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GRANDI PIANISTI VS PIANISTI ORIGINALI

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armolodico

unread,
Nov 20, 2009, 7:59:51 AM11/20/09
to
Ascoltando in questi giorni i dischi di un pianista bravissimo,
Nicolai Lugansky, ho fatto questa riflessione: secondo me i pianisti
si possono forse dividere in due catgorie:

Da un lato i pianisti "tradizionali" (passatemi il termine), che
possono arrivare a forme di bravura strepitose, e i pianisti che
invece reinventano letteralmente il pianoforte.

Insomma, mi sembra di poter dire che accanto alla tipologia del
"grande pianista", che suona benissimo ma in modo "tradizionale", ci
siano pianisti geniali ed originali che suonano con uno stile (dal
punto di vista del fraseggio, del timbro ecc.) totalmente loro ed
inimitabile; un modo che in qualche modo ci fa vedere il pianoforte in
un'ottica diversa.

Metterei fra questo tipo di pianisti (fra quelli che conosco) artisti
come: Glenn Gould, Pogorelich, Radu Lupu. Benedetti Michelangeli.

Non metterei invece in questa lista, pur essendo grandissimi pianisti
e in alcun casi fra i miei preferiti in assoluto, artisti come:
Pollini, Richter (per quel poco che conosco di suo), Aschenazy,
Argherich e altri ancora.

Cosa ne pensate di questa suddivisione? Siete d'accordo?
Vedete anche voi quello che vedo io e cioè che il "modo di vedere" il
pianoforte di Gould o di Pogorelich, per dire, è unico mentre ci sono
immensi pianisti che tuttavia NON trasformano il modo di concepire il
pianoforte?

L'Esattore

unread,
Nov 20, 2009, 8:30:32 AM11/20/09
to
armolodico ci ha detto :

> Cosa ne pensate di questa suddivisione? Siete d'accordo?

> Vedete anche voi quello che vedo io e cioᅵ che il "modo di vedere" il
> pianoforte di Gould o di Pogorelich, per dire, ᅵ unico mentre ci sono


> immensi pianisti che tuttavia NON trasformano il modo di concepire il
> pianoforte?

Sono abbastanza d'accordo, pur non capendone poi molto. Credo comunque
che il confine tra le due categorie possa effettivamente esser posto se
si guarda l'intera carriera di un interprete, ma difficilmente vale per
ogni esecuzione. Ogni pianista, anche il piᅵ ancorato alla tradizione,
riesce a volte a elevarsi e far scoprire qualcosa di nuovo in un
lavoro, almeno secondo me. Senz'altro, come dici tu, un genio del
livello di Glenn Gould ha effettivamnete saputo farci scoprire qualcosa
che prima di lui era difficile immaginare, ma non sempre, secondo me,
il suo pianismo ᅵ stato efficace. Con questo voglio dire che staccarsi
di molto dalla consuetudine porta a toccare picchi clamorosi nella
lettura di un certo tipo di repertorio che si ben si presta
all'innovazione, ma non evita qualche rimpianto se si pensa ad un altro
tipo di repertorio. Per tagliare la testa al toro: nessuno nega che il
Bach di Gould sia straordinario e rivoluzionario, ma ᅵ innegabile anche
che lo Chopin di Gould non sia alla stesso livello. Un discorso diverso
vale per il Mozart (delle sonate), sempre di Gould, nonostante le
scelte che fa siano largamente discutibili e inusuali, il risultato che
ne viene fuori ᅵ certamente degno di attenzione. Invece Richter, per
passare all'altra categoria, pur consegnandoci un Bach meno
sensazionale di quello di Gould ci ha saputo donare interpretazioni di
rilievo paragonabile, basti pensare al Clavicembalo ben temperato.
Devo dire comunque che non condivido pienamente i nomi che metti nelle
varie categorie. Ad esempio, fatico a vedere Benedetti Michelangeli e
Radu Lupu nella stessa categoria di Gould. Pensando a Schubert, che ha
reso celebre Lupu, mi viene da pensare che le incisioni piᅵ diverse
dalla norma che io abbia sentito (particolarmente spiritose) sono
quelle di Brendel, non quelle di Lupu, pur sicuramente straordinarie.
Non so :)

--
L'Esattore
Principe, ciᅵ che siete, lo siete per nascita. Ciᅵ che sono, lo sono
per me. Principi ce n'ᅵ e ce ne saranno ancora migliaia. Di Beethoven
ce n'ᅵ soltanto uno.


अश्वमित्रः

unread,
Nov 20, 2009, 9:01:01 PM11/20/09
to
On 20 Nov, 17:59, armolodico <armolod...@gmail.com> wrote:

> Cosa ne pensate di questa suddivisione? Siete d'accordo?

La distinzione andrebbe per artisti di ogni genere, no?

armolodico

unread,
Nov 23, 2009, 5:30:56 AM11/23/09
to
Sono senz’altro d’accordo con te e le tue considerazioni. Accolgo
l’idea che forse il discorso che faccio si può applicare per ogni
pianista, magari ad un singolo autore. L’esempio classico è
l’accoppiata Gould/Bach.

Eppure… Eppure vorrei insistere sull’aspetto che ho messo in luce. Ma
attenzione, il mio discorso non ha nulla a che vedere con la validità
o non validità di una interpretazione, sulla sua riuscita o non
riuscita. Ad esempio, tu fai il paragone Brendel-Lupu e ci può stare:
può essere che Brendel suoni Schubert meglio di Lupu ma non è questo
il punto che volevo rilevare. Non mi voglio riferire infatti ad una
discussione su interpretazioni più o meno “fuori dalla norma”

Quello che volevo mettere in luce è un altro aspetto, ossia la
capacità che hanno certi artisti di “vedere” il pianoforte in un modo
che è tutto loro e che li rande assolutamente originali rispetto a
tutto il resto. Faccio degli esempi pratici, molto brevi, limitati a
pochi nomi (invito anzi ad arricchire le liste con vostre
considerazioni).

Gould – I “livelli” che riesce a creare, lo staccato, ecc: è tutto e
solo suo (lasciamo perdere per un attimo l’antecedente rappresentato
dalla Tureck); poi è vero: magari funziona solo in bach. Per es. in
brahms abbiamo un gould tutto diverso, anche se quella “palta” che
riesce a mettere su molte partiture rimantiche è anche quella solo
sua, se vogliamo.

Pogorelich – quel fraseggio così particolare, quella capacità di
donare bagliori improvvisi del registro acuto

Lupu – quella sensazione che stia dipingendo la partitura ad
acquerello, il rilievo armonico che riesce a dare alle partiture


Invece faccio qui un paio di nomi di pianisti, secondo me, non così
personali (ripeto: magari poi le loro interpretazioni sono più belle
di quelli sopracitati; anzi, nel caso di Pollini si tratta di uno dei
2 o 3 miei pianisti preferiti in assoluto)

Pollini: la sua caratteristica è di essere “razionale” di rilevare la
struttura dei pezzi. Lo fa straordinariamente bene, ma è una
caratteristica che hanno tanti altri pianisti

Zimerman: ha un bellissimo suono, è molto “caldo”, ha dei registri
molto omogenei fra di loro. Ma queste sono caratteristiche che, a
livelli inferiori, hanno anche altri pianisti.

Insomma, non so re ho reso l'idea di quello che voglio dire...:-)

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