Si parlava di l di questo immenso pianista.
Imho il suo Scarlatti (di cui avr fatto si e no
una decina di sonate), specie quello pensoso e "metafisico",
definitivo:
Richter (per rimanere agli allievi di Neuhaus) si rammaricava
alla fine della sua vita di non aver mai suonato Scarlatti,
ma chiss se avrebbe raggiunto la stessa profondit espressiva.
Nota a margine: le incisioni di questi giganti (penso anche
a Horowitz con lo stesso Scarlatti, a Richter con Haendel,
a Gould con Bach...), sono neanche la dimostrazione, ma la mostrazione
assiomatica, che "quella musica l " fatta per il pianoforte.
A prescindere che lo strumento esistesse o meno al tempo
in cui furono composti i brani in questione e a prescindere
che le esecuzioni filologiche suonino, e a buon diritto, in modo completamente differente.
Per dirla con Calvino: "un classico non ha mai finito di dire quello che deve dire".
Ricordo (seconda met degli anni novanta mi pare)
un numero di Pianotime (o Amadeus, ma direi Pianotime)
in cui c'era allegato un Cd con 5 sonate di Scarltti eseguite da Scarlatti, il nostro insegnante rimase cos entusiasta
da farle studiare a un nostro bravissimo compagno.
Nella recensione Rattalino tentava di spiegare la rotondit del
suono di Gilels dicendo che quando la meccanica del tasto azionata
in maniera particolarmente regolare la corda produce un aumento di sonorit
DOPO essere stata colpita e che nel caso dell'inizio di quella sonata gli aumenti post-percussione erano addirittura due, e nel CD
effettivamente si sentiva
qualcuno ricorda quel CD e la fantasmagorica recensione?
era compresa anche la Sonata in la K 113 / L345
Mario
--
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> qualcuno ricorda quel CD e la fantasmagorica recensione?
> era compresa anche la Sonata in la K 113 / L345
Io ne ho uno che era uscito nel '95 con SYMPHONIA, e oltre a sette
sonate di Scarlatti comprende anche Pour le piano di Debussy e gli
Studi sinfonici di Schumann.
> Il 27/07/2012 15:43, Mario_ ha scritto:
> > qualcuno ricorda quel CD e la fantasmagorica recensione?
> > era compresa anche la Sonata in la K 113 / L345
> Io ne ho uno che era uscito nel '95 con SYMPHONIA, e oltre a sette
> sonate di Scarlatti comprende anche Pour le piano di Debussy e gli
> Studi sinfonici di Schumann.
le sonate di Scarlatti del CD in questione erano 5, probabile poi che
fossero
le stesse incisioni, p.es. la seconda delle sonate postate da Etwas mi
pare la stessa meravigliosa esecuzione
Mario
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Piccola noticina a margine, superficiale e di costume, credo di aver conosciuto Gilels come pianista perch nella Settimana Enigmistica lo si trova costantemente da decenni come definizione nei cruciverba!
> Il 27/07/2012 15:09, etwas langsamer ha scritto:
>> Si parlava di l di questo immenso pianista.
> Nota a margine: le incisioni di questi giganti (penso anche
> a Horowitz con lo stesso Scarlatti, a Richter con Haendel,
> a Gould con Bach...), sono neanche la dimostrazione, ma la mostrazione
> assiomatica, che "quella musica l " fatta per il pianoforte.
> A prescindere che lo strumento esistesse o meno al tempo
> in cui furono composti i brani in questione e a prescindere
> che le esecuzioni filologiche suonino, e a buon diritto, in modo
> completamente differente.
> Per dirla con Calvino: "un classico non ha mai finito di dire quello che
> deve dire".
> E
Stai dicendo in pratica che i due modi di suonare possono convivere ma il pianoforte gli si addice comunque di pi : una tua opinione personale.
Per me invece il linguaggio tonale del '700 che presenta di per se molteplici possibilit , per cui meglio dire "tastiera" come faceva Bach e mantenere un margine di libert di gestirlo e dargli sviluppi differenti in base anche al materiale che hai a disposizione.
Intendo dire che se suoni un'invenzione a due voci con violino e cello, la esegui in maniera differente dal cembalo, l'importante mantenere cognizione di causa nel riconoscere ed esprimere l'"affetto" richiesto(non parlo solo di ritmo e dinamiche, ma ad esempio di vibrato, che un valore aggiunto): un concetto che chi fa musica da camera col pianoforte conosce benissimo perch deve trovare delle soluzioni che funzionano insieme su strumenti di tipo differente.
Con questo non intendo fare apologia alla filologia integralista, a me piacciono tutte le visioni possibili.. anche se trovo quella di Hantai divina (certo che il nome sembra quello di un porno giapponese) http://www.youtube.com/watch?v=qmXQOneCX4o
Se poi proprio non possiamo scegliere se suonare all'antica o alla moderna, possiamo sempre optare per la terza via e seguire le orme di Gould :D
e a questo punto tiene ragione pure Calvino
> a me > piacciono tutte le visioni possibili.. anche se trovo quella di Hantai > divina (certo che il nome sembra quello di un porno giapponese) > http://www.youtube.com/watch?v=qmXQOneCX4o
Che bellissimo suono ha questo clavicembalo, Samucito!
Sembra un arpicembalo.
Le mie orecchie ti sono grate.
--
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> Richter (per rimanere agli allievi di Neuhaus) si rammaricava
> alla fine della sua vita di non aver mai suonato Scarlatti,
> ma chiss se avrebbe raggiunto la stessa profondit espressiva.
Le tre sonate proposte sono molto belle.
Penso in generale che Gilels sia davvero un grande interprete, e non lo confronterei a Richter, anche se capisco che l'appartenenza allo stesso ambiente legittima e favorisce il paragone.
Richter leggendario, non si discute, ma anche Gilels unico a modo suo (ho gi detto che imho un grande interprete beethoveniano; aggiungo ora che anche con Mozart se la cava meglio di tanti altri). Richter stato un grande interprete di tanta musica del primo Novecento, forse, che Gilels ha frequentato con meno convinzione.
> ma chiss se avrebbe raggiunto la stessa profondit espressiva.
Posso dirne una grossa?
Io adoro Richter, uno dei miei favoriti in assoluto, ma quello degli ultimi anni mi lascia spesso un po' perplesso.
Soprattutto quando alle prese con il repertorio settecentesco. E un po' anche con altre cose, il suo Scriabin per esempio non era pi quello di un tempo, ma vista la portata della richiesta tecnica, lo si pu anche capire.
Quel che invece riesce pi difficile spiegarsi certo Bach, del tutto diverso dalla storica incisione del WTK; sostanzialmente monolitico e diciamolo, un po' noioso. Ci sono in giro dei dischi, mi pare piuttosto celebrati, con selezioni delle Suites, sia inglesi che francesi, e altri pezzi diciamo "minori" che non riascolto affatto con piacere. C'entra anche una qualit di registrazione spesso scadente (registrava sempre da vivo, come del resto ha fatto spessissimo in carriera) ma non solo quello; in certe sale, soprattutto in Cecoslovacchia, pedalizza, magari per problemi ambientali, in modo massiccio, distruggendo totalmente la percezione della polifonia. La qualit di registrazione quella che anche nei dischi da vivo degli anni '50 e '60 ma il risultato ben diverso.
Non deve aver avuto un estrema maturit molto serena, e in parte si sapeva. Ma rendersene conto ripetutamente doloroso. In conclusione, che non abbia preso in mano Scarlatti in quel periodo (grosso modo dopo la fine degli anni '80, ancora nell'88 aveva serate ottime, spesso documentate) davvero meglio.
Mi sento un po' come se avessi bestemmiato, ma quel che penso.
Adesso che ci penso, ricordo di averlo sentito (l'ultima volta) al teatro Malibran, a Venezia, negli anni novanta in un programma tutto beethoveniano che si apriva con la Patetica. Anche il Malibran ha un'acustica infelice.
La Sonata op.13 era comunque affogata nel pedale, quasi liquescente. Ho anche provato a pensare ad un'idea interpretativa particolare, senza convincermene gran che. Il resto del programma stato diversissimo, peraltro.
Mi pare di vedere anche le braccia che vanno su e gi , come i pupi siciliani.
Mi d sempre l'idea che lo muovano con i fili, pel di carota stantia.
Anche se il tormentone biscardiano che pi mi ossessiona, nel ricordo, "Parler io con il presidente Matarrese"...
> Mi pare di vedere anche le braccia che vanno su e gi , come i pupi
> siciliani.
> Mi d sempre l'idea che lo muovano con i fili, pel di carota stantia.
> Anche se il tormentone biscardiano che pi mi ossessiona, nel ricordo,
> "Parler io con il presidente Matarrese"...
> dR
Lol.
Per la sua frase indimenticabile :
Non parlate tutti insieme, al massimo due o tre per volta!"
>> ma chissà se avrebbe raggiunto la stessa profondità espressiva.
> Posso dirne una grossa?
Neppure a me il suo Bach acchiappa (e non tantissimo neppure
il suo WTC, ma una bestemmia alla volta...)
Non a caso nell'altro post ho citato lo Haendel da lui eseguito (un po'
più giovane, peraltro, fine anni 70), che è molto più interessante
imho, soprattutto nei meravigliosi tempi lenti:
Poi, anche se di altro repertorio settecentesco si tratta, io
non dimenticherei il suo Haydn (che invece suonò quasi fino all'ultimo
se non sbaglio): anche qui non tanto i tempi brillanti, ma, ad es., gli
Allegro Moderato con cui si aprono diverse sonate, tipo questa
o anche la Hob. 46, ancora più bella, in cui c'è un tale equilibrio di
lettura e al tempo stesso di amore per il dettaglio, che sembrano
il distillato di un'intera carriera artistica.
Un po' come il Bach - qui sì - dell'Arrau ottuagenario.
> Mi sento un po' come se avessi bestemmiato, ma è quel che penso.
> Adesso che ci penso, ricordo di averlo sentito (l'ultima volta) al
> teatro Malibran, a Venezia, negli anni novanta in un programma tutto
> beethoveniano che si apriva con la Patetica. Anche il Malibran ha
> un'acustica infelice.
> La Sonata op.13 era comunque affogata nel pedale, quasi liquescente. Ho
> anche provato a pensare ad un'idea interpretativa particolare, senza
> convincermene gran che. Il resto del programma è stato diversissimo,
> peraltro.
> Il 27/07/2012 15:21, etwas langsamer ha scritto:
>> Il 27/07/2012 15:09, etwas langsamer ha scritto:
>>> Si parlava di là di questo immenso pianista.
>> Nota a margine: le incisioni di questi giganti (penso anche
>> a Horowitz con lo stesso Scarlatti, a Richter con Haendel,
>> a Gould con Bach...), sono neanche la dimostrazione, ma la mostrazione
>> assiomatica, che "quella musica lì" è fatta per il pianoforte.
>> A prescindere che lo strumento esistesse o meno al tempo
>> in cui furono composti i brani in questione e a prescindere
>> che le esecuzioni filologiche suonino, e a buon diritto, in modo
>> completamente differente.
>> Per dirla con Calvino: "un classico non ha mai finito di dire quello che
>> deve dire".
>> E
> Stai dicendo in pratica che i due modi di suonare possono convivere ma
> il pianoforte gli si addice comunque di più: è una tua opinione personale.
No, non sostengo che "le si addice di più", ma che musica come questa
(sotto le dita giuste, beninteso) suona "naturaliter" pianistica.
L'articolazione, il fraseggio le micro-dinamiche, la sonorità
generale che un Gilels o un Horowitz sanno dare a questi pezzi,
appaiono talmente appropriate che sembrano richieste dalla musica
stessa, anche se sappiamo che materialmente questo è falso.
Siamo, semmai, in una situazione di perfetta "equipollenza"
tra clavicembalo e pianoforte.
E questo, a mio modo di vedere, è un valore aggiunto di quella "x"
che storicamente si determinerà pure come "Sonata per clavicembalo n.
xyz di D. Scarlatti", ma da un punto di vista artistico (a-storico,
anti-storico, tutto quello che vuoi) è una stupefacente sonata "per
pianoforte" di D. Scarlatti. Non le manca proprio niente, in effetti.
A questo punto però un buon clavicembal-integral-ista ti fermerebbe
dicendoti: "alt, proprio quello che aggiunge il pianoforte - dinamica,
tocco, sonorità - non era neppure immaginabile dal compositore,
*quindi* è estraneo alla composizione. Se suoni questa cosa
al pianoforte, in realtà stai suonando un'altra cosa".
Al che si potrebbe replicare: "ma di quale 'cosa' stiamo parlando?"
La frase di Calvino, applicata alla musica, non vuol dire altro che un
certo brano contiene potenzialità che non è detto riesca a esplicitare
interamente e definitivamente al momento in cui viene alla luce.
Certo, che queste potenzialità vi siano, non lo si può sapere a priori,
ma solo quando un Gilels o un Horowitz si metteranno alla tastiera.
Ma proprio questo è il bello di tutta la faccenda, no? :-)
> Neppure a me il suo Bach acchiappa (e non tantissimo neppure
> il suo WTC, ma una bestemmia alla volta...)
Beh, non una bestemmia. C' all'opera un pianista fantastico, molto pi in palla che nelle ultime registrazioni; su questo non ci sono dubbi.
Poi si possono dire tante cose, non necessariamente irriverenti.
Il tardo Bach di Arrau invece lo trovo fantastico.