Ringrazio
EF
mi unisco alla richiesta :)
--
L'Esattore
Give a guy a big nose and some weird hair and he's capable of anything
-
Frank Zappa
Beyond the Missouri Sky (Short Stories)
Charlie Haden & Pat Metheny
http://www.amazon.com/Beyond-Missouri-Sky-Short-Stories/dp/B0000047EC
Non so dirvi se ᅵ tra i 10 piᅵ importanti (ammesso e non concesso che
sia possibile rispondere!) ma comunque IMHO ᅵ un GRANDISSIMO album.
Pat Metheny l'ho visto dal vivo in coppia con Mehldau...Fenomenali
entrambi. Per me ᅵ fantasmagorico anche il loro album....
Io provo a rispondere a tutti e due, ma il problema secondo me va
affrontato diversamente. Non sono tanto i dischi piᅵ importanti che vi
faranno capire il jazz: quello succederᅵ dopo, quando sarete *giᅵ*
entrati nel linguaggio jazzistico e dell'importanza di certi dischi (o
meglio di certi solisti e certe formazioni) vi accorgerete facilmente da
soli. Il problema quindi ᅵ sempre quello: qual ᅵ la chiave, la porta per
entrare nel linguaggio jazzistico e imparare a capirlo ?
Ovviamente ᅵ una domanda da un milione di dollari, e fa quasi il paio
con quella sulla musica contemporanea ("come faccio a capirla e bla bla
bla ?"), solo che il jazz gode di sufficiente apprezzamento "mainstream"
per far sᅵ che nessuno si azzardi a dire che siano solo rumoracci senza
senso ;-))
Non ᅵ possibile conoscere la storia di ascolti, il vocabolario musicale
di ognuno con tutto il suo bagaglio di conoscenze, lacune, sfumature e
perfino fraintendimenti. Non ᅵ possibile sapere quali armonie vi
"suonano" giuste, quanto tempo vi serve per "entrare" in un certo pezzo.
Nel jazz riuscire a seguire l'improvvisazione ᅵ assolutamente
fondamentale, dare alla gragnuola di note del solista un senso musicale
(se ce l'ha, ma nel caso di quelli bravi ce l'ha sempre). Il mio
percorso musicale ᅵ avvenuto, come in altri generi, per contiguitᅵ:
venendo dall'ascolto del rock ho cominciato ascoltando del jazz-rock e
della fusion, in cui le armonie e le strutture musicali sono magari piᅵ
riconoscibili che nel jazz vero e proprio, prendendo confidenza nel
frattempo con un certo tipo di trattamento del ritmo e dell'armonia
(soprattutto l'armonia blues, che ᅵ la base del jazz), dopo di che il
passaggio al jazz vero e proprio ᅵ stato abbastanza naturale. In ogni
caso, dovrᅵ essere un percorso personale perchᅵ ognuno ha fatto il suo,
c'ᅵ poco da fare. La ricompensa che vi aspetta comunque ᅵ di quelle
notevoli, il mondo del jazz ᅵ ricco di personalitᅵ musicali eccezionali
e va scoperto assolutamente.
Minchia! Una domandina leggera leggera....;o)
Come chiedere i 10 pi� importanti dischi della storia della musica
classica....
Piuttosto ti consiglio un libro di Arrigo Polillo: Il Jazz: la vicenda e
i protagonisti della musica afroamericana.
Poi ti fai un'idea da solo...
non � Jazz.
Comunque � appena uscito un libro di Winton Marsalis " Come il jazz pu�
cambiarti la vita "
Un libro essenziale e denso che offreparecchi spunti di approfondimento
per un neofito.
Con una parte finale dove sono indicati alcuni dischi "must".
peccato che non ci sia il mio jazista preferito , Charlie MIngus, ma per
il restto la selezione operata da Marsalis � ottima.
>
>
mica male come domanda. Vorrei tanto una risposta. Sto ascoltando da un
po' di giorni l'integrale di Webern registrata da Boulez, Zimerman e
compagnia bella.
Niente, non ci arrivo.
> non ᅵ Jazz.
Mah...
> Comunque ᅵ appena uscito un libro di Winton Marsalis " Come il jazz puᅵ
> cambiarti la vita "
> Un libro essenziale e denso che offreparecchi spunti di approfondimento
> per un neofito.
Un libro interessante e ricco di spunti di riflessione, ma IMHO un po'
troppo ingessato nella rivendicazione di una "purezza" jazzistica
(nonchᅵ del jazz come esclusivo patrimonio dei neri o quasi, diciamola
tutta) che in realtᅵ non ᅵ mai esistita, essendo il jazz una musica che
si ᅵ continuamente nutrita di contaminazioni. Basta vedere come tratta
il povero Miles.
Minchia (cit.)
> Niente, non ci arrivo.
La risposta ᅵ una sola: aprire le orecchie. Lo ripeto: aprire le orecchie.
neofita
> Con una parte finale dove sono indicati alcuni dischi "must".
> peccato che non ci sia il mio jazista
jazzista
@jazz : sarò banale ma propongo il koeln concert di keith jarreth che
a me mi piace tanto
@esattore: alla scuola dodecafonica non ci arrivo nemmeno io, però
proporrei un qualcosa di un po' più graduale.
ripercorrendo per quanto possibile l'evoluzione della musica.
per es. ravel -> debussy -> bartok -> messiaen/ligeti
non li ho messi in nessun ordine preciso, bada, ma come li proporrei
io a chi non li conosce (degli ultimi due conosco molto poco, ma quel
poco che conosco lo trovo meraviglioso). non so cosa conosci te, ma se
ti va ti proporrò qualcosa di più puntuale, per i vari autori.
per quanto riguarda la II scuola di vienna avverto come propedeutici
tanto wagner e tanto mahler.
la scuola di vienna con i miei ascolti ignoranti la ho sempre
costeggiata ma mai presa nel pieno. che so pierrot lunaire di
schoemberg, il primo berg, ma anche il suo concerto per violino o il
quartetto opera 3, o gli altemberg lieder. quando tutto si
razionalizza e si organizza in serie mi perdo completamente. per me
webern è il simbolo ignoto di quel "nuovo" che non conosco e che non
ho mai compreso. cercherò io pure di aprire le orecchie... :)
manuel
E' fusion, e nemmeno della migliore.
Fosse "Bitches brew " o " 8.30" ancora ancora-
>
>
>> Comunque � appena uscito un libro di Winton Marsalis " Come il jazz
>> pu� cambiarti la vita "
>> Un libro essenziale e denso che offreparecchi spunti di approfondimento
>> per un neofito.
>
>
> Un libro interessante e ricco di spunti di riflessione, ma IMHO un po'
> troppo ingessato nella rivendicazione di una "purezza" jazzistica
> (nonch� del jazz come esclusivo patrimonio dei neri o quasi, diciamola
> tutta) che in realt� non � mai esistita,
� patrimonio degli afroamericani.
Nienta da fare.
Gli apporti "bianchi" non hanno mai intaccato il mainstream e il nucleo
fondante del jazz.
Sopratutto il jazz europeo stile ECM.
Suoni rarefatti, atmosfere glaciali, musica che in alcuni casi avvince ;
ma non chiamiamolo jazz, chiamiamolo musica contemporanea .
Ne ho una cinquantina di questi dischi e li ascolto volentieri, ma niente
a che vedere con Mingus, Coltrane, Rollins , PArker.
Questi erano dei signori che creavano e improvvisavano avendo il
background del blues, il ritmo della costa occ.le africana e lo studio
approfondito di gente come Starvinskji e Bartok 8 mica pizza e fichi).
Il buon Pat Metheney questa gente non la potr� mai avvicinare,
Forse solo Zappa, che non era jazzista, pu� essere accostato come genio
della musica contemporanea.
essendo il jazz una musica che
> si � continuamente nutrita di contaminazioni. Basta vedere come tratta
> il povero Miles.
Ha ragione.
Miles ha svenduto il suo talento per qualche Ferrari in pi�.
Ha perfino collaborato, per soldi , con Adelmo Fornaciari detto Zucchero.
karl
> Nel suo scritto precedente, Der Bildungsphilister ha sostenuto :
>> Ovviamente è una domanda da un milione di dollari, e fa quasi il paio
>> con quella sulla musica contemporanea ("come faccio a capirla e bla bla
>> bla ?"),
>
> mica male come domanda. Vorrei tanto una risposta. Sto ascoltando da un
> po' di giorni l'integrale di Webern registrata da Boulez, Zimerman e
> compagnia bella.
>
> Niente, non ci arrivo.
Fatti un paio di orecchie nuove.
Argh...vabb�, diciamo come disco-ponte, magari...
> @esattore: alla scuola dodecafonica non ci arrivo nemmeno io, per�
> proporrei un qualcosa di un po' pi� graduale.
> ripercorrendo per quanto possibile l'evoluzione della musica.
> per es. ravel -> debussy -> bartok -> messiaen/ligeti
> non li ho messi in nessun ordine preciso, bada, ma come li proporrei
> io a chi non li conosce (degli ultimi due conosco molto poco, ma quel
> poco che conosco lo trovo meraviglioso). non so cosa conosci te, ma se
> ti va ti proporr� qualcosa di pi� puntuale, per i vari autori.
> per quanto riguarda la II scuola di vienna avverto come propedeutici
> tanto wagner e tanto mahler.
> la scuola di vienna con i miei ascolti ignoranti la ho sempre
> costeggiata ma mai presa nel pieno. che so pierrot lunaire di
> schoemberg, il primo berg, ma anche il suo concerto per violino o il
> quartetto opera 3, o gli altemberg lieder. quando tutto si
> razionalizza e si organizza in serie mi perdo completamente. per me
> webern � il simbolo ignoto di quel "nuovo" che non conosco e che non
> ho mai compreso. cercher� io pure di aprire le orecchie... :)
E s� che Webern � di una tale essenzialit� che veramente non solo ogni
nota, ma ogni dinamica e ogni articolazione � strettamente funzionale al
discorso musicale: dice in due minuti quello che un altro direbbe in
mezz'ora. Sulla serialit� stretta stretta non ho problemi a dirti che
faccio fatica anch'io, la trovo un'operazione terribilmente
intellettualistica.
> E sì che Webern è di una tale essenzialità che veramente non solo ogni
> nota, ma ogni dinamica e ogni articolazione è strettamente funzionale al
> discorso musicale: dice in due minuti quello che un altro direbbe in
> mezz'ora.
Webern e' un poeta.
ecco, ma infatti io non ho alcun problema con la musica del '900 non
atonale. Ascolto spesso musica del '900, che sia l'ultimo Mahler,
ascolto il primo Schoenberg (quello di Notte trasfigurata), ascolto
Bartok e ascolto il Richard Strauss che arriva fino agli anni quaranta.
Per non parlare della sonata di Berg, stupenda, o degli studi
pianistici di Ligeti, senza dimenticare gli altri nomi da te citati.
Credo che il mio problema stia proprio nel passare all'atonalitᅵ.
Cercherᅵ di aprire le orecchie e la mente.
penso a chi viene dalla classica. non conosco molto altro, né di
jarreth che di jazz in genere, però rispetto al jazz che provai ad
ascoltare in passato (coltrane) jarreth mi ammiccava di più. ci
sentivo schostakovich nei passi migliori (probabilmente mi influenza
la sua attività di esecutore "classico"). ci sono dei punti nelle
improvvisazioni del koeln concert che sono belle quanto il coro finale
dei gurrelieder o i gesange di schumann, come arditezza e genialità.
non esagero. se ho tempo e voglia troverò il punto preciso a cui mi
riferisco.
> E sì che Webern è di una tale essenzialità che veramente non solo ogni
> nota, ma ogni dinamica e ogni articolazione è strettamente funzionale al
> discorso musicale: dice in due minuti quello che un altro direbbe in
> mezz'ora. Sulla serialità stretta stretta non ho problemi a dirti che
> faccio fatica anch'io, la trovo un'operazione terribilmente
> intellettualistica.
è questo il punto. è il fascino e lo sconforto sapere di essere
davanti a un lavoro di cesello in cui forse gioverebbe più l'analisi
musicale diretta dello spartito che non l'ascolto, che dice veramente
poco. nel senso, se l'ascolto di mozart o di bartok cmq ( l'ascolto
attento, intelligente, considera che non tutti conoscono la teoria
musicale e l'armonia) svela un minimo delle strutture su cui è basato,
e quindi ne rende apprezzabile la musica anche per lo "spettatore", la
musica seriale sembra fatta esclusivamente per gli addetti ai lavori,
incomprensibile per chi non conosce appieno la storia dell'armonia e
della composizione dal '400 ad oggi e non ha almeno un dottorato in
matematica e uno in filosofia.
> On 24 Ott, 00:11, Der Bildungsphilister <bass_desires2...@yahoo.it>
> wrote:
>> el topo ha scritto:
>>
>>
>>
>> > On 23 Ott, 23:52, Der Bildungsphilister <bass_desires2...@yahoo.it>
>> > wrote:
>> >> L'Esattore ha scritto:
>>
>> >>> Nel suo scritto precedente, Der Bildungsphilister ha sostenuto :
>> >>>> Ovviamente è una domanda da un milione di dollari, e fa quasi il
>> >>>> paio con quella sulla musica contemporanea ("come faccio a capirla
>> >>>> e bla bla bla ?"),
>> >>> mica male come domanda. Vorrei tanto una risposta. Sto ascoltando
>> >>> da un po' di giorni l'integrale di Webern registrata da Boulez,
>> >>> Zimerman e compagnia bella.
>> >> Minchia (cit.)
>>
>> >>> Niente, non ci arrivo.
>> >> La risposta è una sola: aprire le orecchie. Lo ripeto: aprire le
>> >> orecchie.
>>
>> > @jazz : sarò banale ma propongo il koeln concert di keith jarreth che
>> > a me mi piace tanto
>>
>> Argh...vabbè, diciamo come disco-ponte, magari...
>
> penso a chi viene dalla classica. non conosco molto altro, né di jarreth
> che di jazz in genere, però rispetto al jazz che provai ad ascoltare in
> passato (coltrane) *jarreth* mi ammiccava di più. ci sentivo
schostakovich
> nei passi migliori (probabilmente mi influenza la sua attività di
> esecutore "classico"). ci sono dei punti nelle improvvisazioni del koeln
> concert che sono belle quanto il coro finale dei gurrelieder o i gesange
> di schumann, come arditezza e genialità. non esagero. se ho tempo e
> voglia troverò il punto preciso a cui mi riferisco.
l'ho visto scritto in tutti i modi, ma jarreth...
si scrive Jarrett, cazz0
>
>> E sì che Webern è di una tale essenzialità che veramente non solo ogni
>> nota, ma ogni dinamica e ogni articolazione è strettamente funzionale
>> al discorso musicale: dice in due minuti quello che un altro direbbe in
>> mezz'ora. Sulla serialità stretta stretta non ho problemi a dirti che
>> faccio fatica anch'io, la trovo un'operazione terribilmente
>> intellettualistica.
>
> è questo il punto. è il fascino e lo sconforto sapere di essere davanti
> a un lavoro di cesello in cui forse gioverebbe più l'analisi musicale
> diretta dello spartito che non l'ascolto
ma fammi un piacere
> , che dice veramente poco. nel
> senso, se l'ascolto di mozart o di bartok cmq ( l'ascolto attento,
> intelligente, considera che non tutti conoscono la teoria musicale e
> l'armonia) svela un minimo delle strutture su cui è basato, e quindi ne
> rende apprezzabile la musica anche per lo "spettatore", la musica
> seriale sembra fatta esclusivamente per gli addetti ai lavori,
> incomprensibile per chi non conosce appieno la storia dell'armonia e
> della composizione dal '400 ad oggi e non ha almeno un dottorato in
> matematica e uno in filosofia.
ma che stai a ddiiiii
allora sarò pià chiaro. ti consiglio questi percorsi (se ho capito il
punto)
riprova ad ascoltare i trois poemes de mallarmé di ravel alla luce di
pelleas et melisande di debussy.
e riprova ad ascoltare gli altemberg lieder di berg alla luce dei
trois poemes ( se li conosci già , pensa alla prospettiva che ho in
testa)
ritengo in particolare che i trois poemes possono essere visti come la
via di ravel all'atonalità, nel senso che forse, almeno per me,
suggeriscono come avrebbe composto ravel se avesse voluto essere
"atonale".
un altro percorso può essere gli 8 preludi di messiaen alla luce dei
preludes di debussy, seguiti dalle opere di messiaen dell'immediato
dopoguerra (che so, visions del l'amen).
azzardo, la chiave, per me, è passare dalla nota al suono. in questo
senso ti propongo il secondo quartetto di bartok e il secondo
movimento della sonata per violino e pianoforte. o le musiche della
notte, ovunque ne trovi.
questi sono, a parer mio, brani musicali che possono cominciare a
svincolare un po' le orecchie. almeno, così è sembrato a me.
Se ascolti giᅵ i quartetti di Bartok e gli studi di Ligeti non dovresti
avere problemi con l'atonalitᅵ.
ma non vi cadono le braccia a leggere 'ste stronzate su Webern? ..'sta
banda di casalinghe frustrate, ascoltatevi Casadei
ma te sei ux o un suo parente stretto?
ad ogni modo, chiedo scusa per Jarretthh ( ah io sono anche quello che
scrive sempre shoemberg e shumann, andrò all'inferno, lo so )
ma per il resto essere più esplicito sarebbe di aiuto a me come agli
altri
> Argh...vabb�, diciamo come disco-ponte, magari...
Posso dirlo? Non lo posso soffrire, anche se � bravissimo. Nulla a che
vedere con un Bill Evans. Anche se il pianista jazz che preferivo in
assoluto, quando ancora lo ascoltavo, il jazz, � Duke Jordan nelle incisioni
con Parker. Imho, classe allo stato puro. Poi, vabb�, Tatum, Powell,
Lewis...(accetto una replica del tipo "gi� che stiamo a buttarli via"...)
dR :-)
> Nel suo scritto precedente, Der Bildungsphilister ha sostenuto :
>> Ovviamente � una domanda da un milione di dollari, e fa quasi il paio
>> con quella sulla musica contemporanea ("come faccio a capirla e bla bla
>> bla ?"),
>
> mica male come domanda. Vorrei tanto una risposta. Sto ascoltando da un
> po' di giorni l'integrale di Webern registrata da Boulez, Zimerman e
> compagnia bella.
>
> Niente, non ci arrivo.
Non ci arrivi a cosa? A farti piacere Webern?
Antero Petomainen
..coi piedi di piombo, mi raccomando...con la musica di 100 anni
fa..cazz0...
..che vergogna. Se prendete 10 diplomandi in pf a caso sentite gli stessi
discorsi...
si, siamo in 2
> Se ascolti giᅵ i quartetti di Bartok e gli studi di Ligeti non dovresti avere
> problemi con l'atonalitᅵ.
e invece ne ho. I quartetti di Bartok non li conosco bene, perᅵ.
(aspetto che il Capitano Drupi venga a rompere i coglioni)
> Dopo dura riflessione, Der Bildungsphilister ha scritto :
>
>> Se ascolti già i quartetti di Bartok e gli studi di Ligeti non dovresti
>> avere problemi con l'atonalità.
>
> e invece ne ho. I quartetti di Bartok non li conosco bene, però.
> (aspetto che il Capitano Drupi venga a rompere i coglioni)
bravo, Drupi fa per te.
> L'Esattore ha scritto:
>> Nel suo scritto precedente, Der Bildungsphilister ha sostenuto :
>>> Ovviamente � una domanda da un milione di dollari, e fa quasi il paio
>>> con quella sulla musica contemporanea ("come faccio a capirla e bla bla
>>> bla ?"),
>>
>> mica male come domanda. Vorrei tanto una risposta. Sto ascoltando da un
>> po' di giorni l'integrale di Webern registrata da Boulez, Zimerman e
>> compagnia bella.
>
> Minchia (cit.)
Minchia (cit.).
� tra i posti d'onore della mia discoteca.
>> Niente, non ci arrivo.
>
> La risposta � una sola: aprire le orecchie. Lo ripeto: aprire le orecchie.
Magari possiamo suggerirgli di ri-iniziare con la Passacaglia, Im
Sommerwind e Entflieht auf Leichten Kaehnen (possono aiutare a far
capire che si ha a che fare con un compositore con gli attributi) poi
l'Op. 6, Op. 10, Op. 21 Op. 24, Op. 30. Sto omettendo (a parte
l'Entflieht) opere vocali perch� spesso la vocalit� espressionista
mette a disagio. Poi, ovviamente, bisogna anche dedicarsi alla sua
produzione vocale, estremamente significativa.
Antero Petomainen
> Non ci arrivi a cosa? A farti piacere Webern?
ᅵ proprio sul piacere esteticamente inteso che si fonda la questione.
Se forse capissi il salto teorico alla base della sua musica rispetto a
quella del passato probabilmente avrei quanto meno un piacere di tipo
intellettuale. Come passare dal campo reale a quello complesso,
insomma.
Perᅵ restando alle sensazioni all'ascolto non c'ᅵ per me nulla di piᅵ
distante, allo stato attuale, dal farmi piacere la musica atonale di
Webern.
Faccio un esempio tratto da un altro campo dell'arte: si puᅵ dire forse
che l'orinatoio di Duchamp sia esteticamente notevole? No. E' invece
un'opera di genio, di rottura. Rottura che comprendo e che mi provoca
piacere intellettuale. Zero piacere estetico. Stessa cosa con
l'atonalitᅵ, per la quale perᅵ non comprendo a fondo l'idea.
L'impressione che ne ho ᅵ di un'arte che si sposti gradualmente dalla
massima combinazione possibile di straordinarietᅵ estetica ad una pura
affermazione dell'intelletto.
> la
> musica seriale sembra fatta esclusivamente per gli addetti ai lavori,
> incomprensibile per chi non conosce appieno la storia dell'armonia e
> della composizione dal '400 ad oggi e non ha almeno un dottorato in
> matematica e uno in filosofia.
A parte il fatto che di musica seriale (almeno nel senso del
serialismo integrale) ne � stata scritta davvero poca, questo
non � vero. La capisco pure io che il dottorato in filosofia
non lo ho ;-)
Antero Petomainen
massima combinazione di straordinarietᅵ nell'estetica e nelle idee.
> Antero Petomainen scriveva il 24/10/2009 :
>
>> Non ci arrivi a cosa? A farti piacere Webern?
>
> è proprio sul piacere esteticamente inteso che si fonda la questione. Se
> forse capissi il salto teorico alla base della sua musica rispetto a
> quella del passato probabilmente avrei quanto meno un piacere di tipo
> intellettuale. Come passare dal campo reale a quello complesso, insomma.
>
> Però restando alle sensazioni all'ascolto non c'è per me nulla di più
> distante, allo stato attuale, dal farmi piacere la musica atonale di
> Webern.
>
> Faccio un esempio tratto da un altro campo dell'arte: si può dire forse
> che l'orinatoio di Duchamp sia esteticamente notevole? No. E' invece
> un'opera di genio, di rottura. Rottura che comprendo e che mi provoca
> piacere intellettuale. Zero piacere estetico. Stessa cosa con
> l'atonalità, per la quale però non comprendo a fondo l'idea.
>
> L'impressione che ne ho è di un'arte che si sposti gradualmente dalla
> massima combinazione possibile di straordinarietà estetica ad una pura
> affermazione dell'intelletto.
Tutt'altro. E' espressionismo puro, musica che nasce dalla profondita'
anima. Musica scritta *per essere ascoltata*.
Il paragone Webern-Duchamp e' ridicolo.
> Tutt'altro. E' espressionismo puro, musica che nasce dalla profondita'
> anima. Musica scritta *per essere ascoltata*. Il paragone Webern-Duchamp
> e' ridicolo.
> dalla profondita' dell'anima..
meglio così:) la mia era una provocazione sulla base di un'impressione
abbastanza condivisa.
mi affiderò alla tua tabella di marcia, e ti farò sapere, cmq. grazie.
m
> ᅵ patrimonio degli afroamericani.
> Nienta da fare.
IMHO no, ma proprio neanche per idea. Nel 2009, ᅵ patrimonio di chi si
sia trovato ad esprimersi in questo linguaggio con totale libertᅵ e non
poca genialitᅵ, penso a solisti come Chris Potter, Joe Lovano o lo
stesso John Scofield, o anche semplicemente a chi ne sia totalmente
compenetrato come ascoltatore.
> Gli apporti "bianchi" non hanno mai intaccato il mainstream e il nucleo
> fondante del jazz.
Mah...Bill Evans, Stan Getz, Lennie Tristano, Joe Pass, Gary Burton per
dire solo i primi che mi vengono in mente...Magari non hanno intaccato
il mainstream, ma l'apporto non mi pare da poco. Poi ᅵ probabilmente
vero che fino agli anni '60 e '70 il jazz ha avuto un po' le
caratteristiche di una musica "etnica" (molto fra virgolette),
espressione della comunitᅵ nera americana, ma oggi le cose sono
piuttosto cambiate direi...
> Sopratutto il jazz europeo stile ECM.
> Suoni rarefatti, atmosfere glaciali, musica che in alcuni casi avvince ;
> ma non chiamiamolo jazz, chiamiamolo musica contemporanea .
E perchᅵ ? C'ᅵ qualcuno che puᅵ rivendicare la definizione stilistica di
jazz ? Certo Marsalis avrebbe diverse carte in regola per poterlo fare,
ma oggi le cose sono cambiate rispetto a trant'anni fa. Per me nel jazz
ᅵ molto importsnte il concetto di contaminazione, ᅵ sempre stato cosᅵ, e
non vedo perchᅵ molte cose in stile ECM non possano avere il loro
senso all'interno del jazz contemporaneo.
> Ne ho una cinquantina di questi dischi e li ascolto volentieri, ma niente
> a che vedere con Mingus, Coltrane, Rollins , PArker.
> Questi erano dei signori che creavano e improvvisavano avendo il
> background del blues, il ritmo della costa occ.le africana e lo studio
> approfondito di gente come Starvinskji e Bartok 8 mica pizza e fichi).
Quindi contaminavano anche loro, vedi un po'.
> Il buon Pat Metheney questa gente non la potrᅵ mai avvicinare,
Per quanto mi faccia incazzare, Metheny quando vuole ᅵ comunque un
improvvisatore *della Madonna*, oltre che un universalmente riconosciuto
maestro del suo strumento.
> Forse solo Zappa, che non era jazzista, puᅵ essere accostato come genio
> della musica contemporanea.
Oddio, sempre sia lodato ;-)
> essendo il jazz una musica che
>> si ᅵ continuamente nutrita di contaminazioni. Basta vedere come tratta
>> il povero Miles.
>
> Ha ragione.
> Miles ha svenduto il suo talento per qualche Ferrari in piᅵ.
> Ha perfino collaborato, per soldi , con Adelmo Fornaciari detto Zucchero.
Come ha fatto piᅵ di qualche mammasantissima prima di lui. O vogliamo
dimenticarci ad esempio i dischetti funkettini di Sonny Rollins ? Con la
differenza che questa musica Miles l'ha sostanzialmente inventata.
proverᅵ. Grazie.
> Dopo dura riflessione, Der Bildungsphilister ha scritto :
>
>> Se ascolti gi� i quartetti di Bartok e gli studi di Ligeti non dovresti
>> avere problemi con l'atonalit�.
>
> e invece ne ho. I quartetti di Bartok non li conosco bene, per�.
> (aspetto che il Capitano Drupi venga a rompere i coglioni)
Il Doppelkonzert di Ligeti lo hai mai sentito?
Antero Petomainen
Hai ascoltato il trio con Peacock e DeJohnette ? IMHO, molto
modestamente, una delle migliori espressioni del jazz moderno...
mi pare di no. Ho ascoltato quello per violoncello e orchestra.
E l'Hungarian Rock lo si pu� pure ballare!
http://www.youtube.com/watch?v=QzLgKcQzAd4
Antero Petomainen
> Sembra che Antero Petomainen abbia detto :
>> Il Doppelkonzert di Ligeti lo hai mai sentito?
>
> mi pare di no. Ho ascoltato quello per violoncello e orchestra.
Meglio ancora, ascoltati il Kammerkonzert! Su youtube ce ne sono
diverse registrazioni.
Antero Petomainen
> Posso dirlo? Non lo posso soffrire, anche se è bravissimo. Nulla a che
> vedere con un Bill Evans. Anche se il pianista jazz che preferivo in
> assoluto, quando ancora lo ascoltavo, il jazz, è Duke Jordan nelle
> incisioni con Parker. Imho, classe allo stato puro. Poi, vabbé, Tatum,
> Powell, Lewis...(accetto una replica del tipo "già che stiamo a buttarli
> via"...)
Quando ero a militare il mio compagno di branda, cuciniere e quasi
"fantasma", si alzava tutte le mattine alle 5 ascoltando a palla il Koeln
concert mentre si faceva una canna: già non mi piaceva troppo prima......
ciao
c
> E sì che Webern è di una tale essenzialità che veramente non solo ogni
> nota, ma ogni dinamica e ogni articolazione è strettamente funzionale al
> discorso musicale: dice in due minuti quello che un altro direbbe in
> mezz'ora. Sulla serialità stretta stretta non ho problemi a dirti che
> faccio fatica anch'io, la trovo un'operazione terribilmente
> intellettualistica.
Personalmente non credo in una qualche forma di evoluzionismo dell'ascolto
che renda a priori più semplice l'assimilazione della Musica di cento anni
fa' rispetto a quella composta l'altro ieri: Webern sembrerebbe essere uno
dei casi più comuni.
Anni fa portammo in giro per i paesi della mia regione un programma di
quartetto comprendente Musica di Webern (op. 24) Bartòk (terzo quartetto),
Ravel e, come bis, il quodlibet dal quartetto di Cage. Il pubblico era in
massima parte composto da paesani liguri quasi completamente a digiuno di
cultura musicale, la reazione è stata quasi sempre ottima, anche per
Bartòk, ma Webern suscitava ovunque reazioni quasi violente di rifiuto (da
notare che identiche reazioni, magari meno radicali ma altrettanto
sbigottite, le abbiamo avute presentando un programma comprendente musica
del tardo rinascimento-primo barocco). Anche il letteratura abbiamo,
forse, lo stesso "problema". Musil è, e probabilmente rimarrà, un autore
difficile, e la letteratura contemporanea comprende capolavori scritti in
un linguaggio e su progetti sicuramente più semplici. Molte cose che
ascoltavo avidamente da ragazzo oggi non mi entusiasmano più. Ad esempio,
avevo un amore infinito per il Moses di Schoenberg, che ascoltato tutti i
giorni e del quale mi feci regalare dai miei la (costosissima) partitura,
oggi è un opera dalla quale mi sento assai lontano e ascolto poco.
L'approccio intellettualistico è sicuramente parziale e forse più comune
nella gioventù, quando il rinvenimento di una serie può gratificare quando
il ritrovamento del santo graal, ma non è da disprezzare: molte cose che
all'inizio scopri col cervello rivelano aspetti che te le fanno conservare
nel cuore. Per Webern ho sempre nutrito un affetto profondissimo, da
subito. Ho quasi arato i dischi dell'edizione Boulez con la LSO e al
quarto anno di conservatorio mi sforzavo di suonare la parte di violino
del trio per archi (con scarso successo: è un bordello pazzesco). L'Amore
è stato assoluto ed istintivo, ma arricchito, in seconda battuta, dal
divertimento ricavato dall'analisi: ma prima venne l'Amore.
Quattro buone ragioni che rendono Webern ascoltabile e poi,
auspicabilmente, amabile.
a) "La brevità, gran pregio!". La breve durata permette di circoscrivere
il brano col proprio silenzio; rende più semplice l'approccio formale;
permette l'ascolto immediatamente reiterato del medesimo brano.
b) La varietà. può sembrare un elemento meno evidente, ma Webern ti
sorprende in continuazione con sonorità e timbri caleidoscopicamente
nuovi. Basta guardare agli organici delle sue composizioni.
c) Il lirismo. E' questo l'aspetto più tradito, secondo me, dagli
interpreti. La Musica di Webern è pervasa da un continuo, poetico, e a
volte struggente lirismo, generosamente rinvenibile anche attraverso gli
artifici canonici più complessi e apparentemente inestricabili. Noi
leggiamo Webern attraverso le lenti della serialità integrale, ma Webern
sognava di scrivere un'opera lirica.
d) L'enorme carica espressiva del singolo suono e (soprattutto) del
singolo silenzio. Adorno raccontava che per un compleanno di Webern amici
e allievi gli regalarono (o avevano intenzione di regalare, non ricordo
bene) il disegno di una pausa sotto la quale erano marcati tutti i segni
espressivi possibili e, inoltre, doveva finire "morendo". E' una
caricatura ma, come le caricature ben riuscite, rende perfettamente il
"tipo" espressivo weberniano. Suonando, la cosa è imediatamente
percepibile. La tensione, l'attenzione, l'astrazione, che l'emettere ogni
singolo suono richiede sono pari solo all'emozione fortissima che
l'esecutore-ascoltatore di se stesso prova. Certo è un compito difficile,
ma importante e necessario, rendere l'aspetto espressivo di questa Musica
bellissima, senza il quale rimane deprivata di quasi tutto.
E' possibile un gesto espressivo di questo genere con la Musica moderna e
contemporanea? Certamente! non solo, è doveroso. Un piccolo esempio:
confrontate la vecchiotta esecuzione del pur bravo Munch di "Wigmund",
brano per violino solo di Maderna, con l'esecuzione stupenda di Irvine
Arditti.
Venedo al Jazz e - scusandomi per la lunghezza, complessiva di questo post
- da semplice amante, ma non grande conoscitore, ad un neofita
consiglierei i seguenti cd a basso costo:
Bill Evans, The Complete Village Vanguard Recordings. Imperdibile
documentazione delle mitiche sessioni di registrazione effettuate nel
1961, da quello che forse è stato il trio migliore del pianista più
carismatico della storia.
Charles Mingus, Passions Of A Man: The Complete Atlantic Recordings. Ampia
documentazione della produzione del grande jazzman.
Miles Davis, Kind of Blue. A prescindere da quello che se ne può dire,
un'icona assoluta, imprescindibile.
ciao
c
Mi fa piacere quotare tutto il post, compresi i suggerimenti
discografici (fatte salve le considerazioni che avevo fatto altrove). La
mia esperienza come esecutore di Webern è purtroppo legata alla sola
pratica orchestrale, ma non posso che condividere quello che scrivi.
Qualunque libro di storia del jazz ne indica le figure importanti, i cui
dischi sono quasi tutti facilmente reperibili (forse meno certi degli
anni Venti, tipo Fletcher Henderson o King Oliver, ma cercando si trovano).
Parliamo dei libri, allora: il Polillo resta il pi� bel libro in
italiano sul jazz e una delle migliori storie del jazz in assoluto (fra
l'altro Polillo � un signor scrittore, cio�, non scrive male come
scrivono spesso gli storici); ma � un libro che ha quasi quarant'anni e
la letteratura sul jazz, sia storica che musicologica, da allora ha
cambiato volto completamente.
Consiglio "I segreti del jazz" di Stefano Zenni, Stampa Alternativa, che
contiene anche un CD con centinaia di mp3 (la qualit� � quel che �, ma
serve per sentire subito quello di cui si legge nel libro) e ancora pi�
link a file audio su internet. Non � una storia del jazz ma un'analisi
delle sue forme e prassi che contiene fra l'altro alcune novit�
metodologiche decisive, come i prodromi di una teoria delle forme jazz
che non si trova altrove. Zenni, con Marcello Piras, � indiscutibilmente
il maggior musicologo jazz d'Italia e per certi periodi e autori (p.e.
Mingus) del mondo.
Se il nostro amico legge l'inglese, una bella e originale storia del
jazz recente � quella dell'inglese Alyn Shipton, "A New History of
Jazz", Continuum, un tomo imponente che sfata molti miti soprattutto sul
jazz delle origini.
Sempre in inglese ma non facilmente reperibile, la cosa migliore � "Jazz
from its Origins to the Present" di Lewis Porter (il biografo-critico di
Coltrane) e Michael Ullman, Prentice Hall: metodologicamente aggiornata,
completa, ricca di esempi musicali per chi li voglia.
Da evitare come la peste la recente edizione italiana del "Dizionario
del Jazz" dei francesi Carles e Comolli, che per la verit� faceva pena
gi� nell'edizione originale.
Da evitare anche, ed � strano, la "Oxford Companion to Jazz", una
raccolta di saggi di autori vari divisi per categorie e periodi storici
la cui qualit� varia vertiginosamente, come avrebbe detto Montale, "dal
sublime all'immondo".
---
Infine, il mio consiglio pratico: Se si legge l'inglese, Porter-Ullman
seguito da Zenni; se non si legge, sostituire Porter-Ullman con Polillo.
Polillo � bene leggerlo comunque, tenendo presente i limiti che ho detto.
C'� poi, ancora in corso di traduzione per EDT, il lavoro monumentale di
G�nther Schuller di cui sono usciti sei volumi: ma questo � davvero per
specialisti e la sua analisi rigorosamente strutturale � stata superata
dal tempo.
> Chi � cos� gentile da indicarmi i 10 pi� importanti dischi della storia
> del Jazz?
> Ho un rapporto un po' broblematico col Jazz, pensavo che forse partendo
> dai fondamentali... Chiss�!
>
> Ringrazio
>
> EF
Miles Davis - Kind of Blue
Charles Mingus - Ah Um
Sonny Rollins - Saxophone Colossus
Charlie Parker - Bird & Diz
John Coltrane - A Love Supreme
Horace Silver - Song for My Father
Bill Evans - Sunday at the Village Vanguard
Wayne Shorter - Speak No Evil
Thelonious Monk - Brilliant Corners
Herbie Hancock - Maiden Voyage
> Miles Davis - Kind of Blue
> Charles Mingus - Ah Um
> Sonny Rollins - Saxophone Colossus
> Charlie Parker - Bird & Diz
> John Coltrane - A Love Supreme
> Horace Silver - Song for My Father
> Bill Evans - Sunday at the Village Vanguard
> Wayne Shorter - Speak No Evil
> Thelonious Monk - Brilliant Corners
> Herbie Hancock - Maiden Voyage
S�, perch� com'� noto il jazz � stato inventato nel 1950 (questi sono
tutti dischi da avere, comunque).
Immaginavo una risposta simile. Chiedeva dischi fondamentali e questi lo
sono. Non mi interessa l'excursus panoramico a volo d'uccello su 100 e passa
anni di musica. Pu� partire da qui poi andare a ritroso o in avanti nel
tempo.
> Immaginavo una risposta simile. Chiedeva dischi fondamentali e questi lo
> sono. Non mi interessa l'excursus panoramico a volo d'uccello su 100 e passa
> anni di musica. Pu� partire da qui poi andare a ritroso o in avanti nel
> tempo.
S�, ma � un consiglio rischioso, perch� oggi la maggior parte degli
ascoltatori del jazz semplicemente ignora tutto quanto sia avvenuto
prima il bebop (non credo sia il tuo caso). E quelli che tu consigli
sono proprio i dischi che probabilmente chi chiedeva sarebbe arrivato a
comprare da solo, senza dover chiedere consiglio.
Io gli consiglio dunque per cominciare, senza escludere affatto i
capolavori indicati da Luigi Daniele Fortebraccio, di procurarsi
qualunque cosa trovi di Jelly Roll Morton; i dischi degli Hot Five e Hot
Seven di Armstrong nonch� quelli della sua orchestra degli anni Trenta
(nella serie cronologica della Classics) pi� i Columbia anni '50
dedicati a Fats Waller e a W.C. Handy; "Black Brown and Beige" e "Such
Sweet Thunder" di Ellington; i dischi di Count Basie con Lester Young.
Certo, anche il tuo percorso � pi� che giustificabile, � solo diverso.
Del resto non credo che ad un ascoltatore digiuno di classica che facesse
una domanda simile, mi sentirei di consigliare tra dieci dischi un disco di
organa di Perotino. Paradossalmente credo che i dischi del periodo bop siano
pi� assimilabili, accattivanti e forse incuriosiscano di pi� un neofita.
Ma � solo la mia opinione. Dieci dischi sono comunque pochi e da qualche
parte bisogna cominciare.
> Chi � cos� gentile da indicarmi i 10 pi� importanti dischi della storia
> del Jazz?
Di queste liste � pieno il web. Su diversi nomi e/o album concordano un po'
tutti, per esempio: Miles Davis - "Bitches Brew", "A Love Supreme" (o
"Ascension" di Coltrane; le Dial Sessions di Charlie Parker, l'integrale di
Louis Armstrong con Hot Five e Hot Seven: "The Black Saint and the Sinner
Lady" di Mingus, ecc. ecc. Out to Lunch di Eric Dolphy. e via elencando),
ma - come giustamente fatto notare da alcuni sotto - se hai avuto problemi
di approccio col jazz, e intendi rimediare alla lacua, occorre sapere quale
tipo di approccio preferisci.
Posso solo precisare che dieci � un numero risicato, considerando che la
gragnuola di articolazioni su cui si innerva l'etichetta jazz � decisamente
ampia (sotto �jazz� puoi trovare lo swing e la musica da big band, il bebop
e il post-bop [ossia quello che generalmente parlando si intende per
�mainstream�], i tentativi "terzaforzisti" del third stream, le
orchestrazioni "cool" di Gel Evans, gli esperimenti "dub" del jazz eletrico
di Davis e seguenti, il free jazz, il jazz in forma canzone della Holiday
come del tardo Chet Baker e l'improvvisazione corale delle orchestre di Sun
Ra, il radicalismo rumorista dell'improvvisazione radicale americana ed
europea degli anni '70, il macchiettismo vagamente speziato delle robe ECM
ecc. ecc. - insomma, � come parlare di "musica classica" omettendo di
specificare i diversi periodi e le diverse forme - e mettendo sotto lo
stesso ombrello, chess�, una fuga, un ottetto di fiati e una sinfonia).
Io, benendo dal rock e dal metal, fui conquistato inzialmente da
"Pithecantropus Erectus" di Mingus, dai dischi di Coltrane precedenti a Love
Supreme (Giant Steps, My Favourite Things, Ol�, per intenderci) e dal
torrenziale sassofono di Sonny Rollins - tu, che presumibilmente arrivi
dalla musica accademica, magari potresti trovare maggiori stimoli - chess� -
nelle cose del Modern Jazz Quartet. (Insomma, il mio solito discorso da
relativista impenitente)
> Quattro buone ragioni che rendono Webern ascoltabile e poi,
> auspicabilmente, amabile.
> a) "La brevit�, gran pregio!".
> b) La variet�.
> c) Il lirismo.
> d) L'enorme carica espressiva del singolo suono e (soprattutto) del
> singolo silenzio.
Concordo su tutto. Per far cogliere appieno la carica di lirismo di Webern
credo sia azzeccatissimo l'espediente di Brunello e Lucchesini, che portano
in concerto i tre pezzi op. 11 legandoli quasi senza pausa all'op. 99 di
Brahms.
>
> scusandomi per la lunghezza, complessiva di questo post
Altro che scuse! Il tuo post � la migliore risposta alle prefiche che
periodicamente ricamano sulla presunta agonia di Iamc :-)
Giovanni
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Tutti coloro che mi hanno preceduto nel rispondere a questa domanda hanno
dimostrato competenza e sincero desiderio di aiutarvi. Ad apprezzare il jazz
siamo rimasti cosi' in pochi che se si riuscisse, con il semplice consiglio
di
10 dischi, ad indirizzare un paio di amici sulla buona strada, halleluja!
Secondo me pero' siete rimasti al punto di partenza.
Perche' se e' vero che i 10 dischi consigliati da Luigi Fortebraccio non
sono sufficienti a "rompere la barriera" che vi separa dal jazz (e' questo
il
vostro problema), e' anche vero, a mio parere, che sono troppi. Esperienze
precedenti mi suggeriscono che non ce la fareste a finire di ascoltarli.
E sarebbe la fine del vostro sincero desiderio di apprezzare anche questo
tipo di musica.
Provate ad iniziare con un solo disco, di un Artista particolare, l'ultimo
ancora vivo e vegeto (ossia sufficientemente giovane) che ha saputo far
fare al jazz un ulteriore passo avanti nella sua continua evoluzione.
Puo' sembrare strano, ma a volte l'ultimo capitolo puo' essere quello
giusto per entrare in sintonia con l'intera opera.
Keith Jarrett: The Koln Concert.
Ciao.
Placebo987
ahia, mo' te se magnano... :)
è stato anche il mio consiglio ma per ragioni diverse. ad esempio che
nn conosco molto altro di jazz, però di quello che conosco di jarrett
(THTHTHTHT) per ora questa mi pare l'opera più notevole. l'altra
ragione è che visto che la domanda è fatta in un newsgroup sulla
musica classica, il "sincretismo" (come ho letto precedentemente) del
nostro potrebbe renderlo più familiare. boh
> � proprio sul piacere esteticamente inteso che si fonda la questione.
> Se forse capissi il salto teorico alla base della sua musica rispetto a
> quella del passato probabilmente avrei quanto meno un piacere di tipo
> intellettuale.
Io di teoria musicale non so un'acca, eppure Webern mi piace (come piacere
estetico, dico) a prescindere. Non credo che la comprensione teorica aiuti
più di tanto. Per dire, so bene l'importanza del belcanto o della
drammaturgia verdiana nella storia della musica, ma Norma e Rigoletto
proprio non li digerisco :-)
> Tutti coloro che mi hanno preceduto nel rispondere a questa domanda hanno
> dimostrato competenza e sincero desiderio di aiutarvi. Ad apprezzare il
> jazz siamo rimasti cosi' in pochi che se si riuscisse, con il semplice
> consiglio di
> 10 dischi, ad indirizzare un paio di amici sulla buona strada, halleluja!
>
> Secondo me pero' siete rimasti al punto di partenza.
>
> Perche' se e' vero che i 10 dischi consigliati da Luigi Fortebraccio non
> sono sufficienti a "rompere la barriera" che vi separa dal jazz (e' questo
> il
> vostro problema), e' anche vero, a mio parere, che sono troppi. Esperienze
> precedenti mi suggeriscono che non ce la fareste a finire di ascoltarli.
> E sarebbe la fine del vostro sincero desiderio di apprezzare anche questo
> tipo di musica.
>
> Provate ad iniziare con un solo disco, di un Artista particolare, l'ultimo
> ancora vivo e vegeto (ossia sufficientemente giovane) che ha saputo far
> fare al jazz un ulteriore passo avanti nella sua continua evoluzione.
> Puo' sembrare strano, ma a volte l'ultimo capitolo puo' essere quello
> giusto per entrare in sintonia con l'intera opera.
>
> Keith Jarrett: The Koln Concert.
>
> Ciao.
> Placebo987
Ti do ragione, in effetti ripensando alla domanda, suggerirei anch'io
l'approccio ad un solo disco, come punto di partenza per un percorso
deduttivo.
Io partirei da un disco come Kind of Blue e se dovesse infrangere la
barriera della curiosit�, procurarsi un lavoro rappresentativo di ogni
solista che vi partecip� e cos� via in una sorta di ramificazione
successiva.
In breve si pu� arrivare da Parker ai Weather Report, per poi tornare pi�
indietro o proseguire con gli anni '70, '80 ecc.
> Dieci dischi sono comunque pochi e da qualche
> parte bisogna cominciare.
Questo è vero. Io ci ho provato, fra l'altro proprio con diversi della
decina che hai segnalato (Evans, Monk, Parker, Coltrane, Mingus,
Hancock) più altri che avevo trovato indicati come importanti
(Mulligan, Brubeck, Corea, qualcosa di Jarrett, MJQ, persino
Garbarek...), ma confesso che il piacere di ascolto che ne ho tratto è
stato davvero limitatissimo: qualcosina di interessante in Evans e
Monk, entrambi comunque un po' monotoni e incapaci di ottenere dal
pianoforte ciò che un qualsiasi buon pianista classico ottiene di
routine; piacevoli Brubeck e Mulligan; piacevole anche Jarrett ma alla
lunga stucchevole e ripetitivo (soprattutto nei grandi e celebrati
"soli"). Per il resto, pallosi Parker e Coltrane; pallosissimo il MJQ.
Molto divertenti invece alcuni dischi anteguerra (Hampton, Goodman,
Armstrong), ma buoni soprattutto per canticchiare in macchina ai
semafori e non farsi prendere dallo stress del traffico. Ne concludo
che il jazz non è per me e lo lascio ad altri. Poi, non so come possa
essere definita (cioè se sia jazz o altro, lo ignoro) la musica degli
Oregon e del suo nume Towner: ecco, quelli mi piacciono molto e un
loro concerto cui assistetti per caso mi entusiasmò. Ma una rondine
non fa primavera.
Giovanni
Allora, giusto per stare al gioco e senza il minimo impegno, dico
anch'io la mia: e vada per Keith Jarrett, ma in trio con Gary Peacock e
Jack DeJohnette in forma spaziale: Standards Live (1986, credo).
Sopratutto perch� cercano qualcosa di diverso :-))
piacevoli Brubeck e Mulligan; piacevole anche Jarrett ma alla
> lunga stucchevole e ripetitivo (soprattutto nei grandi e celebrati
> "soli"). Per il resto, pallosi Parker e Coltrane;
SBONK
[cade dalla sedia, svenuto]
Eh, sì... potrei quotare tutto parola per parola.
Non c'è niente da fare, è come la contemporanea, ci
provo ci provo ci provo ci provo ma poi dopo
mezz'ora di ascolto o mi sparo Dufay in cuffia o
vorrei sganciare un'atomica su un villaggio eschimese.
Mi stupiscono invece certe soluzioni armoniche del
Jazz. Non so se "Sophisticated Lady" possa rientrare
a pieno titolo nel genere Jazz ma per anni, prima
che esistesse usenet tentavo di trovarne gli accordi
a orecchio inutile dire senza successo alcuno.
Finalmente pochi gg fa ho trovato lo
sparito e nel suonare ho provato una sensazione di
straniamento che col "normale" sistema tonale della
musica a cui sono abituato (fino a Bach, insomma)
non avevo mai provato. Sembrava che non fossi io a
suonare e ne ero inebriato. Ma, appunto, una rondine
non fa primavera, eppoi se vogliamo, Richard Strauss
ha portato il linguaggio musicale abbastanza lontano
per soddisfare ogni mio personale sfizio in questo
senso - e mi voglio rovinare, un passetto oltre con
Verklaerte Nacht; sia benedetto il giorno che ho
deciso di mettermi lì con pazienza ad ascoltarla :D
--
Un filosofo tenta di rimorchiare una tipa: "tutti
gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, quindi
Socrate è mortale". "Ah, deduttore..."
a me Garbarek piace molto, perchᅵ non gli consigliamo il cd Officium
(improvvisazioni col sax su arie antiche) dato che l'autore del post
viene dalla classica? non bisogna per forza cominciare coi grandi
classici del jazz ma anche da qualcosa di piᅵ particolare, per rendere
piᅵ soffice il passaggio. consiglio anche qualcosadi Paolo Fresu il
trombettista e come cantante invece adoro tantissimo Petra Magoni che ᅵ
una pazza (la ex moglie di Bollani tanto per intenderci) esempio:
http://www.youtube.com/watch?v=3WksqKU43AE
> Sopratutto perchè cercano qualcosa di diverso :-))
E' che non ho capito cosa sia quel qualcosa :-) Mi fermo davanti a una
certa monotonia di tocco e a una impressione di scarsa profondità di
campo.
> SBONK
>
> [cade dalla sedia, svenuto]
Lo so, ho detto una specie di bestemmia, però la noia che ho provato
davanti a certi infiniti e sterili arzigogoli del sax è vera. In quei
momenti rimpiango l'essenzialità di Webern, del Kammerkonzert di
Ligeti, delle bagatelle di Beethoven o di una qualsiasi sinfonia di
Haydn.
Giovanni
allora parto con la bordata ignorante delle 0:11 (l'ora legale è dalle
3)
considera che si tratta spesso e volentieri di improvvisazione ( per
quanto ci siano schemi predefiniti, assemblaggi di cose precedenti o
preparate, etc) quindi a volte il gusto è proprio quello di veder
(sentir) "nascere qualcosa". la "ricerca" è esplicita in questo senso,
il cammino per arrivare a qualcosa è parte del pezzo. e spesso risulta
essere interessante. poi, alla fine, so' gusti.
> esempio:http://www.youtube.com/watch?v=3WksqKU43AE
Mah, molto molto meglio la versione originale del mitico Quartetto
Cetra:
http://www.youtube.com/watch?v=EGtvEN25fBk&feature=related
> Lo so, ho detto una specie di bestemmia, per� la noia che ho provato
> davanti a certi infiniti e sterili arzigogoli del sax � vera. In quei
> momenti rimpiango l'essenzialit� di Webern, del Kammerkonzert di
> Ligeti, delle bagatelle di Beethoven o di una qualsiasi sinfonia di
> Haydn.
E' che non riesci a seguirli...direi. Si pu� parlare di sterili
arzigogoli per un sacco di sassofonisti, non per i soli di Parker e
Coltrane. Certo, come sempre tutto dipende da cosa uno si aspetta, cosa
sente, cosa crede di sentire ecc.ecc.
> Hai ascoltato il trio con Peacock e DeJohnette ? IMHO, molto modestamente,
> una delle migliori espressioni del jazz moderno...
S�, tanto tempo fa ma l'ho sentito. Bello. Mi riferivo al Koln Concert.
dR
La prospettiva e' diversa.
In questo caso non si tratta di indicare quali jazzisti o quali album
siano "i migliori" (mission impossible, tra l'altro).
Due amici, che amano la musica classica, vorrebbero imparare ad
apprezzare anche il jazz.
Qual'e' il disco-ponte piu' idoneo a questo scopo?
Per qualita' e per originalita' e per modernita' e soprattutto per
il non eccessivo contrasto con la musica che i due amici sono
abituati ad ascoltare.
Ciao.
Placebo987
Toglietemi una curiosita'.
Ormai il thread e' lunghetto ed articolato.
Ne avete ricavato qualcosa di utile?
O e' meglio lasciar perdere, almeno per ora ;-)
Ciao.
Placebo987
> Toglietemi una curiosita'.
>
> Ormai il thread e' lunghetto ed articolato.
>
> Ne avete ricavato qualcosa di utile?
>
> O e' meglio lasciar perdere, almeno per ora ;-)
Il concerto di Colonia mi fu imposto clamorosamente in un ascolto in
macchina mentre andavamo ad ascoltare l'op.111 di Beethoven suonata da
Zimerman. "Senti questo, altro che le variazioni dell'arietta di
Beethoven". Ovviamente non c'ᅵ paragone, per cui mi sta un po' sullo
stomaco, ma lo riascolterᅵ. Poi ascolterᅵ senz'altro Kind of Blue, di
cui avevo giᅵ sentito parlare.
--
L'Esattore
Give a guy a big nose and some weird hair and he's capable of anything
-
Frank Zappa
http://www.youtube.com/watch?v=4xng_QbhHGY
Visto che a questo punto sembra vogliate piᅵ qualcosa che faccia da
ponte, consigliarvi questi qua ᅵ la migliore o la peggiore delle idee,
fammi sapere :)
Boh, io queste cose non le ho mai sopportate. Ma magari a qualcuno fanno
scattare la lampadina, chissᅵ.
> Boh, io queste cose [Loussier] non le ho mai sopportate. Ma magari a qualcuno fanno
> scattare la lampadina, chissᅵ.
Non si sa mai che cosa fa scattare la lampadina!
Io apprezzo sempre molto il consiglio che tu dai per la musica
contemporanea, quello di "aprire le orecchie", che mi sembra non solo di
buon senso, ma un consiglio dettatoti dalla pratica viva della musica.
Con il jazz, per chi conosca solo la musica classica, c'ᅵ un ostacolo in
piᅵ, perchᅵ ᅵ una musica che si basa su alcuni presupposti estetici e
comunicativi nuovi rispetto alla musica 'occidentale': il musicologo
Caporaletti definisce jazz e musiche derivate (o sviluppatesi in
parallelo dalla medesima fonte africana, come tango, flamenco...) "musiche
audio-tattili". Entra in gioco la fisicitᅵ del suono, il gesto, il tempo
e il luogo dell'esecuzione.
Si puᅵ apprezzare Webern venendo da Schubert perchᅵ gli antecedenti
estetici sono gli stessi: purezza e precisione del suono, rispetto della
notazione, aspirazione a un suono 'ideale': tutto ciᅵ ha poco posto nel
jazz e questa comprensione puᅵ non essere intuitiva nemmeno per
ascoltatori smaliziati e volonterosi come, qui, Archopteryx e Giovanni
Lavena.
Per questo, in un mio messaggio poco sopra, anzichᅵ qualche disco ho
preferito consigliare delle letture (e specialmente, insisto, il libro
di Zenni, che pare proprio indirizzato a quel tipo di ascoltatori).
Finisco dicendo che non ᅵ affatto obbligatorio apprezzare il jazz!
> Con il jazz, per chi conosca solo la musica classica, c'è un ostacolo in
> più, perché è una musica che si basa su alcuni presupposti estetici e
> comunicativi nuovi rispetto alla musica 'occidentale': il musicologo
> Caporaletti definisce jazz e musiche derivate (o sviluppatesi in
> parallelo dalla medesima fonte africana, come tango, flamenco...) "musiche
> audio-tattili". Entra in gioco la fisicità del suono, il gesto, il tempo
> e il luogo dell'esecuzione.
Capisco il paragone ma per me non è calzante perché, a differenza del
jazz, tango e flamenco mediamente mi piacciono e l'apprezzamento è
spesso proprio correlato alle variabili della fisicità che hai
indicato.
> Si può apprezzare Webern venendo da Schubert perché gli antecedenti
> estetici sono gli stessi: purezza e precisione del suono, rispetto della
> notazione, aspirazione a un suono 'ideale': tutto ciò ha poco posto nel
> jazz e questa comprensione può non essere intuitiva nemmeno per
> ascoltatori smaliziati e volonterosi
Non so, una volta tanto, forse, il non saper leggere la musica mi
dovrebbe avvantaggiare, perché non ho nessun titolo per esigenze di
tipo filologico e di fedeltà testuale. Sono uno che non si scandalizza
davanti agli esperimenti e anche a quelli che molti ritengono arbitrii
(penso a operazioni discutibili fatte da Mengelberg o da Horowitz su
partiture notissime) e che riconosce all'interprete anche un ruolo
creativo e non di mera lettura. D'altronde, mi è capitato più volte di
sentire, anche dal vivo (da ultimo il nostro clavicembalista arcade
Fernando De Luca), improvvisazioni molto belle da parte di interpreti
classici.
> Finisco dicendo che non è affatto obbligatorio apprezzare il jazz!
Ma infatti io ho tentato gli approcci non nell'ottica dell'obbligo ma
spinto dalla curiosità di conoscere qualcosa di cui molte persone, per
giunta degne di fede, parlano come bello, avvincente e ricco, nella
stessa prospettiva di quando ti parlano di un bel posto e ti viene
voglia di andarci. Salvo poi restare delusi e capire che i gusti di
chi te ne ha parlato sono diversi dai tuoi.
Giovanni
Ossia nelle migliori condizioni possibili.....
Imposto, poi!
> mentre andavamo ad ascoltare l'op.111 di Beethoven suonata da Zimerman.
Allora non era proprio una giornata sfortunata per te.
> "Senti questo, altro che le variazioni dell'arietta di Beethoven".
La bestemmia piu' orribile. La sublime Arietta non ha rivali.
> Ovviamente non c'� paragone, per cui mi sta un po' sullo stomaco
Dovrebbe starti sullo stomaco la persona che ti ha inflitto
tali atrocita'. A meno che sia un donna bellissima e generosa ;-)
> , ma lo riascolter�. Poi ascolter� senz'altro Kind of Blue, di cui avevo
> gi� sentito parlare.
Due decisioni sensate: un buon inizio per apprezzare il jazz.
Francamente, dall'andamento un po' caotico del thread, ci
speravo poco che qualcuno sapesse ricavarne una buona
sintesi. Auguri e grazie per aver soddisfatto la mia curiosita'.
Ciao.
Placebo987
> "L'Esattore" <vdei...@NOSPAMsupereva.it> ha scritto nel messaggio
> news:4ae397f5$0$1104$4faf...@reader1.news.tin.it...
>
>> "Senti questo, altro che le variazioni dell'arietta di Beethoven".
>
> La bestemmia piu' orribile. La sublime Arietta non ha rivali.
Effettivamente ... Ieri mi sono ascoltato l'incisione di Brendel del
1995. Anche dire "sublime" � dire poco, dell'Arietta.
Antero Petomainen
"Sublerrima" ? :-D
Ok, mi ritiro in buon ordine...
Mauro
> e vogliamo parlare del loro "concertino"? Per me è
> quasi un pezzo di musica classica a tutti gli
> effetti, erano grandi, veramente grandissimi.
Concordo, davvero geniali. L'anno scorso mi sono procurato, pescando
qua e là, una specie di loro integrale e l'ho data in pasto ai miei
figli. Sono diventati pazzi, sanno tutte le canzoni a memoria, le
sceneggiano, si dividono le parti. Il massimo è stato quest'estate,
quando al mare andavano avanti e indietro a passo di marcia sulla
battigia cantando a squarciagola "Noi siamo i cadetti di Guascogna" e
scatenando l'ilarità generale.
Giovanni
ecco, questa è una di quelle scene rare che sarebbe
bello poter vedere. Pensa che erano desueti quando
ero marmocchio io, verso i 16-18 anni. Io già li
conoscevo, li canticchiavo e capitava che amici e
conoscenti mi sentissero suonare i loro dischi. Non
ti dico le prese per il culo per la mia
"arretratezza". Vedere che sono apprezzati oggi mi
lascia di sasso. O forse non dovrebbe; il tempo
rende giustizia a tutto e credo che la loro
riscoperta continuerà.
ciao!
Apx.
On Oct 24, 10:39 pm, Archaeopteryx
[...]
> Mi stupiscono invece certe soluzioni armoniche del
> Jazz. Non so se "Sophisticated Lady" possa rientrare
> a pieno titolo nel genere Jazz
"Is the Pope Catholic?" :-)
> ma per anni, prima
> che esistesse usenet tentavo di trovarne gli accordi
> a orecchio inutile dire senza successo alcuno.
>
> Finalmente pochi gg fa ho trovato lo
> sparito e nel suonare ho provato una sensazione di
> straniamento che col "normale" sistema tonale della
> musica a cui sono abituato (fino a Bach, insomma)
> non avevo mai provato. Sembrava che non fossi io a
> suonare e ne ero inebriato.
Duke Ellington, anche se non avesse scritto altro che il brano che hai
citato, rientra a pieno titolo tra i geni musicali del XX
secolo....almeno a mio modo di vedere.
> una rondine non fa primavera.
Se vuoi sentire più rondini e - forse - vedere anche la primavera, ti
consiglierei allora di studiarti la produzione di Ellington.
alf
On Oct 23, 9:44 pm, "Erg Frast" <m.dor...@inwind.it> wrote:
> Chi è così gentile da indicarmi i 10 più importanti dischi della storia del
> Jazz?
Saluti.
Arrivo tardi (peccato) in questa discussione. Sicome il gioco della
lista è già stato giocato, peraltro con poca soddisfazione di quelli
che avevano posto la questione originale, vorrei fare alcune
osservazioni personali sulla natura del jazz che secondo me devono
essere prese in considerazioni per capire di cosa si parla e
predisporsi all'ascolto. Tutto IMHO, ovviamente.
Il jazz nasce e si sviluppa (negli anni 20 e 30) come musica
commerciale. E infatti c'è molto ciarpame (soprattutto dell'epoca
swing, basta sentire le solenni cretinate che cantava Ella Fitzgerald
agli inizi).
Si tratta di una musica con molti padri e madri: le radici africane,
il blues, la musica bandistica, il ragtime, Tin Pan Alley, la musica
colta europea, ma anche la musica cubana e la bossa nova. Ognuno ha
lasciato il suo marchio più o meno indelebile, senza mai riuscire a
caratterizzarlo completamente.
Soprattutto, il jazz riguarda la produzione musicale molto più di
quello che non riguardi la composizione musicale. E con produzione
musicale intendo la sua performance commerciale: in pratica, il
musicista che si esibisce nella sala da ballo, o in un locale
notturno, per 3 set sei sere alla settimana (questo era quello che si
faceva tra il 1930 e il 1950). Geoff Dyer, nella postfazione al suo al
libro "Natura morta con cutodia di sax" (che raccomando caldamente),
dice più o meno che non è possibile capire fino in fondo il jazz se
non si considera quello che significa suonare ogni sera lo stesso
repertorio cercando di mantenerne l'espressività.(*)
Una conseguenza che io trovo importante è la costante tensione tra le
limitazioni imposte al musicista e i mezzi con cui queste vengono
superate.
Le limitazioni sono molteplici, a cominciare dalla limitatezza della
forma (la canzone AABA di 32 battute e il bles in 12 esauriscono gran
parte del repertorio), a quelle derivanti dalla strumentazione
ridotta. Si è detto delle componenti ambientali. A volte si tratta
addirittura di gravi limitazioni tecniche del solista: ad esempio,
cosa può dire un trombettista sostanzialmente privo dell'ottava
superiore? Se si ascolta Chet Baker, si scopre che riesce a dire un
bel po'.
I mezzi con cui queste limitazioni vengono superate (se e quando
vengono superate) si chiamano (innanzitutto) improvvisazione,
interplay (interazione tra i componenti del gruppo), la forza del
collettivo (il caso celeberrimo dell'orchestra di Ellington, ma anche
di Basie), la propulsione ritmica e pronuncia (il famoso swing). Anche
il virtuosismo solistico fa parte di questi mezzi ma (come dicevo a
proposito di Baker e come potrei ripetere a proposito di Miles Davis)
non è essenziale.
Se si prescinde da considerazioni di questo tipo e poi si va a sentire
il Koln Concert (che a me piace, ma che non considero una buona
introduzione al jazz per svariati motivi, il principale essendo che i
concerti "solo" di Jarrett sono un'esperienza estremamente personale e
in sostanza poco jazzistica nel senso di cui sopra) si corre il
rischio di scambiarlo per un super-Allevi.
Un suggerimento radicale per l'ascolto: girano su emule (e da
nessun'altra parte) degli archivi che si chiamano (ad esempio) "Round
MIdnight: 98 interpretations". Mi sembra che ne esista un altro del
genere per "All the things you are". Ovviamente compilation del genere
si posson anche fare con youtube e secondo me spiegano diverse cose
dell'esperienza jazzistica. (L'unico rischi che intravede è quello di
stufarsi un po' di 'Round Midnight, che secondo me è una dell più
belle composizioni del XX secolo, ma si può fare lo stesso con Body
and Soul, e ci si rimette di meno)
Cheers,
alf
(*)P.S: questo significa che, con buona pace dei third streamers, io
considero che il jazz in sala da concerto sia essenzialmente una
perversione (anche se non gravissima).
> Placebo987 ci ha detto :
>
>> Toglietemi una curiosita'.
>>
>> Ormai il thread e' lunghetto ed articolato.
>>
>> Ne avete ricavato qualcosa di utile?
>>
>> O e' meglio lasciar perdere, almeno per ora ;-)
>
> Il concerto di Colonia mi fu imposto clamorosamente in un ascolto in
> macchina
..al Koln del '75 preferisco di gran lunga il Bremen e il Lausanne
Concert '73
http://www.youtube.com/watch?v=YEdeV0T_NU0&feature=related
(intorno ai 3' si complica meravigliosamente, fioriture di
contrappunti..sembra che confluiscano ruscelli di idee da tutte la
parti..a 5'51'' c'e' quasi una pre-citazione del finale del Koln che
fara' due anni dopo..:) )
beh, ma non � mica obbligatorio che piaccia, come non � obbligatorio che
piaccia Mozart o Bach...
D.
> "Antero Petomainen" <antero.p...@gmail.com> ha scritto nel
> messaggio news:hbtase$56b$1...@aioe.org...
>> On 2009-10-23 23:44:52 +0200, L'Esattore <vdei...@NOSPAMsupereva.it>
>> said:
>>
>>> Nel suo scritto precedente, Der Bildungsphilister ha sostenuto :
>>>> Ovviamente è una domanda da un milione di dollari, e fa quasi il paio
>>>> con quella sulla musica contemporanea ("come faccio a capirla e bla
>>>> bla bla ?"),
>>>
>>> mica male come domanda. Vorrei tanto una risposta. Sto ascoltando da
>>> un po' di giorni l'integrale di Webern registrata da Boulez, Zimerman
>>> e compagnia bella.
>>>
>>> Niente, non ci arrivo.
>>
>> Non ci arrivi a cosa? A farti piacere Webern?
>>
>> Antero Petomainen
>>
>>
> beh, ma non è mica obbligatorio che piaccia, come non è obbligatorio che
> piaccia Mozart o Bach...
> D.
E' oggettivamente bello.
Ho ascoltato i tre pezzi che costituiscono la prima parte del
Concerto di Losanna, che non conoscevo.
Meraviglioso!
Certo che l'uomo sembra fare di tutto per rendersi antipatico
e questo influisce su molti giudizi sulle sue prestazioni (e' umano
anche se sbagliato). Chissa', forse le sue non sono bizze, forse
ha davvero bisogno di tutta la concentrazione che pretende
per calarsi nel turbine di improvvisazioni che in molti punti
ti lasciano col fiato sospeso e ti trasportano davvero per
qualche istante su quelle nuvole che si vedono nei video.
Poi, a tradimento, il pezzo si interrompe perche' scadono
i 10 minuti di Youtube e ti ritrovi improvvisamente per terra
e in affannosa ricerca del pezzo successivo, per tornare a
volare con lui.
Se questo non e' l'Artista di jazz dei nostri tempi, chi altri?
Grazie per la segnalazione. Mi tengo i restanti pezzi per
i prossimi giorni: non voglio volare solo oggi.
Ciao.
Placebo987
quoto in toto.
Il cosidetto jazz europeo � solo musica contemporanea , per alcuni
aspetti affascinante, ma che niente ha a che vedere con il jazz.
Ho appena riascoltato "Visible worlds" di Jan Garbarek.
Che dire , solista strepitoso, ma niente a che vedere con la musica di
Bird, Trane e Colossus.
promeo
>
>
> Il cosidetto jazz europeo è solo musica contemporanea , per alcuni
> aspetti affascinante, ma che niente ha a che vedere con il jazz.
Assolutamente, specie se ti riferisci a gran parte delle pubblicazioni
ECM. Musica contemporanea... puo' essere, anche se con quel termine
preferisco indicare grandi compositori di oggi come John Adams o
Michael Daugherty. L'ECM-sound mi pare piuttosto il contraltare
europeo alla new age. Eufonico, cristallino, "riposante",
contemplativo, immoto, ascetico, nibelungico, cioe' insomma un colpo
di maglio perforante sui coglioni.
> Ho appena riascoltato "Visible worlds" di Jan Garbarek.
> Che dire , solista strepitoso, ma niente a che vedere con la musica di
> Bird, Trane e Colossus.
Per me Garbarek e' uno dei solisti piu' pallosi che si possano sentire
in giro. Un conto sono i primi album dove aveva uno stile ayleriano,
poi si e' messo a fare quelle robe come Dis (con chitarra e arpa
norrena), i dischi con l'Hylliard Ensemble, e tutto il nibelungic
norwegian fiord-sound che ne deriva. Eufonica new age improvvisata col
sassofono. Bah.
Niccolo'.
> contemplativo, immoto, ascetico, nibelungico, cioe' insomma un colpo
> di maglio perforante sui coglioni.
ma dai, � vero che molti sono pallosi, ma ci sono dei dischi ECM
fondamentali. Alcuni sono anche divertentissimi e di facile ascolto,
tipo molti di K. Wheeler.
Poi c'� Surman... insomma, liquidare cos� un'intera atichetta mi pare
esagerato. Poi � chiaro che se uno ha voglia di ascoltare Coleman
Hawkins � meglio che guardi altrove :)
ciao
S
> ma dai, è vero che molti sono pallosi, ma ci sono dei dischi ECM
> fondamentali. Alcuni sono anche divertentissimi e di facile ascolto,
> tipo molti di K. Wheeler.
Intendiamoci, non cancello di colpo l'intero catalogo ECM, ci sono
anche bellissime cose (vedi dischi di Dave Holland per esempio, o
Surman che citi sotto). Io pero' questi dischi non li considero parte
dello "stile ECM" tipo i dischi pallosi di Garbarek, la musica di
Valentin Silvestrov, e varie cose del genere.
> Poi c'è Surman... insomma, liquidare così un'intera atichetta mi pare
> esagerato. Poi è chiaro che se uno ha voglia di ascoltare Coleman
> Hawkins è meglio che guardi altrove :)
Certo, in quel caso ascolto Coleman Hawkins! :)
Niccolo'.
> Il cosidetto jazz europeo è solo musica contemporanea , per alcuni
> aspetti affascinante, ma che niente ha a che vedere con il jazz.
> Ho appena riascoltato "Visible worlds" di Jan Garbarek.
> Che dire , solista strepitoso, ma niente a che vedere con la musica di
> Bird, Trane e Colossus.
>
> promeo
più che contemporanea, Io la chiamerei "musica improvvisata europea",
musica che per lo più e generalmente manca delle caratteristiche
ritmiche peculiari al jazz ( con possibili eccezioni che confermano la
regola).
Non c'è niente di sbagliato in sé in questa musica. Quello che è
sbagliato è ingenerare confusione nel pubblico dei fruitori, come in
effetti noto fare da decenni e per svariate ragioni, sottintendendo
magari che questa musica sarebbe una evoluzione creativa del jazz,
mentre invece è solo una cosa parecchio diversa.
f.
> Intendiamoci, non cancello di colpo l'intero catalogo ECM, ci sono
> anche bellissime cose (vedi dischi di Dave Holland per esempio, o
> Surman che citi sotto). Io pero' questi dischi non li considero parte
> dello "stile ECM" tipo i dischi pallosi di Garbarek, la musica di
> Valentin Silvestrov, e varie cose del genere.
Io mi limiterei ai musicisti europei in catalogo all'ECM e in
particolare alla produzione degli ultimi quindici anni.
Kenny Wheeler in effetti è canadese e ha in catalogo ECM dei gioielli
jazzistici.
A proposito di ECM L'ultmo solo di Jarrett, "Testament" guarda che
contiene alcune perle jazzistiche come il brano VI di Parigi e gli
ultimi due di Londra. Mi pare che Jarrett è dagli anni '70 che non
sfornava dei soli di questo livello musicale. A chi piace,
ovviamente...
ciao
f.
> On 10 Nov, 13:56, "promeo" <g...@ior.vt> wrote:
>
>> Il cosidetto jazz europeo � solo musica contemporanea , per alcuni
>> aspetti affascinante, ma che niente ha a che vedere con il jazz.
>
> Assolutamente, specie se ti riferisci a gran parte delle pubblicazioni
> ECM. Musica contemporanea... puo' essere, anche se con quel termine
> preferisco indicare grandi compositori di oggi come John Adams o
> Michael Daugherty.
Facile sottovalutare Michael Daugherty, e molti lo fanno, ma conosco
signori musicisti di estrazione squisitamente europea che hanno detto
"sar� una americanata" e poi, dopo averlo suonato, hanno detto "ma �
una GRANDE americanata". La sua musica � vitale, ben scritta, originale.
John Adams lo vedo un pochino in declino, ha dato il suo meglio in
passato: Phrygian Gates, Shaker Loops, Common Tones in Simple Time,
Harmonium, Grand Pianola Music, Harmonielehre, The Chairman Dances ,
Short Ride in a Fast Machine e Nixon in China sono capolavori. Dopo
Nixon in China trovo che il suo nuovo elemento "furfantello" non sia
cos� ben riuscito.
> L'ECM-sound mi pare piuttosto il contraltare
> europeo alla new age. Eufonico, cristallino, "riposante",
> contemplativo, immoto, ascetico, nibelungico, cioe' insomma un colpo
> di maglio perforante sui coglioni.
Non a caso registrano tutto quello che trovano di P�rt. Anche ci� che
sarebbe meglio lasciare (ossia praticamente tutto).
>> Ho appena riascoltato "Visible worlds" di Jan Garbarek.
>> Che dire , solista strepitoso, ma niente a che vedere con la musica di
>> Bird, Trane e Colossus.
>
> Per me Garbarek e' uno dei solisti piu' pallosi che si possano sentire
> in giro. Un conto sono i primi album dove aveva uno stile ayleriano,
> poi si e' messo a fare quelle robe come Dis (con chitarra e arpa
> norrena), i dischi con l'Hylliard Ensemble, e tutto il nibelungic
> norwegian fiord-sound che ne deriva. Eufonica new age improvvisata col
> sassofono. Bah.
Sono d'accordo. Ha fatto cose interessanti, ma sta lunga fare new age
mi scassa sia i cabasisi che gli zebedei. E anche i marroni.
Antero Petomainen
> Facile sottovalutare Michael Daugherty, e molti lo fanno, ma conosco
> signori musicisti di estrazione squisitamente europea che hanno detto
> "sar� una americanata" e poi, dopo averlo suonato, hanno detto "ma �
> una GRANDE americanata". La sua musica � vitale, ben scritta, originale.
Dimenticavo di dire che conosco la sua Metropolis-Symphony, Fire And
Blood, l'opera Jackie-O e qualcos'altro, e li trovo geniali.
Altrimenti sembra che lo sottovaluti anch;io :)
Antero Petomainen
Senza dover per forza assegnare patenti evolutive a checchesia, io
davvero non capisco perch� una musica che si � nutrita di inclusioni e
meticciamenti fin dalla sua nascita debba rincorrere chiss� quale
"purezza". La musica improvvisata europea (penso ad esempio ai grandi
improvvisatori organisti) ha una sua tradizione che non ha nulla a che
vedere con il jazz. Ci sono musiche che ingenereranno "confusione nel
pubblico dei fruitori" ? Beh, eccheccazzo, se nella mia storia di
ascolti musicali non ci fossero state confusioni e fraintendimenti
probabilmente starei ancora rincorrendo gli imitatori degli epigoni dei
parenti poveri dei Genesis.
Discorsi vecchi e ritriti già abbondantemente affrontati su questi
schermi da persone molto più competenti del sottoscritto.
Mi limito a chiarire che la purezza non c'entra un tubo e neppure il
meticciamento, peraltro ben noto nell'evoluzione jazzistica, ché il
processo musicale avviato in Europa di derivazione jazzistica è
arrivato, a mio parere ovviamente, pian piano a negare molte delle
caratteristiche peculiari proprie del canone jazzistico, con
particolare riferimento a quelle ritmiche e alle relative pronunce che
sono a mio avviso imprescindibili per caratterizzarlo come jazz ( non
mi riferisco necessariamente allo swing) e che sono del tutto diverse.
In estrema sintesi e senza tanti giri di parole, ritengo che quello
che si è operato e rilevato col tempo intorno al jazz in Europa è, per
lo più, non meticciato culturale, ma una chiara operazione di
neocolonialismo culturale, peraltro vizio tipico e storicamente ben
noto, arrivando addirittura a sostenere da parte dei più che il jazz
creativo ormai lo si fa solo in Europa espropriandolo dalla mani di
chi l'ha prodotto e che, a mio avviso, continua a produrlo.
In Europa si fanno semplicemente con l'improvvisazione cose molto
diverse, anche dell'ottima e interessante musica, ma che col jazz
tende ad avere sempre meno legami.
In questo senso si crea della confusione nei fruitori, anzi, direi
della autentica disinformazione intorno al jazz, aggiungo. Me ne sono
assolutamente convinto dai miei decennali riscontri sulle opinioni
raccolte tra il pubblico di neofiti e non di mia conoscenza.
Non sei d'accordo? Poco male.
saluti
f.
Io conosco i primi due che hai scritto, oltre a Motor City Tryptych,
Raise The Roof e il pezzo di tributo a Elvis, e la penso uguale. Poi
sentir� pure Jackie-O, a questo punto...
Niccolo'.
> Discorsi vecchi e ritriti gi� abbondantemente affrontati su questi
> schermi da persone molto pi� competenti del sottoscritto.
> Mi limito a chiarire che la purezza non c'entra un tubo e neppure il
> meticciamento, peraltro ben noto nell'evoluzione jazzistica, ch� il
> processo musicale avviato in Europa di derivazione jazzistica �
> arrivato, a mio parere ovviamente, pian piano a negare molte delle
> caratteristiche peculiari proprie del canone jazzistico, con
> particolare riferimento a quelle ritmiche e alle relative pronunce che
> sono a mio avviso imprescindibili per caratterizzarlo come jazz ( non
> mi riferisco necessariamente allo swing) e che sono del tutto diverse.
>
> In estrema sintesi e senza tanti giri di parole, ritengo che quello
> che si � operato e rilevato col tempo intorno al jazz in Europa �, per
> lo pi�, non meticciato culturale, ma una chiara operazione di
> neocolonialismo culturale, peraltro vizio tipico e storicamente ben
> noto, arrivando addirittura a sostenere da parte dei pi� che il jazz
> creativo ormai lo si fa solo in Europa espropriandolo dalla mani di
> chi l'ha prodotto e che, a mio avviso, continua a produrlo.
> In Europa si fanno semplicemente con l'improvvisazione cose molto
> diverse, anche dell'ottima e interessante musica, ma che col jazz
> tende ad avere sempre meno legami.
> In questo senso si crea della confusione nei fruitori, anzi, direi
> della autentica disinformazione intorno al jazz, aggiungo. Me ne sono
> assolutamente convinto dai miei decennali riscontri sulle opinioni
> raccolte tra il pubblico di neofiti e non di mia conoscenza.
> Non sei d'accordo? Poco male.
Sto provando a spostare il discorso sulla musica classica, campo che
conosco meglio, e immaginare quali canoni ritmici, armonici e di
pronuncia siano immaginabili per accomunare Frescobaldi, Mozart,
Beethoven, Chopin, Rossini, Verdi, Skriabin, Mahler, Bartok e
Shostakovich nello
stesso pentolone che siamo abituati a chiamare senza il minimo problema
"musica classica", e lascio perdere per carit� qualsiasi accenno alla
musica atonale, anche se ormai � vecchia di un secolo ed � abitualmente
compresa nei concerti di "musica classica". E il bello � che molti
neofiti sono convinti di risolversi tutti i dubbi ascoltando Allevi (ma
rotfl). Per� � vero che ho sempre odiato inscatolare la musica in questa
o quell'etichetta, credendo che la musica si divida essenzialmente in
bella e brutta, e quindi probabilmente il limite e mio.
> saluti
> f.
A te.
>
> Sto provando a spostare il discorso sulla musica classica, campo che
> conosco meglio, e immaginare quali canoni ritmici, armonici e di
> pronuncia siano immaginabili per accomunare Frescobaldi, Mozart,
> Beethoven, Chopin, Rossini, Verdi, Skriabin, Mahler, Bartok e
> Shostakovich nello
> stesso pentolone che siamo abituati a chiamare senza il minimo problema
> "musica classica", e lascio perdere per carit� qualsiasi accenno alla
> musica atonale, anche se ormai � vecchia di un secolo ed � abitualmente
> compresa nei concerti di "musica classica". E il bello � che molti
> neofiti sono convinti di risolversi tutti i dubbi ascoltando Allevi (ma
> rotfl)
Magari fosse possibile. Al limite ci aggrava qualche problema ormonale.
Antero Petomainen