On Tue, 8 May 2012 14:55:57 -0700 (PDT), erni
<
ernest...@libero.it> wrote:
>> Non e' sufficiente dire "sono stato mentalmente manipolato e ne ho
>> ricavato un danno mentale". Bisogna anche dimostrarlo e dimostrare la
>> causalita' degli eventi.
>
>Concordo, e come sicurezza limito pure gli atti manipolativi solo a
>quelli presenti nella lista del punto (1).
E solo se cio' "procura a se' o ad altri un ingiusto profitto con
altrui danno", giusto?
Cioe', il reato di truffa, art. 640 cp.
[...]
>
>In pratica mancano le mie liste che tolgono l'indeterminatezza.
L'"indeterminatezza" non nasce dalla presenza o assenza di "liste", ma
dal non aver delineato e formulato con chiarezza il "fatto-reato".
Poiche' cio' che non e' vietato e' LECITO, se tu fai delle "liste" e
se il comportamento oggetto di analisi non e' stato incluso nella
lista, allora quel comportamento è LECITO.
Viceversa, se lo includi in una lista obblighi il giudice ("principio
di tassativita'") a sanzionarlo a prescindere.
<<il principio di tassatività [...] sta ad indicare il dovere per il
legislatore di procedere, al momento della creazione della norma, ad
una precisa determinazione della fattispecie legale, affinché risulti
tassativamente stabilito ciò che è penalmente illecito e che ciò che è
penalmente lecito; e conseguentemente, per il giudice, di non
applicare la stessa a casi da essa non espressamente preveduti.
Principio di determinatezza e principio di tassatività, usati come
sinonimi, indicano il primo il modo di costruzione della norma e il
secondo l'effetto della norma determinata.>>
<<I due principi di determinatezza e di tassatività vanno insieme, non
possono prescindere l’uno dall’altro. L’art. 25.2 Cost. “Nessuno può
essere punito se non in forza di una LEGGE che sia entrata in vigore
PRIMA del FATTO commesso” è un monito chiaro al legislatore,
contenente entrambi i principi.
Il primo è espresso, il secondo è implicito. Non avrebbe infatti senso
obbligare il legislatore a descrivere chiaramente il reato, cioè la
fattispecie astratta, se poi non fosse parimenti reso obbligatorio al
giudice ricondurvi il fatto concretamente avvenuto, il quale,
diversamente, potrebbe rendere elastica l’applicazione della norma, e
quindi della pena, a suo arbitrio.>>
Questo e' il motivo per cui il legislatore deve essere molto attento
nella formulazione della legge, che deve essere precisa, ma senza
"liste".
>> Poiche' non c'e' accordo scientifico sul fatto che esistano tecniche
>> psicologiche atte a "escludere o limitare grandemente la liberta' di
>> autodeterminazione" (mentre c'e' accordo sul fatto che esistono
>> tecniche manipolative), come si fa a decidere che se uno cambia il suo
>> punto di vista, lo cambia in virtu' di "manipolazione" e non perche' a
>> tutti e' dato cambiare idea e che il cambiamento di idea deriva sempre
>> dall'interazione con qualcun altro?
>
>
>Per cambiare idea non e' sempre necessaria una "grande
>manipolazione"; a volte ne basta una medio-piccola.
Appunto. Una manipolazione "medio piccola" ti puo' stravolgere la
vita, un forte tentativo di manipolazione ti puo' lasciare
indifferente. La manipolazione sta su un continuum. Quello che non e'
possibile stabilire e' se il tuo cambiamento di idea o di visione del
mondo *e' frutto esclusivo di manipolazione* ("escludere o limitare
grandemente la liberta' di autodeterminazione") oppure no.
Che cos'e' che non capisci nella mia esposizione?
Parliamone. Forse mi esprimo male.
Ora, se tu sei una persona giuridicamente CAPACE, sai quello che fai.
Se invece sei giuridicamente INCAPACE (anche temporaneamente o
parzialmente) la legge punisce chi se ne approfitta.
Qui una breve descrizione di che cosa si intende per capacita' di
intendere e volere:
http://it.wikipedia.org/wiki/Capacit%C3%A0_di_intendere_e_di_volere
<<La definizione di capacità di intendere e di volere comprende due
elementi:
* la capacità di intendere, vale a dire attitudine dell'individuo a
comprendere il significato delle proprie azioni nel contesto in cui
agisce. I periti e gli psichiatri forensi tendono quasi sempre a
riconoscere la capacità di intendere tranne che nei casi di delirio,
allucinazioni e, in genere, fenomeni di assoluto scompenso rispetto
alla realtà.
* la capacità di volere, intesa come potere di controllo dei propri
stimoli e impulsi ad agire. Dal punto di vista della prova
dell'imputabilità è un fattore molto difficile da dimostrare nel
processo.>>
Poiche' non esiste accordo scientifico sull'esistenza di tecniche
psicologiche in grado di "escludere o limitare grandemente la liberta'
di autodeterminazione" (ridurre in stato di "incapacita'") di una
persona CAPACE di intendere e di volere, in qualsiasi tentativo di
manipolazione piccolo, medio o grande che sia l'arbitro ultimo delle
tue azioni sei sempre TU. Che sei capace di "comprendere il
significato delle tue azioni nel contesto in cui agisci" e hai "potere
di controllo dei tuoi stimoli e impulsi ad agire". Se pero' qualcuno
"con artifizi o raggiri, inducendoti in errore, procura a se' o ad
altri un ingiusto profitto con tuo danno", allora quel qualcuno e'
punito perche' ti ha truffato. Ma deve esistere "l'ingiusto profitto a
tuo danno".
>
>Si puo' cambiare idea per almeno uno di questi motivi:
>1) Riflessione libera.
>2) Manipolazione mentale.
>
>Bisogna accertare i veri fattori ed il gioco e' fatto. Non dico che
>sia facile, solo che la questione e' semplice.
Ah beh... allora :-)
Il punto e' che l'unica cosa "semplice" da accertare e' l'esito:
"cambiamento di idea"; "comportamenti bizzarri".
Quello che non e' possibile accertare e' quanto la "manipolazione
mentale" abbia "escluso o limitato grandemente la tua liberta' di
autodeterminazione".
Pippo indossa il cilicio sotto il doppiopetto. Libera scelta o
manipolazione?
Pluto si fa monaco tibetano. Libera scelta o manipolazione?
Clarabella si fa monaca di clausura. Libera scelta o manipolazione?
Topolino fa voto di castita'. Libera scelta o manipolazione?
Minnie entra in Sea Org. Libera scelta o manipolazione?
Se una "manipolazione medio bassa", come hai scritto tu, puo' far
cambiare idea su qualcosa, allora sarebbe sufficiente che Tizio
illustrasse un paio di volte a Caio quanto e' bella la vita in
convento. Con la legge sulla "manipolazione mentale", se Caio si
facesse monaco i suoi genitori che non condividono la sua scelta
potrebbero correre a denunciare Tizio che gli ha magnificato la vita
di clausura, accusandolo di averlo "mentalmente manipolato". E poiche'
il manipolato mentalmente vede "esclusa o limitata grandemente la sua
liberta' di autodeterminazione", qualsiasi cosa Caio dicesse sulle
motivazioni della propria scelta sarebbe frutto di "manipolazione". Il
"plagiato" non e' credibile per definizione, perche' non e'
"autodeterminato" (ma "altrui determinato").
>> La realta' e' che quelle tecniche fanno presa solo quando il
>> destinatario e' DISPONIBILE a lasciarle passare. Il destinatario non
>> e' una "vittima indifesa", ma e' uno che in quel momento ha proprio
>> bisogno della proposta che gli viene cosi' insistentemente offerta.
>
>Su quest'ultima frase non sono d'accordo.
>
>Una persona puo' aver bisogno di cambiare la sua situazione, ma puo'
>essere ingannato o manipolato mentalmente in modo tale che lui
>erroneamente creda che cio' che gli viene offerto sia vantaggioso per
>lui.
Se ti viene proposta la "vita eterna", riterresti l'offerta
vantaggiosa o svantaggiosa per te?
O di svelarti "il mistero della vita"?
In fondo, cio' che propongono vecchie e nuove religioni e' soltanto
questo. Chi sono, da dove vengo, dove vado. E relative "tecniche"
(percorsi spirituali) per raggiungere "la verita'".
Se tu sei soddisfatto delle tue scelte, delle risposte che ti dai (o
che il tuo sistema di credenze ti da'), declini l'offerta. Non hai
bisogno di una nuova prospettiva, di una "nuova ottica sulla vita".
Diventi sensibile all'offerta soltanto se cio' che hai non ti
soddisfa.
>
>Quello che viene proposto alla persona-destinatario puo' avere dei
>lati positivi che migliorano la sua situazione, ma se questa non ne
>rifiuta i lati negativi quando invece sarebbe sensato farlo, allora
>li' c'e' potenzialmente inganno e/o manipolazione mentale.
No, li' c'e' "la colpa" del destinatario. Che RIFIUTA di informarsi o
di prendere in considerazione i "lati negativi".
Religioni vecchie e nuove, partiti politici, qualsiasi gruppo
organizzato e' un gruppo sociale, che come tale diviene "gruppo"
perche' e' tenuto assieme da una credenza/ideologia, da una linea di
azione, da un insieme di norme. Qualsiasi gruppo sociale ha il diritto
di fare proselitismo, cioe' di propagandare la propria bonta' per
guadagnarsi nuovi membri. Poiche' il "nuovo membro" proviene da un
gruppo sociale precedente, per conquistarlo alla propria causa e'
necessario persuaderlo a cambiare idea. La persuasione altro non e'
che la "manipolazione mentale". Io gruppo sociale XY devo convincerti
a trasferirti nel mio gruppo. O, se gia' non aderisci a un gruppo piu'
o meno strutturato, ad aderire al mio gruppo.
Piu' il gruppo e' ideologico, "passionale" e militante, maggiori
saranno le tecniche di "influenza" utilizzate. Un gruppo di quel tipo
ha bisogno di MILITANTI, non di "approcci a mente aperta" (tanto per
citare Hubbard). C'e' chi resta dell'idea che la menta deve sempre
restare aperta, che vive bene anche nel dubbio, nell'incertezza, nella
non militanza, c'e' chi ha bisogno di una "ideologia forte" che gli
spazzi via ogni dubbio e incertezza, che gli proponga "azione".
Piu' il gruppo ha una "ideologia forte", piu' chiede azione (militanza
attiva) piu' saranno persuasive le sue tecniche, piu' tendera' a
soffocare la critica interna (percio' a non nominare o addirittura a
negare le sue criticita' interne, gli "aspetti negativi".)
Sta all'individuo, che e' un essere "capace di intendere e di volere"
(fino a prova contraria), ragionare su quel gruppo, sulle sue
caratteristiche, sulle sue criticita' e decidere se la sua offerta e'
o no accettabile - e fino a che punto.
>> Una persona stuprata NON desidera un rapporto sessuale, altrimenti non
>> si chiamerebbe stupro, ma rapporto sessuale consenziente. L'esempio e'
>> calzante.
>> Una persona che vuole cambiare idea o visione del mondo, desidera
>> cambiare idea o visione del mondo. E' disposta ad avere un "rapporto
>> consenziente" con chi gli propone un'idea diversa.
>> E cosi' come accade per un rapporto sessuale consenziente, dopo puo'
>> anche accorgersi che quel rapporto non e' stato soddisfacente, che
>> il/la partner non era adatto/a, che "pensavo fosse amore invece era un
>> calesse". Ma questo non e' sufficiente per trasformare quel rapporto
>> consenziente in stupro.
>
>Continuo a non vedere l'appropriatezza dell'esempio "sessuale" con il
>caso di chi "vuole cambiare idea sul mondo". In quel caso, una
>persona: vuole un rapporto amoroso, e poi ottiene un rapporto di
>qualche tipo.
Che cosa ti fa ritenere che la persona stuprata voglia un "rapporto
amoroso"?
Esempio: tu conosci un uomo, ci fai quattro chiacchiere, il tizio e'
simpatico, accetti di fare una passeggiata con lui. A un certo punto,
lui inizia a palpeggiarti. Tu gli dici di smettere, gli fai
chiaramente capire che non ti interessa avere contatti fisici con lui.
Lui ti sopraffa' e ti penetra con la forza.
Lo stupro, in fondo, e' questo. Penetrazione forzata, violazione del
proprio corpo.
Vale per l'uomo e vale per la donna, solo che l'uomo difficilmente
accetterebbe di denunciare uno stupro, significherebbe ammettere di
essere stato penetrato da un altro uomo. E ben conosciamo tutti i
pregiudizi in questo senso. Compreso quello che la persona stuprata,
in fondo, "era in cerca di un rapporto amoroso".
Io dico invece che l'adesione a certi gruppi non puo' corrispondere a
uno stupro (come alcuni "antisette" vorrebbero presentarla) ma
corrisponde a una relazione sessuale consenziente che pero' lascia
insoddisfatti e con un senso di tradimento, di inganno. Laddove altri,
a pari condizioni, la ritengono una relazione pienamente
soddisfacente.
Io non nego affatto la sofferenza di chi si e' sentito ingannato e
tradito, insoddisfatto. Di chi ha speso tante energie alla costruzione
del rapporto e s'e' visto mal ricambiato, "fuori scambio". Queste
persone vanno aiutate a ritrovare se stesse. A superare il momento di
crisi. A ricostruire cio' che e' andato distrutto. E ANCHE e
riconoscere le proprie responsabilita'.
Dico solo che anche il partner insoddisfatto, ingannato e tradito ci
ha messo del suo, percio' non e' una "vittima innocente". Non e' la
persona che se ne andava per i fatti suoi, e' stata immobilizzata,
sopraffatta, penetrata e violata *contro la sua volonta'*.
>
>Continuando, quando una persona non e' soddisfatta delle sue idee
>sulla vita, sul mondo, ecc.
>ed incontra qualcuno che gliene propone altre, non e' che una debba
>accettarle in modo automatico.
Appunto. Ha "capacita' di intendere e di volere". Cioe' di
"comprendere il significato delle proprie azioni nel contesto in cui
agisce" e "potere di controllo dei propri stimoli e impulsi ad agire."
E non c'e' tentativo di manipolazione che tenga. L'arbitro ultimo
delle sue azioni e' l'individuo.
Ideologie, credenze, senso di appartenenza, scarsa autostima, sensi di
colpa, periodi difficili... tutto ha un peso nel processo di "decision
making". Ma se ci consideriamo esseri razionali, allora dobbiamo
prenderci la nostra fetta di responsabilita' ANCHE negli errori di
valutazione.