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Da Londra a Torino: il mistero dell'Ezio (Metastasio-Haendel)

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MOS Pietro Metastasio Edizioni

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Oct 3, 2008, 12:24:20 PM10/3/08
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Recensione di Mario Valente, pubblicata nelle NEWS del sito web:
http://www.pietrometastasio.com insieme al libretto originario di P.
Metastasio e alla partitura di G. F. Haendel.

Da Londra a Torino: il mistero dell'Ezio (Metastasio-Haendel)

Ezio di Georg Friedrich Haendel al Conservatorio di musica “Giuseppe
Verdi” di Torino, 25 Settembre 2008 �" MITO Settembre Musica 2008 �"
Torino Milano �" Festival Internazionale della Musica Seconda Edizione

Per il grande finale del Festival MITO �" Settembre Musica 2008, non si
sarebbe potuto programmare a Torino, Sala del Conservatorio “Giuseppe
Verdi”, esecuzione più appropriata dell’Ezio, il dramma per musica
composto da Pietro Metastasio nel 1728 per il Teatro delle Dame
(ex-Alibert) a Roma, messo in scena con le musiche di Pietro Auletta nel
dicembre di quello stesso anno, ripreso e nuovamente intonato da Georg
Friedrich Haendel a Londra nel gennaio del 1732 e rappresentato al
King’s Theatre di Haymarket.

Sembra che l’Ezio haendeliano, infatti, in Italia non sia mai stato
eseguito né rappresentato nel XX secolo; abbiamo dovuto attendere questo
primo scorcio del III millennio per ascoltare le musiche composte dal
compositore caro agli Hannover inglesi sui versi del dramma giovanile
del periodo romano di Pietro Metastasio.

Ma alle premesse allettanti, corroborate dalla direzione orchestrale
affidata ad Alan Curtis, gloria storica tra i maggiori interpreti sia
della musica haendeliana che della tradizione barocca e post-barocca,
non ha purtroppo corrisposto un’esecuzione del livello artistico e
culturale che pure avrebbe dovuto caratterizzare il “Gran Finale” del
Festival Mi-To, curato da Enzo Restagno, nella sua seconda edizione.
Abbiamo già fornito un contributo all’evento torinese, pubblicando su
questo stesso website, interamente dedicato all’opera di Metastasio, sia
il testo dell’Ezio del poeta romano sia la partitura completa dell’opera
di Haendel, oltre all’analisi di Reinhard Strohm e di Maria Grazia
Accorsi, rispettivamente sull’intonazione del musicista sassone e sul
senso e la struttura poetico-teatrale del dramma di Metastasio.
Proprio l’intervento critico di Strohm rinviava all’opportunità di far
risaltare le innovazioni compositive d’avanguardia �" per l’epoca,
beninteso �" adottate da G.F. Haendel, riguardanti essenzialmente il
ricorso ai musicalmente ricchi recitativi accompagnati, quasi una
folgorante anticipazione del processo di autonomizzazione della musica
dal testo poetico, processo culminato nella fioritura di fine secolo
della scuola classica viennese. Nell’esecuzione in forma di concerto
dell’Ezio torinese, ai tagli dei recitativi già all’epoca operati con
ogni probabilità da Samuel Humphreys su suggerimento di Haendel, sono
subentrati altri tagli e posposizioni dei versi del dramma, talchè non
solo non è stato consentito seguire l’ordine e perciò il senso del plot
drammaturgico, ma oltretutto l’autonomia della frase musicale
haendeliana, come libero commento al recitativo metastasiano, si è quasi
del tutto persa sia nella lentezza dei tempi scelti da parte di Alan
Curtis, sia a causa del sovrastare, per contro, dei tempi musicali delle
Arie e dei numerosi “da capo”. Il risultato è stato la disarticolazione
della tenuta narrativa con la ovvia perdita di coesione e coerenza del
dramma così da mettere a repentaglio sia la comprensione che la
comunicazione dei significati e del senso dell’opera musicale.

Che il compito di eseguire ai giorni nostri l’Ezio di Haendel fosse cosa
complessa e a suo modo ardua era già stato segnalato dalla storia della
prima londinese, dell’insuccesso nel quale era incappato il musicista
sassone di fronte al pubblico dell’Haymarket, in grande difficoltà
dinanzi alla sconosciuta lingua italiana, al complesso intreccio del
libretto di Metastasio, denso di notazioni psicologiche e intrecci
amorosi, di rinvii all’altrettanto poco conosciuta storia politica del
basso Impero romano, ormai prossimo alla sua estinzione. Il dramma del
periodo romano di Metastasio prende le mosse dalle tragiche vicende
della corte di Valentiniano III e dalle congiure di palazzo ordite da
eminenti patrizi (Massimo), dalle soperchierie e dai ricatti
dell’imperatore, mentre, di contro, emerge il ruolo del generale Ezio,
salvatore di Roma dalle invasioni barbariche. Ezio, vincitore di
Attila, re degli Unni, vuole ottenere, insieme e dopo il riconoscimento
pubblico dei suoi meriti militari e della sua dedizione a Roma, soltanto
l’unione con Fulvia, figlia del patrizio Massimo, già a lui legata, ma
desiderata anche da Valentiniano III. L’imperatore, antecedemente,
aveva già insidiato la moglie di Massimo, madre della giovane patrizia.
Ezio, al ritorno dal trionfo ai Campi Catalaunici, viene fatto oggetto
dell’invidia dell’imperatore sia per la popolarità acquisita presso i
Romani, sia perché rappresenta l’ostacolo ai desideri di Valentiniano
riguardo a Fulvia.

Nel dramma di Metastasio, Ezio è disposto a rinunciare a tutto, persino
all’amore di Fulvia, ma non al riconoscimento di avere dedicato tutta la
sua esistenza alla salvezza di Roma.

Coerentemente alla fede per Roma, egli rifiuta di tradire l’imperatore e
partecipare alla congiura, ordita da Massimo, per assassinarlo, e della
quale verrà comunque ingiustamente accusato. L’Ezio è quindi il dramma
che rappresenta e scolpisce la magnanimità dell’eroe romano: l’esito a
lieto fine costruito da Metastasio per il generale Ezio, ben
diversamente da quello che avvenne nella realtà storica che invece lo
vide perire per volontà dell’imperatore-despota, con la verosimiglianza
della finzione scenica propose al pubblico dell’epoca la speranza nella
giustizia, ancorchè esercitata da un potere assoluto, proiettandone le
virtù sognate nella grandezza d’animo del protagonista. La complessità
del plot drammaturgico richiese, già all’epoca della prima haendeliana,
la predisposizione del libretto con la traduzione a fronte in inglese
dei versi in italiano ricavati dal dramma metastasiano.

Al contrario, per l’esecuzione in forma di concerto a Torino, consentire
al pubblico sia la comprensione dei versi cantati dagli interpreti del
dramma messo in musica da Haendel, sia fornire il testo integrale
composto da Metastasio per avvicinarsi alla comprensione dei cambiamenti
voluti dal musicista, sono stati inopinatamente e inspiegabilmente
ritenuti un lusso superfluo. Né lo smilzo e avaro libretto di sala
conteneva i versi intonati da Haendel, per non parlare del libretto di
Metastasio del tutto ignorato, e neppure nella sala del Conservatorio
“G. Verdi” è stato predisposto l’ormai usuale display elettronico sul
quale potessero essere letti i versi cantati, quasi che, a differenza
del pubblico inglese, quello italiano naturaliter dovesse tutto capire,
trama e musica, attraverso la lezione haendeliana e il canto degli
interpreti chiamati a mettere in voce, con le rispettive parti, i versi
italiani.

Così purtroppo non è stato.

L’esecuzione in forma di concerto del dramma musicale si è
caratterizzata più quale performance di una sequenza di Arie piuttosto
che quale vera opera teatrale, privata, come è stato, di scenografie,
azioni sceniche e con la relativa riduzione di declamazione e
recitazione degli interpreti alla mera statica lettura e canto delle
rispettive parti solistiche. Paradosso dei paradossi poi è stato il
soggiacere, con l’esecuzione dell’Ezio in forma di concerto, proprio a
quegli intrecci amorosi e sentimentali dell’opera seria italiana,
espressi dalla fissità canora- non- dialogante tra loro degli interpreti.

Haendel aveva ben presto imparato a rifuggire dalla trappola
sentimentale, desiderando il compositore sassone decisamente liberarsene
per avvicinarsi al climax poetico-culturale peculiare della storia e
dell’anima inglese, molto più sensibile questa alle vicende politiche,
epiche e tragiche della propria tradizione teatrale che non ad intrecci
amorosi desunti da tradizioni letterarie straniere, per giunta
improbabilmente mescolati alle maestose figure storiche dei protagonisti
dei drammi, in lingua italiana, di Pietro Metastasio. Prima che il
musicista tedesco trovasse nello stesso anno 1732, in Sosarme, re di
Media, la cifra per dare all’opera seria una connotazione tragica ed
agogica più stringente, il rimaneggiamento dei recitativi nell’Ezio si
erano già indirizzati verso la riduzione dell’intreccio sentimentale ed
introspettivo, senza però conseguire il successo desiderato presso il
pubblico inglese, a causa del vincolo organico e poetico, drammatico e
strutturale del libretto di Metastasio, pur sempre dominante, nonostante
i tagli apportati ai suoi versi.

Perciò, gli sforzi quasi affatto eroici del mezzosoprano Ann Hallenberg,
nella parte di Ezio diretto da Alan Curtis, nel cercare di esprimere la
virtù della magnanimità del generale romano non hanno potuto interagire
né con le pretese autoritarie dell’imperatore Valentiniano, qui
interpretate dal contralto Sonia Prina, non a suo agio nel dare forma
alle ambiguità del personaggio, né con le astuzie e gli intrighi di
Massimo, interpretato dal tenore Anicio Zorzi Giustiniani, impegnato più
ad esprimere le proprie doti canore propiziate dalla musica haendeliana,
che non a comunicare il ruolo assegnatoli dal testo poetico-musicale. È
toccato proprio ai dolenti protagonisti-interpreti di amori e sentimenti
messi a dura prova fornire, se non altro, una più adeguata e convincente
prova artistica. Così è stato per il soprano Karina Gauvin nella parte
di Fulvia (quantunque la sua figura in scena sia risultata alquanto
inadeguata al personaggio delineato da Metastasio), e per il
mezzosoprano Marianne Andersen, nella parte di Onoria, troppo
ingiustamente sacrificata sia per i rimaneggiamenti di Haendel sia per i
tagli arrecati da Alan Curtis.

Il risultato forse più interessante e rilevante di questa esecuzione
dell’Ezio in Italia potrebbe essere consistito nell’avere consentito ad
Alan Curtis e al suo complesso barocco un buon banco di prova in vista
della futura registrazione su CD dell’intonazione di Georg Friedrich
Haendel.

Per quanto riguarda le attese sempre più pressanti e culturalmente
interessate del pubblico italiano ed internazionale per l’opera italiana
di Pietro Metastasio e dei suoi musicisti, l’auspicio e l’augurio più
sinceri sono rivolti ad esecuzioni e rappresentazioni che facciano di
una filologia critica, estesa ed integrata dalle necessarie connessioni
con la poesia, la musica e il teatro, il perno per nuove e più rigorose
interpretazioni. L’auspicio è assistere ad una interpretazione
dell’opera italiana del Settecento che non si limiti soprattutto ed
esclusivamente a direzioni orchestrali che curino, talora anche con
merito, la prassi musicale dell’epoca avvalendosi degli strumenti
originari.

Dopo tutto �" questo è un elemento fondamentale purtroppo oggi troppo
spesso ignorato e trascurato �" Georg Friedrich Haendel aveva legato e
impegnato la sua creatività musicale ad interpretare e rafforzare con
l’Ezio i valori connotativi peculiari e propri del teatro musicale di
Pietro Metastasio, intervenendo cioè su una composizione poetico-formale
già di per sé e prioritariamente comunicante significati e senso,
seppure con l’indispensabile integrazione della musica richiesta e
prevista dallo stesso librettista.

In altri termini, il musicista sassone con l’Ezio, così come nei drammi
scritti, ad esempio, dal Rolli o dal Salvi, o dallo Haym non aveva
composto autonome strutture tonali quali il Concerto grosso o la
sinfonia, ma la sua musica costituiva il completamento di un organismo
artistico-espressivo già dato e offerto alla comprensione e alla
comunicazione di tutti.

Haendel era certamente consapevole della Gesamtkunstwerk costruita da
Metastasio con il dramma �" sulla quale opera totale sarà opportuno
tornare in altra occasione �" ma non ci è parso che Alan Curtis e la sua
compagine orchestrale ne abbiano tenuto conto per questa esecuzione
dell’Ezio, né, d’altro canto, come s’è detto qui sopra, sono stati
offerti agli spettatori del “Gran Finale” del MITO le possibilità di
poter confrontare, sia pure al termine del concerto, la struttura
poetico-compositiva di Pietro Metastasio con quella a cui aveva dato
forma con le sue musiche il compositore prediletto dalla corte inglese.

Settembre 2008 Mario Valente

--
Prof. Mario Valente
Pres.te Com.to Celebrazioni Pietro Metastasio-MOS edizioni
Casa Metastasio
Via dei Cappellari, 30
00186 Roma
Tel./Fax: 0039.06.6865428
E-mail: in...@pietrometastasio.com
Website: http://www.pietrometastasio.com

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