"...
A photographic portrait is a picture of someone who knows he's being
photographed, and what he does with this knowledge is as much a part of the
photograph as what he's wearing or how he looks. He's implicated in what's
happening, and he has a certain real power over the result. The way someone
who's being photographed presents himself to the camera and the effect of
the photographer's response on that presence is what the making of a
portrait is about. The philosopher Roland Barthes once said a very wise
thing about photography. He said, "Photography is a captive of two
intolerable alibis. On the one hand, 'ennobled art pictures.' On the other
hand, 'reportage' which derives its prestige from the object. Neither
conception is entirely correct." He said, "Photography is a Text, a complex
meditation on meaning."
What Barthes recognized is that we need a new vocabulary to talk about
photography. Not "art" versus "reality," "artifice" versus "candor,"
"subjective" versus "objective"Üphotography falls in between these
classifications, and that's why it's so impossible to answer questions like
"Is photography really art?" and "Is this an accurate picture of your
friend?" As I have said on other occasions, "All photographs are accurate.
None is the truth."
I don't think pictures have to justify their existence by calling themselves
works of art or photographic portraits. They are memories of a man; they are
contradictory facets of an instant of his life as a subjectÜand of our lives
as viewers. They are, as Barthes said, texts, and as such they exist to be
read, interpreted, and argued overÜnot categorized and judged.
..."
--
| Massimiliano Clausi|
"Per un solo dolcissimo umore del sangue, per la stessa ragione del
viaggio: viaggiare."
Fabrizio de Andrè
Grazie del report. Sono d'accordo con Avedon, anche se non è che mi piaccia
molto questo scaricare il barile su Barthes.
Io invece forwardo il seguente interessantissimo link datomi da Eolo:
http://www.metmuseum.org/special/Richard_Avedon/portraits_images.htm
--
Phil O'Sophy || Filippo M. Caroti
www.filippocaroti.com
phi...@libero.it
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"At my sign unleash the hell." (Maximus Decimus Meridius)
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"Suonavo il piano nel bar di Rusty da quattro mesi o giù di lì, quando
incontrai Rima Marshall.
Entrò nel bar una sera di temporale, con la pioggia che batteva sul tetto
di metallo e il tuono che rombava in lontananza." (J.H.Chase)
______________________________________________________
Cast a cold eye
on life, on death.
Horseman pass by. (tombstone of W.B.Yeats)
______________________________________________________
Alì, boma yé... Alì, boma yé... (100.000 people in Kinshasa stadium)
______________________________________________________
Beccatevi pure questo http://www.terra.es/arte/articulo/html/art4172.htm,
una raccolta dei ritratti tratti da "In the american west".
Bye
--
Alessandro
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website : http://digilander.iol.it/photo81
email : pho...@libero.it
icq : 106501257
- - - - -
«... la macchina fotografica non si limita necessariamente a essere un
freddo apparecchio meccanico. Come una penna, il suo valore dipende
dall'uomo che la usa. Può essere un'estensione della mente e del cuore».
John Steinbeck
Non mi pare sia uno scaricare il barile: Roland Barthes č uno dei piů grandi
pensatori dello scorso secolo, uno dei fondatori di un approccio semiotico
all'arte contemporanea e, secondo me, nella sua analisi della fotografia ha
davvero tirato fuori i suoi tratti essenziali o c'č andato molto vicino. In
poche parole non si puň non citarlo.
--
| Massimiliano Clausi|
"Per un solo dolcissimo umore del sangue, per la stessa ragione del
viaggio: viaggiare."
Fabrizio de Andrč
Non so come prendere questo continuo riferirsi ad una struttura filosofica.
Generalmente mi dà l'idea di qualcuno che è il braccio della mente di un
altro, e la cosa non mi piace molto. Ma non credo che Avedon abbia
fotografato per 50 anni con l'idea di mettere in atto o dimostrare le idee
di Barthes; mi dà più l'idea di qualcuno che voglia trovare un appiglio
intellettuale al proprio lavoro. O forse c'è qualcosa che mi sfugge.
secondo me semplicemente è uno di quei casi in cui la lettura di un testo
(tipo "la camera chiara" di R.B.) può formalizzare e chiarire meglio idee
che magari già si hanno a livello intuitivo, tutto qui. Non è un problema di
cercare appoggio o utilizzare un ipse dixit per giustificare il proprio
approccio alla fotografia. Avedon semplicemente condivide alcune idee di
Barthes. Non penso ci sia un rapporto di causa-effetto, nè che abbia
scattato applicando la teoria di Barthes. Anche perchè quest' ultima si pone
come una teoria delle caratteristiche culturali insite nel mezzo stesso, e
quindi non si può scegliere se applicarla o no, sia che si facciano foto
ricordo alla gita di classe, che un reportage di guerra o un servizio di
moda. Sono delle "invarianti strutturali" del mezzo. Le foto di Avedon
forse per il loro sguardo diretto sul soggetto, il minimalismo dello sfondo
(inesistente), rendono più evidenti tali caratteristiche semiotiche del
mezzo, e allora si accostano più facilmente alla "filosofia". Ma solo per un
fatto superficiale. Tra una settimana mi arriva il suo "Portraits", non
vedo l'ora di averlo sotto gli occhi... :)
--
| Massimiliano Clausi|
"Per un solo dolcissimo umore del sangue, per la stessa ragione del
viaggio: viaggiare."
Fabrizio de Andrè
Sarà come dici. Ma non è che in tutte le foto di Avedon ci trovi 'sto
benedetto punctum.
Fammi sapere com'è il libro, mi interessa.