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Leggere un film, di James Monaco

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Moritz Benedikt

unread,
Dec 23, 2002, 3:02:56 PM12/23/02
to
Un nuovo libro sulla natura del cinema, vasto e completo, con molte qualità
ed alcuni difetti.
Innanzitutto, non è un libro sul solo cinema. Piuttosto, Monaco sembra
credere che, se il cinema magari sta morendo, i film invece sono in piena
salute e dilagano ovunque. Perciò Monaco dedica ampie sezioni alla storia
della televisione e di internet, tutte sotto il segno del film, vera moneta
comune fra i diversi ambiti.
Le 628 pagine patinate ed illustrate (euro 39,50) sono divise in sezioni.
Nella prima parte 'Il cinema come arte' Monaco si occupa della natura
dell'arte e dei rapporti del cinema con le altri arti. Lo considera
superiore a tutte le altre in quanto può comprenderle tutte. I discorsi
sulla natura dell'arte sono notoriamente difficili ed arbitrari e quello di
Monaco mi sembra sostanzialmente sensato e moderato.
Seconda parte, 'Tecnologia: immagine e suono'. Questa sezione è magistrale:
spiega ad un negato come me le differenze fra diversi formati e pellicole e
tecniche di ripresa e luci e registrazione in maniera chiara e completa.
Sarebbe da comprare solo per questo (che è più o meno il motivo che ha
spinto me a comprarlo).
Altrettanto positiva la terza parte, 'Il linguaggio del cinema: segni e
sintassi'. 'Il cinema è facile da capire e perciò difficile da spiegare',
disse Charles Metz - e Monaco ne è conscio quindi si mantiene breve e
preciso. Il tema è stato trattato altrove con maggior profondità, ma quella
di Monaco mi pare un'ottima introduzione.
La più problematica è la quarta parte, 'La storia del cinema': Monaco si
rende perfettamente conto che è impossibile ridurla in un centinaio di
pagine ma ci prova lo stesso e, alla fine, non riesce. La prima sezione, sul
cinema come industria, è ottima. La seconda sull'impatto politico del
cinema, è meno buona: vi si dicono cose interessanti (anche se molto
americanocentriche) ma non vengono approfondite bene. Un difetto se si
considera che per Monaco, più ancora che che come i film sono fatti è
importante come sono recepiti dal pubblico. Soprattutto, ci ricorda che si
tratta sostanzialmente di un libro di testo: qui Monaco sembra suggerire
spunti per la discussione in aula piuttosto che ragionamenti compiuti.
La storia del cinema propriamente detta è la più problematica: non poteva
riuscire e non riesce. Finchè si può mantenere lungo le direttrici della
critica classica, la narrazione ha una struttura
(e proprio per questo, per la sua adesione alla tradizione critica, non ha
spazio per citare Powell e Pressburger). Ma più si avvicina ai giorni nostri
(il libro arriva al 1999) più si riduce ad una lista di nomi condita di
giudizi più che discutibili: sembra che Monaco, non sapendo quali film
saranno considerati importanti fra vent'anni non abbia altre soluzione che
citarne più che può. Queste pagine sono le peggiori del libro.
Si torna su un terreno più solido con la parte successiva, 'La teoria del
cinema: forma e funzione'. Viene discussa una scelta dei principali teorici
del cinema: Vachel Lindasy, Hugo Munsterberg, Rudolf Arnheim, Sigfried
Kracauer, Pudovkin, Eizenstei, Balasz, Bazin, Godard ed i Cahiers, Charles
Metz e la semiologia (Umberto Eco compreso). Esposizione corretta anche se a
volte ingiusta. Monaco ha giustamente le sue idee ed è critico di quelle che
non condivide, in particolare di Arnheim. Per quest'ultimo il cinema, come
tutte le arti, trae forza dai suoi limiti tecnici ed estetici. Per Monaco,
teorico della convergenza e della mescolanza delle tecniche, questo è
inammissibile, perciò lo tratta duramente.
Di nuovo notevolissima la sezione successiva, 'I media: al centro delle
cose'. Veniamo a sapere tutto sulla radio, i dischi, la televisione,
tecnologia e storia (americana ma non solo), di nuovo con grande chiarezza e
precisione. Molto istruttivo. La prospettiva, che si può discutere (a me,
per dire, non convince) è quella della convergenza fra i media che Monaco
vede come inevitabile e positiva. Monaco sembra convinto che vi sia una gran
quantità di creatività in giro pronta ad esplodere una volta distrutto il
potere di chi controlla i media: si, anche, ma non sarei così ottimista.
Credo che a certi problemi se ne sostituirebbero altri.
L'ultima sezione, 'Multimedia: la rivoluzione digitale', racconta la storia
di internet ed i suoi effetti sul cinema, attuali e potenziali. Qui il libro
soffre della sua data: pubblicato al culmine della bolla speculativa del
Nasdaq, si lascia andare a previsioni che oggi appaiono quasi ridicole
(arriva a citare con entusiasmo Priceline, oggi usata come esempio di quanto
non andava nella new economy). Monaco descrive bene la tecnologia (ed arriva
soprendentemente a ricordare ed apprezzare i contributi non americani al
Web - ha parole buone anche per il Minitel francese) ed ha la tendenza a
vederla come il motore di tutto, sulle tracce di McLuhan. Non è vero che
ignora i pericoli ma tende ad accentuare il positivo: non sembra credere che
quanto si guadagna da un lato si possa perdere dall'altro.
In definitiva, unito ad una dettagliata storia del cinema, un libro
decisamente utile: spiega un mucchio di cose tecniche di cui molti di noi
(io, per esempio) ignorano tutto o quasi. Poi pone un mucchio di domande
intelligenti anche se magari non tutte le risposte sono all'altezza.
Rimane solo da citare lo splendido lavoro del tandem Corrado e Alberto
Farina. Traduzione flawless: non ho l'originale ma si vede quando una
traduzione dall'inglese è mal fatta. Note numerose e puntuali spiegano
dettagli oscuri della realtà americana. In alcuni casi le note aggiungono e
adirittura polemizzano con Monaco. In appendice i Farina aggiungono alla
cronologia di Monaco una specifica cronologia del cinema e della televisione
italiane.
Non c'è che dire, complimenti.


Moritz Benedikt

57 - Certo è evidente che non sono beni temporali, che molti predicatori non
li profonderebbero tanto facilmente ma piuttosto li raccoglierebbero.


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