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Dopo l' Atleta di Lisippo e la Venere di Morgantina, ecco la Biga di
Monteleone. Per trovare un seguito ideale alla controversia attualmente in
corso tra il Getty Museum di Malibu e lo Stato italiano, basta davvero poco:
un semplice click sul sito del Metropolitan Museum of Art, il mitico Met, di
New York. Un rapido passaggio (sempre via mouse) nella sezione dedicata alle
collezioni permanenti ed eccoci al link che ospita «l' Arte dell' Antica
Grecia, di Roma, dell' Etruria e di Cipro». Il (presunto) corpo del reato è
qui, mascherato da una breve introduzione che racconta della nuova area da
155 milioni di dollari (la Leon Levy and Shelby White Court che verrà
inaugurata con grande sfarzo nella prossima primavera) e dei capolavori che,
da allora, sarà nuovamente possibile ammirare in tutto il loro splendore: il
sarcofago «di Badminton», i frammenti del palazzo di Domiziano, gli
affreschi di Boscotrecase, il Cubiculum di Boscoreale. La «biga rapita»,
quella che gli abitanti di Monteleone di Spoleto (paesino dell' Umbria, in
provincia di Perugia, 651 abitanti in tutto) reclamano da anni, è in fondo a
quella lista, con tanto di fotografia e di dati tecnici: 130,9 centimetri d'
altezza e 209 di lunghezza, uno splendido assemblaggio di legno di noce,
lamine di bronzo lavorate a sbalzo e applicazioni in avorio, decorato con
gli episodi della vita di un grande guerriero (forse Achille) e figure di
centauri e animali. Proprio il golden chariot (come lo chiamano gli
americani) dovrebbe essere uno dei pezzi forti del nuovo allestimento
fortemente voluto dall' attuale direttore del Met, il liberal Philippe de
Montebello. «Il suo valore è immenso» è stato scritto. Niente di più vero,
visto che si tratta dell' «unico carro etrusco esistente al mondo, un pezzo
vecchio di 2600 anni costruito da un maestro della Sabina o forse
addirittura da un artigiano ionico». Eppure, nonostante l' innegabile
valore, quel carro d' oro è (di fatto) esiliato nei depositi del Met dal
1990. Ufficialmente per un accurato lavoro di restauro, ma (forse) anche per
sottrarlo alle polemiche. Perché la biga - stando alle accuse più volte
lanciate dai monteleonesi - «è stata trasportata in America illegalmente, in
dispregio delle leggi che tutelavano la conservazione dei beni artistici». E
quindi deve ritornare alla sua casa. Alla faccia di de Montebello che ha
risposto: «Dovrete passare sul mio cadavere». Mario La Ferla ha ricostruito
per la prima volta la storia di questo tesoro «trafugato» in un libro edito
da Stampa Alternativa (La biga rapita, pp. 160, 13, in libreria dal 20
gennaio). Dove si racconta (tra l' altro) come le più recenti richieste
arrivate al Met dall' Italia siano passate letteralmente sotto silenzio
(nonostante il supporto di grandi testate come il New York Times) da
ministri come Urbani, Frattini o Buttiglione («a proposito della biga di
Monteleone - si legge in un documento ufficiale - nulla risulta agli atti»).
Scrive La Ferla: «In cento anni la classe politica non è riuscita a
riportare in Italia un oggetto che ci appartiene e non abbiamo avuto neppure
la soddisfazione di ottenere una dichiarazione di rei confessi da coloro i
quali quella biga trafugata detengono e mostrano con vanto al mondo intero».
Anche se resta ancora la speranza di un (possibile) intervento dell' attuale
ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, vista la posizione «dura»
da lui tenuta a proposito di altri due «tesori contesi»: l' Atleta di
Lisippo e la Venere di Morgantina, oggi al Getty Museum di Los Angeles («O
il Getty ci restituirà tutte le opere che chiaramente provengono dal
traffico illecito oppure sarà la rottura» ha detto in una intervista al
Corriere). La controversa vicenda inizia l' 8 febbraio 1902 quando un
contadino di Monteleone (tale Isidoro Vannozzi) scopre per caso, su una
collinetta chiamata Colle del Capitano, «una biga, due scheletri e alcune
suppellettili». Vannozzi aveva finito i soldi per completare la sua casa,
così decide «di scendere a Norcia per vendere tutta quella ferraglia». L'
affare verrà concluso per 950 lire («proprio la somma che serviva a Vannozzi
per comprare le tegole del tetto»). Mentre il carro d' oro resta abbandonato
a Roma, in una farmacia del Rione Esquilino, fino a quando non transita di
lì uno degli uomini più potenti del mondo, JP Morgan detto Morgan il pirata
che, «follemente innamoratosi di quel reperto», lo compra e lo porta in
America. Dove la biga arriverà nel novembre del 1903 dopo un viaggio in
treno fino a Parigi, una lunga sosta nei sotterranei del Crédit Lyonnais e
un «passaggio» dal porto di Le Havre per essere imbarcata su un cargo,
nascosta dentro alcune alcune casse di frumento. Quando si venne a sapere
che la biga era in viaggio verso gli Usa, Giovanni Giolitti, capo del
governo dell' epoca, venne attaccato dai socialisti «che gli stavano facendo
la fronda per le riforme mancate» e che gli rimproverarono l' inadeguatezza
delle strutture dello Stato nell' impedire il saccheggio delle opere d'
arte. Quasi a scusarsi per il trafugamento, Giolitti si difese affermando
che la colpa del disinteresse era da addebitarsi al crollo del Campanile di
San Marco a Venezia (14 luglio 1902) che di fatto aveva distolto l'
interesse dell' opinione pubblica «dal rapimento» del carro etrusco. Nessuno
avrebbe più pensato a riavere indietro la «biga di Monteleone» fino a
quando, nel 2004, il piccolo Comune sulle pendici del Terminillo non ha
deciso di riprendersi «il capolavoro trafugato», affidando la causa ad un
agguerrito avvocato di Atlanta, Tito Mazzetta, ma con origini monteleonesi.
Il primo round si è chiuso con la vittoria del Met: «Non esiste alcun
documento che possa comprovare la legale provenienza del prezioso reperto»
ha spiegato il vicepresidente del Museo, Harold Holzer. Che ha così chiarito
i termini della questione: «La biga è stata comprata con i soldi di un fondo
lasciato da un magnate dell' industria americana ed è rimasta nella
collezione del Metropolitan cento anni. Non siamo in possesso dei dettagli
su come venne acquistata. Ma sotto il profilo legale appartiene al Met.
Pretendere di portarla via, come vogliono gli italiani, è come dire che
forse la Monna Lisa dovrebbe trovarsi in Italia e non in Francia». Ma i
monteleonesi non hanno alcuna intenzione di demordere e continuano a esibire
sul sito ufficiale del Comune quel tesoro che sentono come «cosa loro». «Ci
sono ancora buone speranze di riportare la biga in Italia - dice il loro
avvocato americano -, ma per la riuscita dell' operazione è indispensabile
l' intervento del governo italiano attraverso i ministeri competenti». La
storia, dunque, continua.
[fine citazione]
Un saluto a tutti,
Nico
Thank you for sharing this interesting article! re;: La biga ripita!
As for J. P. Morgan, and Rome, a few years back I posted another
interesting article about the possible connection between artifacts
looted from Rome in connection with J. P. Morgan & the Metropolitian
Museum of New York.
In this case it was the question whether Morgan removed artifacts from
the Forum of Trajan in Rome in 1907...! Below is a copy of my orginal
message!
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>From: "Martin G Conde" <mgc...@yahoo.com>
>To: rome...@yahoogroups.com
>Subject: [rome-arch] RE: Met's Antiquities Case Shows Donor, Trustee
Ties
>to Looted Art
>Date: Tue, 07 Mar 2006 16:10:06 -0000
>
>This is not the first time the Museum of Metropolitin Art Donor's &
>Trustee's have been the focus of an investigation by the Italian
>Ministry of Culture for having in its collection then as of 1907
>(possible) stolen artifacts from Italy!
>
>According the New York Times and The Washington Post in 1907 listed
>below:
>
>1. MORGAN'S ROMAN CARVINGS.; May Not Be from Trajan's Forum, but
>[Prof. Giacomo] Boni Asks for Photographs. New York Times, N.Y.: Feb
>15, 1907. pg. 4.
>
>2. MORGAN'S STONE GARVINGS; May or May Not Be Fragments from
>Trajan's Forum. Director of Metropolitan Art Museum, to Which
>Financier Presented Them, Holds Them Valuable Anyway. The Washington
>Post, Washington, D.C.: Feb 15, 1907. pg.
>12.
>
>3. Those Trajan Forum Fragments, New York Times, N.Y. Mar 10, 1907.
>p. X8.
>
>According to the articles cited above the then Director of the
>Museum, Sir Casper Purdon Clarke for the museum in 1907 stated:
>"....Of course if any law of Italy has been violated and the Italian
>Government shows us the case, the pieces will be returned. Mr.
>Morgan, it will be remembered , sent back Ascoli cope [exact
>spelling of the name of the artifact in the articles cited above],
>when he found that he was not legally in possession of it."
>
>The original the copies of the articles cited above pertaining the
>controversy of the Forum of Trajan fragments and the Metropolitan
>Museum c. 1907 can be read on Prof. Domenico Carro, Yahoo Group ROMA
>ETERNA:
>
>Prof. Carro wrote [Nov. 13, 2005] =
>http://it.groups.yahoo.com/group/romaeterna/message/775
>
>"...Grazie Martin, molto interessante. Ho messo i tre articoli nella
>nuova cartella "Articoli" della sezione "Documenti" (o "Files", per
>chi legge la versione anglofona) del sito della nostra ML. Questa
>cartella è raggiungibile direttamente al seguente indirizzo:"
>
>http://it.groups.yahoo.com/group/romaeterna/files/Articoli/
>------------------------------------------------------
Thank you
Martin G Conde
Washington DC, USA
mgc...@yahoo.com