L'idea di Kupfer e' quella di valorizzare gli aspetti drammaturgici
sostenuti da Carl Dahlhaus, che individua nell'opera due piani distinti,
musicalmente e drammaturgicamente: il dramma "interiore", che coinvolge
Senta e l'Olandese, e il dramma "esteriore" che coinvolge Daland ed
Erik.
Dal punto di vista drammaturgico il nucleo dell'opera (molti critici, e
lo stesso Wagner, piu' che un'opera o un dramma musicale, la considerano
una ballata scenica) sta nel rapporto Olandese-Senta, i quali non
obbediscono a una propria volonta', non entrano in un confronto
dialettico, ma agiscono come strumenti di un destino. Daland ed Erik
sono il background ambientale: Daland come personaggio ai limiti del
basso buffo, che occupa con la sua ingombrante presenza la maggior parte
del piano esteriore; Erik, l'innamorato di Senta, come sponda necessaria
al compiersi del destino, con l'ultimo intervento dell'Olandese che
respinge la dedizione di Senta dopo aver sentito l'appassionato appello
di Erik.
La musica, il canto, il linguaggio del piano interiore "procede dalla
declamazione espressiva del recitato accompagnato" (soprattutto nel
duetto centrale fra i due); mentre quella dal piano esteriore tende
all'aria tradizionale, al canto melodico, in piu' occasioni con
carattere banale, se non addirittura triviale (vedi l'aria di Daland di
presentazione a Senta dell'Olandese). Musicalmente i due piano sono
molto bene avvertibili e non confondibili.
Kupfer riprende i due piani, secondo me con un colpo di genio registico:
il piano interiore viene sviluppato come un "sogno" o una fantasia, o un
mondo immaginario che proviene da Senta. E questo e' portato in modo
esplicito sulla scena: il vascello, l'Olandese si materializzano sulla
scena con un aspetto irreale, onirico. Il piano esteriore e'
sostanzialmente rappresentato dal grande camerone della filanda, nel
quale si sviluppano le scene della realta, ma sul quale, di volta in
volta, si innestano le scene oniriche.
Tutto il primo atto, l'episodio dell'incontro di Daland con l'Olandese,
la richiesta dell'Olandese di sposarne la figlia, e l'accettazione, con
tanto di invito da parte di Daland, sono immagini che si creano nella
mente di Senta, la cui figura e' presente sullo sfondo trasognata, e
abbraccia convulsamente il quadro che ritrae l'olandese e che e' alla
origine della famosa ballata.
In realta', si vedra' poi, Daland effettivamente durante il suo viaggio
ha conosciuto un ricco signore, e gli ha promesso, per la normale
avidita' umana, in sposa la figlia. Qui c'e' una specie di
sovrapposizione dei due piani, onirico e reale, cosa che per esempio
verra' ripetuta nel Lohengrin nel sogno di Elsa.
Il sogno prosegue poi nella seconda meta' del secondo atto, dopo le
scene reali del coro delle filatrici, della ballata e del duetto di
Senta con Erik e il sogno di Erik (che sembra dare una conferma alla
costruzione fantastica di Senta). Daland entra accompagnato dal
personaggio, che nella mente di Senta (e sulla scena) si rivela come
l'uomo del ritratto. Registicamente il personaggio reale (che e' muto)
lascia il posto al materializzarsi sulla sfondo, dell'Olandese e del
vascello che non e' piu' mostruoso come nel primo atto, ma splendente di
fiori e di luce. Tutto il duetto, fino alla fine dell'atto si svolge nel
segno dell'onirica immaginazione di Senta, mentre il personaggio reale
e' raffigurato da una silhouette senza vita che appare sulla sfondo.
Il sogno continua nel terzo atto, con una immaginaria festa nuziale; il
coro (formato da persone tutte vestite di bianco e mascherate) canta la
gioia degli sponsali, entrando poi alla fine in conflitto col coro
invisibile dei marinai del vascello fantasma. Il sogno di Senta si
interrompe bruscamente con l'entrata di Erik e con il suo accorato
appello. Senta, anziche' reagire e tornare alla realta', si sprofonda
ulteriormente nel desiderio di redimere l'Olandese (che poi e' un
desiderio di morte) e il sogno ricompare sotto forma del mostruoso
vascello e dell'Olandese che respinge, per amore, il sacrificio di
Senta, e riparte per le distese marine e le tempeste, ancora una volta
sconfitto. Ma Senta ora traduce il sogno in un atto reale, e si getta
dalla finestra per cercare quella morte il cui desiderio la perseguita
fin dal preludio dell'opera.
L' alternarsi scenico di momenti "reali" (la scena delle ragazze che
filano, le discussioni con Erik, l'ingresso del padre e la presentazione
dello straniero, e alla fine il suicidio di Senta) nei quali la
scenografia e' quella classica, tradizionale, il grande camerone della
filanda, e che musicalmente e drammaturgicamente corrisponde al piano
esteriore citato da Dahlhaus; e di momenti di sogno, nei quali la
scenografia tradizionale viene oscurata per il comparire del vascello
fantasma e della figura dell'Olandese, e che musicalmente corrispondono
al piano interiore, a mio avviso e' geniale, e ci fa penetrare in
profondita' in questa opera giovanile, svelandoci tutti i sottintesi
psicanalitici che essa contiene.
Saluti a tutti
Rudy
Colpito in ke senso? Kupfer nn appartiene a quella strampalata, a
volte pericolosa, genia dei c.d. "registi alla tedesca"!?...
>L'idea di Kupfer e' quella di valorizzare gli aspetti drammaturgici
>sostenuti da Carl Dahlhaus
Ki sarebbe costui?
>Dal punto di vista drammaturgico il nucleo dell'opera (molti critici, e
>lo stesso Wagner, piu' che un'opera o un dramma musicale, la considerano
>una ballata scenica)
Sarà quello ke è, ma a me sembra 1 delle migliori "opere" (in senso
lato...) di Wagner, forse la migliore, anke xkè molto + vicina ad una
mentalità mediterranea come la mia di quanto nn lo siano le
ingarbugliate storie nibelungike del Ring...
>sta nel rapporto Olandese-Senta, i quali non
>obbediscono a una propria volonta'
Ma a quella degli "dei"!? Wagner paganeggiante allora?...
>respinge la dedizione di Senta dopo aver sentito l'appassionato appello
>di Erik
Ke erore (io nn l' avrei fatto)!... ;-)))
>Kupfer riprende i due piani, secondo me con un colpo di genio registico:
>il piano interiore viene sviluppato come un "sogno" o una fantasia, o un
>mondo immaginario che proviene da Senta. E questo e' portato in modo
>esplicito sulla scena: il vascello, l'Olandese si materializzano sulla
>scena con un aspetto irreale, onirico
Sotto questo riguardo nn troverai molto distante l' impostazione di
Kokkos allora (forse...)
>Saluti a tutti
A presto!
LUX
> Il Thu, 08 Apr 2004 20:10:50 GMT, rodolfo....@tin.it (Rodolfo
> Canaletti) ha scritto:
> Colpito in ke senso? Kupfer nn appartiene a quella strampalata, a
> volte pericolosa, genia dei c.d. "registi alla tedesca"!?...
Non conosco una genia del genere. Di solito mi interessa un regista ben
definito per quello che fa sulla scena. Secondo me (e non solo) Kupfer
e' uno dei registi piu' geniali. Le sue regie che ho visto, non tutte
ovviamente sullo stesso piano, hanno tuttavia il segno della genialita'.
Fra queste, oltre all'Olandese, citerei l'Elektra diretta da Abbado, di
cui esiste il DVD. Poi ovviamente c'e' chi lo apprezza e chi no.
> >L'idea di Kupfer e' quella di valorizzare gli aspetti drammaturgici
> >sostenuti da Carl Dahlhaus
>
> Ki sarebbe costui?
Un musicologo. Io apprezzo molto i suoi scritti, e in particolare quelli
che riguardano le opere di Wagner.
> Sarà quello ke è, ma a me sembra 1 delle migliori "opere" (in senso
> lato...) di Wagner, forse la migliore, anke xkè molto + vicina ad una
> mentalità mediterranea come la mia di quanto nn lo siano le
> ingarbugliate storie nibelungike del Ring...
Insomma, e' come dire che a te non piace Wagner. Delle sue opere
l'Olandese, secondo me, e' la piu' misera, quello meno ricca di
inventiva, insomma, un'opera in cui deve ancora svilupparsi quella
maturazione che dal Lohengrin in poi ne ha fatto uno dei pilastri del
dramma musicale di tutti i tempi.
> >sta nel rapporto Olandese-Senta, i quali non
> >obbediscono a una propria volonta'
>
> Ma a quella degli "dei"!? Wagner paganeggiante allora?...
Per quello Wagner ha una religione tutta sua, mista di cristianesimo,
buddismo, filosofia di Schopenhauer, filosofia di Nietzsche, e altre
cose ancora. Ma quando ha composto l'Olandese non credo che avesse
sposato alcuna di queste. Nell'Olandese chi detta legge e' il destino,
direi nella lezione greca (Eschilo?)
> >Kupfer riprende i due piani, secondo me con un colpo di genio registico:
> >il piano interiore viene sviluppato come un "sogno" o una fantasia, o un
> >mondo immaginario che proviene da Senta. E questo e' portato in modo
> >esplicito sulla scena: il vascello, l'Olandese si materializzano sulla
> >scena con un aspetto irreale, onirico
>
> Sotto questo riguardo nn troverai molto distante l' impostazione di
> Kokkos allora (forse...)
Non so. Lo vedro'. In Kupfer il sogno e' esplicitamente portato in
scena, non c'e' solo allusione.
Ciao
Rudy
>Il Thu, 08 Apr 2004 20:10:50 GMT, rodolfo....@tin.it (Rodolfo
>Canaletti) ha scritto:
>>L'idea di Kupfer e' quella di valorizzare gli aspetti drammaturgici
>>sostenuti da Carl Dahlhaus
>
>Ki sarebbe costui?
Carl Dalhaus: I drammi musicalli di Richard Wagner. Pubblicato da
Marsilio. E' una lettura molto interessante.
Aggiungo alla lista dei libri da leggere un'antologia di articoli
sull'Olandese Volante pubblicata dalla Cambridge University Press
(titolo: Der Fliegende Hollander) in cui ho scoperto che la
realizzazione onirica dell'opera si trova gią in un film realizzato
nella DDRnel '64. Cito dal libro: "la enfasi del regista Herzsul mondo
onirico di Senta come di un elemento chiave č stata ampiamente
copiata. Nel 1975 a San Francisco Jean-Pierre Ponnelle offrģ una
variazione sul tema mettendo in scena gli eventi principali dell'opera
come sognati dal timoniere"
Giuseppe Sottotetti
> Aggiungo alla lista dei libri da leggere un'antologia di articoli
> sull'Olandese Volante pubblicata dalla Cambridge University Press
> (titolo: Der Fliegende Hollander) in cui ho scoperto che la
> realizzazione onirica dell'opera si trova già in un film realizzato
> nella DDRnel '64. Cito dal libro: "la enfasi del regista Herzsul mondo
> onirico di Senta come di un elemento chiave è stata ampiamente
> copiata. Nel 1975 a San Francisco Jean-Pierre Ponnelle offrì una
> variazione sul tema mettendo in scena gli eventi principali dell'opera
> come sognati dal timoniere"
Scusa, ma non ho capito una cosa: il regista Herz ha fatto una
intepretazione onirica? In che teatro? in che anno?
Poi, non mi sembra che le interpretazioni oniriche partendo dal
timoniere e partendo da Senta possano essere considerate identiche al
punto di parlare di "copiatura" addirittura "ampia". Magari ci saranno
stati altri aspetti.
Il libro di Dahlhaus e' del 1971
La regia di Ponnelle puo' essere certo molto interessante. Ma non
avendola vista non posso esprimermi e non posso sapere fino a che punto
si ispiri alla interpretazione drammaturgica datane da Dahlhaus.
Ciao
Rudy
>Scusa, ma non ho capito una cosa: il regista Herz ha fatto una
>intepretazione onirica? In che teatro? in che anno?
Cito sempre dal libro della Cambridge University Press: "La concezione
dell'opera secondo Herz ebbe la sua apoteosi non in teatro ma nella
versione cinematografica in bianco e nero che fece per la DEFA (la
compagnia cinematografica statale della DDR) nel 1964.
>
>Poi, non mi sembra che le interpretazioni oniriche partendo dal
>timoniere e partendo da Senta possano essere considerate identiche al
>punto di parlare di "copiatura" addirittura "ampia". Magari ci saranno
>stati altri aspetti.
Ambasciator non porta pena. Il testo originale dice: "Herz's emphasis
on Senta's dream-world as a key element in the interpretation was
widely copied". L'autore dell'articolo dice alcune pagine più in là
che "kupfer had an immense success with a Sent's dream production that
was greatly indebted to Herz's concept" che è senza dubbio molto
meglio del "widely copied". Soprattutto si nota che "where Herz had
chosen Stanislavsky-style realism for Daland's bourgeois milieu,
Kupfer and his designer Peter Sykora used constructivit, surrealistic,
even expressionist means to move swiftly betweeen Senta's real and
fantasy world ... Much of the power in Kupfer's productrion lay in
exceptionally swift transitions between reality and dream modes and in
fostering a Pirandello-like suspension betweeen the two modes ...
Kupfer's use of stage-wizardry was a modern means of realizing
Wagner's own intentions for the work as a dramatic ballad effecting
cuts of filmic rapidity between scenes and within scenes thus
(correctly) denying that the work is a developmental drama based on
the working out of conflict".
Ho preferito non tradurre il testo originale per evitare
fraintendimenti dovuti alle mie mediocri capacità di traduttore.
Giuseppe Sottotetti
> Cito sempre dal libro della Cambridge University Press: "La concezione
> dell'opera secondo Herz ebbe la sua apoteosi non in teatro ma nella
> versione cinematografica in bianco e nero che fece per la DEFA (la
> compagnia cinematografica statale della DDR) nel 1964.
[...]
> Il testo originale dice: "Herz's emphasis
> on Senta's dream-world as a key element in the interpretation was
> widely copied". L'autore dell'articolo dice alcune pagine più in là
> che "kupfer had an immense success with a Sent's dream production that
> was greatly indebted to Herz's concept" che è senza dubbio molto
> meglio del "widely copied". Soprattutto si nota che "where Herz had
> chosen Stanislavsky-style realism for Daland's bourgeois milieu,
> Kupfer and his designer Peter Sykora used constructivit, surrealistic,
> even expressionist means to move swiftly betweeen Senta's real and
> fantasy world ... Much of the power in Kupfer's productrion lay in
> exceptionally swift transitions between reality and dream modes and in
> fostering a Pirandello-like suspension betweeen the two modes ...
> Kupfer's use of stage-wizardry was a modern means of realizing
> Wagner's own intentions for the work as a dramatic ballad effecting
> cuts of filmic rapidity between scenes and within scenes thus
> (correctly) denying that the work is a developmental drama based on
> the working out of conflict".
> Ho preferito non tradurre il testo originale per evitare
> fraintendimenti dovuti alle mie mediocri capacità di traduttore.
Non ho visto il film di Herz, e neppure la regia di Ponnelle del '75
(che mi pare aver capito sia quella del sogno del timoniere).
La descrizione che riporti sulla rappresentazione di Kupfer, mi pare di
capire, e' corretta. Il livello onirico di Senta e quello reale si
alternano e sembrano addirittura sovrapporsi. La citazione di Pirandello
mi sembra giusta, soprattutto nel momento dell'incontro fra Senta e
l'ignoto e muto amico che il padre ha condotto dal viaggio e che Senta
scambia per l'Olandese (la presenza sul palco di due persone, che di
fatto sono una sola, ma diversa nella realta' e nel sogno di Senta).
Poi e' giusto osservare che il lavoro non e' uno sviluppo di drammatici
conflitti (tesi sostenuta anche da Dahlhaus) ma lo sviluppo di un sogno
o di una fantasia che trova la sua origine nella ballata e la sua
spiegazione nella psicanalisi.
Se poi il film sia meglio del lavoro di Kupfer, non saprei dire, sempre
che il paragone fra un film e il teatro sia possibile, e che un film
tratto da un lavoro teatrale risponda alla forma cinematografica in modo
soddisfacente (ce ne sono, certo, ma molto pochi).
Ciao
Rudy
>
>Se poi il film sia meglio del lavoro di Kupfer, non saprei dire, sempre
>che il paragone fra un film e il teatro sia possibile, e che un film
>tratto da un lavoro teatrale risponda alla forma cinematografica in modo
>soddisfacente (ce ne sono, certo, ma molto pochi).
Sono affatto d'accordo. Mi è capitato molto di rado di vedere delle
soddisfacenti versioni cinematografiche di opere liriche.
Anni fa vidi al Centro Culturale Francese un Boris Godunov realizzato
come film (e non come ripresa cinematografica di una produzione
teatrale) da Vera Stroeva. Certo, l'opera era ampiamente tagliata, ma
il linguaggio cinematografico della Stroeva era molto avvincente. In
particolare il continuo passaggio da Kromi alla morte di Boris -
realizzabile solo al cinema - rendeva molto bene l'idea che le due
scene avvengono contemporaneamente.
Molto belli anche i film-opera realizzati dalla tv britannica Channel
4 a partire da "The Death of Klinghoffer" e "Owen
Wingrave".Klinghoffer addirittura sembra essere anche molto più bello
nella sua versione televisiva. (Entrambi i film mi risulta siano già
disponibili su DVD)
Giuseppe Sottotetti
> Molto belli anche i film-opera realizzati dalla tv britannica Channel
> 4 a partire da "The Death of Klinghoffer" e "Owen
> Wingrave".Klinghoffer addirittura sembra essere anche molto più bello
> nella sua versione televisiva. (Entrambi i film mi risulta siano già
> disponibili su DVD)
Si'. The Death of Klinghoffer l'ho recentemente acquistato. Non l'ho
ancora visto, perche' voglio fare prima un riascolto dell'edizione
ferrarese che ho registrato.
Visto anche che il direttore d'orchestra dell'edizione in DVD e' lo
stesso Adams!
Ciao
Rudy
Eppure esiste, esiste... ;-))
>Insomma, e' come dire che a te non piace Wagner. Delle sue opere
>l'Olandese, secondo me, e' la piu' misera:::::::::::
Nn è ke nn mi piace: ho avuto un po' un ripensamento sul Ring
(rispetto a quando passai il mio 50° compleanno guardandomi tutte di
seguito le cassette dell' edizione Bayreuth di Boulez...) e rilevo con
piacere ke anke Wagner ha fatto qualke opera "a numeri kiusi" in cui
addirittura si possono riconoscere delle "arie" e ci sn un paio di
duetti (Olandese Daland ed Olandese Senta) con musica "quasi"
belcantista ke potrebbero stare in 1 opera verdiana... ;-))
> quello meno ricca di
>inventiva, insomma, un'opera in cui deve ancora svilupparsi quella
>maturazione che dal Lohengrin in poi ne ha fatto uno dei pilastri del
>dramma musicale di tutti i tempi.
Tutto quello ke vuoi, ma resta il fatto inconfutabile (IMHO) ke al
buon Richard mancava il dono della sintesi e ke drammaturgicamente
indulgeva nel difetto di lasciare x troppo tempo in scena poki
personaggi (a volte solo 1...).
Inoltre, se nn fosse x la Musica davvero sublime ke l' accompagna e ke
IMHO s' impone da sola quasi come un lunghissimo poema sinfonico,
tutta la vicenda del Ring è troppo ingarbugliata (ricordo ke ne
parlammo a suo tempo con Cekkerini...) e può appassionare solo i
patiti delle saghe nordike... A me nn avvince con la stessa forza dei
poemi omerici, ke trovo molto + vicini alla mia sensibilità.
>Per quello Wagner ha una religione tutta sua, mista di cristianesimo,
>buddismo, filosofia di Schopenhauer, filosofia di Nietzsche, e altre
>cose ancora
Sovrastrutture ke IMHO era meglio nn ci fossero (sarà ke sn
agnostico...): ma x fortuna ke c' è la Musica ke fa premio su tutto!
>Non so. Lo vedro'. In Kupfer il sogno e' esplicitamente portato in
>scena, non c'e' solo allusione.
Ma, a conti fatti, nn t' è sembrata la stessa impostazione di base di
Kokkos?
LUX
> >Non so. Lo vedro'. In Kupfer il sogno e' esplicitamente portato in
> >scena, non c'e' solo allusione.
>
> Ma, a conti fatti, nn t' è sembrata la stessa impostazione di base di
> Kokkos?
Credo che ormai l'impostazione della doppia realta' dell'Olandese abbia
un po' conquistato tutti i registi.
Ho un film del '75 diretto da Vaklav Kaslik (il direttore d'orchestra e'
Sawallisch) che interpreta l'opera come una qualsiasi storia, con tanto
di navi nel mare in tempesta, scene drammtiche etc. Orribile!
In Kokkos, come ho scritto nel mio post iniziale, lo sdoppiamento mi
sembra che sia stato realizzato mediante il riflesso e le proiezioni sul
grande specchio di fondo.
Quello mi ha colpito negativamente, e' che i realizzatori non hanno
speso una lira pe l'adattamento ad un palcoscenico piu' grande di quello
di Bologna.
Cosi' veniva riflessa una parte dell'orchestra, e il tendone che stava
dietro lo specchio aveva della pieghe che deformavano le immagini
riflesse e le proiezioni.
Soldi, soldi, purtroppo oggi contano solo quelli.
Purtroppo occorre dire che le lamentele di quelli che, in posizione
alta, hanno visto molto male sia i riflessi sia le proiezioni,
denunciano una scarsa attenzione, piu' che del regista, dei realizzatori
per il pubblico. E questo e' molto sbagliato.
Ciao
Rudy