> Potremmo anche discutere sul fatto che sia stato fascista fino a
> venticinque o più anni, e sul fatto che eventualmente lo sia rimasto
> dopo in forme più o meno criptiche (io credo di sì, e credo lo sia
> rimasto Eliade, con la differenza che l'eventuale criptofascismo di
> Cioran è una barzelletta tanto poco è influente, quello di Eliade un po'
> di più).
Il neognosticismo di Cioran non ha nulla a che vedere con una
particolare espressione politica. E' un errore frequente e forse
inevitabile appiattire forme radicali di rifiuto delle
magnifiche sorti e progressive della storia su posizioni reazionarie
o fasciste tout court. In ultima analisi è un retaggio della
storiografia marxista (a sua volta effetto della iperpoliticizzazione
del pensiero nell'ultimo secolo) che cerca continuamente di localizzare
nello spettro politico un pensiero e si smarrisce quando, molto
semplicemente, questo pensiero si presenta come non politico.
La soluzione è allora :"(cripto)Fascista!"
Ne sono stati vittima le filosofie di Schopenhauer, Nietzsche,
Heidegger e nel suo piccolo (ci mancherebbe che io lo paragoni a questi)
anche Cioran.
> Non ne vale la pena. Mi sembra il tipico scrittore da aforismi, per
> giunta spesso gratuiti. Del resto raramente l'aforisma dà di più; nei
> casi migliori si tratta dell'estrema incarnazione del motto arguto.
> Naturalmente almeno per il Novecento salvo personaggi come Kraus (che in
> ogni caso ebbe una produzione ben più sostanziosa di Cioran, non mi
> sembrano proprio paragonabili)
La penso esattamente al contrario, semmai Kraus mi appare come
l'apoteosi del bon mot settecentesco, di una leggerezza che
sconfina pericolasamente nel vuoto.
La prosa di Cioran, oltre al fatto che non così di frequente
si serve dell'aforisma secco, preferendo testi un po' più
elaborati, ha un pathos e una musicalità totalmente differenti.
Poi naturalmente ha scritto aforismi anche lui, ma non sono imho
le sue cose migliori.
e non includo nel discorso la grande
> tradizione francese cinque, sei e settecentesca, con personaggi come La
> Rochefoucauld, Pascal, de Chamfort; quella è tutt'altra cosa, anche
> formalmente direi.
Assolutamente sì.
> Cioran sembra avere almeno due livelli di lettura, e uno dei due è quasi
> sempre piuttosto banale; l'unico, alla fine, con cui i conti tornano.
> Temi affini (mettiamola così) sono ampiamente trattati, con un secolo e
> mezzo di anticipo, dal più grande pensatore italiano degli ultimi
> secoli, cioè Leopardi; non sto neppure a fare un confronto fra lo
> Zibaldone o le Operette Morali e il nichilismo modaiolo del nostro.
> fermo solo alla strategia comunicativa, all'immagine data di quel che si
> espone. Cioran ha avuto successo perché, oltre a parere inattuale, è
> sostanzialmente alla portata di tutti. Leggersi lo Zibaldone, o se
> vogliamo i libri in questa forma di Nietzsche, è ben altra cosa. Chiede
> molto di più, ma dà pure molto di più.
> Mi dispiace che a nessun altro sia rimasto impresso il modo in cui ne
> parla Cataluccio nel libro che ho segnalato. Solo apparentemente svagato.
Per quanto sopra, rimando a domani, perché ... Ah tempo più non v'è
(farò un esperimento un giorno o l'altro e parlerò solo con Da Ponte :-)
Se però il problema è Cioran che faceva jogging (non è che lo sapevo, ho
googlato un po') mi sembra il più trito degli argomenti ad hominem.
Per il quale è sempre valida la risposta di Schopenhauer, che
"è tanto poco necessario che il santo sia un filosofo, quanto
che il filosofo sia un santo" :-)
(e da quando, cazzo, fare jogging è un peccato mortale??)
ciao
E