Ottimo articolo questo ,anche se meriterenne di essere sviluppato meglio. La paurosa decadenza dell'intelligenza degli esseri umani non può essere associato solo alla mancanza di selezione naturale positiva. Ma anche dal fatto che ogni gruppo umano ha una sorta di mente collettiva. Mente che è formata dalla somma di quelle individuali e nello stesso tempo le plasma con forza in direzione di un conformismo che esclude duramente i ribelli. Oggi tale mente è governata magistralmente dalla televisione. Mentre famiglia ed etnia sono in crisi forse irreversibile.
Da Fabio Calabrese
Sent: Sunday, March 21, 2010 5:44 PM Subject: L'era della stupidità
L'era della stupidità-di Fabio Calabrese
L'intelligenza sta decadendo nella specie umana. Da circa un secolo, da quando Binet inventò i test d'intelligenza, si è registrata una progressiva diminuzione del QI medio delle popolazioni, diminuzione che ha avuto un'accelerazione nell'ultimo trentennio. E' un tipo d'informazione che ricercatori, psicologi, pedagogisti hanno messo molta cura nell'evitare di far arrivare al grosso pubblico. Fra i pochi a rompere il muro del silenzio a questo proposito, si può citare uno studio del professor Giuseppe D'Amore dell'Università di Firenze riportato nel n. 67 del maggio 1998 della rivista "Focus". Lo studio presentato quasi mimetizzato in un riquadro che accompagna l'articolo "Bestie del lontano futuro" a firma di Ivan Vispiez, eppure quel che D'Amore dice avrebbe meritato ben altra rilevanza. "Con il progresso", spiegava il professor D'Amore, "è diventato sempre più facile raggiungere l'età adulta. Oggi tutti possono fare figli senza che contino l'intelligenza e l'abilità di sopravvivere. Nell'età della pietra queste qualità erano invece necessarie per arrivare a riprodursi". Per quanto riguarda le epoche anteriori al XX secolo, non esiste una precisa documentazione quantitativa, tuttavia è piuttosto evidente che gli uomini moderni sono meno intelligenti dei loro predecessori. Julius Evola faceva notare che anche i maggiori o quelli che passano per i maggiori filosofi nostri contemporanei trovano la Summa Theologica di Tommaso d'Aquino un testo di lettura estremamente ardua, eppure all'epoca in cui l'Aquinate lo scrisse, era un manuale ad uso degli studenti. Se dalla filosofia passiamo alla letteratura, i risultati sono ancora più sconsolanti: oggi il numero delle persone alfabete e dei presunti scrittori è enormemente aumentato, eppure dove troviamo qualcosa di lontanamente paragonabile alla Divina Commedia, al Faust di Goethe, alle opere di Shakespeare, di Moliere, ai poemi omerici? Le arti figurative? Beh, immaginatevi solo per scherzo qualcuno dei presunti capolavori dell'arte contemporanea, che so, di Picasso, Mirò, Mondrian, Kandinskij nel rinascimento: sarebbe subito considerato lo scarabocchio orrendo che in realtà è. L'architettura? Oggi disponiamo di macchinari e mezzi tecnici notevoli, eppure siamo in grado di costruire solo enormi parallelepipedi di cemento. Dove troviamo qualcosa di paragonabile al Partenone, al Pantheon, a Notre Dame di Parigi, alla cattedrale di Chartres od anche alla neolitica (preistorica) Stonehenge? Prevedo una facile obiezione. La nostra - si dirà - è un'epoca scientifica e tecnologica, l'intelligenza ha preso una direzione diversa da quella dei capolavori artistici e letterari del passato. Se è questo che pensate, beh, un esame più attento delle cose vi potrebbe portare a pesanti delusioni: la scienza batte desolatamente il passo da 5 - 6 decenni: le ultime scoperte scientifiche importanti, dal Big Bang nell'astronomia, fisica e cosmologia, alla scoperta della doppia elica del DNA in biologia - biochimica, risalgono almeno alla metà del XX secolo, ed oggi vincono il premio nobel ricerche che mezzo secolo fa avrebbero stentato a comparire sulle pagine delle riviste scientifiche. In compenso, la ricerca scientifica o quello che passa per tale, è diventata un'enorme macchina per sprecare denaro pubblico, si pensi per tutte alla ricerca della "particella fantasma", il mitico bosone di Higgs, cercato da mezzo secolo con acceleratori che costano quanto il bilancio di una piccola nazione, senza aver mai ottenuto alcun risultato. La tecnologia, il vanto degli ammiratori delle "magnifiche sorti e progressive" è al palo quasi allo stesso modo: c'è stato il guizzo dell'elettronica - informatica, ma per il resto ... Per il resto, in altre epoche siamo passati dall'utilizzo dell'energia animale, idraulica ed eolica alla macchina a vapore, poi dal carbone al petrolio e all'elettricità; oggi non riusciamo a dar vita a una tecnologia alternativa a quella del petrolio nel momento in cui questa risorsa si sta rarefacendo, diviene sempre più costosa e l'impatto sull'ambiente del suo utilizzo sempre più inquinante e distruttivo. Ammesso, ma continuando i trend attuali la cosa è alquanto improbabile, che avessimo dei discendenti ancora/di nuovo in grado di pensare, l'età moderna verrebbe ricordata come un'epoca di vuoto intellettuale in tutti i sensi, l'era della stupidità. Contrariamente a quel che possono pensare coloro che si ostinano a credere al mito del progresso, l'aridità intellettuale dell'età moderna si iscrive in una tendenza di lungo periodo. La nostra specie è vittima di quello che Konrad Lorenz ha definito l'auto - addomesticamento; un animale domestico in linea di massima è meno efficiente fisicamente e meno intelligente dei suoi parenti selvatici, e la stessa cosa accade all'umanità cosiddetta civile. Noi non possiamo misurare direttamente il QI di uomini antichi né tanto meno preistorici, ma abbiamo la misura indiretta della capacità cerebrale misurabile nei crani. L'artico di Giuseppe D'Amore citato prima ci pone di fronte a una realtà sorprendente: dall'età neolitica a oggi, la capacità cerebrale umana si è andata riducendo, e a velocità crescente. Il cervello umano, spiega l'antropologo fiorentino, ha raggiunto il suo massimo durante l'età paleolitica 35.000 anni fa con un volume cerebrale di 1600 centimetri cubi, per scendere a 1500 c.c. durante il neolitico, 8000 anni fa, e toccare oggi i 1400 c.c. Un semplice conteggio ci dimostra che questa decadenza non è per nulla lineare. Per perdere i primi 100 c.c. di volume cerebrale sono occorsi 27.000 anni, mentre i secondi 100 c.c. se ne sono andati in solo 8000, il che vuol dire che la velocità di decadenza del cervello umano dal neolitico ad oggi è più che triplicata. C'è tuttavia un dato importante che va considerato per avere chiara la questione, che rende meno drammatica la situazione del neolitico, e molto più drammatica, invece, quella attuale. Le dimensioni assolute del cervello non sono una misura diretta dell'intelligenza; più attendibile, da questo punto di vista, è il cosiddetto indice di cefalizzazione che si ottiene moltiplicando le dimensioni del cervello per il rapporto cervello/massa corporea. In termini semplici, gli uomini piccoli hanno un cervello di dimensioni minori di quelli di taglia maggiore senza che questo implichi un pregiudizio dell'intelligenza, semplicemente perché il loro cervello ha una minore massa corporea da controllare. Gli uomini del neolitico erano di taglia modesta, con un'altezza intorno al metro e sessanta cm., a fronte degli 1,70 - 1,75 dei cacciatori paleolitici, per una ragione molto semplice: il neolitico coincide con la scoperta dell'agricoltura. Lo stile di vita dell'agricoltore sedentario ha creato un surplus alimentare che ha permesso alle comunità umane di espandersi numericamente, ma è innegabile che il singolo agricoltore neolitico si alimentasse peggio del cacciatore paleolitico, con una dieta ricca di carboidrati ma povera di proteine. Questo dato sdrammatizza la perdita di volume cerebrale avvenuta fra paleolitico e neolitico, spiegabile in parte con la riduzione di taglia, ma rende ancora più drammatica ed esponenziale quella avvenuta negli ultimi ottomila anni, soprattutto nella cosiddetta età moderna nella quale la statura è risalita, ma il volume del cervello è continuato a diminuire. Ci stiamo trasformando in ottusi giganti ipervitaminizzati, idioti e ben nutriti, ci stiamo, in una parola, americanizzando, non solo culturalmente, ma anche biologicamente, il che è infinitamente peggio. Tuttavia questo non spiega l'accelerazione che la decadenza dell'intelligenza umana ha subito a partire dal XX secolo, e soprattutto nell'ultimo trentennio. Per spiegare quest'ultima si possono indicare quattro fattori convergenti. Bisogna considerare innanzi tutto il differente tasso di riproduzione delle popolazioni caucasiche rispetto a quelle "colorate". In poche parole un motivo non secondario del fatto che l'umanità oggi è meno intelligente rispetto al passato, è che essa oggi è meno "bianca". Con tutte le fluttuazioni statistiche e le eccezioni individuali possibili, la differenza media di 15 punti percentuali di QI fra popolazioni caucasiche e di colore, pare assolutamente incomprimibile, e non legata a fattori educativi e ambientali, ma unicamente all'eredità genetica. Il secondo fattore che dobbiamo considerare, è il fatto che oggi sempre più persone con ritardo mentale di diversa entità che in altre epoche la selezione naturale avrebbe spietatamente eliminato, non solo sopravvivono, ma arrivano all'età riproduttiva; a questo punto, l'auto - addomesticamento della nostra specie comincia a produrre un effetto a cascata. Il terzo fattore da considerare è quello che forse finora è stato meno evidenziato in quest'ottica, ma è con ogni probabilità uno dei fattori di decadenza più importanti, che agisce sia sul piano culturale sia su quello biologico: l'avvento della società di massa e della democrazia, che va considerato un fattore di decadenza estremamente potente. Innanzi tutto, con le rivoluzioni del XIX e del
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> Ottimo articolo questo ,anche se meriterenne di essere sviluppato meglio. > La paurosa decadenza dell'intelligenza degli esseri umani non può essere > associato solo alla mancanza di selezione naturale positiva. > Ma anche dal fatto che ogni gruppo umano ha una sorta di mente collettiva. > Mente che è formata dalla somma di quelle individuali e nello stesso tempo > le plasma con forza in direzione di un conformismo che esclude duramente i > ribelli. > Oggi tale mente è governata magistralmente dalla televisione. > Mentre famiglia ed etnia sono in crisi forse irreversibile.
Anche se non concordo con l'articolo (In franca onestà, faccio enormemente fatica a ritenermi intellettualmente inferiore a gente che sciamava felice ad assistere al rogo di una strega senza essere sfiorati dal pensiero che se veramente fosse stata strega, sarebbe volata via attraverso le sbarre della prigione, o avrebbe fatto morire i suoi torturatori) Lo trovo notevole interessante ed apprezzabile. Più che un calo di intelligenza, io direi che ci troviamo di fronte ad un esplosione di inadeguatezza. Colui che cento anni fa, sarebbe magari stato un contadino arguto, abile nel suo lavoro: Adesso è del tutto inadeguato nel ruolo di universitario, non ha un cervello sufficientemente grande per contenere un numero di nozioni due o tremila volte maggiore di quello che avrebbe dovuto apprendere come contadino. Perciò, se gli si sospingono nel cervello cento nozioni da una parte, altrettante gli usciranno dall'altra. unico suo rifugio, sarà la nozione leggera, il grande fratello o comunque la trasmissione idiota che la televisione gli sfornerà per assecondarlo. Anche perché gli si è tolto ogni traguardo etico. esclusa la nazionale di calcio, gli si è tolto tutto, patria religione stirpe. Ciao Ad'I
> Anche se non concordo con l'articolo (In franca onest , faccio enormemente > fatica a ritenermi intellettualmente inferiore a gente che sciamava felice > ad assistere al rogo di una strega senza essere sfiorati dal pensiero che > se veramente fosse stata strega, sarebbe volata via attraverso le sbarre > della prigione, o avrebbe fatto morire i suoi torturatori) Lo trovo > notevole interessante ed apprezzabile. > Pi che un calo di intelligenza, io direi che ci troviamo di fronte ad un > esplosione di inadeguatezza. Colui che cento anni fa, sarebbe magari stato > un contadino arguto, abile nel suo lavoro: Adesso del tutto inadeguato > nel ruolo di universitario, non ha un cervello sufficientemente grande per > contenere un numero di nozioni due o tremila volte maggiore di quello che > avrebbe dovuto apprendere come contadino.
anche questo vero,nel passato non serviva una grande capacit culturale o scientifica per sopravvivere,molti facevano i braccianti.Oggi l'uomo inadeguato e isolato dai suoi simili,indifeso di fronte alla complessit della civilt moderna e alla sua potenza tecnologica che,sebbene offra abbondanza mai vista,lo rende molto insicuro sulla padronanza della sua vita e del suo futuro.
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> Ottimo articolo questo ,anche se meriterenne di essere sviluppato meglio. > La paurosa decadenza dell'intelligenza degli esseri umani non pu essere > associato solo alla mancanza di selezione naturale positiva. > Ma anche dal fatto che ogni gruppo umano ha una sorta di mente > collettiva....
Neva scrive:
e, perch no, anche una Cultura collettiva di ogni gruppo umano che tutte insieme costituiscono la Cultura collettiva delll'Umanit ? Non si potrebbe allora pensare che anche la Cultura collettiva di un gruppo, per diverse ragioni, ora pi "forte" delle altre, tenti di plasmare, "con forza" e con la forza, le altre "in direzione di un conformismo che esclude duramente "i ribelli"?.
Con quali conseguenze se, come potrebbe essere, anche nelle pi sofisticate conquiste umane, tipo l'intelligenza, appunto, come in quelle del mondo naturale di cui l'uomo fa parte, fosse una "biodiversit " individuale, sociale e culturale a guidare, condizio sine qua non, un' evoluzione anche intellettuale e ad ostacolare la stupidit ?
> anche questo è vero,nel passato non serviva una grande capacità culturale > o scientifica per sopravvivere,molti facevano i braccianti.Oggi l'uomo è > inadeguato e isolato dai suoi simili,indifeso di fronte alla complessità > della civiltà moderna e alla sua potenza tecnologica che,sebbene offra > abbondanza mai vista,lo rende molto insicuro sulla padronanza della sua > vita e del suo futuro.
Esatto. E bisogna domandarsi: E' utile tutto questo? E' utile complicarsi oltre un certo livello la vita per produrre cose che non sono affatto indispensabili. Ciao Ad'I
>> anche questo è vero,nel passato non serviva una grande capacità culturale >> o scientifica per sopravvivere,molti facevano i braccianti.Oggi l'uomo è >> inadeguato e isolato dai suoi simili,indifeso di fronte alla complessità >> della civiltà moderna e alla sua potenza tecnologica che,sebbene offra >> abbondanza mai vista,lo rende molto insicuro sulla padronanza della sua >> vita e del suo futuro.
> Esatto. > E bisogna domandarsi: E' utile tutto questo? E' utile complicarsi oltre un > certo livello la vita per produrre cose che non sono affatto > indispensabili. > Ciao > Ad'I
Neva scrive:
E anche di più bisognerebbe domandarsi, visto che se la produzione ci è propinata il consumo dipende da ciascuno di noi, > "E' utile complicarsi oltre un
> certo livello la vita per" consumare " cose che non sono affatto > indispensabili" ?
> E anche di più bisognerebbe domandarsi, visto che se la produzione ci è > propinata il consumo dipende da ciascuno di noi, > "E' utile complicarsi > oltre un >> certo livello la vita per" consumare " cose che non sono affatto >> indispensabili" ?
Ti do ragione, ma con un aggiunta: Se fossero tutti come me, la Fiat venderebbe solo automobili utili per andare al lavoro e molte meno di quante ne produce adesso. La produzione di abiti firmati chiuderebbe, i telefonini... Debbo però riconoscere che se fossero tutti come me ci sarebbero milioni di disoccupati. Sarebbe lo stato che dovrebbe intervenire a paracadutare. Ricordo un libro che accusava il fascismo di previlegiare l'occupazione a scapito della modernizzazione, e che citava in modo critico un articolo scritto durante il fascismo, contrario all'innovazione (All'epoca la chiamavano razionalizzazione del lavoro) che creava unicamente disoccupazione. Io credo che invece quel modo di pensare non fosse così stupido, anzi: Che non lo fosse. Ciao Ad'I
>> E anche di più bisognerebbe domandarsi, visto che se la produzione ci è >> propinata il consumo dipende da ciascuno di noi, > "E' utile complicarsi >> oltre un >>> certo livello la vita per" consumare " cose che non sono affatto >>> indispensabili" ?
> Ti do ragione, ma con un aggiunta: Se fossero tutti come me, la Fiat > venderebbe > solo automobili utili per andare al lavoro e molte meno di quante ne > produce > adesso. > La produzione di abiti firmati chiuderebbe, i telefonini... > Debbo però riconoscere che se fossero tutti come me ci sarebbero milioni > di disoccupati. Sarebbe lo stato che dovrebbe intervenire a paracadutare.
Neva scrive:
Ma invece che "l'era della stupidità" ( io direi meglio "era del cattivo uso dell'intelligenza", perché l'intelligenza si addormenta quando non vuole risolvere problemi difficili e importanti ), i problemi sociali, ma non solo, che nuovi e più razionali stili di vita potrebbero causare ( come quello, ad esempio, dei milioni di disoccupati che tu paventi per un calo dei consumi ), potrebbero far cominciare o ricominciare un' era dell'intellingenza per un nuovo Umanesimo.
> Ricordo un libro che accusava il fascismo di previlegiare l'occupazione a > scapito della modernizzazione, e che citava in modo critico un articolo > scritto durante il fascismo, contrario all'innovazione (All'epoca la > chiamavano razionalizzazione del lavoro) che creava unicamente > disoccupazione. > Io credo che invece quel modo di pensare non fosse così stupido, anzi: Che > non lo fosse.
E' vero, forse stupido non lo era, ma forse, oggi, l'intelligenza potrebbe trovare altre e più intelligenti soluzioni globali.