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Sadru in-i scola: In casteddu si podit fai

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Holysemo

unread,
Oct 1, 2007, 4:16:25 AM10/1/07
to

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo381549.shtml

sa noa est becia ma dd'apu ligia scéti oi in unu gds de sa jobia passada.
Scusaimì po sa mitza (legia meda...) de sa noa ma in s'arretza no apu
agattau atru!

--
"Mancai su mundu acabessit crasi, deu oi emu a prantai una mata" M.L.King

PeterAngel

unread,
Oct 1, 2007, 4:45:59 AM10/1/07
to
Da che mondo è mondo, chi ha la ventura di nascere in un'isola, sia essa San
Pietro, Filicudi o l'Inghilterra, è destinato a divenire una di queste due
cose: un grande navigatore o un grande segaiolo.
Questo perché vi son coloro che percepiscono i confini dell'Isola come un
muro che li tiene chiusi dentro, e l'istinto di libertà li spinge a sfidare
ogni prova pur di valicarlo, ma vi sono anche quelli che considerano quei
confini come un solido muro che li protegge da tutto quel ch'è ad essi
sconosciuto e che sta all'esterno.
Il Sardo navigatore non ha limiti: basta che passi il mare e può con
relativa facilità farsi eleggere Presidente della Repubblica, conquistare un
premio Nobel, diventare un divo del cinema.
Il Sardo segaiolo passa le sue giornate giocando a morra, guardando
Videolina e bevendosi ogni cazzata dell'Unghione; applaude Soru quando vuol
cacciare i "continentali" dall'Isola, sia pur dopo aver loro sfilato di
tasca i soldi, e raggiunge l'orgasmo quando sente che si insegna il Sardo
nelle scuole (dove, potendo, abolirebbe lo studio dell'Italiano e
dell'Inglese). Pensa che a cuocere il porcetto siano stati i Sardi ad
insegnarlo al mondo, e non gli Spagnoli ai Sardi, così come peraltro le
pardule, le seadas e i pirichittos ("perechillos"). Si meravigliano quando
scoprono che il pane carasau lo fanno anche a New York, senza aver mai visto
quello sardo, e confondono la cultura col folklore, non accorgendosì che
nulla distingue un balletto di sardegnacanta dal balletto kenyota tette al
vento che saltella per allietare la cena del turista.
"I Sardi nel respiro del mondo", diceva il buon Lilliu (sardissimo e
navigatorissimo, da quando ancora si navigava a vapore) e intendeva (e
auspicava) con ciò uomini liberi che, pur padroni e fieri della loro
"sarditudine", non avevano tuttavia timore di metterla a confronto con gli
altri milioni di grandi e piccole culture oggi esistenti nel mondo. Consci
del fatto (aggiungo io) che per far conoscere al mondo questa "sarditudine"
è assai più proficuo saper parlare un mediocre Inglese che essere in grado
di concionare in perfetto illustrissimo sardo.

-pa-


Maicol Gorn

unread,
Oct 1, 2007, 6:03:39 AM10/1/07
to
PeterAngel ha scritto:

> Da che mondo è mondo, chi ha la ventura di nascere in un'isola, sia essa San
> Pietro, Filicudi o l'Inghilterra, è destinato a divenire una di queste due
> cose: un grande navigatore o un grande segaiolo.

Io credo che sia più corretto dividere in 3 classi:
- Il navigatore che dici tu, che è colui a cui sta stretta l'isola
perchè, essendo chiusa, e fino a poco tempo fa, fortemente identitaria,
non gli da la possibilità di confrontarsi con altre culture *diffuse*.
A questa categoria appartiene anche colui che si vergogna della
Sardegna, perchè la sua testa è troppo piccola per prevedere la
coesistenza di un'identità che non sia quella anglofona alla moda.
Se è vincolato a stare qui lo si può individuare nel *cagliariforniano*
DOC, di cui abbiamo un esemplare nel NG (una birra gratis a chi lo
individua subito), che veste da fighetto, che nn conosce il sardo perchè
è da pastori, mangia da mc donald e va a fare surf alla 4 fermata, con
un misero 50cm d'onda, seduto per lo più a fumare canne e mangiare nutella.

- Il segaiolo, che ha *paura* di entrare a contatto con altre culture
differenti, sia perchè essendo fortemente sardo è ospitale, e quindi non
interferirebbe con la natura dell'altro individuo, sia perchè sa di
avere spazio solo per una cultura nel suo modo di fare, e rischia di
rimanere affascinato dal diverso, e perdere la propria identità.
E' colui che odia i MAO MAO, ovvero i marmidoni, nomignolo per
cagliaritano, inteso come colui che ha rifiutato l'identità sarda e l'ha
sporcata con tracce di culture diverse. Senza contare che pure molti
sassaresi sono segaioli, ma non sono riusciti a difendere la loro terra
dai milanesi della costa ex-smeralda.

- Il sardo intelligente, di cui ovviamente io faccio parte ( :) ), che
invece è orgoglioso della cultura sarda, e cerca di imparare l'inglese,
meglio se viaggiando in Paesi come l'Irlanda, molto simili alla nostra
Isola, e fors'anche dai nostri antenati costruita, lo spagnolo, il
francese e soprattutto la lingua est-europea (o delle est-europee)
utilizzando al meglio la rete e i voli lowcost, ma senza dimenticare di
fare *picchettate* a orgosolo, fonni, bitti, sedilo, orune, oliena ecc.
dove imparare la nostra storia, bere il nostro vino, mangiare il cibo
della nostra tradizione, che deriva _anche_ dall'influenza araba,
spagnola, fenicio-punica ecc.

> Consci
> del fatto (aggiungo io) che per far conoscere al mondo questa "sarditudine"
> è assai più proficuo saper parlare un mediocre Inglese che essere in grado
> di concionare in perfetto illustrissimo sardo.

Se non conosci il sardo, insegnare la *sarditudine* è ben difficile.

--
MG

In su buconi pretziu
s'angiulu si ddu i setzidi.

T[N]T

unread,
Oct 1, 2007, 6:10:38 AM10/1/07
to
"Holysemo" <olis...@tiscali.it> ha scritto nel messaggio

> http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo381549.shtml

giai fia d'ora! altro che latino


PeterAngel

unread,
Oct 1, 2007, 7:34:45 AM10/1/07
to

"Maicol Gorn" <sadom...@ohiammommia.orgs> ha scritto nel messaggio
news:%B3Mi.129506$U01.1...@twister1.libero.it...

Mi piace l'immagine del "cagliariforniano", ma la includerei di fatto e di
diritto nella categoria dei segaioli, solo che costoro, anziché dichiarare
che il porcetto sardo è il migliore del mondo, preferiscono enunciare che la
quarta fermata è il posto più bello del mondo. Circa poi il fatto che, in
ritardo di quarant'anni anche su Alberto Sordi, vogliono fare gli americani
anche nel cibo e nel vestire, questo restringe ancora di più il loro
orizzonte: vuol dire che la sera, anziché uscire di casa, si incollano al
televisore (che in Italia trasmette oggi i programmi americani di trent'anni
fa).
La prova del nove della loro "segaiolità" sta nel fatto che non appena essi
mettono un piede fuori dall'Isola, e si confrontano magari con un
californiano vero o un surfista vero, inevitabilmente pigliano dolorosissimi
schiaffi (fisici e morali).

Il sardo intelligente (navigatore), alla quale categoria non ho difficoltà
ad iscriverti (!) non è quello che NON mangia il porcetto e NON parla il
Sardo, ma quello che intorno al porcetto e intorno al Sardo si fa delle
domande alle quali non può trovar risposta se non al fuori dell'Isola, ed è
per trovare queste risposte che prende il mare e salpa. Così magari scopre
che all'Asador de Aranda si cucinano il porcetto e l'agnello come da
nessun'altra parte ormai in Sardegna, e che la cultura del porcetto
l'abbiamo appresa e mediata dagli Spagnoli, i quali dopotutto in Sardegna ci
son stati per quattro secoli, a fronte dei tre secoli savoiardi. E così,
proprio perché egli conosce il Sardo, solo se viaggia può ritrovare nello
Spagnolo, nell'Italiano ma anche nel Francese, parole che stanno sulle
nostre labbra ma che evidentemente non son state proprio coniate dai
Nuragici... In breve: posso imparare più cose sul porcetto e sul Sardo
viaggiando per il mondo che non passando ore ad ascoltare sardegnacanta dove
pure si arrosticono porcetti e si parla il Sardo. Magari convincendomi, dopo
due o trecento puntate, che il porcetto lo sanno arrostire solo in Sardegna
e che il Sardo è la lingua più ricca ed espressiva del mondo. Conquistando
così sul campo la patente di segaiolo!

"I Sardi nel respiro del mondo", ripeto, è l'auspicio del prof. Lilliu che
mi sento di rivolgere a tutti i Sardi, soprattutto oggi, quando non solo i
viaggi sono low-cost, ma lo sono anche l'editoria e le comunicazioni in
genere. Stare nel respiro del mondo significa non vergognarsi di mangiare il
porcetto là dove altri mangiano paté d'oca o couscous, ma neppure ritenere
gli altri inferiori a noi o addirittura nemici soltanto perché essi non lo
mangiano!
Solo misurandosi e rispettando le altrui culture, tra le quali vi è non solo
quel terzo dell'umanità che non mangia né maiale né maialetto, ma anche quel
terzo che mangia gli squali e i cani ma non i conigli, quella parte che non
mangia molluschi e crostacei, quel miliardo di uomini che non mangia carne
bovina, quelli che mangiano gli insetti e quelli che non mangiano per
niente... solo così, misurandosi e rispettando le altrui culture, non solo
nessun Sardo ha mai preso schiaffi fuori dall'Isola, ma ha saputo nelle più
difficili situazioni conquistarsi l'amicizia e la fiducia di tanti,
raggiungendo méte apparentemente irraggiungibili.

-pa-


Holysemo

unread,
Oct 1, 2007, 7:49:02 AM10/1/07
to
PeterAngel ha scritto:


un accozzaglia di luoghi comuni, messi a cazzo tra le altre cose.
Studiare una lingua, capirne il significato, la sua morfologia e la
sintassi significa aprirla al mondo, aprirla al confronto con le altre
lingue, e di conseguenza aprire il proprio background culturale (dal
quale siamo INEVITABILMENTE formati) alle altre culture (dominanti o
minoritarie che siano). Se nessuno avesse scritto una grammatica del
sardo come potremmo capire le differenze e le similitudini che questa ha
con le altre lingue? da quando studiare una cosa significa chiusura?
secondo la tua visione (qualunquista questo si) di apertura al mondo,
gli italiani dovrebbero abbandonare l'italiano già da domani mattina, e
mettersi seriamente a studiare l'inglese (e il cinese aggiungo io), la
stessa cosa dovrebbero fare un bel po' di altri stati (finalndesi,
islandesi, francesi e tedeschi). Se aprirsi col mondo vuol dire
conformarsi, seguire e farsi trasportare da puri ignavi l'onda della
corrente dominante, a dovremmo formare già da domani gli stati uniti
d'europa, anzi neanche una federazione ma uno stato unitario.
Secondo te è negando la propria identità (che nonostante un secolo
scarso di italianismo, esiste resiste e perdura, prova a negarlo) che ci
si può aprire col mondo? non sono assolutamente d'accordo

Inoltre ti faciliti il discorso confondendo volontariamente il
folklorismo con l'identità , senza capire che l'una è la degenerazione
dell'altra, e mettendo insieme i luoghi comuni di cui hai già parlato.
In realtà tu stesso rispecchi un luogo comune tipico dei sardi, quello
di martellarsi i coglioni e di non prendere alcuna iniziativa perché
tanto in sardegna non è possibile far nulla.
Credi che solo negando la propria identità un sardo si possa
realizzare. Tutte minchiate.

Holysemo

unread,
Oct 1, 2007, 7:56:25 AM10/1/07
to
T[N]T ha scritto:

> giai fia d'ora! altro che latino

lol. non flammare!

Holysemo

unread,
Oct 1, 2007, 8:10:18 AM10/1/07
to
PeterAngel ha scritto:

> Mi piace l'immagine del "cagliariforniano", ma la includerei di fatto e di
> diritto nella categoria dei segaioli, solo che costoro, anziché dichiarare
> che il porcetto sardo è il migliore del mondo, preferiscono enunciare che la
> quarta fermata è il posto più bello del mondo.

ladietamediterraneaèlapiùsanaalmondovedinapoliepoimuorigliitalianibravagenteitaliansdoitbetterilcalcioèlosportpiùbello
delmondogliitalianisonoipiùbravinellamodaenelcostruiremacchinegliitalianiall'esterosiriconosconosempre.

Circa poi il fatto che, in
> ritardo di quarant'anni anche su Alberto Sordi, vogliono fare gli americani
> anche nel cibo e nel vestire, questo restringe ancora di più il loro
> orizzonte: vuol dire che la sera, anziché uscire di casa, si incollano al
> televisore (che in Italia trasmette oggi i programmi americani di trent'anni
> fa).
> La prova del nove della loro "segaiolità" sta nel fatto che non appena essi
> mettono un piede fuori dall'Isola, e si confrontano magari con un
> californiano vero o un surfista vero, inevitabilmente pigliano dolorosissimi
> schiaffi (fisici e morali).

secondo me di segaiolo c'è soprattutto il tuo ragionamento "gli altri
sono bravi e noi no"

> Il sardo intelligente (navigatore), alla quale categoria non ho difficoltà
> ad iscriverti (!) non è quello che NON mangia il porcetto e NON parla il
> Sardo, ma quello che intorno al porcetto e intorno al Sardo si fa delle
> domande alle quali non può trovar risposta se non al fuori dell'Isola, ed è
> per trovare queste risposte che prende il mare e salpa.

on sei l'unico che è stato ed è vissuto all'estero. nonostante ciò tutto
questo ti porta a portare avanti un ragionamento fondato sui luoghi
comuni. Se cerchi delle domande per dare delle risposte, non partire da
presupposti così beceri.

> Così magari scopre
> che all'Asador de Aranda si cucinano il porcetto e l'agnello come da
> nessun'altra parte ormai in Sardegna, e che la cultura del porcetto
> l'abbiamo appresa e mediata dagli Spagnoli, i quali dopotutto in Sardegna ci
> son stati per quattro secoli, a fronte dei tre secoli savoiardi.
> E così,
> proprio perché egli conosce il Sardo, solo se viaggia può ritrovare nello
> Spagnolo, nell'Italiano ma anche nel Francese, parole che stanno sulle
> nostre labbra ma che evidentemente non son state proprio coniate dai
> Nuragici... In breve: posso imparare più cose sul porcetto e sul Sardo
> viaggiando per il mondo che non passando ore ad ascoltare sardegnacanta dove
> pure si arrosticono porcetti e si parla il Sardo. Magari convincendomi, dopo
> due o trecento puntate, che il porcetto lo sanno arrostire solo in Sardegna
> e che il Sardo è la lingua più ricca ed espressiva del mondo. Conquistando
> così sul campo la patente di segaiolo!

ma davvero credi che la maggioranza dei sardi siano così?

> "I Sardi nel respiro del mondo", ripeto, è l'auspicio del prof. Lilliu che
> mi sento di rivolgere a tutti i Sardi, soprattutto oggi, quando non solo i
> viaggi sono low-cost, ma lo sono anche l'editoria e le comunicazioni in
> genere. Stare nel respiro del mondo significa non vergognarsi di mangiare il
> porcetto là dove altri mangiano paté d'oca o couscous, ma neppure ritenere
> gli altri inferiori a noi o addirittura nemici soltanto perché essi non lo
> mangiano!

lilliu è stato un buon democristiano, pervaso dal tuo stesso tipo di
ragionamento scoraggiato e segaiolo. certo non paragono lilliu a te, ma
è stato uno che seguendo questo ragionamento depresso e inconcludente ha
dichiarato che i sardi non fossero mai stati dei navigatori, proprio
perchè ha sempre pensato la sardegna come mera terra di conquiste.
Questo ragionamento ti/ci/gli è stato inculcato da chi ci ha dominato.
Fortunatamente lilliu ha avuto la grossa sincerità d'animo di dichiarare
che i sardi poi effettivamente hanno navigato (e pure molto). Non che a
me faccia una qualche differenza (navigassero o no chissenefrega), ma è
per farti capire da che tipi di ragionamento sei invaso.

> Solo misurandosi e rispettando le altrui culture, tra le quali vi è non solo
> quel terzo dell'umanità che non mangia né maiale né maialetto, ma anche quel
> terzo che mangia gli squali e i cani ma non i conigli, quella parte che non
> mangia molluschi e crostacei, quel miliardo di uomini che non mangia carne
> bovina, quelli che mangiano gli insetti e quelli che non mangiano per
> niente... solo così, misurandosi e rispettando le altrui culture, non solo
> nessun Sardo ha mai preso schiaffi fuori dall'Isola, ma ha saputo nelle più
> difficili situazioni conquistarsi l'amicizia e la fiducia di tanti,
> raggiungendo méte apparentemente irraggiungibili.

e quindi secondo te studiare il sardo non serve proprio a quello??

Paneguttiau

unread,
Oct 2, 2007, 4:02:50 PM10/2/07
to
Ho portato un pт d'acqua! o servono i pompieri??!? Dai, visto che ci sono
porto anche la pecora che con la scena infuocata, aggiungiamo un pт di
patate, carote e sedano e cuoce anche da sola!

Secondo me non и male che si insegni il sardo a scuola, sopratutto perchи
nei paesi chi и che non parla il sardo? Ma in quanti lo sanno scrivere?
Nessuno o pochi!
Nelle grandi cittа il discorso и diverso: dove vivo io il sardo и parlato
si, ma non dai cittadini, ma dalla gente che dai paesini del circondario
confluiscono qua, chi per studio, chi per compere o per i servizi, pochi, ma
che ancora sopravvivono.
Passando davanti alle scuole (anche la mia vecchia scuola!) e possibile
vedere i giovani giocando a murra... mentre quelli della "cittа" li guardano
quasi schifati lontani anni luce da quell'idea di sardo doc cresciuto a
latte di pecora, casizzolu e sardizza! Davanti alla mia scuola non avevo mai
visto scene del genere, eppure ciт trascorso 5 anni della mia giovane vita!
Da un lato i fighetti e le fighette: pantaloni al ginocchio a quadri, cinta
in vista e camicia mezzo aperta, nike shox ai piedi, catenina e bracciale,
anche non abbinati e i capelli sempre all'ultima moda lui, minigonna a
campana a quadri (molto scottish o celtic!) a vita bassa, maglia abbinata
al colore dei quadri, stivali da far west e borsa che fanno pandan.
Dall'altro lato i "provinciali", chiamiamoli cosм! Lui bottini e pantaloni
di velluto e camicia o maglietta bianca. Da giocatore di Murra. Lei i jeans
e le scarpe da tennis, di colore scuro, possibilmente e un golfino. Capelli
raccolti o con la frangia che fa un Pт vintage!
Di sicuro i primi la sera sono quelli che alla tv non guarderanno Sardegna
Canta ma Lucignolo, le fighette al pomeriggio guarderanno Maria De Filippi
mentre le provinciali faranno i piatti.

Allora, quanti sono realmente interessati a questa lingua tanto bistrattata,
valorizzata e denigrata, parlata e dimenticata, fattore di identitа e
vergogna?
Molti i pensieri che mi fanno sorridere di PeterAngel (giа con un nick cosм
in un newsgroup di sardo и visto male! :o)) anche perchи leggendo mi
sembrava di vedere alcune scene del nostro quotidiano davvero riportate
dettagliatamente...

--Pensa che a cuocere il porcetto siano stati i Sardi ad insegnarlo al
mondo, e non gli Spagnoli ai Sardi, cosм come peraltro le pardule, le seadas
e i pirichittos ("perechillos"). --

--Stare nel respiro del mondo significa non vergognarsi di mangiare il
porcetto lа dove altri mangiano patй d'oca o couscous, ma neppure ritenere
gli altri inferiori a noi o addirittura nemici soltanto perchй essi non lo
mangiano!--

La descrizione del Sardo intelligente и fatta ad hoc da Maicol Gorn.. (pensa
che son dovuto andare su google a cercare se esistesse davvero sto
personaggio che fa molto Sardegna!)

--...и orgoglioso della cultura sarda, e cerca di imparare l'inglese, meglio
se viaggiando in Paesi come l'Irlanda, molto simili alla nostra Isola, ...


ma senza dimenticare di fare *picchettate* a orgosolo, fonni, bitti, sedilo,
orune, oliena ecc. dove imparare la nostra storia, bere il nostro vino,
mangiare il cibo della nostra tradizione, che deriva _anche_ dall'influenza

araba, spagnola, fenicio-punica ecc.--

La risposta di Holysemo pone tanti giusti interogativi....

1. Se nessuno avesse scritto una grammatica del sardo come potremmo capire


le differenze e le similitudini che questa ha con le altre lingue?

2. Da quando studiare una cosa significa chiusura?

--..secondo la tua visione di apertura al mondo, gli italiani dovrebbero
abbandonare l'italiano giа da domani mattina, e mettersi seriamente a
studiare l'inglese (e il cinese aggiungo io.. converrebbe!), la stessa cosa


dovrebbero fare un bel po' di altri stati (finalndesi, islandesi, francesi e
tedeschi). Se aprirsi col mondo vuol dire
conformarsi, seguire e farsi trasportare da puri ignavi l'onda della

corrente dominante, dovremmo formare giа da domani gli stati uniti
d'europa...-

3. Secondo te и negando la propria identitа (che nonostante un secolo scarso
di italianismo, esiste resiste e perdura, prova a negarlo) che ci si puт
aprire col mondo?

Questo secolo di scarso italianismo и vero che persiste ancora in
Sardegna... basti pensare, come ho detto prima ai "provinciali" che parlano
meglio il sardo che non l'Itagliano... ma forse qua la colpa и per metа
della scuola e dell'arretratezza di 40 anni che dimezza anche gli anni di
italianismo.
Penso che ad ogni modo lo studiare un qualcosa, sia pure di folkloristico
come direbbe Peter, sia meglio di conoscere un qualcosa per "sommi capi"...
com'и altrettanto vero che il turista non deve necessariamente imparare il
sardo per poter trascorrere una settimana al mare in Sardegna.. anzi.. tutto
gli dovrebbe essere spiegato al meglio nella sua propria lingua.. o
l'inglese che fa molto international!

Possiamo anche chiederci quante volte a scuola hai studiato un qualcosa
attinente alla Sardegna? Nessuna?? Perт magari conosci la geografia del
Giappone, che il Volga и il fiume piщ lungo d'Europa, e che un orso polare и
riprodotto sulla moneta del Canada...
Purtroppo tanto della nostra cultura (folklore per Peter? vero??) и andato
perso, altro и in via d'estinzione.. una seria manovra che vada un pт
controcorrente forse andrebbe fatta, sia per il lettore dell'Ugnone, sia per
il videolinaro, ma anche per chi non nи puт piщ di vedere le ormai repliche
di Sardegna canta... perchи alla fine.. ciт che conta и che.... uno per
tutti e tutti come Soru! :o)

PeterAngel

unread,
Oct 2, 2007, 4:57:03 PM10/2/07
to

"Paneguttiau" <splas...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:4702a3e2$0$16025$5fc...@news.tiscali.it...

> Purtroppo tanto della nostra cultura (folklore per Peter? vero??) è andato
> perso, altro è in via d'estinzione..

Io non ho mai detto che la cultura sarda non sia altro che folklore. Dico
che c'è la cultura (il patrimonio archeologico, la letteratura - anche e
soprattutto in Sardo -, la musica, buona parte della gastronomia) e c'è il
folklore (sardegnacanta, i costumi inventati o "riammodernati", la
Sardegna-Atlantide, i film di Cabiddu, i supplementi estivi dell'Unghione
ecc.).
Lasciato il folklore al folk (in italiano: "volgo", in sardo "gentixedda",
in cagliaritano "gent'e bottu" o - peggio ancora - "gent'e grifoni"),
dovrebbe essere compito degli intellettuali sardi indagare senza pregiudizi
su quanto della cultura sarda acora sopravvive sia veramente e completamente
sardo. Considerando che la stessa lingua è ampiamente contaminata da parole
spagnole, latine; i dolci a base di zucchero sono ovviamente postcolombiani
e dunque di derivazione spagnola, così come in larghissima parte spagnole
sono la nostra pittura e la nostra scultura.
La cosa triste è che quando la Sardegna, più povera di adesso, aveva due
soli quotidiani e una sola stazione radiofonica a mezzo servizio, questo
dibattito su cosa fosse cultura e cosa folklore riempiva ogni giorno le
terze pagine con firme di altissimo livello, da Emilio Lussu a Giovanni
Lilliu, da Michele Columbu a Vindice Ribichesu, da Mario Melis a Giuseppe
Fiori, da Foiso Fois a Michelangelo Pira. Oggi, nella cosiddetta età dei
media, con tre quotidiani ben pasciuti e almeno altrettante televisioni, un
numero imprecisato di stazioni radio e non si sa quante case editrici, le
terze pagine dei quotidiani sardi sono occupate da tette e culi di stampo
smeraldino e recensioni di soap americane di trent'anni fa, le televisioni
da chiacchiere senza senso e dal folklore del più becero, le radio da
canzonette americane presentate da giovinotti che credono di essere moderni
perché scimmiottano i dj della Radio Montecarlo di quarant'anni fa (e
sottolineo: quaranta).
E' questa la cultura sarda? Fate una prova: sintonizzatevi (anche su
Internet) su una qualsiasi stazione radio della Corsica, guardate una
qualsiasi televisione corsa, leggete la stampa corsa, ascoltate i dischi dei
Muvrini, e poi parliamo di cosa significa studiare, definire e difendere la
propria cultura, di cosa significhi l'espressione "dibattito culturale", di
cosa significa usare ogni mezzo a disposizione per mantenerla viva, questa
cultura, e non oggetto da museo da conservare dietro uno spesso vetro. E se
qualcuno conosce una televisione, una radio o un quotidiano che in Sardegna
si occupi di cultura sarda con la stessa competenza, serietà e passione, mi
faccia la cortesia di segnalarmelo.

-pa-


Holysemo

unread,
Oct 2, 2007, 5:32:40 PM10/2/07
to
PeterAngel ha scritto:

> "Paneguttiau" <splas...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
> news:4702a3e2$0$16025$5fc...@news.tiscali.it...
>
>> Purtroppo tanto della nostra cultura (folklore per Peter? vero??) è andato
>> perso, altro è in via d'estinzione..
>
> Io non ho mai detto che la cultura sarda non sia altro che folklore. Dico
> che c'è la cultura (il patrimonio archeologico, la letteratura - anche e
> soprattutto in Sardo -, la musica, buona parte della gastronomia) e c'è il
> folklore (sardegnacanta, i costumi inventati o "riammodernati", la
> Sardegna-Atlantide, i film di Cabiddu, i supplementi estivi dell'Unghione
> ecc.).
> Lasciato il folklore al folk (in italiano: "volgo", in sardo "gentixedda",
> in cagliaritano "gent'e bottu" o - peggio ancora - "gent'e grifoni"),
> dovrebbe essere compito degli intellettuali sardi indagare senza pregiudizi
> su quanto della cultura sarda acora sopravvive sia veramente e completamente
> sardo.

non conosco alcun intellettuale che abbia scritto che la cultura e
identità sarda siano ormai more


Considerando che la stessa lingua è ampiamente contaminata da parole
> spagnole, latine;

a parte che, peter, è *ovvio* che nel sardo ci siano parole latine o
derivate essendo esso una lingua neolatina.poi il fatto che una lingua
venga contaminata da altre (senza farsi sopraffare) dimostra solamente
che questa e *viva*

>i dolci a base di zucchero sono ovviamente postcolombiani

come la pasta al sugo e la pizza

> e dunque di derivazione spagnola, così come in larghissima parte spagnole
> sono la nostra pittura e la nostra scultura.

come la cultura italiana, che ha avuto anche fortissime influenze
francesi. mica una cultura è tale in quanto "incontaminata", tutte le
culture hanno vissuto degli scambi.

> La cosa triste è che quando la Sardegna, più povera di adesso, aveva due
> soli quotidiani e una sola stazione radiofonica a mezzo servizio, questo
> dibattito su cosa fosse cultura e cosa folklore riempiva ogni giorno le
> terze pagine con firme di altissimo livello, da Emilio Lussu a Giovanni
> Lilliu, da Michele Columbu a Vindice Ribichesu, da Mario Melis a Giuseppe
> Fiori, da Foiso Fois a Michelangelo Pira. Oggi, nella cosiddetta età dei
> media, con tre quotidiani ben pasciuti e almeno altrettante televisioni, un
> numero imprecisato di stazioni radio e non si sa quante case editrici, le
> terze pagine dei quotidiani sardi sono occupate da tette e culi di stampo
> smeraldino e recensioni di soap americane di trent'anni fa, le televisioni
> da chiacchiere senza senso e dal folklore del più becero, le radio da
> canzonette americane presentate da giovinotti che credono di essere moderni
> perché scimmiottano i dj della Radio Montecarlo di quarant'anni fa (e
> sottolineo: quaranta).

questo è da quotare

> E' questa la cultura sarda? Fate una prova: sintonizzatevi (anche su
> Internet) su una qualsiasi stazione radio della Corsica, guardate una
> qualsiasi televisione corsa, leggete la stampa corsa, ascoltate i dischi dei
> Muvrini, e poi parliamo di cosa significa studiare, definire e difendere la
> propria cultura, di cosa significhi l'espressione "dibattito culturale", di
> cosa significa usare ogni mezzo a disposizione per mantenerla viva, questa
> cultura, e non oggetto da museo da conservare dietro uno spesso vetro. E se
> qualcuno conosce una televisione, una radio o un quotidiano che in Sardegna
> si occupi di cultura sarda con la stessa competenza, serietà e passione, mi
> faccia la cortesia di segnalarmelo.

e pure questo lo quoto.

l'unica cosa che non ho capito è perché hai risposto al primo post sulla
lingua sarda in quel modo. bah forse non ti ho capito io.

Barry Lyndon

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Oct 3, 2007, 4:13:01 AM10/3/07
to
Bellissimo post.

Paneguttiau ha scritto:

> Secondo me non è male che si insegni il sardo a scuola, sopratutto perchè
> nei paesi chi è che non parla il sardo? Ma in quanti lo sanno scrivere?

Il sardo, come tutte le lingue neolatine, si scrive come si parla,
utilizzando l'alfabeto latino, tranne poche e semplici <<eccezioni>> o
fonemi peculiari della lingua stessa. Il problema è che QUESTO dovrebbe
essere una legge regionale, anziché una norma lasciata in mano ad una
intellighenzia aulica.

> Di sicuro i primi la sera sono quelli che alla tv non guarderanno Sardegna
> Canta

Che trasmissione meravigliosa, resto ogni volta stupito dai talenti
naturali che l'Isola riesce ad esprimere, soprattutto tra i tenori.

> --Pensa che a cuocere il porcetto siano stati i Sardi ad insegnarlo al

> mondo, e non gli Spagnoli ai Sardi, così come peraltro le pardule, le seadas


> e i pirichittos ("perechillos"). --

Sui pirichittos ho dei dubbi, li trovi in tutto il bacino del
Mediterraneo, forse esportato dai fenici. A meno che non ci
ricolleghiamo alla possibilità che i fenici - phaleset l'abbiano
imparato dagli shardana.

> --Stare nel respiro del mondo

Sei buddhista?

> 1. Se nessuno avesse scritto una grammatica del sardo come potremmo capire
> le differenze e le similitudini che questa ha con le altre lingue?

Vediamo se QUESTA volta riesco a farmi capire, ci riprovo. Ma se
solamente leggo UN accenno che sono un troll, vi mando affanculo alla
velocità della luce (Holi è già in amministrazione controllata). Sono
serissimo e spero mi affrontiate una volta per tutte dialetticamente.

Di una lingua non esiste mai UNA grammatica, ma ALCUNE grammatiche. La
grammatica serve ai bambini per studiare ed agli studiosi per giocare.
La grammatica non serve ala popolo, il popolo parla già la lingua; serve
a chi quella lingua non la parla. Solamente così si spiegherebbe come
mai la prima grammatica sarda è stata fatta 1 secolo fa da un tedesco (o
le prime grammatiche ebraiche 7 secoli fa dai domenicani e dai
francescani). Il popolo non si adatta alla grammatica, è la grammatica
che si adatta al popolo. Nell'adattarsi deve NECESSARIAMENTE elencare le
<<eccezioni>> (ogni grammatica ha le sue, insieme ai verbi
<<irregolari>>, ecc.) Una grammatica è tanto più BUONA quanto più
insegna con facilità una lingua e minimizza le eccezioni. Quando una
grammatica RINNEGA delle peculiarità, cioè nega un'eccezione e tenta di
forzare la lingua, QUELLA grammatica è da buttare.

Quest'ultimo concetto è FONDAMENTALE, perché la <<lingua è la bandiera
di un popolo>>, com'ebbe a dire un insigne linguista <<'am achat sapa
echad - un popolo, una lingua>>. Se questa affermazione non dovesse
risultare istintiva, sia sufficiente pensare che la lingua contiene
all'interno TUTTA la memoria storica di un popolo. Per dirla
diversamente, prendendo in prestito un postulato di un grande
antropologo, <<il fonema è quanto di più resistente ci sia nella cultura
di un popolo e non si deve dunque mai sottovalutare i toponimi delle sua
terra>>. Mi viene in mente i tentativi fatti di ricollegare il fonema
<<or>> (Orgosolo, Orani, Orotelli, Orroli...) o <<ur>> (Uras, Urzulei..)
al fonema <<nur>> (fortezza, nuraghe, ecc.); potremmo arrivare al
prootsemitico, verificare le iscrizioni fenice (cananee) di Paulilatino
o Tharros, ma ci porterebbe lontano.

> 2. Da quando studiare una cosa significa chiusura?

Nell'ambito della Sardegna sarebbe ridicolo. Se c'è un popolo che ha
manifestato durante tutto il suo periodo di indipendenza vivacità
culturale, capacità di scambio e di relazioni ovvero di assimilare senza
assimilarsi, questo è il popolo sardo. Per 27 secoli ha rielaborato e
ridistribuito l'intera conoscenza del bacino del mediterraneo, dai
litotipi, alle applicazioni metallurgiche, all'arte della porpora e così
via.

> --..secondo la tua visione di apertura al mondo, gli italiani dovrebbero

> abbandonare l'italiano già da domani mattina, e mettersi seriamente a


> studiare l'inglese (e il cinese aggiungo io.. converrebbe!)

I sardi possono anche studiare l'inglese ed il cinese. Ma se il il
bambino sardo non potrà scrivere un tema alle elementari in sardo, quel
bambino morirà; perché verrà un giorno che non parlerà più. E se non
parlerà più il bambino morirà il suo popolo. E preferisco muoia il MIO
popolo che muoia il tuo. Perché il destino del mio popolo non si compirà
mai finché PRIMA non si sarà compiuto il destino del TUO popolo. Il MIO
popolo dunque non sarà mai libero finché il tuo non sarà libero, perché
tu l'hai liberato e perché io ti ho aiutato; e saremo fratelli nelle
nostre differenze.

> la stessa cosa
> dovrebbero fare un bel po' di altri stati (finalndesi, islandesi, francesi e
> tedeschi). Se aprirsi col mondo vuol dire
> conformarsi, seguire e farsi trasportare da puri ignavi l'onda della

> corrente dominante, dovremmo formare già da domani gli stati uniti
> d'europa...-

Com'ebbe ad esprimere compiutamente il Pasolini giovanile, massima
espressione di poesia ladina - friulana della metà del '900: <<Forest,
al me dolz svualà par il plan, no chiapà pore. Iò y soj uno spirt
d'amur, che dal so pais al torne di lontan - straniero, al mio dolce
volare nella pianura non prendere paura. Io sono uno spirito d'amore,
che dal suo paese torna da lontano>>. E se qualcuno dovesse dubitare
delle possibilità di confrontarsi o di relazionarsi, rifletta su questo:
pochissimi conoscono Pasolini come poeta friulano, tutti lo indicano
come il massimo interprete del disagio giovanile delle borgate romane
nella metà del '900 (!!!); o il più acuto osservatore del
sottoproletariato urbano; lui... che era il frutto della cultura contadina!


Holysemo

unread,
Oct 6, 2007, 7:57:24 AM10/6/07
to
Barry Lyndon ha scritto:

[SEGU]

>Com'ebbe ad esprimere compiutamente il Pasolini giovanile, massima
> espressione di poesia ladina - friulana della metà del '900: <<Forest,
> al me dolz svualà par il plan, no chiapà pore. Iò y soj uno spirt
> d'amur, che dal so pais al torne di lontan - straniero, al mio dolce
> volare nella pianura non prendere paura. Io sono uno spirito d'amore,
> che dal suo paese torna da lontano>>. E se qualcuno dovesse dubitare
> delle possibilità di confrontarsi o di relazionarsi, rifletta su questo:
> pochissimi conoscono Pasolini come poeta friulano, tutti lo indicano
> come il massimo interprete del disagio giovanile delle borgate romane
> nella metà del '900 (!!!); o il più acuto osservatore del
> sottoproletariato urbano; lui... che era il frutto della cultura contadina!


barry stavolta ho capito tutto quello che hai scritto, non quoto tutto,
ma quasi tutto. Ma almeno finalmente ho capito per intero un tuo post! :)

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