steve ha scritto:
> Ron, diceva che l' azione, � infinitamente superiore al pensiero, in
> quanto secondo lui, il pensare cerca di sapere prima di agire.
>
> Pertanto, il suo agire non sar� vera azione secondo Ron.
>
> Ma.... chi ha stabilito che l'agire sia sempre una soluzione migliore
> del pensare?
Due casi:
1) un idiota privo del bene dell'intelletto
2) qualcuno che vuole convincere gli altri ad agire in sua vece.
E' del tutto impossibile comunque, per un essere umano, agire SENZA
pensiero. Sar� sbagliato nelle valutazioni, istintivo (che comunque
comporta il pensiero inconscio), frettoloso o qualsiasi cosa, ma ser�
SEMPRE formulato un pensiero PRIMA di una azione, fosse pure quella di
fuga, perch� si valuta la situazione.
>
> Forse...chi vuole che altri agiscano senza porre n� porsi troppe
> domande cosicch� esegua prontamente gli ordini impartiti ?
Gi� .... pare pure a me.
>
> Se cerco di sapere o capire PRIMA cosa mi accadr� se eseguo un 'ordine
> su cui ho dei pensieri, beh non � detto che poi mi rifiuti di
> eseguirlo.
> Quantomeno, prima voglio ed esigo delle spiegazioni.
Questo non � detto.
Per molte persone ubbidire viene quasi istintivo, e molti lati della
nostra societ� tendono NON a esaltare il pensiero cognitivo, ma
l'obbedienza a quello che proviene "dall'alto".
E' il pensiero CRITICO che ci permette la valutazione obiettiva
dell'azione richiesta.
E' anche vero che una larga fetta di popolazione si ritrova con un
intelletto talmente povero, per molte cause non ultima l'istruzione e i
modelli della societ�, che ubbidire, in ultima analisi, � la via pi�
semplice per ottenere l'indispensabile, o sentita tale, accettazione
sociale.
Pecora fra le pecore, non si rischia l'isolamento.
>
> Rientrando di buon diritto sotto questo dato:
> "L'alterazione di un'ordine, � peggiore della sua non-esecuzione".
Ovviamente falso.
Ogni singola situazione richiede la valutazione di conseguenze.
le persone che "credono" di agire impulsivamente, spesso hanno invece
avuto un complesso ragionamento che li portano a determinate azioni
anche velocissime.
>
> In quanto, se lo eseguo solo dopo le dovute spiegazioni, potrei anche
> aver modificato, in parte, alcuni aspetti di quell'ordine che era
> perentorio.
Il che non mi pare un male.
Mi pare sbagliato eseguire un ordine SENZA averne valutato le conseguenze.
>
> Io penso che rifiutarsi seccamente di eseguire un'ordine, senza
> quell'alterazione data da un'intervento atto a spiegarmelo e che
> potrebbe in sostanza modificarne alcuni aspetti, sia meglio che la sua
> non esecuzione.
Perch�?
L'ordine potrebbe avere un senso e un preciso motivo di essere.
Quando sei dipendente esegui SEMPRE degli ordini precisi, perch� sono
quelli che forniscono linee di lavoro a cui devi adeguarti.
Nella vita sentimentale esegui senza pensare a ordini (della tua
compagna) relativamente a spesa, ordine della casa etc etc.
In effetti eseguiamo infinite volte ordini che ci provengono da linee
che, in quel momento, riteniamo superiori.
L'errore consiste nell'ubbidire SEMPRE e ACRITICAMENTE a un ordine: se
ti ordino di buttarti da una rupe alta 500 metri perch� ti garantisco la
reincarnazione mi dici che sono matto e te ne vai.
Se invece ti ordino di NON usare farmaci perch� il tuo thetan �
onnipotente e guarirai da solo dal devastante tumore che ormai infesta
il tuo corpo, mi ubbidisci.
Dove sta' la differenza? Nella tua scelta di farlo, ora e sempre.
Conscia o inconscia che sia.
Questo, ovviamente, sempre parlando di una persona consapevole del se',
e non di una persona con grossi problemi psicologici.
>
>
> Fermo restando che l'ordine, contenesse anche del senso.
>
> Steve
Salud
Ribelle60
--
"Non ho paura degli urli dei violenti, ma del silenzio degli onesti"
Martin Luther King.
"La religione � il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento
di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito.
� l'oppio dei popoli." K. Marx