L’attuale Ravello Festival deriva da una serie di
iniziative precedenti che ne fanno il più antico
festival italiano, dopo il Maggio Musicale
Fiorentino.
Va riconosciuto a Girolamo Bottiglieri e a Paolo
Caruso
l’ideazione dell’evento culturale che più di ogni
altro
avrebbe contribuito a costruire l’identità di
Ravello
come “Città della Musica”. L’associazione del nome
di
Wagner alla Villa Rufolo, resa splendida ed
accogliente
dal filantropo scozzese Francio Neville Reid, era
troppo
allettante per non suggerire l’idea di realizzare
concerti in un sito benedetto personalmente, per
altro,
dal grande compositore. Perciò, negli anni Trenta
del
secolo scorso, l’orchestra del Teatro di San Carlo
vi si
esibì un paio di volte, con programmi legati appunto
a
Wagner. Ad uno di questi concerti presenziarono
anche i
Principi di Piemonte, e Ravello ricambiò l’onore
della
loro visita dedicando alla Principessa il Belvedere,
che
attualmente separa l’albergo Sasso dall’albergo
Palumbo
(e che vari concerti trasformano, oggi, in una
piccola
Villa Rufolo).
Ma l’idea rimase nell’aria, così che Paolo Caruso la
ripropose, vent’anni dopo, aggiungendovi l’ardita
soluzione logistica di un palco sospeso nel vuoto.
L’iniziativa prese corpo grazie all’impegno dell’Ente
Provinciale per il Turismo, allora diretto da
Girolamo
Bottiglieri e, nell’estate del 1953, in occasione
del
settantesimo anniversario della morte di Wagner, i
“Concerti wagneriani nel giardino di Klingsor” (come
diceva testualmente la copertina del programma di
sala)
presero avvio con due serate affidate all’Orchestra
del
Teatro di San Carlo diretta da Hermann Scherchen e
William Steinberg. Il programma, naturalmente, era
tutto
dedicato al musicista tedesco.
A partire dalla metà degli anni Settanta il festival
si
è avvalso della consulenza artistica di Roman Vlad
che
ha impresso alla rassegna un segno di originale
qualità.
Per anni Wagner è rimasto nume tutelare del festival
e
tuttora l’evento sinfonico clou di ogni edizione
viene
devotamente riservato alle sue musiche.
L’ambiente
Villa Rufolo è situata su un terrazzo naturale,
posto a
circa 340 metri sul livello del mare, che domina il
golfo di Salerno. Intorno al complesso di edifici vi
è
un lussureggiante giardino dovuto alla passione
botanica
di Francis Navile Read: un giardino ricco di piante
esotiche, fiori, palme, pini e cipressi che, da
oltre
cinquant’anni, fanno da sfondo naturale ai concerti
del
Ravello Festival, il più antico d’Italia dopo il
Maggio
Musicale Fiorentino. Non si sa chi abbia concepito
per
primo questa ardita impalcatura: forse Gero-amo
Bottiglieri e Paolo Caruso, che inventarono i
“Concerti
wagneriani nel Giardino di Klingsor”. I primi due
concerti furono organizzati dall’EPT, nel
settantesimo
anniversario della morte di Richard Wagner. Il primo
ebbe luogo il 18 giugno 1953 con l’orchestra del San
Carlo diretta da Hermann Scherchen. Il secondo ebbe
luogo il 21 giugno con la stessa orchestra diretta
da
William Steinberg. In entrambi i casi i musicisti
furono
collocati tra le aiuole. Ancora due anni dopo, come
risulta da una foto del 1955, l’orchestra restava
situata in giardino. L’immediato successo della
geniale
iniziativa spinse gli orga-nizzatori a creare più
posti
per il pubblico crescente. Di qui l’idea di
utilizzare
come parterre tutto lo spazio libero tra le aiuole
del
giardino e costruire nel vuoto, oltre il pa-rapetto,
un
palco capace di accogliere solisti, orchestra e coro
di
una grande orchestra.
Lo spazio per costruirvi il palco fu individuato
nell’area del Belvedere, prospiciente al mare e
costituita da un torrione dalla cui sommità
dipartono
simmetricamente due scale che consentono di superare
il
dislivello di circa cinque metri e di raggiungere un
terra pieno largo circa sei metri. Questo, a sua
volta,
è collegato alla parte sottostante dei giardini
mediante
scale e rampe di accesso.
Il palco è realizzato "nel vuoto": la struttura
tubolare
poggiata sul terrazzamento sottostante si innalza
per
quindici metri fino a raggiungere il livello dei
giardini. Ciò conferisce al palcoscenico un aspetto
di
leggerezza, quasi si librasse nell'aria. "Che dire
di
questo palco? – ha scritto Francesco Paolantoni –
Non è
un palco... è una nuvola nel cielo, sulla quale ci
sono
appoggiati degli angeli".
Nel corso degli anni le dimensioni del palco sono
cresciute per accogliere orchestre e cori numerosi,
sino
a raggiungere le attuali misure di metri 23 x 13.
Inoltre, il palcoscenico è stato modificato per
ospitare
alcune tipologie di danza, teatro e lirica. Nella
stagione del 2003 un evento che comportava l’interazione
fra musica e immagine ha richiesto l'installazione
di un
grande schermo (metri 8 x 10) per proiezione ad alta
definizione, sostenuto da tralicci reticolari
autoportanti e strallati. Difficoltà non inferiori
hanno
comportato, nella stagione 2004, lo spettacolo di
danza
di Maurice Béjart e l’opera Lohengrin 2 di Salvatore
Sciarrino.
Tribuna
In un primo tempo il pubblico era sistemato tra le
aiuole. Quando divenne più numeroso e lo spazio in
giardino non riuscì a contenerlo, allora si fece
ricorso
a tribune sopraelevate sulle aiuole. A tale scopo,
nel
corso degli anni, sono state studiate diverse
soluzioni
tecniche, che da un lato rispettino le normative
riguardanti i locali di pubblico spettacolo
all'aperto,
dall'altro consentano, con soluzioni poco invasive,
la
fruizione dei giardini anche nei giorni del
Festival.
Si è dunque passati, da una tribuna che copriva
completamente il Belvedere, fino ad inghiottire le
colonne ottagonali, a una realizzazione che
individua
proprio nel torrino del Belvedere il suo punto
nodale
capace di favorire l’accoglienza del pubblico e di
offrirgli un colpo d'occhio di straordinaria
intensità
emotiva.
La struttura tecnica
La conformazione del terreno, caratterizzata da
forme
asimmetriche e da estrema varietà delle quote di
appoggio rende particolarmente impegnativo lo
studio, la
progettazione e la realizzazione sia del palco che
della
tribuna. Altrettanto difficoltosa è la logistica
degli
spazi di accesso, così angusti da impedire l'uso dei
moderni mezzi meccanici.
Per molte edizioni del Festival, fino a pochi anni
fa,
le tribune, la struttura portante del palco e il
palco
stesso sono stati costruiti con pali di legno.
Come si può immaginare, la messa in opera richiedeva
una
straordinaria perizia artigianale e un lungo tempo
sia
per la costruzione che per lo smantellamento. Molti
ancora ricordano i colpi d’ascia e di martello con
cui i
carpentieri impegnati nell’acrobatica costruzione
rom-pevano per giorni e giorni il silenzio
ravellese. Ma
il prestigio del Festival è cresciuto parallelamente
alla evoluzione tecnologica sicché, una diecina di
anni
orsono, l’ardita costruzione del palco e della
tribuna è
stata affidata all’azienda campana Newpont, diretta
da
Nicola Esposito, che
ha sostituito la fitta trama dei pali di legno con
il
classico sistema a tubi e giunti su cui venivano
installati dei praticabili in legno.
Negli ultimi anni, poi, la ditta Newpont ha adottato
il
nuo-vissimo sistema multidirezionale Layter, che
offre
maggiori garanzie di versatilità, sicurezza,
velocità di
montaggio, qualità dei materiali, nonché un
gradevole
risultato estetico finale, seppur limitato dal
minimalismo di una struttura metallica.
Infine, le sedie di legno sono state sostituite con
più
comode sedute in resina; l’acustica è stata
notevol-mente migliorata con pannelli in plastica
attentamente studiati per esaltare la resa musicale
senza sacrificare la bellezza del paesaggio.
Dedica
Su questo palco hanno danzato artisti come Nurejev e
Carla Fracci, hanno recitato attori come Vittorio
Gassman e Irene Papas, si sono alternate formazioni
prestigiose come l’Orchestra Filarmonica di San
Pietroburgo, la Staatskapelle di Dresda, la Royal
Philharmonic e la London Simphony Orchestra, i
complessi
del Teatro Kirov di Leningrado e della Gewandhaus di
Lipsia, l’Orchestra Nazionale della Rai e quella del
Maggio Musicale, l’Orchestre National de France, la
London Philarmonia, la Cappella Pietà dei Turchini;
complessi da camera come la Chamber Orchestra of
Europe
e la Camerata Academica del Mozarteum, il Trio di
Trieste e il Quartetto Italiano; direttori come
Barbirolli e von Matacic, Semkow, Chung, Sanzogno,
Temirkanov, Tilson-Thomas, Gergiev, Prêtre, Maazel,
Davis e Frühbeck de Burgos, Sinopoli, Tate; solisti
come
Philip Glass, Kempff, Argerich, Lupu, Weissenberg,
Ciccolini, Ughi, Chang, Cassadò, Rostropovich,
Asciolla,
Rampal, Richard Galliano, Uri Caine, Wayne Shorte,
Herbie Hancock, Dave Holland, Brian Blade; cantanti
come
Domingo, Christoff e Raimondi.
Il palco di Villa Rufolo, unico nel suo genere, dal
quale si è sprigionata tanta musica e tanta gioia, è
dedicato dal Ravello Festival a Nicola Esposito, già
titolare della Newpont, che per anni ha curato e
amorevolmente perfezionato quest’opera ardita,
consentendo a migliaia di spettatori un irripetibile
godimento spirituale.
L’incanto dei concerti e degli spettacoli di danza
en
plein air che si ripete ogni anno in Villa Rufolo
dipende in parte non secondaria dal palco su cui si
avvicendano le orchestre, i corpi di ballo, i
singoli
artisti. Si tratta, infatti, di una costruzione
arditissima, che sporge fuori dal parapetto dei
giardini, su uno strapiombo di ben 15 metri. L’effetto
è
suggestivo e ha contribuito non poco al successo del
Festival.
Sarà “Il Coraggio” il tema del Ravello Festival 2009. Otto sezioni (Musica
Sinfonica e Danza, Musica da Camera, Passeggiate Musicali, Progetti
Speciali, Arti Visive, Tendenze e Design, Formazione, CineMusic) unite dal
filo conduttore del Coraggio che, come un wagneriano Leitmotiv, scandisce e
connota tutta la vicenda artistica. Nelle passate edizioni, dal 2003 ad
oggi, i temi presi in considerazione sono stati il Potere, il Sogno, il
Contrasto, il Gioco, la Passione, la Diversità.
Nato sulla scia della rassegna sinfonica wagneriana che, per mezzo secolo,
ha portato nei giardini di Villa Rufolo direttori ed orchestre illustri, dal
2003 il Ravello Festival vive sotto l’ala della Fondazione Ravello,
organismo cui afferiscono il Monte dei Paschi di Siena, la Regione Campania,
la Provincia di Salerno, il Comune di Ravello, l’EPT di Salerno e la
Sovrintendenza di Salerno e Avellino.
Il Ravello Festival è una delle poche manifestazioni che possa vantare,
oggi, un budget (oltre 2 milioni di euro) sostenuto per due terzi da entrate
private, e solo per un terzo da sovvenzioni pubbliche.
Pur non rinunciando alla vocazione wagneriana – derivata dalla fortunata
circostanza per cui Richard Wagner visitò Villa Rufolo nel 1880 e ne trasse
ispirazione per la scenografia del secondo atto del Parsifal – nelle ultime
sei edizioni il Festival si è totalmente rinnovato: non più una proposta
sinfonica e cameristica racchiusa nel breve arco di una diecina di giorni,
ma un grande festival multidisciplinare, destinato ad illuminare l’intera
estate di Ravello con oltre cento eventi articolati in otto sezioni. Questa
nuova struttura è stata premiata da un crescente successo, passando dai
23.000 spettatori del 2003 ai 79.000 del 2008.
L’edizione 2009, diretta da Stefano Valanzuolo, adotta una ulteriore
innovazione: per la prima volta si articola in tre parti: un prologo (dal 25
aprile al 25 giugno), un corpo centrale (dal 26 giugno al 30 agosto), un
epilogo (dal 1 al 27 settembre).
PROLOGO
Il 25 e 26 aprile il Festival è partito con un seminario cui hanno preso
parte i Direttori dei festival più importanti d’Italia, impegnati in un
benchmarking dei loro eventi nel corso del quale è stato esaminato il ruolo
del format festival nell’attuale congiuntura economica e culturale.
A partire dal 25 aprile, e fino al 21 giugno, grazie alla collaborazione con
l’ANSA, il tema ispiratore dell’edizione 2009 viene esplorato con una mostra
fotografica di straordinaria bellezza. “100 scatti di coraggio – questo è il
titolo della mostra – raccontano l’attualità, attraverso gli occhi dei
maggiori fotoreporter di tutto il mondo, suggerendo una riflessione intensa
sui vari aspetti del coraggio: quello fisico e quello intellettuale; il
coraggio di essere donna e quello di essere diverso; il coraggio della fede
e quello delle idee; il coraggio di esprimersi in forme inedite e
inquietanti.
CORPO CENTRALE
Per tradizione la “Sezione Musica Sinfonica e Danza”, diretta da Aurelio
Canonici, resta la più visibile del Festival, anche grazie alla
straordinaria cornice in cui si tengono i concerti: il Belvedere di Villa
Rufolo, a picco sul mare.
Sette le serate che danno corpo a questo capitolo nell’edizione 2009. Due
di esse vedranno esibirsi l’Orchestra del Teatro di San Carlo, partner
privilegiato del Festival. Il 26 giugno l’ensemble napoletano sarà diretto
da John Axelrod, noto in Italia soprattutto per il Candide alla Scala, in un
programma tutto russo, diviso tra Caikovskij, Shostakovich e Rachmaninov ed
illuminato pure dal pianoforte di Ivo Pogorelich. Il primo agosto sarà
Jeffrey Tate a dirigere la “sua” orchestra, in un raffinato excursus tra
Wagner e Mahler, dove spiccano i Wesendonck Lieder affidati alla voce di
Ildiko Komlosi. Nel capitolo “orchestre straniere” trova posto l’Orchestre
Philharmonique de Strasbourg diretta da Marc Albrecht con il pianista Lars
Vogt nel Quarto di Beethoven e la giovane Orkester Norden, ensemble
giovanile internazionale che riunisce i migliori talenti dei paesi
scandinavi e baltici sotto la guida esperta di Jorma Panula. Quindi, il 29
agosto, Ravello accoglierà colui che oggi è ritenuto il violinista di punta
nel panorama internazionale: Vadim Repin, per la prima volta in Campania al
fianco di un’orchestra (la St. John’s Smith Square) con un programma di
grande virtuosismo, diviso tra Mendelssohn e Waxman. Ad un complesso
tedesco, come da tradizione, è affidato l’omaggio a Wagner del 18 luglio: la
Wuerttembergische Philharmonie Reutlingen, al cui fianco troveremo le voci
importanti di Herbert Lippert e Elizabeth Wachutka. Da sottolineare, ancora,
l’evento clou che si consuma nella notte di San Lorenzo, tra il 10 e l’11
agosto: parliamo del Concerto all’Alba, da sempre uno degli appuntamenti più
seguiti dell’intero Ravello Festival. Un concerto emozionante, affidato alla
direzione di Aurelio Canonici sul podio della Savaria Symphony Orchestra,
che comincerà alle 4.30 del mattino, al culmine di una notte tutta animata
dalla musica, per concludersi al sorgere del sole, sulle note di Grieg.
Da qualche anno la Danza, anche grazie alla consulenza di Daniele Cipriani,
ha trovato nel Ravello Festival un territorio di elezione: dal 2003 ad oggi
si sono succeduti sul Belvedere di Villa Rufolo coreografi illustri come
Bejart, Petit, Bill T. Jones, ed etoile del valore di Roberto Bolle e
Alessandra Ferri. Nel 2009 saranno due gli eventi coreografici di spicco: il
24 luglio un corposo Gala dedicato ai capolavori del XX secolo, con
ballerini provenienti dalle maggiori compagnie del mondo e coreografie
importanti firmate da Susanne Linke e Gil Roman (l’erede di Bejart); il 9
agosto, invece, debutta a Ravello la compagnia Les Ballets Jazz de Montreal,
con una coreografia in prima italiana.
Nella Sezione “Musica da Camera”, diretta da Carlo Torlontano, trovano
posto dieci concerti al cui godimento, raccolto e raffinato, contribuisce l’eleganza
dei giardini di Villa Rufolo. Tra i protagonisti annunciati dell’edizione
2009, Rainer Honeck, Konzertmeister dei Wiener Philharmoniker in duo con
Luisa Prayer. E poi Roberto Cominati, già vincitore del “Busoni”, alle prese
con alcune trascinanti trascrizioni wagneriane; infine Carmela Remigio (4
settembre), tra le più belle voci di soprano di oggi, accanto a Leone
Magiera.
La “Sezione Passeggiate Musicali” diretta da Stefano Valanzuolo, prende in
considerazione, in molteplici appuntamenti, il repertorio musicale non
classico, spaziando dal melodramma in chiave jazz del pianista Danilo Rea,
all’omaggio a Fabrizio de Andrè reso da uno dei suoi storici collaboratori,
Massimo Bubola. E poi un evento straordinario, commissionato per l’occasione,
riunendo l’attore Ascanio Celestini e il pianista Cesare Picco in uno
spettacolo musical teatrale sospeso tra Coraggio e Follia, Leitmotiv dell’edizione
2009 e 2010 del Festival. Al Coraggio si ispira anche Noa, col suo recital
tra Israele e Palestina, tra Napoli e Mediterraneo, nato in collaborazione
con la Fondazione Murolo. E di Coraggio canterà Edoardo Bennato in un
concerto intitolato, in modo significativo, “Non farti cadere le braccia”.
La Sezione “Arti Visive” diretta da Achille Bonito Oliva, lascia spazio a
una grande mostra intitolata Madre Coraggio curata dallo stesso Bonito
Oliva. In esposizione, per tutto il periodo del Festival, opere di
Alterazioni Video, Pippa Bacca, Maja Bajevic, Julian Beck, Gao Brothers,
Gunter Brus, Giuseppe Chiari, Enzo Cucchi, Gino De Dominicis, Luca Guatelli,
Anibal Lopez, Raffaele Luongo, Urs Luthi, Piero Manzoni, Silvia Moro, Shirin
Neshat, Hermann Nitsch, Orlan, Diego Perrone, Vettor Pisani, Rudolf
Schwarzkogler, Andres Serrano, Shozo Shimamoto, Santiago Sierra, Wolf
Vostell.
La Sezione “Formazione” è quest’anno più ricca che mai. Apre con i tre
giorni del XXIV “Seminario d’estate” organizzato dalla S3.Studium e dedicato
al Coraggio nelle organizzazioni; prosegue con una serie di “Tè con l’Autore”
dedicati a scrittori e giornalisti come Erri de Luca, David Grossman,
Claudio Magris, Marco Travaglio oltre ai cinque finalisti del Premio
Campiello 2009, tradizio-nalmente ospiti del Ravello Festival. Sul versante
scientifico, invece, una serie di “Tè con l’Autore” sono dedicati a
scienziati come il farmacologo Giovanni Gaviraghi e l’astronauta Umberto
Guidoni. Infine, tre altri convegni di alto livello: uno su Futuro dell’arte
contemporanea in collaborazione con Terna; uno su Coraggio ed etica degli
affari; uno sullo stato della musica in Italia - Melò around the World –
organizzato da Rai Trade.
La Sezione “CineMusic”, firmata da Lina Wertmuller, assegnerà a Michael
Nyman (impegnato in un suggestivo concerto con immagini, il 27 giugno) il
“Premio Rota 2009”, darà forma (in collaborazione con Rai Trade) a un ciclo
dedicato al melodramma in video, e presenterà al pubblico, nel corso di
incontri non privi di un pizzico di glamour, alcuni film recenti
riconducibili al tema conduttore del “Coraggio”: da Fortapasc (interviene il
regista Marco Risi) a L’ultimo Pulcinella (intervengono Maurizio Scaparro e
Massimo Ranieri) fino all’ultima pellicola della stessa Wertmuller,
Mannaggia alla miseria!, ispirata alla vicenda emozionante del Premio Nobel
Yunus e proposta in trailer nel corso di una serata tutta dedicata alla
regista romana.
La “Sezione Progetti Speciali” spazia in ambiti assai diversi e quest’anno
si articola in sei progetti.
Progetto “Canzone napoletana”.
L’edizione 2009 tributa il suo annuale omaggio alla grande canzone
napoletana con il ritorno di Massimo Ranieri (8 luglio), impegnato in un
recital scritto espressamente per Ravello e ispirato al leitmotiv del 2009.
Si intitola, curiosamente, “Chi nun tene curaggio nun se cocca ch'e femmene
belle” (Chi non ha coraggio non va a letto con le belle donne) e raccoglie
le più belle canzoni napoletane che ruotano intorno a questo tema, per uno
spettacolo destinato soprattutto al pubblico straniero che desidera
ascoltare in Campania il meglio del celebre repertorio locale.
Progetto teatro.
Per il teatro, che fa per la prima volta la sua apparizione nel Ravello
Festival, segnaliamo la messa in scena de La duchessa di Amalfi di Webster,
che avrà Villa Cimbrone come scenario privilegiato: una scelta
significativa, se si tiene conto che la splendida villa si affaccia su
quella Torre dello Ziro in cui, a differenza di quanto avviene sulla scena,
realmente si consumò la tragedia della protagonista. Nel cast Mariangela D’Abbraccio
e Toni Bertorelli. l’omaggio cantato e recitato di Gioele Dix a Giorgio
Gaber (4 luglio, in collaborazione con la Fondazione Gaber).
Progetto “Grande jazz”.
Il grande jazz torna a Ravello con un “progetto” speciale: la sera dell’11
luglio Chick Corea dividerà il palco con Stefano Bollani, per un confronto
del tutto inedito tra due giganti del pianoforte. E poi, il meglio della
tromba, strumento “eroico” per eccellenza: da Enrico Rava (in quintetto con
il “Requiem per Chris”, su testi di Camilleri; Enzo Decaro sarà voce
recitante), a Paolo Fresu in un duetto multietnico, tra Caraibi e
Mediterraneo, con Omar Sosa. Quindi Fabrizio Bosso, coinvolto insieme allo
storico chitarrista brasiliano Irio De Paula in un omaggio a Oscar Niemeyer,
architetto glorioso e progettista generoso del nuovo Auditorium di Ravello.
Progetto Rai Trade.
Un accordo legherà il Ravello Festival a Rai Trade attraverso il progetto
Melò around the World, cui danno corpo l’inedita Maratona Piano Solo del 28
agosto, allestita per fare luce sui molti talenti musicali italiani che
operano dietro “i soliti noti”, il già citato concerto di Nyman, la
proiezione di un ciclo dedicato all’Opera in video, ed una due giorni di
convegno sullo stato della musica italiana ed europea (“Melò around the
World”, 25 – 27 settembre), arricchita dalla presenza in recital dello
straordinario flautista Mario Caroli.
Progetto “Grand Tour Ravello”.
Nella Sezione Progetti Speciali rientra anche una iniziativa di estrema
raffinatezza culturale: la rievocazione di grandi figure straniere che hanno
intrattenuto con Ravello un rapporto particolarmente significativo. Quest’anno,
infatti, si chiude la trilogia curata da Tiziana Masucci, che con mostre,
conferenze e proiezioni prenderà in considerazione la figura di Edward
Morgan Forster dopo Violet Trefusis, Vita Sackeville-West e Virginia Woolf
(2007), D. H Lawrence (2008).
Progetto ClipMusic.
Agli Speciali del 2009 contribuisce una serie di eventi raccolti sotto la
sigla “ClipMusic”, curati da Barbara Maussier e indirizzati al pubblico
giovanile, con un premio al migliore clip dell’anno, il premio di
composizione “Nino Rota Junior” e un laboratorio per la creazione di
videoclip. In ClipMusic, inoltre, trovano posto seminari dedicati alla
tecnica stessa del videoclip e, novità dell’anno, all’arte circense,
espressione spettacolare del coraggio. Il progetto culminerà in una grande
festa nella notte dell’8 agosto.
Progetto “Il pubblico di domani”
Al pubblico dei più piccoli, ossia dei futuri spettatori del Festival, si
indirizza invece lo speciale curato dalla Cooperativa Seri snc, che
comprende proiezioni di film a tema, incontri e due concerti, per pianoforte
e per orchestra, eseguiti e persino gestiti dagli stessi bambini di Ravello
e della Costiera.
EPILOGO
All’epilogo del lungo Festival, contribuiscono più Sezioni durante tutto il
mese di settembre, con eventi già citati. La Sezione “Arti visive” sarà
ancora presente in Villa Rufolo con la mostra Madre Coraggio curata da
Achille Bonito Oliva. La Sezione “Progetti speciali”, in collaborazione con
Rai Trade, realizzerà la seconda edizione di Melò around the World con un
convegno internazionale (25-27 settembre) che porterà a Ravello i
responsabili dei maggiori festival e delle fondazioni liriche per fare il
punto sullo stato della musica in Italia. Previsto anche un recital del
flautista Mario Caroli, specialista riconosciuto del repertorio
contemporaneo.
Ma il nucleo centrale dell’epilogo è affidato alla Sezione “Tendenze”,
diretta da Claudio Gambardella, che sposterà l’attenzione sul Design,
concludendo il Festival con incontri di esperti del settore e con una mostra
di rara bellezza, dedicata al Museo Richard Ginori.
Con questi eventi, che si ripetono ogni anno in forme sempre più curate
dagli organizzatori e apprezzate dai visitatori, Ravello si candida come
punto di riferimento privilegiato per la riflessione sul design nel Sud.
SCUOLA INTERNAZIONALE DI MANAGEMENT CULTURALE “PER LISA”
Lungo l’intero arco del Festival, infine, correrà per il quarto anno
consecutivo l’esperienza entusiasmante della Scuola Internazionale di
Management Culturale “Per Lisa”, disegnata per formare sul posto tutte le
figure professionali che occorrano non solo per realizzare le attività
culturali della Fondazione Ravello, ma anche per soddisfare le esigenze di
professionalità specialistiche richieste in tutto il mondo e connesse all’organizzazione
di eventi culturali complessi.
Una scuola sui generis che unisce i vantaggi pedagogici dell’accademia
teorica con quelli della bottega pratica, in un clima da “rinascimento
mediterraneo”, per formare nel minor tempo possibile il maggior numero di
giovani specializzati in questo tipo di lavoro squisitamente
postindustriale. Una scuola che forma i manager che intendono dedicarsi all’organizzazione
degli eventi, dei musei, dei centri culturali, delle società musicali, dei
teatri d’opera, degli auditorium e dei centri polifunzionali.
Il Coraggio
Il Coraggio. Concetto speculare alla paura. La
paura del
nemico, la paura del diverso, la paura del
difficile, la
paura del complesso, la paura dell’ignoto,
rinviano al
coraggio necessario per sconfiggere il nemico,
per
accogliere il diverso, per addomesticare il
difficile,
per dipanare il complesso, per decifrare l’ignoto.
Non meno della paura, il coraggio è uno stato
d’animo
strettamente legato al tempo e al luogo in cui
sopraggiunge. Il coraggio necessario per
superare le
Colonne d’Ercole è stato certamente diverso
dal coraggio
necessario per cercare il Graal, per
affrontare
l’Inquisizione, per curare i lebbrosi, per
scalare le
montagne, per attingere la luna.
Le streghe – ha constatato Voltaire – hanno
smesso di
esistere quando noi abbiamo smesso di
ucciderle”.
Molte umane imprese, che richiedevano
coraggio, grazie
al soccorso tecnologico sono planate dal rango
dell’eroismo a quello dell’ordinaria
amministrazione: il
sacrificio della piccola vedetta lombarda è
vanificato
dal radar e quello di Icaro dai supersonici;
un semplice
cellulare placherebbe tutta l’ansia di
Penelope e
allerterebbe tutta la retroguardia armata di
Waterloo.
Il coraggio festivo e spavaldo ostentato dal
trapezista
è ben diverso dal coraggio feriale e paziente
necessario
alla vedova; il coraggio prolungato della spia
è ben
diverso dal coraggio fulmineo dello
scippatore.
Per schivare la furbizia occorre un coraggio
sottile;
per contrastare l’arroganza occorre un
coraggio
inflessibile; per educare l’ignoranza occorre
un
coraggio missionario; per seguire il leader
occorre un
coraggio devoto; per neutralizzare la
trivialità occorre
un coraggio raffinato; per debellare la
burocrazia
occorre un coraggio ironico; per gestire la
democrazia
occorre un coraggio organizzato; per ignorare
l’offesa
occorre un coraggio magnanimo; per immolarsi a
una causa
occorre un coraggio nevrotico.
Le opere e i giorni dell’uomo sono impastati
di
coraggio: quello necessario a Giordano Bruno
per
affrontare il rogo; quello necessario al
gladiatore per
atterrare il contendente; quello necessario al
santo per
testimoniare la fede; quello necessario allo
scienziato
per confutare i paradigmi consolidati; quello
necessario
all’astronauta per contrastare la legge di
gravità;
quello necessario al dirigente per prendere
una
decisione; quello necessario al giocatore d’azzardo
per
esibire una mossa impertinente.
Occorre coraggio anche per affrontare il
coraggio. I
terreni privilegiati dal coraggio sono la
difesa,
l’attacco e l’innovazione. Si pensi al
coraggio di Enea,
che difende i suoi lari; al coraggio di Renzo
e Lucia,
che difendono le loro piccole virtù; al
coraggio di Emma
Bovary, che difende il suo diritto al sogno;
al coraggio
di Madama Butterfly, che difende il suo
ricorso
all’illusione; al coraggio di Sacco e
Vanzetti, che
difendono il loro diritto alla verità; al
coraggio di
Gandhi e Mandela, che difendono il diritto dei
loro
popoli all’identità.
Per il coraggio nell’attacco, si pensi a
quello
gagliardo di Achille contro i difensori di
Troia; a
quello utopico di Alessandro Magno e di
Giuliano
l’Apostata contro i misteriosi confini
orientali; a
quello baldanzoso di Parsifal contro la
mostruosità di
Klingsor; a quello finto-folle di Amleto
contro la
perfidia materna; a quello candido di Fabrizio
del Dongo
contro i nemici del mito napoleonico; a quello
ingenuo
di Salvo d’Acquisto contro la brutalità dei
giustizieri;
a quello sfrontato di Roberto Saviano contro
la
bestialità della camorra; a quello allucinato
dei
kamikaze contro l’oltraggio dei blasfemi.
Per il coraggio nell’innovazione si pensi a
quello di
Colombo che salpa verso nuovi mondi; a quello
di
Copernico e di Galileo, che sovvertono l’universo
biblico; a quello di Schoenberg, che propone
la
dodecafonia; a quello di Freud, che affonda la
psicologia tradizionale nei misteri dell’inconscio;
a
quello di Einstein, che disorienta la fisica
classica
con la curva del tempo; a quello di Picasso,
che
sovverte la prospettiva con il cubismo; a
quello di
Kandinskij, che affranca la pittura dalla
figura; a
quello dei fratelli Wright, che spiccano il
primo volo;
a quello di Pasteur, che trasforma il figlio
in cavia; a
quello di Taylor, che impone al lavoro le
regole
scientifiche dell’efficienza; a quello di
Keynes, che
libera dal lavoro il destino dei suoi nipoti;
a quello
di Adriano Olivetti, che costruisce la città
dell’uomo
secondo i canoni della bellezza.
Vi è un coraggio che impone rispetto: la
nobiltà
dell’eroe, il talento dell’artista, la
grandezza del
genio, la sicurezza del chirurgo, il valore
del
professionista, l’intraprendenza dell’imprenditore,
la
magnanimità di chi perdona.
Vi è un coraggio che desta sorpresa: la
sfrontatezza del
dongiovanni, la spavalderia dello spadaccino,
la
temerarietà del funambolo, la sicurezza del
danzatore,
il sangue freddo dello scassinatore, l’abnegazione
del
soccorritore, il colpo d’occhio dell’intenditore,
la
stravaganza del dandy, la trattativa
spericolata del
commerciante, il bluff calcolato del giocatore
di poker.
Vi è un coraggio che piglia in contropiede: l’impudenza
del ladro, la sfrontatezza dello scugnizzo, la
spudoratezza della cortigiana, l’audacia
dell’innamorato, l’irriverenza del blasfemo.
Vi è un coraggio che esige prudenza: la
risolutezza
dell’irresponsabile, l’ingegnosità dell’autodidatta,
l’indiscrezione del saccente, l’improntitudine
del
temerario, l’irriverenza dello smodato, la
saccenteria
dell’erudito, la superbia del primo della
classe. Vi è
un coraggio che merita disprezzo: l’arroganza
del
padrino, la presunzione dell’incompetente, la
protervia
del più forte, l’avventatezza dell’ignorante,
l’ingiuria
del perfido, la faccia tosta dell’adulatore,
la villania
del maleducato, l’insolenza del guappo, la
supponenza
dell’arrivato, la spocchia dell’erudito.
Il coraggio è un concetto speculare alla
paura. La paura
del nemico, la paura del diverso, la paura del
difficile, la paura del complesso, la paura
dell’ignoto,
rinviano al coraggio necessario per
sconfiggere il
nemico, per accogliere il diverso, per
addomesticare il
difficile, per dipanare il complesso, per
decifrare
l’ignoto.
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