da lidia

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lidia menapace

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Jan 27, 2012, 9:12:57 AM1/27/12
to deporta...@googlegroups.com, lista lidiamenapace, Rosangela Pesenti
  Espongo qui il frutto di una iniziativa-dibattito-spettacolo, promossa dal Circolo La Comune di Bolzano nell'aula magna del locale liceo scientifico Evangelista Torricelli il  25 gennaio. Era stato richiesto da me al Circolo (del quale faccio parte) che mi si consentisse di puntare quest'anno la Memoria specificamente sugli IMI (cioè le varie centinaia di migliaia di militari italiani che -dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943-  furono deportati dalla Wehrmacht nei campi di concentramento  in Polonia e Germania e lì rimasero  per quasi due anni, resistendo alla insistente pressione perchè aderissero alla Repubblica sociale italiana, detta  di Salò e si arruolassero nel suo esercito, agli ordini di Hitler).  Di loro circa 80.000 morirono di fame stenti percosse malattie, gli altri tornarono e cadde su di loro il silenzio. Perchè? me lo domando da molti anni e vorrei insistere sempre di più, man mano che la giornata della Memoria diventa solo una virtuosa indignaziono contro  l' enormità della Shoà . Credo si debba distinguere la Shoà, cioè il tentativo di arrivare a quella che Hitler chiamava "soluzione finale"(Endsolution) del problema ebraico, attraverso lo sterminio del popolo ebreo di tutta Europa. Analoga decisione veniva praticata verso Rom, omosessuali, malati di mente, lesbiche, testimoni di Geova ecc.:  tutte  queste persone venivano destinate a morte per ciò che erano, non perchè avessero fatto qualcosa di male: una tremenda  imperdonabile "strage degli innocenti", appunto una Shoà, uno sterminio, catastrofe, rovina. La radice di qualsiasi razzismo sta proprio nel considerare uno o una colpevole di essere ciò che è. E questo mi è rimasto fisso in mente da quando, per via delle leggi razziali, due sorelle, compagne di scuola mie e di mia sorella non poterono più  frequentare "perchè ebree":"ma  come è possibile accettare che una debba restare ignorante perchè si chiama Ester o Ruth?" mi dicevo inorridita e non me lo dimenticherò mai più.
 
  Diversa è la vicenda degli Imi (Internati militari italiani), ai quali ogni giorno durante l'appello nel piazzale del campo veniva chiesto di aderire alla Repubblica sociale e di mettersi agli ordini di Hitler, e sarebbero stati liberati e rispediti in Italia. Ogni  mattina per quasi due anni, infreddoliti, spossati,  pesti, affamati,  senza speranza di futuro  quei  più di 700.000 resistettero, rifiutarono, non cedettero. Ricordarli, insieme  ai perseguitati politici (cattolici comunisti socialisti ecc.) sarebbe pura giustizia e verità: ma allora perchè questa tenace reticenza, e abbandono che sentirono e sentono come una cosa molto amara? A buon diritto si dovrebbe datare  la Resistenza dalla  loro deportazione come dalla renitenza dei giovani che per non soggiacere ai bandi di arruolamento di Graziani andarono in montagna: il legame delle decisioni dei militari con la lotta resistenziale è di tutta evidenza: ma se si rettifica  il racconto della Resistenza  e lo si lega anche agli Imi, non si può più dire che  fu opera di una esigua minoranza di esagitati da mettere a confronto alla pari con altri esagitati (una specie di anticipazione della teoria degli "opposti estremismi") che invece andarono nella repubblichina; e tutto il  resto era "zona grigia". Bisogna riconoscere che la Resistenza in Italia fu una vera presa di coscienza politica di massa, la fondazione della nazione libera e democratica, della cittadinanza attiva. E la cosa è tanto più stupefacente, in  quanto avviene (come del resto nelle 4 giornate di Napoli)  in una larghissima parte della popolazione, che probabilmente era anche stata fascista o apolitica o senza idee. Certamente se si imposta la rappresentazione della Resistenza riferendosi a tutti e tutte  quelle che presero coscienza e rimasero fedeli a ciò  che avevano capito, non si può più lasciar passare l'identificazione di Resistenza con quelli/e che hanno un brevetto di partigiano/a(ad esempio io), ma bisogna  estenderla anche a chi resistette nei campi di concentramento (ad esempio mio padre) . Tra le testimonianze ricordate il 25 gennaio a Bolzano, è molto significativa quella contenuta in un libro di memorie di Aldo Spagnolli di Rovereto (morto quasi durante la pubblicazione del libro). Spagnolli fu catturato e mandato in campo di concentramento nel 1943.  Ma durante la prigionia si scoprì che era diventato cittadino del  Terzo Reich, come tutti/e quelli che abitavano in provincia di Bolzano, Trento, Trieste, Udine, Pordenone, i quali per via degli "accordi" (in verità Diktat) tra Hitler e Mussolini furono "annessi" al Reich, costituendo il Voralpenland (Regione delle Prealpi ecc.) dove non ci fu la Repubblica di Salò. Era così evidente che la scelta era tra fascismo e resistenza, che Spagnolli, appena tornato a casa cercò il Cln di Rovereto e si impegnò nella Resistenza trentina. Forse la più  completa ed eloquente documentazione del processo  è quella contenuta in una  video-registrazione inviata da Rosangela Pesenti su suo padre, del quale la presa di coscienza inizia  dal campo di battaglia nella ex Jugoslavia, dove li raggiunge l'armistizio dell'8 settembre. I  partigiani di  Tito lasciarono loro la scelta di fermarsi con loro o di tornare in Italia, comportandosi dunque molto civilmente. Ma arrivati a Mestre furono catturati dalla Wehrmacht e incomiciò la solita storia di nequizie nei loro confronti. Il Pesenti racconta con grande semplicità di tedeschi buoni e tedeschi cattivi, senza cadere mai nello stereotipo razzista del "tedesco cattivo per natura" e, giudicando l'intera vicenda, arriva a "ripudiare la guerra" quasi con le stesse parole di mio padre ("qualunque cosa abbia fatto la Germania, ha pagato abbastanza, è tutta una rovina"), togliendo qualsiasi base al revanscismo. 
  Altra nota che risulta da varie parti è che la generazione di mezzo è stata quella durante la quale si è come fissata la discontinuità della memoria: gli stessi IMI tornati non insistettero nel narrare, a molti era insostenibile il racconto, a molti le conseguenze sulla salute restarono: insomma, sentire un nonno ex Imi farsi intervistare dalla nipotina di anni parlando di sè per la prima volta poche settimane fa è commovente e importante, sentire una intera storia d'amore epistolare tra due che di tutto si parlano, ma non che lui era stato un Imi, fa venire alle labbra una serie di domande cui non vi è ancora risposta.   Si tratta dunque di materia storica ancora non conosciuta  bene e molto più complessa di quanto non si creda.
 
  Anche per questo sarà molto importante un convegno promosso dal presidente dell'Anpi di Bolzano sen. Nello Bertoldi e che l'Anpi nazionale appoggia sulla questione dei confini e delle popolazioni "miste" in territori europei, che si terrà fra un po' di mesi e aiuterà a capire che le identità storiche in un continente come l'Europa, fatto di passaggi arrivi mescolanze divisioni, va studiato proprio come esempio e -speriamo-  modello positivo della democrazia e libertà molteplici. 
 

Giuseppe Natale

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Jan 27, 2012, 12:49:39 PM1/27/12
to deporta...@googlegroups.com
Condivido pienamente le considerazioni di Lidia.
Come Anpi di Crescenzago (Milano) collaboriamo con l'Associazione Nazionale Divisione Acqui (ANDA) e con
gruppi di artisti e musicisti che ricordano i militari italiani che non obbedirono ai tedeschi e ai nazifascisti e che
furono massacrati deportati e dettero un contributo enorme alla lotta di resistenza e di opposizione al nazifascismo.
Anche grazie a loro è stato sconfitto il nazifascismo, è nata le Repubblica, ed è stata scritta La Costituzione.
Un caro saluto nel giorno della Memoria.
 
Giuseppe Natale
 
presidente Sezione ANPI Crescenzago di MIlano.
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lidia menapace

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Jan 27, 2012, 5:37:40 PM1/27/12
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Grazie e ricambio comuni opinioni e convinzioni, con affetto lidia 

primarosa pia

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Jan 28, 2012, 6:10:27 AM1/28/12
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cari lidia, nello e natale, 
se pur senza titoli e soprattutto meriti per intromettermi in questa conversazione così importante, lo faccio per manifestarvi tutta la mia gratitudine per questa apertura che so bene essere coraggiosa e per certi versi controcorrente rispetto certe chiusure, consentitemi ideologiche, che hanno certo in passato contribuito a far sentire i deportati in un certo senso un po' ai margini rispetto gli onori conquistati dai Resistenti combattenti, che hanno conquistato il nostro 25 aprile qui, combattendo e abbattendo il regime dell'occupante dal di dentro, come sappiamo.
ohh.. so bene che alcuni deportati ricoprono attualmente importanti posizioni nell'ANPI, ma anche voi sapete bene, se avete sentito la necessità di assumere questa posizione, quale sia il sentire vero, al di là di retoriche distaccate e autoreferenziali che sono proprio all'opposto, secondo me, del vostro umano evolvere come coscienza civile del presente così com'è nei sentimenti diffusi.
il riconoscere "ufficialmente", dopo tanti anni, che Resistenza è stato anche affrontare la morte sicura, o non collaborare nemmeno nelle condizioni della totale impotenza a sfuggire a torture, vessazioni, rischiando la vita nel modo più letterale del termine, non arrendersi, "sabotare" nei modi possibili, chi col rifiuto, come gli IMI, chi con piccole azioni nel lavoro schiavo quotidiano, e non dimentichiamo le donne, ben consapevole di stare forzatamente contribuendo allo sforzo bellico del regime occupante, è un nobile atto di giustizia nei confronti dei vostri compagni che pur indossando la divisa da soldato non si sono arresi, o che là nei Campi sono stati uccisi, ma anche di coloro che al ritorno hanno impiegato anni per riconquistare il minimo di salute sufficiente per poter godere come voi della Libertà conquistata.
anch'io, lidia, con la piccola iniziativa di questa piazza virtuale nata nel 2006, il periodo peggiore credo di indifferenza e deriva dei valori democratici, ho essenzialmente cercato di dare voce e visibilità a quelle che ho sempre sentito personalmente come le varie anime della Resistenza, e all'inizio non è stato facile, e forse nemmeno oggi, ma oggi il mio cuore è contento, forse mi illudo, ma un piccolissimo granello di sabbia lo sento un po' mio.
un abbraccio grande
primarosa
 
mi bacio
le dita di una mano
e di un regno lontano
eccomi regina
 
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Da: lidia menapace <lidiam...@alice.it>
A: deporta...@googlegroups.com
Inviato: Venerdì 27 Gennaio 2012 23:37
Oggetto: Re: [R-esistiamo] da lidia

Paolo Buconi

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Jan 28, 2012, 6:11:45 AM1/28/12
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Condivido tutto e da tempo mi batto per queste motivazioni, sono figlio di un deportato IMI e più volte ho trattato questo argomento nella trasmissione radiofonica sulla Memoria, come anche "italiani brava gente!" sul contributo del nostro Paese allo sterminio di un popolo.
L'altra sera ho suonato questa canzone per la Memoria, ecco il link, un abbraccio a tutti
Paolo Buconi
http://www.youtube.com/watch?v=0wfinCuhr-Q


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Monica Bancaro

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Jan 28, 2012, 7:53:59 AM1/28/12
to deporta...@googlegroups.com

Grazie a te Primarosa per questa inizativa , grazie a Lidia , donna splendida che nn mi stanco mai di ascoltare , grazie a Nello , mio presidente , grazie a voi persone illuminate ed illuminanti

Monica Bancaro

 

Da: deporta...@googlegroups.com [mailto:deporta...@googlegroups.com] Per conto di primarosa pia
Inviato: sabato 28 gennaio 2012 12:10
A: deporta...@googlegroups.com
Oggetto: Re: [R-esistiamo] per lidia

lidia menapace

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Jan 28, 2012, 11:18:13 AM1/28/12
to deporta...@googlegroups.com
Carissima ti abbracco forte e mi felicito per la mia testardaggine che finalmente ottiene qualche frutto, evviva! lidia
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