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Filosofie

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Neva

unread,
Sep 25, 2009, 1:12:56 PM9/25/09
to
Leggendo alcuni post di qualche mese fa di Selandros mi � sembrato di capire
che,
contrariamente a quanto avviene nella filosofia
occidentale in cui i vari filosofi confrontano e dibattono tra loro, in
convegni e, ora, anche in Festival o altro, i rispetivi e diversi percorsi
filosofici
che certamente vengono da lontano ma che essi tentano comunque di
attualizzare con continui studi e approfondimenti, mi sembra, dicevo, che
questo non possa avvenire tra i seguaci della filosofia buddista perch� i
percorsi di questa filosofia sono da sempre
indicati da un' assoluta ortodossia di fondo che si rivolge a ciascun
individuo solo con se stesso nel cammino verso il Budda.
E' cos�?

Un saluto. Neva

Phillip

unread,
Sep 26, 2009, 9:03:12 AM9/26/09
to
On 25 Set, 22:12, "Neva" <enne....@alice.it> wrote:

dicevo, che
> questo non possa avvenire tra i seguaci della filosofia buddista perché i


> percorsi di questa filosofia sono da sempre
> indicati da un' assoluta ortodossia di fondo che si rivolge a ciascun
> individuo solo con se stesso nel cammino verso il Budda.

> E' così?

C'e' infatti una letteratura enorme, antica e moderna, in varie lingue
e tradizioni culturali, di dibattito fra le moltissime scuole
buddiste, come c'e' anche nella tradizione indu'.

Unknown

unread,
Sep 27, 2009, 8:56:53 AM9/27/09
to

"Neva" .

> questo non possa avvenire tra i seguaci della filosofia buddista perch� i
> percorsi di questa filosofia sono da sempre
> indicati da un' assoluta ortodossia di fondo che si rivolge a ciascun
> individuo solo con se stesso nel cammino verso il Budda.
> E' cos�?
>
> Un saluto. Neva
>

effettivamente hai colto un punto cruciale e, direi, molto pi�
"generalizzabile" dal caso specifico; la tua ultima frase....


" individuo solo con se stesso nel cammino verso il Budda."

questa "via", in "occidente", possiamo chiamarla cammino
iniziatico e quindi si riconnette alla tradizione e all'arte gi� da
molto prima che nascesse la filosofia moderna o la scienza
stessa.
Ho detto "tradizione" quindi parlo della notte dei tempi...
quello che ho detto � in fondo molto banale, ci sarebbero
esempi a iosa per tutte le epoche e per tutti i gusti.
Questo � il punto in cui le due correnti si incontrano perfettamente
e sono apparentemente due solo nelle forme molteplici e variopinte,
parlo di occidente e oriente.
E' inutile cercare di cambiare il mondo se non cambi te stesso,
se tu non sei qualcosa e neppure esisti cosa vuoi cambiare!!?;)
E se per altro, cambi te stesso fino "all'illuminazione", e altri lo fanno
e poi tutti insieme che bisogno c'� poi di cambiare il modo, se esso
� gi� cambiato.....(!?)
In occidente questa strada � stata abbandonata avversata e proibita,
e repressa. Questo ha prodotto i "filosofi occidentali"...
completamente ignari della tradizione che ha contuinuato il suo percorso
come un fiume sotterraneo.......
nella musica abbiamo avuto il freejazz e l'underground!!:))

endogenesi

unread,
Sep 27, 2009, 2:41:31 PM9/27/09
to
Il giorno Fri, 25 Sep 2009 19:12:56 +0200, "Neva" <enne...@alice.it>
ha scritto sul newsgroup free.it.religioni.buddhismo:

In un certo senso s�, perch� nel Buddhismo non � legittimata ad
esistere alcuna autorit� religiosa che possa stabilire un'ortodossia.

A differenza delle regioni, non esiste nel Buddhismo alcun tipo di
ortodossia dottrinale che possa essere stabilita, in quanto questa
disciplina spirituale si fonda sull'ortoprassi della pratica buddhista
che viene tramandata ininterrottamente nei millenni da maestro a
discepolo nelle comunit� buddhiste, a partire dalla prima comunit�
buddhista, quando il Buddha stesso ancora vivente oper� la prima
trasmissione del Dharma ai discepoli a lui pi� vicini, dai quali
successivamente alla sua morte trassero origine le principali
tradizioni buddhiste, tutte fondate per� sulla personale realizzazione
individuale dei praticanti e caratterizzate dalla personale
investigazione della verit� da parte di ciascun praticante buddhista.

Per quanto riguarda l'accenno ad un "cammino verso il Buddha", in
realt� esso non esiste, in quanto nel percorso di realizzazione
buddhista non esiste alcuna analogia con il percorso concepito nelle
religioni dove invece esiste ed � prioritario ed irrinunciabile il
rapporto dell'uomo con Dio, Dei o Divinit�.

Per quanto riguarda l'accenno "individuo solo con se stesso",
l'individualit� della pratica personale non costituisce una
solitudine, ma una fattore di indipendenza spirituale dell'uomo che
gli conferisce la libert� di non dipendere da altri per quanto attiene
alla sua vita interiore: il maestro esteriore � un "upaya", cio� un
aiuto che rende pi� sicuro il cammino, ma il vero maestro per il
praticante buddhista � esclusivamente il maestro interiore che
ciascuno porta con s� insito nella propria buddhit� e che il maestro
esteriore aiuta a trovare ed a risvegliare ma non si sostituir� mai ad
esso (se � un Maestro buddhista degno di questo nome, con la "M"
maiuscola...)

Claudio Kozen Pipitone

__________________________
Autore di *Endogenesi*
http://www.endogenesi.it/

endogenesi

unread,
Sep 27, 2009, 2:45:32 PM9/27/09
to
Il giorno Fri, 25 Sep 2009 19:12:56 +0200, "Neva" <enne...@alice.it>
ha scritto sul newsgroup free.it.religioni.buddhismo:

>Leggendo alcuni post di qualche mese fa di Selandros mi � sembrato di capire

In un certo senso s�, perch� nel Buddhismo non � legittimata ad


esistere alcuna autorit� religiosa che possa stabilire un'ortodossia.

A differenza delle religioni, non esiste nel Buddhismo alcun tipo di

Neva

unread,
Oct 2, 2009, 10:10:20 AM10/2/09
to
endogenesi scrive:


nel Buddhismo non � legittimata ad
esistere alcuna autorit� religiosa che possa stabilire un'ortodossia.

A differenza delle religioni, non esiste nel Buddhismo alcun tipo di
ortodossia dottrinale che possa essere stabilita, in quanto questa
disciplina spirituale si fonda sull'ortoprassi della pratica buddhista
che viene tramandata ininterrottamente nei millenni da maestro a
discepolo nelle comunit� buddhiste, a partire dalla prima comunit�
buddhista,

Per quanto riguarda l'accenno ad un "cammino verso il Buddha", in
realt� esso non esiste, in quanto nel percorso di realizzazione
buddhista non esiste alcuna analogia con il percorso concepito nelle
religioni dove invece esiste ed � prioritario ed irrinunciabile il
rapporto dell'uomo con Dio, Dei o Divinit�.


"Phillip" scrive:

C'e' infatti una letteratura enorme, antica e moderna, in varie lingue
e tradizioni culturali, di dibattito fra le moltissime scuole
buddiste, come c'e' anche nella tradizione indu'.

neva scrive:

Per quanto detto sopra da endogenesi e phillip, non ho chiaro su cosa
possono dibattere Scuole di buddismo e di induismo e non penso a un
dibattito come quello avvenuto in passato nel Cristianesimo su letture
diverse dei Testi Sacri che poi si � risolto con revisioni, dogmi
aggiunti ecc e infine con scismi e Chiese spesso, antagoniste e nemiche fino
alla persecuzione tra loro.
Quali sono allora i temi su cui pu� dibattere una filosofia cos� particolari
come il Buddismo e l' Induismo?

rawmode scrive:

" individuo solo con se stesso nel cammino verso il Budda."

questa "via", in "occidente", possiamo chiamarla cammino
iniziatico e quindi si riconnette alla tradizione e all'arte gi� da
molto prima che nascesse la filosofia moderna o la scienza
stessa.

Questo � il punto in cui le due correnti si incontrano perfettamente
e sono apparentemente due solo nelle forme molteplici e variopinte,
parlo di occidente e oriente.

In occidente questa strada � stata abbandonata avversata e proibita,
e repressa. Questo ha prodotto i "filosofi occidentali"...
completamente ignari della tradizione che ha contuinuato il suo percorso
come un fiume sotterraneo.......
nella musica abbiamo avuto il freejazz e l'underground!!:))

neva scrive:

Credo di intuire quello che vuoi dire, ma non abbastanza chiaramente:
potresti spiegarmi meglio l� dove dici:

"questa "via", in "occidente", possiamo chiamarla cammino
iniziatico e quindi si riconnette alla tradizione e all'arte gi� da
molto prima che nascesse la filosofia moderna o la scienza
stessa.

Questo � il punto in cui le due correnti si incontrano perfettamente

prlo di oriente e occidente".

E l' altro: "In occidente questa strada � stata abbandonata avversata e
proibita, e repressa.
Questo ha prodotto i "filosofi occidentali"...completamente ignari della

tradizione che ha contuinuato il suo percorso come un fiume
sotterraneo......."

Vi ringrazio e mi scuso per la mia ignoranza.

Un saluto. neva


Unknown

unread,
Oct 2, 2009, 9:40:26 PM10/2/09
to

"Neva" .

>
> Credo di intuire quello che vuoi dire, ma non abbastanza chiaramente:
> potresti spiegarmi meglio l� dove dici:
>

> "questa "via", in "occidente", possiamo chiamarla cammino
>

Canonicamente, a un certo punto sembra che occidente abbia
privilegiato la materia e oriente, lo spirito.
Hai presente il simbolo del tao, c'� in punto nero nel bianco e
bianco nel nero per cui, nulla di strano, � complementare.
Infatti entrambe le culture hanno coercizzato sia a livello pratico,
materiale che spirituale. ma ci� non ha corrotto l'essenza della
conoscenza di entrambe.che � la stessa e che tuttavia rimane
in realt� relegata, alle rispettive tradizioni.

> E l' altro: "In occidente questa strada � stata abbandonata avversata e
>

E questo accade soprattutto in occidente, dove la questione � poi
diventata un casino stratosferico.
una sorta di babele incontrollata � la questione psicofisiologica
occidentale
e sembra che l'oriente abbia tutta l'intenzione di imitarci e superarci.


>
> Vi ringrazio e mi scuso per la mia ignoranza.
>
> Un saluto. neva
>
>

che sia andata cos� non � n� un male n� un bene
l'uno ha sospeso il giudizio l'altro l'ha declinato..
tutto ci� non ha alcun significato.
� un bambino che dorme!!

riusciremo a scendere, ha detto il rabbino, siamo
solo saliti su un ramo troppo alto.


Unknown

unread,
Oct 3, 2009, 9:57:00 AM10/3/09
to

"rawmode"


> Infatti entrambe le culture hanno coercizzato sia a livello pratico,
> materiale che spirituale. ma ci� non ha corrotto l'essenza della
> conoscenza di entrambe.che � la stessa e che tuttavia rimane
> in realt� relegata, alle rispettive tradizioni.
>

effettivamente potremmo dire che "l'essenza della conoscenza" nessuno
la sa, o se la sa non la dice e chi la dice non la sa. per cui affermando
che
� la stessa per entrambe le culture, il tutto rimane molto aleatorio.
ma, io mi riferisco ai tratti comuni che si riscontrano in culture che sono
state cmq distanti nel tempo e nello spazio e non erano potute venire
a contatto. A questo punto questi tratti comuni...
(che sono quelli per cui sono intervenuto, cio� "il cammino 'solitario'
verso
la comprensione" la realizzazione di s�. "Solitario" � un po' ridicolo, dal
momento che ci sono fondate scuole e tradizioni)
Assurgono a dignit� se non di "verit�" ma almeno di considerazione.
Quando le testimonianze, coincidono; in realt� si tratta sempre di scienza.

La scienza ortodossa ha scoperto il suo limite che si chiama c
la velocit� della luce � inarrivabile per noi ma � una tartaruga per le
dimensioni di scala. In questo modo non si va + da nessuna parte,
almeno nel senso che la scienza ortodossa ha inteso come indagine, la
stessa del gatto. cio� l'indagine dei paraggi...

Ho l'impressione che un concetto ancora sfugga, l'unico che voglio dire..
il principale "paraggio" se non che, siamo noi, prima di ogni altra cosa;
ma questo sembra non molto rilevante, sia la religione che la scienza
osservano un mondo chi sa dove, fuori da qualche parte!!:))
Saluti..


Phillip

unread,
Oct 4, 2009, 9:58:35 AM10/4/09
to
On 2 Ott, 19:10, "Neva" <enne....@alice.it> wrote:

> Per quanto detto sopra da endogenesi e phillip, non ho chiaro su cosa
> possono dibattere Scuole di  buddismo e di induismo e non penso a un
> dibattito come quello avvenuto in passato nel Cristianesimo su letture

> diverse dei Testi Sacri che poi si è risolto con revisioni, dogmi


> aggiunti ecc e infine con scismi e Chiese spesso, antagoniste e nemiche fino
> alla persecuzione tra loro.

Non e' successo cosi' come nell'occidente, la persecuzione e' stata
molto meno nella storia della religione autoctona indiana anche se si'
gli scismi ci sono stati. Scrivo in fretta, continuero' a pensare a
una domana piu ampia.

> Quali sono allora i temi su cui può dibattere una filosofia così particolari


> come il Buddismo e l' Induismo?

Per esempi: c'e o non c'e' un se continuante da vita in vita? C'e'
qualcosa nell'universo che permane, o l'intero segue continuamente la
legge dell'impermanenza -- la quale sarebbe, forse, permanente? Il
dharma permane? Eccetera.

Phillip
Naganathapura, Bengaluru

Jambhala

unread,
Oct 4, 2009, 12:16:53 PM10/4/09
to

"Neva" <enne...@alice.it> ha scritto nel messaggio
news:4ac609e2$0$1099$4faf...@reader3.news.tin.it...

On 25 Set, 22:12, "Neva" <enne....@alice.it> wrote:

> Leggendo alcuni post di qualche mese fa di Selandros mi � sembrato di
> capire
> che,
> contrariamente a quanto avviene nella filosofia
> occidentale in cui i vari filosofi confrontano e dibattono tra loro, in
> convegni e, ora, anche in Festival o altro, i rispetivi e diversi percorsi
> filosofici
> che certamente vengono da lontano ma che essi tentano comunque di

> attualizzare con continui studi e approfondimenti, mi sembra, dicevo, che
> questo non possa avvenire tra i seguaci della filosofia buddista perch� i


> percorsi di questa filosofia sono da sempre
> indicati da un' assoluta ortodossia di fondo che si rivolge a ciascun

> individuo solo con se stesso nel cammino verso il Budda.

> E' cos�?>

I dibattiti filosofici tra scuole e maestri buddhisti
sono durate millenni. Famosa a questo proposito l'universit� buddhista di
Nalanda, fondata nel secondo secolo d.C, e che visse il massimo splendore
nel VII secolo dove fu teatro di un famoso dibattito tra il filosofo
buddhista (madhyamika) Candrakirti e lo yogacarin Candragomin. Nalanda fu
distrutta dai musulmani nei primi anni del 1200.
Altre universita' furono Odantapuri e Vikramasila.
Centri di universita' buddhiste furono anche vari monasteri tibetani come il
Sera gompa ed altri.
Il mondo filosofico-religioso buddhista e' ancora piu'
ricco di quello occidentale anche se si differenzia da questo nel fatto che
pone le sue basi sull'esperienza diretta e sulla pratica religiosa piu' che
sulla speculazione intellettuale.
Cioe' i "filosofi" buddhisti son tutti dei praticanti a differenza di quelli
occidentali, specie moderni, la cui filosofia non muta per nulla il loro
comportamento effettivo.
Diversi restano i fini ultimi da perseguire.
Con maitri,
J.


Phillip

unread,
Oct 4, 2009, 8:08:58 PM10/4/09
to
On 2 Ott, 19:10, "Neva" <enne....@alice.it> wrote:

> Per quanto detto sopra da endogenesi e phillip, non ho chiaro su cosa
> possono dibattere Scuole di  buddismo e di induismo

Discussione rilevante, appena letta, come esempio di dibattito fra
scuole buddiste:

http://groups.google.it/group/it.cultura.religioni.buddhismo/browse_thread/thread/f411bebc8b50e0e6?hl=it

endogenesi

unread,
Oct 5, 2009, 6:15:40 AM10/5/09
to
Il giorno Fri, 2 Oct 2009 16:10:20 +0200, "Neva" <enne...@alice.it>

ha scritto sul newsgroup free.it.religioni.buddhismo:

----------omissis--------


>Quali sono allora i temi su cui pu� dibattere una filosofia cos� particolari
>come il Buddismo e l' Induismo?

Per quanto concerne il Buddhismo, innanzitutto � fuorviante
considerarlo una filosofia, perch� se lo si considera in questo modo �
poi naturale che ci siano aspettative di dibattiti, tipici delle
discussioni filosofiche...

Il Buddhismo � invece una disciplina spirituale *fondata sulla
pratica* e non sulla parola o sul pensiero o sulla dottrina: a
differenza del filosofo il praticante buddhista non � dunque un
pensatore e cos� come il Buddha ha insegnato, non si affida n� alle
parole, n� alle dottrine n� alle fedi religiose.

Nel Buddhismo Zen in particolare, il primo passo della pratica �
quello di superare i limiti della ragione, del pensiero e della
parola: solamente chi arriva a percepire la realt� *cos� come essa �*
al di l� delle parole, del pensiero e della ragione che invano si
sforzano di definirla senza riuscirvi, trova la strada giusta da
percorrere per la propria realizzazione spirituale.

Ciao.

Neva

unread,
Oct 6, 2009, 5:00:22 AM10/6/09
to

"rawmode" <@> ha scritto nel messaggio

>
>
>> Infatti entrambe le culture hanno coercizzato sia a livello pratico,
>> materiale che spirituale. ma ci� non ha corrotto l'essenza della
>> conoscenza di entrambe.che � la stessa e che tuttavia rimane
>> in realt� relegata, alle rispettive tradizioni.

Neva scrive:

Per "essenza della conoscenza" ti riferisci alle strutture psico
fisiche geneticamente uguali ( si potrebbe definire una sorta di
"innatismo"genetico? ) in ogni essere umano e che, in un unico modo
e in una certa misura, strutturano, obbligatoriamente,
un tipo di conoscenza identica per tutte le culture?

> effettivamente potremmo dire che "l'essenza della conoscenza" nessuno

> la sa, ma, io mi riferisco ai tratti comuni che si riscontrano in culture


> che
> sono state cmq distanti nel tempo e nello spazio e non erano potute venire
> a contatto.

Cio�, come trati comuni, quelli che tu chiami "il cammino verso la
comprensione e la realizzazione di s�" ?
E' vero, ma poi Cartesio ha separato quello che invece andava tenuto unito.

> Quando le testimonianze, coincidono; in realt� si tratta sempre di
> scienza.
> La scienza ortodossa ha scoperto il suo limite che si chiama c
> la velocit� della luce � inarrivabile per noi ma � una tartaruga per le
> dimensioni di scala. In questo modo non si va + da nessuna parte,
> almeno nel senso che la scienza ortodossa ha inteso come indagine, la
> stessa del gatto. cio� l'indagine dei paraggi...

Sono perfettamente d' accordo con te.


>
> Ho l'impressione che un concetto ancora sfugga, l'unico che voglio dire..
> il principale "paraggio" se non che, siamo noi, prima di ogni altra cosa;
> ma questo sembra non molto rilevante, sia la religione che la scienza
> osservano un mondo chi sa dove, fuori da qualche parte!!:))

In te ipsum redi...?

Per come vanno le cose di questo mondo, sar� sempre pi� difficile.
Anche in Oriente, temo.

Un saluto. Neva


Unknown

unread,
Oct 6, 2009, 8:51:28 PM10/6/09
to

"Neva"

> Per "essenza della conoscenza" ti riferisci alle strutture psico
> fisiche geneticamente uguali ( si potrebbe definire una sorta di

no, nel contesto mi riferivo come a ci� che � valido per entrambe,
le culture; era un rapporto tra le due, il minimo comune denominatore
o multiplo, pi� o meno.

> "innatismo"genetico? ) in ogni essere umano e che, in un unico modo
> e in una certa misura, strutturano, obbligatoriamente,
> un tipo di conoscenza identica per tutte le culture?
>

:)
forse hai deciso di farmi girare la testa come un triciclo con questa
domanda!!? Osho diceva che i bambini devono stare tra loro e con
alcune persone esperte che li lasciassero essere e questa � anche la
mia idea.
L'essenza della conoscenza � dimenticarla, se io sono qui � per gio-
care. Per me non esiste alcun problema reale sono gli altri che se
li fanno. Per me la fortuna � immansa. no, immensa.....;)
Il fatto che sia coinvolta la emozione �
una bella emozione.

� ovvio che siamo il prodotto di tutto ci� che ci ha preceduto e se
siamo qui � certo che siamo i peggiori della specie.
questo per i meglio che se ne vanno.
se siamo qui significa che abbiamo gi� macinato di tutto e abbiamo
fatto di tutto per esserci a costo di tutto; nulla ci � estraneo.
che noi fossimo presenti o no, ora lo siamo.


> Cio�, come trati comuni, quelli che tu chiami "il cammino verso la
> comprensione e la realizzazione di s�" ?
> E' vero, ma poi Cartesio ha separato quello che invece andava tenuto
unito.
>

non � lui che pensa, chi � gli ha fatto credere quello, il pensiero pensa da
s�.

> > osservano un mondo chi sa dove, fuori da qualche parte!!:))
>

> In te ipsum redi...?
>

credi? volevi scrivere...?:)
io sono lo spirito delle mie parole, ovvero
non ci sono.


> Per come vanno le cose di questo mondo, sar� sempre pi� difficile.
> Anche in Oriente, temo.
>
> Un saluto. Neva
>

Non ho capito cosa.... :credere in s�, forse?
te l'ho detto � bello ma ridicolo!!
E' anche terribile, potrebbe essere visto dal tipo di un profano,
alle volte dimentico, io ho solo una versione bulresca � una tragica.
e propendo per la prima per motivi tecnici.(disclaimer)
in realt� non rispondo a danni a persone o cose per eventuale uso
improprio.
Un saluto..

Neva

unread,
Oct 8, 2009, 2:03:24 AM10/8/09
to

"Neva" ha scritto :

>
>>Leggendo alcuni post di qualche mese fa di Selandros mi � sembrato di
>>capire
>>che,
>>contrariamente a quanto avviene nella filosofia
>>occidentale in cui i vari filosofi confrontano e dibattono tra loro, in
>>convegni e, ora, anche in Festival o altro, i rispetivi e diversi percorsi
>>filosofici
>>che certamente vengono da lontano ma che essi tentano comunque di
>>attualizzare con continui studi e approfondimenti, mi sembra, dicevo, che
>>questo non possa avvenire tra i seguaci della filosofia buddista perch� i
>>percorsi di questa filosofia sono da sempre
>>indicati da un' assoluta ortodossia di fondo che si rivolge a ciascun
>>individuo solo con se stesso nel cammino verso il Budda.
>>E' cos�?
>
"endogenesi" < ha scritto nel messaggio

> In un certo senso s�, perch� nel Buddhismo non � legittimata ad
> esistere alcuna autorit� religiosa che possa stabilire un'ortodossia.
>
> A differenza delle religioni, non esiste nel Buddhismo alcun tipo di
> ortodossia dottrinale che possa essere stabilita, in quanto questa
> disciplina spirituale si fonda sull'ortoprassi della pratica buddhista
> che viene tramandata ininterrottamente nei millenni da maestro a

> discepolo nelle comunit� buddhiste, ...tutte fondate per� sulla personale

> realizzazione
> individuale dei praticanti e caratterizzate dalla personale
> investigazione della verit� da parte di ciascun praticante buddhista.

Quindi l' ortoprassi � il solo vero e proprio rituale, identico nel tempo,
della pratica budista:
ma solo come tecnica esteriore di suggestione, come nei riti delle Chiese
occidentali, per facilitare cio� la partecipazione emotiva
o � strettamente e intimamente connesso e correlato al cammino spiritale e
quindi indispensabile perch� il cammino si compia?


>
> Per quanto riguarda l'accenno ad un "cammino verso il Buddha", in
> realt� esso non esiste, in quanto nel percorso di realizzazione
> buddhista non esiste alcuna analogia con il percorso concepito nelle
> religioni dove invece esiste ed � prioritario ed irrinunciabile il
> rapporto dell'uomo con Dio, Dei o Divinit�.

S�, anche questo mi era chiaro, infatti, per "cammino verso il Buddha",
intendevo proprio il personale di realizzazione" verso l' Illuminazione


>
> Per quanto riguarda l'accenno "individuo solo con se stesso",
> l'individualit� della pratica personale non costituisce una
> solitudine, ma una fattore di indipendenza spirituale dell'uomo che
> gli conferisce la libert� di non dipendere da altri per quanto attiene
> alla sua vita interiore

Anche qui intendevo "solo" non nel senso di solitudine, ma di libert�
interiore nella propria personale ( ma anche incomunicabile? ) ricerca.

il maestro esteriore � un "upaya", cio� un
> aiuto che rende pi� sicuro il cammino, ma il vero maestro per il
> praticante buddhista � esclusivamente il maestro interiore che
> ciascuno porta con s� insito nella propria buddhit� e che il maestro
> esteriore aiuta a trovare ed a risvegliare ma non si sostituir� mai ad
> esso (se � un Maestro buddhista degno di questo nome, con la "M"
> maiuscola...)

E' questo allora il senso di una delle tante "fulminanti" risposte del
Maestro al discepolo che ho letto in diverse occasioni: " Se incontri il
Buddha, uccidi il Buddha" ?

Un' ultima domanda:
il percorso che ogni discepolo fa per trovare la sua buddhit�, a parte l'
ortoprassi che � codificata e visibile, viene in qualche modo partecipato
dal discepolo al maestro o alla Comunit� in cui egli compie questo cammino o
� e resta incomunicato e inconoscibile e, quindi, del tutto personale e
particolare sia come cammino seguito sia come natura della "realizzazione"
conquistata.

Grazie per la pazienza e per le risposte, se ci saranno....

Un saluto. neva


endogenesi

unread,
Oct 8, 2009, 10:28:13 AM10/8/09
to
Il giorno Thu, 8 Oct 2009 08:03:24 +0200, "Neva" <enne...@alice.it>

ha scritto sul newsgroup free.it.religioni.buddhismo:

--------omissis--------
>Quindi l' ortoprassi è il solo vero e proprio rituale, identico nel tempo,
>della pratica budista:

Nel Buddhismo non esiste una codifica della pratica volta a
cristallizzarla in qualche stereotipo, identico a se stesso nel tempo.
Nella tradizione del Buddhismo Zen l'unico rituale consiste nelle
regole essenziali della pratica dello "zazen" (la meditazione svolta
nella postura yoga detta "padmasana" od anche "postura del loto") e
del kinhin (la meditazione svolta in piedi, camminando con
piccolissimi passi).

Queste sono le due forme fondamentali in cui si svolge la meditazione
buddhista zen, che possiamo dire si mantengano identiche nel tempo.

Per ortoprassi intendo invece la speciale comunicazione iniziatica che
intercorre fra maestro e discepolo fintantochè questi non raggiunge la
qualità dell'adepto: si tratta dunque della "corretta" trasmissione
del Dharma (la legge della vita) la quale seppur unica ed identica a
se stessa nella sostanza, nella forma e nelle modalità avviene
diversamente a seconda delle attitudini e qualità di ciascun maestro,
a seconda delle attitudini e qualità di ciascun discepolo ed a seconda
della relazione esistente fra maestro e ciascun discepolo.

Questo speciale tipo e modalità di trasmissione si chiama "i shin den
shin" che nella lingua giapponese attraverso cui si tramanda il
Buddhismo Zen significa "da cuore a cuore" od anche da "spirito a
spirito" nello stretto rapporto intercorrente fra maestro e discepolo.

Il Dharma è unico ed ovviamente è sempre lo stesso e quindi tutte le
varie e numerose tradizioni e scuole buddhiste trasmettono ovviamente
lo stesso identico Dharma poichè il Dharma "è quello che è" e non
cambia al variare delle pratiche delle varie scuole e tradizioni.

I vari Maestri che detengono la trasmissione del Dharma "I Shin den
Shin", non possono insegnare che lo stesso identico Dharma che alberga
in loro per trasmissione a loro volta ricevuta, ma sono differenti i
metodi d'insegnamento attraverso cui i vari Maestri perpetuano questa
trasmissione.

> ma solo come tecnica esteriore di suggestione, come nei riti delle Chiese

>occidentali, per facilitare cioé la partecipazione emotiva
> o è strettamente e intimamente connesso e correlato al cammino spiritale e
>quindi indispensabile perché il cammino si compia?

Il secondo caso è quello corretto.

-------------omissis------------
> > il maestro esteriore è un "upaya", cioè un
>> aiuto che rende più sicuro il cammino, ma il vero maestro per il
>> praticante buddhista è esclusivamente il maestro interiore che
>> ciascuno porta con sè insito nella propria buddhità e che il maestro
>> esteriore aiuta a trovare ed a risvegliare ma non si sostituirà mai ad
>> esso (se è un Maestro buddhista degno di questo nome, con la "M"


>> maiuscola...)
>
>E' questo allora il senso di una delle tante "fulminanti" risposte del
>Maestro al discepolo che ho letto in diverse occasioni: " Se incontri il
>Buddha, uccidi il Buddha" ?

E' esattamente così!

>
>Un' ultima domanda:
>il percorso che ogni discepolo fa per trovare la sua buddhità, a parte l'
>ortoprassi che è codificata e visibile,

Ehm...., no: come detto sopra non esiste una codifica dell'ortoprassi
che renda questa oggettivamente identificabile come tale, in quanto la
"prassi corretta" consiste nella trasmissione stessa del Dharma
secondo la modalità "I shin den shin", che non è una modalità
"visibile" da perte di un osservatore esterno: essa avviene o non
avviene a prescindere dalle formalità o dai rituali utilizzati dal
Maestro nei confronti del discepolo e normalmente le modalità sono
diverse in ciascun singolo rapporto Maestro/Discepolo.

Ti cito a questo proposito le parole del Maestro Deshimaru Taisen,
primo Patriarca della tradizione Soto Zen in Europa:

"Lo Zen ha sempre rispettato e protetto la tradizione.
Dall'epoca del Buddha, ha sempre seguito questa tradizione
senza mai deviarne.
D'altro canto, lo Zen crea senza fine, si adatta a tutti i
luoghi e a tutti i tempi, è incessantemente fresco come una
sorgente che sgorga continuamente.
Qual'è la tradizione?
E' molto difficile da spiegare, perché è la natura di Buddha
è l'essenza dello spirito che si è trasmesso nel corso dei
secoli, da maestro a discepolo, ben oltre le parole,
" i shin den shin ", dalla mia anima alla tua anima.
Dall'India alla Cina, dalla Cina al Giappone e dal Giappone
all'Europa, lo Zen ha spesso cambiato luogo.
Per svilupparsi ha bisogno di una terra vergine.
Fugge il formalismo e la sclerosi religiosa.
Spesso gli Europei mi domandano se saranno capaci di
comprendere realmente lo Zen.
E io rispondo sempre che ci riusciranno meglio degli asiatici,
perché sono freschi e nuovi.
Solo una bottiglia vuota può essere riempita".

Deshimaru Taisen - Tratto dal suo libro "Questions à un maitre Zen",
Ed.Albin Michel, coll. "Spiritualitès vivantes"

>........................................................................ viene in qualche modo partecipato
>dal discepolo al maestro o alla Comunità in cui egli compie questo cammino o
>è e resta incomunicato e inconoscibile e, quindi, del tutto personale e

>particolare sia come cammino seguito sia come natura della "realizzazione"
>conquistata.

E' una via di mezzo fra i due casi che hai fatto.

Nel Buddhismo esiste una comprensione di esso che è inesprimibile
attraverso la comunicazione verbale delle idee e dei concetti:
d'altro lato solamente il raggiungimento di questa particolare
comprensione verbalmente inesprimibile è in grado di fornire la
corretta chiave per un'interpretazione esaustiva dei significati e
della motivazione della realizzazione spirituale buddhista.

Questa parte "inesprimibile" può essere comunicata solamente laddove
esista un Maestro in grado di realizzare la trasmissione
"I shin den Shin", che consiste nella capacità di comunicare l'essenza
della realizzazione buddhista "al di là delle parole".

Nel preciso istante in cui queste condizioni fra maestro e Discepolo
vengono raggiunte, accade che fra i due avvenga una risonanza
dell'avvenuta trasmissione paragonabile a quando un secondo diapason
inizi anche lui a vibrare per effetto delle vibrazioni ricevute da un
primo diapason.

Il Maestro quindi si accorge immediatamente quando un determinato
livello della propria vibrazione interiore suscita nel proprio
discepolo l'attivazione della medesima identica vibrazione ed in quel
preciso istante lo comunica in modo immediato e diretto al Discepolo
in modo che egli possa, se è già in grado di farlo, fissare
l'accadimento nella propria consapevolezza e quindi acquisire la
capacità di rievocare successivamente a volontà quella sua particolare
condizione interiore, per renderla sempre più stabile e duratura fino
a costituire il gradino fermo su cui appoggiarsi per effettuare il
prossimo passo sul gradino successivo della propria ascesi.

La tradizione del Buddhismo Zen colloca l'origine di questa ortoprassi
"I Shin den Shin" nell'evento intercorso tra il Buddha storico
Shakyamuni Siddhartha e Mahakashyapa, sul picco
dell’avvoltoio.

«Un giorno, di fronte ad una folta schiera di discepoli che lo
avevano invitato a parlare, Shakyamuni Buddha restò a lungo
in silenzio. Poi, preso un fiore lo sollevò e attese. Solo
uno capì e sorrise… Shakyamuni disse a quello: “Io sono del
buon Dharma la preziosa visione, lo spirito misterioso del
Nirvana, vera forma senza forma, meravigliosa porta del
Dharma che si tramanda fuori dalle scritture, al di là della
parola e delle lettere. Questo ora lo tramando a te
Mahakashyapa".»

"Da questo apocrifo dell’XI secolo nasce, secondo alcuni, la
Tradizione Zen che, arrivando fino ad oggi, si tramanda di
Buddha in Buddha e rinvigorisce, rigenera il mito di
quell’evento storico salvifico che ancor oggi noi chiamiamo
il risveglio di Shakyamuni, pretendendolo ripresentabile
tale e quale malgrado la discontinuità dei tempi."

Passaggio tratto da "Un corpo tradito"
di "Fausto Taiten Guareschi"

Il discepolo che riceve questa trasmissione "I shin den shin", quando
ormai la sua consapevolezza di è consolidata attraverso i vari
passaggi di livello inferiore, non ha neppure più bisogno delle parole
del Maestro per realizzarla (Mahakashapa sorrise e con questo atto
dimostra l'intima certezza che lui ha già acquisito prima ancora che
il Buddha la confermi a parole) e le eventuali parole del Maestro
pronunciate per ufficializzare la trasmissione non hanno tanto lo
scopo di informare il discepolo che la trasmissione del Dharma si è
realizzata, quanto lo scopo di informare il Sangha (la comunità
buddhista).

Infatti, quando Mahakashapa sorrise, il Buddha disse : "Possiedo
l’occhio del tesoro della vera legge, lo spirito sereno del Nirvana e
lo trasmetto a Mahakashyapa".

Queste parole dimostrano chiaramente di essere rivolte agli astanti e
non a Mahakashapa...

Questo avvenimento fa parte della tradizione che riguarda la specifica
trasmissione del Dharma nel Buddhismo Zen.

>Grazie per la pazienza e per le risposte, se ci saranno....
>
>Un saluto. neva

E' stato un piacere.

Ciao

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