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Messaggio della discussione su perchè è caduto Allarme Scientology (era Allarme non può scomparire!)
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Pietro Bono  
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 Altre opzioni 8 Gen, 21:31
Newsgroup: free.it.religioni.scientology
Da: Pietro Bono <bono.pie...@gmail.com>
Data: Thu, 8 Jan 2009 18:31:14 -0800 (PST)
Locale: Gio 8 Gen 2009 21:31
Oggetto: Re: perchè è caduto Allarme Scientology (era Allarme non può scomparire!)
Desidero fare una piccola premessa su quanto ho da dire, questo perchè
ho intenzione di essere esplicito.
Come ho avuto modo di dire anche altrove (forum Cesap compreso), nella
mia vita ho fatto un mare di errori. Molti dei quali sulla pelle delle
persone.
Così ora, l’ultima delle mie intenzioni, è proprio quella di fare il
bacchettone.
Credo però che ci sia errore ed errore.
Perché ritengo che se mi rendo conto, in qualche modo, di aver fatto
un errore e continuo imperterrito a proseguire su quella strada,
allora c’è qualcosa che non va’.

Qualche mese fa’ ho aperto un NG sul Cesap.
http://groups.google.com/group/parliamo-del-cesap-bari/browse_thread/...
Dopo qualche giorno però, mi sono preso una pausa di riflessione,
avendo la sensazione che c’era dell’altro.   E così mi sono messo
nuovamente a studiare e leggere per cercare di comprendere.

Quando oggi qualcuno ha parlato qui di “panni sporchi”, mi si è accesa
una lampadina.
Caspita, quello di portare i panni sporchi (e anche puliti) fuori da
uno stretto ambito “privato”, era proprio ciò che mi era accaduto
nella mia esperienza in arkeon.  Centinaia, se non migliaia di
persone, hanno ascoltato nel corso di tanti anni dalla mia voce i
fatti miei, le mie sensazioni, i miei progetti, i miei difetti,
contraddizioni, forse qualche merito. Perché sostanzialmente il
percorso, per chi se la sentiva, consisteva sostanzialmente in questo:
ascoltare pubblicamente le esperienze di altri e raccontare, se lo
riteneva, le proprie. Ciascuno decideva se e quando farlo.
Naturalmente poteva anche non farlo mai.
E nemmeno ora francamente, con tutto il trambusto che c’è stato, ho
sinceramente alcun timore per me, che qualcuno vada raccontando quei
fatti.  Perché sono un libro aperto. E devo dire che mi sento sereno.
E soprattutto sono felice di aver scelto allora, come ora, di
rinunciare ad una parte della mia “privacy”, perché è stato grazie a
questa forma di coraggio di altri prima di me, che io ho trovato il
coraggio di farlo a mia volta, permettendo forse così anche ad altri
di fare altrettanto uscendo da quella solitudine che tanti ben
conoscono, che non è forse il sentirsi soli, ma invece forse la paura
di essere semplicemente ciò che si è.   Permettendo così a me stesso
soprattutto di chiamare le cose, nella mia vita, col loro nome.  In
privato così come in pubblico, senza inutili e faticose distinzioni o
ipocrisie.

Ho fatto questa lunga premessa perché ritengo che i comportamenti a
cui Cosimo sopra faceva riferimento, non sono casuali, ma hanno una
radice. Molto spesso.

> ...come la Tinelli, che dietro le spalle “sparge veleno”
> contro una collega (la DiMarzio) presso tutti gli altri colleghi, che
> la “segnala” all’autorità giudiziaria e che fa lo stesso con un’altra
> collega (Martini) che interviene a difesa della prima: se tutto era
> morale e nobile perché non farlo pubblicamente? perché non intervenire
> mai in un dibattito a cui non l’hanno sollecitata i “settaroli” di
> Arkeon, ma dei colleghi?
> Ma quello che mi chiedo è cosa si debba pensare di chi, di fronte a
> queste modalità, non ha ritenuto di convocare un dibattito trasparente
> almeno tra pari; non ha ritenuto fare chiarezza e mettere ordine in
> questo guazzabuglio; non ha compreso -  e qui è il punto che credo più
> importante – che in gioco non c’era un conflitto tra esponenti del
> mondo antisette, bensì la capacità dello stesso di cogliere le lacune
> al proprio interno, la mancanza di un “codice deontologico” su come
> gestire la valutazione dei “gruppi a rischio” e l’aiuto agli ex, le
> relazioni con l’autorità giudiziaria, l’incapacità di darsi delle
> regole per gestire conflitti interni a tutela delle persone e – in
> ultima analisi – della credibilità del mondo antisette.

Tramite un articolo di Martinez, infatti, sono risalito ad una lettera
del 2000 di Amitrani.
http://groups.google.com/group/it.cultura.religioni/browse_thread/thr...
Lettera esplicitamente riservata al direttivo del GRIS, che qualcuno
fece successivamente circolare.  Per fortuna, aggiungo io.
Sinceramente non sono in grado di sapere se a quella lettera sono
seguiti dei commenti da parte degli interessati.  E personalmente
sarei ben interessato a conoscerli, soprattutto per sentire la
posizione del Segretario del GRIS  Giuseppe Ferrari.  Certo è che le
questioni che solleva Amitrani sono articolate,  precise e anche
inquietanti.
Ogni persona, ogni famiglia, ogni gruppo può celare nel proprio
armadio, qualche cosa di poco chiaro. Qualche volta anche  di peggio.
E questo può anche accadere.
Quello che personalmente non comprendo, e ormai non tollero più, è che
davanti all’evidenza, quando si tratta di casi che coinvolgono
situazioni delicate e pubbliche, si rimanga in silenzio e si faccia
finta di niente.

Quando ho letto il libro di Antonella Beccaria sul caso Dimitri (1996)
sono raggelato.
http://raffaelladimarzio.blogspot.com/2008/11/tasselli-di-esperienza-...
Raggelato perché di fronte a tali errori e leggerezze, nessuno neanche
all’interno del GRIS non abbia preteso di operare una sana e doverosa
autocritica.  Invece, se i panni sono stati lavati, tutto è accaduto
in silenzio.  Tutto è rimasto come prima. Solo il nome del gruppo è
cambiato.
La sigla quella però è rimasta la stessa, così come anche il suo
Segretario, che tanto si era adoperato in quella vicenda, Giuseppe
Ferrari.

Così Ferrari, ha attraversato indenne come Segretario del GRIS molte
stagioni, critiche di Amitrani comprese e, immagino, altro ancora,
fino a oggi che ricopre indenne come sempre quella carica.
Confermando, se ce ne fosse stato bisogno, le parole di Amitrani
scritte nel dicembre 2000:  “…Mi sembra che nel GRIS Nazionale il
senso delle cariche  statutarie si sia invertito e si chiami e si
firmi (a volte ostentatamente e imprudentemente) segretario chi in
realtà fa il Presidente…”.

Questo stile di conduzione, quello di Ferrari, credo sia divenuto poi
purtroppo in qualche caso, un modello passato a coloro che nel GRIS,
come la Dott.ssa Tinelli sono transitati in quegli anni.
http://www.asaap.org/documenti/cesap.pdf
Volendo fare un volo pindarico, ma forse neanche troppo, questo fatto
spiega anche in parte il coinvolgimento legale del GRIS (nella persona
dell’Avv. Nacci) al fianco dello staff legale coordinato dal Cesap.
http://www.cesap.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1210&I...

Il fatto è che Ferrari, nell’estate 2006, sembrava possibilista nel
coinvolgimento del GRIS in uno studio neutrale su Arkeon, richiesto da
Vito Moccia.  E così era parso fino al 2007.
http://www2.chiesacattolica.it/gris/forum/allegati/2007-02/01-68/tine...

Pare strano che solo dopo l’entrata in campo della Dott.ssa Di Marzio
nel 2008, anche lei a suo tempo fortemente critica verso quelle
modalità di conduzione del GRIS, allora il GRIS, senza farsi scrupolo
di effettuare sul caso le dovute ricerche o studi, a dispetto delle
parole pronunciate proprio da Ferrari nel 2006  “…Se decideremo di
avviare questa indagine lo faremo consapevolmente e seriamente, con
rigore scientifico e onestà intellettuale…”,   sia poi sceso
esplicitamente nell’arena, unendosi al Cesap.

Detto francamente, osservando queste modalità, capisco bene Cosimo
quando sostiene:

> ...Attualmente questo mondo sembra una specie di quartiere di periferia,
> abitato da quattro gatti, sconosciuto dal resto del mondo che vi si
> tiene alla larga, regolato al proprio interno dalla legge dell’omertà
> e del più forte. E’ un mondo incapace di dialogare con studiosi e
> ricercatori, percepiti come un pericolo da evitare perché hanno idee
> che non si condividono, come se solo chi ha “le ferite sulla pelle”
> avesse i gradi per parlare. Ma tant’è questo mondo è comunque il solo
> referente disponibile sia per le persone in cerca di aiuto sia per le
> istituzioni.

Così mi viene da pensare a Federico, un bambino di tre anni, messo in
mezzo nel 1996, non da spregevoli malfattori, ma da stimati
professionisti, psicologi, avvocati, magistrati. Messo in mezzo a
perizie che gli fanno dire di tutto e di più, e se non bastasse anche
coinvolto in riti per scacciare da lui, il maligno.  (pag. 72)
http://www.dimarzio.it/srs/modules/news/article.php?storyid=177
E mi chiedo, dal profondo del cuore, cosa ne è stato di quel bimbo.
Qualcuno gli ha poi raccontato la verità. Qualcuno ha chiesto scusa a
quella famiglia?  Posso sbagliarmi, ma non credo.

E poi penso alle famiglie di arkeon ed ai loro bimbi.
Penso a ciò che è stato scritto sui giornali, in televisione, nei
forum:  abusi su minori, riti satanici, ecc.
http://pietrobono.blogspot.com/
Penso a quei Magistrati che hanno sostenuto che tutto ciò non è da
considerarsi diffamazione, perché   “…Di rilievo fondamentale deve poi
ritenersi la circostanza che sia nel sito internet, che nel corso di
almeno una delle trasmissioni si è dato ampio spazio anche a “voci
contrarie”, stante la presenza nel sito in questione (forum Cesap sic!
ndr) e la partecipazione alle trasmissioni ( Costanzo, gennaio 2006
ndr) di due soggetti, convinti fautori del metodo in questione ai
quali è stata data ampia possibilità di controbattere ogni
affermazione…”.   Sentenza Ancona del 5-11-2008.

E penso alle carte degli inquirenti in cui risulta in sostanza, che
tutta questa “violenza subita” riguarda in realtà due adolescenti che
avrebbero assistito, durante un seminario pubblico di arkeon, uno a
una scenata tra il padre e la madre, l’altro ad una condivisione della
madre che gli avrebbe raccontato la verità su fatti  di famiglia che
riguardavano entrambi.

Questa, secondo me, è la vera follia.  Questa è la vera perversione:
lo stravolgimento dei fatti e, cosa ben più grave, del loro
significato.

Cosimo dice:

> Voi potreste dire “e che mi riguarda? Io voglio solo occuparmi di fare
> informazione corretta su Scientology. Del mondo antisette non mi può
> fregar di meno”.
> Figuratevi cosa poteva fregare a me del mondo antisette, io volevo
> solo fare i miei 4 seminari all’anno (quattro!) per guardare meglio
> certi aspetti della mia vita e per dare ad altri la possibilità che
> avevo ricevuto io di potermi specchiare e conoscere attraverso un
> altro.

Concordo, col particolare che avendo famiglia, io mi sarei anche
accontentato di due di seminari all’anno.

Battute a parte, sono certo che se il movimento anti-sette fosse
coeso, termine da non intendersi in senso mafioso, ma nel senso di
autorevole e responsabile, sono certo che anche questo macello, non
sarebbe accaduto.

Oggi qualcuno su queste pagine, si poneva la domanda legittima: “ma
io, che posso fare?”
Io non ho una risposta.
So’ solo che se non ci diamo un modo per imparare dal passato,
rifaremo gli stessi errori. E qualcuno pagherà un prezzo ancora più
alto.
Così, se mi è permesso, ben venga il casino di questi giorni, se
stimolerà qualcuno ad approfondire di persona la ricerca e lo studio
degli argomenti.  E se stimolerà anche le Associazioni a portare allo
scoperto i propri panni sporchi. Questo non per essere lapidate da
nessuno, ma per darsi un’opportunità di crescita e prendere il ruolo
di tutela per cui si sono strutturate. Oppure potranno continuare a
tutelarsi, nella loro auto-referenzialità e sarà poi la storia a darne
il responso. E questa sarà certo ben più esplicita di me.

Un saluto a tutti.

Pietro Bono


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