Brava Primarosa, tanti e tanti anni fa noi femministe aprimmo il dibattito sul salario per il lavoro domestico(oggi si dice “di cura”). Tutta la sinistra era contro. Se non ci fosse stata Maria Rosa Dalla Costa a collocare il discorso in un ambito scientifico(nella misura in cui all’epoca si definiva il marxsismo “socialismo scientifico”) di quei dibattiti non ne sarebbe restato nulla. Io,come effimera Direttrice di Effe, proposi una discussione collettiva, c’era Lidia Menapace(contrarissima!), la grande Alma Sabatini-che , essendo felicemente single non aveva il problema, ed altre donne che casalinghe lo erano davvero…Aderirono poi, per un seminario, Dacia Maraini e Maria Rosa Cutrufelli.
Da:
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conto di primarosa pia
Inviato: domenica 19 febbraio 2012 16.06
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Oggetto: [R-esistiamo] che fine hanno fatto le casalinghe?
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Inviato: Domenica 19 Febbraio 2012 16:48
Oggetto: Re: [R-esistiamo] che fine hanno fatto le casalinghe?
Inviato: Lunedì 20 Febbraio 2012 11:41
Posso aggiungere due righe di esperienza personale? Io, nata nel 1942, ho assorbito dall’ambiente familiare, il concetto mai espresso esplicitamente ma concretamente dimostrato nel vissuto, che i “fatti”, cioè le faccende domestiche, sono cose che riguardano le donne di casa, a prescindere dall’eventuale lavoro fuori casa. Ancora oggi, dopo laurea, perfezionamento e numerose soddisfazioni editoriali, finito di sbrigare le faccende di casa (purtroppo mi piace anche avere le cose a modo mio, e mi faccio aiutare solo per lavori molto pesanti) penso tra me e me, mettendomi al computer, o preparandomi ad andare in archivio a o tenere una conferenza: «… e adesso andiamo a lavorare!», quasi che il rassettare, cucinare, stirare e quant’altro non sia “lavoro”, ma qualcosa di dovuto, di ovvio che tocca a me.
Eppure ho partecipato a tutte le battaglie femminili, ho preso coscienza della posizione subordinata della donna, ho esercitato, fuori dell’ambiente domestico, posizioni di un certo potere con autorità riconosciutami anche da maschi.
Inoltre ho abituato i miei due figli maschi a “fare i fatti” e a cucinare, e da quando avevano sette o otto anni non ho mai messo mano né alla loro camera né al loro bagno, né al loro studio; e adesso le mie nuore mi ringraziano. Mio marito, invece, è quasi irrecuperabile; la sua è una mentalità maschile profondamente radicata, e solo con molta fatica sono riuscita ad “addestrarlo” un po’ ad aiutarmi, ma con risultati modesti. Almeno però adesso non giudica più “umiliante” prendere in mano la scopa e spazzare un pavimento, ma solo dopo quarant’anni di matrimonio! Invece si occupa volentieri del giardino e dell’orto, perché la ritiene un’occupazione maschile, confacente alla sua laurea in agraria.
Cosa voglio dimostrare? Che, così come nel dialetto sono rimaste parole che rimandano a usi e oggetti antichi e dimenticati, anche nelle mentalità si sono radicate abitudini che vediamo accolte e sottolineate nella legislazione, e che temo saranno durissime da estirpare, soprattutto in un fase difficile per le famiglie come questa.
Se anche noi donne consideriamo nell’inconscio il lavoro domestico in tutte le sue declinazioni, compreso il lavoro di cura di infanti e anziani, un “fatto”, non un “lavoro”, saremo noi per prime a doverci liberare di questo pregiudizio che la storia ci ha incollato addosso, tenendoci in una condizione di inferiorità anche culturale pesantissima.
Anna Maria Ori
Da: deporta...@googlegroups.com [mailto:deporta...@googlegroups.com] Per conto di lidia menapace
Inviato: mercoledì 22 febbraio 2012 03:03
A: deporta...@googlegroups.com
Oggetto: Re: [R-esistiamo] che fine hanno fatto le casalinghe?
Priorità: Alta
Da: Brunello Mantelli <prof.brunel...@gmail.com>
A: deporta...@googlegroups.com
Inviato: Mercoledì 22 Febbraio 2012 18:39
Inviato: Mercoledì 22 Febbraio 2012 19:38
Se, però, si desse il caso di uomini o donne che decidano, d'intesa con il partner, di svolgere soltanto i lavori di casa e di accudire l'eventuale prole, si tratterebbe di decisione dignitosa e rispettabile, che dovrebbe fare sempre,però, i conti con una diminuita capacità finanziaria del nucleo (come sopra detto).
Non so se ho espresso un concetto equilibrato: dovrei essere capace di stabilirlo, a me pare di sì.
Quel che mi rattrista è che alcune persone siano costrette a fare le casalinghe per le difficoltà di trovare un impiego, oppure che alcune persone facciano le casalinghe perché è più comodo farsi mantenere.... magari occupandosi di casa e figli in modo superficiale e svogliato.... ma qui non vorrei essere indelicato (ci ho le prove).
Cordialmente
Vincenzo Tedesco
(da sempre felicemente impiegato al pari dei fratelli nello svolgimento delle attività domenstiche dall'età di anni 10 e prima: non ho mai ipotizzato una condizione diversa dell'esistere. Sono/ero qui in famiglia e faccio la mia parte, perché no?)
PS. dai propri interventi di risposta si dovrebbero cancellare gli interventi altrui, per non trasforare le email in papiri senza fine.