Storia della festa di Piedigrotta

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Gino Di Ruberto [GMAIL]

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Sep 7, 2005, 2:43:22 PM9/7/05
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Altre informazioni sulla festa:
Parrocchie S.Maria Di Piedigrotta
80122 Napoli (NA) - Piazza Piedigrotta
081/669761

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From:
Date: Wed, 7 Sep 2005 20:43:19 +0200
Subject: storia della festa di Piedigrotta
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Storia della Festa di Piedigrotta


Da www.inaples.it
La Festa settembrina in onore della Vergine - anche se oggi non c'è più il
calore, l'allegria e l'entusiasmo della Piedigrotta di un tempo - è uno
degli avvenimenti che meglio descrivono l'anima della città di Napoli: una
festa pittoresca, variopinta e rumorosa in cui confluiscono motivi
orgiastici e sacrali della civiltà mediterranea. Le prime notizie che si
hanno del culto della Madonna di Piedigrotta ci riportano alla leggenda
dell'arrivo
a Napoli dell'Apostolo Pietro. Si narra che il Primo Pontefice della Chiesa,
venuto a conoscenza dello svolgimento di attività orgiastiche pagane, volle
ergere ai piedi della Grotta di Priapo - dove diavoli e satanassi avevano
disturbato la quiete degli abitanti del luogo - le basi di una cappella in
onore della Madonna. Da allora la celebrazione della statua della Vergine
sita nella cappella, non fu abbandonata. Tuttavia, la cappella era troppo
piccola per contenere il gran numero di fedeli e così le messe erano
celebrate al tramonto su due altari che si ergevano all'esterno della
chiesa. Dopo la celebrazione la vicina grotta, illuminata dai falò, diveniva
una vera e propria sala da ballo e i più giovani passavano allegramente la
notte danzando al suono delle arpe, ebbri del vino appena vendemmiato. Di
sicuro, già nel 1330, nella medioevale chiesetta si venerava la Vergine, e
pare che la cappella fosse destinata in origine a S. Maria dell'Idra o del
Serpente (la Vergine classicamente raffigurata mentre schiaccia il diavolo
con le sembianze di serpente). Nel 1490, sotto Alfonso D'Aragona la chiesa
fu affidata ai prelati appartenenti alla migliore aristocrazia napoletana,
che da subito cominciarono ad abbellirla a proprie spese, secondo i gusti
rinascimentali dell'epoca. Fu così che nel corso dei secoli gli stucchi, i
capitelli, le pavimentazioni in marmo e gli affreschi della volta, furono
ripetutamente rinnovati e restaurati. Solo nella metà del XVI secolo, la
festa diventò una manifestazione popolare. Molti storici, riferiscono che il
popolo organizzava la festa con luminarie, fiaccole, suoni e balli per
festeggiare e ringraziare la Vergine dei miracoli che dispensava. Durante la
dominazione spagnola, i Viceré stabilirono ufficialmente i festeggiamenti
per la nascita della Vergine l'8 settembre ed introdussero una vera e
propria parata con le loro milizie che al loro passaggio abbassavano le armi
in segno di saluto. La sfarzosa parata spagnola che contribuiva a dare
vivacità e colore alle strade (come testimoniano alcune interessanti tele
che si possono ammirare al Museo di S. Martino), partiva dalla chiesa di S.
Maria della Vittoria e terminava nella chiesa ai piedi della Grotta. Alla
festa cominciarono così a partecipare sia i nobili, sui loro cavalli e con
le loro carrozze, illuminate con torce ed adornate di bandierine colorate,
sia gente di tutte le risme che per i tre giorni di festeggiamenti giungeva
a Napoli da tutta la provincia. Sotto il dominio francese, la Festa di
Piedigrotta venne sospesa, per essere ripresa dopo circa dieci anni, con
maggior fasto e con colorati carri allegorici che rappresentavano scene di
vita popolare. Con l'arrivo di Ferdinando IV di Borbone, profondamente
devoto alla Vergine, le parate delle truppe con le loro uniformi variopinte,
contribuirono nuovamente alla splendida coreografia realizzata dai palazzi
addobbati a festa con arazzi e stendardi in onore dei reali e dai balconi
affollati, lungo il tragitto del corteo, dai quali gli spettatori lanciavano
coriandoli e stelle filanti sui passanti (alcuni balconi dai quali si poteva
ammirare la sfilata dei carri, venivano addirittura affittati per
l'occasione).
Nel 1861 vi fu per l'ultima volta la parata delle milizie, i nobili
cominciarono a disertare la festa e ad assistere dai balconi la massa di
gente che si riversava lungo la strada; da allora, la festa cominciò ad
essere solo una festa del popolo che cantava le classiche canzoni,
(Cicerenella, Guarracino) e ballava la tarantella sui variopinti carri
allegorici. Già dal 7 settembre tutta la città di Napoli era pronta, con i
negozi ed i balconi adornati, le luminarie, le trombette, i
"triccaballacchi", i "putipù" e gli "scetavaiasse". Tra le attrazioni della
festa, oltre ai carri allegorici, vi erano - e, per fortuna, vi sono, ancora
oggi - i fuochi a mare: l'incendio di Castel dell'Ovo ed i fuochi
pirotecnici lungo la costa di via Caracciolo, ideati da uno dei Viceré che
indisse per la festa di Piedigrotta un concorso tra i migliori fuochisti del
Regno. Ancora oggi lo spettacolo - più ridimensionato - si ripete. Per i
veri napoletani, la festa Piedigrotta è una la festa radicata nel cuore e
nella memoria; per i turisti, sicuramente, una bella occasione per ammirare
quel poco di folklore rimasto: la tarantella, il ballo tipico del popolo
napoletano che veniva ballato dai numerosi naviganti che approdavano per i
festeggiamenti della Vergine sulla spiaggia di Chiaja, sotto la luna che si
specchiava nel calmo mare di Posillipo.

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