Le traversie di questa famiglia e di questo bambino iniziano una
domenica del 2000 quando la mamma allarmata perché il figlio non
tornava a casa avvertiva una pattuglia della Polizia. Il bambino
presto veniva ritrovato nel parco giochi. Ma dopo circa un mese
dall’accaduto un’assistente sociale del Servizio di Modena, invitava
la famiglia con il bambino a presentarsi per comunicazioni urgenti.
Qui inizia un percorso Kafkiano che lentamente ma inesorabilmente si
deteriora fino all’allontanamento del bambino dalla sua famiglia.
Per più di due anni i genitori di questo bambino per paura di perderlo
definitivamente, hanno “subito” di tutto dall’assistente sociale
referente del caso, fino al maggio 2007 quando hanno deciso di
denunciarlo.
Ed è qui che la vicenda si fa ancora più assurda.
A seguito di un rientro del bambino in famiglia, lo stesso avvocato
Miraglia che seguiva il caso, dopo aver depositato il ricorso al
Tribunale per i Minori, concordava con i genitori di non riportare più
il bambino in struttura.
Da quel punto i servizi e il Tribunale per i Minorenni di Bologna non
si sono più interessati del minore, “omettendo” non solo di chiedere
il rientro nella casa famiglia ma anche di disporre qualsiasi
provvedimento che lo riguardasse.
Che fine ha fatto la necessità di allontanare questo bambino dalla sua
famiglia?
Perché nessuno ha contestato la decisione dell’avvocato?
Fortunatamente dal mese di giugno 2007 questo bambino, ormai diventato
un ragazzo, vive tranquillamente con la sua famiglia, frequenta
regolarmente la scuola, raggiungendo gradualmente e progressivamente
un proprio equilibrio psico-fisico e uno stato di tranquillità.
Oggi è un ragazzo sereno che vive la sua quotidianità come qualsiasi
altro ragazzo della sua età, se pur con le difficoltà di un ragazzo
che sta superando pian piano le sue paure di essere allontanato
un’altra volta dalla sua famiglia: un ragazzo con un sogno nel
cassetto: diventare un avvocato per aiutare i bambini che come lui
sono stati allontanati dalla propria famiglia.
Intanto il Tribunale per i Minorenni di Bologna, ancora, sollecitato
dall’avv. Francesco Miraglia il 17 febbraio 2009 scriveva
testualmente: “Nel procedimento in oggetto, pendente presso questo
ufficio da oltre tre anni non sono pervenuti al Tribunale da parte dei
servizi sociali aggiornamenti sulle condizioni del minore che si può
perciò presumere si sia in qualche modo stabilizzata sulla base di
precedenti provvedimenti.
Alla luce di quanto esposto si chiede, solo nel caso in cui la
situazione si sia modificata, una relazione di aggiornamento entro 60
giorni dal ricevimento della presente. In mancanza si riterrà si
riterrà avvenuta la stabilizzazione del caso relativo al minore…”
Una domanda, però, nasce spontanea che lavoro faranno oggi
l’assistente sociale e il giudice che hanno deciso l’allontanamento di
questo bambino?
Un dubbio inquietante ci attraversa… l’assistente sociale e il citato
giudice continueranno ad occuparsi di minori…?
Ed è giusto che sia fatta giustizia per chi ha subito tutte queste
sofferenze. Chi ha sbagliato deve pagare per evitare queste tragedie
ai nostri bambini. Come ripetutamente denunciato dal Comitato dei
Cittadini per i Diritti Umani che fa parte del movimento Cresco a Casa
(www.crescoincasa.it) presieduto dall’avvocato Antonello Martinez, e
recentemente anche da un articolo di Panorama, la famiglia italiana è
in pericolo. Si devono sensibilizzare i legislatori sulla drammatica
situazione esistente.
Per quanto possa sembrare incredibile, oggi a una famiglia qualsiasi
possono essere sottratti i loro figli, tramite una decisione del
tribunale dei minori, sulla base di rapporti scritti degli psicologi,
assistenti e psichiatri che valutano l'operato dei genitori secondo il
loro capriccio e opinioni. Quando le opinioni diventano la "verità" su
cui i giudici basano le loro decisioni la possibilità di violazioni e
abusi è drammaticamente alta, come confermato dai numeri. In Italia
sono circa 35.000 (anche se il numero non è definitivo) i bambini
sottratti alle famiglie con costi sociali per la comunità che superano
i 4 miliardi di euro.
L'obiettivo del movimento è quello di formulare una proposta di legge
nazionale che tuteli le famiglie e che sancisca che i rapporti degli
psichiatri, assistenti e psicologi (essendo opinioni) non abbiano più
il potere di determinare e motivare, senza ulteriore verifica, i
provvedimenti dei giudici minorili, garantendo quindi alla famiglia il
diritto alla difesa.
> Intanto il Tribunale per i Minorenni di Bologna, ancora, sollecitato
> dall�avv. Francesco Miraglia il 17 febbraio 2009 scriveva
> testualmente: �Nel procedimento in oggetto, pendente presso questo
> ufficio da oltre tre anni non sono pervenuti al Tribunale da parte dei
> servizi sociali aggiornamenti sulle condizioni del minore che si pu�
> perci� presumere si sia in qualche modo stabilizzata sulla base di
> precedenti provvedimenti.
> Alla luce di quanto esposto si chiede, solo nel caso in cui la
> situazione si sia modificata, una relazione di aggiornamento entro 60
> giorni dal ricevimento della presente. In mancanza si riterr� si
> riterr� avvenuta la stabilizzazione del caso relativo al minore��
>
Allora il caso � chiuso, a meno che qualcuno si metta a segnalare
qualche cosa che non va al tribunale.
> Una domanda, per�, nasce spontanea che lavoro faranno oggi
> l�assistente sociale e il giudice che hanno deciso l�allontanamento di
> questo bambino?
Soprattutto, noi non sappiamo le motivazioni della sentenza.
Perch� il tribunale ha allontanato il bambino?
Chi erano, cosa facevano questi cittadini nel 2007?
Insomma, come sempre vi dimenticate di dirci il perch� delle cose,
soffermandovi solo sulle cose in s�.
Ivan - mai passare oltre qualcosa malcompreso! -