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Esame del comportamento dei nazifascisti tenendo conto dei testi di Sigmund Freud
Freud ha approfondito l’esame di alcune interessanti tendenze dell’uomo, come quella di riunirsi in un gruppo per essere guidati da un capo. Essere all’interno di un gruppo dà sicurezza in quanto ognuno si specchia, si identifica nell’alro. Ci si conferma e incoraggia a vicenda. Ulteriore sicurezza viene data dal carisma del capo al quale sono affidate tutte le decisioni.- Freud parla di istinto gragario di massa -. Si producono così le premesse perché si costituisca una massa di manovra pronta ad agire obbedendo agli ordini del capo. Tale massa non è sensibile a proposte ragionevoli, ragionate e veritiere, è sensibile invece a slogan chiari e ripetuti, indipendentemente dalla loro veridicità. “ Chi desidera influenzarla non ha bisogno di rendere logiche le proprie argomentzioni, deve dipingere a fosche tinte, esagerare e ripetere sempre la stessa cosa”.
L’altra componente, messa in evidenza dall’analisi della mente umana, è il ruolo degli istinti primordiali, tra i quali ha molta parte l’aggressività.
Nell’uomo vi è una componente aggressiva pronta a scatenarsi se non vi sono i freni di quell’apparato legale dello Stato che prescrive punizioni. Ma, come è accaduto per le SS e come accade ancora ogginei gruppi fanatici, molti ignorano quei freni e scelgono di regredire allo stato incivile.
I freni potrebbero derivare anche dall’aver gustato il piacere di una vita civile e pacifica, interessata più all’approfondimento culturale che ad azioni di aggressività nei confronti di altri.
“Quanto ci porta ad odiare la guerra “ dice Freud ad Einstein, “fa parte del processo di incivilimento dell’umanità”.
Certe azioni violente contro persone deboli e disarmate provocano ripugnanza in una persona normale ma non risulta che, in certi gruppi, la ripugnanza abbia raggiunto livelli tali da frenare l’azione. Come mai?
Nel gruppo basta che qualcuno prenda l’iniziativa e i dubbi scompaiono. Quello che viene eseguito da uno, in ubbidienza agli ordini, viene eseguito anche dagli altri. Ci si incoraggia a vicenda e si può aprire anche una non nobile gara a primeggiare nell’esecuzione degli ordini, a introdurre varianti di crudeltà.
La tendenza all’aggressività, la parte più arcaica e spesso nascosta della personalità, non può manifestarsi liberamente con tutta la sua forza nella vita di un paese normale e pacifico. È frenata da preoccupazioni di natura morale o dal timore di punizioni previste dalla leggi.
Il Terzo Reich tedesco non era un paese normale e pacifico . Per i nazisti la morale era l’ubbidienza al Führer; il timore di una punizione legale non esisteva, anzi lo Stato incoraggiava ad essere brutali. Legalità era l’ubbidienza al Führer. La punizione era cancellata, sommersa da una prospettiva di elogi e di avanzamenti.
Un accoppiamento questo, del ritenuto agire morale ubbidendo al capo e del libero sfogo di arcaici comportamenti selvaggi e aggressivi, che ha avuto un enorme potenziale di violenza e di morte e che ha dato risultati spaventosi. Per i nazisti il processo di incivilimento non solo si era arrestato ma era regredito alla fase di un precedente passato barbaro.
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