Festa della Madonna dell'Arco, Sant'Anastasia (NA), 25 aprile 2011

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15 apr 2011, 14:01:3915/04/11
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Da:
http://www.eventiesagre.it/Eventi_Feste/477_Festa+Madonna+dell+Arco.html


Festa Madonna dell'Arco
il: 25/04/2011

Dove:
Sant'Anastasia (NA)

Per maggiori informazioni:
info evento Centralino Comune tel. 081-8930111 tel.08108981026
Sito Web Esterno aversalenostreradici.com

Festa Madonna dell'Arco - Sant'Anastasia (NA) Campania

Festa della Madonna dell'Arco

Sant'Anastasia
lunedì dell'Angelo (in albis)

Corrono, piangono, pregano, gridano, strisciano, implorano, imprecano, si
gettano in ginocchio e avanzano fino all'altare. Lì, al cospetto della
pietosa Madre dell'Arco culmina il concitato e drammatico pellegrinaggio che
porta ogni anno, il lunedì di Pasqua, una fitta, interminabile schiera di
devoti scalzi a ripercorrere un antico itinerario di dolore fino al
santuario di Maria Santissima dell'Arco, a Sant'Anastasia, dodici chilometri
ad est di Napoli.Sono i "fujenti", detti anche "battenti", i devoti
dell'icona dolente, della Vergine dal volto ferito: forse la più antica fra
le Madonne che sanguinano. E' proprio la ferita, simbolo di un dolore
antico, all'origine del primo miracolo di questa prodigiosa immagine.

I fujenti (il termine in napoletano indica appunto coloro che corrono) sono
scalzi per voto e, sempre per voto, devono compiere di corsa almeno l'ultimo
tratto del pellegrinaggio, forse in ricordo della corsa frenetica dello
scellerato giocatore ed in espiazione del suo peccato.Questo è un evento
unico per ampiezza, fede e folklore, la cui tradizione è trasmessa di padre
in figlio da 500 anni.

Caratteristici sono i devoti a questa Madonna, chiamati fujenti ("coloro che
corrono in atteggiamento di fuga" ), dal modo di procedere verso il
Santuario.Vestono ritualmente una particolare divisa conservata nei secoli:
camicia e pantaloni bianchi (il bianco, simbolo di purezza), e portano una
fascia azzurra a tracolla con l'immagine della Madonna. L'azzurro è il
colore della Madonna, chiamata spesso proprio "Mamma Celeste". Hanno una
fascia rossa alla vita, e fino a pochi anni fa partecipavano tutti a piedi
nudi e ora in gran parte con scarpette bianche. Sono anche detti "battenti"
per l'azione del battere costantemente i piedi a terra in modo ritmato e
cadenzato.

Tutto iniziò così Nel quattrocento sorgeva un'edicola dedicata alla Madonna
sul margine della via che collegava a Napoli i vari comuni vesuviani, nel
lato del Monte Somma. Tale edicola era a pochi chilometri dalla Capitale del
Regno, in territorio del comune di Sant'Anastasia nella contrada che si
chiamava "Arco" per la presenza di arcate di un antico acquedotto romano. Il
Domenici parla di un arco "grande, antico di fabbrica che li faceva
(all'immagine) ghirlanda e corona e la difendeva dalle piogge, grandine e
tempeste... e che era rifugio degli uomini e degli animali". Perciò
l'immagine era detta "Madonna dell'Arco".

L'edicola, come ci testimonia frate Ludovico Ayrola, in uno scritto della
fine del seicento, era formata da "una piccola, povera ed antica conicella
di fabbrica, in cui con semplici colori effigiata si vedeva la gloriosissima
Vergine Maria con faccia grande e sovramodo venerabile". Il lunedì di Pasqua
del 1450, celebrandosi come di consuetudine ogni anno, dagli abitanti della
contrada una festicciola in onore della Beata Vergine Maria, avvenne un
prodigio che richiamò su qull'immagine l'attenzione di tutti i fedeli delle
terre circonvicine.

Presso l'edicola tra le altre cose si giocava a palla-maglio; il gioco
consisteva nel colpire una palla di legno con un maglio, e vinceva colui che
faceva andare più lontano la propria palla.

Tirò il suo colpo il primo giocatore, poi l'altro, tirò il suo con più
energia ed abilità tanto da poter esser certo della vittoria se questo tiro
non fosse stato fermato dal tronco di un albero di tiglio, che era sulla
direzione e vicino all'edicola della sacra immagine. Indispettito e fuor di
sè dalla collera, questi bestemmiò ripetute volte la Santa Vergine, poi,
raccattata la palla dal suolo, al colmo dell'ira, la scagliò contro
l'effige, colpendola alla guancia sinistra, che subito, quasi fosse stata
carne viva, rosseggiò e diede copioso sangue. Gli astanti che, attratti dal
gioco, si erano fatti intorno ai due giocatori, ebbero un grido di orrore.

Riavutisi dallo stupore, i presenti presero il disgraziato, e gridando ad un
tempo miracolo e giustizia, ne avrebbero fatto scempio, se non fosse giunto
opportuno a liberarlo dalle loro mani il conte di Sarno, Gran Giustiziere
del Regno, comandante la compagnia contro i banditi. Questi, trovandosi
nella contrada, richiamato dal tumulto, accorse con i suoi uomini e
s'impadroni del reo, cercando di calmare e trattenere la folla eccitata che
chiedeva giustizia.

Sparsasi intorno la fama dell'accaduto, fu un accorrere quotidiano di
fedeli. Per venire incontro a questi fedeli, proteggere la sacra Immagine e
celebrare la liturgia fu costruito prima un tempietto, con un altare
dinanzi, poi, più tardi, una chiesetta e due stanzette, una a pianterreno ed
una superiore, per ospitare un custode. Nacque così il culto per questa
Madonna che ben presto si estese a tutti i paese vicini, culto vivissimo
ancora oggi.

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