Boulez sta forse cominciando a fare un resoconto della sua carriera. I
due concerti parigini di questa settimana mi fanno pensare ad una sua
necessità di fare i conti con la propria storia, passando per alcune
opere capitali che hanno segnato le tappe della sua formazione.
Non potrò essere preciso e ampio, perché sono molto stanco e poco
lucido. Tornerò sull'argomento dopo il secondo concerto.
Il programma di ieri sera, dato all'Opéra Bastille, protagonista
l'Orchestre Nationale diretta da Boulez, comprendeva opere di rarissima
esecuzione, come Chronochromie, Et Expecto Ressurrectionem Mortuorum, e
Poème pour Mi.
Partirei da quest'ultimo brano: dove le influenze di Debussy, e
segnatamente del Pelléas, sono talmente forti da poter far parlare di
epigonismo. In realtà, si tratta di un'opera in cui è evidente il
passaggio da un'epoca all'altra: se il canto modaleggiante ha la stessa
matrice di alcune idee di Debussy, l'orchestra di Messiaen vibra già di
altri colori, di altre intuizioni.
Gli urti di seconda sembrano più ragionati: se ne intravede forse la
funzione di armonico "ravvicinato", il suo deciso passaggio al versante
timbrico da quello armonico (sebbene dell'armonia non funzionale di un
Debussy).
Genealogia Debussy-Messiaen in evidenza, dunque. È facile inserire il
direttore al termine della stessa catena.
Chronochromie è l'opera che porta a maturità tutto il pensiero teorico
di Messiaen. Ci ho scritto una quarantina di pagine di recente, magari
farò presto una sintesi. È un lavoro che conferma una convinzione dello
stesso Boulez: l'"eccesso" di teoria può portare a capolavori assoluti.
Non sempre facilissimi da ascoltare per tutti, ma sempre affascinanti: a
cinquant'anni di distanza dalla sua composizione, Chronochromie continua
a rimanere un oggetto sonoro in alcuni casi inspiegabile, senza eguali.
Brano molto spettacolare, come hanno dimostrato le due giovani
suonatrici di marimba nelle due Antìstrofe. L'orchestra dal vivo (e
diretta con quella precisione, puntualità, quel rigore,
quell'asciuttezza da un infaticabile Boulez) rivela il lavoro di
collage, di ripartizione in zone, di scomposizione e ricomposizione
delle sezioni orchestrai operata da Messiaen.
Boulez, il giovane direttore, ha cercato proprio negli anni in cui
nasceva questo brano, di "separare gli ingredienti della maionese" in
Debussy, di rimuovere la patina che in un Munch rende difficile leggere
i colori. Chronochromie (dichiaratamente già nel nome) rende impossibile
confondere i colori, perché li tiene separati già in partenza. La
conseguenza, da un punto di vista compositivo, è che divengono possibili
le più ardite polifonie (tra voci, come nell'Epodo, ma anche tra strati
sonori, come nelle Strofe).
Infine, posso solo pensare che in Et Expecto... non ci sia solo lo
stesso interesse tecnico-filosofico che Boulez ritrova in Chronochromie,
ma che il compositore abbia voluto dedicare questo inno (alla luce e al
tempo divenuto eterno) ad un tempo che con lui sarà concluso.
L'acustica dell'Opéra Bastille, anche nei posti da poveracci in cui ero
confinato, è fantastica. Vorrei farla ascoltare a chi ha progettato il
teatro del mio capoluogo regionale. Un pizzicato di contrabbasso
chiarissimo a cento metro di distanza, e uno scappellotto. Un impasto di
legni rotondo e presente, e un altro scappellotto. E così via.
Giovedì, giusto prima di lasciare brevemente la città, tocca a Répons.
Un lavoro con cui Boulez imparava (dai suoi tecnici) ad entrare nel
mondo nuovo.
Ciao,
Paolo
> Ciao a tutti,
>
> Boulez sta forse cominciando a fare un resoconto della sua carriera. I
> due concerti parigini di questa settimana mi fanno pensare ad una sua
> necessità di fare i conti con la propria storia, passando per alcune
> opere capitali che hanno segnato le tappe della sua formazione.
Ciao
vedo che conosci molto bene Messiaen. Recentemente sono venuto in
possesso di un DVD della sua (credo) unica opera: Il Saint François
d'Assise. Dopo un ascolto, molto superficiale, sono comunque rimasto
affascinato di quella musica, vivacizzata da timbri del tutto insoliti,
ma efficacissimi nel sollecitare l'attenzione. Mi sono procurato il
libretto e ho anche una rivista con diversi articoli che riguardano
l'opera e l'autore. Sono in francese, e quindi, per me, di non facile
lettura.
Tu conosci l'opera? Puoi dirne qualche cosa che ne renda più
approfondito l'ascolto?
Ti ringrazio in anticipo
Rudy
-----------------
rodolfo....@tin.it
http://www.dicoseunpo.it
>
> L'acustica dell'Opéra Bastille, anche nei posti da poveracci in cui ero
> confinato, è fantastica.
ré-écouter
http://sites.radiofrance.fr/francemusique/em/lundi-contemporaine/emission.php?e_id=80000067
> vedo che conosci molto bene Messiaen. Recentemente sono venuto in
> possesso di un DVD della sua (credo) unica opera: Il Saint François
> d'Assise. ...
> Tu conosci l'opera? Puoi dirne qualche cosa che ne renda più
> approfondito l'ascolto?
Purtroppo non ho nemmeno ascoltato che qualche estratto dal Saint
François. Che per uno che lo venera, e venera il suo 'messianico'
cantore, è grave e paradossale. L'opera è stata data a Parigi poco prima
che io mi trasferissi, e l'ho persa. Non so quando ricapiterà
l'occasione di vederla. Conto però di andare a leggerne la partitura il
mese prossimo, al rientro in città. Magari riuscirò a farmene una
qualche idea.
Ciao,
Paolo
E' l'unica opera lirica scritta da Messiaen. Egli ebbe una commissione
dall'opera di Parigi e scelse questo soggetto perchè uomo profondamente
religioso e perchè san Francesco era - come lui - ornitologo. Non ho la
pretesa di esaurire nello spazio di un solo post la materia di
quest'opera (non avrei comunque la capacità di andare molto al di là di
quattro banalità).
A me sembra che quest'opera riassuma perfettamente Messiaen, uomo che ha
amato profondamente il teatro e Wagner (c'è molto di Parsifal, non solo
nel misticismo del soggetto, ma soprattutto nella staticità dell'azione
drammatica, per la costruzione a "quadri viventi") - c'è la passione per
il canto degli uccelli (non a caso la scena più lunga è la predica agli
uccelli) con un sacco di citazioni che vanno dalla tortora (che è
facilmente riconoscibile anche per un ignorantone come me) fino agli
uccelli esotici (penso anche inventati, perchè non riesco ad immaginare
un "gammier" un uccello che canta facendo delle scale - gammes in
francese). C'è la passione per i colori, il desiderio di associare la
musica a colori precisi (nota l'estrema puntigliosità delle indicazioni
sceniche nell'ultima parte dell'opera con una esatta corrispondenza tra
i colori che il pubblico deve avere davanti agli occhi e quanto si
ascolta in orchestra, cose da far impallidire Schriabin). C'è il
rapporto tra musica e religione. L'angelo musicante dice a Francesco:
"Dio ci abbaglia per eccesso di verità, la musica ci porta a Dio per
difetto di verità. Tu parli a Dio in musica: ti risponderà in musica.
Conosci la gioia dei beati tramite la soavità dei colori e della
melodia. E che si aprano per te i segreti, i segreti della gloria!"
Ascolta questa musica che sospende la vita alle scale del cielo, ascolta
la musica dell'invisibile"
Secondo me in queste frasi è racchiusa tutta la poetica di Messiaen,
uomo che sosteneva che la religione è l'unico modo per rendere presente
il meraviglioso nella vita di tutti i giorni.
Una breve citazione dal libro "Olivier messiaen - vita e opere" di Theo
Hirsbrunner (Laaber Verlag 1999) "la musica lavora con temi molto
incisivi, fortemente definiti dal punto di vista di intervalli, armonia
e ritmo. Su tutti gli intervalli predomina chiaramente il tritono che
per Messiaen non ha nè una forza dominante nè un'estrema qualità atonale
come per esempio nella nuova scuola viennese, piuttosto per lui è
l'intervallo più bello, tranquillo e tenero. Gli intervalli sono però
anche sorretti dal colore sonoro e in due sensi: certe famiglie
strumentali hanno precisi colori orchestrali e gli accordi stessi sono
dei colori sonori in mutamento. Non si può parlare di temi conduttori in
senso wagneriano perchè non vengono variati con una tecnica di sviluppo
sonatistico; si tratta piuttosto di temi ciclici come nei Venti sguardi
o Harawi, dove vengono ripresentati di volta in volta senza
trasformazioni come motivi di reminiscenza. Notevole è di fronte alla
grandezza dell'orchestra l'assenza di contrappunto; gli strumenti si
rispondono per lo più in coro e stanno contrapposti in modo antifonario.
Non c'è alcuna dinamica condotta vero un obiettivo preciso come la
ripresa di una forma sonata."
--
Giuseppe Sottotetti
gso...@alice.it
http://SottotettiGiuseppe.ilcannocchiale.it/
veramente interessante
grazie
> E' l'unica opera lirica scritta da Messiaen. Egli ebbe una commissione
> dall'opera di Parigi e scelse questo soggetto perch� uomo profondamente
> religioso e perch� san Francesco era - come lui - ornitologo. Non ho la
> pretesa di esaurire nello spazio di un solo post la materia di
> quest'opera (non avrei comunque la capacit� di andare molto al di l� di
> quattro banalit�).
[cut]
Ti ringrazio molto delle spiegazioni che mi hai dato, delle quali terr�
ben conto ascoltando l'opera.
Ho ordinato anche il numero della rivista Avant-sc�ne Op�ra che tratta
proprio di questa opera.
Per finire: da France Musique ho registrato il concerto all'Op�ra
Bastille diretto da Boulez per musica di Messiaen. Ho trovato la cosa
molto interessante, e tutto ci� mi ha invogliato a conoscere questo
compositore, del quale sapevo solo la profonda fede cattolica e del
quale avevo ascoltato, mooolto tempo fa, i Vingt regards sur
l'enfant-J�sus, che mi avevano impressionato. Poi per ragioni diverse,
non mi ci sono pi� avvicinato. Forse ora � giunto il momento.
Ciao e grazie ancora a te e a Paolo che mi ha invogliato.
Ciò che a mio avviso rende la musica di Messiaen tanto interessante è la
sua immediata comprensibilità, la gioia che essa sprigiona. Messiaen non
è arcigno e invita l'ascoltatore ad essere felice con lui e a godere
della vita. Al di fuori del messaggio religionso la sua musica ha una
immediatezza e una ricchezza coloristica che me la fa accostare
all'opera di Matisse (altro artista per altro che ha molto da dire anche
in campo religioso.
>
> Ciò che a mio avviso rende la musica di Messiaen tanto interessante è la
> sua immediata comprensibilità, la gioia che essa sprigiona. Messiaen non
> è arcigno e invita l'ascoltatore ad essere felice con lui e a godere
> della vita. Al di fuori del messaggio religionso la sua musica ha una
> immediatezza e una ricchezza coloristica che me la fa accostare
> all'opera di Matisse (altro artista per altro che ha molto da dire anche
> in campo religioso.
>
E' proprio per questo che in Italia non va; qui da noi la religione è
qualcosa di pesante, scuro, mortifero, luttuoso, morboso, punitivo,
sadico.
http://www.youtube.com/watch?v=yRmN-kzDuh4
lz
> morboso, punitivo,
>sadico.
Così la fai quasi diventare interessante.
dR