Il 27/07/2012 19:45, samucito ha scritto:
> Il 27/07/2012 15:21, etwas langsamer ha scritto:
>> Il 27/07/2012 15:09, etwas langsamer ha scritto:
>>> Si parlava di là di questo immenso pianista.
>>
>> Nota a margine: le incisioni di questi giganti (penso anche
>> a Horowitz con lo stesso Scarlatti, a Richter con Haendel,
>> a Gould con Bach...), sono neanche la dimostrazione, ma la mostrazione
>> assiomatica, che "quella musica lì" è fatta per il pianoforte.
>> A prescindere che lo strumento esistesse o meno al tempo
>> in cui furono composti i brani in questione e a prescindere
>> che le esecuzioni filologiche suonino, e a buon diritto, in modo
>> completamente differente.
>>
>> Per dirla con Calvino: "un classico non ha mai finito di dire quello che
>> deve dire".
>>
>>
>> E
>
> Stai dicendo in pratica che i due modi di suonare possono convivere ma
> il pianoforte gli si addice comunque di più: è una tua opinione personale.
No, non sostengo che "le si addice di più", ma che musica come questa
(sotto le dita giuste, beninteso) suona "naturaliter" pianistica.
L'articolazione, il fraseggio le micro-dinamiche, la sonorità
generale che un Gilels o un Horowitz sanno dare a questi pezzi,
appaiono talmente appropriate che sembrano richieste dalla musica
stessa, anche se sappiamo che materialmente questo è falso.
Siamo, semmai, in una situazione di perfetta "equipollenza"
tra clavicembalo e pianoforte.
E questo, a mio modo di vedere, è un valore aggiunto di quella "x"
che storicamente si determinerà pure come "Sonata per clavicembalo n.
xyz di D. Scarlatti", ma da un punto di vista artistico (a-storico,
anti-storico, tutto quello che vuoi) è una stupefacente sonata "per
pianoforte" di D. Scarlatti. Non le manca proprio niente, in effetti.
A questo punto però un buon clavicembal-integral-ista ti fermerebbe
dicendoti: "alt, proprio quello che aggiunge il pianoforte - dinamica,
tocco, sonorità - non era neppure immaginabile dal compositore,
*quindi* è estraneo alla composizione. Se suoni questa cosa
al pianoforte, in realtà stai suonando un'altra cosa".
Al che si potrebbe replicare: "ma di quale 'cosa' stiamo parlando?"
La frase di Calvino, applicata alla musica, non vuol dire altro che un
certo brano contiene potenzialità che non è detto riesca a esplicitare
interamente e definitivamente al momento in cui viene alla luce.
Certo, che queste potenzialità vi siano, non lo si può sapere a priori,
ma solo quando un Gilels o un Horowitz si metteranno alla tastiera.
Ma proprio questo è il bello di tutta la faccenda, no? :-)
E