Homo homini lupus, diceva Hobbes. Tale locuzione, purtroppo, ben si adatta
ancora ai nostri tempi, trascinandoci in una sorta di involuzione che sempre
più ci allontana dal senso e dalla verità della vita. La legge del più
forte, se ha una sua ragion d'essere nel mondo animale in quanto si limita
al solo scopo della sopravvivenza e all'istinto di conservazione, negli
esseri umani - uniche creature ad avere in sé la capacità di usare
consapevolmente l'energia mentale - non trova ragione alcuna per dominare.
Ogni giorno ascoltiamo notiziari pieni di cronache della disintegrazione
della civiltà. Pensiamo solo agli omicidi che vedono come vittime ragazzi al
di sotto dei dodici anni, e che nel 57% dei casi vengono commessi dai
genitori naturali o dal nuovo partner di uno dei due; la motivazione, nella
metà dei casi, è che i genitori stavano solo cercando di dare una lezione al
bimbo. Oppure pensiamo a quanti adolescenti restano feriti in risse nate
magari da una semplice spinta e finite con una sparatoria da parte di uno
dei contendenti. Alla base di ogni manifestazione di violenza c'è l'
incapacità emotiva, ovvero l'incapacità di gestire le proprie emozioni
lasciandosi invece trascinare da esse.
Considerando la strutturazione e la funzionalità cerebrale nel corso della
sua evoluzione nel tempo, notiamo che il cervello emozionale esisteva molto
prima di quello razionale: da una struttura primitiva si è giunti ad una
struttura più complessa, e dal tronco cerebrale sono derivati i centri
emozionali da cui, solo milioni di anni dopo, si sono evolute le aree del
cervello pensante, cioè la neocorteccia. La neocorteccia dell'Homo Sapiens,
sede del pensiero, è responsabile di tutte le capacità umane: contiene i
centri che integrano e comprendono ciò che viene percepito dai sensi,
aggiunge ai sentimenti ciò che noi pensiamo di essi, e ci consente di
provare sentimenti a proposito delle idee, dell'arte, dei simboli e di tutto
il mondo circostante. Vi sono però delle cosiddette "emergenze emozionali"
che sottomettono questi centri superiori al sistema limbico (le cui
strutture generano i sentimenti e le emozioni) che, grazie ad una fitta rete
di circuiti di connessione, è collegato a tutte le zone della neocorteccia
in modo tale che possa influenzare il funzionamento di tutte le altre aree
del cervello, compresi i centri del pensiero. Quindi la sequenza logica di
eventi sarebbe: stimolo esterno - rilevazione dei sensi - interpretazione
della neocorteccia - reazione emotiva - risposta ponderata.
Lo scassinatore Richard Robles, che aveva legato due giovani "ragazze in
carriera" nel loro appartamento dove aveva deciso di compiere il suo ultimo
colpo, stava per fuggire, ma alla frase di una delle due: «Ricorderò la tua
faccia e mi darò da fare per aiutare la polizia ad acciuffarti», perse
letteralmente il controllo e, in preda alla collera e alla paura prese a
colpire le due donne con una bottiglia di soda massacrandole poi con un
coltello da cucina. Circa 25 anni dopo Robles affermava: «Ero completamente
fuori di me. La mia testa era come esplosa». Tali esplosioni emozionali sono
una sorta di "sequestro neurale": in quei momenti sembra che il sistema
limbico dichiari lo stato di emergenza imponendo a tutto il resto del
cervello il proprio impellente ordine del giorno, cioè sequestrandolo. Nelle
strutture cerebrali più antiche, infatti, com'è appunto il lobo limbico,
hanno luogo selezioni di risposte delle quali non si ha coscienza, quindi
non sono deliberate né determinate dalla volontà della persona: la reazione
si innesca alcuni istanti prima che la neocorteccia - il cervello pensante -
abbia avuto la possibilità di comprendere bene ciò che sta accadendo, e
quindi prima che abbia potuto valutare se si tratti o meno di una cosa
giusta; una volta passato il momento cruciale, le persone che ne sono state
vittime hanno la sensazione di non sapere cosa sia capitato loro proprio
perché si tratta di un meccanismo automatico e non volitivo.
I "sequestri neurali" ci capitano ogni giorno, non solo in circostanze
catastrofiche o in maniera sconvolgente, e hanno origine in un centro del
sistema limbico del cervello, l'amigdala - costituita da un gruppo di
strutture interconnesse, a forma di mandorla, posto sopra il tronco
cerebrale, vicino alla parte inferiore del sistema limbico - la quale è
specializzata nelle questioni emozionali. Se l'amigdala viene resecata dal
resto del cervello, il risultato è un'evidentissima incapacità di valutare
il significato emozionale degli eventi, indicata con l'espressione di
"cecità affettiva". Studi su modelli animali e umani hanno dimostrato il
ruolo essenziale dell'amigdala nell'acquisizione della paura condizionata e
nell'espressione delle risposte alla paura. I condizionamenti ambientali,
cui siamo sottoposti sin dalla nascita, non corrispondendo più unicamente a
risposte fisiologiche, annoverano una vasta gamma di reazioni acquisite, e
così la paura appunto, che provoca reazioni che paralizzano direttamente
alcune attività fisiche: può rallentare il flusso del sangue, arrestare il
battito cardiaco, togliere il respiro, bloccare i reni. nei casi più estremi
può addirittura provocare il collasso e causare la morte. In altri casi ci
spinge ad agire frettolosamente per proteggere noi e la nostra famiglia da
pericoli. Anche gli animali provano paura, e tale istinto a loro ci accomuna
quando ci è utile per reagire in modo adeguato ad un pericolo reale. Spesso
però esso agisce prima ancora di registrare mentalmente la realtà che si
presenta, proprio perché frutto di un condizionamento. Bobby Crabtree,
rientrando a casa all'una di notte e sentendo dei rumori sospetti nella
cameretta di sua figlia Matilde, prese la sua calibro 357 e, quando Matilde
saltò dall'armadio per fare uno scherzo al suo papà gridando "buh!", sparò
istintivamente colpendola al collo (Matilde morì 12 ore dopo). In questo
tragico episodio fu proprio la paura a fargli compiere l'azione prima ancora
di riconoscere la voce di sua figlia e quindi registrare mentalmente a chi
stesse sparando. Molto spesso l'emotività come risposta condizionata
sovrasta la ragione.
Quando ad esempio proviamo collera, il sangue affluisce alle mani
facilitando l'impulso di afferrare un'arma o dare un pugno; infatti
aumentando la frequenza cardiaca, si manifesta una scarica di ormoni, con
prevalenza dell'adrenalina, che genera un forte impulso energetico
distruttivo. Ora, se un tale meccanismo di risposta immediata è facilmente
comprensibile negli organismi che comprendono solo strutture arcaiche, come
possono essere quelle dei rettili, il problema è da inquadrare in una
diversa prospettiva quando viene rapportato ai mammiferi superiori e
soprattutto all'uomo. Negli organismi superiori le risposte agli stimoli
vengono controllate da meccanismi psico-neuro-biologici più evoluti, dove i
lobi frontali esercitano un controllo sui meccanismi limbici delle emozioni
e dell'emotività. L'affettività è insomma una funzione psichica che riguarda
il rapporto con se stessi e con le relazioni interpersonali, sviluppandosi
quindi nel mondo dei "valori" che, a loro volta, caratterizzano una
"qualità". Il riconoscimento del Sé - in particolare come valore, come
funzione autonoma alla base della più primitiva strutturazione di quel
"proto-Io" che, con l'esperienza, diventerà un vero "Io strutturato ed
integrato" - meglio risponde alla caratterizzazione dell'intelligenza
affettiva che presuppone la partecipazione delle strutture corticali più
evolute, responsabili di funzioni complesse.
"kindred" <rugge...@alice.it> ha scritto nel messaggio
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"Andrea" <Losacco...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio
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Maria Pia Sambataro c...@ceu.it
"Andrea" <Losacco...@virgilio.it> ha scritto nel messaggio
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