Più probabile, senso di fastidio nei riguardi di Mahler e incapacità
di assimilarlo.
Forse anche...!
Ma il business è business e negli anni 70 (quelli della seconda riscoperta mahleriana) uno come Karajan non poteva che cavalcare l'onda!
IV, V e VI fanno parte, secondo me, di quest'idea.
Sulla IX avrei qualche dubbio in più e lo testimoniano un paio di incisioni almeno! Era nelle sue corde... Così come il DLVDE ed i Kindertotenlieder...
A me il Mahler di Karajan, tutto sommato, non dispiace.
Il giorno martedì 8 maggio 2012 19:03:54 UTC+5:30, Garson Poole ha scritto:
> Forse perchè l'uno ebreo e l'altro nazista? ;D
Io credo che no. Karajan non era antisemita, diventò nazista solo perché era conformista. Non era un uomo politico. Sì, un uomo più buono e coraggioso avrebbe fatto il Toscanini, ma è importante distinguere i peccati di commissione da quelli di omissione, come questo di Karajan: era un "fellow traveller" che seguì una moltitudine che stava facendo un male in cui non si interessava lui. La sua moglie era infatti in pericolo per qualche tempo perché aveva troppo sangue ebreo secondo le leggi razziali, ma alla fine i nazisti lasciarono la faccenda a causa dell'utilità di Karajan per loro. Karajan dirigeva Mahler durante la vita, e come avrebbe potuto ignorarlo, se solo perché Mahler fu uno dei più gran maestri dell'orchestrazione. Una volta Karajan disse, "Si dice, Eh, non dirige molto Mahler perché è nazista. Ma negli anni venti e trenta, Mahler era il nostro pane di giorno." Mi baso qui su una biografia maggiore scritta in tedesco negli anni ottanta, credo, il nome del cui scrittore mi sfugge. Psicobiografia molto interessante, molto critica di Karajan per non aver mai ammesso il suo errore nel diventare nazista.
On 10 Mag, 04:04, अश्वमित्रः <yadbhavishy...@gmail.com> wrote:
> Io credo che no. Karajan non era antisemita, diventò nazista solo perché era conformista. Non era un uomo politico. Sì, un uomo più buono e coraggioso avrebbe fatto il Toscanini, ma è importante distinguere i peccati di commissione da quelli di omissione, come questo di Karajan: era un "fellow traveller" che seguì una moltitudine che stava facendo un male in cui non si interessava lui. La sua moglie era infatti in pericolo per qualche tempo perché aveva troppo sangue ebreo secondo le leggi razziali, ma alla fine i nazisti lasciarono la faccenda a causa dell'utilità di Karajan per loro. Karajan dirigeva Mahler durante la vita, e come avrebbe potuto ignorarlo, se solo perché Mahler fu uno dei più gran maestri dell'orchestrazione. Una volta Karajan disse, "Si dice, Eh, non dirige molto Mahler perché è nazista. Ma negli anni venti e trenta, Mahler era il nostro pane di giorno." Mi baso qui su una biografia maggiore scritta in tedesco negli anni ottanta, credo, il nome del cui scrittore mi sfugge. Psicobiografia molto interessante, molto critica di Karajan per non aver mai ammesso il suo errore nel diventare nazista.
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Non è infatti questione di antisemitismo, con Karajan sarebbe come
buttarla in vacca.
Sulla faccenda della tessera del partito nazista ricordo (neppure io
so farti il nome del biografo, cmq una delle traduzioni italiane anni
ottanta) che K ha sempre sostenuto d'esser stato costretto nel '35,
per pressioni del partito, mentre alcuni documenti fatti girare negli
anni '50 dimostrerebbero la sua doppia iscrizione subito dopo l'ascesa
al potere di Hitler, da qui l'accusa di simpatizzante.
Riguardo a Mahler continuo a pensare ci fosse una sua impossibilità a
calarsi nel profondo di quelle partiture, e questo nonostante si fosse
interessato di psicoanalisi nel primo dopoguerra. Insomma che K avesse
dei problemi di coscienza, come quasi tutti i tedeschi di allora, è
ovvio, ma la mia impressione è che si sia poi assestato in una
dimensione un pelo reazionaria in modo da garantirsi una sicurezza
interiore funzionale alla sua ascesa artistica.
Il giorno giovedì 10 maggio 2012 14:48:42 UTC+5:30, luziferszorn ha scritto:
> Riguardo a Mahler continuo a pensare ci fosse una sua impossibilità a
> calarsi nel profondo di quelle partiture, e questo nonostante si fosse
> interessato di psicoanalisi nel primo dopoguerra. Insomma che K avesse
> dei problemi di coscienza, come quasi tutti i tedeschi di allora, è
> ovvio, ma la mia impressione è che si sia poi assestato in una
> dimensione un pelo reazionaria in modo da garantirsi una sicurezza
> interiore funzionale alla sua ascesa artistica.