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Message from discussion MASTERS OF HORROR - "Homecoming" di Joe Dante
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un fake di Alberto  
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 More options Nov 17 2005, 12:37 pm
Newsgroups: it.arti.cinema, it.cultura.horror
Followup-To: it.arti.cinema
From: sind...@iaciners.org.invalid (un fake di Alberto)
Date: Thu, 17 Nov 2005 18:37:42 +0100
Local: Thurs, Nov 17 2005 12:37 pm
Subject: MASTERS OF HORROR - "Homecoming" di Joe Dante
Ho recuperato fortunosamente in sala video il piu' acclamato fra gli
episodi di "Masters of Horror", anche perche' a quanto sento dire la
Sharada (che ha acquistato per l'Italia l'intera serie) non ha ancora
manifestato le sue intenzioni distributive. Poco ma sicuro che 'sti film
non potranno affacciarsi nella programmazione di alcuna televisione
terrestre. Non dico per dire: cosi' per non fare nomi, Raitre ha chiesto
una clip del film di Joe Dante e il festival ha fornito loro una sorta
di trailer - ma loro, la tv alternativa, coraggiosa, "di sinistra",
hanno detto che era troppo splatter e che non potevano trasmetterlo.

Ora, cazzi loro: ma se uno trova troppo splatter "Homecoming" e' meglio
che non provi nemmeno a guardare gli altri episodi, in cui il sangue e
le trippe sono decisamente piu' grafici e impressionanti per chi non e'
un appassionato di horror. E' andata bene che Dante ha consentito a che
fosse usato altro materiale, piu' neutro e meno suscettibile di
spaventare il pubblico del canale.

E "Homecoming" e' effettivamente da vedere al di la' dei meriti
complessivi di questa serie davvero eccellente. Della trama si dovrebbe
essere parlato abbastanza, sicche' riassumo al volissimo: un giovane
spin doctor legato al Presidente USA (che non viene mai nominato
esplicitamente - anche se c'e' una targa di automobile nelle scene
iniziale che sembra alludere a Bush - ma che e' palesemente un
repubblicano che ha portato il paese in una guerra sulla base di armi di
distruzione di massa che si sono poi rivelate inesistenti, fate voi)
esprime incautamente il desiderio che uno dei soldati morti nella guerra
possa tornare in vita per - dice lui - dire quanto sia stato giusto il
suo sacrificio per la patria. Il problema e' che a risorgere non e' solo
quel soldato, ma un paio di centinaia di suoi compagni: che pretendono
di andare a votare alle nuove presidenziali, e votano praticamente tutti
contro il presidente che li ha ingannati e in pratica uccisi per una
puttanata.

Non dico di piu', perche' il film e' ben congegnato e riserva qualche
sorpresa narrativa non dozzinale (la sceneggiatura e' di Sam Hamm, che
non mi era rimasto in mente come un nome-garanzia, anche se credo che
avesse scritto almeno il primo "Batman" di Tim Burton): pero' si parla
ampiamente di elezioni truccate, di voti che vengono contati solo se e
quando torna utile, di gente che pretende di fare l'interesse del paese
prescindendo dall'opinione degli elettori ("se non sono d'accordo, e' un
problema loro!"). E di preti che parlano di Dio quando credono di avere
la mano vincente e del Diavolo quando scoprono che e' il contrario. E di
opinionisti che una settimana sostengono una cosa e quella dopo cambiano
idea ma sono stati fraintesi.

Chiacchierando ieri con Landis, Dante e Coscarelli, nessuno di loro
poteva credere che il nostro beneamato figliodiputtanapelato avesse
dichiarato davvero di aver fatto il possibile per convincere Bush a non
fare la guerra in Iraq. "E allora perche' ci ha mandato dei soldati?",
mi chiedevano, come se da uno come Berlusconi avesse senso aspettarsi un
comportamento coerente. Almeno in questo, il nostro paese e'
all'avanguardia: abbiamo un governo-caricatura che nemmeno la satira di
Joe Dante riesce a eguagliare.

Finale trascinante, di quelli che ti alzi e hai voglia di fare qualcosa
di buono, o almeno di veder succedere qualcosa di buono. Ma senza quel
senso di propaganda incendiaria che qualche volta corre il rischio di
passare dalla parte del torto.

E soprattutto con idee chiarissime, addirittura cristalline: tutto
quello che si sperava di trovare in "Land of the Dead" e che bisognava
tirar fuori col setaccio in un film purtroppo imperfetto, qui lo si
trova perfetto, raffinato e con un bel fiocco a stelle e strisce.

Per una di quelle coincidenze che rendono piacevoli i festival, anche
"The Dark Horse" di Alfred E. Green parla di spin doctors con un gustoso
cinismo ben pepato dall'audacia del cinema americano pre-codice Hays.
Una commedia politica eccellente, sui giochi di potere che stanno dietro
alla scelta di un candidato e su tutte le porcherie e controporcherie
che si fanno per infangare questo e tirar su quello senza esclusione di
colpi. Copia meravigliosa proveniente dalla Library of Congress (anche
se priva dei titoli di testa - Dante mi diceva uscendo che,
semplicemente, sono andati perduti), per cui oggi ho bissato con il
divertente "Smart Money" e mi accingo fra poco a chiudere in bellezza
con "Baby Face" - in cui, mi dicono, Barbara Stanwyck fa una carriera
pazzesca fondata esclusivamente sui letti che sceglie via via di
frequentare. Uno di quei film dei primissimi anni Trenta che dopo Hays
diventeranno assolutamente impensabili.

Ieri sera a cena ci si divertiva a immaginare cosa sarebbe stato del
cinema americano se Hays non fosse venuto a rompere le scatole. Date le
premesse, la liberalizzazione dei costumi degli anni Sessanta e Settanta
sarebbe forse arrivata all'inizio dei Quaranta, la pornografia sarebbe
esplosa intorno al 1948. Chissa' dove saremmo oggi.
--
UFV:Smart Money/The Dark Horse/Um lobisomem na Amazonia
Zombie Honeymoon/Il gatto a nove code(DVD)/O Mamute Siberiano
I dannati di Varsavia(VHS)/La vita agra - http://www.albertofarina.tk


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