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disintegrazione della personalità

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kindred

unread,
Feb 27, 2008, 4:54:42 PM2/27/08
to
qualcuno mi sa dire cosa significa il suddetto stato in termini medici (il
riferimento è allo stato finale dell'ebefrenia: disintegrazione della
personalità)
grazie

Andrea

unread,
Mar 3, 2008, 4:50:36 PM3/3/08
to
ALFABETIZZAZIONE EMOZIONALE

Homo homini lupus, diceva Hobbes. Tale locuzione, purtroppo, ben si adatta
ancora ai nostri tempi, trascinandoci in una sorta di involuzione che sempre
più ci allontana dal senso e dalla verità della vita. La legge del più
forte, se ha una sua ragion d'essere nel mondo animale in quanto si limita
al solo scopo della sopravvivenza e all'istinto di conservazione, negli
esseri umani - uniche creature ad avere in sé la capacità di usare
consapevolmente l'energia mentale - non trova ragione alcuna per dominare.
Ogni giorno ascoltiamo notiziari pieni di cronache della disintegrazione
della civiltà. Pensiamo solo agli omicidi che vedono come vittime ragazzi al
di sotto dei dodici anni, e che nel 57% dei casi vengono commessi dai
genitori naturali o dal nuovo partner di uno dei due; la motivazione, nella
metà dei casi, è che i genitori stavano solo cercando di dare una lezione al
bimbo. Oppure pensiamo a quanti adolescenti restano feriti in risse nate
magari da una semplice spinta e finite con una sparatoria da parte di uno
dei contendenti. Alla base di ogni manifestazione di violenza c'è l'
incapacità emotiva, ovvero l'incapacità di gestire le proprie emozioni
lasciandosi invece trascinare da esse.
Considerando la strutturazione e la funzionalità cerebrale nel corso della
sua evoluzione nel tempo, notiamo che il cervello emozionale esisteva molto
prima di quello razionale: da una struttura primitiva si è giunti ad una
struttura più complessa, e dal tronco cerebrale sono derivati i centri
emozionali da cui, solo milioni di anni dopo, si sono evolute le aree del
cervello pensante, cioè la neocorteccia. La neocorteccia dell'Homo Sapiens,
sede del pensiero, è responsabile di tutte le capacità umane: contiene i
centri che integrano e comprendono ciò che viene percepito dai sensi,
aggiunge ai sentimenti ciò che noi pensiamo di essi, e ci consente di
provare sentimenti a proposito delle idee, dell'arte, dei simboli e di tutto
il mondo circostante. Vi sono però delle cosiddette "emergenze emozionali"
che sottomettono questi centri superiori al sistema limbico (le cui
strutture generano i sentimenti e le emozioni) che, grazie ad una fitta rete
di circuiti di connessione, è collegato a tutte le zone della neocorteccia
in modo tale che possa influenzare il funzionamento di tutte le altre aree
del cervello, compresi i centri del pensiero. Quindi la sequenza logica di
eventi sarebbe: stimolo esterno - rilevazione dei sensi - interpretazione
della neocorteccia - reazione emotiva - risposta ponderata.
Lo scassinatore Richard Robles, che aveva legato due giovani "ragazze in
carriera" nel loro appartamento dove aveva deciso di compiere il suo ultimo
colpo, stava per fuggire, ma alla frase di una delle due: «Ricorderò la tua
faccia e mi darò da fare per aiutare la polizia ad acciuffarti», perse
letteralmente il controllo e, in preda alla collera e alla paura prese a
colpire le due donne con una bottiglia di soda massacrandole poi con un
coltello da cucina. Circa 25 anni dopo Robles affermava: «Ero completamente
fuori di me. La mia testa era come esplosa». Tali esplosioni emozionali sono
una sorta di "sequestro neurale": in quei momenti sembra che il sistema
limbico dichiari lo stato di emergenza imponendo a tutto il resto del
cervello il proprio impellente ordine del giorno, cioè sequestrandolo. Nelle
strutture cerebrali più antiche, infatti, com'è appunto il lobo limbico,
hanno luogo selezioni di risposte delle quali non si ha coscienza, quindi
non sono deliberate né determinate dalla volontà della persona: la reazione
si innesca alcuni istanti prima che la neocorteccia - il cervello pensante -
abbia avuto la possibilità di comprendere bene ciò che sta accadendo, e
quindi prima che abbia potuto valutare se si tratti o meno di una cosa
giusta; una volta passato il momento cruciale, le persone che ne sono state
vittime hanno la sensazione di non sapere cosa sia capitato loro proprio
perché si tratta di un meccanismo automatico e non volitivo.
I "sequestri neurali" ci capitano ogni giorno, non solo in circostanze
catastrofiche o in maniera sconvolgente, e hanno origine in un centro del
sistema limbico del cervello, l'amigdala - costituita da un gruppo di
strutture interconnesse, a forma di mandorla, posto sopra il tronco
cerebrale, vicino alla parte inferiore del sistema limbico - la quale è
specializzata nelle questioni emozionali. Se l'amigdala viene resecata dal
resto del cervello, il risultato è un'evidentissima incapacità di valutare
il significato emozionale degli eventi, indicata con l'espressione di
"cecità affettiva". Studi su modelli animali e umani hanno dimostrato il
ruolo essenziale dell'amigdala nell'acquisizione della paura condizionata e
nell'espressione delle risposte alla paura. I condizionamenti ambientali,
cui siamo sottoposti sin dalla nascita, non corrispondendo più unicamente a
risposte fisiologiche, annoverano una vasta gamma di reazioni acquisite, e
così la paura appunto, che provoca reazioni che paralizzano direttamente
alcune attività fisiche: può rallentare il flusso del sangue, arrestare il
battito cardiaco, togliere il respiro, bloccare i reni. nei casi più estremi
può addirittura provocare il collasso e causare la morte. In altri casi ci
spinge ad agire frettolosamente per proteggere noi e la nostra famiglia da
pericoli. Anche gli animali provano paura, e tale istinto a loro ci accomuna
quando ci è utile per reagire in modo adeguato ad un pericolo reale. Spesso
però esso agisce prima ancora di registrare mentalmente la realtà che si
presenta, proprio perché frutto di un condizionamento. Bobby Crabtree,
rientrando a casa all'una di notte e sentendo dei rumori sospetti nella
cameretta di sua figlia Matilde, prese la sua calibro 357 e, quando Matilde
saltò dall'armadio per fare uno scherzo al suo papà gridando "buh!", sparò
istintivamente colpendola al collo (Matilde morì 12 ore dopo). In questo
tragico episodio fu proprio la paura a fargli compiere l'azione prima ancora
di riconoscere la voce di sua figlia e quindi registrare mentalmente a chi
stesse sparando. Molto spesso l'emotività come risposta condizionata
sovrasta la ragione.
Quando ad esempio proviamo collera, il sangue affluisce alle mani
facilitando l'impulso di afferrare un'arma o dare un pugno; infatti
aumentando la frequenza cardiaca, si manifesta una scarica di ormoni, con
prevalenza dell'adrenalina, che genera un forte impulso energetico
distruttivo. Ora, se un tale meccanismo di risposta immediata è facilmente
comprensibile negli organismi che comprendono solo strutture arcaiche, come
possono essere quelle dei rettili, il problema è da inquadrare in una
diversa prospettiva quando viene rapportato ai mammiferi superiori e
soprattutto all'uomo. Negli organismi superiori le risposte agli stimoli
vengono controllate da meccanismi psico-neuro-biologici più evoluti, dove i
lobi frontali esercitano un controllo sui meccanismi limbici delle emozioni
e dell'emotività. L'affettività è insomma una funzione psichica che riguarda
il rapporto con se stessi e con le relazioni interpersonali, sviluppandosi
quindi nel mondo dei "valori" che, a loro volta, caratterizzano una
"qualità". Il riconoscimento del Sé - in particolare come valore, come
funzione autonoma alla base della più primitiva strutturazione di quel
"proto-Io" che, con l'esperienza, diventerà un vero "Io strutturato ed
integrato" - meglio risponde alla caratterizzazione dell'intelligenza
affettiva che presuppone la partecipazione delle strutture corticali più
evolute, responsabili di funzioni complesse.

"kindred" <rugge...@alice.it> ha scritto nel messaggio
news:47c5dc23$0$17948$4faf...@reader1.news.tin.it...

Andrea

unread,
Mar 3, 2008, 4:52:47 PM3/3/08
to
Il vincolare la qualità con un senso di evoluzione ha creato una
caratteristica specificamente umana, che mette in risalto le capacità di
conoscere, di accumulare esperienza e di utilizzarla per comprendere,
creando un preciso senso di utilità e di arricchimento. Tutto ciò significa
che le strutture prefrontali, la cui funzione precipua è quella di associare
le esperienze somestesiche con l'input emozionale proveniente dal sistema
limbico e dall'ipotalamo, permettono l'intuizione e quella elasticità
mentale nella soluzione dei problemi che dipende dall'apprendimento. Le
lesioni delle strutture prefrontali causano deficit funzionali sul piano
affettivo e motivazionale, producendo mutamenti del carattere sfavorevoli e
instabili, per cui la corteccia prefrontale diventa sinonimo di creatività e
di adattabilità dinamica. Consentendo al soggetto di esercitare un controllo
sulle emozioni generate dal sistema limbico, l'affettività attinge dall'
esperienza istintiva, immediata ed impulsiva (mentre esercita una funzione
di controllo e modulazione), e la ragione attinge dall'affettività una forza
creatrice e integratrice (fungendo a sua volta da sistema di regolazione).
A questo punto risulta evidente che un comportamento adeguato dipende dal
funzionamento preciso ed efficace delle tre attività principali della mente.
In sostanza, è come se avessimo due menti (una razionale ed una emotiva) che
interagiscono, dove la mente emotiva è strettamente legata alle azioni e
sensazioni del corpo. È l'intero nostro organismo che interagisce con l'
ambiente, non il corpo da solo o il cervello da solo, e proprio nell'aver
postulato la separazione mente-corpo sarebbe l'"errore" di Cartesio. L'
affermazione "penso, dunque sono" andrebbe rovesciata in "sono, dunque
penso": mente e corpo formano un solo organismo, e, se la parte corticale
del nostro cervello riuscisse a sviluppare maggiore connettività con l'
amigdala, la competizione tra cognizione e sentimenti potrebbe risolversi in
una integrazione più armoniosa. Ma in una società basata sulla conoscenza
culturale e l'informazione, nonché sulla competitività a tutti i livelli, la
corsa frenetica verso il successo, la carriera, la perfetta forma fisica, il
benessere materiale a qualsiasi costo, anziché contare vincitori si
annoverano sempre più vittime dell'ansia, dello stress, della depressione.
Tutto ciò perché la maggior parte delle persone tende ad attivare
soprattutto, se non unicamente, l'intelligenza analitica (governata dall'
emisfero sinistro) che, nelle decisioni relative al proprio comportamento,
interviene utilizzando parametri relativi ad interessi personali, basandosi
sul calcolo, sulla logica e sulla razionalità e, attingendo alla sua
preminente risorsa qual è quella delle memorie, tende ad applicare una
risposta sempre uguale e statica che, realizzando una ripetitività sfuggente
alla consapevolezza, per nulla si adatta alla dinamicità del percorso
evolutivo. L'individuo, così, non distingue più tra emozione fisiologica ed
emozione condizionata. È l'emisfero destro, invece, che, sede di una più
sofisticata forma di intelligenza qual è quella emotiva, rende in piena
creatività emozioni non condizionabili, in quanto è in esso che avviene l'
identificazione della realtà nella sua oggettività ed obiettività e, quindi,
la percezione reale dell'emozione stessa.
La soluzione ai conflitti consiste nella perfetta interazione dei due
emisferi in maniera tale che, utilizzando le intrinseche capacità di
ciascuno di essi, si abbia la piena consapevolezza di ogni situazione nel
preciso contesto in cui si verifica, adattando una risposta perfettamente
adeguata ad ogni circostanza. Quando si è emotivamente intelligenti non si
sente il bisogno di umiliare, offendere o aggredire l'altro, non si pretende
di primeggiare e vincere a tutti i costi per nascondere le proprie ansie ed
insicurezze, ma si possono affermare, con calma e assertività appropriate al
contesto, le proprie opinioni nel pieno rispetto del punto di vista altrui,
anche quando questo è diverso dal proprio, senza perdere il controllo della
situazione e di se stessi. In tal senso possiamo parlare anche di
intelligenza sociale come una sorta di "personalità in azione" che,
migliorando i rapporti nel rispetto dei loro equilibri, evita sterili
dispute senza fine (in cui ognuno è ancorato rigidamente alle proprie
posizioni) che determinano peraltro un vero e proprio deficit di quell'
interscambio di idee necessario all'allargamento e all'evoluzione del
proprio pensiero.
Per poter educare, e meglio far emergere la propria intelligenza emotiva,
bisogna operare un lavoro profondo sui propri condizionamenti, imparando a
riconoscerli come tali, chiudendo con quelle situazioni del passato che
ancora interferiscono con il presente, e acquistando così una maggiore
libertà di realizzazione delle più profonde aspirazioni e la piena
padronanza sul proprio universo interno. Rispondendo in maniera emotivamente
adeguata alle situazioni, senza cioè essere schiavi delle proprie reazioni
automatiche e ripetitive, si creano i presupposti per a realizzazione di sé;
e ciò non avviene "controllando" o "reprimendo" le emozioni, ma con la
consapevolezza e l'integrazione di quelle aree che sfuggono al controllo. Le
reazioni emotive nei confronti delle quali invece non abbiamo sufficiente
padronanza, evidenziano una modalità conflittuale di vivere un determinato
evento e ne determinano un modo disfunzionale di gestione, lasciando libero
sfogo a tutte le risposte condizionate che vengono così confuse con la
verità. In tal guisa, tutte le forme padroneggeranno a discapito della
sostanza, impedendo la nascita dell'Io cosciente, che è l'unico a poter
trasformare ciò che ci ha condizionati.
Si avverte dunque sempre di più la necessità di fornire un'opportuna
educazione sin dalla più tenera età a gestire le proprie emozioni, in una
perfetta integrazione tra le funzioni superiori del proprio cervello
(precisamente dei due emisferi), in modo tale che sia la piena
consapevolezza a dirigere l'emotività e non il contrario. Per dare
comprensione, conforto, risposta al disagio dei bambini e degli adolescenti,
qualsiasi intensità assuma questo disagio, occorre apprendere il linguaggio
dei sentimenti, liberarsi dalla tentazione dei giudizi e dei pregiudizi,
aprirsi all'ascolto emotivo e alla condivisione; bisogna imparare ad
affinare la sensibilità alla propria e all'altrui vita emotiva, illuminare
con la consapevolezza del sé e l'empatia per l'altro tutti i sentimenti
distruttivi, quali il dolore, l'impotenza, la rabbia, la colpa.
Per fare in modo che la sofferenza del bambino venga trasformata in
crescita, bisogna che gli adulti sviluppino non solo competenze culturali,
ma anche competenze emotive e relazionali per poterle trasferire ai
discenti. Essi cresceranno così in una piena libertà di espressione
individuale, frutto dell'attivazione di entrambi i lobi frontali, quali sedi
di quell'Io che, scevro da condizionamenti e modelli, potrà iniziare il suo
percorso evolutivo caratterizzandosi in quell'unicità e irripetibilità
proprie di tutti gli individui coscienti. Tra gli educatori, i primi
dovrebbero essere i genitori che dovrebbero svolgere la funzione di
"allenatori emotivi". Il rapporto emotivo inizia già nell'utero, quando il
nascituro reagisce allo stato di tensione o di serenità della madre; i
bambini imparano dalle nostre risposte che l'emozione ha una direzione e che
è possibile passare da sentimenti di ira, tensione, paura, a sensazioni di
agio e di tranquillità. Coloro che vedono trascurati i loro bisogni emotivi,
non essendo mai stati guidati in un percorso dall'agitazione alla serenità,
non sono in grado di calmarsi da soli, mentre bambini che hanno avuto una
corretta guida emozionale (base dell'autostima) gradualmente sviluppano e
manifestano nel loro comportamento le risposte tranquillizzanti di chi si è
occupato di loro, facendo proprio il giusto equilibrio tra i due emisferi
cerebrali nell'identificazione costante della realtà.
L'apprendimento intellettuale, pertanto, ha origini comuni con l'
apprendimento emotivo, e l'insegnamento scolastico dovrebbe basarsi sul
modello evolutivo, che è lo stesso dell'educazione familiare, riconoscendo
le differenze individuali dei bambini e promuovendo interazioni affettive
dinamiche. In tutto questo la scuola - figlia dell'Illuminismo cartesiano,
fondata sui lumi della ragione e quindi sulla preminenza del sapere
(nozionismo enciclopedico) - dovrebbe man mano evolversi nella sua
regolamentazione e dare una risposta alle nuove esigenze poste da una
società in rapida trasformazione che ha bisogno di uomini aperti all'
innovazione. Il Ministero dell'Istruzione si è impegnato invece in una
diatriba che finisce col distogliere l'attenzione da quelli che sono i
problemi essenziali della scuola seguendo altre logiche, soprattutto legate
ai problemi del docente prevalente, del tempo scuola, ecc., le quali non
giovano certo a garantire il successo formativo ai singoli alunni;
intendendosi per formazione non solo l'istruzione ma soprattutto l'
educazione alla nascita e allo sviluppo dell'Io cosciente, prevista peraltro
dall'art. 3 della Costituzione: «È compito dello Stato rimuovere gli
ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana».


"Andrea" <Losacco...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio
news:47cc7231$0$4795$4faf...@reader4.news.tin.it...

Andrea

unread,
Mar 3, 2008, 4:55:33 PM3/3/08
to
Negli Stati Uniti, dove maggiore è l'intensità degli episodi di violenza,
soprattutto tra gli adolescenti, già esistono, anche se veramente
pochissime, alcune scuole sperimentali di questo tipo. A San Francisco, per
esempio, in una scuola privata al Nueva Learning Center, si tengono lezioni
della "Scienza del Sé", il cui oggetto sono i sentimenti: i propri e quelli
che scaturiscono dal rapporto con gli altri. «Ai fini dell'apprendimento,
che non avviene a prescindere dai sentimenti dei ragazzi, l'alfabetizzazione
emozionale è importante come la matematica e la lettura», afferma Karen
Stone McCown, direttrice della scuola, ed ancora: «Quando trattiamo il tema
della collera aiutiamo i ragazzi a comprendere come essa sia quasi sempre
una reazione secondaria, e a cercare cosa c'è sotto. Sei offeso? Sei geloso?
I nostri ragazzi imparano che esistono sempre diverse scelte per reagire a
un'emozione e più modalità di risposta conosci più la tua vita può
arricchirsi». I componenti dell'intelligenza emotiva comprendono l'
autoconsapevolezza, ossia la capacità di riconoscere i sentimenti e di
costruire un vocabolario per la loro verbalizzazione; cogliere i nessi tra
pensieri, sentimenti e reazioni; sapere se si sta prendendo una decisione in
base a riflessioni o ad automatismi; prevedere le conseguenze di scelte
alternative e imparare come trattare l'ansia, la collera e la tristezza
(frutto quasi sempre di risposte condizionate e non consapevoli) attraverso
l'empatia, cioè la capacità di comprendere i sentimenti degli altri e di
compenetrarsi in essi rispettando i vari punti di vista su una stessa
situazione. Bisogna saper ascoltare e porre domande; distinguere tra ciò che
qualcuno dice o fa e le proprie reazioni o i propri giudizi; essere sicuri
di sé invece di arrabbiarsi o restare passivi; insomma, anche nei rapporti
interpersonali, come in qualsiasi momento della propria esistenza, la
costante percezione della realtà oggettiva ed obiettiva trasformerà ogni
reazione emozionale in una risposta ponderata, vagliata ed identificata
nella sua sostanza in maniera conforme allo stimolo che l'ha provocata.
Siffatta risposta proverrà, anziché da condizionamenti, dalla sfera volitiva
pura di ogni essere, permettendo sempre la risoluzione dei problemi e non la
nascita di ulteriori conflitti a catena, che produrrebbero inevitabilmente,
con la loro ripetitività e rafforzamento, l'esplosione della cieca violenza
(risse, omicidi, o anche semplici innesti di astio, rabbia e rancore). La
violenza, e le reazioni da essa dettate, paralizzando il cammino evolutivo
danneggiano gravemente il flusso di vita del soggetto e la valorizzazione
del rapporto interpersonale con gli altri. Aristotele, così attento al tema
del padroneggiare le emozioni, oggi approverebbe.
Molti insegnanti, purtroppo, si oppongono all'introduzione di corsi del
genere, in quanto dovrebbero sottrarre ore alle materie "fondamentali".
Perciò, in ancora pochissimi casi si è pensato al compromesso di amalgamare
le lezioni emozionali con gli altri argomenti già oggetto di insegnamento,
volte anche a motivare allo studio, nonché ad evitare le distrazioni, a
controllare gli impulsi e dedicarsi all'apprendimento. Ovviamente, si rende
necessaria la qualità della formazione degli insegnanti: il modo in cui un
insegnante gestire la classe è di fatto una lezione di competenza
emozionale, ed ogni suo atteggiamento verso un allievo è una lezione rivolta
ad altri studenti; ma non tutti i docenti sono disposti a parlare dei propri
sentimenti, per cui i programmi di alfabetizzazione emozionale devono
prevedere per essi diverse settimane di formazione speciale su come
impostare le lezioni. La stessa pragmatica della comunicazione ci insegna
che è impossibile non comunicare, è impossibile non influenzare l'altro, si
interagisce e si comunica anche stando in silenzio. Consapevole di ciò, e
adottando particolari tecniche e strategie, l'insegnante può essere
estremamente direttivo, anche se non lo manifesta palesemente: l'importante
è che agisca nell'interesse degli alunni.
L'apprendimento emozionale deve cominciare nei primi istanti di vita e
continuare durante tutta l'infanzia, perché è proprio in questa fase che il
cervello, non ancora particolarmente inquinato da condizionamenti, schemi e
modelli, e dotato di una forte permeabilità e plasticità, consente l'
attuazione di una perfetta interattività tra gli emisferi cerebrali che, una
volta sviluppata, sarà spontanea e fisiologica per tutta la vita. La
necessità di un'educazione emozionale impartita nelle scuole si rende
particolarmente urgente non solo nei casi in cui i genitori sono individui
immaturi, che fanno uso di droghe, depressi o cronicamente in collera,
oppure semplicemente persone senza obiettivi che conducono vite caotiche, ma
anche a scopo preventivo, e proprio per questo sarebbe opportuno che le
relative lezioni emozionali si realizzassero sia a scuola che nella
comunità, venendo così verificate, messe alla prova, praticate e affinate
nella vita di tutti i giorni.
I ragazzi, così educati, sapranno riconoscere e individuare le proprie
emozioni, comprendendo le cause dei sentimenti nonché la differenza tra
sentimento e azioni, e, con il controllo delle proprie emozioni, assumeranno
una condotta meno aggressiva ed impulsiva. Esprimendo poi in maniera più
adeguata la collera, si rafforzerà l'empatia che predisporrà sempre più alla
collaborazione e alla condivisione; e, non ultimo, si avrà il miglioramento
dei risultati scolastici. Anche in un'epoca di tagli finanziari si può dire
che questi programmi varrebbero l'investimento, perché nel contribuire
fortemente ad invertire la tendenza al declino del sistema educativo,
darebbero alla scuola la forza per adempiere alla sua missione principale.
Non solo, ma i ragazzi così aiutati realizzerebbero al meglio il loro ruolo
nella vita a vantaggio di tutti: «Un'onda che sale solleva tutte le barche»
(Tom Shriver).
Nonostante l'elevato interesse per l'alfabetizzazione emozionale tra alcuni
educatori, la maggior parte degli insegnanti, dei presidi e dei genitori
semplicemente ne ignora l'esistenza. Nessuno ci ha insegnato (né la famiglia
né tantomeno la scuola) ad acquisire questa fondamentale competenza emotiva,
indispensabile per comunicare in qualsiasi contesto ed ambiente; essa
richiede coraggio, capacità di mettersi in gioco, e un impegno mentale non
indifferente. L'essenza dell'intelligenza sociale ed emotiva consiste nell'
imparare a coniugare questi tre verbi: riconoscere, gestire ed esprimere,
attraverso un comportamento che risulti emotivamente e socialmente
intelligente, attraverso cioè la continua e costante identificazione della
realtà nella dinamicità in cui si presenta.
L'uomo non è suddiviso in scomparti attivabili simultaneamente, ma è un
tutto strutturato e attivato in una visione olistica meglio rispondente all'
unità neuropsicofisiologica che gli è propria e, pertanto, solo con l'
educazione al perfetto interagire dei mezzi di cui dispone nel loro
complesso potrà esprimere in creatività e al meglio le infinite potenzialità
insite nel suo Io; esse resterebbero altrimenti soffocate dalla ripetitività
di un comportamento standardizzato, inconsapevole ed uguale per tutti e in
ogni circostanza, generato unicamente da memorie desuete. Attivando in una
perfetta armonia entrambi gli emisferi cerebrali, insomma, l'uomo sarà
sempre cosciente delle sensazioni ed emozioni percepite e, quindi, ogni
comportamento adottato sarà voluto e non automatico. Molti però non sono
disposti a compiere lo sforzo che questa educazione comporta, pur
consapevoli del potere migliorativo della qualità della vita, sia personale
che sociale. Eppure, una volta intrapreso, è un viaggio di crescita
entusiasmante perché rappresenta l'unica strada per farci stare bene con noi
stessi e con gli altri.

Maria Pia Sambataro c...@ceu.it

"Andrea" <Losacco...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio

news:47cc72b1$0$4798$4faf...@reader4.news.tin.it...

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