>Volevo precisare che soffro di sindrome depressiva e sono in cura, ho 50
>di andare avanti: è possibile controllare questo?
Dovresti chiedere a chi ti ha in cura, che potrà valutare deguatamente
la natura del sintomo.
>Come mai mi succede?
Qesto te lo può dire solo chi ti ha in cura e ti conosce.
--
Fernando Bellizzi
"Nulla è vero o falso, ma è il pensarlo che lo rende tale" [Sheakespeare]
"L'uomo dice che il tempo passa; il tempo dice che l'uomo passa"
"Difficile non è sapere, ma saper far uso di quello che si sa" [Han Fei Tzu]
NEUROPSICOFISIOLOGIA DELLE EMOZIONI
Cosa sono le "emozioni"? Possiamo capire quando gli altri sono tristi o
stanno soffrendo, ma che significa questo per il nostro cervello?
Senza dubbio l'emozione ha un ruolo centrale nei rapporti interpersonali e
nello sviluppo del cervello. Essa viene prodotta all'interno dei nostri
circuiti neuronali, attraverso flussi di energia di grado variabile, che in
un dato momento si espandono e poi si contraggono, che possono fluire come
un'onda tranquilla o irrompere come un oceano in tempesta. In termini
neuropsicofisiologici tutto ciò si traduce in fenomeni di attivazione e
disattivazione che avvengono all'interno del sistema cerebrale.
Flussi di energia ed elaborazione delle informazioni
In generale, dal punto di vista neuropsicofisiologico si può affermare che
le emozioni sono processi complessi che coinvolgono due aspetti essenziali
dell'attività del cervello: il flusso di energia e l'elaborazione delle
informazioni.
I flussi di energia vengono originati dall'incessante attività delle cellule
nervose che, attraverso modalità chimiche e fisiche ben precise, sono
funzionalmente predisposte ad elaborare le informazioni (energia) in un
insieme coerente ed unitario.
Una maggiore conoscenza dei meccanismi funzionali del cervello può quindi
aiutarci a comprendere le emozioni in base a nuove prospettive. Innanzitutto
va considerato che le comuni sensazioni di rabbia, paura, gioia o tristezza,
in realtà non sono centrali rispetto all'iniziale esperienza dell'emozione.
Inoltre, occorre modificare in parte l'idea che di solito si ha dell'
emozione, ossia che essa sia qualcosa di più o meno definito, suscettibile
di essere vissuto, identificato ed espresso (classica è la frase "esternare
i propri sentimenti"). È senz'altro più esatto e scientifico considerare le
emozioni come fenomeni dinamici creati all'interno dei processi cerebrali di
valutazione e analisi dei significati (v. riquadro 1); processi che
risentono particolarmente di influenze sociali, ambientali ed esperienziali.
Non dimentichiamo, infatti, che il cervello è un perfetto misuratore dell'
energia che, attraverso gli stimoli esterni, arriva e fluisce all'interno
delle sue aree, ognuna dotata di una specifica funzionalità. Circuiti
cerebrali ben precisi sono in grado di determinare se tale energia può
essere dannosa o favorevole, utile o meno al sistema, se lo fa crescere, lo
blocca o lo minaccia nella sua esistenza. Vediamo come il cervello riesce a
realizzare tutto questo.
Sistemi di valutazione del cervello e risposta orientativa iniziale
In seguito a particolari stimoli (per es., stimoli che rivestono un
carattere di novità) il cervello entra in uno stato di vigilanza, associato
al messaggio "qualcosa di importante sta accadendo, qui ed ora". Si tratta
di una risposta orientativa iniziale, innescata dai sistemi di valutazione
del cervello (v. articolo apparso sul n. 3/2002 di questa rivista: "Sistemi
valutativi del cervello tra fisiologia e patologia") il cui compito è
determinare se uno stimolo è "buono" o "cattivo" e di conseguenza se sia il
caso di avvicinarsi o allontanarsi da esso o da ciò che l'ha generato.
Si tratta di una strategia difensiva del cervello, per lo più inconscia, che
ha lo scopo di creare uno stato di tendenza all'azione e di preparare l'
individuo a reagire con adeguati comportamenti agli stimoli ambientali.
Questo processo - soprattutto a livello dell'emisfero sinistro del
cervello - risulta condizionato da fattori interni ed esterni, come
esperienze precedenti, il contesto attuale, le aspettative dell'individuo, l
'intensità e la familiarità dello stimolo. In particolare, più grande sarà
la discrepanza tra lo stimolo e le aspettative e più intensa sarà l'
attivazione di allarme (esperienza emozionale). Se, per esempio, il cervello
innesca una valutazione del tipo "Questa cosa è pericolosa. Attenzione!", i
flussi di energia all'interno del sistema indurranno un atteggiamento di
prudenza ed ipervigilanza, che si rifletterà in un intenso stato emozionale
caratterizzato da turbamento e paura.
Le emozioni primarie
Gli stati emozionali generati dai processi di valutazione ed attivazione
possono essere definiti emozioni primarie, termine che vuole indicare la
natura iniziale ed ubiquitaria di questi processi emotivi. Le emozioni
primarie non vanno quindi considerate come entità fisse, bensì come
oscillamenti nei flussi di energia e di informazioni all'interno del
cervello. Come per i colori primari, le loro combinazioni daranno vita alle
molteplici sfumature dell'esperienza emotiva.
In un secondo momento il cervello valuterà anche le stesse emozioni
primarie, allo scopo di conferire un significato più consapevole ai suoi
processi di attivazione e valutazione. A volte possiamo non essere in grado
di identificare né verbalizzare particolari sensazioni o sentimenti. Altre
volte le nostre emozioni primarie possono differenziarsi in stati della
mente ben definiti, originando quelle che vengono classificate come emozioni
fondamentali.
Le emozioni fondamentali
Tale termine si riferisce a sensazioni che sono per noi più familiari, come
tristezza, rabbia, paura, sorpresa, gioia, universalmente diffuse. Questi
stati emotivi sono spesso comunicati attraverso il linguaggio non verbale
(per es.: espressioni del volto, postura) e si manifestano con profili
fisiologici tipici (batticuore, sudorazione, tremore, pianto, ecc.). Le
emozioni fondamentali possono essere considerate come stati della mente
differenziati, che si sviluppano a seguito di canali di attivazione
specifici. Le emozioni fondamentali determinano la consapevolezza a livello
conscio di un'emozione o di un affetto: possiamo sentirci "tristi", "tesi" o
"felici", ed esserne consapevoli in base a come percepiamo la nostra mente,
i nostri corpi o le espressioni dei nostri volti.
Le emozioni fondamentali sono presenti nelle varie culture e ciò indica che
il cervello ed il corpo umano elaborano le informazioni e valutano gli
stimoli attraverso meccanismi caratteristici ed innati. In tutti i popoli
del mondo gli esseri umani esprimono le emozioni fondamentali con le stesse
modalità. Per esempio, nella tristezza il volto è cupo, con la bocca piegata
verso il basso e gli occhi socchiusi. La rabbia induce a dilatare le
pupille, aggrottare le sopracciglia, serrare le labbra e corrugare la
fronte. Nella paura gli occhi sono spalancati, la fronte è appiattita, la
bocca aperta. Anche se è possibile identificare le emozioni in modo
universale, ciò non significa che le emozioni fondamentali di una persona,
la sua tristezza o la sua paura, siano identiche a quelle di un'altra. Ogni
individuo è infatti unico ed irripetibile proprio perché le esperienze
vissute e la modalità di elaborazione dell'informazione all'interno di ogni
cervello sono il risultato di combinazioni uniche ed irripetibili.
Emozioni ed emisferi cerebrali
Nei due emisferi l'esperienza soggettiva e la natura delle emozioni possono
essere molto diverse. Le forme non verbali di comunicazione, come le
espressioni del viso ed il tono della voce, sembrano essere mediate
prevalentemente dall'emisfero destro del cervello. Anche la postura, i
movimenti, la gestualità partecipano alla trasmissione delle emozioni e la
parte destra del cervello sembra essere maggiormente coinvolta sia nell'
integrazione degli stati del corpo che nei meccanismi che ci consentono di
esprimere le emozioni, riconoscerle ed essere consapevoli dei propri stati
emotivi e di quelli altrui. L'emisfero destro è inoltre maggiormente
implicato nella regolazione del sistema nervoso autonomo (v. articolo
citato). Infine, essendo tale emisfero in grado di identificare la sostanza
di ciò che percepisce, l'esperienza e la natura delle sue emozioni sono
reali ed oggettive, senza falsificazioni o alterazioni.
Al contrario, l'emisfero cerebrale sinistro (logico, linguistico e lineare)
tende a dare spiegazioni degli eventi attraverso relazioni di causa ed
effetto, anche quando le informazioni che ha a disposizione sono minime.
Questa peculiarità lo induce ad elaborare storie immaginarie e produrre
falsi ricordi e credenze. Le sue stesse emozioni sono spesso interpretate, e
quindi falsate, alla luce delle esperienze vissute; inoltre viene facilmente
condizionato a ricercare stati emozionali di piacere e ad allontanarsi da
situazioni spiacevoli, senza tener conto se ciò sia giusto o funzionale al
contesto.
Le emozioni legate all'ambiente ed alle norme sociali, come la vergogna e il
senso di colpa (v. riquadro 2), sono maggiormente processate a livello dell'
emisfero sinistro mentre quello destro sarebbe coinvolto nelle esperienze
emozionali più spontanee ed intense, come i processi di sintonizzazione
affettiva tra due individui. Ciò supporta l'idea che la consapevolezza
oggettiva delle emozioni primarie e la loro espressione siano principalmente
mediate dall'emisfero destro non verbale, anche se al processamento di tali
emozioni partecipano entrambi gli emisferi.
Espressione delle emozioni
Per molti studiosi l'espressione delle emozioni ha come obiettivo principale
la comunicazione interpersonale. Questa idea viene confermata dal fatto che
di solito esprimiamo emozioni e sentimenti in situazioni sociali rispetto a
quando siamo da soli. Nei primi anni di vita il bambino comunica con l'
adulto, e manifesta i suoi stati interni ed emozionali attraverso
espressioni affettive primarie, che riflettono le variazioni nello stato di
attivazione del suo cervello in un dato momento. Queste variazioni vengono
rivelate dai cambiamenti nell'espressione del viso, nei movimenti del corpo,
nel tono e nell'intensità della voce. Trattasi di un dialogo non verbale,
che l'emisfero destro del cervello sa bene come realizzare, comprendere ed
elaborare. Su questa base, due individui possono comunicare e condividere, a
livello puramente sensoriale, i loro stati emozionali, ma solo nei momenti
di particolare sintonia dei loro emisferi destri. Per esempio, la gioia sul
viso dell'uno può rispecchiarsi nella intensità della voce dell'altro,
attraverso variazioni del tono che rivelano la condivisione dello stato
emozionale. Oppure, la sofferenza dell'uno può riflettersi negli occhi dell'
altro, attraverso variazioni nell'espressione dello sguardo che trasmettono
la condivisione del dolore.
Il modo con cui ci mettiamo in comunicazione con gli altri può rivelare come
abbiamo vissuto le nostre esperienze emotive nell'infanzia. Per esempio,
alcuni studi indicano che la depressione è associata ad una diminuita
capacità di percepire le espressioni emotive facciali degli altri, correlata
ad un'alterata attività delle regioni cerebrali dell'emisfero destro che
normalmente mediano questa capacità. La depressione del genitore può quindi
avere effetti significativi sullo sviluppo emotivo del figlio. Per la
maturazione del cervello del bambino è quindi vitale poter fare esperienze
collegate all'espressione ed alla condivisione degli stati emotivi e
soprattutto occorre che l'adulto sia in grado di recepire tali segnali e di
rispondervi in maniera adeguata. La condivisione delle emozioni non consente
semplicemente al bambino di sentirsi "bene", ma favorisce soprattutto lo
sviluppo funzionale dell'emisfero destro del suo cervello.
Passività emozionale
Le emozioni, come abbiamo detto, sono flussi di energia ben precisi, che il
cervello elabora e ritrasmette attraverso modalità verbali e non verbali di
comunicazione. Senza le emozioni le nostre parole sarebbero vuote, i nostri
atteggiamenti stereotipati, il nostro pensiero freddo e distaccato. Senza le
emozioni non riusciremmo ad esprimere la nostra umanità né avremmo la
possibilità di creare momenti di sintonia con gli altri. Senza le emozioni
non capiremmo il sorriso di un bambino o il caldo colore di un tramonto.
Secondo gli studi neuropsicofisiologici non è possibile la condivisione
degli stati emozionali se non si impara, attraverso l'attivazione dei lobi
prefrontali (v. riquadri 1 e 3), a identificare la realtà che abbiamo entro
di noi e intorno a noi. Non dimentichiamo che nell'emisfero sinistro le
emozioni sono spesso alterate dalle esperienze vissute e non dalla realtà
oggettiva percepita. Questo impedisce di identificare ciò che è utile al
proprio organismo e stimoli di varia natura vanno ad influenzare gli stati
della mente senza l'intervento decisionale dell'individuo. La passività che
si dimostra in questa situazione si concretizza soprattutto nei meccanismi
cerebrali dell'emisfero sinistro che inducono a sfuggire la sofferenza e a
ricercare stati di piacere. Si tratta però di un piacere condizionato, che
si prova solo se gli eventi vissuti non deludono le aspettative. Questo
meccanismo interpretativo dell'emisfero sinistro è sempre al lavoro, alla
ricerca del significato degli eventi. Per questa ragione spesso si soffre
per cose che non esistono, per la paura di ciò che potrebbe accadere, perché
non ci si sente capiti. Le emozioni diventano così il padrone del cervello.
Occorre invece imparare a decidere di essere felici senza aspettare che
capiti qualcosa di piacevole: l'attività dei lobi prefrontali del cervello
permette la formazione di una coscienza di questo tipo.
Vivere emozionalmente ricchi
La sinergia interemisferica è presupposto fondamentale per il benessere
psicofisico dell'individuo. Non è possibile separare il cervello, e quindi
pensieri ed emozioni, in due parti, destra e sinistra, pensando magari che l
'emisfero sinistro possa essere la fonte di tutti i nostri difetti e
difficoltà. Di fatto non è così: senza la logica dell'emisfero sinistro non
sarebbe possibile costruire una conoscenza lineare e coerente. Non sarebbe
neanche possibile ridurre in un sistema funzionale ed unitario le infinite
sensazioni ed emozioni che originano dal nostro emisfero destro. La logica,
arricchita dell'emozionalità dell'emisfero destro, può quindi renderci più
consapevoli ed attivi nel nostro processo di crescita e conoscenza.
Strutture anatomiche coinvolte nell'emozione
Le aree cerebrali del tronco cerebrale e del sistema limbico mediano
processi di valutazione degli stimoli, di elaborazione delle informazioni di
natura sociale e di attivazione emozionale dello stesso cervello e del
corpo. La loro attività influenza molti processi mentali senza coinvolgere
la coscienza. Di questi centri coinvolti nella valutazione degli stimoli, l'
amigdala è stato molto studiato, soprattutto per ciò che concerne gli stati
di paura e il suo ruolo nelle risposte "lotta o fuga" di fronte a stimoli
minacciosi o di natura incerta. Il condizionamento alla paura mediato dall'
amigdala è una forma di apprendimento implicita, ossia che generalmente non
richiede l'intervento della coscienza.
Altre strutture cerebrali dell'area prefrontale, come la corteccia
orbito-frontale e la cingolare anteriore, processano, in maniera più
integrata e cosciente, informazioni che si riferiscono all'ambiente sociale:
espressioni del viso, dello sguardo ed altri aspetti dei comportamenti non
verbali degli altri, che rivelano il loro stato della mente. La corteccia
orbito-frontale gioca anche un ruolo importante nel coordinare i processi di
attivazione e valutazione con le rappresentazioni più complesse del
"pensiero superiore" e dei processi cognitivi sociali. Essa è anche
coinvolta nella regolazione affettiva, ossia la capacità del cervello di
modulare i suoi stati psicofisiologici, e nella flessibilità di risposta,
che si realizza attraverso la rilevazione di cambiamenti inaspettati delle
condizioni interne o esterne e la messa in atto di risposte comportamentali
e cognitive nuove e flessibili, che si sostituiscono a reazioni automatiche
riflesse. Questa capacità viene quindi essere considerata una componente
fondamentale della comunicazione collaborativa e dei processi di
sintonizzazione affettiva.
Emisfero sinistro ed emozioni
Le emozioni legate all'ambiente, alle norme culturali ed alle differenti
risposte individuali sono processate a livello dell'emisfero sinistro.
Emozioni di questo tipo possono essere il senso di colpa, il disprezzo, la
gelosia da competizione sociale, l'invidia, la rivalità.. Il disprezzo, per
esempio, è provocato soprattutto da atteggiamenti di superiorità, dal
tradimento della fiducia, da comportamenti negativi di altre persone.. Le
situazioni che elicitano il disprezzo sono situazioni in cui l'individuo ha
bisogno di sentirsi più forte, più intelligente, più civilizzato. Anche
avvenimenti che provocano gelosia e rivalità, possono essere considerati
causa del disprezzo. Tra i fattori che possono innescare la gelosia da
competizione sociale vi è quello di voler raggiungere a tutti i costi una
meta ambita, così come quello di non fare vincere un altro o semplicemente
di danneggiarlo. La vergogna può nascere dalla rottura di regole morali o
dalla violazione di ideali condivisi, che comporta la frantumazione di un'
accettabile immagine di sé. L'invidia indica un sentimento di malevolenza e
di ostilità. Gli psicologi sono d'accordo nell'individuare nel confronto
sociale il passo iniziale, necessario anche se non determinante per l'
insorgere dell'invidia: essa scatta quando l'altro è o possiede qualcosa di
più rispetto all'individuo che prova l'invidia. L'aspetto distruttivo e
malevolo di questa emozione si contrappone all'amore e alla capacità di
provare piacere.
In genere, tute le emozioni mediate dall'emisfero sinistro del cervello
nascono da sentimenti di insicurezza, scarsa autostima, indolenza., astio e
risentimento.
Il ruolo della corteccia prefrontale nella regolazione della paura
Una serie di ricerche suggerisce che affinché l'amigdala risponda alle
reazioni di paura, la regione prefrontale (di cui fanno parte anche la
corteccia orbito-frontale e cingolare anteriore) deve essere disattivata.
Per la stessa logica, quando la regione prefrontale è attiva, l'amigdala
risulterebbe inibita, e l'espressione della paura verrebbe modulata.
Pertanto è possibile che la paura patologica insorga qualora l'amigdala non
è sotto il controllo della corteccia prefrontale. Quindi, il trattamento di
tale forma di paura implicherebbe che il paziente impari ad utilizzare in
modo funzionale la regione prefrontale. È inoltre dimostrato che la capacità
di prendere una decisione in situazioni emotive risulta compromessi in
soggetti con lesioni alla corteccia prefrontale ventrale (orbitarla) e
mediana (cingolato anteriore). Anomalie in questa sede possono anche
predisporre alla sviluppo di paura e disturbi d'ansia. E quindi possibile
che tali aree cerebrali agiscano simultaneamente a livello cognitivo ed
emotivo, consentendo all'elaborazione cognitiva dell'informazione nella
corteccia prefrontale di regolare l'elaborazione emotiva nell'amigdala.
Coscienza ed emozioni
La mancanza di comunicazioni emotive fra il bambino e il genitore può
determinare l'incapacità dell'individuo di accedere consciamente alle sue
emozioni. Per esempio, per il bambino cercare lo sguardo del genitore è
istintivo e rappresenta un'interazione "positiva". Tuttavia, se il contatto
visivo con l'adulto porta incute paura o incertezza, i sistemi valutativi
del cervello del bambino saranno stimolati a generare attivazioni
disorganizzanti, caratterizzate da confusione e turbamento. Tutto ciò verrà
associato ad una valutazione negativa: il bambino imparerà ad evitare questo
tipo di interazione e il suo cervello non avrà modo di creare un legame fra
emozioni e coscienza. La coscienza è fondamentale per modificare
intenzionalmente i comportamenti associati alle risposte emozionali
"automatiche". Senza il suo coinvolgimento e la capacità di percepire le
emozioni proprie ed altrui, può risultare molto difficile progettare il
futuro, modificare i propri comportamenti o relazionarsi in modo
emotivamente significativo con gli altri.
L'umore
L'umore può essere considerato come un'inclinazione del sistema cervello
verso precise emozioni fondamentali. Esso influenza l'interpretazione dei
processi percettivi, il modo di pensare, di ricordare, di riflettere su se
stessi. Per esempio, un individuo pessimista può interpretare tutto ciò che
gli accade come una conferma della sua incapacità, penserà al futuro con
ansia e paura, percepirà se stesso come un perdente, ricorderà più
facilmente gli errori commessi e non i successi raggiunti. L'influenza dell'
umore può creare all'interno del cervello una spirale che tende a riproporre
pensieri disfunzionali e a rinforzare un tono emotivo generale ben preciso
che, a lungo andare, consoliderà i circuiti cerebrali preposti a tale
elaborazione e impedirà la loro plasticità. Ciò spiega la natura tenace di
disturbi emotivi come depressione o ansia cronica: in questi casi lo stato
dell'umore è diventato particolarmente fisso e disabilitante. In alcune
persone la capacità di mantenere un flusso flessibile e coerente di stati
emotivi può essere compromessa in maniera significativa e riflettere la loro
difficoltà nella modulazione delle emozioni.
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"MrAlfa - Fernando Bellizzi" <azteca...@alice.it> ha scritto nel
messaggio news:i3s9t3dgodmr4hpjl...@4ax.com...