meno capolavori.

L'artigianato é per me componente fondamentale dell'attività
compositiva. Sono stato allievo di Chiara Benati, che mi insegnava i
primi rudimenti delle risposte ai soggetti al secondo anno (sono cose
che si fanno solo al settimo, eh, dice Allevi). Per questo preferisco
un Luciano Berio che fa fare contrappunto ad nauseam agli studenti ad
un Nikolaus Huber che dice dimenticate il passato, evitatelo, che non
vi serve. E prende studenti che non hanno mai fatto armonia e
contrappunto.

E tanti sedicenti critici sanno solo riconoscere l'aderenza a certi
stili, e non vanno oltre. Io mi picco, mi vanto, di saper sentire -
almeno dal punto di vista tecnico. Più di una volta, ad un concerto,
durante una esecuzione di un pezzo nuovo, magari in prima assoluta, ho
detto a colleghi compositori "stanno suonando male". E questi,
diplomati con Kondo, Huber, Lachenmann, mica con degli scemi, mi
dicono "come fai a dire una cosa del genere? se il pezzo non lo
conosci?" - e poi magari questi strimpellatori provano a suonare un
pezzo di Bach, o qualcosa di Gesualdo (va di moda), e ne fanno strame,
sbagliando le note e l'intonazione. E dire che in questo caso bastava
guardarli in faccia, gli interpreti - anche senza sentire - ma loro
ascoltano sempre con gli occhi chiusi, perché fa figo far finta di
fare l'analisi delle strutture musicali a mente. Io sogghigno mentre
questi futuri cocchi della WDR e delle commissioni che assegneranno
loro nutriti premi la loro figuraccia devono mandarla giù. Per non
parlare di quelle volte che riesco a seguire una partitura meglio di
loro. Ora magari sembro uno sborone alla Allevi, ma sono fatti. A
volte con amici interpreti o compositori (io ho studiato composizione,
ma la vita, e la mia mancanza di coraggio, mi hanno portato a fare
altro) discuto dell'interpretazione di alcuni brani. Alcune amicizie
sono cresciute anche davanti ad una partitura. Torniamo al non sapere
andare oltre alla superficie. All'interesse dettato dal "suonare
colto".

Non c'é da stupirsi. Molta musica di oggi (come, del resto, in ogni
epoca) viene scritta da persone che si limitano a seguire le correnti
del momento - sempre dettate dal momento, a Vienna quando c'erano
Brahms e Hanslick se scrivevi alla Wagner facevi la fame, e Dvorak si
adatta - che imparano una tecnica altrui, che scrivono musica seguendo
in modo diligente le regolette. Del resto, anche Niccolò Castiglioni
una volta ha detto "se in quegli anni non scrivevi così eri fuori dai
giri" - ma Castiglioni era quella mente incredibilmente sensibile e
creativa che era, e anche nei suoi primi pezzi apparentemente seriali
qualcosa di diverso, di unico c'era lo stesso. Così come Dvorak, che
ha fatto le sue Danze Slave nello stile giusto per i boss locali - poi
ha ripreso la sua ricerca musicale autonoma. Ma un conto é parlare di
Castiglioni e Dvorak, altro conto é parlare di Reinecke (grande
tecnica, ci si ferma li) o dei numerosi "Donatini" in giro.

> Invece per me non
> sarebbe neppure arte, non più di quanto potrebbe esserla quella
> ottenuta con sistemi automatici. Certo non più di quella di Allevi o
> Einaudi, men che meno di Pärt. Anche la mente umana può funzionare
> così, come un PC.  Ma le si fa un torto, se la si usa solo così,
> perché la si priva delle sue peculiarità più intime e -oserei dire-
> divine.

Io, pur essendo religioso, starei attento all'uso del "divino". In
alcuni lavori c'é una scintilla creativa particolare che non saprei
definire, che é ciò che normalmente si chiama genio. A volte é un
semplice passaggio, l'interfaccia tra due sezioni, una modulazione,
che te lo fa percepire. Quel qualcosa che ti illumina dentro, una
rivelazione. Chiamiamolo anche divino, ma é un divino profondamente
umano.

> Con ciò non voglio dire che si può comporre in questo modo e
> creare capolavori dell'arte contemporanea (in arte figurativa qualcuno
> però ci riesce), ma solo che è possibile lavorare in questo modo per
> fare musica che di fatto è leggera, forse neppure arte, ma a molti (e
> credo anche a te, senza offesa) sembrerebbe colta.

Senza offesa: chiaro - non ho mica detto di essere infallibile!
Sicuramente mi prendo delle cantonate, in tutte le direzioni.

> In conclusione, esistono tanti modi per essere banali, solo che alcuni
> sono meno evidenti di altri.
>
> >Mi trovo fondamentalmente in sintonia con i commenti su
> >http://www.malvestite.net/2007/09/27/malvageddon-20-giovanni-allevi/
> >certo esasperati, volutamente parossistici, ma, insomma, insomma,
> >azzerccati.  Un commissario del conservatorio doveva essere proprio
> >lobotomizzato per dire "o questa fuga é copiata o qui abbiamo Brahms
> >redivivo". Come é noto, Brahms, un grande compositore di fughe, eh.  
>
> veramente in conservatorio ci si può aspettare di sentire questo ed
> altro.;-) Per cui la storia non è inverosimile.

Aimé, al conservatorio ste cose le ho sentite. Ma per evitare il
ridicolo,
quel sacerdote di se stesso avrebbe potuto anche cambiare il nome del
compositore. Che ne so, metterci Dubois ;-)

> >Non dico questo. Dico che il rifiuto in toto della contemporaneità é
> >indice di un problema dell'ascolto - e che quindi forse anche
> >Beethoven, di fatto, non viene ascoltato. Non che non capire Sciarrino
> >implichi una non comprensione di Beethoven.  É un po' diverso.
>
> forse alcuni rifiutano in toto la contemporaneità. Non io, comunque,
> nel caso avessi dubbi. Infatti ora mi metto su Allevi e vado a nanna.

BWAHAHAHAHA! Grazie, mi hai donato una bella risata!!!

growl
A.

alf

unread,
Mar 12, 2008, 4:52:21 AM3/12/08
to
Saluti.

On Mar 11, 9:57 pm, Antenore La Bestia <roberto.ava...@gmail.com>
wrote:

Troppo giusto. Infatti non trovo nulla da obiettare se si critica il
Nostro perchè ricicla molto del Jarrett anni '70 - e mica solo quello.
(Anche questo è tipico del pianismo lounge cui, in fondo, appartiene)
Quando invece si prende lo stesso brano e lo si ciritica violentemente
sotto il punto di vista tecnico ("Non senti quante triadi
maggiori?"), allora mi aggrondo e vorrei vedere la stessa analisi
applicata a Jarrett, e con quali risultati.

cheers,
alf

ranapo

unread,
Mar 12, 2008, 5:13:44 AM3/12/08
to
Antenore La Bestia ha scritto:

Più di una volta, ad un concerto,


> durante una esecuzione di un pezzo nuovo, magari in prima assoluta, ho
> detto a colleghi compositori "stanno suonando male".

E questi,
> diplomati con Kondo, Huber, Lachenmann, mica con degli scemi, mi
> dicono "come fai a dire una cosa del genere? se il pezzo non lo
> conosci?"

Per non
> parlare di quelle volte che riesco a seguire una partitura meglio di
> loro.

======

A detta di qualcuno è perché probabilmente sei ..." passato dalla
percezione e strutturazione dell'esperienza" elaborandola...col cervello

Ma come dico io, potresti godere (senza farti tanti problemi ) di quelle
esecuzioni se solo facessi riferimento a "canali percettivi primari
pre-razionali" ( sic!) così potresti anche tu "lasciarti toccare il tuo
mondo delle sensazioni più profonde ed inconscie".

Antenore, ma...mi deludi. Com'è che non approfitti dei consigli
"musicalmente qualificati e attendibili" di chi qui così bene ti offre
"proposte" di pensiero utili. Approfitta del NG, eh, insomma, mi
meraviglio di te!
Karl, Karl ha la soluzione: ti ha indicato la via maestra per uscire
dall'impasse dei tuoi problemi di rapporto con una pagina di musica ben
più accreditata del training serio che ti sei sobbarcato con la signora
Benati: a sentir lui, hai perso un sacco di tempo, ah se lo avessi/ssimo
incontrato prima!
Quanta fatica inutile "ci" saremmo risparmiati.

ranapo

alf

unread,
Mar 12, 2008, 6:45:34 AM3/12/08
to
Saluti.

On Mar 10, 2:47 pm, Antenore La Bestia <roberto.ava...@gmail.com>
wrote:

..seconda puntata...(dove metto in fondo delle note(*) per non
allungare troppo il brodo)

> Un pizzico di umiltà ci dovrebbe insegnare che se un pianista
> eccellente come Maurizio Pollini difende Nono e Stockhausen,
> [...] capiscono qualcosa che ci sfugge.

Certo che capiscono qualcosa che ci (mi) sfugge. (Come la capiranno
anche i nomi - egualmente importanti - che hanno aspramente criticato
gli stessi compositori, ma questo non è molto interessante)

Si tratta solo di vedere se quello che Pollini coglie in Stockhausen è
trasferibile agli ascoltatori e a quanti di essi.(**)

Un musicista professionista (quando non lo ha anche composto) legge lo
spartito di un brano, ci pensa, lo impara a suonare, lo prova
dieci, cento o mille volte in modi diversi (mica sempre: ci sono anche
quelli che "si va suonare senza prove" e spesso si sente anche). C'è
forse un direttore d'orchestra con cui lo discute. E' in grado di
apprezzare il tipo di scrittura per il suo particolare strumento; se
non è un pezzo nuovo, conosce l'interpretaziono di altri colleghi, e
le interpretazioni storiche fondamentali.

E' chiaro che alla fine la percezione che ha del brano in questione
sarà diversa da quella dell'ascoltatore cui viene proposto per la
prima (e chissà? forse unica) volta. Ma si tratta di un tipo di
percezione che è praticamente irraggiungibile da chi non sia disposto
a seguire lo stesso percorso, che è professionistico.(***)

> Nessuno dubita che Rubbia ne sappia più della media di fisica. O no?
> Eppure non vedo gente in giro attaccare i fisici perché cercano di
> "comprimere il vuoto", no?

Una differenza (quella che puo' interessare: ce ne sono tante altre
tra le discipline "concrete" come la fisica e quelle "artistiche") è
che Rubbia non va in un teatro a distribuire copie della Physics
Review come "sfida intellettuale" al pubblico. Se lo facesse non
avrebbe seguito (come performer).

Per questo la tua domanda finale:

> Assecondare
> le orecchie di una massa di trogloditi [...]
> o scrivere quello che mi sento di scrivere?

mi sembra molto ingenerosa verso il (vasto) mondo dei non
musicisti. Considera: io faccio l'(ingegnere) informatico. La musica è
l'unica passione che coltivo attivamente. Studio (da iperdilettante)
uno strumento, faccio una serata di musica d'insieme ogni due
settimane cerco (senza riuscirci) di ascoltare un po' tutti i giorni e
vado a qualche concerto. Ciò detto non posso (praticamente) dedicare
alla musica più diun paio d'ore al giorno (spesso meno).

Alla tua osservazione:

> La gran parte del
> pubblico va a concerto per ascoltare cose che si conoscono già - o che
> ci assomigliano. Il nuovo, la novità, non interessano.

[...]
> Ma il pubblico é catatonico, non é curioso [...]


> Io preferisco rischiare di ascoltare anche della porcheria piuttosto
> che perdermi l'occasione di sentire qualcosa di nuovo, di
> interessante, e, perché no? - parola proibita - bello.

Devo a malincuore risponderti: guarda, se potessi vedermi un paio di
concerti al giorno, o anche ascoltare (ma non in macchina) una paio di
CD al giorno ti darei ragione. Ma non posso, e c'è ancora tantissima
musica (molta scritta nel passato) che non ho ancora avuto l'occasione
di ascoltare. In questa condizione, se tra la strumentazione di un
concerto sono presenti "pianoforte preparato e nastro magnetico" o se
nel libretto si parla molto di IRCAM, vado a vedere quali sono le
alternative sonore per la serata (e, trattandosi di Modena, in genere
non ce ne sono). Anche perché queste esperienze le ho fatte, da
ragazzo, e - sarà stata una botta di sfiga - il nuovo, l'interessante
e il bello sono stati assai scarsi.

Se si conviene che non è molto logico aspettarsi (se non in casi
rarissimi) che il pubblico sia disposto a procurarsi una preparazione
musicale da specialista per godersi la musica contemporanea(****)
sembrerebbe ragionevole vedere più compositori "seri" arrabattarsi per
comporre cose che permettano al "volgo" un percorso uditivo che parte
dal noto (che per il 99% della gente vuol dire melodia+ritmo+tonalità
- nonché ua certa sintesi) per arrivare altrove (cioè dove vuole il
compositore).

Così mi pare non sia, ed è un peccato. Potrebbe sempre scapparci fuori
un'altra "Sophisticated Lady". E scusate se è poco.

Cheers,
alf


(*) Come questa :)

(**)Ad esempio, qualche post più sopra ho preso Cecil Taylor come
esempio di jazzista che ho definitivamente "mollato" (dopo un
micidiale concerto in cui, con un percussionista il cui nome ho
misericordiosamente dimenticato, intercalavano esplosioni strumentali
apparentemente insensate a grida di frasi pregnanti come "friGGEre LA
PANcetTA" - non scherzo).
Ebbene, Cecil Taylor ha ricevuto e riceve costanti attestati di stima
da altri
solisti (alcuni dei quali piuttosto mainstream, Max Roach ta gli
altri) che lo trattano da maestro, e certo non pretendo di capire più
jazz io di Max Roach. Ciononostante continuo a schivare Cecil Taylor.

(***)La stessa cosa capita ai professionisti di qualsiasi disciplina.
Nella mia vita professionale, vedo quotidianamente quanto dista la
percezione del programmatore da quella dell'utente informatico medio.
Federico Zeri diceva che, per i suoi gusti personali, si era da un bel
po' stufato del manierismo italiano (di cui si era occupava da decenni
e dentro al
quale classificava, inter alias, Michelangelo) e che invece era
assolutamente innamorato di certi pittori...il cui nome ho
dimenticato, perché a dire il vero prima che li nominasse Zeri, non li
avevo mai sentiti. Mai mi permetterei di dubitare che avesse le sue
ottime ragioni.


(****)Si dice che Miles Davis, a una signora che si era lamentata di
non aver capito quello che aveva suonato, abbia risposto: "IO c'ho
messo più di 25 anni per riuscire a suonarlo, e lei vuole capirlo in
cinque minuti?". Ma quasi sicuramente aveva la luna, e forse aveva
suonato "When I Fall in Love".

Antenore La Bestia

unread,
Mar 12, 2008, 7:05:27 AM3/12/08
to
On Mar 12, 9:52 am, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
> Saluti.
>
> On Mar 11, 9:57 pm, Antenore La Bestia <roberto.ava...@gmail.com>
> wrote:
>
> > Qui il re é nudo.  Un conto é l'originale, altro conto é la copia (che
> > in musica si chiama plagio).
>
> > Se io prendo la quinta di Beethoven e la fotocopio, non sono bravo
> > come il cupo Ludovico.
>
> Troppo giusto. Infatti non trovo nulla da obiettare se si critica il
> Nostro perchè ricicla molto del Jarrett anni '70 - e mica solo quello.

Ci sono almeno due differenze fondamentali: la prima é che il Jarrett
degli anni '70 é improvvisato, mentre Allevi non solo viene dopo e
copia, ma pretende di "comporre". La seconda é che il pianismo di
Jarrett é più interessante: ci sono variazioni e sviluppi che sono
inesistenti in Allevi, la scrittura denota un interesse per lo
strumento, e vive dell'interazione con lo stesso. Non in Allevi.

Ora, Iil materiale può essere semplice, ma deve comunque essere vivo e
mantenuto in vita (per questo non mi sentirete elogiare certi
gradevoli pezzetti pianistici di Grieg, che però ha anche scritto
musica molto più interessante, e che comunque avevano una funzione
diversa da quella che Allevi attribuisce alla propria musica). A
leggere gli spartiti di Allevi si nota che evita ogni combinazione di
note che risulti *davvero* difficile da suonare: "go with the flow"
potra anche suonare come certa musica confezionata apposta per certi
culti evangelici della Bible belt, che sono "moderni" nella misura in
cui copiano certa lounge music, ma é anche scritto nello stesso modo.
Quel materiale puoi benissimo usarlo per fare un capolavoro, ma allora
sfruttalo. Altrimenti sei al più un compositorucolo neobiedermeier.

Dopotutto "Also sprach Zarathustra" é costruito quasi interamente a
partire da due elementi strutturali: il primo é un motto ascendente di
quinta e quarta. Il secondo é il semitono discendente (quello
ascendente non é tematico, ma é la semplice inversione del semitono
ascendente) - e a dimostrazione di questa tesi, si osservi il tema
della "Gaia Scienza": i collegamenti tra accordi sono sempre derivati
dal semitono discendente. Non mi pare però che Strauss ci abbia fatto
pochino con quel materiale (persino la conclusione che é bitonale "ma
non si sente" deriva dal materiale iniziale).

Tornando al pianismo. A volte si leggono critiche del tipo "la musica
sarà anche banalotta, ma é un grande pianista". Ora, che sia un grande
pianista non lo dimostra certo attraverso le sue composizioni, che
sono banali anche come scrittura strumentale. Non lo dimostra suonando
il preludio il La maggiore di Chopin, che tecnicamente é elementale
(anche se la scrittura, in fondo, non lo é - si guardi come dispone
gli accordi e si riconosce il genio anche nella semplicità). Infine,
la storia della musica ci insegna che il compositore/esecutore
affronta anche musica altrui. Rachmaninoff suonava musica altrui.
Mozart anche (e alla viola!). Michael Levinas e Michael Finnissy al
piano, Tristan Murail alle ondes Martenot. Gustav Mahler, Peter
Eotvos, Esa-Pekka Salonen, Sandro Gorli alla bacchetta. Credo che un
compositore della tradizione colta occidentale (cui si richiama
Allevi) SE é un interprete, abbia bisogno di questo confronto, oggi
ancora di più che in passato.

Fatte alcune eccezioni (ad esempio Partch e Reich) la combinazione
compositore/esecutore solo della propria musica é tipica della musica
leggera. In fondo, anche Johann Strauss faceva così. Riguardo Harry
Partch, la dipendenza della sua musica da certi strumenti e certe
tecniche lo costringeva ad essere anche suo esecutore, e la
preparazione specifica lo avrebbe reso inadeguato (salvo sare
eccezioni) ad affrontare musiche altrui. A proposito di Reich, la
questione é simile, anche se qui si tratta più di un certo
_atteggiamento_ mentale necessario per affrontare certi tipi di
partiture, non di strumenti speciali o intonazione.

> (Anche questo è tipico del pianismo lounge cui, in fondo, appartiene)
> Quando invece si prende lo stesso brano e lo si ciritica violentemente
> sotto il punto  di vista tecnico ("Non senti quante triadi
> maggiori?"), allora mi aggrondo e vorrei vedere la stessa analisi
> applicata a Jarrett, e con quali risultati.

Oh, se é per questo di triadi maggiori e minori, quinte vuote, ne
trovi anche in Berio. Apri la partitura di "Points on the curve to
find" ad una pagina quasiasi e con discreta probabilità ne becchi.
Anche Cries of London ha la sua pericolosa (!) dose di consonanze.

Poi, se cerchiamo un musicista serio occidentale con radici nel jazz e
che componeva musica sostanzialmente tonale, ma originale, tutt'altro
che banale, allora il vicino Tirolo ci ha dato Werner Pirchner
(1940-2001). Non me lo sentirai mai criticare negativamente...

growl
A.

gade...@gmail.com

unread,
Mar 12, 2008, 8:12:41 AM3/12/08
to
On 12 Mar, 09:52, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:

> sotto il punto  di vista tecnico ("Non senti quante triadi
> maggiori?"), allora mi aggrondo e vorrei vedere la stessa analisi
> applicata a Jarrett, e con quali risultati.

Continuo a non capire la tua posizione e il motivo per cui hai fatto
l'intervento iniziale, d'apertura intendo, d'apertura al thread. Sarò
sintetico. Insisti col citare Jarrett come se fosse un intoccabile cui
nessuno abbia mai rivolto parole di noia: ti sbagli anche in questo
caso: il Concerto di Colonia fa dormire un sacco di gente da oltre
trent'anni. C'è più energia in 5 minuti di Cecil Taylor che in tutti i
"solo" di Jarrett. A me interessa l'energia. Ai newage-isti, che l'han
spesso preso a modello, il Jarrett più fritto intendo, interessa
esattamente il contrario, ossia annullare l'energia psichica perché
questa provoca conflitti interiori, cioè dolore. Eccoci quindi
all'Allevi&friends come sedativo per grandi, piccini e universitari.

E tornando in particolare a questo:
> > http://www.malvestite.net/2007/09/27/malvageddon-20-giovanni-allevi/
a parte il fatto che si dia per scontata una consapevolezza del
muoversi del soggetto, per intenderci, una "coscienza della malafede",
punto sul quale mi trovo di opinione opposta, ribadendo che, come
"pedina del consumismo", l'Allevi non può avere coscienza del suo
stato operativo, per il resto, devo dire che mi trovo d'accordo con
quanto si legge. Ma non basta! Il taglio ironico/sarcastico della
stroncatura tende a spostare verso la risatina piuttosto che verso il
pensiero elaborato e socialmente utile. E' evidente che vengano
totalmente passate sotto silenzio le implicazioni etiche, morali,
sociologiche e politiche, che un fenomeno come Allevi, pompato fino
all'inverosimile da giornali e tv (il filmato Rai Allevi+Giorello è
indecenza allo stato puro), porta drammaticamente alla ribalta. In
questo senso sostenevo che "l'uomo contemporaneo nasconde la testa
sotto la sabbia". Ripeto, si tende a "sospendere il giudizio", si
evita di andare alla radice del problema, poiché arrivare al nucleo
centrale costa fatica e dolore (trattasi di nucleo psichico, come già
detto); il sistema allora si difende e il gruppo degli attaccati si
coalizza per "crocifiggere" chi tenta di aprire un varco nelle
coscienze dei presenti (si veda il filmato del convegno segnalato in
precedenza, oppure alcuni aspetti del caso "ranapo"). Sarebbe inoltre
il caso di abbandonare quest'idea medievale secondo la quale solo
"comici" e "giullari" possano aver facoltà di verbalizzare scomode
verità. Il rischio è che tutti si facciano una sonora risata e basta.

gaude

<< "Lo proverò con l'aiuto di Dio" risponde Tristano. "E possa perire
chi fra di noi è nel torto!" >>
Gottfried von Strassburg - Tristan

Antenore La Bestia

unread,
Mar 12, 2008, 8:29:19 AM3/12/08
to
On Mar 12, 11:45 am, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
> Saluti.
>
> On Mar 10, 2:47 pm, Antenore La Bestia <roberto.ava...@gmail.com>
> wrote:
>
> > Un pizzico di umiltà ci dovrebbe insegnare che se un pianista
> > eccellente come Maurizio Pollini difende Nono e Stockhausen,
> > [...] capiscono qualcosa che ci sfugge.
>
> Certo che capiscono qualcosa che ci (mi) sfugge. (Come la capiranno
> anche i nomi - egualmente importanti - che hanno aspramente criticato
> gli stessi compositori, ma questo non è molto interessante)

Beh, si é interessante, eccome. Vuol dire che i giudizi sono aperti,
e che anche tra i musicisti di più alto rango non c'é unanimità. Ed é
bene che sia così!

> Si tratta solo di vedere se quello che Pollini coglie in Stockhausen è
> trasferibile agli ascoltatori e a quanti di essi.(**)

Vero, ma credo che un tentativo, anche due, anche mille vadano fatti.
In effetti, non metto un limite superiore al numero dei tentativi.

> [...] Ma si tratta di un tipo di


> percezione che è praticamente irraggiungibile da chi non sia disposto
> a seguire lo stesso percorso, che è professionistico.(***)

Conosco dei controesempi. Uno, addirittura eclatante, é quello di un
ex-frequentatore del gruppo - Giampaolo Bellavite. Il cui approccio e
apertura all'ascolto hanno fatto ricredere più di una persona da
pregiudizi come quelli che potrebbero essere letti in quanto, del tuo
post, ho appena quotato.

> > Nessuno dubita che Rubbia ne sappia più della media di fisica. O no?
> > Eppure non vedo gente in giro attaccare i fisici perché cercano di
> > "comprimere il vuoto", no?
>
> Una differenza (quella che puo' interessare: ce ne sono tante altre
> tra le discipline "concrete" come la fisica e quelle "artistiche") è
> che Rubbia non va in un teatro a distribuire copie della Physics
> Review come "sfida intellettuale" al pubblico. Se lo facesse non
> avrebbe seguito (come performer).

Però ci sono delle figure ambigue come Odifreddi - che si nascondono
dietro ai propri titoli per fare propaganda, spesso irrazionale e
cattiva, ammantandola di una falsa razionalità.

> Per questo la tua domanda finale:
>
> > Assecondare
> > le orecchie di una massa di trogloditi [...]
> > o scrivere quello che mi sento di scrivere?
>
> mi sembra molto ingenerosa verso il (vasto) mondo dei non
> musicisti.

Beh, non astraiamo completamente dal contesto. Quella era una
ipotetica frase di un compositore frustrato: sebbene ci siano diverse
opinioni sulla preparazione e sensibilità del pubblico, ho fatto
apposta un esempio estremo. Compositori che ritengono il pubblico
"una massa di trogloditi" non ne conosco, o non mi hanno mai espresso
il loro pensiero.

> > La gran parte del
> > pubblico va a concerto per ascoltare cose che si conoscono già - o che
> > ci assomigliano.  Il nuovo, la novità, non interessano.
> [...]
> > Ma il pubblico é catatonico, non é curioso [...]
> > Io preferisco rischiare di ascoltare anche della porcheria piuttosto
> > che perdermi l'occasione di sentire qualcosa di nuovo, di
> > interessante, e, perché no? - parola proibita - bello.
>
> Devo a malincuore risponderti: guarda, se potessi vedermi un paio di
> concerti al giorno, o anche ascoltare (ma non in macchina) una paio di
> CD al giorno ti darei ragione. Ma non posso, e c'è ancora tantissima
> musica (molta scritta nel passato) che non ho ancora avuto l'occasione
> di ascoltare. In questa condizione, se tra la strumentazione di un
> concerto sono presenti "pianoforte preparato e nastro magnetico" o se
> nel libretto si parla molto di IRCAM, vado a vedere quali sono le
> alternative sonore per la serata (e, trattandosi di Modena, in genere
> non ce ne sono). Anche perché queste esperienze le ho fatte, da
> ragazzo, e - sarà stata una botta di sfiga - il nuovo, l'interessante
> e il bello sono stati assai scarsi.

Il disco é un male, ma anche un bene. Ci offre la possibilità di
uscire da certi ghetti. La terza rete della radio ha in passato
trasmesso spessissimo contemporanea. E se c'é un problema economico a
reperirsi tanti dischi, guardati e ascoltari l'avantgardeproject
(http://www.avantgardeproject.org/). O le tante webradio che
trasmettono anche avanguardia.

> Se si conviene che non è molto logico aspettarsi (se non in casi
> rarissimi) che il pubblico sia disposto a procurarsi una preparazione
> musicale da specialista per godersi la musica contemporanea(****)

Non ritengo che sia necessaria una preparazione musicale da
specialista. Bisogna sapersi liberare le orecchie da incrostazioni,
spesso mediatiche. Cosa diversa, che non necessariamente riesce ad
uno specialista, e può benissimo riuscire a uno che non lo é.

> sembrerebbe ragionevole vedere più compositori "seri" arrabattarsi per
> comporre cose che permettano al "volgo" un percorso uditivo che parte
> dal noto (che per il 99% della gente vuol dire melodia+ritmo+tonalità
> - nonché ua certa sintesi) per arrivare altrove (cioè dove vuole il
> compositore).

Viene fatto, eh, eccome. Ma non riescono a comporre le musichette di
Einaudi o Allevi, nonostante tutti gli sforzi ;)

growl
A.

Hans Rott

unread,
Mar 12, 2008, 9:02:42 AM3/12/08
to
On 12 Mar, 09:52, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:

> maggiori?"), allora mi aggrondo e vorrei vedere la stessa analisi
> applicata a Jarrett, e con quali risultati.


Ma che cavolo centra Jarrett? Mi sempra che Jarrett provenga da
aggregazioni che il tipo (Allevi) non si sogna neanche (Weather
Report, Miles Davis). Mica tutti quelli che suonano il piano ricordano
Jarrett!. Boh!

P.

dimitri

unread,
Mar 11, 2008, 3:15:01 PM3/11/08
to
Oh, gente, avete letto cosa ha scritto alf?
> Saluti.
>
> Negli ultimi tempi ho più volte incontrato discussioni su musicisti
> 'commerciali' che hanno un discreto successo di pubblico e sembrano
> invece totalmente invisi al pubblico dei cosiddetti specialisti
> (molti dei quali bazzicanti questi ng.). Ho fatto tra me e me alcune
> considerazioni che sottopongo qui sotto senza alcuna pretesa visto
> che sono farina integrale del mio sacco, e quindi molto poco
> documentate - opinioni, appunto.
>
> Nei dibattiti (anche su youtube etc.) si vedono commenti entusiasti
> su Allevi, Einaudi, o perfino Clayderman, KennyG e musicisti 'soft'
>

secondo me Allevi ha in se la consapevolezza di essere il nulla fatto uomo è
per questo che si è dato quest'aria così ricercata o eccentrica che dir si
voglia, parla in quel modo così "ispirato"... sono convinto che le persone
che così marcatamente si rendonooriginali all'esterno, lo facciano per
compensare una totale mancanza di originalità/inventiva all'interno e questo
non solo nel campo della musica, ma ovunque... in effetti non è che dica una
cosa nuova, la psicologia ci insegna che meccanismi di compensazione di
questo tipo sono assai comuni negli esseri umani a tutti i livelli e a tutte
le età
D.


alf

unread,
Mar 12, 2008, 9:52:57 AM3/12/08
to
Saluti.

On Mar 12, 2:02 pm, Hans Rott <piergi...@gmail.com> wrote:
> On 12 Mar, 09:52, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
>

[...[


>
> Ma che cavolo centra Jarrett? Mi sempra che Jarrett provenga da
> aggregazioni che il tipo (Allevi) non si sogna neanche (Weather
> Report, Miles Davis).

Sì ma che c'entra? (E poi: Jarrett coi Weather Report ??!)

> Mica tutti quelli che suonano il piano ricordano
> Jarrett!. Boh!

Nel caso particolare io ( e non solo io) ci vedo una chiara
imitazione. Che spiega la citazione.

alf

Hans Rott

unread,
Mar 12, 2008, 11:23:04 AM3/12/08
to
On 12 Mar, 14:52, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:

> Sì ma che c'entra? (E poi: Jarrett coi Weather Report ??!)

http://www.debaser.it/recensionidb/ID_10038/Keith_Jarrett_Belonging.htm


> Nel caso particolare io ( e non solo io)  ci vedo una chiara
> imitazione. Che spiega la citazione.

Ti credo... io dello spettinato non ho MAI sentito una nota!

P.

alf

unread,
Mar 12, 2008, 11:24:13 AM3/12/08
to
Saluti.

On Mar 12, 1:12 pm, gade25...@gmail.com wrote:
> On 12 Mar, 09:52, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
>
> > sotto il punto di vista tecnico ("Non senti quante triadi
> > maggiori?"), allora mi aggrondo e vorrei vedere la stessa analisi
> > applicata a Jarrett, e con quali risultati.
>
> Continuo a non capire la tua posizione e il motivo per cui hai fatto
> l'intervento iniziale, d'apertura intendo, d'apertura al thread.

Citando te stesso, "si vede che non sei stato attento". Nel corso del
thread ho cercato di chiarirla più volte. In futuro, per facilitare la
tua attenzione, la richiameròscriverò le parti cardine dei miei
interventi in maiuscolo e circondate da asterschi.

> Sarò sintetico. Insisti col citare Jarrett come se fosse un intoccabile cui
> nessuno abbia mai rivolto parole di noia

Interpretazione tua. Lo cito come qualcuno da cui evidentemente Allevi
ha preso in prestito a piene mani, ma a cui non vengono rivolte le
stesse critiche ****TECNICHE**** che vengono rivolte al secondo.


> ti sbagli anche in questo
> caso: il Concerto di Colonia fa dormire un sacco di gente da oltre
> trent'anni.

Ne manda altrettante in brodo di giuggiole (e a me personalmente
piace), ma non mi pare rilevante.

>C'è più energia in 5 minuti di Cecil Taylor che in tutti i
> "solo" di Jarrett.

Son contento. Potrei dirti che personalmente ritengo che il problema
con Taylor sono i 115 minuti che vengono dopo i primi 5, o chiederti
se hai sentito "I'll Remember April" suonata da Jarrett (Whisper Not).
Ma trovo una diatriba Taylor-Jarrett (di tutte le possibili
accoppiate...) supremamente noiosa.
[...]


> E' evidente che vengano
> totalmente passate sotto silenzio le implicazioni etiche, morali,
> sociologiche e politiche, che un fenomeno come Allevi, pompato fino
> all'inverosimile da giornali e tv (il filmato Rai Allevi+Giorello è
> indecenza allo stato puro), porta drammaticamente alla ribalta.

Ecco, *QUI* mi verrebbe da dire "Bum!"

[...]


> detto); il sistema allora si difende e il gruppo degli attaccati si
> coalizza per "crocifiggere" chi tenta di aprire un varco nelle
> coscienze dei presenti
> (si veda il filmato del convegno segnalato in
> precedenza, oppure alcuni aspetti del caso "ranapo").

Non ho ancora visto il filmato e non conosco (nè ho intenzione di
rendermi edotto su) il "caso ranapo". Negli scontri che ho letto la
dialettica (*NON MI RIFERISCO ALLA TUA*) dei attaccanti si
sintetizzava nel comunicare agli attaccati che avevano la
consapevolezza e intelligenza collettiva di un vasetto di maionese. La
successiva crocifissione mi pareva del tutto scontata.

> Sarebbe inoltre
> il caso di abbandonare quest'idea medievale secondo la quale solo
> "comici" e "giullari" possano aver facoltà di verbalizzare scomode
> verità. Il rischio è che tutti si facciano una sonora risata e basta.

Ma sì, abbandoniamola, va. Quando torni magari mi spieghi anche chi se
la sta tenendo stretta.

Cheers,
alf

alf

unread,
Mar 12, 2008, 3:49:23 PM3/12/08
to
Saluti.

On Mar 12, 4:23 pm, Hans Rott <piergi...@gmail.com> wrote:
> On 12 Mar, 14:52, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
>
> > Sì ma che c'entra? (E poi: Jarrett coi Weather Report ??!)
>
> http://www.debaser.it/recensionidb/ID_10038/Keith_Jarrett_Belonging.htm

Sono un po' perplesso... dell'"European Quartet" che ha fatto
Belonging (Jarrett, Garbarek, Joahnsson, Christensen) nessuno ha mai
avuto un'associazione stabile coi Weather Report. Ma il cielo sulla
copertina è sereno, magari li avevano consultati...:)

Cheers,
alf

Antenore La Bestia

unread,
Mar 12, 2008, 4:28:58 PM3/12/08
to
On Mar 12, 4:24 pm, alf <alessandro.forghi...@gmail.com> wrote:
>
> Interpretazione tua. Lo cito come qualcuno da cui evidentemente Allevi
> ha preso in prestito a piene mani, ma  a cui non vengono rivolte le
> stesse critiche ****TECNICHE**** che vengono rivolte al secondo.

Perché non sono argomenti che si applicano a Jarrett, e ti ho anche
già spiegato il perché.

growl
A.

alf

unread,
Mar 12, 2008, 5:33:10 PM3/12/08
to
Saluti.

On Mar 12, 9:28 pm, Antenore La Bestia <roberto.ava...@gmail.com>
wrote:


> Perché non sono argomenti che si applicano a Jarrett, e ti ho anche
> già spiegato il perché.

L'ho letto e ne ho preso nota. Ma riassumevo post passati per
Gaudenzio, a cui evidentemente erano sfuggiti.

Cheers,
alf

ArtBurt

unread,
Mar 12, 2008, 9:42:18 PM3/12/08
to

----- Original Message -----
From: "Antenore La Bestia" <roberto...@gmail.com>
Newsgroups: it.arti.musica.classica,it.arti.musica.jazz
Sent: Tuesday, March 11, 2008 9:08 PM
Subject: Re: Allevi, Einaudi e i loro critici


> La cosa triste é che "andiamo al cinema, danno un film nuovo" lo si
> sente dire, ma "andiamo al concerto, fanno musica nuova" mai.

Ma č giusto paragonare la musica al cinema?
Credo che succeda spesso che una musica piaccia la prima volta e poi,
reiterando l'ascolto, piaccia di piů.
Per "piacere" indendo dire anche star male, ma sempre per una emozione
provata.
Con il cinema, sebbene un film lo possa rivedere tante volte volentieri,
credo che, se facile da capire (il film), piaccia di piů alla prima visione
e che diventi meno sorprendente alle altre.

Art


Marco Marcelli

unread,
Mar 13, 2008, 3:13:34 AM3/13/08
to
Moosbrugger ha scritto:

> Eddai Marco, sei di un prevenuto da togliere il fiato.


Ma era una batttuta, per
Giove!!!!!!!!!!!!!!! :-)
Ma che seriosi, qua dentro........

Marco Marcelli

unread,
Mar 13, 2008, 3:14:34 AM3/13/08
to
Antenore La Bestia ha scritto:

> Ovvio che non sei tenuto a saperlo. Ma se fossi rimasto per un secondo


> un pochino perplesso, avresti cercato "one two three einstein on the
> beach" in rete e trovato subito di che stavo parlando.


Ripeto anche a te (visto che e' necessario
farlo, mah....): la mia era SOLO una
battuta !!
Uffa.

Giampaolo Lomi

unread,
Mar 13, 2008, 6:01:48 AM3/13/08
to
Il Thu, 13 Mar 2008 08:14:34 +0100, Marco Marcelli
<marco_m...@libero.it> ha scritto:

>Ripeto anche a te (visto che e' necessario
>farlo, mah....): la mia era SOLO una
>battuta !!
>Uffa.

Sai č in Germania da diversi anni...č ormai assimilato...:-))

GP

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